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>  04 febbraio 2008
Archivio Lettere Marzo 2007 - Parte 5
09/03/2007
Enigma

Gentile Direttore,

ha per caso visto la trasmissione Enigma di questa settimana su RAI3?
Proprio nel periodo della Quaresima hanno fatto una puntata sul tema “La figura di Gesù vista dalle grandi religioni”.
Fin qui niente di male.
Quello che ho trovato veramente subdolo è stato il taglio dato alla trasmissione nella quale si è cercato di mettere in discussione in ogni maniera, rispolverando le teorie più strampalate sulla vita del Cristo, i fondamenti storici della religione cattolica a cominciare dalla Resurrezione.
A questo punto viene ciò che ho trovato veramente preoccupante e doloroso: il vescovo di Ivrea presente in studio ha quasi totalmente avvallato le tesi dell’ospite studioso ebreo, del quale non ricordo il nome (autore del libro “Gesù Ebreo”), che accusava i cattolici di aver fatto negli ultimi anni passi nella “giusta direzione” ma di aver fatto anche “tante promesse non mantenute”: quali sono gli impegni presi dalle gerarchie clericali e sconosciuti al popolo della Chiesa?
Per di più Augias, il conduttore, era totalmente accondiscendente verso lo studioso ebreo e critico verso il cattolicesimo e anche verso il nuovo Papa “per la fredda visita di Auswichz rispetto alla bellissima richiesta di perdono fatta da Giovanni Paolo II al muro del pianto e alle amicizie ebraiche e illuminate del coraggioso Giovanni XXIII”.
La trasmissione si è conclusa con i due ospiti d’accordo sul fatto che “la questione di Gesù e Paolo è stata una scaramuccia interna al mondo ebraico, i veri problemi sono iniziati con i primi teologi pagani”... lo studioso parlava, il monsignore annuiva sorridente, niente salvezza per i pagani, niente Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, niente Nuova Alleanza.
Questi i nostri monsignori??
Vi prego commenti Lei perchè non ho più parole...

S. G. Milano



09/03/2007
La Quaresima del Cammino: doppia penitenza a Roma e Gerusalemme

Egregio dottor Blondet,

mi permetto di segnalarle il seguente articolo presente al link: http://chiesa.espresso.repubblica.it/dettaglio.jsp?id=124623
Gradirei, se possibile, un ulteriore commento sul cammino neocatecumenale, oltre a quello già comparso nel’articolo: “Ancora su Fatima” di Domenico Savino del 19/01/2007.
Ringraziando anticipatamente, cordiali saluti

A. C.

La Quaresima del Cammino: doppia penitenza a Roma e Gerusalemme
Prima il Papa e poi i vescovi di Terra Santa rivolgono al Cammino Neocatecumenale due severi richiami.
Ecco come e perché

di Sandro Magister

Roma, 5 marzo 2007 Nel giro di tre giorni, all’inizio della Quaresima, il Cammino Neocatecumenale ha ricevuto due richiami autorevoli: il primo dal Papa, il secondo dai vescovi di Terra Santa.

Il Cammino Neocatecumenale, fondato in Spagna negli anni Sessanta e diretto dai laici Kiko Argüello e Carmen Hernández e dal sacerdote Mario Pezzi, è uno dei movimenti cattolici più rigogliosi.
Conta 20.000 comunità in 6.000 parrocchie di 900 diocesi di tutti i continenti, con 3.000 preti e 5.000 religiose.
Ha una rete internazionale di 63 seminari “Redemptoris Mater”.
Alla sua espansione contribuiscono numerose famiglie che partono in missione per terre lontane.
Con simili frutti, è naturale che il Cammino raccolga il sostegno di numerosi vescovi e cardinali. Ma contro di esso sono arrivate e arrivano anche molte critiche altrettanto autorevoli, di cui si è ha dato conto in precedenti servizi.
Nel dicembre del 2005 la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ordinò al Cammino Neocatecumenale di correggere i modi con cui le sue comunità celebrano la Messa.
E il successivo 12 gennaio 2006 Benedetto XVI sollecitò il Cammino ad “attentamente osservare” le norme prescritte.
All’uno e all’altro richiamo, sia allora che dopo, l’obbedienza è stata molto parziale.
Un altro punto controverso riguarda le catechesi che il Cammino predica nelle sue comunità.
I testi sono tuttora in larga parte segreti e alcuni di essi hanno incontrato obiezioni in varie congregazioni vaticane, compresa quella per la dottrina della fede.
Infine, è in forse la riconferma degli statuti del Cammino, approvati dalla Santa Sede il 29 giugno 2002 “ad experimentum” per un quinquennio che scade tra pochi mesi.
Che l’approvazione definitiva degli statuti sia davvero in forse l’ha detto Benedetto XVI in persona:
”Ci si domanda se dopo cinque anni di esperimento si debbano confermare in modo definitivo gli statuti per il Cammino Neocatecumenale o se ancora ci voglia un tempo di esperimento o se si debbano forse un po’ ritoccare alcuni elementi di questa struttura”.

Era il 22 febbraio, primo giovedì di Quaresima, e il Papa stava parlando al clero di Roma.
Lo spunto gli fu offerto da un prete appartenente alla comunità di Schönstatt, Gerardo Raul Carcar, che interpellò il Papa sul rapporto tra la Chiesa e i movimenti.
E proprio sul non pacifico rapporto tra le comunità neocatecumenali e le parrocchie e le diocesi in cui operano sono intervenuti, il successivo 25 febbraio, prima domenica di Quaresima, il patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, e gli altri vescovi cattolici di Terra Santa.
Sono intervenuti con una lettera collettiva indirizzata ai membri del Cammino, cortese nella forma ma severa nei contenuti.
Ai neocatecumenali, i vescovi di Terra Santa rimproverano di fare gruppo a sé, di celebrare la Messa separati dalle parrocchie, di non osservare i riti liturgici, di estraniarsi dalla lingua e dalla cultura della gente del luogo.
Queste critiche, i vescovi le hanno maturate per esperienza diretta.
In Terra Santa i neocatecumenali sono presenti in modo massiccio.
La loro cittadella è una estesa costruzione sulle pendici del Monte delle Beatitudini, a ovest del lago di Tiberiade, chiamata “Domus Galilaeae” e inaugurata il 24 marzo 2000 da Giovanni Paolo II in persona, alla presenza di 50.000 neocatecumenali lì convenuti da tutto il mondo.
L’architettura e la decorazione della “Domus”, con bizzarre mescolanze di allegorie cristiane ed ebraiche, è opera del fondatore del Cammino, Kiko Argüello. Alle numerose loro comunità stabilitesi in Terra Santa si aggiunge un incessante flusso di pellegrini neocatecumenali, accuratamente separati dagli altri visitatori.
Anche le Messe le celebrano separatamente.
E lo svolgimento dei loro riti è identico a quello che essi usano in qualsiasi altra parte del globo, compresi i canti composti dal loro fondatore e capo supremo, Kiko.
Inoltre, sul terreno politico, le comunità neocatecumenali non nascondono un marcato orientamento filoisraeliano: all’opposto dei cristiani che abitano in quelle terre, che sono quasi tutti arabi e filopalestinesi.
Ecco dunque qui di seguito le parole del Papa riguardanti i neocatecumenali e la lettera loro indirizzata dai vescovi di Terra Santa, le prime del 22 febbraio e la seconda del 25:

1. Le parole di Benedetto XVI
Dalla conversazione con il clero di Roma del 22 febbraio 2007

[...] In questi mesi ricevo i vescovi italiani in visita “ad limina”. [...]
Alcuni sono critici e dicono che i movimenti non si inseriscono. [...]
Mi sembra che abbiamo due regole fondamentali.
La prima regola ce l’ha data san Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi: non spegnere i carismi.
Se il Signore ci dà nuovi doni dobbiamo essere grati, anche se a volte sono scomodi.
Ed è una bella cosa che nascano nuove forme di vita nella Chiesa, come del resto sono nate in tutti i secoli.
Inizialmente erano sempre scomode: anche san Francesco era molto scomodo e per il Papa era molto difficile dare una forma canonica a una realtà che era molto più grande dei regolamenti giuridici.
Per san Francesco era un grandissimo sacrificio lasciarsi incastrare in questo scheletro giuridico, ma alla fine è nata una realtà che vive ancor oggi e che vivrà in futuro: essa dà forza e nuovi elementi alla vita della Chiesa.
In tutti i secoli sono nati movimenti. [...]
Si inseriscono nella vita della Chiesa non senza sofferenze, non senza difficoltà.
San Benedetto stesso ha dovuto correggere l’iniziale direzione del monachesimo.
E così anche nel nostro secolo il Signore, lo Spirito Santo, ci ha dato nuove iniziative con nuovi aspetti della vita cristiana.
Vissuti da persone umane con i loro limiti, esse creano anche difficoltà.
Prima regola dunque: non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi.
La seconda regola è questa: la Chiesa è una; se i movimenti sono realmente doni dello Spirito Santo, si inseriscono e servono la Chiesa e nel dialogo paziente tra pastori e movimenti nasce una forma [...] edificante per la Chiesa di oggi e di domani.
Questo dialogo è a tutti i livelli.
Dal parroco, dal vescovo e dal successore di Pietro è in corso la ricerca delle opportune strutture.
In molti casi la ricerca ha già dato i suoi frutti.
In altri si sta ancora studiando: ad esempio, ci si domanda se dopo cinque anni di esperimento, si debbano confermare in modo definitivo gli statuti per il Cammino Neocatecumenale o se ancora ci voglia un tempo di esperimento o se si debbano forse un po’ ritoccare alcuni elementi di questa struttura. In ogni caso, io ho conosciuto i Neocatecumenali dall’inizio.
E’ stato un cammino lungo, con molte complicazioni che esistono anche oggi, ma abbiamo trovato una forma ecclesiale che ha già molto migliorato il rapporto tra i pastori e il Cammino.
E andiamo avanti così!
Lo stesso vale per gli altri movimenti.
Come sintesi delle due regole fondamentali direi: gratitudine, pazienza e accettazione anche delle sofferenze che sono inevitabili.
Anche in un matrimonio ci sono sempre sofferenze e tensioni.
E tuttavia [gli sposi] vanno avanti e così matura il vero amore.
Lo stesso avviene nella comunità della Chiesa: portiamo pazienza insieme!
Anche i diversi livelli della gerarchia - dal parroco, al vescovo, al sommo Pontefice - devono avere insieme un continuo scambio di idee, devono promuovere il colloquio per trovare insieme la strada migliore.
Le esperienze dei parroci sono fondamentali, ma anche le esperienze del vescovo e la prospettiva universale del Papa hanno un proprio luogo teologico e pastorale nella Chiesa. [...]
__________

