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>  26 gennaio 2008
Gaza è ancora viva? Colpa dell

Caro direttore,

guardi qui sotto che cosa scrive il noto propagandista israeliano Daniel Pipes.

M. M.


Smettiamo di finanziare l'Autorità palestinese
di Daniel Pipes

Tratto da liberal.it del 25 gennaio 2008

Da quando Hamas si è impossessata di Gaza nel giugno scorso, elargire denaro a Mahmoud Abbas e all'Autorità palestinese per conseguire la pace è divenuto un pilastro della politica occidentale, inclusa quella israeliana.
Ma questo rubinetto aperto ha sortito dei risultati controproducenti e va chiuso con una certa sollecitudine.
Alcuni antefatti: Paul Morro del Servizio Ricerche del Congresso USA riferisce che, nel 2006, l'Unione Europea e i suoi Paesi membri hanno dato 815 milioni di dollari all'Autorità palestinese, mentre gli Stati Uniti, di milioni di dollari, ne hanno inviati 468.
Inclusi i finanziamenti offerti da altri donatori, l'incasso complessivo ammonta a circa un miliardo e mezzo di dollari.
La manna continua a fioccare.
A ottobre, il presidente George W. Bush ha chiesto di incrementare la cifra di 77 milioni di dollari per "devolverli" entro i primi mesi del 2008.
Il Dipartimento di Stato ha giustificato questa munifica somma sulla base del fatto che essa "consolida un impellente e cruciale bisogno di supportare il nuovo governo dell'Autorità palestinese che tanto gli Stati Uniti quanto Israele considerano un autentico alleato per la pace". Nel corso di una recente udienza, Gary Ackerman, presidente del sottocomitato della Camera sul Medio Oriente e sull'Asia del Sud, ha approvato la proposta di donazione supplementare.
Non contenta di spendere il denaro dei contribuenti americani, in dicembre, il segretario di Stato Condoleeza Rice ha lanciato una "partnership pubblico-privata tra gli Stati Uniti e i palestinesi", coinvolgendo finanzieri del calibro di Sandy Weill e di Lester Crown, per foraggiare come asserisce la Rice "progetti che riguardano direttamente i giovani palestinesi e che siano in grado di prepararli a una futura assunzione di responsabilità e leadership".
Un rapporto mostra che nel 2007 l'Unione Europea ha convogliato ai palestinesi circa 2 miliardi e mezzo di dollari.
Nell'ottica di una prospettiva di lungo periodo, alla Conferenza dei donatori per l'Autorità palestinese, tenutasi il mese scorso a Parigi e cui hanno partecipato una novantina di Paesi, Abbas ha annunciato di voler conseguire l'obiettivo di raccogliere la somma di 5 miliardi e 800 mila dollari in aiuti finanziari per i prossimi tre anni, dal 2008 al 2010 (utilizzando la stima più attendibile della popolazione composta da un milione e 350mila palestinesi che vivono in Cisgiordania, si raggiunge la sbalorditiva somma di oltre 1.400 dollari l'anno pro-capite, all'incirca ciò che un egiziano guadagna annualmente).
Appoggiato dal governo israeliano, alla Conferenza dei donatori Abbas ha trovato quasi per intero quella somma per il 2008.
Un buon accordo se funziona, non è vero?
Alcuni miliardi di dollari per porre fine a un pericoloso conflitto secolare sono in realtà un'occasione da non perdere.
Ma uno studio innovativo condotto da Steven Stotsky, un analista del Committee for Accuracy in Middle East Reporting in America (Camera), rileva che un afflusso di denaro ai palestinesi sortisce storicamente l'effetto opposto.
Basandosi sui dati forniti dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale e su altre statistiche ufficiali, Stotsky compara due diagrammi, partendo dal 1999, riguardanti gli aiuti relativi al budget fornito annualmente all'Autorità palestinese e l'ammontare degli atti di violenza perpetrati ogni anno dai palestinesi (includendo tanto le attività criminose e terroristiche quanto le vittime israeliane e palestinesi).
Il risultato è impressionante: per farla breve ogni 1, 25 milioni di dollari in aiuti relativi al budget si traducono in una vittima l'anno.
Moltiplicando la cifra per i miliardi di aiuti la cifra è da brividi.
Come osserva Stotsky "Queste statistiche non stanno a indicare che gli aiuti stranieri sono causa di violenza; ma esse sollevano degli interrogativi in merito all'efficacia di utilizzare le donazioni provenienti dall'estero per promuovere la moderazione e combattere il terrorismo".
L'operato palestinese si conforma a uno schema più ampio, come osservato da Jean-Paul Azam e Alexandra Delacroix in uno studio universitario del 2006, Aid and Delegate Fight Against Terrorism.
I due infatti rilevano "un ottimo risultato empirico comprovante che l'offerta di attività terroristiche da parte di qualunque Paese è del tutto correlata con la quantità di aiuti stranieri ricevuti da quel Paese" - vale a dire più aiuti stranieri, più terrorismo.
Se tali studi procedono in direzione diametralmente opposta alla supposizione convenzionale che l'indigenza, la disoccupazione, la repressione, "l'occupazione" e il senso di malessere inducono i palestinesi alla violenza, essi non fanno altro che suffragare la mia argomentazione di vecchia data in merito al fatto che "l'euforia palestinese" rappresenta il problema.
Maggiori finanziamenti riceveranno i palestinesi, più forti essi diventeranno, e più motivati saranno a imbracciare le armi.
Un'interpretazione rovesciata dell'economia di guerra è prevalsa in Israele sin da quando presero il via i negoziati di Oslo, nel 1993.
Piuttosto che privare i loro nemici palestinesi delle risorse, gli israeliani hanno seguito le riflessioni mistiche di Shimon Peres, specie il suo tomo del 1993 dal titolo "The New Middle East", per conferire loro più potere a livello economico.
Come scrissi nel 2001, ciò "equivale a inviare le risorse al nemico, mentre ancora si combatte: e non è un'idea molto brillante".
Piuttosto che finanziare ulteriormente la bellicosità palestinese, i Paesi occidentali, a partire da Israele, dovrebbero bloccare tutti gli aiuti finanziari destinati all'Autorità palestinese.


