Su Skytg24 e presumo su altri telegiornali la presentazione della giovanissima capolista del PD nel Lazio, ricercatrice 28enne pulita e “nuova”…Ma che pulita ma che nuova ma che ricercatrice, leggete cosa ho trovato su internet:“Veltroni annuncia ufficialmente il capolista per il Partito Democratico alla Camera nella circoscrizione Lazio 1, che include la città di Roma: Marianna Madia.Chi?Marianna Madia, ho detto.E chi è?Domanda difficile; perchè Marianna Madia, in pratica, non è, apparentemente, nessuno.Nella sua disperata rincorsa dell’antipolitica, Veltroni, dopo aver imbarcato Di Pietro, cerca di contrastare il risentimento contro ‘i soliti noti’ candidando una ragazza qualunque, ventisettenne, sconosciuta: alla quale non potremo così contestare di scaldare gli scranni del parlamento da una vita; fuori i Ciriaco De Mita, dentro le Marianna Madia.Perchè avere una storia, in Italia, significa essere compromessi, quale che sia la propria storia.Il Partito Democratico è il partito del cambiamento, dei giovani, delle donne: allora ecco una giovane donna senza una storia, for a change.La strategia, fin troppo ovvia: la ‘qualità’, come dimostrano le presidenziali americane, è molto più difficile da comunicare della ‘novità’.
Peccato però che Marianna Madia Veltroni non l’abbia trovata in fila al supermercato: no, Marianna Madia è la figlia di Stefano Madia, attore (“Caro papà”, “Il miele del diavolo”) prestato alla politica, consigliere comunale a Roma con una lista civica per Veltroni, fino alla morte, nelDicembre del 2004.Insomma Marianna Madia è l’orfana di un amico di Veltroni.Non sorprende che il buon Walter si sia sentito in dovere di prendersi cura della figlia dell’amico morto - quando poi c’è di mezzo il cinema...Tutto questo, se avete la pazienza di un political junkie, potete trovarlo su internet.Dove potete anche scoprire che la bella Marianna lavora alla Presidenza del Consiglio: apparentemente alla segreteria tecnica dell’Osservatorio per la piccola e media impresa, con un contratto di consulenza - quelli che si usano per le assunzioni politiche; in realtà mi dicono che la dottoressa Madia lavori alla segreteria di Enrico Letta - cui è legata anche attraverso l’Arel, l’Agenzia Ricerche E Legislazione, fondata da Nino Andreatta, che adesso è, appunto, nell’orbita di Letta - ed è proprio grazie a questa non meglio precisata collaborazione con l’Arel che i media potranno presentarla come ‘giovane economista’.Sul web potrete anche scoprire che Marianna Madia collabora con Minoli a Rai Educational, conducendo, all’una di notte, una trasmissione su questioni ecologiche ed energetiche, eCubo.
Quello che non troverete da nessuna altra parte è questo: Marianna Madia non è solo giovane, donna, figlia di un amico morto di Veltroni, e collaboratrice di Enrico Letta (a proposito: dalle parti di Letta fanno sapere che la Madia non sarà un loro candidato: ci tengono a dire che à in quota Veltroni); Marianna Madia à anche la ex del figlio del presidente della Repubblica: sembra infatti che la storia tra la ventisettenne Marianna e Giulio Napolitano, quarantenne professore di diritto pubblico all’Università della Tuscia, sia finita”.
Una neonata di appena tre settimane e un resistente delle brigate al-Quds sono le vittime di oggi dei nuovi bombardamenti israeliani. 8 cittadini sono rimasti feriti dal fuoco delle forze di occupazione penetrate la notte scorsa nella cittadina al-Qarara, a est di Khan Yunes, nel sud della Striscia di Gaza.
Il movimento del Jihad islamico ha confermato l'uccisione di uno dei dirigenti della sua ala militare, Yusef al-Samiri (Abu Mu'ath): il cadavere, crivellato di pallottole, è stato ritrovato all'alba di oggi vicino alla sua abitazione.
Fonti all'interno dell'ospedale dei Martiri di al-Aqsa hanno riferito che è stata uccisa anche una neonata di 20 giorni: un pallottola l'ha raggiunta alla testa. La mamma della piccola è rimasta ferita.
