Sostenere che i poveri del mondo (come per esempio i meridionali d'Italia) siano esseri inferiori, equivale a coprire le malefatte dei ricchi conquistatori che li hanno affamati: prima della "magnifica unità d'Italia" i napoletani erano un popolo industrializzato e i cafoni erano quelli del nord. Grazie ai Savoia, a Garibaldi e Cavour nonchè a Mazzini, il regno di Napoli è stato distrutto, il popolo è stato massacrato, come quello degli indiani d'America; oppure Lei pensa che il popolo degli indiani sia composto da esseri inferiori, come quello delle favelas? Chi dovrebbe vergognarsi è l'affamatore, non l'affamato. L'ignoranza di questi fatti è criminale quanto ipocrita, puzza di razzismo bieco e crudele.
M. C.
Non è colpa di Cavour e Garibaldi se i napoletani hanno votato Bassolino e Jervolino. Il problema urgente è la monnezza e la camorra: concentratevi su questo. Le analisi storiche non c'entrano nulla.
Nello sforzo inesausto di accreditarsi come il focolare domestico di tutti gli ebrei, Israele ha raccattato gente un po' dappertutto nel mondo, compresi coloro che da generazioni con la Palestina non avevano nulla a che spartire, cacciando dalle loro terre gli originari residenti arabi, a cui tutt'ora viene negato quel diritto fondamentale - sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - che è il diritto al ritorno. Così è stato anche per i Falasha, gli ebrei di origine etiope trasportati in Israele con una serie di imponenti ponti aerei a partire dal 1984-5 e fino al maggio del 1991 (con la cosiddetta "Operazione Salomone"), i quali attualmente in Israele costituiscono una minoranza composta da quasi centomila persone. E tuttavia questi ebrei "importati" non hanno mai avuto vita facile in Israele, ed anzi hanno subito delle forti crisi di rigetto. Sporchi, neri ed ignoranti, usi a tradizioni barbare, non sono riusciti ad integrarsi in quel magnifico e civile Paese che è Israele e, a causa dell'alta percentuale di disoccupati, di anziani e di bambini da assistere, hanno cominciato a pesare sempre più sulle finanze dello Stato ebraico. Così in Israele, per limitare i costi del Welfare, la Mutua generale - braccio operativo del ministero della Sanità - ha pensato bene di varare una decisa politica di contraccezione di massa nei confronti di questa minoranza etiope, un tempo tra i gruppi etnici più prolifici del Paese.
Come si può notare, il problema demografico continua a costituire una vera e propria ossessione per i governanti e i burocrati israeliani. Così, ad un certo punto, a molte donne falasha è stato proposto di assumere il "depo-provera", un anticoncezionale sotto forma di iniezione i cui effetti durano circa tre mesi: il risultato è stato sorprendente, laddove si consideri che, in una comunità in cui i bambini erano in media 5-6 per famiglia, vanno sparendo i nuclei familiari. Secondo il quotidiano La Repubblica del 7 gennaio, da cui in larga parte è tratto questo articolo, nel quartiere di Pardes Katz, a Beni Berak (cittadina nei pressi di Tel Aviv), tra le cento famiglie di etiopi, negli ultimi tre anni, è nata solo una bambina. Il problema è che nessuno spiega a questa povera gente quali sono i pesanti effetti collaterali del "depo-provera", che vanno dal semplice mal di testa alla depressione all'osteoporosi, nessuno dice agli uomini che le loro donne fanno queste iniezioni e quali sono gli effetti, nessuno informa le donne che esistono in realtà altri metodi anticoncezionali più semplici e con minori ricadute sulla loro salute, come la pillola. La notizia di questa campagna anticoncezionale "mirata" - svelata al pubblico dal quotidiano Yedioth Ahronoth - ha suscitato un certo numero di polemiche in Israele, ed alcuni intellettuali ne hanno apertamente parlato come di una pratica razzista. Il portavoce della mutua israeliana, naturalmente, ha respinto ogni accusa, affermando che il medicinale in questione viene distribuito indistintamente a tutta la popolazione, con la dovuta informazione. Eppure non pare che sia esattamente così, visto che una delle donne intervistate ha affermato: "Quando siamo arrivati, ci hanno detto che mantenere i bambini qui è molto difficile; poi, ci hanno proposto una medicina di cui non so nulla". Secondo Yossi Yonah, professore di filosofia all'Università Ben Gurion, "in Israele si incoraggia la natalità in maniera selettiva, non si proporrebbe mai l'iniezione anticoncezionale agli ebrei ortodossi".