2. La lettera dei vescovi di Terra Santa
Gerusalemme, 25 febbraio 2007

Fratelli e Sorelle del Cammino Neocatecumenale,

1. La pace e l’amore di nostro Signore Gesù Cristo siano sempre con voi.
Noi, ordinari cattolici di Terra Santa, vi rivolgiamo questa lettera all’inizio della Quaresima, nel quadro del piano pastorale comune per quest’anno, che ha come tema la catechesi e l’educazione religiosa nella parrocchia.
Fratelli e sorelle del Cammino, siete benvenuti nelle nostre diocesi.
Ringraziamo Dio per la grazia che il Signore vi ha data e per il carisma che il Santo Spirito ha effuso nella Chiesa tramite il vostro ministero della formazione post-battesimale.
Siamo riconoscenti per la vostra presenza in alcune delle nostre parrocchie, per la predicazione della Parola di Dio, per l’aiuto offerto ai nostri fedeli nell’approfondimento della loro fede e nel radicarsi nella loro propria chiesa locale, in “una sintesi di predicazione kerygmatica, cambiamento di vita e liturgia” (Statuti, articolo 8).
In seguito alla lettera che il Papa Benedetto XVI vi ha indirizzato il 12 gennaio 2006, e a quella della congregazione per il culto divino del 1 dicembre 2005, vi domandiamo di prendere posto nel cuore della parrocchia nella quale annunciate la Parola di Dio, evitando di fare un gruppo a parte. Vorremmo che poteste dire con san Paolo: “Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero” (I Corinzi 9, 19).
II principio al quale dobbiamo tutti insieme restare fedeli e informare la nostra azione pastorale dovrebbe essere “una parrocchia e una Eucaristia”. II vostro primo dovere perciò, se volete aiutare i fedeli a crescere nella fede, è di radicarli nelle parrocchie e nelle proprie tradizioni liturgiche nelle quali sono cresciuti da generazioni.
In Oriente, noi teniamo molto alla nostra liturgia e alle nostre tradizioni.
E’ la liturgia che ha molto contributo a conservare la fede cristiana nei nostri Paesi lungo la storia.
Il rito è come una carta d’identità e non solo un modo tra altri di pregare.
Vi preghiamo di aver la carità di capire e rispettare l’attaccamento dei nostri fedeli alle proprie liturgie.

2. L’Eucaristia è il sacramento di unità nella parrocchia e non di frazionamento.
Chiediamo pertanto che le celebrazioni eucaristiche, in tutti i riti orientali, nonchè nel rito latino, siano sempre presiedute dal parroco, o, nel caso del rito latino, in pieno accordo con lui.
Celebrate l’Eucaristia con la parrocchia e secondo il modo della Chiesa locale.
“Là dove c’è il vescovo, lì c’è la Chiesa”, ha scritto sant’ Ignazio di Antiochia.
Insegnate ai fedeli l’amore per le loro tradizioni liturgiche e mettete il vostro carisma al servizio dell’unità.

3. Vi chiediamo inoltre di mettervi seriamente allo studio della lingua e della cultura della gente, in segno di rispetto per loro e quale strumento di comprensione della loro anima e della loro storia, nel contesto della Terra Santa: pluralismo religioso, culturale e nazionale.
Inoltre, nei nostri Paesi, Palestina, Israele, Giordania, tutti sono alla ricerca della pace e della giustizia, una ricerca che fa parte integrante della nostra vita di cristiani.
Ogni predicazione dovrebbe guidare i nostri fedeli negli atteggiamenti concreti da assumere nei diversi contesti della vita e nella stessa situazione di conflitto che continua in Palestina: atteggiamento di perdono e di amore per il nemico, da un lato, e dall’altro, esigenza dei propri diritti: specialmente la dignità, la libertà e la giustizia.
Vi chiediamo di predicare un Vangelo incarnato nella vita, un Vangelo che illumini tutti gli aspetti della vita e radichi i fedeli in Gesù Cristo.
Risorto e in tutto il loro ambiente umano, culturale e ecclesiale.
Domandiamo a Dio di colmare i vostri cuori della sua forza e del suo amore, e di darvi la grazia affinché possiate colmare i cuori dei fedeli del suo amore e della sua forza.

+ Michel Sabbah, patriarca latino di Gerusalemme;
+ Elias Shakour, arcivescovo greco melchita cattolico di Acri, Haifa, Nazaret e di tutta la Galilea;
+ George El-Murr, arcivescovo greco melchita cattolico di Filadelfia, Petra e della Giordania;
+ Paul Sayyah, arcivescovo maronita di Haifa e della Terra Santa ed esarca patriarcale maronita di Gerusalemme, dei Territori Palestinesi e della Giordania; + Fouad Twal, vescovo coadiutore latino, Gerusalemme;
+ Kamal Bathish, vescovo ausiliare latino, Gerusalemme;
+ Selim Sayegh, vicario patriarcale latino per la Giordania;
+ Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale latino per Israele;
+ Pierre Melki, esarca patriarcale siro-cattolico di Gerusalemme, di Terra Santa e della Giordania;
+ George Bakar, esarca patriarcale greco melchita cattolico di Gerusalemme;
+ Rafael Minassian, esarca patriarcale armeno cattolico di Gerusalemme, di Terra Santa e di Giordania.

RISPOSTA

Non ho bisogno di aggiungere nulla al pezzo di Magister.

Maurizio Blondet



09/03/2007
Irrazionalismo pseudo-religioso

Dottor Blondet,

credo che Lei abbia toccato un grosso problema riguardo all’Iran ed alla possibilità di un attacco. Razionalità vorrebbe che gli USA ci pensassero non una, ma 10 volte prima di un attacco, conciati come sono attualmente.
Ma qui abbiamo un elemento in più: l’elemento messianico pseudo-religioso che si sta rivelando, a mio modesto parere, più pericoloso della classica ideologia politica.
Credo che sia più facile ragionare con un fanatico politico che con un fanatico pseudo-religioso. Ecco perchè detto per inciso, secondo me è difficile trattare con un radicale: per Pannella la politica assume una dimensione pseudo-sacrale ed ecco che la sua politica è particolarmente diabolica: colpisce la Vita e la Verità come pochi politici riuscirebbero a fare.
Ma almeno loro sono dichiaratamente contro la Chiesa cattolica e quindi più facilmente individuabili come pericolosi.
Ma che dire di un Bush , presidente “cristiano”? Presidente “contro l’aborto”? Presidente “che difende la famiglia”?
Gente tipo Ferrara (tanto per fare un “grosso” esempio) può permettersi di essere benvoluta dai cattolici perchè (tra una difesa alla politica guerrafondaia di Bush ed una alla politica della pulizia etnica israeliana) fa qualche citazione biblica o qualche inno alla vita non manipolabile.
Insomma concludendo (e mi scusi la battuta volgare), sempre di più ritengo necessario indossare le mutande di acciaio con serratura a doppia mandata.
Buon lavoro

Giancarlo da Padova



08/03/2007
Richiesta opinione FP

Caro Blondet,

sono una RSU FIOM CGIL molto critica nei confronti della mia organizzazione, oltrechè un tuo grande estimatore.
Ti chiederei di pubblicare qualche cosa sull'’affare del secolo qui in Italia, cioè l’enorme business dei Fondi pensione che si prepara in Italia!
Ho letto l’intervista sul Corsera dei primi di febbraio a Vito Gamberale, che è illuminante per comprendere ciò che si prepara.
Come sai questo personaggio è stato messo a comando di questa finanziaria a partecipazione, praticamente fatta da Prodi-Bazoli, cioè in questa finanziaria c’è un pezzo pubblico più tutto il ruolo di Intesa.
Che cosa dice Gamberale?
Dice in sostanza questo: a cosa serve questa finanziaria?
Serve ad intervenire sul terreno delle privatizzazioni, cioè dà per scontato che ci sarà un operazione di privatizzazioni.
Ma siccome questo capitalismo o quello che è rimasto è meno fesso di Berlusconi (che secondo me stanno distruggendo con le alleanze con Murdoch e le grandi multinazionali dell’informazione, per cui anche lo strapotere di Silvio calerà), questo nuovo capitalismo italiano - più moderno e d’avanguardia, e meno “siur Bramilla” di Berlusconi - ha già in mente un suo progetto sociale, ed ha in mente anche di ricostruire strumenti di intervento che intervengano a valle di un processo che è quello delle privatizzazioni.
Alla luce di questo io non escudo affatto che anche questa fase che oggi vede il Sindacato un po’ stupidamente e fanaticamente coinvolto su questa faccenda che dice ai lavoratori “difendete i vostri Fondi” - siano solo un passaggio, perché più avanti non resterà così, non resteranno tutti questi micro-fondi di categoria in concorrenza (esempio per i meccanici: Cometa che è grande; Fondapi per piccole aziende che ha 25mila iscritti, non c’ha la massa; oppure Artifond per gli artigiani che ha 4.500 iscritti; oppure CooperLavoro che ha 10mila iscritti).
Dietro questa prima “fase uno” ci sarà una “fase due” dei fondi in cui ci saranno Bazoli e gli altri che li prenderanno in mano loro!

