FDF FREE | Forum | Newsletter | Abbonamenti | Archivio | EFFEDIEFFESHOP.com | Chi Siamo | Redazione | Contatti
 >> Login Abbonati :
           
Password dimenticata ?


>  04 febbraio 2008
Archivio Lettere Aprile 2007 - Parte 2
23/04/2007
17.30
Difficile a credere

Egregio Direttore buongiorno,

desidero chiederle una delucidazione (se possibile), su qualcosa, a mio avviso inquietante.
Mi rivolgo a lei come Direttore, ma faccio riferimento a più articoli scritti sul giornale on-line da più persone.
Mi riferisco a vari articoli sul cammino delle Chiesa di questi ultimi anni, da Pio XII, fino all’attuale Benedetto XVI.
Ho una certa difficoltà a credere a notizie del tipo: Angelo Roncalli, un Nunzio filomassonico, di Daniele Arai del 15/04/07, a conclusione della prima parte del 23/03/2007: Professore modernista - e dei suoi eventuali “intrighi” con Paolo VI, finalizzati ad assicurarsi quest’ultimo come suo successore.
Su Giovanni Paolo II, nel suo articolo del 28/12/2005 - confermato: Wojtyla era ebreo. 28/12/2005.
Per finire al: Diritto all’apostasia? Professor Giorgio Berardi, del 17/04/2007.
Insieme ad altri ritagli di articoli vari.
Non sono uno sprovveduto, tantomeno così disinformato da cadere totalmente dalle nuvole leggendo i vostri articoli, ma quello che mi rimane difficile da accettare, è che se voi avete ragione, la chiesa dal Concilio Vaticano II è in mano a papi “filomassonici” ammettiamolo pure (visti i frutti dell’ultimo Concilio), solo non mi spiego, a questo punto, una cosa molto semplice, ma credo di grande importanza, per quanto riguarda manifestazioni celesti “private”).
Alla morte di Giovanni Paolo II, circa quattro ore dopo, il veggente di Medjugorje, Ivan, vede lo stesso, insieme alla Madre di Dio che dice: (cito a memoria) lui - Giovanni Paolo II - è con Me.
(articolo riportato su: Il giornale del 6/4/2005).
Ho sempre creduto all’autenticità di Medjugorje, (e non sono il solo), allora mi chiedo come sia possibile questo.
Piuttosto ciò che a mio parere è più inquietante, è che, nonostante i bei discorsi di Benedetto XVI, non ultimo la presa di posizione della Chiesa sulla famiglia, ho visto con gran dispiacere e preoccupazione, come dopo un Pontificato di 27 anni del suo predecessore, il quale distribuiva il corpo di Cristo rigorosamente sulla lingua dei fedeli con tanto di cerimoniere con piattino.
Solo a una settimana dalla sua elezione Benedetto XVI, ha tolto il piattino e ha iniziato a distribuirla anche sulla mano.
Ora a distanza di circa due anni, neanche presenta più il Corpo di Cristo al fedele che si deve comunicare, distribuisce la Sacra Particola, sulla mano, come fossero panini.
Se l’Eucarestia viene così banalizzata, di conseguenza desacralizzata, dal vicario di Cristo, allora, tutti i bei discorsi, non hanno più nessun senso perché privi dello Spirito necessario a dargli vita.
Stiamo arrivando a grandi passi all’abominio della desolazione, quando verrà abolito il Sacrificio giornaliero che vide Daniele?
Che dire: avete ragione voi?
Spero di no.

