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>  10 ottobre 2008
Lampioni
Egregio direttore,

questa volta avevo deciso di togliermi i panni del provocatore e di fare la persona accomodante con Aldo Forbice, durante la parte finale della trasmissione zapping del 6/10/2008. In passato ho rischiato di avvelenarmi per l'evasività delle risposte che ho avuto in merito al signoraggio bancario.
Il fatto è che sentire tante belle lezioncine senza la possibilità di controbattere con dei dati concreti mi sembra un sopruso all'umano intelletto e così ho dato fondo a tutte le mie riserve di buona creanza per non apparire provocatore e così ho chiesto, facendo riferimento esplicito all'articolo di Micossi e Gros, chiedendo (e ridendo sotto i baffi) se quei due fossero per caso impazziti a dire che le cifre di indebitamento delle banche europee fossero davvero quelle.
Il mio primario scopo era quello di non incorrere nelle frequenti censure di Forbice quando gli argomenti diventano scottanti, ed arrivare diritto al punto costringendo gli interlocutori ad abbozzare quantomeno un tentativo di risposta.
Insomma nessuno degli ospiti presenti (Pasquino, Pepi ed un altro ospite di cui non ricordo il nome) si è degnato di pronunciarsi evitando tout court l'argomento. Ho tentasto di riascoltare il podcast dal sito di radio rai e più lo ascolto e più quel loro silenzio fa rumore.
E' stata una piccola esperienza di come ci si potrà sentire quando grazie a Dio non faremo più parte di questa società civile perché siamo diventati disobbedienti conclamati.
Scusi la scrittura di impulso ma questa proprio non me l'aspettavo.
Comunque io ripeto da più tempo che dovremmo organizzare un primo raduno degli abbonati e simpatizzanti di Effedieffe almeno ci 'possiamo contare.

Con sempre accresciuta stima, Dio benedica lei e tutta la redazione.

Andrea Oddi


C’è un lampione prenotato anche per Forbice.

Maurizio Blondet





>  10 ottobre 2008
L'emigrazione italiana
Gent.mo  Direttore  M. Blondet,

Le allego  questa notizia Reuters  che  riguarda il problema  della immigrazione/emigrazione italiana.
Pensavo che il flusso migratorio  degli italiani verso l’estero si fosse fermato, in realta’ dall’articolo  e’ un valore ragguardevole , 4 milioni  circa il 7%  degli italiani.
Le premesse  mettono in dubbio  varie  conclusioni della  pubblica  opinione che sentiamo dai mass media :

•  la immigrazione  in Italia di  stranieri  non sarebbe necessaria , perche’ dobbiamo dare lavoro  ad un africano quando potremmo impiegare un nostro concittadino ?
•  i laureati in Italia non  sono insufficienti , ne sono emigrati circa 0,5 milioni
•  se emigrano i laureati ed importiamo  semplici  manovali vuol dire che il nostro apparato  industriale  non e’ proprio high tech
•  Lei pensa che la potenza della nostra manifattura  ( come dice
Tremonti) dipenda anche dalla  forte immigrazione ( 3 milioni circa)  ?
•  secondo  Lei  gli italiani che emigrano  sono  tutte  persone  con poco civismo , ribelli  e rivoluzionari , che non vogliono riconoscere  e rispettare regolamenti , leggi e l’autorita’ costituita della  loro patria?
•  se riconosciamo il  diritto  di immigrazione nel nostro paese, abbiamo il dovere di assicurare a questa gente una vita dignitosa (casa, sanita’, istruzione, diritti civici,etc). Pero’, se  lo Stato Italiano non e’ stato in grado di riconoscere questi diritti a dei  concittadini emigrati (operai , contadini, studenti ,etc)  perche’ sarebbe in grado di farlo per  degli stranieri?     
 


Migrantes : quasi 4 milioni italiani nel mondo, 54% sono giovani (Reuters)

ROMA, 30 settembre (Reuters) - L'emigrazione italiana sembra essere un fenomeno vivo e dinamico ancora oggi e non una semplice appendice del passato: sono circa 4 milioni gli italiani residenti attualmente all'estero, con oltre metà di età inferiore ai 35 anni e la massima concentrazione in Germania e Argentina.

E' quanto emerge dal terzo rapporto 2008 della Fondazione Migrantes - organismo della Conferenza episcopale italiana (Cei) -, elaborato in collaborazione con Aire e presentato oggi a Roma.