Tu cosa ne pensi ?
Un abbraccio

RISPOSTA

Penso che hai perfettamente ragione.
Il TFR è perduto fin dal primo momento, per i lavoratori.
Non lo vedrete più.

Maurizio Blondet



07/03/2007
La Bibbia degli ebrei

Caro Direttore,

veramente lei mi ha fatto piangere con quest’articolo sulla religione dell’olocausto.
Dopo la lettura di tale articolo ho detto fra me e me: che disgraziato popolo ebreo!!
Noto tuttavia, che i testi del Nuovo Testamento, citano solo alcuni testi del Vecchio Testamento, ad esempio Isaia (che sicuramente gli ebrei non ameranno, per le sue profezie scomode!), l’Esodo, La Genesi o Daniele, ma niente di Ester, Cantico dei cantici.
Insomma, i Padri della Chiesa infatti hanno centrato tutto su Dio, mentre gli ebrei centrano tutto sull’essere ebreo.
E’ una sciagura davvero.
Dobbiamo compiangerli.
Dovrebbero leggere tutti gli scritti dell’apostolo Paolo per uscire da quel disastroso stato mentale.
Cordiali saluti.

Noah Irénée

RISPOSTA

Infatti ho conferma, da francescani in Terra Santa impegnati nel dialogo, che spesso i grandi studiosi ebraici non conoscono Isaia (uno di loro si stupì quando seppe dal francescano che Isaia dichiarava volontà di Dio essere Gerusalemme “casa di preghiera per tutte le genti”, non solo per i giudei).
Notoriamente la bibbia ebraica comprende solo i primi cinque libri, i normativi - precettistici e i testi “storici”.
Poco o nulla i profeti.

Maurizio Blondet



07/03/2007
Dall'Afghanistan

Gentilissimo Blondet,

le scrivo per comunicarle che sono ad Herat in Afghanistan con la riserva selezionata del CIMIC gruppo per la ricostruzione e lo sviluppo dell’esercito italiano in seno alla NATO.
Sono certo che lei condividerebbe ancora di più la mia scelta se conoscesse anche le ragioni che la hanno motivata: portare un po’ di umanità e cristianità autentica in uno scontro tra civiltà, culture, religioni, modelli di società.
Qui ho incontrato una popolazione fatta di gente semplice ma genuina come eravamo noi italiani prima dell’ultima guerra.
Ho avuto un tuffo al cuore quando avvicinandomi a queste piccole comunità disperse fra i monti ho rivisto origini antiche di valori, ordini sociali, familiarità e ospitalità.
Pur vestiti da militari siamo stati accolti, forse perchè portiamo la bandiera italiana, come amici.
Oramai sto operando per la costruzione di pozzi.
Pensavo di finanziarne io stesso almeno uno tramite le mie organizzazioni.
Ad essere sincero uno vorrei finanziarlo io personalmente.
Avrei piacere che, anche attraverso nostre comuni amicizie potesse essere dato giusto risalto a questa gente e ad iniziative che eventualmente potessero essere sviluppate per sensibilizzare il mondo su queste popolazioni che vivono sul bordo del mondo, che ignorano anche i princìpi basilari della produzione di energia e di utilizzo, in maniera opportuna, della acqua.
Sono come bambini.
Costruiscono case di fango come facevamo noi da giovani e hanno solo saputo adattare le tecniche costruttive alle loro prime necessità di procurarsi calore e refrigerio in una terra ostile dove le escursioni termiche sono molto alte tra il giorno e la notte.
Attendo con viva gioia un suo riscontro alla proposta di cominciare da qui quello che poi in Italia e nel resto del mondo potrebbe essere un logo: Progetto Pozzi Borghi di Xenobia.

Un'abbraccio forte

professor architetto Marco Turi Daniele
From: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Risposta

Anch’io ho visto l’antica dignità di questo popolo.
E l’atteggiamento degli italiani in divisa tra loro.
Una mia giovane interprete rimase esterrefatta quando vide i soldati italiani portare riso, olio e cibi ad un ospedale di poveri mutilati; non riusciva a capacitarsi.
Come mai ti sorprendi tanto?, le chiesi.
E lei: perchè da noi, i soldati in uniforme non portano il cibo alla gente; glielo rubano.
Ecco, ho capito che questa è la nostra civiltà europea.

Maurizio Blondet



07/03/2007
La religione dell'olocausto

Signori!

Dopo aver letto l’articolo sul Libro di Ester e l’olocausto ritengo di fare un ultimo tentativo inviandovi due miei scritti sperando che risultino comprensibili anche a voi.
Ricordatevi che nei lager nazisti vi erano pure molti religiosi cattolici, anche tedeschi.
Ricordatevi che essere ebreo è una sorte; sua eminenza il cardinale Lustiger avrebbe dovuto portare la stella gialla.
Saluti

Wolf Murmelstein

RISPOSTA

Il signor Murmelstein ci invia due scritti dal titolo “Cronologia della Shoah” e “Lo sfondo storico del Libro di Ester - a Purim si devono ricordare le lotte contro le persecuzioni”.
Insomma, egli conferma la sindrome da stress pre-traumatico descritta da Atzmon: la “persecuzione” descritta nel libro di Ester non ha alcun fondamento storico, ed è appunto uno strumento ideologico per “ricordare le lotte contro persecuzioni” sempre temute, e spesso non avvenute.
Scriva a Gilad le sue obiezioni.
A me piacerebbe capire cosa significa che lei fa “l’ultimo tentativo” con noi.
Cosa succede dopo? Si passa all’assassinio mirato?

Maurizio Blondet



07/03/2007
Lettera firmata

Egregio Direttore,

ho mandato numerose mail a Di Pietro ed al “paladino” Grillo; adesso la mando a Lei nella speranza di avere informazioni e perchè no conforto in una situazione venutasi a creare nel 1998.
In tale anno con sentenza il tribunale dichiara la mia ditta fallita per 30milioni di vecchie lire senza che mi sia stata notificata sentenza di fallimento nè a me nè ai soci.
La società creditrice in un secondo momento resasi conto dell’inutilità del credito, in quanto erano crediti riconducibili a “prestiti”, si ritira dal passivo.
Alla verifica del passivo di giugno non c’erano e non ci sono fornitori che vantano crediti da me o dalla S.N.C.
A settembre dello stesso anno si inserisce la Montepaschi Serit per tasse e balzelli vari non pagati. Sono stato convocato dal pm il quale ha accertato che non mi si era stata notificata sentenza di fallimento.
Purtroppo non avendo più soldi non sono stato assistito a dovere e quindi tutt’ora risulto un soggetto fallito, con tutte le conseguenze derivate da questa situazione.
Adesso le chiedo: ma è giusto che essendo stato emanato da questo governo un indulto per i reati ben più gravi del mio io non possa averne beneficiato? Dovrò a 47 anni vivere per tutta la mia vita con un simile fardello sulle spalle?
Non posso votare, non posso lavorare o fare concorsi, non posso aprire una partita IVA, etc.
Mi sarebbe piaciuto fare politica ma mentre persone con reati ben più gravi, e lei come tante altre persone ne conosce qualcuna, siedono in parlamento io devo arrabbattarmi con lavori saltuari ed in nero, lo dico e lo ridico IN NERO perchè nella mia situazione lo preferisco.
Mi auguro che legga il mio sfogo e mi dia una risposta in privato su quello che potrei fare per uscire da questa situazione.

Lettera firmata



07/03/2007
The Great War for Civilisation

Buongiorno,

sto leggendo l’ultima fatica di R. Fisk, il noto corrispondente dell’Independent dall’estero.
“Cronache mediorientali: il grande inviato di guerra inglese racconta cent’anni di invasioni, tragedie e tradimenti”, pessima traduzione di “The Great War for Civilisation: The Conquest of the Middle East”; è un libro vasto che comprende tutti gli avvenimenti che hanno interessato il Medio Oriente e l’area Mediterranea africana, dall’invasione sovietica in Afghanistan in poi, con vari riferimenti alle guerre europee del XX secolo.
Semplicemente mi piacerebbe sapere se lei ha letto questo libro, cosa ne pensa oppure cosa ne pensa di R. Fisk.
Grazie

Rocco

RISPOSTA

Non ho letto il libro, ma leggo regolarmente gli articoli di Fisk.
E’ un vero esperto del Medio Oriente, un arabista che conosce le lingue, un grande giornalista, che per dire la verità ha pagato dei prezzi.

Maurizio Blondet



06/03/2007
Michele

Caro Maurizio,

scusami fin dall’inizio per questa lettera che è abbastanza disordinata e disorganizzata.
Per ora non posso far meglio.
Ho letto la lettera di quel ragazzo (ex) di CL riportata in “Il giornalista come la Samaritana”.
Mi batteva il cuore leggendola, perchè ha descritto un’esperienza non lontano, diciamo così, da quello che vedo e vivo all’interno di CL.
Sono anch’io, come più volte ti ho scritto, di CL.
Lo sono i miei genitori.
Per questo devo molto, forse tutto, dell’esperienza cristiana che vivo, alla persona di Giussani (anche perchè dalla mia parrocchia me ne sono andato appena ho potuto, dopo la Cresima - era deprimente).
E so, però, dicendo così, che devo ringraziarne Dio.
E lo ringrazio, sentendomi la persona più indegna di un tale dono.
Non ho mai conosciuto don Giussani.
Sono stati i miei genitori con la semplice vita che conducono a darmi oltre al pane la Parola.
Non di solo pane...
Lavorano tutto il giorno, e si addormentano appena si siedono, o quasi.
Io ogni tanto aiuto mio babbo.
Siamo quattro figli, io il più grande.
In tre facciamo l’università.
Loro prendono più o meno 1.200 euro a testa al mese.
Figurati.
A me non interessa CL in quanto CL.
Non me ne frega niente.
Anzi.
A me interessa quell’Uomo che al pozzo chiede e offre da bere.
Io l’ho visto nei miei genitori prima di tutto.
Che non mi hanno mai detto: devi andare a Messa, devi entrare in CL, devi andare a scuola di comunità.
Sono delle persone secondo me uniche al mondo, i miei genitori.
Partecipo all’esperienza ecclesiale di CL perchè per ora si è rivelato il mezzo più efficacie e concreto, per me, di vivere la fede.