Cordiali saluti

Giorgio

RISPOSTA

Anzitutto una premessa: le “visioni” dei veggenti di Medjugorje non hanno valore dogmatico né di rivelazione.
Non si è tenuti a credervi per essere buoni cristiani.
Ma è ovviamente possibile che Giovanni Paolo e Giovanni XXIII siano comunque nella salvezza, nonostante gli errori che possono aver compiuto (e che possono anche non aver compiuto: potrei sbagliarmi io nel giudizio, non ho in me la luce divina dell’intera visione delle cose, né mi vanto di infallibilità). E non solo perché nessuno può sapere ciò che succede fra Dio e l’anima, specie al momento della morte; è da vedere se chi sbaglia lo fa credendo di fare il bene, in buona fede.
Un esempio attuale: san Tommaso d’Aquino, il dottore angelico, come ora scopriamo “sbagliava” su una questione del più alto livello teologico, sul limbo; eppure (spero) è santo.
Certo anche questa “correzione” del limbo aumenta un poco quello che possiamo dire il relativismo clericale; peggio, svapora l’autorità della Chiesa e il contenuto stesso del cristianesimo.
Eppure, la modifica è in qualche modo dovuta ad un impulso di carità, il desiderio di tranquillizzare i genitori di bimbi non battezzati, e di speranza di una salvezza universale di persone innocenti.
E’ possibile che questa buona intenzione abbia un effetto cattivo, rendere indifferenti i genitori d’oggi al battesimo dei loro figli, e accentuare la tendenza - che già esiste - a credere che, in fondo, ogni religione salva, o che ogni religione è errata e soggetta a revisioni.
Per esempio: perché non l’Eucarestia ai divorziati risposati?
Il fatto, come si vede, apre a conseguenze gravissime.
O a revisioni così profonde del cattolicesimo (il peccato originale, se i bimbi senza battesimo sono salvi, che senso ha?) da renderlo una religione “altra” rispetto a quella creduta duemila anni fa.
Che dire?
Bisogna vedere quanto in queste decisioni c’è di influsso “massonico” - cosa che ritengo di poter escludere per Benedetto XVI - e quanto di cedimento al sentire comune, allo spirito dei tempi: io stesso, confesso, nel fondo del cuore non troverei giusto e consono alla Misericordia divina il negare ai bambini non battezzati la visione beatifica.
Non so se questo sentimento non sia in qualche modo esso stesso “innocente” in quanto effetto del peccato originale.
A questo punto, che le posso dire?
Dio giudicherà.
Noi sforziamoci di stare fedeli alla Eucarestia e di avanzare nella carità.
Qui io personalmente mi dichiaro così manchevole, da non poter giudicare, anche se giudico per mestiere: ma i miei giudizi sono “politici”, ossia sugli effetti di atti e decisioni, non del movente, se il movente non è evidentemente malvagio….
Lo so, è poco.
Ma i tempi sono quelli che sono.

Maurizio Blondet



23/04/2007
16.00
Alessandro D.G.

Gentile direttore,
volevo segnalarle un articolo apparso su repubbilica.it:
http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/scienza_e_tecnologia/semi-internet/semi-internet/semi-internet.html
Parla dell’ iniziativa intrapresa da alcune persone per contrastare l’espansione della brevettabilità a porzioni di codice genetico e impedire che tecniche di cultura e lavorazione note (magari tramandate solo per via verbale, o note su pochi testi) possano essere brevettate da colossi della chimica e biogenetica.
Questo però è solo uno dei tanti eventi che negli ultimi anni hanno messo in discussione il criterio di applicazione dei brevetti (e anche della brevettabilità).
Ci sono stati i casi riguardanti le multinazionali farmaceutiche che hanno impedito la produzione di medicine per l’ AIDS (e altre malattie) a basso costo per i Paesi del Terzo Mondo (rivalendosi sui diritti dati dai brevetti).
Ma i problemi non si sono fermati qui.
Ricordo quando in Unione Europea si è cercato di estendere il concetto di brevettabilità in campo informatico anche ad idee e logiche di programmazione (e non al solo codice sorgente).
Più recentemente ho letto addirittura del tentativo di far passare per brevettabili le partite di “alto livello” (vedi serie A) facendole passare per opere di ingegno.
Mi scuso se non ho indicato delle fonti, ma alcune di queste informazioni sono lette da giornali ed per altre non ricordo la fonte.
Quello che mi chiedo è che cosa è diventato il brevetto adesso?
So che è nato per tutelare e riconoscere dei diritti a colui o coloro che creano “opere d’ingegno”.
Ma la tutela di un diritto come la vita e la salute non dovrebbe essere schiacciato dai diritti del brevetto (che in questo caso io riterrei secondari).
I limiti alla brevettabilità non dovrebbero essere fatti in maniera tale per cui i brevetti non possono limitare o incatenare i diritti primari?
Spero un giorno di poter leggere una sua opinione a riguardo.

Cordiali saluti.

Alessandro D.G.



23/04/2007
15.55
ANSA su Iraq

Un lettore ci invia

Iraq: USA, Iran aiuta anche sunniti

Generale Pentagono, Teheran vuole destabilizzare Baghdad
(ANSA), WASHINGTON, 19 aprile
L’Iran sta fornendo in Iraq aiuti non solo agli sciiti, ma anche ai sunniti.
Lo ha dichiarato il generale del Pentagono Barbero.
“Detenuti in nostra custodia hanno detto che agenti di intelligence iraniani hanno dato sostegno anche agli insorti sunniti: abbiamo scoperto munizioni a Baghdad, prodotte in Iran, in quartieri a larga maggioranza sanniti”, ha detto il generale Barbero.
Obiettivo di Teheran, secondo il militare, sarebbe destabilizzare e paralizzare l’Iraq.



23/04/2007
15.55
Sarkozy

Egregio dottor Blondet,

la leggo sempre e con grande interesse.
Condivido molto di quello che scrive.
Vorrei un Suo parere su quanto sta succedendo in Polonia, se è possibile.
Ho notato, inoltre, che da un po’ trascura la Francia dove Sarkozy, ebreo e filoamericano, si prepara a vincere le elezioni. allineando la Francia agli USA e a Israele.
Ratzinger, tra l’altro, è tutto filo Sarkozy.
Grazie
Cordialmente

Giuseppina L. C.