Le forze di occupazione israeliane, penetrate all'improvviso nella cittadina al-Qarara, a est di Khan Yunes, si sono scontrate con i resistenti delle brigate al-Quds, vicino alla casa di as-Samiri.
Tra i feriti ci sono bambini e donne. I nomi identificati sono: Iyad al-Samiri (10 anni), Nader Abu Ekr (4 anni), Alya al-Samiri (70 anni), Nadiyah Baraka (30 anni), Ghadah al-Samiri (19 anni).
Un testimone oculare ha riferito al corrispondente di Infopal.it che i bambini sono rimasti terrorizzati dalle esplosioni: l'aviazione israeliana ha sparato in maniera massiccia contro le abitazioni civili.
I resistenti palestinesi hanno risposto al fuoco israeliano con il lancio di diverse granate lanciate contro i carrarmati entrati a est di Deir al-Balah.
volevo rispondere all'articolo "Un popolo finalmente liberato" raccontandole la mia miserabile esperienza.
E' molto lunga, spero voglia pubblicarla e darmi qualche consiglio..
Io ho 23 anni e sono un fallito, ma non riesco a capire perché.
Ormai è raro che riesca a leggere un libro fino in fondo, anche se mi interessa.
Non conosco le lingue, né la storia, neppure l'informatica.
Alle elementari e alle medie studiavo tutto il giorno, ed ovviamente qualcuno mi pestava, mi angariava, voleva la merenda, faceva il mafiosetto.
Al liceo l'unica cosa che ho imparato è che nella vita bisogna scopare, fumare e bere.
Dopo 8 anni di frustrazione scolastica, volevo almeno farmi accettare e comportarmi da "adulto" (così come un adulto è rappresentato dai media).
Appena preso il diploma, mi sono buttato sull'unica materia che un "inoccupabile" poteva studiare: filosofia.
Troppo tardi mi sono accorto che:
a) non ricordavo una parola di latino, anche se a liceo ero sempre riuscito a recuperare il debito (del resto basta studiare un giorno e superare la prova);
b) il mio professore di filosofia ha saltato tutto il medioevo (1000 anni) perché altrimenti non riusciva a rispettare il programma: io ho speso tre mesi per capire che Agostino e San Tommaso non erano contemporanei, anche se "filosofi medievali";
c) sono ancora incapace di studiare Aristotele, Spinoza, Leibniz, Locke, Kant, perché -sempre al liceo- il mio professore mi ha fatto leggere soltanto libri di Montaigne, Hume, Marx, Nietzsche, Marcuse... e Vattimo!!!;
d) è da mesi che rimando l'esame obbligatorio di logica perché non riesco neppure a studiare a memoria e ripetere a pappagallo.
Ormai sono fuori corso: avrei dovuto laurearmi parecchi mesi fa.
Nel frattempo do ripetizioni (perché la scuola continua a precipitare, dunque la generazione prima è un meno peggio dell'ultima) e faccio lavori tipici da ritardato inoccupabile.
Provo a studiare, ma la memoria sembra svanita; come se mi mancasse la spina dorsale anche per imparare qualche concetto.
Credo sia colpa della scuola, che ha ribaltato la mia naturale inclinazione allo studio facendomi diventare un animale.
Anche in università nei primi anni ero diventato una specie di superomista, perenemmente ubriaco e soddisfatto delle mie capacità di maneggiare il pensiero nichilista... e ci credo, che cosa c'è da imparare da una filosofia che ti insegna come disimparare tutto?
Non sto qui a ricordare che sono passato dal comunismo maoista al nazi-adelphismo, una esperienza comune a moltissimi giovani d'oggi che, privi di basi solide, una volta annoiatisi degli amici del parchetto perennemente fatti, si chiudono in casa a guardare documentari su Hitler e poi diventano ribelli jungeriani di provincia.
Nel mio caso, però, anche alcuni professori invaghiti dei "Fratelli" hanno farcito i loro programmi con titoli assurdi per uno studente di filosofia alle prime armi: Schmitt,
Junger, Girard, Florenskij, più altra paccottiglia che sicuramente ha danneggiato il mio cervello.
Mutatis mutandis, è la stessa situazione del liceo: ho letto di tutto, tranne Aristotele.