Io riporto a mio babbo tutto quello che dici e che scrivi.
Lui fin dall’inizio si è dimostrato di una apertura di mente che mi ha spiazzato.
Tante volte dice, senza saperlo, cose che dici tu.
Lui usa la testa.
Non come tanti ciellini.
Mi chiede a volte: cosa dice Blondet?
Gli piace molto la storia.
E’ un ciellino sui generis.
Come un po’ mi ritengo io, perchè anch’io vedo in CL quello che ha scritto quel ragazzo (ovviamente non generalizzabile su ogni persona, ma generalizzabile).
Quasi una decadenza, non so.
Spero infine di sbagliarmi.
Lo spero proprio, e prego anche, per questo.
Io, grazie ai tuoi articoli e ai tuoi libri, ho iniziato una mia newsletter, attraverso cui riporto ai miei amici quello che tu scrivi sul sito (più altri argomenti inerenti).
Quante rimostranze, quante perplessità, quanti dubbi mi sono stati espressi.
Eppure la realtà è lì a testimoniare! Come è possibile tanta ottusità? E tanto astio?
E tanta impossibilità a un dialogo, ad un conversare tra persone ragionevoli?
A volte penso che siamo soggetti ad un lavaggio del cervello, volontario o meno, per cui si pende dalle labbra del “capo”.
Non c’è verifica personale, insomma.
Non ci sono persone vive, o meglio molto poche rispetto a quello che si vorrebbe far credere.
Il primato della realtà: questa è una delle cose più belle e potenti che l’insegnamento di Giussani mi porta nella vita.
Proprio per il primato della realtà, delle cose nel senso più materiale del termine, io credo a quello che scrivi; quando ho scoperto il tuo pensiero mi sono detto: non può esser vero! Finalmente un uomo, cattolico, che nel suo lavoro affronta quelle tematiche che fin da adolescente o poco più mi interrogavano riguardo al destino della Chiesa e del popolo cristiano nel mondo e riguardo all’opera del maligno.
E allora mi chiedo: perchè tanti ciellini si definiscono tali, se ragionano (o meglio non ragionano) come pecore?

Giussani ha portato un contributo molto grande alla vita della Chiesa.
Per me è innegabile.
Ha sempre invitato le persone ad essere fino in fondo ragionevoli, ad usare la ragione come va usata.
E così facendo non ci si può non accorgere di desiderare ardentemente il volto di Gesù, la sua compagnia umana.
Tutto qui.
E Giussani più volte ha detto di non aver voluto fondare niente; e allora perchè formalizziamo tutto fino all’eccesso?
A volte mi sembra che tra noi ciellini ci sia un eccessivo compiacersi di fare bei discorsi, di far tornare i conti, di dedicarsi a tante attività che non sempre sono il miglior compromesso tra tempo e risultati, dimenticando il perchè, il senso.
O dimenticando semplicemente lo studio.
Senza chiedersi perchè.
Io sono molto criticone.
Sono brontolone, anche troppo.
Riconosco in questo una mia grande mancanza.
E non mi (mi perchè parlo con me stesso, dato che non trovo grande udienza) risparmio aspre critiche a tanti modi di fare e comportarsi.
A me piace molto l’impostazione di Giussani; mi sento interpellato molto direttamente leggendolo. A me piace Giussani semplicemente perchè mi parla di Gesù, e del perchè è interessante per me.
Ritengo fondamentale soprattutto il suo libro “Il senso religioso”, e in particolare i capitoli 1, 2, 3 e 10.
Io per ora non ho in programma di uscire da CL, perchè, come detto, è il luogo per ora più utile alla mia fede [no, in realtà è la Chiesa, è la santa Messa nel momento dell’Eucarestia, e la confessione; comunque ci siamo capiti].
Non capisco tante scelte politiche, culturali di CL.
Tante.
Tanti giudizi, in particolare sugli USA e Israele, come dice quel ragazzo.
Cose tanto importanti trattate come si tratta un vecchio cellulare.
Noto soprattutto una non disponibilità a confrontarsi, a causa di una arroganza, di un sentirsi migliori di altri, per chissà quale motivo.
E una attitudine a esprimere giudizi definitivi e avventati su certe altre esperienze o fatti.
Infatti spesso mi sento solo, senza possibilità di parlare di quello che mi sta a cuore veramente, per paura di sbattere in un muro.
E allora se non posso parlare, ascolto.
La musica.
Classica, soprattutto.
Ma anche di questa non posso parlare con nessuno, se non con mio babbo.
Come pure dei film di Fellini.
C’ infatti poco amore della bellezza, della cultura nel senso più bello del termine.
Ci si perde a cincischiare con tante cose, senza cercare la bellezza.
Ho scritto a te perchè ho l’impressione che tu sia una persona in grado di capire, di usare la testa. Scusami ancora per l’esposizione, e per la mancanza, in fondo, di argomentazioni valide o interessanti.
Adesso mi preparo a prendere il treno per Bologna.

Buon Lavoro

Michele, Rimini

RISPOSTA

Voglio precisare a te (e agli altri) che la mia critica di CL non si estende ai ciellini “qualunque”.
Molti di loro hanno trovato lì la loro via di fede, e la vivono sinceramente; come sono convinto che sia tuo padre, del resto uomo maturo.
Io ne ho conosciuti e sono stato per anni un loro grato ammiratore.
Quel “pensare in gruppo”, conformista e astioso, che tu indichi, aveva un senso in tempi di battaglie universitarie: perciò lo sopportavo e lo giustificavo.
Oltretutto, il “pensare con la propria testa” non è cosa da chiedere a tutti.
Ora però, per molti caporioni, CL è diventato un mestiere, un modo per piazzarsi e per occupare potere.
E questo per di più nel nome di Cristo: si tratta di simonia.

Maurizio Blondet



06/03/2007
Massimo C.

Caro Maurizio,

è commovente la voce dello studente universitario, alla quale voglio aggiungere quella di un “vecchio” come me che è stato in pellegrinaggio in Israele nell’estate del 2005.
Quello che ho visto ed ascoltato mi ha sconvolto ed ha cambiato il corso dei miei pensieri: il sacerdote che ci accompagnava sui luoghi santi vive da quasi trent’anni a Gerusalemme come insegnante e si confidava con noi molto poco, come uno che ha paura di parlare; ma tra le pieghe dei suoi silenzi non potrò mai dimenticare alcune frasi dette tra i denti e a voce bassa, come se non ce la facessero a non tracimare, quelle parole: mi disse che nei quasi trent’anni che viveva lì ogni tanto aveva incontrato tra gli arabi una persona cattiva, ma ogni tanto tra gli ebrei aveva trovato una persona buona!!!
Alla fine del pellegrinaggio, quando c’era da visitare il museo dell’olocausto, (visita obbligatoria per tutti i pellegrini; nota del redattore) il sacerdote non scese neanche dal pulmann, lui che era il primo a camminare davanti a noi ad ogni tappa.
Non gli ho chiesto perchè non è entrato nel museo, ma ho maturato e macerato dentro di me la comprensione di quel rifiuto nel corso dei mesi successivi e ho cercato dappertutto (su internet, anche nel tuo sito) le ragioni del dolore che accompagna quel sacerdote ormai alle soglie della pensione in quella terra martoriata, e ho capito quale sforzo devo fare per impedire al mio cervello di essere schiacciato dalla propaganda “ufficiale” e di essere portato all’ammasso da una opinione pubblica ormai unidirezionale perchè plagiata e indottrinata dal regime in cui viviamo quasi a livello planetario.
Il Grande Fratello ormai fra poco ci osserva quasi ad ogni angolo delle strade con le sue telecamere messe lì per ragioni di “ordine pubblico”.
Stiamo arrivando al punto che un segno della croce sarà visto come un’offesa alle altre religioni.
Io già dico (sottovoce) a qualche conoscente che appartengo alla “setta” dei cattolici, un po’ per celia e un po’ per non morire.
Ciao, vecchio (come tu ti sei definito), un vecchio ti saluta.

Massimo C.



06/03/2007
Sasha Baron Cohen

Buona domenica Direttore,

mi chiedo se il “cult” Borat - adesso anche in Italia - sarebbe diventato cult lo stesso se il protagonista non fosse stato ebreo ma chennesò cattolico e tedesco.
Nel film - che fra l’altro non mi sembra tutto questo capolavoro di comicità, ma semmai una triste constatazione della nostra civiltà ormai alla frutta - si fa sfoggio di termini e atteggiamenti iper-razzisti contro arabi, ispanici, negri e - per non dare troppo nell’occhio - anche ebrei che non sarebbero permessi a nessun altro mortale.
Il film si è preso querele e denunce da governi e associazioni di mezzo mondo ma a nessuno è venuto in mente di chiedere di ritirarlo dalle sale, come è avvenuto invece per il libro di Toaff. Chiaro, brindare a Bush e augurargli di bere il sangue di ogni uomo, donna e bambino iracheno (come fa Borat in mezzo a una folla di bruti con le camicie a scacchi presenti a un rodeo in America) anche se scherzando si può fare.
Dire invece (seppur sommessamente e con tutte le cautele del caso) che per il beato Simonino esistono delle prove documentali che attestano la veridicità dei fatti, beh quello non si può dire.
E che cazzo, finché si scherza si scherza.

