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> 04 febbraio 2008
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Archivio Lettere Aprile 2007 - Parte 2 |
23/04/2007
17.30
Difficile a credere
Egregio Direttore buongiorno,
desidero chiederle una delucidazione (se possibile), su qualcosa, a mio avviso inquietante.
Mi rivolgo a lei come Direttore, ma faccio riferimento a più articoli scritti sul giornale on-line da più persone.
Mi riferisco a vari articoli sul cammino delle Chiesa di questi ultimi anni, da Pio XII, fino all’attuale Benedetto XVI.
Ho una certa difficoltà a credere a notizie del tipo: Angelo Roncalli,
un Nunzio filomassonico, di Daniele Arai del 15/04/07, a conclusione
della prima parte del 23/03/2007: Professore modernista - e dei suoi
eventuali “intrighi” con Paolo VI, finalizzati ad assicurarsi
quest’ultimo come suo successore.
Su Giovanni Paolo II, nel suo articolo del 28/12/2005 - confermato: Wojtyla era ebreo. 28/12/2005.
Per finire al: Diritto all’apostasia? Professor Giorgio Berardi, del 17/04/2007.
Insieme ad altri ritagli di articoli vari.
Non sono uno sprovveduto, tantomeno così disinformato da cadere
totalmente dalle nuvole leggendo i vostri articoli, ma quello che mi
rimane difficile da accettare, è che se voi avete ragione, la chiesa
dal Concilio Vaticano II è in mano a papi “filomassonici” ammettiamolo
pure (visti i frutti dell’ultimo Concilio), solo non mi spiego, a
questo punto, una cosa molto semplice, ma credo di grande importanza,
per quanto riguarda manifestazioni celesti “private”).
Alla morte di Giovanni Paolo II, circa quattro ore dopo, il veggente di
Medjugorje, Ivan, vede lo stesso, insieme alla Madre di Dio che dice:
(cito a memoria) lui - Giovanni Paolo II - è con Me.
(articolo riportato su: Il giornale del 6/4/2005).
Ho sempre creduto all’autenticità di Medjugorje, (e non sono il solo), allora mi chiedo come sia possibile questo.
Piuttosto ciò che a mio parere è più inquietante, è che, nonostante i
bei discorsi di Benedetto XVI, non ultimo la presa di posizione della
Chiesa sulla famiglia, ho visto con gran dispiacere e preoccupazione,
come dopo un Pontificato di 27 anni del suo predecessore, il quale
distribuiva il corpo di Cristo rigorosamente sulla lingua dei fedeli
con tanto di cerimoniere con piattino.
Solo a una settimana dalla sua elezione Benedetto XVI, ha tolto il piattino e ha iniziato a distribuirla anche sulla mano.
Ora a distanza di circa due anni, neanche presenta più il Corpo di
Cristo al fedele che si deve comunicare, distribuisce la Sacra
Particola, sulla mano, come fossero panini.
Se l’Eucarestia viene così banalizzata, di conseguenza desacralizzata,
dal vicario di Cristo, allora, tutti i bei discorsi, non hanno più
nessun senso perché privi dello Spirito necessario a dargli vita.
Stiamo arrivando a grandi passi all’abominio della desolazione, quando verrà abolito il Sacrificio giornaliero che vide Daniele?
Che dire: avete ragione voi?
Spero di no.
Cordiali saluti
Giorgio
RISPOSTA
Anzitutto una premessa: le “visioni” dei veggenti di Medjugorje non hanno valore dogmatico né di rivelazione.
Non si è tenuti a credervi per essere buoni cristiani.
Ma è ovviamente possibile che Giovanni Paolo e Giovanni XXIII siano
comunque nella salvezza, nonostante gli errori che possono aver
compiuto (e che possono anche non aver compiuto: potrei sbagliarmi io
nel giudizio, non ho in me la luce divina dell’intera visione delle
cose, né mi vanto di infallibilità).
E non solo perché nessuno può sapere ciò che succede fra Dio e l’anima,
specie al momento della morte; è da vedere se chi sbaglia lo fa
credendo di fare il bene, in buona fede.
Un esempio attuale: san Tommaso d’Aquino, il dottore angelico, come ora
scopriamo “sbagliava” su una questione del più alto livello teologico,
sul limbo; eppure (spero) è santo.
Certo anche questa “correzione” del limbo aumenta un poco quello che
possiamo dire il relativismo clericale; peggio, svapora l’autorità
della Chiesa e il contenuto stesso del cristianesimo.
Eppure, la modifica è in qualche modo dovuta ad un impulso di carità,
il desiderio di tranquillizzare i genitori di bimbi non battezzati, e
di speranza di una salvezza universale di persone innocenti.
E’ possibile che questa buona intenzione abbia un effetto cattivo,
rendere indifferenti i genitori d’oggi al battesimo dei loro figli, e
accentuare la tendenza - che già esiste - a credere che, in fondo, ogni
religione salva, o che ogni religione è errata e soggetta a revisioni.
Per esempio: perché non l’Eucarestia ai divorziati risposati?
Il fatto, come si vede, apre a conseguenze gravissime.
O a revisioni così profonde del cattolicesimo (il peccato originale, se
i bimbi senza battesimo sono salvi, che senso ha?) da renderlo una
religione “altra” rispetto a quella creduta duemila anni fa.
Che dire?
Bisogna vedere quanto in queste decisioni c’è di influsso “massonico” -
cosa che ritengo di poter escludere per Benedetto XVI - e quanto di
cedimento al sentire comune, allo spirito dei tempi: io stesso,
confesso, nel fondo del cuore non troverei giusto e consono alla
Misericordia divina il negare ai bambini non battezzati la visione
beatifica.
Non so se questo sentimento non sia in qualche modo esso stesso “innocente” in quanto effetto del peccato originale.
A questo punto, che le posso dire?
Dio giudicherà.
Noi sforziamoci di stare fedeli alla Eucarestia e di avanzare nella carità.
Qui io personalmente mi dichiaro così manchevole, da non poter
giudicare, anche se giudico per mestiere: ma i miei giudizi sono
“politici”, ossia sugli effetti di atti e decisioni, non del movente,
se il movente non è evidentemente malvagio….
Lo so, è poco.
Ma i tempi sono quelli che sono.
Maurizio Blondet
23/04/2007
16.00
Alessandro D.G.
Gentile direttore,
volevo segnalarle un articolo apparso su repubbilica.it:
http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/scienza_e_tecnologia/semi-internet/semi-internet/semi-internet.html
Parla dell’ iniziativa intrapresa da alcune persone per contrastare
l’espansione della brevettabilità a porzioni di codice genetico e
impedire che tecniche di cultura e lavorazione note (magari tramandate
solo per via verbale, o note su pochi testi) possano essere brevettate
da colossi della chimica e biogenetica.
Questo però è solo uno dei tanti eventi che negli ultimi anni hanno
messo in discussione il criterio di applicazione dei brevetti (e anche
della brevettabilità).
Ci sono stati i casi riguardanti le multinazionali farmaceutiche che
hanno impedito la produzione di medicine per l’ AIDS (e altre malattie)
a basso costo per i Paesi del Terzo Mondo (rivalendosi sui diritti dati
dai brevetti).
Ma i problemi non si sono fermati qui.
Ricordo quando in Unione Europea si è cercato di estendere il concetto
di brevettabilità in campo informatico anche ad idee e logiche di
programmazione (e non al solo codice sorgente).
Più recentemente ho letto addirittura del tentativo di far passare per
brevettabili le partite di “alto livello” (vedi serie A) facendole
passare per opere di ingegno.
Mi scuso se non ho indicato delle fonti, ma alcune di queste
informazioni sono lette da giornali ed per altre non ricordo la fonte.
Quello che mi chiedo è che cosa è diventato il brevetto adesso?
So che è nato per tutelare e riconoscere dei diritti a colui o coloro che creano “opere d’ingegno”.
Ma la tutela di un diritto come la vita e la salute non dovrebbe essere
schiacciato dai diritti del brevetto (che in questo caso io riterrei
secondari).
I limiti alla brevettabilità non dovrebbero essere fatti in maniera
tale per cui i brevetti non possono limitare o incatenare i diritti
primari?
Spero un giorno di poter leggere una sua opinione a riguardo.
Cordiali saluti.
Alessandro D.G.
23/04/2007
15.55
ANSA su Iraq
Un lettore ci invia
Iraq: USA, Iran aiuta anche sunniti
Generale Pentagono, Teheran vuole destabilizzare Baghdad
(ANSA), WASHINGTON, 19 aprile
L’Iran sta fornendo in Iraq aiuti non solo agli sciiti, ma anche ai sunniti.
Lo ha dichiarato il generale del Pentagono Barbero.
“Detenuti in nostra custodia hanno detto che agenti di intelligence
iraniani hanno dato sostegno anche agli insorti sunniti: abbiamo
scoperto munizioni a Baghdad, prodotte in Iran, in quartieri a larga
maggioranza sanniti”, ha detto il generale Barbero.
Obiettivo di Teheran, secondo il militare, sarebbe destabilizzare e paralizzare l’Iraq.
23/04/2007
15.55
Sarkozy
Egregio dottor Blondet,
la leggo sempre e con grande interesse.
Condivido molto di quello che scrive.
Vorrei un Suo parere su quanto sta succedendo in Polonia, se è possibile.
Ho notato, inoltre, che da un po’ trascura la Francia dove Sarkozy,
ebreo e filoamericano, si prepara a vincere le elezioni. allineando la
Francia agli USA e a Israele.
Ratzinger, tra l’altro, è tutto filo Sarkozy.
Grazie
Cordialmente
Giuseppina L. C.
23/04/2007
15.22
“Turchi come hezbollah”
Gent.mo Dott.Blondet,
ho letto con molto interesse il suo articolo “Turchi come hezbollah”.
Concordo con Lei nel sostenere che gli hezbollah libanesi sono estranei
a questa vicenda, tuttavia dal suo articolo traspare una certa simpatia
per Erdogan e il popolo turco.
Le rammento che Erdogan è un sufi (proprio come il massone Guenon) e
che i turchi si sono impadroniti di una terra commettendo vari
genocidi, da quello dei bizantini fino a quello degli armeni.
Pensa veramente che i turchi siano degni di entrare in Europa?
Distinti saluti.
Roberto M.
23/04/2007
15.20
Goldman Sachs
Gentile direttore dottor Maurizio Blondet,
ho visto che conoscete molto bene la Goldman Sachs International.
Considerato che ho in corso una controversia di un “certo rilievo” con la stessa volevo sapere se era interessato a conoscerla.
In sintesi le dico che riguarda il settore degli investimenti finanziari.
Goldman è emittente di un prodotto finanziario Certificate che ha come
sottostante un indice “FATTO IN CASA” in evidente conflitto di
interessi.
Il prezzo del Certificato attualmente è ribassato del 46%, il prezzo
delle materie prime che compongono l’80% del paniere è inferiore di
solo il 3-4%. Ho presentato reclamo a Goldman Sachs e, dopo avermi
illuso in un primo momento facendomi intendere un rimborso, mi hanno
risposto la settimana scorsa rigettando la mia richiesta.
Oggi ho presentato di nuovo la richiesta all’ex vicepresidente di
Goldman Sachs nonchè eesponsabile per l’Europa ed attuale Governatore
della Banca D’Italia. Gli ho chiesto di occuparsi della questione con i
suoi soci chiedendogli di assumersi le sue responsabilità e non
astenersi (come ha dichiarato per situazioni che riguardano Goldman).
Gli ho dato un mese di tempo per darmi una risposta positiva.
Riassumendo: da manager pubblico lavora e fa fare una legge che prende il suo nome, Legge Draghi;
da amministratore di una società privata viola la sua legge emettendo un prodotto finanziario “bidone”;
da controllore deve controllare il suo bidone che ha violato la sua legge.
Un conflitto di interessi al quadrato.
In attesa di una risposta le pongo cordiali saluti
S. P.
23/04/2007
15.17
Sulla questione turca
Egregio signor Blondet,
ho letto con molto interesse il suo articolo sulla questione turca, e
mi sono anche andato a leggere gli articoli del foglio che lei ha
citato.