23/04/2007
15.22
“Turchi come hezbollah”

Gent.mo Dott.Blondet,

ho letto con molto interesse il suo articolo “Turchi come hezbollah”.
Concordo con Lei nel sostenere che gli hezbollah libanesi sono estranei a questa vicenda, tuttavia dal suo articolo traspare una certa simpatia per Erdogan e il popolo turco.
Le rammento che Erdogan è un sufi (proprio come il massone Guenon) e che i turchi si sono impadroniti di una terra commettendo vari genocidi, da quello dei bizantini fino a quello degli armeni.
Pensa veramente che i turchi siano degni di entrare in Europa?
Distinti saluti.

Roberto M.



23/04/2007
15.20
Goldman Sachs

Gentile direttore dottor Maurizio Blondet,

ho visto che conoscete molto bene la Goldman Sachs International.
Considerato che ho in corso una controversia di un “certo rilievo” con la stessa volevo sapere se era interessato a conoscerla.
In sintesi le dico che riguarda il settore degli investimenti finanziari.
Goldman è emittente di un prodotto finanziario Certificate che ha come sottostante un indice “FATTO IN CASA” in evidente conflitto di interessi.
Il prezzo del Certificato attualmente è ribassato del 46%, il prezzo delle materie prime che compongono l’80% del paniere è inferiore di solo il 3-4%. Ho presentato reclamo a Goldman Sachs e, dopo avermi illuso in un primo momento facendomi intendere un rimborso, mi hanno risposto la settimana scorsa rigettando la mia richiesta.
Oggi ho presentato di nuovo la richiesta all’ex vicepresidente di Goldman Sachs nonchè eesponsabile per l’Europa ed attuale Governatore della Banca D’Italia. Gli ho chiesto di occuparsi della questione con i suoi soci chiedendogli di assumersi le sue responsabilità e non astenersi (come ha dichiarato per situazioni che riguardano Goldman).
Gli ho dato un mese di tempo per darmi una risposta positiva.
Riassumendo: da manager pubblico lavora e fa fare una legge che prende il suo nome, Legge Draghi;
da amministratore di una società privata viola la sua legge emettendo un prodotto finanziario “bidone”;
da controllore deve controllare il suo bidone che ha violato la sua legge.
Un conflitto di interessi al quadrato.

In attesa di una risposta le pongo cordiali saluti

S. P.



23/04/2007
15.17
Sulla questione turca

Egregio signor Blondet,

ho letto con molto interesse il suo articolo sulla questione turca, e mi sono anche andato a leggere gli articoli del foglio che lei ha citato.
Devo dire che la sua analisi sul tentativo di addossare la responsabilità ad una fantomatica matrice islamica internazionale mi sembra molto convincente.
Ci sono però un paio di cose che sono state omesse.
Per parte sua devo riconoscere ancora una volta la scarsa attenzione al problema reale della persecuzione che i cristiani subiscono in Turchia dalla grande maggioranza del popolo turco in base a precisi ed inoppugnabili precetti del maomettanesimo (i passi del Corano o le citazioni della sunnah su come devono essere trattati i dhimmi sono molto simili a certe idee sull’inferiorità dell’uomo negro nei confronti della razza bianca tipo quelle di Darwin).
Quanto ad Erdogan, non credo di ricordare male, ma forse è così se affermo che era stato condannato per istigazione all’odio religioso dopo aver affermato frasi del tipo “I nostri minareti sono le nostre baionette”, ed avere auspica la conquista maomettana dell’Europa con annessi e connessi? (crimini, terrore, repressione ).
Un’ultima domanda: cosa succede in Turchia ad un turco che si converte al cristianesimo?

Cordiali saluti

M. T.



23/04/2007
14.20
Riccardo D. A.

Caro Direttore,

è da diverso tempo che leggo attentamente i suoi articoli e quelli che appaiono sul giornale on-line.
Sono perfettamente d’accordo con Lei, parole confermate dalle immagine viste al TG5 di oggi. Tutta la classe dirigente dei partiti (Roma-Polo, Roma-Ulivo) era presente all’ultimo congresso della Margherita, una schiera di attori, burattini e marionette che si muovono al comando di potenti lobby giudaiche-massoniche-mondialiste.
Personalmente sono cresciuto leggendo Evola, Junger, Guenon ed Eliade.
Le vorrei chiedere:
1) E’ possibile oggi con queste “forze in campo” passare da un piano teorico ad un piano basato sull'azione?
2) A quale partito mi potrei iscrivere per ottenere anche con piccoli risultati, una vera alternativa a questa tigre feroce che si chiama mondo moderno?
3) Oppure come dice Evola, mi devo rassegnare?
Le faccio queste domande perchè ho sempre dubitato di quell’area a cui appartengono partiti come Forza Nuova di Roberto Fiore, Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, il Fronte Nazionale di Adriano Tilgher o il Movimento Sociale di Luca Romagnoli, troppo legati nostalgicamente al Fascismo.
Lei cosa mi consiglia?

