ho letto nelle odierne notizie di cronaca che un operaio diciassettenne è morto: egli, di primo mattino, stava recandosi al lavoro in ciclomotore e, per tragica fatalità, è stato investito da un' automobile: è spirato dopo un' agonia di due ore.
Il suo nome è Nicola Garattini e risiedeva in un paese della provincia di Brescia: trovo doveroso ricordarlo e onorarlo: per lui, l' appellativo "servitore dello stato" non è retorico, nel senso che questo sfortunato giovane, col suo lavoro duro e poco gratificante, contribuiva a far prosperare le caste parassitarie interne al Paese ( ' apparato delinquenziale politico_amministrativo_corporativo) ed esterne ( l' apparato finanziario_speculativo ebraico_anglo_americano).
Al contrario, trovo semplicemente ripugnante la smania degli appartenenti alla Casta, tra i quali ci sono coloro che portano indegnamente una divisa, di attibuirsi, e di farsi attribuire, tale titolo: essi, come tutti coloro che sono affetti da individualismo criminale, servono solamente sè stessi e nessun altro e, purtroppo, la loro mortalità è molto bassa.
vi seguo da qualche mese e mi sono anche abbonato. Vi sono grato del servizio che offrite, della coerenza e pulizia della vostra informazione, mai banale ne allineata. Devo però per onor del vero riportare una mia considerazione. Il lavoro che facevo fino a pochi anni fà mi ha fatto conoscere il mondo del privato industriale, in tutti i suoi aspetti, dalla meccanica pesante all'impiantistica elettrica fino alla automazione più spinta e alla progettazione. Molti contatti li coltivo ancora per amicizia; vi posso assicurare che ci sono tante aziende medie e medio piccole che hanno competenze professionali molto elevate. Molte hanno realizzato e realizzano lavori di notevoli dimensioni in tutto il mondo, alcune le conosco personalmente dalla loro nascita, vi assicuro che sono aziende sane che, senza gli aiuti stile Alitalia, tirano avanti facendo leva su personale qualificato che lavora molte ore al giorno ed è ben retribuito. Sono realtà silenziose di cui non si ha evidenza se non sei nel giro. Ho provato a parlare con qualcuno di loro, qualcuno ha qualche dubbio sul futuro ma non peggiore di quelli che aveva un anno fa, con tutto quello che hanno da fare a loro sembra strano che il mondo si fermi da qui a qualche mese.
Che fine faranno, saranno anche loro inghiottiti dalla finanza creativa?
G. F.
No, il mondo non si fermerà. E per i lavoro eccellente ci sarà sempre un mercato.
Maurizio Blondet
In passato lessi che lei negava la storicità dell'esodo dall'egitto e si affidava alle ricerche dell'archeologo israel finkelstein.
Recentemente sono venuto a conoscenza di alcune scoperte ad har karkmon che sarebbe (il condizionale è d'obbligo) il monte sinai dell'antico testamento, con tutto ciò che ne consegue...
Vorrei sapere il suo parere
Fonti:
"Venti anni di ricerche archeologiche'' Emmanuel Anati
"La Bibbia Senza Segreti'' di Flavio Barbiero
Grazie dell'attenzione
Fabio
Emmanuel Anati è un fanta-archeologo d’origine ebraica. Qui sotto le allego un pezzo sulle sue strane teorie. Ora, che una montagna nel Negev sia stata luogo di culto di popolazioni presitoriche per 40 mila anni, è possibile. Ma quel che sfugge ad Anati, è che quelle popolazioni non erano “ebraiche”, ossia non avevano culti nè divieti nè regole alimentari ebraiche, e men che meno un dio nazionale esclusivo (è vero che la montagna in cui si identifica il Sinai era un santuario alla Luna). Può darsi che la distinzione sia troppo sottile per lui. Ma gli archeologi seri si chiedono se le tribù di Israele propriamete detto – le tribù del Nord, che secondo il mito Davide avrebbe unificato al suo piccolo regno di Gida – fossero “ebraiche” in quel senso. E tendono ad eslcuderlo.
Maurizio Blondet
Har Karkom ovvero il Monte Sinai
Emmanuel Anati per lunghi decenni ha guidato missioni archeologiche in siti preistorici. La metodologia da lui sviluppata in Val Camonica lo ha portato a considerare le incisioni rupestri come un "archivio storico"
Il monte Sinai del racconto biblico, quello dove Mosè ricevette da Jahvé le tavole della legge, si trova nel deserto israeliano del Negev e non nel luogo dove si riteneva che fosse a sud dell’omonima penisola. Sono queste le conclusioni cui è giunto l'archeologo Emmanuel Anati fondatore del Centro Camuno di Studi Preistorici il quale dal 1980 guida una missione archeologica sulla montagna di Har Karkom (in ebraico "La montagna dello Zafferano").
Questa località è stata considerata un'area sacra per un arco storico di ben 40.000 anni a partire dalle forme di religiosità di popolazioni preistoriche che hanno lasciato quali tracce vistose della loro presenza un numero straordinario di incisioni rupestri, fino alle popolazioni semitiche dell'area mediorientale che l'avevano consacrata alla divinità lunare Sin. Ed è proprio da Sin che secondo Anati deriverebbe il nome del Monte Sinai che significherebbe letteralmente "appartenente (o consacrato) a Sin". Questa ipotesi, assolutamente plausibile da un punto di vista storico viene presa in considerazione da gran parte degli esperti in materia anche se lo stesso Anati, evidenziando in questa maniera il carattere scientifico della sua ricerca, ci ricorda che Mosè non ha lasciato il suo biglietto da visita e che nel campo della preistoria e della protostoria non si può sapere nulla con assoluta certezza.
Nell'intervista qui a fianco lo studioso ci spiega come il metodo per decifrare le incisioni rupestri della Val Camonica, in provincia di Brescia, sia riuscito a fornire una ricostruzione piuttosto precisa dell'organizzazione sociale delle popolazioni preistoriche di cui sono l’espressione. Questo metodo è stato usato in molte altre aree del mondo, fra cui il deserto del Negev, aprendo la strada alla comprensione di un sistema di segni universale, appunto quello delle incisioni rupestri, che secondo la tesi sostenuta da molti studiosi e condivisa dallo stesso Anati, era il linguaggio comune alla specie umana dei primordi. Inoltre bisogna ricordare che la scrittura fonetica, comparsa in Mesopotamia con i primi sillabogrammi attorno al 2.500 a.C. è un estremo sviluppo, peraltro relativamente recente, di un processo incominciato circa 50.000 anni fa con le prime incisioni rupestri. Sull'evoluzione della scrittura in Mesopotamia leggi il saggio del prof. Pietro Mander docente di assirologia all'Università Orientale di Napoli.
Il falso blondet (una volta per tutte) Salve, vi segnalo questo strano sito internet in cui mi sono imbattuto.
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Ma...
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