Devo dire che la sua analisi sul tentativo di addossare la
responsabilità ad una fantomatica matrice islamica internazionale mi
sembra molto convincente.
Ci sono però un paio di cose che sono state omesse.
Per parte sua devo riconoscere ancora una volta la scarsa attenzione al
problema reale della persecuzione che i cristiani subiscono in Turchia
dalla grande maggioranza del popolo turco in base a precisi ed
inoppugnabili precetti del maomettanesimo (i passi del Corano o le
citazioni della sunnah su come devono essere trattati i dhimmi sono
molto simili a certe idee sull’inferiorità dell’uomo negro nei
confronti della razza bianca tipo quelle di Darwin).
Quanto ad Erdogan, non credo di ricordare male, ma forse è così se
affermo che era stato condannato per istigazione all’odio religioso
dopo aver affermato frasi del tipo “I nostri minareti sono le nostre
baionette”, ed avere auspica la conquista maomettana dell’Europa con
annessi e connessi? (crimini, terrore, repressione ).
Un’ultima domanda: cosa succede in Turchia ad un turco che si converte al cristianesimo?
Cordiali saluti
M. T.
23/04/2007
14.20
Riccardo D. A.
Caro Direttore,
è da diverso tempo che leggo attentamente i suoi articoli e quelli che appaiono sul giornale
on-line.
Sono perfettamente d’accordo con Lei, parole confermate dalle immagine
viste al TG5 di oggi. Tutta la classe dirigente dei partiti (Roma-Polo,
Roma-Ulivo) era presente all’ultimo congresso della Margherita, una
schiera di attori, burattini e marionette che si muovono al comando di
potenti lobby giudaiche-massoniche-mondialiste.
Personalmente sono cresciuto leggendo Evola, Junger, Guenon ed Eliade.
Le vorrei chiedere:
1) E’ possibile oggi con queste “forze in campo” passare da un piano teorico ad un piano basato sull'azione?
2) A quale partito mi potrei iscrivere per ottenere anche con piccoli
risultati, una vera alternativa a questa tigre feroce che si chiama
mondo moderno?
3) Oppure come dice Evola, mi devo rassegnare?
Le faccio queste domande perchè ho sempre dubitato di quell’area a cui
appartengono partiti come Forza Nuova di Roberto Fiore, Alternativa
Sociale di Alessandra Mussolini, il Fronte Nazionale di Adriano Tilgher
o il Movimento Sociale di Luca Romagnoli, troppo legati nostalgicamente
al Fascismo.
Lei cosa mi consiglia?
Cordiali saluti
Riccardo D. A.
23/04/2007
14.10
Diego
Caro Blondet,
vorrei chiederLe un semplice parere su una questione di cui sono venuto a conoscenza ieri.
Non ha niente a che vedere con i temi da Lei maggiormente trattati
nell’ interessante sito Effedieffe (politica estera, religione….) ma
getta un ulteriore luce sinistra sui modi, sul costume e su alcuni
meccanismi economici di questa società moderna, come se non avessimo
già abbastanza deprimenti esempi.
Infatti, è sotto gli occhi di tutti il problema dell’energia,
specialmente il consumo di petrolio. Sappiamo tutti che, per mantenere
pulito l’ambiente o per consumare meno , le macchine potrebbero andare
ad idrogeno; basta solo sviluppare il progetto che, ovviamente, è
osteggiato dalle grandi lobby petrolifere.
Questo è solo uno dei tantissimi esempi che mi vengono in mente e che
la dicono lunga sulla democraticità e libertà delle nostre società.
Adesso vorrei un Suo parere su una questione che ieri mi ha sconvolto
parecchio e che mi ha immediatamente fatto pensare ai loschi traffici
delle case farmaceutiche.
Sono andato dal dentista e sa cosa mi ha detto, tra una trapanata e l’altra, la mia igienista?
Che esiste un vaccino anti-carie, è trent’anni che è stato trovato ma,
usando un linguaggio dentistico, non viene tirato fuori perché
ovviamente tutti i dentisti fallirebbero.
So che è un esempio un po’ scemo e insignificante, rispetto a tutti i problemi che ci sono in questo mondo.
Tuttavia , a parte l’incredulità che tale notizia mi ha suscitato
(specie se penso che sono trent’anni che sento dire che l’unico modo
per evitare la carie è la prevenzione e l’accurata igiene quotidiana
dei denti) mi viene da riflettere parecchio sul significato di una
semplice, abusata e, a questo punto, oscura parolina: che cavolo
significa PROGRESSO?
Mi farebbe piacere se Lei potesse fare una riflessione, visto che non m’intendo assolutamente di medicina.
Diego
23/04/2007
13.05
Articolo Farina
Dottor Blondet,
le posto un articolo dell’ex (?) agente Betulla sui recenti tragici fatti successi in Turchia.
Sinceramente sono stupito con quanta abilità il nostro agente difensor dell’Occidente mischia il sacro con il profano.
Meno male che non fa più il giornalista sennò scriverebbe perle di
questo calibro non un giorno sì e l’altro pure come adesso, ma su un
solo giornale.
Ma ce lo ritrovavamo anche su Topolino.
Buon lavoro
Giancarlo da Padova
Libero, giovedì 19 aprile, pagina 1
Nella Turchia europea mattanza di cristiani
(Renato Farina)
Non escono i nomi, non li dicono, escono i corpi, poveri fagotti inermi.
Sono quattro nostri fratelli.
Tre sono stati sgozzati, uno è in fin di vita in ospedale dopo essere
stato ferito e aver cercato la fuga. Legati, bendati, immolati.
A chi? Ad Allah.
Non si conosce in questo momento alcun comunicato di condanna delle nostre moschee. Figuriamoci.
E’ accaduto in Turchia, nella città sud-orientale di Malatya.
E’ stato un assassinio rituale.
“Cerimoniale”, ha commentato il vescovo cattolico della zona, monsignor Luigi Padovese.
Una pratica religiosa di tipo infame.
I capri per il sacrificio erano cristiani, di quel tipo che proprio non è gradito da quelle parti (ma anche altrove).
Non avevano confinato la loro fede nelle sacrestie o nei recessi della
coscienza: non riuscivano a tenere per sé “il tesoro trovato nel campo”.
Per usare il titolo del libro di Joseph Ratzinger, volevano bene a “Gesù di Nazaret”, ma proprio tanto.
Al punto che la loro vita era stamparne le parole, spanderle dappertutto.
Loro stavano zitti, ma lasciavano parlare il Vangelo.
La loro specialità era proprio questa: avevano aperto una casa editrice
e diffondevano la Bibbia e soprattutto i testi di Matteo, Marco, Luca e
Giovanni in lingua turca.
Prendendosi questo rischio hanno deciso la loro condanna a morte.
Del resto, è proprio scritto nel Discorso della Montagna che stavano stampando: “Beati
voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni
sorta di male contro di voi a causa mia. Esultate e rallegratevi” (Matteo 5,11).
Dunque niente di nuovo.
Ma per favore almeno dalle nostre parti si creda non dico al fatto che
sono beati e che ora stanno rallegrandosi in cielo, ma che la loro
morte è stata “a causa” della loro fede.
Invece nessuno lo ammette.
Si ha paura di dover ammettere che l’odio è scatenato da questa
appartenenza al cristianesimo. Dicono le agenzie: sono stati i
nazionalisti.
Anzi “gli ultranazionalisti”.
Saranno anche arcinazionalisti quelli che hanno sgozzati i nostri fratelli (ortodossi o protestanti).
Ma chissà perché i nazionalisti turchi se la prendono sempre con i cristiani.
Pare che i criminali siano appartenenti del gruppo dei “Lupi grigi”.
Lo stesso branco in cui si muoveva Alì Agca, l’attentatore del Papa.
Gli stessi che hanno proceduto all’eliminazione dell’editore armeno Hrant Dink, cristiano -ovvio.
I precedenti sono lì, chiari come il sole.
Così com’è chiaro chi armò la mano di un ragazzo di 16 anni lo scorso anno, sempre in Turchia, e fu ucciso don Antonio Santoro.
Già nel 1981 non si poteva dire che ad attentare al Papa fosse stato un islamico.
Ricordo di aver proposto e fatto uscire sul settimanale il Sabato, nel
numero speciale del 13 maggio, a poche ore dall’attentato in piazza San
Pietro, il titolo: “L’odio di un musulmano”: fui rimproverato come
irresponsabile da certe correnti vaticane.
Ora la responsabilità dei sovietici appare evidente alla luce dei materiali recuperati nell’Archivio Mitrokhin.
Ma si tace ancora sul nesso tra comunismo e islam.
Secondo informazioni di fonte primaria, al momento della visita medica
successiva all’arresto, Agca risultò essere stranamente completamente
depilato.
Ora si capisce bene perché: fanno lo stesso i kamikaze.
Anche quello doveva essere un omicidio rituale.
Invece niente.
Dinanzi a questi quattro nostri fratelli morti, due libri bisogna leggere.
La Bibbia, ma anche l’Apocalisse di Oriana Fallaci - lì ci sono pagine
emblematiche sulla Turchia che sceglie la strada islamista.
Il racconto delle ragazze annegate in mare con il chador, e i bagnini che non le salvano perché non si possono toccare le donne.
E il premier Erdogan in silenzio, acquiescente.
E sua moglie pure.
Con l’Europa protesa ad accarezzare le velleità di questo Paese a
riprendere il dominio sul Mediterraneo, con noi propensi a preferire il
quieto vivere di adesso rispetto al disastro della propagazione del
veleno islamico, con il consenso della sinistra (Perché nessuno ha
notato che le organizzazioni islamiche, per non inimicarsi la sinistra,
nulla dicono contro i Dico? Almeno su questo dovrebbero dir la loro,
anche se l’idea che hanno di famiglia è orribile.
Invece sono astuti, i capi dell’Ucoii tacciono...).
“Hezbollah, forse”, ipotizza a ragion veduta il vescovo Padovese se pensa ai possibili assassini.
La polizia indaga a vasto raggio, ha già cominciato a far sapere che
forse gli omicidi sono stati causati da contrasti interni alla casa
editrice cristiana.
Le solite bugie.
Tra un po’ diranno che gli assassini sono dei pazzi.
E poi via come prima.
Oggi la probabilità più alta al mondo per essere uccisi anche se si sta
in casa propria, è di vivere in Turchia e di aver detto di essere
cristiani.
Dopo un attimo, come capitò per don Santoro, arrivano le calunnie.
Conversioni a pagamento, scrissero i quotidiani locali per fornire un movente al giovane criminale.
A don Santoro nessuno ha intestato un’aula parlamentare, non ha tirato
estintori ai carabinieri, anzi ha rovinato il dialogo interreligioso.
C’è un problema politico aggiunto.
Tra qualche tempo si va alle elezioni del presidente della repubblica turco.
Ci punta Erdogan.
Sarebbe il primo presidente islamista che diventa capo dello Stato ad
Ankara, rompendo la tradizione che vorrebbe per quella carica un
“laico”, amico dell’esercito, senza cui oggi questo Paese sarebbe
dominio della teocrazia islamica.
Ma il vento di questo Islam delle teste mozzate si diffonde, al di là delle denominazioni fanatiche.
Un cardinale mi ha riferito il racconto tra lo stupito e il costernato fattogli da un prelato cattolico turco.
Aveva assunto con mansioni di fatica un uomo buonissimo, un musulmano che più moderato non si poteva.
Tempo fa, gli ha riferito che - ormai la cosa era sicura - nel
procedere della Jihad sarebbe toccato di soccombere anche al suo amato
vescovo e alle suore.
“Ma voi siete buoni, vi avviso quando manca poco, e poi ci penserò io senza farvi male”.
Verità giurata.
Ma chi ha il coraggio di spiegarlo da noi?
Adesso che si fa, dopo questi fratelli assassinati?
Niente si fa.
Siamo così.
Nessuna
emozione, chi dice che c’è una guerra mondiale in atto viene fatto
passare per pirla, più fanatico lui di quelli che vanno in giro a
sgozzare la gente.
Silenzio.