Cordiali saluti

Riccardo D. A.



23/04/2007
14.10
Diego

Caro Blondet, vorrei chiederLe un semplice parere su una questione di cui sono venuto a conoscenza ieri.
Non ha niente a che vedere con i temi da Lei maggiormente trattati nell’ interessante sito Effedieffe (politica estera, religione….) ma getta un ulteriore luce sinistra sui modi, sul costume e su alcuni meccanismi economici di questa società moderna, come se non avessimo già abbastanza deprimenti esempi.
Infatti, è sotto gli occhi di tutti il problema dell’energia, specialmente il consumo di petrolio. Sappiamo tutti che, per mantenere pulito l’ambiente o per consumare meno , le macchine potrebbero andare ad idrogeno; basta solo sviluppare il progetto che, ovviamente, è osteggiato dalle grandi lobby petrolifere.
Questo è solo uno dei tantissimi esempi che mi vengono in mente e che la dicono lunga sulla democraticità e libertà delle nostre società.
Adesso vorrei un Suo parere su una questione che ieri mi ha sconvolto parecchio e che mi ha immediatamente fatto pensare ai loschi traffici delle case farmaceutiche.
Sono andato dal dentista e sa cosa mi ha detto, tra una trapanata e l’altra, la mia igienista?
Che esiste un vaccino anti-carie, è trent’anni che è stato trovato ma, usando un linguaggio dentistico, non viene tirato fuori perché ovviamente tutti i dentisti fallirebbero.
So che è un esempio un po’ scemo e insignificante, rispetto a tutti i problemi che ci sono in questo mondo.
Tuttavia , a parte l’incredulità che tale notizia mi ha suscitato (specie se penso che sono trent’anni che sento dire che l’unico modo per evitare la carie è la prevenzione e l’accurata igiene quotidiana dei denti) mi viene da riflettere parecchio sul significato di una semplice, abusata e, a questo punto, oscura parolina: che cavolo significa PROGRESSO?
Mi farebbe piacere se Lei potesse fare una riflessione, visto che non m’intendo assolutamente di medicina.

Diego



23/04/2007
13.05
Articolo Farina

Dottor Blondet,

le posto un articolo dell’ex (?) agente Betulla sui recenti tragici fatti successi in Turchia.
Sinceramente sono stupito con quanta abilità il nostro agente difensor dell’Occidente mischia il sacro con il profano.
Meno male che non fa più il giornalista sennò scriverebbe perle di questo calibro non un giorno sì e l’altro pure come adesso, ma su un solo giornale.
Ma ce lo ritrovavamo anche su Topolino.
Buon lavoro

Giancarlo da Padova

Libero, giovedì 19 aprile, pagina 1
Nella Turchia europea mattanza di cristiani
(Renato Farina)

Non escono i nomi, non li dicono, escono i corpi, poveri fagotti inermi.
Sono quattro nostri fratelli.
Tre sono stati sgozzati, uno è in fin di vita in ospedale dopo essere stato ferito e aver cercato la fuga. Legati, bendati, immolati.
A chi? Ad Allah.
Non si conosce in questo momento alcun comunicato di condanna delle nostre moschee. Figuriamoci.
E’ accaduto in Turchia, nella città sud-orientale di Malatya.
E’ stato un assassinio rituale.
“Cerimoniale”, ha commentato il vescovo cattolico della zona, monsignor Luigi Padovese.
Una pratica religiosa di tipo infame.
I capri per il sacrificio erano cristiani, di quel tipo che proprio non è gradito da quelle parti (ma anche altrove).
Non avevano confinato la loro fede nelle sacrestie o nei recessi della coscienza: non riuscivano a tenere per sé “il tesoro trovato nel campo”.
Per usare il titolo del libro di Joseph Ratzinger, volevano bene a “Gesù di Nazaret”, ma proprio tanto.
Al punto che la loro vita era stamparne le parole, spanderle dappertutto.
Loro stavano zitti, ma lasciavano parlare il Vangelo.
La loro specialità era proprio questa: avevano aperto una casa editrice e diffondevano la Bibbia e soprattutto i testi di Matteo, Marco, Luca e Giovanni in lingua turca.
Prendendosi questo rischio hanno deciso la loro condanna a morte.
Del resto, è proprio scritto nel Discorso della Montagna che stavano stampando: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi a causa mia. Esultate e rallegratevi” (Matteo 5,11).
Dunque niente di nuovo.
Ma per favore almeno dalle nostre parti si creda non dico al fatto che sono beati e che ora stanno rallegrandosi in cielo, ma che la loro morte è stata “a causa” della loro fede.
Invece nessuno lo ammette.
Si ha paura di dover ammettere che l’odio è scatenato da questa appartenenza al cristianesimo. Dicono le agenzie: sono stati i nazionalisti.
Anzi “gli ultranazionalisti”.
Saranno anche arcinazionalisti quelli che hanno sgozzati i nostri fratelli (ortodossi o protestanti).
Ma chissà perché i nazionalisti turchi se la prendono sempre con i cristiani.