E poi, proseguendo, mette il dito sulla piaga: "La comunità etiope si sente rifiutata. Cosa dire del sangue donato dai Falasha e poi gettato? E della discriminazione nelle scuole? Tutto questo puzza di razzismo". Ed è proprio questo il punto - già ne avevamo parlato - Israele è uno Stato profondamente intriso di razzismo (vedi http://palestinanews.blogspot.com/razzismo-ebraico.html), usualmente rivolto nei confronti della minoranza araba. Secondo l'Israeli Democracy Index 2007, solo il 50% degli israeliani ritiene che arabi ed ebrei debbano avere uguali diritti, mentre il 55% degli ebrei israeliani sostengono l'idea che il governo debba incoraggiare gli arabi ad "emigrare". Uno studio del Center Against Racism (Index of racism for 2006), pubblicato nell'aprile del 2007, riporta dati ancora più agghiaccianti: il 49,9% degli ebrei, quando sente parlare per strada in arabo, prova un senso di paura, il 31,3% disgusto, il 43,6% disagio, mentre il 30,7% prova odio. Addirittura il 75,3% degli intervistati dichiara che non accetterebbe mai di vivere in uno stesso edificio insieme ad arabi, il 61,4% rifiuterebbe di far visitare loro la propria casa, mentre il 55,6% si dichiara d'accordo a che arabi ed ebrei dispongano di strutture ricreative differenziate. Questi sentimenti fraterni, naturalmente, si riflettono nella legislazione e nella pratica amministrativa, tanto da aver spinto un ex ministro israeliano, il laburista Ophir Pines-Paz, a dichiarare che la politica di Israele verso i cittadini arabi è caratterizzata da una "discriminazione istituzionale". Così la minoranza araba (circa il 20% della popolazione) è discriminata con riguardo all'unificazione familiare, all'assegnazione delle terre, all'erogazione di fondi per il welfare e di quelli per lo sviluppo: su quest'ultimo punto Mohammad Barakeh, leader del partito Hadash, ha recentemente denunciato alla Knesset che solo il 4% dei fondi per lo sviluppo viene destinato in favore delle popolazioni arabe. La minoranza beduina, in particolare, è poi costantemente sotto attacco da parte del governo israeliano, che tende a confiscare le loro terre destinandole a sempre nuovi insediamenti urbani e a comunità agricole "solo per ebrei" nel deserto del Negev. Adesso assistiamo a questa nuova pratica razzista, stavolta ai danni degli ebrei "neri" ormai divenuti scomodi e indesiderati, una subdola e sconcertante campagna di controllo delle nascite condotta con metodi indegni di un Paese civile. Chissà che cosa ne penserebbe Papa Ratzinger.
le scrivo in replica al suo pensiero/paternale sui giovani. Le dirò, è si vero che la massa giovane si sta uniformando a modelli anteposti allo sviluppo. Ma non riesco ancora a capire se lei è favorevole allo sviluppo per il progresso o se ritiene che l'uomo debba restare, conservare, le proprie tradizioni. Tali tradizioni non sono fatte di spirito santo, parola tanto comoda ed evocativa, ma di cultura, gesti e pensieri che l'uomo assorbe e reintroduce nel mondo. Quindi l'uomo è storicamente conservatore. Per logica. Altrimenti non avremmo ossa uguali ai nostri antenati. Se così poco avvezzo a cambiamenti, mi domando come possa l'essere umano avvicendarsi nel meccanico mondo dell'altro, della "natura" senza OVVIAMENTE soffrire pene equiparate ai guadagni. Gli Yankee sempre molto in voga solevano usare "no pain , no gain" per indicare il loro concetto di bussiness. Ad alti livelli il pain lo pagano sopratutto i "deboli". La Chiesa non l'ho vista molto attenta nei secoli alla difesa dei deboli. E' normale alimentare il desiderio, quando si mostra tanto oro e lapislazuli E' normale alimentare l'odio quando si benedicono massacri in virtù della diffusione del pensiero forte. Che il risultato sia il tepore del mio giaciglio o le belle fattezze delle mie compagne, non è rilevante ai fini di certe considerazioni sul sacrificio. Non è certo per il sacrificio ottuso che l'umanità avanza. La vita avanza alla ricerca di una meccanica perfetta, di un ciclo ottimale, in cui non sia valorizzato (per sempre) nè l'edonismo nè il masochismo. La vita ambita nei canoni è equilibrio. E in un mondo di vecchi che non mollano la pagnotta, quel certo equilibrio, necessario al progredire del tempo, non viene avvertito. Creando ansia e frustrazione. Creando kidults. La cultura dei kidults non si è autogenerata. E' figlia delle generazioni precedenti. Se Pecoraro Scanio dice che c'è di meglio all'inceneritore, il peccato è non farlo. Ma anche accontentarsi di un ingombrante (da togliere ) inceneritore. L'architettura come manifestazione di pensiero è sinonimo di concretezza. Ma le pietre non dicono certe cose e rimangono. Da che parte sta signor Blondet? Io continuo ancora a non capirlo.