Il governo turco non offre sicurezza ai pochi cristiani isolati e soli che stanno lì, amen.
Guardiamo da lontano.
Guai a dire terroristi islamici.
Sono nazionalisti.
Amano così tanto la patria da far fuori i cristiani.
Intanto a Bagdad gli islamici hanno imposto di levare la croce dalle cupole e dai campanili.
Si sono piegati tutti, meno i cattolici caldei, dalla loro cattedrale
intitolata ai Santi Pietro e Paolo non la vogliono togliere, fanno la
guardia per impedire che qualcuno ci salga a buttarla giù.
Li hanno minacciati di morte.
Non cedono, questi poveri idioti.
Non riescono a capire che il dialogo impone di mettere da parte i segni che dividono.
Ma io ringrazio il cielo che c’ è gente cosi.
RISPOSTA
Vedo che Betulla ha buone informazioni: sì, sono stati i Lupi Grigi.
E costoro sono un gruppo “laicissimo” collegato alla cricca militare kemalista.
Ovvio che stanno solo eseguendo parte di un piano più vasto: far
sentire i cristiani sotto attacco da parte dell’Islam in quanto tale.
Non nego che ci siano islamici sgozzatori; dico che c’è un piano che li
utilizza, a scopo di strategia della tensione, e questo piano è
israeliano: già Begin dichiarò che occorreva mobilitare i cristiani in
una “crociata” contro l’Islam, e lo rivelò Shahak.
A questo piano partecipa in piena coscienza, ovviamente, Il Foglio.
Le basti l’articolo pubblicato da quel giornale, che riporto:
Caccia ai cristiani dal Kashmir a Rabat La testa di un uomo in una scatola davanti a una moschea pachistana
Roma.
Ieri, in Kashmir, un gruppo di militanti hizbul, “i guerrieri della
libertà” islamici, hanno rapito e decapitato Manzoor Ahmad Chat, un
cristiano evangelico di 33 anni.
La testa dell’uomo è stata lasciata all’ingresso di una moschea, chiusa
in una scatola di plastica. L’anno scorso, un predicatore cristiano era
stato ucciso allo stesso modo.
Come la strage di cristiani di Malatya di due giorni fa, la decapitazione in Kashmir non riesce più a stupire.
Sono le ultime evoluzioni del fondamentalismo islamico; negli ultimi
mesi, dopo l’omicidio di don Santoro, sono stati centinaia gli episodi
di intolleranza violenta, spesso con vittime, che hanno visto gruppi di
fondamentalisti islamici aggredire in vari Paesi soprattutto due
simboli “dell’apostasia e del politeismo”: centri cristiani e Internet
cafè.
Simbolo del peccato, perché veicolano immagini di donne discinte e
ideologie “pagane”, questi locali sono stati dati alle fiamme dal
Marocco al Pakistan nel corso dell’ultimo anno.
Per non parlare degli episodi più noti, come quello delle cinque ragazzine sgozzate in Indonesia mentre andavano a messa.
Domenica quattro sacerdoti sono stati trucidati in Nigeria e sabato
scorso è stato attaccato e distrutto il Bible bookshop di Gaza; ancora
in occasione di Pasqua, padre Pizzaballa, della custodia di Terrasanta,
ha denunciato l’espulsione silenziosa di decine di migliaia di
palestinesi cristiani, spesso a seguito di episodi violenti, dai
Territori dell’ANP.
Peggiore ancora è la situazione dei cristiani in Iraq, come è noto,
così come in Pakistan, mentre nella stessa “laica” Algeria addirittura
una nuova legge punisce con due anni di prigione e 10 mila euro di
multa i cristiani che tentino di fare proselitismo tra i musulmani.
Non è una manovra organizzata, non è il prodotto di un particolare
coordinamento tra gruppi terroristi - come nel caso indubbio degli
ultimi attentati nel Maghreb - ma la conseguenza orribile di una
campagna preparata da alcuni grandi ulema - spesso gli stessi invitati
negli appuntamenti di “dialogo interreligioso”, come Yusuf al Qaradawi
- che si dedicano a un’attività silente di sobillazione dei vari imam
che li seguono nelle moschee di tutto il mondo e che sono però venuti
allo scoperto sia in occasione della campagna contro le “vignette su
Maometto” sia per protestare contro il discorso di Benedetto XVI a
Ratisbona.
E’ un anticristianesimo per nulla reattivo, non conseguente a nessuna
“colpa dell’Occidente”, vera o presunta che sia, ma intrinseco all’asse
portante della teologia del medioevale Ibn Taymmyya, teologo di
riferimento obbligato per tutta la galassia dei fondamentalisti
sunniti, che incitava i fedeli a combattere e contrastare i cristiani
perché “politeisti”.
In Turchia oggi, questo ennesimo sangue cristiano versato, ha però un significato ancora più allarmante.
Lo stesso nunzio apostolico ha denunciato, dopo l’assassinio di don
Santoro, la “cristianofobia” favorita dal governo turco di Tayyip
Erdogan e la visita del 1° novembre 2006 di Papa Ratzinger a Istanbul -
pur segnando un passo importante - non ha certo dissipato quel clima
mefitico.
Il tutto nel mezzo di una straordinaria tensione politica che sta
dividendo in due il Paese, che attende il 25 di questo mese, quando il
premier Erdogan - del partito islamico AKP - annuncerà ufficialmente se
si candida alla presidenza della Repubblica.
(20/04/2007).
23/04/2007
13.00
Ancora su Odifreddi
Gentile direttore Maurizio Blondet e gentile professor Paolo Martino,
vorrei aggiungere una ulteriore nota di folklore riguardo al nostro (Odifreddi).
La scorsa domenica mattina, uscendo di casa, ho acceso l’autoradio
intorno alle 8.30 e miracolo dei miracoli, sul servizio pubblico, ho
avuto l’illuminazione (fotismos?) di sentire il nostro sproloquire
riguardo a Testo Sacro e cristianesimo, pontificando (ovviamente
impropriamente) su Chiesa, religione, Gesù Cristo stesso!!!, arrivando
a dire persino che la nostra fede, la fede nel Risorto, è nient’atro
che una forma di neo-paganesimo, argomentando la tesi che, non potendo
più l’uomo tollerare l’idea di un Dio sovrumano, se ne è costruito uno
a sua immagine e somiglianza.
Capito il trucco?
Ha invertito il concetto che NOI siamo a immagine e somiglianza di Dio, e con che retorica e ragionamenti!
Avreste dovuto sentire...
Ero profondamente inc... e mi ribolliva il sangue, non tanto per la
negazione e l’attacco che, come cristiano, stavo subendo (questo fa
parte della libertà e della mia fede), quanto piuttosto perchè:
- stava parlando alla radio pubblica, oltretutto facendo una marchetta
promozionale del suo libro! La radio pubblica la pago anche io!
- Il giornalista assensista di turno, anzichè arginare, o al minimo
controbattere, macchè! ha aperto le cataratte e calato le braghe;
- era domenica mattina, non credo sia stata scelta a caso la collocazione di questa edificante intervista.
Tutto qui, scusate lo sfogo, ma spero di poter contribuire a smascherare il nostro per quel che è: un servitore dell’Anticristo.
D’istinto, domenica scorsa, ho pensato alla prima di quelle frasi che vanno sotto il nome de “Le ultime sette parole del Cristo sulla croce” che la tradizione cristiana ha tratto dai Vangeli: “Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.
Grazie
Alessandro B.
23/04/2007
11.00
Su Odifreddi
Personaggio infimo l’Odifreddi.
Ad una trasmissione di Lorenza Foschini di qualche anno fa,
intervenendo nel dibattito sulle sviluppate conoscenze astronomiche
delle popolazioni dell’antichità e della loro rappresentazione nei miti
sentenziò cristallino: “Come mai gli antichi ne sanno tanto
d’astronomia?
E’ chiaro, passavano le nottate guardando le stelle perchè non avevano niente da fare”.
Ipse dixit.
Un Bignami di saccenza.
Mi sbilancio: credo che sia il commento più infelice che abbia udito da un soggetto che si definisce “scienziato”.
Sarei curioso di sapere come passa le notti questo scienziato da
taverna, con tutto il rispetto per le cantine e i loro frequentatori.
Continuate a resistere, Pax et Bonum.
Bruno S.
23/04/2007
11.00
Pietro C.
Gentile direttore,
mi chiamo Pietro, ho 23 anni e sono reduce da una traversata sul
Tirreno in Sardinia Ferries, una di quelle navi veloci che in sei ore
esauriscono la tratta Golfo Aranci - Livorno.
Premessa obbligata: cosa ho fatto durante le sei ore di navigazione?
Ho letteralmente “divorato” un suo libro: “Gli Adelphi della dissoluzione”.
Non trovo parole.
Sono oramai sette anni che “bazzico”, umilmente, tra la letteratura
“tradizionale” (purtroppo sempre più spesso “tradizionalista”) così
osteggiata nelle Università italiane (se non sinistramente
strumentalizzata o fraintesa oltre che, il più delle volte, ignorata o
semi sconosciuta).
Mi mancava un libro che confermasse certe intuizioni, chiaramente
manifestatesi all’intelletto nel corso di questi anni di ricerca.
Il libro mi è stato prestato appena tre giorni fa dal mio maestro (sacerdote e mistagogo delle Missioni della Consolata).
Egli, pur in mezzo a mille difficoltà organizzative, è ideatore del
“Didaskaleion, Centro Studi Tradizionali”, con sede in Olbia (la mia
città di residenza).
Dal momento che sono uno studente fuori sede, non ho potuto
opportunamente partecipare al percorso degli Esercizi spirituali
ignaziani (seguiti e perpetuati sempre dal mio sacerdote) ma, nel mio
piccolo, grazie alla sapiente e cattolicissima guida di questo padre,
ho avuto modo di iniziare un “percorso interiore” alla ricerca del
Cristo.
Sono passato per la lettura di Zolla, Guénon, Titus Burchkardt, Jean
Borella, Guido De Giorgio, Eliade, Attilio Mordini, Raimon Panikkar,
Manuel Insolera, Jean Danielou, ovviamente senza trascurare san
Giovanni della Croce, san Eucherio di Lione, Melitone di Sardi,
Giustino, Origene,Clemente e Filone d'Alessandria, sant’ Agostino,
Platone, Aristotele, l’Imitazione di Cristo, la Filokalia, ma al di
sopra di tutti, quando l’energia me lo consente, la contemplazione in
greco e latino del Nuovo Testamento (l’Antico Testamento per ora ce
l’ho solo in italiano!).
Mi pare, infatti, che siano tutti adeguatamente imbevuti di autori e
parole che echeggiano il sanscrito e l’Induismo, ma pochi conoscano la
valenza iniziatica del greco biblico dei LXX e di Vangeli, Atti e
Apocalisse.
Tra gli autori sopra citati, molti dei quali magistralmente analizzati nel suo libro, ne manca uno di cui ora vorrei parlarle.
Trattasi di un autore, mistico filosofo metafisico italiano, tuttora
vivente (classe 1918 se la memoria non mi inganna), che mi ha
spalancato le porte della tradizione e chiarito la valenza ultima ed
escatologica del cristianesimo: il professor Silvano Panunzio.
Perchè le cito il professor Silvano Panunzio?
Perchè lo trovo una miniera inesauribile ed ortodossissima di fonti
tradizionali, umiltà, preghiera, unite ad una conoscenza capillare e
assolutamente eccellente dell’iniziazione cristiana.
Io credo che il nome di Silvano Panunzio non suoni nuovo alle sue
orecchie; la di lei conoscenza di questi ambienti mi ha colpito
profondamente.
Io sono soltanto un umile pellegrino alla ricerca del calice di
Comunione, assolutamente fedele agli insegnamenti del suo padre
spirituale (l’autodidattismo dello Spirito può avere effetti
indesiderati spiacevolissimi), in generale sono un tipo cui non piace
lavorare di fantasia o per auto-suggestione.
Non a torto ed in modo mirabile e preciso lei, nelle ultime pagine del
libro fa riferimento alla “discriminazione degli spiriti”.
Lei ha colto nel segno!