>  26 gennaio 2008
Frattini: Colpa dell

Dott. Blondet,

leggo da Al Jazeera: (Gazans break through Rafah crossing): "The Eygptian government took heavy critisism from the west over the border opening. Earlier the US congress suspended $100 million of aid to Egypt due to the border breach".

Insomma al democratico occidente "giudaico-cristiano" la faccenda non è andata giù.
E l'appoggio ad Israele, almeno da parte della vile Europa, è più forte che mai.
Leggo su un blog Civium Libertas: "Ad un convegno nella città israeliana di Herzliya il 22 Gennaio, Franco Frattini, il vice-presidente della Commissione Europea, ha detto che 'i passi che hanno portato al black-out di Gaza non possono essere considerati come un crimine di guerra' " e continua: "Il testo pubblicato dei commenti di Frattini attribuisce ad Hamas la colpa della crisi. Frattini ha affermato che Hamas 'sta provocando la risposta armata d'Israele'. Frattini ha accusato Hamas di 'non aver mai abbandonato il suo piano per la distruzione d'Israele e di rifiutare ancora il principio della soluzione dei due Stati' " Sebbene Hamas sia stata democraticamente eletta, Frattini, che è anche Commissario Europeo per la giustizia, la libertà e la sicurezza, ha dichiarato che "Hamas non può essere un interlocutore possibile, né per la comunità internazionale né per il povero popolo palestinese, che dovrebbe decidersi ad ammettere che Hamas ha portato solo disastri".

Una domanda, e mi scusi la mia ignoranza: sono stati i popoli europei a decidere che questo individuo divenisse vice-presidente della Commissione Europea?
E quanto prende al mese per questo bel servizio che sta facendo al mondo?

Buon lavoro

Giancarlo


Tutto ciò che dice Fratini è propaganda del Mossad.
Ovviamente non l'abbiamo votato noi, è stato cooptato dal sistema euro-massonico.