Saluti da un burino curioso
Sono per lo sviluppo che serve ai veri bisogni umani, non ai capricci; e sono per la tradizione. Non è una contraddizione come crede lei, o burino: "tradizione" significa "consegnare", "trasmettere" alle nuove generazioni le conoscenze del passato. Senza tradizione non c'è progresso. Chi distrugge la tradizione (i cosiddetti progressisti) smette di trasmettere il progresso. Come dimostra l'imbarbarimento in atto dei giovani, tutto dovuto all'ideologia imperante del "progressismo trasgressivo". Ma vedo che tutta la sua tirata serve a difendere Pecoraro Scanio. Lui dice che c'è di meglio di un inceneritore. Sta il fatto che c''è la rumenta nelle strade. Tiri fuori questo meglio, e subito.
sono Saverio C. le ho già scritto su Contrada nei giorni scorsi. Ho letto il suo ultimo articolo "La casta vuol chiudere le bocche". Trovo lo stesso articolo obbligatoriamente pieno di riferimenti ad eventi cruciali, degli ultimi 16 anni della nostra fatiscente repubblica, e persone protagoniste dello stesso periodo. La generalizzazione in merito all'asse Violante-Caselli-DeGennaro la trovo un po' forzata, in particolar modo per il secondo componente del trio citato e nel momento. La cassazione ha giudicato il senatore Andreotti colpevole del reato di associazione mafiosa per i fatti fino al 1980. Il procuratore capo era proprio G. Caselli. Qualora lei avesse già trattato, in qualche suo passato articolo, l'argomento mafia-politica-magistratura in maniera più approfondita, prima che cominciassi a seguirla quotidianamente, le chiedo gentilmente di indicarmelo, di modo che io possa soddisfare questa mia curiosità. Vorrei capire innanzitutto: 1° se secondo lei la magistratura può essere considerata un' istituzione più affidabile delle altre in questo povero paese oppure è da ritenere che faccia parte del calderone italiano purulento in maniera totale; 2° Il fenomeno mafioso/massone è ancora da combattere senza tentennamenti e in maniera diretta oppure, come hanno più volte esternato soprattutto esponenti del centro-destra, il fenomeno mafioso è qualcosa con cui bisogna convivere. Io credo personalmente che il ruolo che hanno avuto e stanno avendo i massmedia attraverso i giornali, i telegiornali e le trasmissioni di pseudo approfondimento, sia stato determinante nel condizionare l'opinione pubblica in merito alla considerazione politica molte volte fuori luogo dei processi e delle iniziative giudiziarie di questi anni. L'"immondizia" è proprio ovunque e soprattutto, come facciamo ad individuare i responsabili? A chi li affidiamo se non al potere giudiziario, almeno in presenza di fatti rilevanti e perseguibili penalmente o civilmente, assodato che nessuna forza politica sembra poter essere in grado di ristabilire un minimo di moralità al suo interno tale da ripulire le "strade"? Ci attende il caos più caos? Tracollo economico finanziario del Paese, istituzioni assenti o addirittura contrarie al bene comune, corruzione fino al midollo del sistema. Mani pulite e le inchieste di mafia avrebbero potuto avere un seguito diverso se ci fosse stato qualche coraggioso in più, e mi riferisco agli operatori dell'informazione soprattutto, a denunciare il malaffare all'origine di questa discarica maleodorante. Le metafore della situazione non emergenziale napoletana sono dovute al fatto che, a mio avviso, rappresentano perfettamente la situazione non emergenziale dell'Italia se non in presenza di un effettiva invivibilità del contesto. Forse mi sono dilungato troppo e me ne scuso, ma sono convinto che una strada percorribile, anche se impervia e lunga, per cambiare le cose sia la rinascita della cultura e dello scambio di pareri e informazioni tra persone che impiegano il loro tempo, e sembra strano nei tempi che viviamo, per queste cose. Certo internet ne ha riesumate di queste persone e fatte nascere altrettante. Conviene insistere.
Con immutata stima.
Saverio C.
Ho data per scontata una conoscenza generale di fatti che, 15 anni dopo, sono ignoti ai più giovani. Le consiglio di cercare i libri di Giancarlo Lehner, anzitutto "Strategia del ragno", e "Due pesi due misure - il nodo della giustizia in Italia" (Mondadori): uno scrittore onesto e documentato che potrà rispondere alle sue domande. Certo che abbiamo bisogno di una magistratura. Ma la "nostra" magistratura è in generale inadempiente al suo compito. Molto "sensibile" a certi reati e a certi imputati, ma poco sensibile a certi altri. Il caso camorra a Napoli ne è un esempio da tutti riconosciuto: non l'hanno "vista" entrare nel potere locale e nel grande business della spazzatura. Il caso Napoli non si prestava a colpire la parte politica che la magistratura sente come nemica della propria casta. Lo sfogo della Boccassini che ho riportato è del resto eloquente a questo riguardo.
Il falso blondet (una volta per tutte) Salve, vi segnalo questo strano sito internet in cui mi sono imbattuto.
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