Senza discriminazione degli Spiriti (opportunamente sottomessa ad una
giornaliera direzione spirituale) è facilissimo oscillare fra
tradizione e anti-tradizione, iniziazione e contro-iniziazione,
cattolicesimo e sovversione.
Lo è ancor di più se viene meno la fede e, mi permetto di aggiungere,
la fiducia nella santa istituzione della Chiesa cattolica, mai così
avversata e ostacolata.
Sappiamo altresì che il Kali-Yuga volge al termine e che la battaglia finale sarà intellettuale.
Oggi, più che mai è necessario tornare a quel sacro discernimento che
solo i veri mistagoghi (i sacerdoti cattolici e ortodossi DIRETTAMENTE
ricollegati alla tradizione) rimasti sulla faccia della Terra sono in
grado di operare nei propri figli spirituali.
Non posso dilungarmi oltre, sono stato fin troppo prolisso.
Chiudo con un’ultima considerazione che proviene dal cuore: armiamoci
intellettualmente con preghiere, meditazione, umiltà e studio costante
perchè la battaglia è già cominciata e lei, che spesso scrive da
Ksatrya guerriero, lo sa alla perfezione e meglio del povero
sottoscritto.
Qualora avesse il piacere di contattarmi può scrivere al mio indirizzo di posta … o telefonarmi al numero ….
Sono a sua disposizione per qualsiasi informazione e chiarimento, ma la prego solo di non ritenermi un saccente.
Io so ancora ben poco e di me stesso e di Cristo, perciò non posso che
rimettermi coraggiosamente alla fede nel tre volte maestro Gesù Cristo
e agli insegnamenti dei miei maestri.
Con stima
Pietro C.
23/04/2007
11.00
Aldo
Gentile Blondet,
Voglio ricordarti anche che al di la delle attenzioni dei francesi il
primo mandato internazionale di cattura dell’Interpol è stato emesso
ben prima del 1995, su precise indicazioni della Libia.
Il buon Gheddafi si mise subito al riparo dall'effetto Osama ed elencò
pubblicamente una serie di elementi di prova a carico dello sceicco
nero.
Se trovo gli appunti precisi ti mando il tutto, dato che, come ben sai,
dopo il fatidico 11/ 9 sono scomparsi dal web una serie infinita di
documenti.
Ti auguro buon lavoro, anche se non condividiamo tante cose; per esempio io sono ateo, comunque rispetto quanto scrivi.>
Se ti servono info articolate su sistemi d’arma, più o meno strategici,
al di la delle tante notizie a cavolo che si trovano in giro puoi
scrivermi.
Un saluto
Aldo
21/04/2007
11.10
Affare Italtel
Un lettore ci invia questo articolo, già comparso su Il Giornale,
chiedendone la pubblicazione per i nostri lettori a cui fosse sfuggito.
Affare Italtel, ecco le carte che tirano in ballo Prodi
Vi sono documenti acquisiti nelle indagini per corruzione e concussione
sulla vendita di Italtel ai tedeschi di Siemens, avvenuta con
protocollo… intesa del 12 maggio 1994, che sembrano smentire la
precisazione stilata ieri da palazzo Chigi.
Lo staff di Prodi si è infatti affrettato a dire che “la
valutazione e la decisione in merito (alla vendita, ndr) rientravano
nella esclusiva sfera di competenza della società interessata (Italtel
Spa) e della controllante (Stet Spa), in considerazione anche della
struttura organizzativa e del sistema dei rapporti esistenti nell’
ambito del gruppo IRI”.
Che all’ epoca vedeva Romano Prodi presidente.
In realtà, questa vicenda rischia di imbarazzare l’ inquilino di Palazzo Chigi.
Tra le numerose carte acquisite sia dall’ autorità giudiziaria di
Monaco che sta conducendo una maxi inchiesta sulle tangenti pagate da
Siemens nel mondo, sia, almeno in parte, dai PM di Bolzano, vi sono
parecchi documenti in cui si fanno riferimenti diretti al Professore.
E che sicuramente hanno indotto i magistrati a spedire la Guardia di
Finanza, il 19 febbraio, nella sede milanese di Goldman Sachs, la banca
d’ affari investita da Siemens per portare Italtel sotto
l’ ombrello tedesco.
E acquisire documenti.
Negli uffici della banca è spuntato anche un file intestato “MTononi/memo_Prodi 02.doc”
che evidentemente andrà sviluppato.
“MTononi”, per esempio, potrebbe trattarsi di Massimo Tononi, 41 anni, attuale sottosegretario
all’Economia.
Si tratta di un manager di primo piano di Goldman Sachs: nel periodo 1988-1993 ha lavorato presso
l’ufficio di Londra, occupandosi soprattutto di fusioni e acquisizioni tra imprese.
Dal 1993 venne scelto come assistente personale proprio da Prodi,
quando il Professore nel maggio di quell’anno interruppe le sue
consulenze con la stessa Goldman Sachs per diventare presidente dell’
IRI.
Nel 1994 Tononi tornò in Goldman Sachs dove vi rimase fino allo scorso anno.
Ovviamente anche Tononi non è indagato nell’inchiesta di Bolzano, ma è
uno dei personaggi che ritroviamo nel 1999, nel gruppo di lavoro per il
progetto “Salomon” (dividere le attività mobili della telefonia da
quelle fisse, trasferendo le prime a Siemens e lasciando le seconde
alla futura Telecom).
Alla squadra partecipava anche Claudio Costamagna, già uomo Italia per
Goldman Sachs, amico di Angelo Rovati e considerato storicamente vicino
al gruppo prodiano.
Sino a cercare di fondere la sua società di consulenza con la Mittel del banchiere Giovanni Bazoli.
Il quadro si può chiudere con qualche curiosità: in quegli anni il
capufficio stampa di Italtel era Silvio Sircana, attuale portavoce del
governo.
Mentre il capo dell’ufficio legale era quella Patrizia Grieco,
accreditato manager della piazza lombarda.
I due vennero poi immortalati nello scorso settembre al ristorante Bolognese di Roma.
Tornando ai mesi prima dell’accordo tra Italtel (IRI) e Siemens può
offrire qualche chiave di lettura la lettera protocollata riservata con
la quale il 3/2/93 il responsabile di Goldman Sachs Francoforte, Arthur
Walter, caldeggiava la propria banca d’affari al capo delle fusioni e
acquisizioni di Siemens Germania per l’affare Italtel.
“Sottolineiamo la conoscenza di Goldman Sachs del gruppo IRI - si legge - e del suo management...
circostanza che potrebbe essere estremamente importante per una potenziale negoziazione (di Italtel, ndr)...
Tra le operazioni eseguite in Italia da Goldman Sachs ci preme indicare
l’acquisizione dell’ENI del controllo su Enimont... mentre come Capital
Markets/Corporate sottolineiamo l’offerta per la privatizzazione del
Credito Italiano seguita a favore dell’IRI nel 1991 (con Prodi
presidente, ndr)... e Goldman Sachs quale manager per l’offerta Stet a
favore dell’IRI nel giugno del 92”.
Nel documento Walter enfatizza che “a partire dal mese del marzo del 1990 il nostro senior per la Goldman Sachs in Italia è il professor Romano Prodi”.
E qui dedica diversi capoversi rievocando i punti salienti delle precedenti esperienze professionali, “che è già stato all’IRI, è stato ministro dell’Industria, nel comitato scientifico di Nomisma”.
E conclude osservando che “sarebbe
quindi un pregio e di grande valore la possibilità di presentarLe i
nostri colleghi ed esperti industriali italiani per discutere le
alternative concernenti Italtel”.
Post scriptum non afferente le indagini: negli anni caldi di Italtel il
responsabile sicurezza dell’azienda era un giovane e rampante Giuliano
Tavaroli, che dieci anni più tardi, diventato capo della security di
Telecom, verrà coinvolto nell’inchiesta milanese sui dossier illegali.
Gianmarco Chiocci e Gianluigi Nuzzi
21/04/2007
9.00
Il rapporto segreto Iron Mountain
Maurizio, le invio anche questo.
Non so se ne è gia a conoscenza.
Ma, come dire, “tutto torna”, tristemente.
Io sto trovando solo conferme di quello che lei dice.
Ogni tanto vorrei trovare una smentita dei “suoi complotti”; purtroppo invece niente.
IL RAPPORTO SEGRETO DA IRON MOUNTAIN E LE SUE CONCLUSIONI
AGGHIACCIANTI. SE E’ AUTENTICO E’ TERRIBILE, SE E’ UN FALSO E’ UN
INCUBO.
IN OGNI CASO E’ VERO.
”Il rapporto segreto da Iron Mountain” è, a dir poco, sconvolgente, scioccante.
Il documento, che sarebbe il frutto di due anni di lavoro svolto da un
misterioso “Gruppo di studio”, auspica, in uno scenario apocalittico di
orwelliana memoria, un controllo sociale con avanzate tecnologie da
psicopolizia, strumentalizzazione dei mass media per arrivare a
pianificare una serie di spaventose minacce, tra le quali quelle di
inquinare deliberatamente aria e acque; di riportare la schiavitù; di
controllare con dei computer la procreazione e di reintrodurre, nella
società, l’omicidio rituale.
Il gruppo di 15 esperti, che avrebbe redatto il rapporto, si sarebbe riunito fra il 1963 e il 1966.
E’ importante sottolineare, a sostegno della veridicità di tale
documento, che il 10 luglio 1966 fu pubblicata un’analisi effettuata
dal “Centro di Washington per la Ricerca di Politica Estera” e
destinata alla “Organizzazione per il Controllo degli Armamenti e per
il Disarmo”.
Ebbene, si affermava che il piano di disarmo prospettato dal presidente
Johnson era pericolosissimo, perché, invece di portare la pace, avrebbe
potuto destabilizzare l’equilibrio mondiale.
Dopo l’inevitabile scandalo, che suscitò la pubblicazione del “Rapporto
da Iron Mountain”, fu decisamente negato, da organi governativi, che lo
studio del “Centro di Washington per la Ricerca di Politica Estera”
poteva essere stato all’origine del Rapporto.
Si disse che il documento fu redatto per un non chiaramente specificato
comitato governativo ad altissimo livello, da uno altrettanto Speciale
Gruppo di Studio.
Il compito affidato a questi esperti, da un’organizzazione ombra del
governo, sarebbe stato quello di stabilire “la natura dei problemi a
cui verrebbero a trovarsi di fronte gli Stati Uniti se e nel caso in
cui dovesse sopraggiungere una ‘pace permanente’”.
Le conclusioni cui sarebbe pervenuta la Commissione dell’Iron Mountain sono spaventose.
Il Rapporto, che nella sua organizzazione segue i freddi canoni
burocratici ed è steso nell’esatto gergo sociologico, sarebbe stato
consegnato, contro quanto stabilito dal Gruppo di Studio Speciale, da
un loro stesso membro, preso da una crisi di coscienza, al giornalista
L. C. Lewin e pubblicato col titolo di “Report from Iron Mountain on the possibility and desirability of pace”, a cura di L.C. Lewin, dalla The Dial Press di New York nel 1967.
Un anno dopo La “Bompiani” tradusse e pubblicò in Italia il terribile documento col titolo: “Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace”.
La sua pubblicazione suscitò, come era logico, dure reazioni
nell’opinione pubblica, alcuni esperti dissero che era tutto vero, si
parlò, pure, di cospirazione governativa per mantenere lo stato di
guerra, altri dissero che si era soltanto davanti ad un abile falso,
tuttavia che il Rapporto sia vero o falso ha poca importanza, in
quanto, corredato com’è da documenti pubblici e autentici, da studi e
ricerche scientifiche, da testi di filosofia, di psicologia sociale, di
economia, di sociologia, di ecologia e da discorsi e documenti
politici, dimostra, al di sopra di ogni dubbio, che persone importanti,
nell’ambito politico, militare e scientifico pensano proprio in questo
modo.
Il professor Lee Rainwater sociologo alla Washigton University di Saint Louis affermò: “Se
il libro è autentico, si tratta allora di uno scandalo di proporzioni
gigantesche, se è una montatura, è un lavoro certamente brillante. Vi
sono persone che la pensano davvero così”.
