le scrivo in merito all'articolo da lei scritto su Violante e la magistratura. Condivido con lei gran parte di ciò che ha scritto, dalla "politicizzazione" della magistratura, al distorto rapporto con la stampa che alcuni giudici e PM hanno e quant'altro. Ma non posso essere in disaccordo con ciò che Violante ha detto a proposito dei mass media. Sicuramente la convocatoria di direttori di TG rievoca passati tristi. Però se esistono statistiche sulla criminalità queste vanno interpretate ed è in merito a queste che la discussione va impostata. Lo strapotere della cronaca su giornali e TV è uno dei motivi che mi ha indotto a cercare fonti alternative di informazioni, arrivando poi a EFFEDIEFFE, una delle mie fonti preferite. Non sono tante... La cronaca è ovunque, i paroloni i sprecano, gli avvocati tengono arringhe in TV, pagine e pagine, soldi, persone impegnate a seguire giorno dopo giorno, ora dopo ora l'evolversi di quel delitto terribile. Ogni delitto è peggiore del precedente. Non è questo che molti di noi cercano nell'informazione. Non è per quello che viene garantita la pluralità di informazione coni finanziamenti pubblici ai partiti. Mi stupisce, ma non più di tanto, che Clemente Mimum abbia paura di retrocedere nella classifica della libertà di stampa, quando proprio grazie a loro ci troviamo già ben lontani dai Paesi cosiddetti normali. Insomma, non voglio difendere Violante, sicuramente ha le mani sporche, ma non me la sento proprio di giustificare l'uso indiscriminato dei fatti di cronaca ad uso audience. Sono vittima dello stesso meccanismo a scala ridotta. Nella mia città, Parma, il quartiere in cui abito è tradizionalmente sede di immigrazione, da quella meridionale ieri a quella straniera oggi. Non le dico la quantità di persone mie conoscenti che mi chiedono se non ho paura a vivere lì, molta gente del quartiere continua a vaneggiare dicendo che non si può uscire di casa, che c'è gente che gira con coltelli lunghi come spade (l'ho sentito al mercato). L'unica volta che mi sono sentito in pericolo (e non disdegno gli orari notturni) è stato 20 anni fa, quando due ragazzini mi fermarono per chiedermi dei soldi, passò un signore e ne approfittai per scappare. Basta. Ogni tanto qualcuno alza la voce. Ogni tanto si sente parlare di rissa in un bar (dove non capita?). Sono sicuro che le grandi città abbiano urgentissimi e gravi problemi di criminalità, ma il clima di paura e insicurezza diffuso dai mass media crea innumerevoli distorsioni anche nei piccoli centri, coadiuvando, a mio avviso, la disgregazione sociale, inasprendo il sospetto. Non è un caso che la giunta comunale di centro-destra a Parma si sforzi di trattare l'insicurezza più come una percezione che come un problema reale, che sanno non sussistere in maniera così grave. L'insicurezza che tiene lontana la gente dalla strada si accompagna al desiderio di privacy, di farsi i cazzi proprio arrivati con il benessere e il culto della persona; le persone che frequentano le piazze, le panchine e che si siedono davanti alla porta per fare due chiacchiere sono sempre più stranieri. Quegli stranieri che lo stolto leghista vuole cacciare, per difendere una tradizione di presidio popolare del territorio che gran parte degli italiani stanno perdendo. Perché noi vogliamo e possiamo uscire la sera e andare al ristorante, all'enoteca o al mare al week-end. Perché noi, con il nostro benessere e la nostra privacy, vogliamo andare a vivere fuori città, vogliamo avere il giardino e la villetta bifamiliare, ma poi inevitabilmente in città ci restano coloro che non hanno tre auto e per muoversi usano i bus. Noi dalle città fuggiamo (io no!), con che forza il leghista poi pretende un'egemonia italiana sulle città se l'italiano è il primo a scappare. Paradossalmente, per il messaggio di fondo il leghista dovrebbe proprio rivolgersi agli immigrati... Mi scuso per la lunghezza della lettera e nella speranza di essere stato chiaro le porgo i miei più cordiali saluti,
Rocco G.
La tesi di Violante, che i crimini diminuiscono mentre (per colpa dei TG) l'insicurezza della gente sale, è fattualmente errata. Luca Ricolfi, docente di metodologia di ricerca psicosociale, su La Stampa: "Dal 2001 i crimini continuano a crescere, un boom dopo l'indulto".
"Nel quindicennio della seconda Repubblica il numero dei delitti ha cominciato a oscillare intorno ai 2 milioni e 400 mila all'anno, ma a partire dal 2001 ha ripreso a salire costantemente e nei due semestri post-indulto ha toccato un nuovo massimo storico: quasi 2 milioni e 800 mila delitti l'anno. In breve, se negli ultimi anni l'informazione ha spaventato la gente, lo ha fatto in sintonia e non contro i dati 'oggettivi'. Da dicembre scorso, tuttavia, sugli organi di informazione hanno cominciato a circolare alcune tabelle fornite dal ministero dell'Interno, che indicano una diminuzione dei delitti (-9,8%) nel secondo semestre del 2007. E qui, devo dire, ha ragione l'onorevole Violante a sgridare i giornalisti: non tutti hanno fatto fino in fondo il loro mestiere. Ma non per aver alimentato paure ingiustificate, bensì per la ragione opposta: perché hanno dato credito, troppo credito, alle cifre del governo. (
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