Adesso sono un po' cambiato, se non altro mi sono accorto dei madornali errori che avevo fatto... è vero che sono fuori corso, ma non per colpa dei festini: è che ho voluto riprendere in mano la Divina Commedia (mai studiata al liceo), Omero (mai letto, se non alle elementari), Tito Livio (innominabile a scuola!), Seneca, Shakespeare, i Vangeli (al liceo l'ora di religione la teneva un laureato in psicologia, omosessuale dichiarato), imparare qualche poesia a memoria... se nella mia vita dovrò fare lo spazzino, poi non avrò più tempo di abbeverarmi alle fonti di civiltà, e allora tanto vale approfittare del lassismo generale.
So di aver fallito, ma sento che il mio destino avrebbe dovuto essere un altro.
Infatti ora non riesco neanche a sentirmi in colpa per le mie azioni, trovo sempre una giustificazione.
E qui arrivo al punto centrale del mio discorso... il preambolo era necessario, volevo anche sfogarmi (certe cose non le ammetterei mai dal vivo, nessun amico è affidabile al giorno d'oggi - figuriamoci un prete poi).
Circa un anno fa una ragazza mi ha proposto di commettere un omicidio in università, tanto per provare una esperienza altamente "filosofica" (in 15 anni di scuola dell'obbligo questa è l'unica filosofia che ti insegnano).
Ho sentito qualcosa rivoltarsi all'interno (non so se fossero le budella o la coscienza), soprattutto per il fatto che quella era la naturale conclusione della nostra relazione: un
omicidio-suicidio.
Le facoltà italiane di filosofia e scienze politiche (quelle più piene di sfaccendati) vegeta la peggior feccia del Paese: drogati, pornofili, occultisti, "rappers", figli di sessantottardi etc...
Basta dare uno sguardo ad Indymedia per farsi un'idea dello "idealtipo" che lì si coltiva - infatti Lei lo ha capito subito.
Comunque, alla base di quella richiesta c'era il "bellum omnium contra omnes", cioè un nichilismo selvaggio che trova nella violenza la sua necessaria forma di espressione. Uccidere una persona voleva dire rispettare alla lettera Nietzsche, Stirner, Foucault...
Io ho abbandonato questa persona, senza però prendere provvedimenti: la disperazione è troppo grande, ormai siamo nel caos totale.
Chiunque può essere ucciso in qualsiasi momento, è vietato un qualsiasi spazio di "sicurezza" senza il terrore di venire colpiti da folli che ci assomigliano.
Nella mia piccola cittadina in tre anni sono avvenuti due omicidi passionali e una sparatoria tra spacciatori.
Sembra che Satana sappia di avere poco tempo... ma io non posso permettermi di essere credente, visto che hanno distrutto ogni forma di fede nel mio cuore. Però sento una profonda tristezza e disperazione, e so che l'uomo non può essere solamente questo.
Vorrei poter scrivere un romanzo in forma di saggio sulla mia esperienza.
Sarebbe un punto di svolta, un modo per ricominciare.
Penso di saper scrivere decentemente, anche se vado avanti per inerzia, consumando le
ultime risorse della grande passione per la lettura che avevo nell'adolescenza.
Purtroppo anche gli editori più mediocri taglieggiano gli esordienti: mi hanno chiesto 1.200 euro per pubblicare delle poesie, dopo che avevo vinto il loro "concorso".
Non c'è via d'uscita neppure per gli inoccupabili nella società dello svago assoluto...
Poco tempo fa ho conosciuto Vladimir Bukovskij: vorrei tanto essere come lui, andare di soppiatto a spulciare gli archivi per capire in che gulag sono capitato.
Ho letto anche qualche articolo di Michael E. Jones qui su EFFEDIEFFE: mi sembra che la sua attività sia analoga a quella del celebre dissidente sovietico.
Però io sono completamente vuoto, non ho alcuna autodisciplina, non so nemmeno a quale forma di arbitrio appellarmi.
Non riesco ad apprendere alcunché: dipingere, suonare, recitare.
Sto solo aspettando la morte giorno dopo giorno: nessuno scopo, e anche se ci fosse non avrei i mezzi per soddisfarlo.