Ecco perché, in ogni caso, il “Rapporto da Iron Mountain” è attendibile.
Il dottor Waskow si disse convinto che “…se il libro è una montatura, allora coinvolge di certo qualcuno molto in alto”.
Secondo questo esperto se il documento fosse realmente autentico, come
egli sembra supporre, allora dovrebbe, con grande probabilità, esserne
coinvolta la CIA.
Ma cosa dice di tanto grave questo documento?
Tante cose.
Afferma, tra l’altro, che la guerra è più desiderabile della pace
perché è utile all’equilibrio della nostra società e ne garantisce la
sopravvivenza, che è efficace “per stabilizzare e per controllare le
economie nazionali” (pagina 110).
Addirittura sostiene che il mondo si troverebbe dinanzi ad una vera e
propria sciagura se si cercasse seriamente di raggiungere la pace.
Le funzioni della guerra, leggiamo nel Rapporto, non sono da
considerare uno “spreco”, infatti: “senza una tradizionale economia di
guerra, e senza la sua frequente eruzione in conflitti armati su vasta
scala, non ci sarebbero stati, quasi, tutti i più importanti progressi
industriali nella storia, a cominciare dalla scoperta e dall’impiego
del ferro”. (pagina 66)
Si afferma, perfino, la necessità politica della guerra, che non è
considerata un’estensione diplomatica ma uno dei più efficaci
equilibratori politici della società: “Il sistema di guerra non solo è
stato ed è essenziale all’esistenza delle nazioni come entità politiche
indipendenti, ma è stato ed è egualmente essenziale alla stabilità
della loro struttura politica interna.
Senza di essa, nessun governo è mai riuscito a ottenere il
riconoscimento della sua ‘legittimità’ o del suo diritto a dirigere un
paese (…).
L’organizzazione di una società, in vista della possibilità della
guerra, è il più importante stabilizzatore politico” (pagina 69).
E così gli esperti in questione arrivano ad affermare che la guerra è
funzionale anche come “stabilizzatore generazionale” in quanto, ciò che
segue è da far rizzare i capelli: “…la guerra permette alle vecchie
generazioni, … di mantenere il proprio controllo sulle generazioni più
giovani, se necessario distruggendole” (pagina 84).
In questo documento si scopre anche l’utilità della “… guerra come
liberazione psicologica a livello sociale. E’ questa una funzione
psicosociale, che ha per una società gli stessi effetti che la vacanza,
la festa, l’orgia per l’individuo: la liberazione e redistribuzione di
tensioni indifferenziate. La guerra serve al necessario riadattamento
periodico delle norme di comportamento sociale (il ‘clima morale’) e
serve a dissipare la noia generale, uno tra i fenomeni sociali
solitamente più sottovalutati o addirittura ignorati” (ibidem).
Nella sua conclusione il rapporto si spinge a cercare sostituti alla
guerra nel caso improbabile, ma non impossibile, dovesse “scoppiare la
pace”.
Le soluzioni che offre sono davvero terrificanti.
Vi si legge che : “per trovare un efficace sostituto politico della
guerra sono necessari ‘nemici alternativi’, … Per esempio, la
contaminazione massiccia dell’ambiente naturale potrebbe in futuro
sostituire la possibilità della distruzione in massa mediante armi
nucleari…” (pagina 96).
“Un altro possibile surrogato della guerra… è il ripristino… della schiavitù” (pagina 99).
“Studiosi della teoria dei giochi hanno suggerito, in altri contesti,
l’introduzione di ‘giochi di sangue’ per l’efficace controllo degli
impulsi aggressivi.
…Ciò che occorre cercare è, in un certo senso, quello che William James
chiamava ‘l’equivalente morale della guerra’” (pagina 101).
Altro sostituto dell’azione bellica consiste nel pianificare un vasto
programma di controllo eugenetico: “Non vi sono dubbi sul fatto che
limitando, in tutto il mondo, la procreazione ai prodotti
dell’inseminazione artificiale si avrebbe un efficacissimo surrogato
della guerra in quanto strumento di controllo del livello demografico.
… questo sistema riproduttivo presenterebbe inoltre il vantaggio di
essere suscettibile di dirette manipolazioni a fini eugenetici” (pagina
103).
Ulteriori possibili sostituti della guerra, che fanno venire la pelle
d’oca, suggeriti dal documento: “Un programma, di proporzioni
gigantesche, di ricerche spaziali, volto a scopi irraggiungibili. (…).
Una forza di polizia internazionale, onnipresente, praticamente
onnipotente. Una minaccia extraterrestre ufficialmente annunciata e
riconosciuta. (…). Una forma moderna e progredita di schiavitù. (…).
Intensificazione della contaminazione ambientale…" (pagina 114).
Ogni commento è superfluo.
Questo è solo un condensato di ciò che, nella sua burocratica crudezza, dice Il Rapporto segreto da Iron Mountain.
Forse si delineano scenari foschi e agghiaccianti sul palcoscenico del
mondo, più terrificanti di quanto si possa lontanamente immaginare.
Forse molti accadimenti di questi ultimi anni sono insiti in certe metodologie raccomandate dal documento.
Dalla lettura di questo agghiacciante studio, viene in mente George
Orwell che, nel suo romanzo “1984”, scriveva che lo slogan dello stato
totalitario di cui parla il suo libro era: “La guerra è pace”.
Giuseppe Cosco
RISPOSTA
Sì, ci credo.
Questo rapporto può essere un “falso autentico”, come Guénon definì i
Protocolli dei savi anziani di Sion, indicatori in ogni caso di un
programma deciso in sedi ignote.
Ciò che riferisce “Iron Mountain” è in modo abbastanza preciso
l’ideologia di Leo Strauss, il filosofo che ha allevato e formato i
neoconservatori che erano ai posti-chiave l’11 settembre.
Tutto ciò che sta accadendo è in qualche forma l’attuazione del programma.
Maurizio Blondet
20/04/2007
14.13
Prodi e il suo commercialista
Egregio Blondet,
la leggo sempre volentieri anche perché con tutti i media embedded bisogna cercare, cercare ed ancora cercare.
Ma l’articolo sul presunto bravo commercialista di Prodi mi sembra uno
sfogo del livore (ed è un’eufemismo) che Lei nutre per il nostro
“mortadella”, come lo chiama simpaticamente lei.
Quindi, sempre secondo Lei, non potrebbe esistere un politico che non
sia scaltro, truffatore e malandrino (come il Cavaliere che guadagna
onestamente i suoi 28 milioni di euro l’anno).
Giustamente Lei mi dirà che il dottor Berlusconi non è propriamente un
politico ma un imprenditore che si è prestato alla politica.
Guardi il mio parere è che se continuiamo al facile disfattismo saremo
portatori di acqua alla mercificazione di tutto, proprio di tutto.
E così l’avrà vinta il nuovo dio dei popoli.
Il mercato.
Cordiali saluti
Lettera Firmata
RISPOSTA
Legga la lettera qui sotto.
Maurizio Blondet
20/04/2007
13.20
Su Piero Gnudi
Caro Direttore,
da un articolo de Il Giornale che si riferisce alle società riferibili alla coppia Franzoni-Prodi: “Tanto Aquitania quanto Simbuleia (nonché la vecchia Ase) hanno sede a via Castiglione 21 a Bologna, sede dello studio del commercialista Gnudi”.
Fonte - http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=171952&START=0&2col=
Posso dunque dedurre che il buon Piero Gnudi, uomo Aspen, tra l’altro,
sia il fantomatico(?) commercialista o meglio il titolare dello studio
che tutela le finanze del nostro premier.
Di seguito il suo C.V. desunto dall’imprescindibile (anche attendibile?) Wikipedia.
Piero Gnudi (Bologna, 17 maggio 1938) è un dirigente d’azienda italiano, presidente della società ENEL.
Laureato in economia e commercio nel 1962 presso l’Università di
Bologna, è titolare di uno studio commercialista con sede a Bologna.
Il professor Gnudi ha rivestito numerose cariche all’interno di
consigli di amministrazione e di collegi sindacali di importanti
società italiane, tra cui Stet, ENI, Enichem, Credito Italiano.
Nel 1995 è stato nominato consigliere economico del ministro dell’Industria.
Dal 1994 ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell’IRI,
ricoprendovi l’incarico di sovrintendere alle privatizzazioni (nel
1997), presidente ed amministratore delegato (nel 1999) e presidente
del comitato dei liquidatori (nel 2002).
Membro del direttivo di Confindustria, della giunta direttiva di
Assonime (associazione tra le società italiane per azioni), del
comitato esecutivo dell’Aspen Institute, consigliere di amministrazione
di Unicredito Italiano.
E’ Presidente del consiglio di amministrazione dell’ENEL dal maggio 2002.
http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Gnudi
Pier Luigi F.
20/04/2007
12.25
Prodi culatello??
Un mio caro amico bolognese, è molto irritato per il soprannome
“mortadella” che infanga il nobile insaccato che trae nome dalla nostra
illustre città.
Ha ragione di verità dovrebbe essere chiamato con quell’insaccato originario del suo luogo di nascita.
Prodi viene dalla zona del culatello e per tutto rispetto per l’insaccato dovrebbe essere soprannominato nello stesso modo.
Urge la formazione di un comitato per la difesa della nostra nobile mortadella.
Saluti insaccati.
Mauro Sgarzi
RISPOSTA
Culatello?
Mmm, potrebbero nascere equivoci con Sircana.
Maurizio Blondet
20/04/2007
12.20
Augias e Gesù
Salve direttore,
ancora una volta ieri sera tornando a casa mi sono imbattuto nel simpaticissimo programma di Augias: Enigma.
E come sempre l'argomento su cui discutere (o meglio su cui
propagandare) era Gesù: ma no, non ilGesù della storia, nè il Gesù
della fede cristiana, ilGesù di Augias, quello ebreo.
Io mi chiedo perchè il povero Corrado (ieri sera in versione pirata con
una benda ad un occhio) continua la sua propaganda giudaica insistendo
su Gesù?
Nel dibattito, di 10 minuti al massimo, gli interlocutori avranno
ripetuto 30 volte frasi del tipo “Gesù era ebreo”, “i primi cristiani
erano ebrei, ricordiamolo”, “i Vangeli sono stati scritti da ebrei e
per ebrei”!
E come sempre a difendere la nostra posizione c’era un sacerdote che
sorridendo accondiscendeva, senza mai ricordare che Gesù ci ha liberati
dal’ebraismo, dalla Legge.
Infine non poteva mancare l’accusa alla Chiesa di maltrattamento degli
ebrei perchè venivano ritenuti responsabili della morte di Gesù.
Basta! Veramente mi era salito il nervosismo a guardare quella trasmissione.
e ancor di più perchè l’impotenza è assoluta di fronte alle
mistificazioni quotidiane che l’informazione (ops, la propaganda) ci dà.
Meno male che qualche isolafelice, come il sito Effedieffe, ancora esiste!
Grazie per il
suo immenso lavoro, che Dio vi benedica!
Nicola C.
19/04/2007
10.30
“Vaticano: paura di avere coraggio”
Egregio dottor
Blondet,
le scrivo di nuovo in relazione all’articolo dal titolo “Vaticano: paura di avere coraggio”.
Ho notato che non ha risposto all’ultima e-mail che Le ho inviato: per caso mi ha relegato nel girone dei dannati?
Per quanto riguarda il Suo articolo, Lei non gradisce le allusioni
israeliane sul comportamento tenuto da Papa Pio XII in occasione
dell’olocausto.
Certo, dà sempre fastidio quando qualcuno fa luce sugli scheletri nell’armadio altrui.
E chi è che non ha scheletri nell’armadio?
Ad esempio, anche san Pio da Pietrelcina, da giovane, ha partecipato a
degli scontri di piazza, con tanto di sparatoria, organizzati da un
gruppo fascista.
Oppure, la stessa madre Teresa di Calcutta, che faceva battezzare
persone di religione indù in punto di morte contro la loro volontà, e
non somministrava medicine ai suoi malati o buttava le derrate
alimentari perché la sofferenza avvicina a Dio, ma poi quando ha avuto
problemi di salute non si è fatta curare nei suoi ospedali, bensì si è
ricoverata nelle efficientissime e pulitissime cliniche hollywoodiane.