Saluti

M. G.



06/03/2007
Matteo

Buongiorno signor Blondet,

le vorrei scrivere spesso per ringraziarla dei suoi articoli e degli spunti di riflessione che ne ricevo, ma per vari motivi non riesco a scriverle tutto ciò che ho in mente; oggi le scrivo per un motivo futile, ma che mi sembra degno di nota per lei, che suppongo non guardi la televisione.
Io la guardo solo raramente, alcuni programmi ritengo siano interessanti, ma per caso, ieri notte, non riuscendo a dormire, alla 1,30 circa mi sono sintonizzato su RAI2, due e ho assistito alla sigla di un programma dal nome tipo “Cronache ebraiche” a cura di una associazione ebraica; perdoni la approssimazione ma, data l’ora, non me ne ricordo titolo e nomi precisi.
Se vuole sono sicuro che può controllare nel palinsesto RAI.
Ebbene mi sono fermato a guardare incuriosito perchè pensavo che fosse la sigla di un programma satirico o demenziale, invece è cominciato un servizio sul “rapimento di 2 israeliani sul territorio israeliano” con “un attacco in forze da hezbollah”; seguono foto dei due soldati, e i genitori in “tour” per pubblicizzare l’accaduto insieme ad esponenti di associazioni ebraiche.
Non ho resistito altri 5 minuti e ho spento chiedendomi se fosse una allucinazione da ora tarda; poi mi è venuto in mente che anche nel pomeriggio a “Passpartout” di Daverio su RAI3 si parlava di Davide, David e Gerusalemme in un modo che mi sembrava non appropriato...
Insomma ho avuto due prove che continuano a spingere sulla loro visibilità; oggi mi rendo conto che avrei potuto registrare il programma per intero per farmi una idea se sono veramente matti o cosa...
Aggiungo che nel pomeriggio ero a metà del libro “1984”, praticamente cronaca moderna, e spero possa comprendere come io stia provando una mezza “epifania”…
La ringrazio ancora per i suoi articoli; cordiali saluti.

Matteo



06/03/2007
Pasque di sangue e Fiamma Nirenstein

Caro direttore,

sono uno dei pochi possessori del libro del professor Ariel Toaff, “Pasque di sangue”.
E’ un libro molto bello, che in realtà solo di passaggio affronta il problema dell’omicidio di san Simonino e solo in piccola parte utilizza fonti tratte da interrogatori con tortura.
In realtà la gran parte del libro ricostruisce l’odio anticristiano degli ebrei e la propensione molto forte in ambiente askenazi a ricorrere al sangue per ottenere guarigioni o ottenere benedizioni (per sè), maledizioni (per gli altri).
Nel primo capitolo vengono descritte le vicende giudiziarie di un tipico “finanziere” ebreo degli inizi dell’età moderna.
Nei capitoli successivi si mostra come le autorità, i poteri dell’epoca, tendessero a proteggere gli ebrei dal sentimento antisemita diffuso a livello popolare.
Si cita il caso di Ludovico il Moro.
Quindi si citano le esecrazioni anticristiane contenuti in testi religiosi assai diffusi tra gli ebrei.
Si entra nel vivo delle pratiche rituali ebraiche: appare evidente come il cuore di molte celebrazioni rituali sia proprio l’atto di maledizione.
Il rabbino o il capofamiglia invoca la rovina, la maledizione per i cristiani, e lo sterminio!
Dunque la pulsa de nira, la maledizione rituale scagliata nei cimiteri di Gerusalemme contro Rabin e Sharon non è un fenomeno eccentrico rispetto alla norma...
Si mostra anche come nel luogo più sacro della religione, la sinagoga, fosse lecito e addirittura doveroso lasciarsi andare a manifestazioni oscene di odio anticristiano con le parole e con i gesti...
Quindi Toaff passa a mostrare sulle credenze medico-magiche basate sulle virtù del sangue e sui criteri con cui gli askenazi aggiravano l’interdetto biblico all’uso del sangue.
Utilizzando ad esempio sangue polverizzato (che non sarebbe più sangue!!!) o utilizzando sangue di non ebrei (che non sarebbero uomini!!!).
Dunque sono assolute menzogne quelle proferite coscientemente dai rabbini che hanno detto: il libro di Toaff è falso perchè la Bibbia vieta l’uso del sangue... se è per questo la Bibbia vieterebbe anche l’esercizio dell’usura...
Quindi si dilunga sull’omicidio e il processo sul caso di san Simonino.
Interessantissimi gli ultimi capitoli quando Toaff mostra l’attività di lobby (il termine lobby è del figlio del rabbino capo) intorno alla curia di Roma.
La “lobby” riesce a corrompere l’inviato del Papa - che si adopera per la liberazione degli ebrei accusati.
Ma non riesce a corrompere il vescovo-principe di Trento... e allora progetta di assassinarlo!
E questa - se i rabbini consentono - è storia.
In definitiva “Pasque di Sangue” è un bellissimo libro di storia delle religioni.
La povera Fiamma Nirenstein - la moglie del colonnello israeliano - mi sembra invece sempre più sull’orlo di una crisi di nervi.
Ho visto a Matrix questa bugiarda patologica, che inanellava menzogne così spudorate da mettere in imbarazzo Mentana.
”Il libro di Toaff non è più in circolazione perchè si sono esaurite le copie”. (sic)
”Toaff si è ricreduto e ha ritenuto di dover ritirare il libro”. (sic)
Caro direttore un’ultima considerazione.
A Roma il rabbino capo Israel Zolli, si convertì al cristianesimo è assunse il nome benedetto di Eugenio.
Ora il figlio del rabbino capo di Roma scrive un libro giusto, vero, equilibrato, delicato.
Che vi è mai a Roma che “tenet”, che trattiene gli ebrei (o almeno una piccola preziosa parte) dallo scivolare verso la deriva catastrofica lungo la china tracciata dal Sinedrio quel venerdì di tanti anni fa?

Affettuosi saluti

Paolo C.



05/03/2007
Sulla caduta di Wall Street

Egregio Direttore,

leggo sempre con attenzione i Suoi articoli, e pertanto, al modesto fine di darLe qualche notizia in più (per ampliare il quadro), vorrei metterLa al corrente di qualche piccolo retroscena sulla caduta di Wall Street del 1929.
Per varie ragioni ho studiato la situazione del crollo di Wall Street: mi pare che una parte “esagerata” nella causazione degli eventi sia stata data agli speculatori (tra cui il padre di John Kennedy, Joseph), mentre poco o nulla è stato attribuito al governo di Hoover, presidente dal 1928 al 1931.
Leggendo i libri di Murray Rothbard (pensatore con cui ho ben poco in comune), ho scoperto una versione dei fatti leggermente diversa: il Governo Federale non era improntato ad un laissez faire come comunemente ci viene raccontato; anzi vi era un interventismo a favore dei soliti, noti, squali della finanza: i fratelli Warburg, Prescott Bush, il già citato Joe Kennedy (che, ahilui pagò sproporzionatamente il suo “debito”, mentre era ancora in vita) e molti altri più o meno noti (che Lei, sicuramente conoscerà meglio di me).
Roosevelt non modificò granchè il programma del suo predecessore, solo lo ammantò di una patina di pubbliche relazioni, di cui ottimo esempio sono le famosissime “Fireside Chats” alla radio: non chiaccherate davanti al focolare, ma vere e proprie lezioni di propaganda che ammansirono il popolo americano (all’epoca molto meno bue di quello odierno).
Altri colpi di genio furono la costituzione delle Tennessee Valley Authority, con la formazione di un ente statale i cui meriti furono ingigantiti, e la creazione della SEC, ossia un ente di controllo della Borsa, affidato proprio a Joe Kennedy (che comunque lo gestì decentemente).
Tuttavia, il modo in cui FDR uscì dalla crisi del 1929 (ignorato dai cantori dell’americanismo sempre e comunque) fu la Lease & Loan Act (Legge Affiti e Prestiti) con cui gli USA indebitarono quasi tutti i contendenti della 2° Guerra Mondiale, scaldando i motori per la discesa in campo, che avvenne a Pearl Harbor.
Per chiudere questo parallelo (scusandomi per la prolissità), dubito fortemente che Bush attuerà la politica del casus belli a suo tempo applicata da FDR: ha giocato l’asso una volta, e un’altra ha bluffato.
Gli altri giocatori al tavolo (Cina, Russia, India) non sopporteranno un bluff minore (Israele vs Iran) che rischia di far saltare il gioco.
Perlomeno finchè gli USA saranno alle porte di una crisi così pesante.
Specialmente ora, che le banche hanno iniziato a mietere il grano, pardon i mutuatari che non possono rientrare dei loro prestiti, contratti per le case.
Questa gente non potrà essere tenuta ancora per molto nel giogo del Sogno Americano.
I loro predecessori tenevano il loro debito in limiti accettabili e accettavano implicitamente la propaganda presa in dosi da cavallo.
Ora il bue si sta trasformando, suo malgrado, in toro.
Sarà Furore?

Con stima

S. C.

RISPOSTA

Interessanti le sue tesi.
Sul ‘29 e cosa lo innescò non si finirà mai di discutere.
Tuttavia, pare che a Shanghai le impiegate e i taxisti siano andati a giocare in Borsa con denaro prestato dalle banche, uno scenario tipico da ‘29.
Qui di seguito, in inglese, altri punti in comune, tratti dal sito WSW.