Parlando di se stesso, ha scritto: «Non ho finito l'università, non sono andato alla Bocconi, non ho fatto carriera, e dall'ultimo giornale per cui ho lavorato sono stato licenziato: un fallito».
Mi può dare qualche consiglio per diventare un fallito come Lei? Non ho maestri, eroi, amori, non ho neppure soldi, titoli di studio che valgano, esperienze da giornalista.
Non so neppure tenere le fila di un discorso.
Cordiali saluti,
Ippazio
Siamo in tanti come lei.
Il nulla insidia tutti ogggigiorno.
Ma non è fallito lei, è fallito l'Occidente.
Un lettore ci segnala l’anticipazione di Tremonti (Il Corriere della Sera, 4 marzo 2008) del suo nuovo libro di “La paura e la speranza”, Mondadori editore.
Sorprendenti le analogie con quanto già sostenuto, nel 2004, dal nostro direttore Blondet in “Schiavi delle banche”.
La paura e la speranza
Lo choc dei prezzi Dall’Asia un miliardo di consumatori in più, ma l’offerta non cresce. E lo choc dei prezzi è globale
Insicurezza
La garantita sicurezza nel benessere si sta trasformando in insicurezza socialeE’ finita in Europa l’ “età dell’oro”.
E finita la fiaba del progresso continuo e gratuito.
La fiaba della globalizzazione, la “cornucopia” del XXI secolo.
Una fiaba che pure ci era stata cosi ben raccontata.
II tempo che sta arrivando è un tempo di ferro.
I prezzi - il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari - invece di scendere, salgono.
Il “low cost” può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni.
Un viaggio a Londra può ancora costare meno di 20 euro, ma una spesa media al supermercato può costare ben più di 40 euro.
Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del
necessario.
Cosa è successo?
E’ successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo.
Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo.
Come si e gia visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione e stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del
paradi-so terrestre.
II corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa - vedremo chi e che cosa - ne ha follemente voluto e causato l’accelerazione aprendo come nel mito il “vaso di Pandora”, liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare.
E’ cosi che una massa di circa un miliardo di uomini, concentrata prevalentemente in Asia, è passata di colpo dall’autoconsumo ai consumi, dal circuito chiuso dell’economia agricola ai circuiti aperti dell’economia di “mercato”.
E’ una massa che prima faceva vita a sè: coltivava i suoi campi e allevava i suoi animali per nutrirsi; raccoglieva la sua legna per scaldarsi; non aveva industrie.
Ora è una massa che non è più isolata, che comincia a vivere, a lavorare, a consumare più o meno come noi e insieme a noi, attingendo a quella che una volta era la nostra esclusiva riserva
ali-mentare, mineraria, energetica.
E’ una massa che non ha ancora il denaro necessario per comprare un’automobile, ma ha già il denaro sufficiente per comprare una moto, un litro di benzina o di latte, un chilo di carne.
I cinesi, per esempio, nel 1985 consumavano mediamente 20 chilogrammi di carne all’anno, oggi ne consumano 50.
Se il numero dei bovini da latte o da carne che ci sono nel mondo resta fisso, ma sale la domanda di latte o di carne, allora i prezzi non restano uguali, ma salgono anche loro.
E lo stesso vale per i mangimi vegetali con cui si allevano gli animali e, via via salendo nella scala della rilevanza economica, per quasi tutti i prodotti di base tipici del consumo durevole e poi per tutte le materie prime necessarie per la nascente e crescente produzione industriale: l’acciaio, il carbone, il petrolio, il gas, il cotone, le fibre, la plastica per far funzionare le industrie.
La squadratura che si sta cosi determinando, tra offerta che resta fissa e domanda che cresce, ha avuto e avrà nel mondo un effetto strutturale sostanziale: la salita globale dei prezzi.
E dunque del costo della vita.
Non solo per quelli che nel mondo sono relativamente più ricchi, negli USA o in Europa, ma anche per quelli che sono relativamente più poveri, in Africa.
Può essere che recessioni economiche o nuove scoperte minerarie o invenzioni rallentino questa salita, ma sarà solo nel breve periodo, solo per un po’ di tempo.
Poi, se il funzionamento del meccanismo non sarà rallentato, la forza crescente della domanda tornerà a prevalere sulla quantità limitata dell’offerta.
Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque gia presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita.
Ma questo e solo l’inizio.
Perchè la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo.
E infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza.
Nuove tensioni si sviluppano lungo linee di forza che vanno oltre i vecchi luoghi della storia, oltre i vecchi passaggi strategici.
Dalla superficie terrestre fino all’atmosfera, dal fondo del mare fino alle calotte polari, le “nuove” esplorazioni strategiche, fatte sul fondo marino o ai poli, le conseguenti pretese di riserva di proprietà “nazionale”, non sono già segni sufficienti per capirlo?
Quando la storia compie una delle sue grandi svolte, quasi sempre ci troviamo davanti l’imprevedibile, l’irrazionale, l’oscuro, il violento e non sempre il bene.
Già altre volte il mondo e stato governato anche dai demoni.
In Europa, per la massa della popolazione - non per i pochi che stanno ai vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide - il pa-radiso terrestre, l’incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni.
Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto.
Va a stare ancora peggio chi stāva giā peggio.
Sta me-glio solo chi stava già meglio.
E non è solo questione di soldi.
Perchè la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale.
i grandi banchieri del mondo, quelle quattro o cinque dinastie conosciute, sono noti per aver manipolato il mondo almeno per un secolo.
Non c'è stata una guerra importante dove gli interessi dei banchieri non sia stato difeso e dove non abbiano lucrato indifferentemente dal vincitore.
Il meccanismo usato sembra stato sempre il solito: il debito.
Prestare soldi a tutte le parte in conflitto per essere sicuri di riscuotere gli interessi in valori reali (oro, terre, fabbriche, infrastrutture) e non in pezzi di carta stampata, i così detti soldi. Senza entrare in teorie di cospirazione per il dominio globale ma senza nemmeno essere ingenui, possiamo supporre che un costante tentativo presso i governi nazionali per creare un potere sovra-nazionale come la banca centrale europea (privata) esiste di fatto da parte dei banchieri. Ora, domando: in riguardo alla crisi finanziaria mondiale in corso, i nostri noti banchieri hanno o no il controllo della situazione? Questa crisi, come tante altre, è provocata a tavolino per causare un shock globale dopo il quale il loro controllo, potere e la loro ricchezza sarà ancora più grande? Sarebbe facile dire di sì e accettare il fatto che i potenti banchieri, mescolandosi con i corrotti politici, possono fare quello che vogliono di noi, semplici schiavi del sistema. Dall'altra parte, credo che la realtà abbia una componente voluta dal Creatore che la rende imprevedibile e non calcolabile anche se deterministica.
Penso che un sistema complesso, come quello economico, possa rompersi o assumere una configurazione tale da buttare per aria i piani di controllo dei potenti e allo stesso tempo trascinare tutta l'umanità verso un nuovo livello esistenziale.
Cosa sta succedendo con l'economia mondiale, il solito golpe o una crisi di auto rinnovamento del sistema? Penso che rispondere a queste domande sia molto di più di un esercizio filosofico.
Potrebbe rappresentare una presa di coscienza e una sana rivolta contro future proposte abusive e dannose da parte del potere nel probabile caos che si avvicina.
Leggo tanti articoli sulla crisi cercando di capire se gli eventi siano o no “sotto controllo”.
Cosa ne pensa ?
Cordiali saluti
Di pietro e gli inglesi Gentile direttore,
le scrivo per farle notare una coincidenza, che forse non lo è:...
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le segnalo questa notizia che sembra passata inosservata agli altri media, e mi sembra invece interessante
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Un piccolo imprenditore del nordest, non ha MAI fatto del nero in vita sua, viene visitato dalla Guardia di Finanza che, inbase agli studi di settore, gli comunica che ha...
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sono appena tornato da una visita ai musei vaticani durante la quale sono rimasto colpito da alcuni simboli che ho notato sia nella Scuola di Atene che nel Giudizio...
Il falso blondet (una volta per tutte) Salve, vi segnalo questo strano sito internet in cui mi sono imbattuto.
http://falsoblondet.blogspot.com/ "Blog personale di F. Maurizio Blondet direttore di DIEFFEDI giornale online"
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CREMONA - Nel formaggio avariato e putrefatto c'era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita,...
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