Pare che i criminali siano appartenenti del gruppo dei “Lupi grigi”.
Lo stesso branco in cui si muoveva Alì Agca, l’attentatore del Papa.
Gli stessi che hanno proceduto all’eliminazione dell’editore armeno Hrant Dink, cristiano -ovvio.
I precedenti sono lì, chiari come il sole.
Così com’è chiaro chi armò la mano di un ragazzo di 16 anni lo scorso anno, sempre in Turchia, e fu ucciso don Antonio Santoro.
Già nel 1981 non si poteva dire che ad attentare al Papa fosse stato un islamico.
Ricordo di aver proposto e fatto uscire sul settimanale il Sabato, nel numero speciale del 13 maggio, a poche ore dall’attentato in piazza San Pietro, il titolo: “L’odio di un musulmano”: fui rimproverato come irresponsabile da certe correnti vaticane.
Ora la responsabilità dei sovietici appare evidente alla luce dei materiali recuperati nell’Archivio Mitrokhin.
Ma si tace ancora sul nesso tra comunismo e islam.
Secondo informazioni di fonte primaria, al momento della visita medica successiva all’arresto, Agca risultò essere stranamente completamente depilato. Ora si capisce bene perché: fanno lo stesso i kamikaze.
Anche quello doveva essere un omicidio rituale.
Invece niente.
Dinanzi a questi quattro nostri fratelli morti, due libri bisogna leggere.
La Bibbia, ma anche l’Apocalisse di Oriana Fallaci - lì ci sono pagine emblematiche sulla Turchia che sceglie la strada islamista.
Il racconto delle ragazze annegate in mare con il chador, e i bagnini che non le salvano perché non si possono toccare le donne.
E il premier Erdogan in silenzio, acquiescente.
E sua moglie pure.
Con l’Europa protesa ad accarezzare le velleità di questo Paese a riprendere il dominio sul Mediterraneo, con noi propensi a preferire il quieto vivere di adesso rispetto al disastro della propagazione del veleno islamico, con il consenso della sinistra (Perché nessuno ha notato che le organizzazioni islamiche, per non inimicarsi la sinistra, nulla dicono contro i Dico? Almeno su questo dovrebbero dir la loro, anche se l’idea che hanno di famiglia è orribile.
Invece sono astuti, i capi dell’Ucoii tacciono...).
“Hezbollah, forse”, ipotizza a ragion veduta il vescovo Padovese se pensa ai possibili assassini.
La polizia indaga a vasto raggio, ha già cominciato a far sapere che forse gli omicidi sono stati causati da contrasti interni alla casa editrice cristiana. Le solite bugie.
Tra un po’ diranno che gli assassini sono dei pazzi.
E poi via come prima.
Oggi la probabilità più alta al mondo per essere uccisi anche se si sta in casa propria, è di vivere in Turchia e di aver detto di essere cristiani.
Dopo un attimo, come capitò per don Santoro, arrivano le calunnie.
Conversioni a pagamento, scrissero i quotidiani locali per fornire un movente al giovane criminale.
A don Santoro nessuno ha intestato un’aula parlamentare, non ha tirato estintori ai carabinieri, anzi ha rovinato il dialogo interreligioso.
C’è un problema politico aggiunto.
Tra qualche tempo si va alle elezioni del presidente della repubblica turco.
Ci punta Erdogan.

Sarebbe il primo presidente islamista che diventa capo dello Stato ad Ankara, rompendo la tradizione che vorrebbe per quella carica un “laico”, amico dell’esercito, senza cui oggi questo Paese sarebbe dominio della teocrazia islamica.
Ma il vento di questo Islam delle teste mozzate si diffonde, al di là delle denominazioni fanatiche.
Un cardinale mi ha riferito il racconto tra lo stupito e il costernato fattogli da un prelato cattolico turco.
Aveva assunto con mansioni di fatica un uomo buonissimo, un musulmano che più moderato non si poteva.
Tempo fa, gli ha riferito che - ormai la cosa era sicura - nel procedere della Jihad sarebbe toccato di soccombere anche al suo amato vescovo e alle suore. “Ma voi siete buoni, vi avviso quando manca poco, e poi ci penserò io senza farvi male”.
Verità giurata.
Ma chi ha il coraggio di spiegarlo da noi?
Adesso che si fa, dopo questi fratelli assassinati?
Niente si fa.
Siamo così.
Nessuna emozione, chi dice che c’è una guerra mondiale in atto viene fatto passare per pirla, più fanatico lui di quelli che vanno in giro a sgozzare la gente.
Silenzio. Il governo turco non offre sicurezza ai pochi cristiani isolati e soli che stanno lì, amen.
Guardiamo da lontano.
Guai a dire terroristi islamici.
Sono nazionalisti.
Amano così tanto la patria da far fuori i cristiani.
Intanto a Bagdad gli islamici hanno imposto di levare la croce dalle cupole e dai campanili.
Si sono piegati tutti, meno i cattolici caldei, dalla loro cattedrale intitolata ai Santi Pietro e Paolo non la vogliono togliere, fanno la guardia per impedire che qualcuno ci salga a buttarla giù.
Li hanno minacciati di morte.
Non cedono, questi poveri idioti.
Non riescono a capire che il dialogo impone di mettere da parte i segni che dividono.
Ma io ringrazio il cielo che c’ è gente cosi.