The immediate cause for the China slump appears to have been concerns that financial authorities were about to take action to curb speculation, including a lift in interest rates and a capital gains tax. The rumoured action has sparked fears that riskier financial trades and investments around the world could now be in danger.
”What we’re looking at here is a big move away from risk”, David Durrant, a currency analyst with a New York investment management firm, told Reuters.
“The big fall in Chinese stocks especially has got some people nervous about the carry trade”. The carry trade refers to the process in which financial investors borrow money in one currency at a low interest rate and then place it in high-risk assets in other markets.
This process causes what are considered distortions in currency exchange rates.
For example, while the Japanese currency should be strengthening because of increased economic growth, the carry trade has seen a fall in the value of the yen as investors transfer yen holdings elsewhere.
Large profits can be made from these transactions but they depend on market stability.
Once that comes into question, with an event like the China sell-off, there can be a rush for the exits.
Yesterday, International Monetary Fund managing director, Rodrigo Rato, warned that carry trades “could lead to more entrenched exchange rate misalignments that worsen global imbalances”.
Rato said the actual size of the carry trade-estimated to be anywhere from $200 billion to $1 trillion-was unknown, adding that there was no “simple solution” to the problems.
Financial markets and countries would be exposed if there were a sudden unwinding of financial flows, he warned.

Maurizio Blondet



05/03/2007
A proposito di Europe 2020

Buongiorno gentile Direttore,

seguo i mercati finanziare da professionista da diversi decenni.
Ho visto la sua citazione di Europe2020: è da più di un anno che questo gruppo di ricerca preannuncia con date precisissime, che di volta in volta vengono spostate in avanti, l’Armageddon dei mercati finanziari.
Nel frattempo i mercati sono saliti di più del 30 %, e alcuni anche molto di più.
Un altro molto bravo nel prevedere cataclismi è LaRouche (che sicuramente conosce): sul suo sito www.movisol.org, ci sono continui allarmi sugli sbilanciamenti mondiali.
Aggiungiamo a questa lista il nostro professor Arcucci, che si è praticamente perso (a leggere i suoi bollettini di sventura) tutto il rialzo dal 2002 ad oggi.
Gli sbilanciamenti ci sono, e anche secondo me abbiamo di fronte un periodo di elevatissima turbolenza e potenziali discese verticali.
Shanghai che perde il 10 % non è che l inizio.
Tuttavia nonostante alla fine queste previsioni si possano rivelare corrette, mi permetto di diffidare di chi, da sempre, pronostica crolli a senso unico: prima o poi ne prenderà pur uno! se mettiamo insieme tutte le loro precisissime previsioni (con dettaglio di date e eventi scatenanti) sbagliate, allora il crollo deve essere almeno del 70/80 % per bilanciare le salite mancate.
Una cosa infatti è leggere la research di Stephen Roach (chief economist di Morgan Stanley), il quale 15 giorni fa ha deciso di sottopesare l’ azionario (non ci sono più le condizioni per restare sovrappesati, scelta che avevano deciso a luglio 2006): questo signore ha la responsabilità di miliardi di dollari di gestioni patrimoniali e prima di sbilanciarsi in una previsione, che può rivelarsi molto dannosa per i suoi clienti e per il portafoglio della sua società, ci pensa più e più volte.
Invece questi studi di ricerca, tutto sommato, il massimo che possono rischiare è la mancata sottoscrizione dei loro bollettini e quindi possono permettersi di urlare “al lupo al lupo” quando vogliono e senza eccessivi rischi personali.
Chi si confronta giornalmente sui mercati deve stare molto attento a non cadere in facili entusiasmi sia dal lato negativo che dal lato positivo: gli allarmismi, se continui, diventano inutili e banali.
I veri grandi economisti sono quelli che puntualmente prevedono l’andamento dei mercati, rimanendo flessibili sia al rialzo che al ribasso, altrimenti si rischia il paradosso per cui si considera preciso un orologio fermo perchè, nella sua staticità e continuità di previsione, due volte al giorno segna l’ora con precisione atomica (come chi continua sempre e solo a prevedere disastri), mentre fa meno notizia l’ orologio che va sempre indietro di 2 minuti…

Cordiali saluti

Antonio

RISPOSTA

Non ha tutti i torti dal suo punto di vista.
Che è il punto di vista dell’operatore di borsa giorno per giorno.
Il mio (purtroppo forse) non è quello, non ho azioni, guardo ai “fondamentali”.

Maurizio Blondet



05/03/2007
G. C.

Egregio dottor Blondet,

nella lettera dell’universitario 22enne e nella Sua risposta ci sono diversi spunti significativi.
Mi permetto tuttavia di osservare che la Sua trattazione della “verità” in riferimento all’“udire” piuttosto che al “leggere” è piuttosto discutibile.
Lei confonde la “testimonianza” con “l’acquisizione della verità”.
La prima è ovviamente legata ad un vissuto, ma non esaurisce nè si identifica necessariamente con la verità.
Se così fosse, per fare un esempio applicato al campo storico, la memorialistica dovrebbe essere di gran lunga la fonte privilegiata di comprensione del passato, mentre sappiamo bene che questa forma di letteratura storiografica non è esente da tutta una serie di problemi in termini di affidabilità.
Insomma: va accostata con un approccio adeguato.
Non ha alcun senso dire che “leggere” è molto meno importante che “udire”.
Udiamo tante cose false, falsità orali, efficaci proprio perchè apparentemente veritiere cioè “espressioni dal vivo”.
Sono talmente tante e sofisticate che è molto meglio talvolta un sorvegliato e ponderato esercizio della lettura e una obiettiva analisi dei dati.
Viviamo in tempi in cui i diffusori dell’informazione possono essere non solo prezzolati (ci troviamo in una selva di betulle? chissà…) o in malafede, ma molto spesso sono dei semplici “tifosi”, faziosi per appartenenza emotiva ad uno schieramento.
Costoro non saprebbero ammettere la verità neanche se la udissero dal Padreterno in persona e con loro i loro stessi lettori, che cercano esattamente le fonti di informazione in sintonia col loro pregiudizio.

E’ normale che buona parte della nostra vita sia alimentata da informazioni indirette, “non esperienziali”.
Ben poco di ciò che sappiamo deriva da un’esperienza diretta.
Ma questo non ha alcun valore limitante nè sulla nostra capacità di conoscere nè sulla comprensione della verità.
Sarebbe come dire che lo studio della storia è inutile.
Nessuno scienziato è mai stato su Saturno, tuttavia non dubitiamo che i famosi anelli di quel pianeta abbiamo una determinata struttura e composizione accertate in base alle conoscenze e ai metodi affinati dagli astrofisica (che peraltro, per ovvie ragioni, non possono essere “sperimentali”).
Pochissimi di noi hanno vissuto in mezzo ai pigmei eppure non dubitiamo che esistano.
Pochi avranno assaggiato le acque del lago Tuz in Turchia, ma i geografi ci assicurano che sono salate e non vi è motivo di dubitarne, dopo una oggettiva valutazione.
Sapevo che quelle del mar Morto erano salate, anche prima di degustarle e perciò quando ne ho avuto la conferma diretta non ho pensato certo che la mia esperienza fosse un momento ”cognitivo”.
Nessuno di noi era nello Stato Maggiore di Napoleone, ma non per questo dubitiamo che abbia organizzato e condotto la sua campagna di Russia.
Perfino le informazioni politiche nazionali le apprendiamo dai media.
Nessuno di noi si trova a Roma (contemporaneamente) nelle sedi di partito, in transatlantico, a palazzo Chigi, alla Farnesina, nei corridoi del potere politico, in quelli della finanza.
Nemmeno i protagonisti principali possono farlo.
Nessuno di noi è in grado, ubiquamente, di ascoltare, di avere acquisizione “de auditu”, di ciò che succede nelle stanze delle decisioni.
Eppure tutti accediamo alle varie fonti d’informazione disponibili (qualcuno ovviamente dispone di quelle riservate) e mettiamo insieme i pezzi, cerchiamo di capirci qualcosa.
In questo senso non fa alcuna differenza leggere le cronache dell’impero rispetto alle cronache nazionali.
La distanza è azzerata.
Nel sovraccarico informativo conta solo la ricerca seria, attendibile unita alla credibilità e alla serietà scrupolosa di chi la esegue mettendo a disposizione degli altri ricostruzioni affidabili.

Non è l’ “oralità” che fa la differenza.
E’ lo spirito del “ricevente”, di colui che legge o ascolta, la sua capacità di discernimento, la sua voglia di capire e di non affidarsi alle scorciatoia per la verità... di non farsi sovrastare dai suoi stessi pregiudizi.
E’la pazienza di mettersi lì, a tavolino a spremersi le meningi, a leggere, a confrontare, a scavare.
Le scienze sociali forniscono(e ricreano) metodi e modelli, la storiografia ci fornisce strumenti, sensibilità umana e senso del “pragmatico”.
Se non leggessimo, se non affrontassimo i dati... e oso dire: se non aggredissimo quei dati (storici, economici, statistici, psicologici) per cavarne la verità, affinando metodi, provando e riprovando in continuazione, saremmo assolutamente allo sbando, in balia dell’oralità, in balia dell’imbonitore di turno, in balia della menzogna camuffata e perciò credibilissima perchè plausibile.
E’ diseducativo dire che bisogna “udire” più che “leggere”.
Ci sono varie forme e vari canali di accesso ai dati.
Lei del resto scrive e i suoi lettori la leggono, ciascuno con il suo spirito critico, ciascuno attivando, poca o tanta, la sua voglia di approfondire.
Noi dipendiamo dalla lettura.
E’ la via meno superficiale che abbiamo per conoscere (fermo restando che non è l’unica) e per attivare la riflessione.
Diversamente saremmo senza difese.
Sul piano dei valori il vero problema, connesso con la verità è la mancanza del senso del sopruso, del riconoscimento del fratello e della sua sofferenza.
E’ questo deficit che offusca la nostra capacità di capire, quando siamo in carenza di dati e di strumenti razionali.
L’assenza di sensibilità umana è il vero problema.
Ci impedisce di percepire la sofferenza altrui quando essa è commessa contro un popolo “cattivo”. Ci impedisce di localizzare la verità “ad intuito”.
La sensibilità umana “integra” gli strumenti cognitivi, li potenzia, li dota di pragmatismo e buon senso.
Ma anche questo, ancora una volta, non ha niente a che fare con l’oralità.