Poi non capisco questo voler continuare a guardare al passato: il genocidio ebreo è avvenuto più di 60 anni fa.
Tra l’altro, nel frattempo ci sono state le connivenze della Chiesa con
il regime di Franco in Spagna o con i regimi dittatoriali in America
Latina, oppure le responsabilità della Chiesa in occasione del
genocidio in Ruanda, dove, ma guarda un po’, la religione
ultradominante è proprio quella cristiana.
Ma lo ripeto, smettiamola di guardare al passato e pensiamo al futuro.
Nell’ultima e-mail che Le ho inviato ho accennato alla mancata ratifica della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Perché il Vaticano non ha ancora provveduto al riguardo? Paura di avere coraggio?
O forse non lo fa perché non sarebbe in grado di rispettare il dettato dell’articolo 2 della stessa
Dichiarazione, oppure il quinto “considerato” del suo preambolo?
Quando avremo in Vaticano un Ministero delle Pari Opportunità?
Soprattutto non capisco il Suo atteggiamento: dovere di ogni
intellettuale dovrebbe essere quello di
prendere le distanze dai cosiddetti “Stati canaglia”, cioè da quegli
Stati in cui non c’è democrazia, non vengono rispettati i diritti umani
e sono retti da regimi oscurantisti.
Perché, di conseguenza, non prende le distanze da Città del Vaticano?
È solo una questione di prezzo?
“Nel mondo non c’è sufficiente religione per far sì che gli uomini si amino, ma ce n’è abbastanza per far sì che si odino”.
Scusi di nuovo l’ingerenza negli affari interni di uno Stato estero e cordiali saluti.
Marco Villa
RISPOSTA
La sua seconda lettera basta a spiegare perché non ho pubblicato la prima.
Non ho mai visto accumulati insieme tanti luoghi comuni anticlericali così scaduti e vieti.
Lei deve aver avuto come maestro un farmacista massone di paese del tardo Ottocento.
Come mai ha dimenticato Giordano Bruno e l’Inquisizione?
Solo una cosa: ho frequentato le sedi indiane di Madre Teresa, e posso
confermare che essa “non” faceva battezzare gli indù contro la loro
volontà, anzi lo vietava.
Quanto a padre Pio sparatore fascista, le dirò, il fatto me lo renderebbe ancora più simpatico, se fosse vero.
Ma temo sia una delle menzogne di cui ha piena la testa, o l’appendice che ne tiene il posto nel suo caso.
Maurizio Blondet
18/04/2007
14.38
Video Afghanistan
Gentile dott. Blondet,
la prego trovi il tempo per visionare questo video. Riguarda la guerra
in Afganistan. Lo trovo più potente di 10000 parole. E’ stato girato e
montato probabilmente dagli stessi Marines protagonisti.
Andrebbe divulgato mi creda (Magari riuscendo a sottotitolarlo per chi
non sa l’inglese. Gradirei anche un suo commento. (In certi momenti
trovo che abbia la stessa potenza di Full Metal Jacket di Kubrick) con
la differenza che è quello che sta accadendo realmente ora.
18/04/2007
10.00
Elogio di un lettore
Egregio direttore,
Sono un trentacinquenne abruzzese, una persona comune, amante del prossimo (anch’esso comune), felice di fare una “vita tutta contromano”. (1)
Il motivo della mia lettera è legato al senso di profonda gratitudine che mi lega a Lei.
Inutile dire che possiedo molti dei suoi libri, alcuni dei quali sono stati per me una rivoluzione copernicana.
Tutto ebbe inizio con la lettura de “Gli Adelphi della dissoluzione” e
“Complotti vecchi e nuovi”, che ha rinfocolato in me l’antica abitudine
di non prendere mai per oro colato quello che giunge dai principali
canali informativi.
Credo in Dio, Padre di un Figlio che ha mutato il male in Bene e che ci
ha indicato la Via che passa dentro la nostra coscienza e che una volta
intrapresa cambia per sempre noi e a sua volta può cambiare chi entra
in contatto con noi.
La Fede ed il cammino di conversione non possono essere solo un fatto
privato, ma quando sono autentici non possono non produrre un
cambiamento visibile e non possono non portare frutti di cui si
avvantaggia la società.
Il segreto è esattamente questo: il cattolicesimo riconcilia il singolo
con la collettività a partire dalle opere del primo a favore della
seconda.
Molte pagine inutili hanno tentato di lateralizzare il soggetto per
spiegare i movimenti ‘macro’ delle società ingenerando una sorta di
schizofrenia cognitiva fra l’approccio sociologico e quello storico
evenemenziale.
Perdoni le mie reminiscenze accademiche, ma servono solo per dirLe come
sia avvenuto in me un processo di ripensamento di tutto ciò che mi era
stato inculcato durante la vita scolastica, grazie ai suoi scritti che
hanno fornito alle mie domande delle risposte per me assolutamente
convincenti.
Da questo punto di vista consiglio a tutti la lettura de “Gli Adelphi
della dissoluzione”, che ben descrive l’orizzonte di riferimento della
cultura egemone dei nostri tempi, o meglio i binari entro i quali si
muovono le azioni dei padroni di questo mondo.
Da quando sono in età di ragione non ho mai dubitato del fatto che ci fosse qualcosa di subdolo e strisciante nel mondo di oggi.
Quando ho letto “Gli Adelphi della dissoluzione” ho capito dove guardare per individuare la fonte del male.
Tutto questo non deve portare al disfattismo ma deve servire solo per
potersi difendere adeguatamente dalle insidie che minano la società.
Ma quale è il rimedio che ognuno di noi può, e a questo punto deve, attuare?
Posso solo dire quale è la mia soluzione, del tutto personale ma
certamente efficace e calzante al mio stile di vita: contrastare il
“così fan tutti”: la domenica rinunciamo agli svaghi nei centri
commerciali, non-luoghi per eccellenza, ed approfittiamo per dedicare
tempo ai nostri cari.
Da tempo immemore ogni società storicamente rilevata ha sempre avuto
nel suo calendario il tempo di “otium”, ovvero dei giorni che
ciclicamente si ripetono, in cui ci si astiene dalle normali attività.
Tutti ne hanno diritto.
Evitare il superfluo e le rate: Il mondo finanziario ci vuole
consumatori di cose inutili, dannose e possibilmente comperate a rate,
con il duplice scopo di trarre grandi profitti dalla nostra
incontinenza consumistica e conoscere le nostre abitudini per affinare
strumenti sempre più diabolici.
Evitare cibi raffinati industrialmente: uno dei canali “legali” da cui
i nostri nemici traggono i maggiori profitti è quello alimentare.
Tutto ciò si trasforma in doppio veleno, il primo tramite la
sofisticazione alimentare ed il secondo indiretto tramite lo
sfruttamento di tutti gli anelli della catena di produzione.
Educare i nostri figli affinché queste norme di comportamento vengano condivise sempre da più ampie collettività.
Usare il canale politico: chi ne ha la sensibilità dovrebbe iniziare a
proporsi politicamente nei comuni per orientare le scelte delle piccole
comunità, renderle consapevoli di tutto quello che comporta il modello
di vita che oggi viene propinato da tutti i media.
Personalmente faccio le mie lotte quotidiane e qualche risultato inizio ad averlo.
Provare per credere: tutti possiamo provare il grande senso di libertà che deriva da questi piccoli accorgimenti.
Certamente l’inizio non è semplice poiché rimuovere alcune di queste
abitudini può risultare difficile e faticoso, ma i frutti non
tarderanno a venire. Non inclusa nell’elenco vi è la quintessenza di
tutto: la preghiera.
Dio ci ha donato la Provvidenza, grande assente dai discorsi odierni e spesso anche da quelli dei teologi.
Dove non arriva l’uomo, Dio può.
Prendiamo esempio dai miracoli di Provvidenza a noi vicini (le opere di
san Pio da Pietralcina, Madre Teresa) operati dagli ultimi del mondo ma
che sono un segno tangibile della mano di Dio nella vita quotidiana.
I tempi che ci accingiamo a vivere non sono dei migliori e per questo dobbiamo affilare le armi.
Spero di non averLa annoiata con le mie riflessioni ma ho avvertito
l’irrefrenabile impulso di comunicare con Lei nel desiderio di poter
intavolare uno scambio di idee sulle cose del mondo con l’augurio di
poterLa incontrare di persona per testimoniare tutta la mia gratitudine.
Grazie di cuore e che Dio la Benedica.
Saluti
Andrea O.
Nota
1) Citazione della canzone “Ci sarà”, di Ivano Fossati, tratta dall’album “Lindbergh”.
17/04/2007
18.37
Sergio Romano a proposito della “repressione” in Russia (ieri sera)
Comincia su La 7 dicendo che i (pochi) dimostranti di “opposizione”
probabilmente sono andati in piazza spontaneamente (io credo di no),
mentre quelli filo-Putin no (e questo è credibile).
Ma poi arriva la bordata.
Secondo l’ambasciatore, Putin gode di un elevato consenso in Russia per questi motivi:
1. Ha risolto, per ora, il “problema ceceno”;
2. ha ricondotto alcuni settori dell’economia nelle mani dello Stato, togliendoli dalle mani degli “oligarchi”;
3. ha risollevato il peso della Russia nel mondo;
4. è un “uomo forte”, e questo sui russi fa presa;
Quindi, ci volevano un Berlusconi (“amico di Putin”, ma forse con un
barlume di senso geopolitico) ed un “conservatore” come Romano per dire
quel che tutta la “sinistra”, da Rutelli al Manifesto, trasformatasi in
una brutta copia del Partito Radicale, non riconoscerà mai.
EG
17/04/2007
15.50
A proposito di Hugo Chavez
Gentile signor direttore,
vorrei protestare riguardo all’articolo “L’ideologia
invisibiledell’illuminato della Moncloa” di Paolo Zanotto per la parte
nella quale parla, o lascia che Moa Rodriguez parli, di Hugo Chavez
come di un
pericoloso dittatore.
Di grazia, perché Chavez dovrebbe essere un dittatore?
Non ha forse vinto regolarmente delle elezioni?
Ci sono limitazioni alle libertà in Venezuela? Ci sono prigionieri politici come a Guantanamo o in Egitto?
La stampa e la TV locali, in buona parte di proprietà del grosso capitale, ostile a Chavez, sono forse imbavagliate?
E poi, perché Chavez sarebbe pericoloso?
Minaccia qualche suo vicino o la pace mondiale?
E’ pericoloso il fatto che abbia ospitato il presidente dell’Iran per parlare di uguale dignità di tutti i popoli?
Quello che caratterizza Chavez è di essere un populista, ossia di
adoperarsi perchè i profitti del petrolio non vadano solo alla grande
finanza internazionale ma vadano al popolo venezuelano, e di sostenere
questa politica anche nella regione, collaborando con i suoi vicini più
poveri, la Bolivia e l’Ecuador, i cui popoli hanno altrettanto
liberamente votato per presidenti democratici che a Chavez si sono
ispirati.
E’ comprensibile che Wall Street e la Casa Bianca dipingano Chavez come
un dittatore pericoloso, e che i nostri liberi mezzi d’informazione si
accodino, (così come si sono ben guardati, per esempio, dal rivelare
che l’americana Chiquita in Colombia pagava formazioni paramilitari per
terrorizzare i contadini) ma è bene che almeno i lettori di Effedieffe
sappiano la verità.
Cosa sta facendo Chavez?
Salute: un Paese nel quale nel 1999 l’80% della popolazione non aveva
accesso a cure sanitarie, ha lanciato programmi sanitari come Barrio
Adentro 1 e 2 che hanno portato alla creazione di centinaia di
ambulatori e a un sistema sanitario efficiente.
La missione Milagro, per la tutela della vista, nata nel 2005 con
l’impiego di medici militari e di cubani ha già portato a 60.000
operazioni oculistiche e quest’anno si è estesa anche all’Ecuador.
Il nuovo Ospedale cardiochirurgico infantile opera bambini anche di Paesi esteri.