RISPOSTA

Vedo che Betulla ha buone informazioni: sì, sono stati i Lupi Grigi.
E costoro sono un gruppo “laicissimo” collegato alla cricca militare kemalista.
Ovvio che stanno solo eseguendo parte di un piano più vasto: far sentire i cristiani sotto attacco da parte dell’Islam in quanto tale.
Non nego che ci siano islamici sgozzatori; dico che c’è un piano che li utilizza, a scopo di strategia della tensione, e questo piano è israeliano: già Begin dichiarò che occorreva mobilitare i cristiani in una “crociata” contro l’Islam, e lo rivelò Shahak.
A questo piano partecipa in piena coscienza, ovviamente, Il Foglio.
Le basti l’articolo pubblicato da quel giornale, che riporto:

Caccia ai cristiani dal Kashmir a Rabat La testa di un uomo in una scatola davanti a una moschea pachistana

Roma.
Ieri, in Kashmir, un gruppo di militanti hizbul, “i guerrieri della libertà” islamici, hanno rapito e decapitato Manzoor Ahmad Chat, un cristiano evangelico di 33 anni.
La testa dell’uomo è stata lasciata all’ingresso di una moschea, chiusa in una scatola di plastica. L’anno scorso, un predicatore cristiano era stato ucciso allo stesso modo.
Come la strage di cristiani di Malatya di due giorni fa, la decapitazione in Kashmir non riesce più a stupire.
Sono le ultime evoluzioni del fondamentalismo islamico; negli ultimi mesi, dopo l’omicidio di don Santoro, sono stati centinaia gli episodi di intolleranza violenta, spesso con vittime, che hanno visto gruppi di fondamentalisti islamici aggredire in vari Paesi soprattutto due simboli “dell’apostasia e del politeismo”: centri cristiani e Internet cafè.
Simbolo del peccato, perché veicolano immagini di donne discinte e ideologie “pagane”, questi locali sono stati dati alle fiamme dal Marocco al Pakistan nel corso dell’ultimo anno.
Per non parlare degli episodi più noti, come quello delle cinque ragazzine sgozzate in Indonesia mentre andavano a messa.
Domenica quattro sacerdoti sono stati trucidati in Nigeria e sabato scorso è stato attaccato e distrutto il Bible bookshop di Gaza; ancora in occasione di Pasqua, padre Pizzaballa, della custodia di Terrasanta, ha denunciato l’espulsione silenziosa di decine di migliaia di palestinesi cristiani, spesso a seguito di episodi violenti, dai Territori dell’ANP.
Peggiore ancora è la situazione dei cristiani in Iraq, come è noto, così come in Pakistan, mentre nella stessa “laica” Algeria addirittura una nuova legge punisce con due anni di prigione e 10 mila euro di multa i cristiani che tentino di fare proselitismo tra i musulmani.
Non è una manovra organizzata, non è il prodotto di un particolare coordinamento tra gruppi terroristi - come nel caso indubbio degli ultimi attentati nel Maghreb - ma la conseguenza orribile di una campagna preparata da alcuni grandi ulema - spesso gli stessi invitati negli appuntamenti di “dialogo interreligioso”, come Yusuf al Qaradawi - che si dedicano a un’attività silente di sobillazione dei vari imam che li seguono nelle moschee di tutto il mondo e che sono però venuti allo scoperto sia in occasione della campagna contro le “vignette su Maometto” sia per protestare contro il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona.
E’ un anticristianesimo per nulla reattivo, non conseguente a nessuna “colpa dell’Occidente”, vera o presunta che sia, ma intrinseco all’asse portante della teologia del medioevale Ibn Taymmyya, teologo di riferimento obbligato per tutta la galassia dei fondamentalisti sunniti, che incitava i fedeli a combattere e contrastare i cristiani perché “politeisti”.
In Turchia oggi, questo ennesimo sangue cristiano versato, ha però un significato ancora più allarmante.
Lo stesso nunzio apostolico ha denunciato, dopo l’assassinio di don Santoro, la “cristianofobia” favorita dal governo turco di Tayyip Erdogan e la visita del 1° novembre 2006 di Papa Ratzinger a Istanbul - pur segnando un passo importante - non ha certo dissipato quel clima mefitico.
Il tutto nel mezzo di una straordinaria tensione politica che sta dividendo in due il Paese, che attende il 25 di questo mese, quando il premier Erdogan - del partito islamico AKP - annuncerà ufficialmente se si candida alla presidenza della Repubblica.
(20/04/2007).