Cordiali saluti.

G. C.

RISPOSTA

D’accordo quasi su tutto.
Solo, le ricordo che Socrate (secondo Platone) diffidava dei libri: “Essi non rispondono quando interrogati”.
Per questo preferiva il dialogo, il dibattito fra persone vive.
Chi sa “vedere ed udire” anche leggendo, fa ovviamente benissimo.
Gesù disse: beati coloro che, anche senza aver visto, crederanno. Ma non tutti sono in grado; i più imparano anche un mestiere non leggendo sui libri, ma “vedendolo fare”, per affiancamento ad un operaio o artigiano già esperto.
Per chi non sapeva leggere la Chiesa riempì le mura delle chiese di affreschi e quadri e immagini sacre: erano “biblia pauperum”, la Bibbia o i libri per i poveri.
Infine, modestamente, anche noi giornalisti ricaviamo le nostre certezze dal’ “andare a vedere”.
Un inviato non cessa mai di stupirsi di ciò che scopre andando a vedere di persona.

Maurizio Blondet



05/03/2007
Bush tiene in ostaggio i pro life americani

Un lettore, che chiede di rimanere anonimo, ci manda la seguente lettera:

Quale differenza c’è tra Fini Gianfranco e Bush?
Che uno usa Machiavelli in Italia, e l’altro in USA.
Mi spiego: si continua a dire che Bush è un buon protestante, che difende la vita, contrario all’ aborto, a difesa della famiglia… Lo stesso che si diceva di Fini, e lui sino ad un certo momento lo ha voluto far credere.
Ma chi lo osservava bene si rendeva conto che mentiva: infatti alle sue affermazioni positive non corrispondevano mai azioni concrete, proposte di legge…
Cosa succede in America?
Succede ad un certo punto che Bush sr. entra nell’amministrazione Reagan: Bush sr è un noto abortista, che però, in quella posizione deve cambiare.
Inizia a presentarsi come un “convertito”, a parlare di famiglia, a dichiararsi contrario all’aborto…
In America infatti i movimenti pro life protestanti e cattolici sono molto forti: si parla di milioni e milioni di voti, quelli decisivi per vincere le elezioni.
Il partito repubblicano diventa così l’alfiere, almeno a parole, della difesa-vita: Reagan, Bush sr, Bush jr e ancora Bush jr divengono presidenti, col voto di buona parte dei cattolici, sino ad allora tradizionalmente più vicini ai democratici, e dei protestanti pro life.
Ma cosa accade in concreto in tanti e tanti anni di dominio repubblicano?
Nulla, assolutamente nulla… solo dichiarazioni, parole… solo menzogne, come per l’Iraq…
I quattro presidenti repubblicani hanno nominato quasi tutti i giudici della Corte Suprema: eppure la Corte non ha mai messo in discussione la legge sull’aborto più aperta del mondo.
Come mai se i giudici sono stati eletti da presidenti pro life?
Gli unici provvedimenti a favore della vita sono arrivati tardissimo, quando gli elettori pro life hanno iniziato a lamentarsi, e Bush, con il suo spin doctor, Karl Rove, ha cominciato a temere di perdere voti: è stato tolto l’aborto a nascita parziale, e sono stati tolti i fondi federali sugli embrioni dopo un certo anno.
Veramente poca roba…
Rimangono infatti in USA la legge sull’aborto più lasca del mondo; così pure quella sulla fecondazione artificiale, con la liceità dell’utero in affitto, degli ibridi e chimere…; la Ru 486 è usatissima… i fondi per uccidere embrioni sono permessi: li mettono gli Stati e i privati…
In Oregon c’è il suicidio assistito….
Recentemente proprio Bush “ha autorizzato il 24 agosto 2006 la vendita della ricetta della pillola del giorno dopo alle donne maggiorenni” (Il Timone, settembre-ottobre 2006).

Ma la pillola del giorno dopo è abortiva! Cosa fa in concreto, lo ripeto, Bush?
E’ impegnato a raccontare bugie sull’Iraq, e quando il Sud Dakota ha abrogato l’aborto nel suo Stato, Bush è intervenuto, non a sostegno dei legislatori del Sud Dakota, ma contro, dicendo che il loro provvedimento era eccessivo, e abbandonandoli completamente, sino a che un referendum popolare ha introdotto di nuovo l’aborto anche lì.
Questa è la realtà, e molti incominciano ad accorgersene, almeno in USA: alcuni commentatori, infatti, hanno raccontato che diversi predicatori protestanti, prima delle ultime elezioni, hanno accusato Bush di averli presi in giro, e non si sono recati a votare, perché in realtà convinti che tra repubblicani e democratici non ci sia poi tanta differenza…
Anche per questo Bush ha perso: per la disaffezione di molti pro life…
Infatti, quale pro life ha mai messo Bush in uno dei suoi governi? Chiacchiere, chiacchiere, da buon politico, e menzogne…
Lo scrive anche Cristian Rocca, grande ammiratore di Bush, sul “Foglio” del 16 giugno 2006: “Le guerre culturali (sulla vita, la famiglia gay…) sono quello stratagemma usato dagli spin doctor repubblicani per avviare un acceso dibattito politico a pochi mesi dalle elezioni e poi consegnare la vittoria ai conservatori americani, anche quando un loro successo sembra improbabile”.
Poi, dopo il chiasso, e i voti dei veri conservatori, più nulla…
Ma forse l’equivoco sta per finire: sembra che i repubblicani candidino Giuliani o Mc Cain, entrambi lontanissimi dal mondo pro life, anzi suoi nemici…
Sono i neocon, soprattutto, a volere Giuliani, favorevole ad aborto, matrimoni gay e fecondazione artificiale...

(Lettera firmata)



03/03/2007
Filtro anti EFFEDIEFFE

Egregio Direttore,

con mia grande sorpresa ho saputo che il sito internet che dirige è classificato nella categoria dei siti di odio e intolleranza”.
E’ successo che spedendo il link di un suo articolo ad un mio amico che lavora in un ente pubblico, non ha potuto aprire la pagina perché il filtro web implementato dall’ente stesso, SurfControl, inseriva il sito nell’elenco di quelli appartenenti appunto alla categoria “odio e intolleranza”.
Io personalmente sono un po’ indignato.
Sarebbe possibile avere anche un suo commento?
Grazie.
Un suo lettore.

A.R.

RISPOSTA

No Comment.
Il SurfControl è un software commerciato dalla Symbolic, una ditta con sede a Parma, via Mentana 29, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Basta guardare il sito per constatare che i suoi partner tecnologici sono numerosi, tutti americani o israelo-americani.
Gli israeliani sono i primi al mondo in questa specialità repressiva.
Scriva alla Symbolic chiedendo spiegazioni.

Maurizio Blondet



01/03/2007
Fini, l’antisionismo è il più insidioso pregiudizio

Miguel Martinez ci manda un’agenzia a conferma puntuale delle accuse di Israel Shamir e di Jason Kunin: c’è una campagna internazionale per assimilare ogni critica ad Israele all’antisemitismo.
Questa campagna ha di mira anche gli stessi ebrei critici.
E Gianfranco Fini, l’onorevole Kippà, in questa campagna si è arruolato volontario.

Antiebraico (ANSA) Roma, 26 Febbraio.
«Vuoi essere ammesso nel salotto buono di una certa sinistra? Critica Israele. Se non lo fai, non sei politicamente corretto».
Gianfranco Fini è d’accordo con le tesi di Emanuele Ottolenghi, giovane docente di Storia d’Israele all’Università di Oxford che nel suo libro «Autodafe: l’Europa, gli ebrei e l’antisemitismo» sostiene che esiste una nuova forma di pregiudizio antiebraico, un moderno antisemitismo assai diverso da quello che in passato sfociò nell’olocausto.
Il libro di Ottolenghi è un atto d’accusa verso gli ebrei che prendono posizione contro le scelte dello Stato di Israele, per meglio farsi accettare dall’intellighenzia internazionale.
Come se denunciare Israele, criticare duramente ogni iniziativa del governo di Gerusalemme, fosse l’equivalente odierno di ciò che in passato era l’autodafè, il rogo autopurificatorio che molti ebrei compivano nella pubblica piazza autodenunciandosi ed abiurando la propria fede.
Fini è d'accordo con l’autore sul fatto che schierarsi con Israele oggi possa costare molto.
«La forma più insidiosa e più pericolosa del pregiudizio antiebraico - afferma il leader di AN - è l’antisionismo. Ci si mette l’animo in pace: ‘Io non ce l’ho con gli ebrei, però Israele...’».
Invece, l’ex ministro degli Esteri è un grande sostenitore dello Stato di Israele.
«Non sono sostenitore del suo ingresso nell’Unione Europea e tra l’altro non l’hanno mai chiesto - afferma nel dibattito a cui prendono parte anche il senatore della Margherita Antonio Polito e il portavoce della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici - ma se non vogliamo chiamare Israele avamposto dell’Europa in Medio Oriente, almeno chiamiamolo avamposto della democrazia, della cultura e dei nostri valori in quel mondo».
Infine, da parte del leader di AN, una polemica «contro certa sinistra radicale».
«L’avversione ad Israele - afferma Fini - è una sorta di riflesso pavloviano che sta a significare l’avversione verso l’Occidente e gli USA, un riflesso di odio verso chi per mezzo secolo si è contrapposto all’Unione Sovietica».