Secondo i dati del rapporto, gli italiani all'estero sono 3 milioni 734.428. Il 54% di essi ha meno di 35 anni, mentre sono quasi un quinto gli over 65, con le anziane (19% del totale femminile) che superano le minorenni (16,6%), registrando così livelli di invecchiamento maggiori di quelli riscontrabili tra le loro connazionali nel paese d'origine, oltre che tra i maschi oltre
confine.

Le mete preferite sono, secondo i dati Migrantes, i paesi europei: è qui che vive il 56% degli italiani all'estero, con una concentrazione ai massimi livelli in Germania (600.443 persone). Segue l'America (37%), dove è l'Argentina a registrare il maggior numero di italiani con 544.037 presenze. Si dirige in Oceania invece il 3,4% dell'emigrazione dalla penisola, l'1,3% in Africa e lo 0,8% in Asia.

E' ancora oggi il Mezzogiorno l'area da cui proviene la maggior parte degli emigrati del nostro paese: il 36% è originario del Sud (con il primato della Sicilia con oltre 600.000 residenti all'estero), il 19,4% viene dalle Isole, il 30% dal Nord e 14,4% dal Centro.

Il rapporto - pubblicato dalle edizioni Idos - evidenzia che, mentre oltre un terzo del totale (34,3%) è nato fuori dall'Italia, poco più della metà , il 59%, è effettivamente emigrato spostandosi dalla penisola.

In tutto il mondo, sono invece almeno 60 milioni gli oriundi -- coloro cioè che discendono da emigrati -- di origine italiana.

A CINQUE ANNI DALLA LAUREA, GIOVANI PREFERISCONO VIVERE ALL'ESTERO


Se quasi un terzo della presenza giovanile all'estero è costituita da minorenni (circa 606.000), oltre due quinti ha un'età compresa tra i 18 e i 24 anni (quasi 860.000) e più di un quarto (547.000 individui) tra i 25 e i 35. Si riscontra in quest'ultima fascia una "emigrazione d'élite", la fuga all'estero cioè di migliaia di laureati, che riescono a trovare oltre
confine un lavoro qualificato e ben retribuito. Queste persone - ha spiegato Delfina Licata, che ha coordinato il lavoro dei 60 autori che hanno contribuito alla stesura del rapporto - partono nella maggior parte dei casi con l'idea di rimpatriare presto, ma finiscono per stabilirsi nel paese d'arrivo.

Da un'indagine del 2007 del consorzio universitario italiano Almalaurea, dice il rapporto, a cinque anni dalla laurea le ragioni dell'emigrazione definitiva o a lungo termine sono dovute, in quasi la metà dei casi, alla ricerca di migliori condizioni di lavoro, solitamente presso grandi aziende, e prevalentemente verso Regno Unito (19,2%), Francia (12,6%), Spagna (11,4%) e Usa (9,8%).

Ma diminuiscono, con il trascorrere del tempo, le possibilità di un rientro sia per le donne che per gli uomini: a cinque anni dalla laurea sono 52 su 100 i laureati occupati all'estero che considerano molto improbabile un ritorno nel Bel Paese. "


Qual'e’ la sua opinione in merito.

Un cordiale saluto , un  fedele lettore

Rafael


No, gli emigrati italiani sono persone attive con alto titolo di studio e buone capacità, che sono qui ostacolate.
Il nostro paese ha bisogno di badanti e muratori, non di laureati.

Maurizio Blondet




>  09 ottobre 2008
Abbiamo ancora imprese sane?
Buongiorno Direttore,

Mi permetto di disturbarla, dopo che ho letto la lettera del lettore intitolata, "La fine anche dell'impresa sana?",
(non mi sono ancora abbonato ma conto di farlo al piu' presto), lavoro da anni presso l'ufficio fornitori di una grossa societa'
una volta parastatale, del quale posso dire vizi e virtu' ma che ora esulano da cio' che volevo dire.
Per lavoro ho contatti con decine di piccole e medie imprese che lavorano in appalto per noi, e fino a pochi anni fa il mio pensiero coincideva con quello del lettore che le ha scritto, negli ultimi anni  ho assistico ad un drastico calo della qualita' di queste imprese, soprattuto da parte dei titolari, quelli che una volta eccellevano
per il loro prodotto, ora si arrabattano per avere il massimo dei guadagni con un prodotto scadente (sia esso prodoto fisico che di prestazione prestata), mettendo in campo amicizie e parentele, due esempi:

1) Una fabbrica ci fornisce degli alberi su cui si impiantano dei cuscinetti, improvvisamente i cuscinetti non entrano piu' si scopre che gli alberi non erano rettificati (cosa specificata dal contratto), una volta si sarebbe
mandato indietro i pezzi e questi sarebbero stati messi a posto, ora invece abbiamo dovuti mandarli ad un'altra ditta (pagando un sovrappiu') per poi scoprire che la nuova ditta era dello stasso titalare, che cosi' si e' fatto pagare doppio (daccordo con un direttore nostro).

2) Il titolare di una ditta, un lunedi' doveva venire nel mio ufficio per concordare un contratto, invece mi telefona che non puo' venire, dice che deve andare  a comprare un SUV per il figlio diciottenne che ne ha distrutti due nel fine sttimana.

Naturalmente lo dice con tono di padre orgoglioso e per nulla infastidito di cio'. sono casi limite ma purtroppo questi fatti accadono con frequenza sempre maggiore, ho paura che anche l'impresa sana stia sparendo.

Che ne pensa ?

saluti e grazie per il suo impegno.
 
Alberto Bergamaschi



Ohimè, ohimè...

Maurizio Blondet





>  09 ottobre 2008
L'accecamento terminale della Chiesa
Caro direttore,

leggo dal blog di Tornielli che il rabbino askhenazita  capo di Haifa, Shear-Yashuv Cohen invitato al Sinodo dei vescovi , il quale ha tenuto un intervento dedicato all’interpretazione della Scrittura secondo la fede ebraica, (durante il quale si è scagliato
contro il presidente iraniano Ahmadinejad) ha "ricambiato" il favore dicendo , intervistato dai giornalisti, che la Chiesa non deve beatificare Pio XII e che se avesse saputo che Benedetto XVI stava per celebrare il cinquantesimo anniversario della morte di Papa Pacelli (con la messa che presiederà giovedì mattina in San Pietro), lui non sarebbe nemmeno venuto al Sinodo.
Nei commenti si parla di una messa a Santa Maria Maggiore in onore di Pio XII che sarebbe stata annullata per ragioni di opportunità . Ma forse (spero) ho capito male io. Le dirò che io non me la prendo tanto con questo sionista talmudico.
Fa il suo mestiere che è quello di spandere sterco. Ma io me la prendo con i vertici ecclesiastici che invitano sempre
questi figuri e non si degnano mai di interessarsi di altri esponenti ben più degni , come quelli per esempio di Neturei Karta.
Detto questo rimango figlio obbediente (e un po' inkatzato) di Santa Romana Chiesa.

Saluti.

Josi



Come avevo detto, il Papa è completamente manipolato dagli ambienti ebraico-americani, in cui vede dei difensori del "cristianesimo" verso l'Islam. Da anni partecipa a gruppi di influenza di quel genere, che l'hanno... influenzato.
Ma a questo punto, si tratta di accecamento vero e proprio.
Come non rispondere per le rime a un rabbino che "ordina" di non beatificare Pio II, anzi di acquietarlo sospendendo una messa in onore di quel Papa?
E questo mentre ogni giorno gli ebrei "religiosi" pronunciano maledizioni contro i cristiani, e la Chiesa non chiede loro di smettere.
Questa è una grave crisi, un grave accecamento della gerarchia: un accecamento "terminale", che sarà pagato molto caro.

Maurizio Blondet


>  09 ottobre 2008
La fine anche dell'impresa sana? /2
Caro Direttore,

leggendo la lettera di cui riporto il "titolo" nell'oggetto della mail non riesco ad essere ottimista quanto Lei: la crisi attuale e la mancanza di liquidità non renderà pesanti solo le rate dei mutui variabili ma anche gli interessi per i prestiti e i fidi alle imprese sane.
Temo che non solo le più deboli scompariranno ma forse anche quelle che avranno investito meno nell'immediato e che avranno perciò più liquidità.

Cordilamente,

Giulio G


Non ha tutti i torti, visto l’aggravamento a spirale, rapidissimo, della crisi.
Ci sono però anche aziende poco indebitate, che si autofinanziano.

Maurizio Blondet




>  09 ottobre 2008
Servitori dello Stato

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