23/04/2007
13.00
Ancora su Odifreddi

Gentile direttore Maurizio Blondet e gentile professor Paolo Martino,

vorrei aggiungere una ulteriore nota di folklore riguardo al nostro (Odifreddi).
La scorsa domenica mattina, uscendo di casa, ho acceso l’autoradio intorno alle 8.30 e miracolo dei miracoli, sul servizio pubblico, ho avuto l’illuminazione (fotismos?) di sentire il nostro sproloquire riguardo a Testo Sacro e cristianesimo, pontificando (ovviamente impropriamente) su Chiesa, religione, Gesù Cristo stesso!!!, arrivando a dire persino che la nostra fede, la fede nel Risorto, è nient’atro che una forma di neo-paganesimo, argomentando la tesi che, non potendo più l’uomo tollerare l’idea di un Dio sovrumano, se ne è costruito uno a sua immagine e somiglianza.
Capito il trucco?
Ha invertito il concetto che NOI siamo a immagine e somiglianza di Dio, e con che retorica e ragionamenti!
Avreste dovuto sentire...
Ero profondamente inc... e mi ribolliva il sangue, non tanto per la negazione e l’attacco che, come cristiano, stavo subendo (questo fa parte della libertà e della mia fede), quanto piuttosto perchè:
- stava parlando alla radio pubblica, oltretutto facendo una marchetta promozionale del suo libro! La radio pubblica la pago anche io!
- Il giornalista assensista di turno, anzichè arginare, o al minimo controbattere, macchè! ha aperto le cataratte e calato le braghe;
- era domenica mattina, non credo sia stata scelta a caso la collocazione di questa edificante intervista.
Tutto qui, scusate lo sfogo, ma spero di poter contribuire a smascherare il nostro per quel che è: un servitore dell’Anticristo.
D’istinto, domenica scorsa, ho pensato alla prima di quelle frasi che vanno sotto il nome de “Le ultime sette parole del Cristo sulla croce” che la tradizione cristiana ha tratto dai Vangeli: “Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.
Grazie

Alessandro B.



23/04/2007
11.00
Su Odifreddi

Personaggio infimo l’Odifreddi.
Ad una trasmissione di Lorenza Foschini di qualche anno fa, intervenendo nel dibattito sulle sviluppate conoscenze astronomiche delle popolazioni dell’antichità e della loro rappresentazione nei miti sentenziò cristallino: “Come mai gli antichi ne sanno tanto d’astronomia?
E’ chiaro, passavano le nottate guardando le stelle perchè non avevano niente da fare”.
Ipse dixit.
Un Bignami di saccenza.
Mi sbilancio: credo che sia il commento più infelice che abbia udito da un soggetto che si definisce “scienziato”.
Sarei curioso di sapere come passa le notti questo scienziato da taverna, con tutto il rispetto per le cantine e i loro frequentatori.

Continuate a resistere, Pax et Bonum.

Bruno S.



23/04/2007
11.00
Pietro C.