01/03/2007
Omicidi rituali: una testimonianza

Caro Direttore Maurizio Blondet,

Siamo sicuri ... che accadeva solo in Europa, e solo durante il Medio Evo???
(in riferimento ai recenti articoli del dottor Savino e del dottor Mazza)

Lo dico perché mio padre (oggi ottantaduenne, nato da madre libanese e padre italiano), quando era piccolo e viveva in Libano, tra Beyrouth e Bickfaya (parliamo degli anni ‘30 suppergiù), veniva spesso messo in guardia dalla madre, la quale gli vietava di avvicinarsi al ghetto o comunque ai quartieri ebraici (eh sì, ve n’erano anche in Libano a quell’epoca...), dicendogli che “quelli rapiscono i bambini cristiani”, “li portano via e li uccidono”, e cose di questo genere.
E’ una cosa che mi ha raccontato pochi giorni fa, in occasione di un pranzo domenicale, ma non abbiamo approfondito l’argomento.
De deux choses l’une: o l’eco di quanto avveniva in Europa è giunta, in qualche modo, fino alla remota montagna libanese, oppure le stesse cose avvenivano anche in Medio Oriente.
La nonna era cristiana (greco) ortodossa, originaria della (splendida) montagna libanese, ed “orientale” a tutti gli effetti, in tutte le accezioni possibili ed immaginabili: non posso neanche ipotizzare che i suoi avi abbiano potuto avere contatti con missionari o comunque religiosi europei, che abbiano diffuso queste voci, e che le stesse si siano così tramandate anche in Oriente, per sentito dire, nei secoli....
No, temo proprio che gli omicidi rituali di cui agli articoli pubblicati sul sito possano essere avvenuti anche in altre aree, ed in altre epoche.
Se l’argomento Vi interessa, posso provare a “torchiare” papà e cercare di saperne qualcosa di più.

Con i miei migliori saluti.

A.M.R.

RISPOSTA

Tutte calunnie, naturalmente.
Chissà perchè sono così ricorrenti e convergenti.

Maurizio Blondet



01/03/2007
Il “crollo” della borsa di Shanghai

Caro Blondet,

leggo che nel suo ultimo articolo prende il “crollo” della borsa di Shanghai come start-up per un nuovo ‘29.
Non nego che questo è quello che si potrebbe concludere leggendo le news che arrivano dalla China ma abitando in China posso fare qualche commento:

1) La China è una paese CREDITORE, non debitore.

2) Al popolo cinese poco può importare della Borsa Valori : il problema più scottante è al momento l’esplosiva inflazione sui costi della case, tutto il resto viene molto dopo.

3) Si dimentica che morto il dollaro la China venderà in EURO.

4) Scoppiasse anche una nuova crisi del ‘29 la China potrebbe avere qualche scricchiolio nel settore privato ma non certo in quello statale ergo nelle aziende-chiave.

5) Cosa più importante : i cinesi sono un popolo che ne ha passate di cotte e di crude negli ultimi 50 anni: ne hanno viste di molto peggio e sono nati, istruiti, e abituati al risparmio e a una vita frugale.
I cinesi sono sani in primis spiritualmente prima che materialmente: certo, chi può scappa, ma chi non può rimane e si tira su le maniche.

6) Dove crede che andranno gli investimenti una volta che l’America va in crisi ?

Quindi non s’illuda, se qualcuno soffrirà dalle crisi economiche saranno in primis gli occidentali grassi e viziati, gli yankees untuosi, gli albionici avvinazzati, i guidatori di SUV con cellulare, i parassiti aziendali, i middle-man, e gli speculatori, non certo il vigoroso popolo cinese che tiene botta da 5000 anni e la sua luminosa leadership.

Può evitare di rispondere alle mie missive come fa di solito ma chissà ... sappia solo che la realtà va analizzata da più punti di vista e a 360 gradi.

Saluti da Pechino,

M. S.

RISPOSTA

Certo prima soffriranno gli yankees, ma non credo la Cina sia molto solida, dipende troppo dall'export. Chi vivrà vedrà.

Maurizio Blondet


RISPOSTA/2

Se Blondet dovesse rispondere a tutte le lettere che riceve non potrebbe fare altro nella vita.
Siamo d’accordo con la sua analisi e con i giudizi drastici sui popoli occidentali; molto meno sulla presunta “luminosa” leadership cinese, responsabile di almeno 150 milioni di assassinii (statistiche del Senato americano riportate da Conquest).

Cordiali saluti

EFFEDIEFFE



01/03/2007
La nuova frontiera dei DICO

Un lettore ci invia la seguente notizia, tratta da Il Corriere.
Il Dico non è l’ultima frontiera: dopo, si dovranno accontentare anche i fratelli incestuosi, che si amano tanto.
Questi tedeschi hanno messo al mondo 4 figli, di cui due, ovviamente, tarati.
Le libertà radicali diventano sempre più lugubri.

28 febbraio 2007
Il caso d’incesto che divide la Germania (Lipsia)


Patrick e Susan Stübing chiedono l’abolizione della legge che definisce criminale il matrimonio fra fratello e sorella.
Sono fratello e sorella ma si amano e sono pronti a portare il loro caso davanti alla Corte Costituzionale tedesca affinchè l’antica legge che proibisce l’incesto sia abolita.
E’ la storia di Patrick Stübing e di sua sorella Susan, entrambi di Lipsia, rispettivamente 29 e 24 anni, che in questi giorni sono sulle pagine di molti giornali tedeschi: Patrick e Susan hanno iniziato una relazione nel 2000 ed oggi hanno 4 figli, tre dei quali adesso sono in affidamento.
La loro storia d’amore non è così chiara e lineare, come potrebbe apparire in un primo momento: i due infatti hanno vissuto la loro infanzia divisi nella Germania dell’Est comunista e si sono conosciuti quando erano già grandi.
Patrick fu adottato da un’altra famiglia e conobbe i suoi parenti biologici non prima del suo diciottesimo anno di età.
Il suo vero padre era già morto, ma egli riuscì a trovare la madre, Annemarie e sua sorella Susan solo nel 2000.
Sei mesi dopo la riunione la madre Annamarie morì per un attacco di cuore.
Presto Susan e Patrick s’innamorarono e cominciarono ad avere una relazione.
Adesso però i due amanti sono stanchi di essere trattati come criminali e hanno annunciato domenica scorsa che porteranno il loro caso davanti alla Corte Costituzionale tedesca per cercare di far abolire una legge “vecchia di 100 anni” che dichiara crimine l’incesto: “Vogliamo che la legge che presenta l’incesto come un crimine sia abolita” ha specificato Patrick Stübing che ha passato due anni in carcere e adesso rischia un ulteriore pena proprio perchè non ha messo fine alla relazione con sua sorella.
“Non ci sentiamo colpevoli di quello che è accaduto” hanno affermato tutti e due in una dichiarazione rilasciata ai media locali.
La storia ha diviso non solo la Germania, ma anche i Paesi vicini, come il Belgio, l’Olanda e la Francia, dove l’incesto non è proibito per legge.
La maggior parte dei dottori che si è interessata al caso però ha sottolineato che sebbene la loro storia sia comprensibile è giusto rispettare le regole della natura: infatti come dimostra la loro storia i figli nati da fratelli e sorelle hanno maggiori possibilità di presentare malformazioni e malattie. Due dei figli di Patrick e Susan sono disabili.
Tuttavia alcuni politici ed esperti legali sono critici nei confronti della legge che era parte della politica “dell’igiene razziale” promossa dai nazisti: “Noi dobbiamo abolire una legge che appartiene al secolo scorso e che non ha più senso” ha detto Jerzy Montag, portavoce del Partito verde tedesco VITA.
“Vogliamo vivere come una famiglia normale” hanno dichiarato i due amanti, mentre il loro legale, Endrik Wilhelm, che porterà il loro caso davanti alla Corte Costituzionale, dice che i due hanno buone possibilità di vincere la loro battaglia.
Egli imposterà la sua linea di difesa specificando che nessuna legge tedesca proibisce a persone anziane o disabili di avere bambini, anche se queste corrono seri rischi di generare figli con malformazioni fisiche e mentali.
Anche i fratelli e le sorelle, a questo punto, dovrebbero avere gli stessi diritti e non essere discriminati: “Questo è una questione che interessa sia i diritti della famiglia sia la libertà sessuale” afferma l’avvocato Wilhelm.
“Susan e Patrick non hanno fatto del male a nessuno”.

F. T.



01/03/2007
Dare nell’occhio

Gentile Direttore,
a proposito dell’italico dare nell’occhio da lei recentemente denunciato in più occasioni sul suo giornale, cosa ne pensa, da collega a collega, della recente nomina a direttore della redazione romana de La Stampa del giovin virgulto, trentacinquenne, figlio del Direttore Feltri?
Forse che Fiat e similaria hanno qualche debito corrente?
E quali i grandi meriti professionali e culturali del sopraddetto, che tanto onore gli possono aver portato?
E cosa rispondere alle centinaia di bravi giornalisti precari, sottopagati, vicini alla soglia della pensione molto ipotetica, o giovani e maltrattati da editori e scribacchini di bassa lega?
Perché queste notizie che vengono sussurrate con lievi pissi pissi bao bao, da collega a collega, mai assurgono all’onore ed al disdoro della cronaca?
E se qualcuno osasse aver a ridire, non verrebbe tacciato di pusillanime invidia e sbertucciato sulla pubblica piazza?

La ringrazio per l’attenzione, e le auguro buono e proficuo lavoro di denuncia.

M. L.

RISPOSTA

Il giornalismo in Italia è un mestiere ereditario.

Maurizio Blondet
 
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