E’ stato creato il primo ospedale di talassoterapia.
E tutte le prestazioni, naturalmente, sono gratuite.
Tutela della famiglia.
La Missione Madre del Barrio per aiutare le donne sole con sussidi e
insegnando loro un lavoro, l’anno scorso ha raggiunto 238.000 donne.
La Missione Vuelva Caras per qualificare al lavoro gli elementi più
poveri ha coinvolto in quattro anni 730.000 persone, dandogli una
formazione professionale in campo agricolo, turistico, industriale.
Il programma “Sostituzione dell’accampamento con una casa” in due anni ha fornito un’abitazione a 28.000 persone.
La missione Negra Hipolita, destinata ai più poveri, ha ridato un tetto
a 900 “senza fissa dimora” e ha riportato nel sistema scolastico 2.600
bambini di strada.
Opere pubbliche.
La regione arida del Falcon ha avuto il suo primo sistema di acquedotti.
E’ iniziata la costruzione della ferrovia nello Stato Guarico, in un
programma che prevede la costruzione di 13.600 km di ferrovia,
unificando tutto il Paese.
La metropolitana di Caracas è arrivata ai sobborghi saldandosi alle
ferrovie (come la RER a Parigi) e la metropolitana è stata costruita
anche a Maracaibo e a Valencia.
Sviluppo economico.
La banca del Popolo Sovrano offre prestiti alle cooperative e alle piccole attività, favorendo lo sviluppo.
Centinaia di iniziative comunitarie danno lavoro e dignità al popolo.
Tutela della minoranza indigena (390.000 indios di 5 etnie diverse)
chiamati “herederos ancestrales” con politiche di rispetto delle
diversità, intermediazione culturale e apertura di ambulatori medici
fatti a misura della vita tribale.
Il Programma Mayù porta modelli di sviluppo sostenibile alle comunità indigene.
Tutela della natura: il lago di Maracaibo è stato disinquinato, grandi
territori sono stati dichiarati parco nazionale, come la regione del
Para.
In conclusione: quando Chavez divenne presidente, nel 1999, il 43,9% della popolazione era sotto la soglia della povertà.
Nel 2001 il loro numero era sceso al 39%.
Fra il 2002 e il 2003 Chavez fu allontanato dal potere da un colpo di Stato, e il prezzo del petrolio si
abbassò, e la povertà risaliva al 55,1%.
Nel 2006 le famiglie sotto la soglia della povertà sono il 33,9%, e quelle in stato di povertà
estrema sono passate dal 17,1% del 1999 al 10,6% di oggi.
Certo, Chavez si vanta delle sue “opere del regime” ma non ha ragione, forse?
E comunque almeno da quello che si vede su internet, non ha creato un culto della personalità.
La figura che viene posta ad esempio per i venezuelani non è la sua, ma quella di Simon Bolivar.
L’ultima legge apparsa sulla Gaceta Uficial proroga il regime di
inamovibilità dei lavoratori (una specie del nostro articolo 18) una
norma che certo non piace ai liberisti, ma che forze piace ai
venezuelani.
In questi giorni Chavez ha indetto a Porlamar il I° Vertice Energetico
Sudamericano, cui partecipano 12 nazioni con un’agenda mirante allo
sviluppo di politiche congiunte per la riduzione della povertà e delle
asimmetrie fra i diversi Paesi della regione.
E’ forse per questo che Chavez è pericoloso?
Per concludere, il nostro ministro Bersani, per voler essere spiritoso, ha dichiarato: “Io non sono mica Chavez”.
No, purtroppo per noi.
Roberto Gentili
17/04/2007
15.20
L’americano scomparso
Gentilissimo,
l’articolo è indubbiamente interessante, ma c’è (o ci sarebbe, a seconda dei punti di
vista, of course ) un dettaglio - apparentemente di non secondaria importanza - sul quale
Lei non si sofferma affatto o a cui ritiene di non dare peso alcuno: per quale motivo la
Silverman si prende il lusso di “bruciare” Salahuddin Dawud (verosimilmente convertitosi
alla militanza sciita, più che all’Islam ), pubblicando sul New Yorker la sua storia.
Insomma, una donna-chiave nell’apparato di ricerca e disinformazione mediatica contiguo
al Mossad.
Difatti, tornata da Teheran, la Silverman ha scritto per il New Yorker
un ritratto a tutto tondo su Salahuddin, affermando che la sua cattura
“sarebbe un trionfo per il diritto americano”, ma aggiungendo che “dal
punto di vista dell’intelligence” il latitante “è più utile se lasciato
sul posto”, perché ha accesso ai circoli dell’apparato iraniano e a
quanto pare anche con gente che conta in Afghanistan.
E se lo fa nel 2002 (dalle note di chiusura non è chiaro), è
presumibile ritenere che gli iraniani se ne siano serviti (del
Salahuddin ) fino ad ora, senza contare poi che lo stesso si sarà
trovato a dover spiegare i suoi frequenti contatti con l’agente
investigativo Shoffler di Washington, dato che questi lo aveva
addirittura messo in contatto con un “collega” iraniano
dell’antidroga...
Alla luce di tutto questo, appare poco probabile che gli iraniani non
sapessero chi fosse il Dawud
(tanto da verificarne la validità del passaporto iraniano) e che questi
dovesse incontrarsi con l’ex-agente FBI Levinson, chissà caduto in una
trappola...
Mah, mi sembra che la realtà, da quelle parti, sia un pochino più
complessa e contraddittoria, come anche il Suo articolo,
involontariamente, testimonia.
Con la consueta cordialità.
Andrea M.
17/04/2007
15.14
Fino a prova contraria...
Caro Blondet,
tanti anni fa, in un lontano passato che ormai nessuno ricorda più
(tantomeno al Sud), il Mezzogiorno fu aggregato allo stato sabaudo,
pagando prezzi enormi in termini umani e sociali. All'epoca ci fu detto
- e lo si ripete spesso ai nostri giorni - che quei sacrifici furono
necessari: se non fossimo stati "annessi", affermano i patrioti di ieri
e di oggi, saremmo andati incontro a un destino ancora peggiore.
E va bene.
Circa un secolo dopo inizia il processo di integrazione europea. La
Comunità Europea distrugge quel che restava dell'agricoltura
meridionale: i famosi "agrumi di Sicilia" vengono tumulati da arance e
madarini provenienti dalla Spagna e dal Marocco.
Nel frattempo lo Stato sedicente italiano, con l'attivissima complicità
dei politici nati a Sud del Garigliano, punta tutto sulla ricostruzione
industriale del Nord, "invitando" i "sudici" a prendere le valigie e ad
andarsene fuori dalle scatole.
I cosiddetti "meridionalisti" applaudono: scrivono, anzi, articoli e
saggi nei quali sostengono che, siccome la ripresa è cominciata al
Settentrione, non c'è trippa per gatti, ovvero non sono disponibili
risorse da destinare allo sviluppo meridionale.
Tutt'al più, possono concederci qualche "carrozzone", tipo Cassa del
Mezzogiorno. Alle pochissime anime pie che osano protestare, i neo
patriottardi ringhiano sul muso: se non facciamo così, per il Meridione
saranno guai più foschi!
E transeat.
Ultimo atto: l'introduzione dell'euro. Questa volta l'operazione crea
disastri e impoverimenti in tutta la Penisola. Tra parentesi: prima
dell'unificazione monetaria, il suddetto Stato sedicente italiano aveva
fatto circolare spot televisivi (naturalmente pagati da noi) nei quali
si dissipava e ridicolizzava il timore di aumento incontrollato dei
prezzi; coloro i quali agitavano questo spauracchio erano tacciati
d'essere cavernicoli, retrogradi e allarmisti.
Ma lasciamo perdere.
Di fronte alla crescita insopportabile del costo della vita, e alle
conseguenti lamentele che si elevano dal Trentino a Lampedusa, i
"patrioti" di cui sopra, ormai "sovranazionalizzati" e diventati
europeisti, berciano contro la plebe lagnosa, ripetendo il consueto
ritornello: se fossimo rimasti fuori dall'Euro, l'Italia sarebbe
precipitata in un baratro che ci avrebbe fatto rimpiangere l'attuale
stato di immiserimento.
La domanda, come diceva il mio conterraneo Lubrano, sorge spontanea.
Ma la prova contraria dov'è?
Sostenere incondizionatamente che un fenomeno sia positivo solo perché
si "ipotizzano" catastrofi inenarrabili nel caso in cui esso non si
verifichi è ragionevole? Non è forse una posizione aprioristica e
assurda?
Probabilmente è il mio cervello che non può comprendere ragionamenti tanto raffinati...
Lorenzo Terzi
17/04/2007
16.43
Secondo i radicali Berlusconi come Chavez
Manifestazione in Russia.
Mecacci: Farnesina esprima sostegno a ONG e opposizione come ha fatto
Emma Bonino nei giorni scorsi, e sollevi questione in Consiglio
d’Europa e OSCE.
Nel frattempo, la visita “privata” di Berlusconi alla corte “dell’amico Putin”, lascia interdetti.
Solo Lukashenko o Chavez avrebbero osato rendere omaggio a Putin in un’occasione come questa.
La repressione di oggi era, infatti, annunciata da tempo, e rendere
omaggio al capo del Cremino - si discuterà forse anche di affari? - in
un’occasione come questa, è ciò che più danneggia le forze liberali
russe.
Hanno niente da dire i liberali del centrodestra italiano?
Dichiarazione di Matteo Mecacci, Rappresentante all’ONU del Partito Radicale Transnazionale
Roma, 14 aprile 2007
“L’annunciata repressione della manifestazione convocata oggi
dall’opposizione russa rappresenta un grave episodio che non può essere
ignorato dalle istituzioni internazionali, a partire da quelle
regionali di cui la Russia fa parte, come il Consiglio d’Europa e
l’OSCE.
Per questo è essenziale che la Farnesina, come ha fatto il Ministro
Emma Bonino nella sua visita a Mosca nei giorni scorsi, esprima subito
una concreta e pubblica solidarietà a tutte le organizzazioni non
governative e politiche, che chiedono il rispetto dei diritti che Mosca
si è impegnata a rispettare aderendo a numerosi trattati internazionali.
L’aumento delle relazioni economiche con la Russia per il nostro paese
non è incompatibile con una maggiore richiesta di rispetto dei diritti
individuali e dello Stato di diritto.
Anzi.
Infine, lascia davvero interdetti la decisione del capo
dell’opposizione italiana, Silvio Berlusconi, di andare a rendere
omaggio con un visita ‘privata’ alla corte ‘dell’amico Putin’ in una
giornata in cui si sapeva da tempo che la manifestazione pianificata
dall’opposizione liberale russa sarebbe stata repressa.
Una visita ‘privata’ di cui non si conoscono i contenuti, ma che può
far pensare che oltre che di politica si parlerà anche di affari, viste
le abitudini seguite da Putin con l’ex primo ministro Schroeder,
divenuto oggi uno dei leader di Gazprom.
Una tempistica e un senso di opportunità politica quelli di Berlusconi,
degni di Lukashenko, o di Chavez, più che di un ex primo ministro di un
Paese democratico”.
Lettera firmata
RISPOSTA
Ciò conferma, se ce ne fosse bisogno, a quali padroni obbediscono i radicali.
La Pravda sostiene che Kasparov “non è russo di cittadinanza, né abita in Russia”.
Dove abiterà?
Una risposta può venire da queste parole di Bobby Fischer, suo avversario di scacchi: “They’re
claiming that this criminal Jew Garry Kasparov - his real name is Garry
Weinstein - is the World Champion. Which he’s not, in any way. He’s a
common crook. He should be in prison. He should be in prison for his
crimes. He has pre-arranged, in his life, thousands of games. Thousands
of games. Every single tournament or match game he’s ever played with
Karpov was pre-arranged. Every goddamn game, and it was pre-arranged
move by move. He is a crook on a big scale”.
Noi prendiamo le distanze, naturalmente…
Maurizio Blondet
16/04/2007
15.30
Putin e Berlusconi
Sarebbe interessante sapere come i TG
di Berlusconi hanno presentato la “repressione” dei “dissidenti”
(alcune centinaia, ovvero niente, in Russia).