Maurizio Blondet


>  26 gennaio 2008
Il fratel maggiore s
Frattini: indagini su fondi a Hamas Europa ha sbagliato verso Israele (ANSA) - Tel Aviv - "Secondo le autorità israeliane dalla UE arrivano in forma indiretta nelle casse di Hamas fondi privati".
Lo ha detto Franco Frattini.
Arrivano anche fondi di "istituzioni, e questo non possiamo consentirlo" ha aggiunto il vice presidente della Commissione Europea giunto a Tel Aviv per partecipare ad una conferenza sull'antisemitismo.
Frattini ha detto inoltre che "per troppo tempo l'Europa ha puntato ingiustamente il dito contro Israele".

M. M.


Frattini super partes.
E Israele ci taglierà l'elettricità.

Maurizio Blondet


>  26 gennaio 2008
Imam annulla visita a sinagoga

Comunità ebraica: "Episodio grave"
C'è delusione e preoccupazione nella comunità ebraica di Roma dopo l'annullamento della visita in sinagoga dell'imam della Grande Moschea della capitale.
La decisione sarebbe stata presa dopo una esplicita richiesta giunta dalla scuola coranica della moschea di Al Azhar del Cairo a seguito dell'embargo imposto dagli israeliani nella Striscia di Gaza.
"La visita dell'imam Ala Eldin Mohamed Ismail al Ghobashy, alla sinagoga di Roma si farà ed è stata soltanto rinviata", ha precisato successivamente il segretario generale del Centro islamico culturale d'Italia Abdellah Redouane.
"Non abbiamo annullato la visita - ha aggiunto - l'abbiamo solo rinviata ad altra data per ragioni di tipo organizzativo. La lista della delegazione che doveva partecipare alla visita era diventata troppo lunga ed avevamo altri piccoli problemi che però ora abbiamo risolto".
Redouane nega quindi che dietro questa decisione ci siano pressioni dovute all'attuale crisi in Medio Oriente o alle riserve dell'Università egiziana, la più importante istituzione dell'islam sunnita.
"Abbiamo parlato con Al Azhar che non sapeva bene di cosa si trattasse - conclude - ma la questione è finita lì: non ci hanno mai dato alcun ordine perché noi siamo completamente indipendenti".
Anche per Mario Scialoja, presidente italiano della Lega Musulmana Mondiale, non ci sarebbero altri motivi nel rinvio della prevista visita dell'imam se non quelli legati a semplici difficoltà organizzative come "troppe richieste di partecipazione e senza alcun condizionamento esterno".
Università del Cairo: "Nessun nostro intervento".
"Al Azhar non interferisce nell'amministrazione del Centro culturale islamico a Roma e non interviene in nessun arrangiamento relativo alle visite che vengono effettuate dai responsabili del Centro".
Lo ha precisato in una nota l'ambasciatore egiziano in Italia Ashraf Rashed.
"Al Azhar - prosegue la nota - non ha preso alcuna posizione in relazione alla visita alla sinagoga ebraica di Roma. Quanto è stato fatto risalire da parte di alcuni quotidiani ad Al Azhar è totalmente privo di fondamento veritiero".
La comunità ebraica: "Grave ingerenza esterna".
"E' una grave ingerenza esterna e facciamo appello alle autorità italiane perché chiariscano l'episodio. Azioni come queste rischiano di trasformare dei conflitti nazionali in guerre di religione".
Sono le prime parole del rabbino capo Riccardo Di Segni.
"Aspettiamo un comunicato ufficiale per capire quali sono le ragioni che hanno portato a questa decisione", hanno riferito poi fonti della comunità ebraica romana.

www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/

Un lettore


Almeno i nazisti non pretendevano di essere omaggiati dalle loro vittime.

Maurizio Blondet


>  26 gennaio 2008
Il discorso di Benedetto XVI

Vi prego, rendete noto ai vostri lettori il discorso che Benedetto XVI avrebbe dovuto fare all'Insipienza.

www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches

Se quei maledetti asini di professori lo avessero letto...
E se il Papa avesse potuto parlare, sarebbe stata una grande conquista per la cultura italiana. Ratzinger riesce a maneggiare filosofi come Rawls e Habermas meglio dei baroni cattedratici.
Lo dico per esperienza...
Il discorso, poi, mi sembra anche "simpatico", nel senso etimologico.
Il Papa è il vero portatore di pace nella cultura.

Saluti

Roberto Andrea C.


>  26 gennaio 2008
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