Ho visto il TG1, semplicemente scandaloso: ha solo riportato la
versione di Kasparov (e quella di un ex oligarca a Londra!), senza
preoccuparsi di ascoltare la versione del governo!!!
Come Il Manifesto, che tempo fa dava spazio ai “nazionalbolscevichi” di
Limonov (della serie “tutto fa brodo” per attaccare Putin; anche chi,
da copione, dovrebbe essere dipinto come un “cripto-nazi”).
Una bella faccia tosta qua in Italia, quando si sono visti, negli
ultimi anni, operai licenziati manganellati dalla Polizia, i pestaggi
di Bolzaneto (su Carlo Giuliani “martire”, ovviamente, non sono
d'accordo), ecc.
”Stare con Putin?”.
Certo!
Saluti
E. G.
RISPOSTA
Anche Il Manifesto risponde agli stessi padroni dei radicali.
Maurizio Blondet
16/04/2007
14.01
Orrore,Orrore
Gentile Direttore,
la lettura del Suo articolo “L’ Orrore, l’ Orrore”, che condivido
abbastanza anche se lo trovo un po’ troppo “apocalittico”, mi dà lo
spunto per alcune considerazioni.
Capisco che l’ “ecumenismo” non sia tanto in voga su questo giornale
però mi piacerebbe leggere qualche articolo in più che aiuti non dico
Fassino ma il popolo della sinistra ad “aprire gli occhi”, a
“redimersi”, anche in considerazione del fatto che sono ormai,
poveretti, veramente allo sbando
(leggasi a tal proposito l editoriale del giorno di Pasqua del
quotidiano “L’ Informazione di Reggio Emilia” a firma G. Fangareggi
dove, alla scoperta dell’ ennesimo “tesoretto” di una COOP rossa,
l’ autore si chiede : “che cosa ne sarà dei tanti che ci hanno
creduto?”).
Mi permetto, “presuntuosamente”, di suggerire che un analisi critica
della figura e dell’ opera di
P. P. Pasolini (il peccatore, si proprio lui) che trovo trattato in
maniera quantomeno superficiale su questo giornale potrebbe essere
utile per consolare gli afflitti.
Mi rendo conto che è un bel cimento ma forse ne varrebbe la pena.
Non abbia remore a cestinarmi, chiedo però , gentilmente , a Lei e alla
casa editrice Effedieffe almeno la segnalazione di qualche testo
“illuminante” sull’ argomento, così magari mi cimento io ...
Ringraziando per l’ attenzione concessami, cordialmente saluto.
Massimo Guiducci
RISPOSTA
Non si preoccupi:
in questo giornale hanno spazio anche voci “fondamentaliste”, ma
personalmente resto “ecumenico”, specie in politica.
In questa veste chiedo lumi sul tesoretto della COOP rossa cui accenna: può dirci di più?
Quanto a Pasolini (che ho conosciuto e intervistato) non sono un
esperto delle sue idee, e non ho tempo di studiare per diventarlo.
Se lei lo è, ci dica la sua.
Maurizio Blondet
16/04/2007
13.10
Michael Deppler
Egregio Direttore,
Michael Deppler, capo del desk europeo del Fondo monetario
internazionale, ha riferito che il suo suggerimento è quello di essere
molto cauti con l’extragettito, ribattezzato - tesoretto – di cui quel
sanguisuga di Visco è riuscito ad impossessarsi: l’Italia - ha detto -
è quasi fuori dalla procedura di deficit eccessivo e chiaramente deve
andare molto più avanti rispetto a dove è adesso.
“Per questo - ha spiegato Michael Deppler, tutto l’extragettito deve
andare alla riduzione del deficit o speso per la riduzione del debito”.
Eh si, mica può andare ad aumentare le pensioni minime e quelle d’invalidità che sono da fame!
Dobbiamo pagare il Signoraggio, tutti quei bei interessi fatti dal nulla e per i quali ci stanno spolpando vivi!
Perchè abbiamo un debito pubblico così enorme?
Perchè nessuno parla del Signoraggio?
Perchè i governi non fanno più il bene della popolazione che li ha votati?
Perchè dobbiamo ancora credere a questi politicanti al soldo dei grandi gruppi bancari internazionali?
Da quando sono venuto a sapere che cos’è il Signoraggio, mi sento
impotente, perchè da soli non si possono combattere questi Signori.
E' questo il nostro cancro, quello che piano piano ci divora e ci distrugge, impoverendoci sempre di più.
Ma noi italiani, siamo furbi, continuiamo a credere a questi
politicanti da strapazzo che con i loro 20.000 euro al mese vivono in
un mondo avulso.
Scusi dello sfogo... condivido tutto quello che scrive... grazie.
Massimiliano F.
RISPOSTA
L’osservazione di Deppler ha una sua razionalità e sensatezza, almeno nel sistema corrente cui anche il nostro governo aderisce.
Il “tesoretto” rubato finirà sprecato in pioggette d’oro ai complici, amici ed elettori, senza cambiare la situazione generale.
Maurizio Blondet
16/04/2007
12.31
Su Wolfie innamorato
Egregio Signor
Blondet,
credo che andrebbe fatta una considerazione più attenta sul “moralismo
angloide” che forse ci libererà dall’orrido Wolfie, burattino delle
“black lodges” che tramano, va detto con discreto successo fino a
questo momento, per consegnare il mondo ad Ahriman.
Perchè proprio questo “moralismo”, frutto del Puritanesimo e della
Riforma - attitudine che a noi cinici cattolici o postcattolici
mediterranei fa tanto sorridere, contiene il frutto migliore, ancorchè
qui “confinato” alla sfera “erotica”, di qualcosa che in Italia non ci
sogniamo neppure: il senso della responsabilità dell’individuo- ancor
di più se “in vista” - di fronte alla collettività.
Senza “perdonismi”...
Una volta di tanto “God save the Queen...”
Andrea Franco
RISPOSTA
Sì, non ha torto.
Almeno sul sesso, là, qualche politico cade.
Ma la moralità luterana si conferma quella che è: scola il moscerino e ingoia il cammello.
Maurizio Blondet
16/04/2007
11.30
Forbice
Maurizio, ha ascoltato zapping?
Una ascoltatrice ha osato dire che la vera informazione è su internet.
Si è presa una barca di improperi da Forbice: “Quella è tutta immondizia”.
RISPOSTA
Forbice?
“Giornalista, saggista e poeta” (dice lui), autore di “37 poesie
d’amore e di morte” (sic), arrampicatore nei media ufficiosi con
pubblico “captive” (ossia di quelli che non si mettono sul mercato),
abile ammanicato col potere.
Soprattutto apprezzato per la sua ideologia tutta fatta di luoghi
comuni e di ideuzze malcotte, di stile massonico ma “di destra”.
Francamente insopportabile.
Ma lui è a quel posto non perché è bravo, ovviamente.
Maurizio Blondet
16/04/2007
10.25
Per Gino Strada
Egregio Direttore,
anni fa ero un assiduo spettatore del Maurizio Costanzo Show.
Al di là della mia personale opinione sul dottor Costanzo, trovavo la
trasmissione molto interessante, specie quando trattava temi delicati
come ad esempio la Mafia (ricordo ancora la puntata in cui fu
intervistato Giovanni Falcone), o problemi sociali di una certa
rilevanza, ad esempio il bullismo, la microcriminalità, etc.
Ho praticamente smesso di guardarla dopo aver assistito ad uno
spettacolo indegno, “Gino Strada contro tutti”, nel corso del quale il
medico fondatore di Emergency è stato messo letteralmente alla gogna,
da personaggi dello spessore di.... Anselma dall’Olio, la livorosa
consorte di Giuliano
Ferrara.
Le aggressioni della signora Dall’Olio - corredate da urla, insulti e
da gestualità nervosa, ai limiti dell'aggressione fisica - avevano ad
oggetto una pretesa intenzione del dottor Strada di lanciarsi in
politica (!), allorquando lo stesso si era limitato ad esprimere la
propria opinione, contraria alla ormai imminente guerra in Iraq (la
trasmissione risale al novembre 2002), invitando tutti coloro che
condividevano tale sua opinione a portare un fazzoletto bianco intorno
al polso.
Insomma Gino si era limitato ad esercitare, del tutto legittimamente,
un diritto riconosciuto a tutti dalla nostra Costituzione: ma sembra
che - oggicome allora - quando si tratta di Gino Strada, la
Costituzione non opera più; non c’è diritto alla libera manifestazione
del pensiero (articolo 21
della Costituzione), non c’è diritto a lanciarsi in politica (articolo
51 della Costituzione); e men che
meno c’è il diritto - dovere di mettere in salvo tutto il personale
straniero che opera nelle strutture costruite e gestite da Emergency
inAfghanistan (ove continua ad operare il personale medico ed
infermieristico afghano, formato per anni da Gino Strada e da altri
volontari, sin dalla costruzione delle strutture), nonostante le più o
meno esplicite minacce ricevute da alti esponenti delle forze di
sicurezza afghane!
Sorvolando sulla signora Dall’Olio, il cui marito per anni ha rubato lo
stipendio di parlamentare europeo (ci sarà andato forse una volta in
tanti anni), e che certamente non trascorre il tempo a servire il
prossimo, non vedo cosa ci sarebbe di male se Gino Strada dovesse
decidere di lanciarsi
in politica (anche se non credo che lo farà mai): cos’è, meno
meritevole degli altri di stare in Parlamento?
Sono forse più presentabili i vari Mastella, Prodi, Fini, D’Alema etc.?
Insomma certi lettori farebbero bene a sciacquarsi la bocca prima di
parlare di Gino Strada e di Emergency: il giorno che si recheranno in
un Paese di guerra, a curare vittime di mine antiuomo, ad impiantare
protesi a bimbi mutilati, etc. allora forse se ne potrà riparlare.
E qualcosa mi dice che il lettore in questione non fa lo stesso mestiere di Gino, o comunque non
rischia la pelle ogni giorno per soccorrere i più poveri e i diseredati.
Le parole di scherno usate nei confronti di Gino Strada denotano
sentimenti ben poco cristiani: sembra quasi che stia facendo quello che
fa (dal lontano1994, ricordiamolo) solo per prepararsi una carriera
politica!
Questo Paese è veramente indegno: prima sfrutta un uomo buono, che ha
dedicato tutta la vita al prossimo (ma forse è ritenuto poco meritevole
dal lettore perché non è un prete), per compiere una buona azione (la
liberazione di un ostaggio), poi lo dimentica e lo abbandona, incurante
della sorte dei suoi collaboratori, capri espiatori delle varie parti
coinvolte.
Ma siccome non basta, oltre al danno si aggiunge la beffa: parole di scherno, illazioni, accuse etc.
Personalmente, continuerò a sostenere Emergency come faccio da anni, e continuo a preferire Gino Strada a chi lo critica.
Grazie lo stesso.
Con i miei migliori saluti.
M. B.
RISPOSTA
Anche di Costanzo sappiamo i padroni: gli stessi di cui sopra.
Ha dovuto obbedire, come sempre, all’ordine di demolire Strada.
Che a me non piace, ma è sempre meglio di Costanzo.
In Italia bisogna contentarsi.
Maurizio Blondet
16/04/2007
10.23
Blondet a Bologna l’11 maggio
Faremondo e Gruppo Eventi Culturali del Dopolavoro Ferroviario di Bologna presentano
Mondo canaglia.
La guerra, ‘imperialismo e l’Occidente dopo l’11 settembre
Ciclo di incontri a cura di Emanuele Montagna (Faremondo)
NELLA SALA RIUNIONI DEL DOPOLAVORO FERROVIARIO, ZONA STAZIONE,
ENTRATE DA VIA STALINGRADO 12 (CON PARCHEGGIO) E DA VIA SERLIO 25/2.
Venerdì 11 maggio: (inizio ore 20,45) Anatomia del mondo canaglia, incontro con Maurizio
Blondet, direttore di www.effedieffe.com, che presenta il suo ultimo libro “Stare con Putin?” (Effedieffe Edizioni, 2007).
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