Gentile direttore,

mi chiamo Pietro, ho 23 anni e sono reduce da una traversata sul Tirreno in Sardinia Ferries, una di quelle navi veloci che in sei ore esauriscono la tratta Golfo Aranci - Livorno.
Premessa obbligata: cosa ho fatto durante le sei ore di navigazione?
Ho letteralmente “divorato” un suo libro: “Gli Adelphi della dissoluzione”.
Non trovo parole.
Sono oramai sette anni che “bazzico”, umilmente, tra la letteratura “tradizionale” (purtroppo sempre più spesso “tradizionalista”) così osteggiata nelle Università italiane (se non sinistramente strumentalizzata o fraintesa oltre che, il più delle volte, ignorata o semi sconosciuta).
Mi mancava un libro che confermasse certe intuizioni, chiaramente manifestatesi all’intelletto nel corso di questi anni di ricerca.
Il libro mi è stato prestato appena tre giorni fa dal mio maestro (sacerdote e mistagogo delle Missioni della Consolata).
Egli, pur in mezzo a mille difficoltà organizzative, è ideatore del “Didaskaleion, Centro Studi Tradizionali”, con sede in Olbia (la mia città di residenza). Dal momento che sono uno studente fuori sede, non ho potuto opportunamente partecipare al percorso degli Esercizi spirituali ignaziani (seguiti e perpetuati sempre dal mio sacerdote) ma, nel mio piccolo, grazie alla sapiente e cattolicissima guida di questo padre, ho avuto modo di iniziare un “percorso interiore” alla ricerca del Cristo.
Sono passato per la lettura di Zolla, Guénon, Titus Burchkardt, Jean Borella, Guido De Giorgio, Eliade, Attilio Mordini, Raimon Panikkar, Manuel Insolera, Jean Danielou, ovviamente senza trascurare san Giovanni della Croce, san Eucherio di Lione, Melitone di Sardi, Giustino, Origene,Clemente e Filone d'Alessandria, sant’ Agostino, Platone, Aristotele, l’Imitazione di Cristo, la Filokalia, ma al di sopra di tutti, quando l’energia me lo consente, la contemplazione in greco e latino del Nuovo Testamento (l’Antico Testamento per ora ce l’ho solo in italiano!).
Mi pare, infatti, che siano tutti adeguatamente imbevuti di autori e parole che echeggiano il sanscrito e l’Induismo, ma pochi conoscano la valenza iniziatica del greco biblico dei LXX e di Vangeli, Atti e Apocalisse.
Tra gli autori sopra citati, molti dei quali magistralmente analizzati nel suo libro, ne manca uno di cui ora vorrei parlarle.
Trattasi di un autore, mistico filosofo metafisico italiano, tuttora vivente (classe 1918 se la memoria non mi inganna), che mi ha spalancato le porte della tradizione e chiarito la valenza ultima ed escatologica del cristianesimo: il professor Silvano Panunzio.
Perchè le cito il professor Silvano Panunzio?
Perchè lo trovo una miniera inesauribile ed ortodossissima di fonti tradizionali, umiltà, preghiera, unite ad una conoscenza capillare e assolutamente eccellente dell’iniziazione cristiana.
Io credo che il nome di Silvano Panunzio non suoni nuovo alle sue orecchie; la di lei conoscenza di questi ambienti mi ha colpito profondamente.
Io sono soltanto un umile pellegrino alla ricerca del calice di Comunione, assolutamente fedele agli insegnamenti del suo padre spirituale (l’autodidattismo dello Spirito può avere effetti indesiderati spiacevolissimi), in generale sono un tipo cui non piace lavorare di fantasia o per auto-suggestione.
Non a torto ed in modo mirabile e preciso lei, nelle ultime pagine del libro fa riferimento alla “discriminazione degli spiriti”.
Lei ha colto nel segno!
Senza discriminazione degli Spiriti (opportunamente sottomessa ad una giornaliera direzione spirituale) è facilissimo oscillare fra tradizione e anti-tradizione, iniziazione e contro-iniziazione, cattolicesimo e sovversione.
Lo è ancor di più se viene meno la fede e, mi permetto di aggiungere, la fiducia nella santa istituzione della Chiesa cattolica, mai così avversata e ostacolata.
Sappiamo altresì che il Kali-Yuga volge al termine e che la battaglia finale sarà intellettuale.
Oggi, più che mai è necessario tornare a quel sacro discernimento che solo i veri mistagoghi (i sacerdoti cattolici e ortodossi DIRETTAMENTE ricollegati alla tradizione) rimasti sulla faccia della Terra sono in grado di operare nei propri figli spirituali.
Non posso dilungarmi oltre, sono stato fin troppo prolisso.
Chiudo con un’ultima considerazione che proviene dal cuore: armiamoci intellettualmente con preghiere, meditazione, umiltà e studio costante perchè la battaglia è già cominciata e lei, che spesso scrive da Ksatrya guerriero, lo sa alla perfezione e meglio del povero sottoscritto.
Qualora avesse il piacere di contattarmi può scrivere al mio indirizzo di posta … o telefonarmi al numero ….
Sono a sua disposizione per qualsiasi informazione e chiarimento, ma la prego solo di non ritenermi un saccente.
Io so ancora ben poco e di me stesso e di Cristo, perciò non posso che rimettermi coraggiosamente alla fede nel tre volte maestro Gesù Cristo e agli insegnamenti dei miei maestri.

Con stima

Pietro C.



23/04/2007
11.00
Aldo

Gentile Blondet,

Voglio ricordarti anche che al di la delle attenzioni dei francesi il primo mandato internazionale di cattura dell’Interpol è stato emesso ben prima del 1995, su precise indicazioni della Libia.
Il buon Gheddafi si mise subito al riparo dall'effetto Osama ed elencò pubblicamente una serie di elementi di prova a carico dello sceicco nero.
Se trovo gli appunti precisi ti mando il tutto, dato che, come ben sai, dopo il fatidico 11/ 9 sono scomparsi dal web una serie infinita di documenti.
Ti auguro buon lavoro, anche se non condividiamo tante cose; per esempio io sono ateo, comunque rispetto quanto scrivi.>
Se ti servono info articolate su sistemi d’arma, più o meno strategici, al di la delle tante notizie a cavolo che si trovano in giro puoi scrivermi.
Un saluto

Aldo



21/04/2007
11.10
Affare Italtel

Un lettore ci invia questo articolo, già comparso su Il Giornale, chiedendone la pubblicazione per i nostri lettori a cui fosse sfuggito.

Affare Italtel, ecco le carte che tirano in ballo Prodi

Vi sono documenti acquisiti nelle indagini per corruzione e concussione sulla vendita di Italtel ai tedeschi di Siemens, avvenuta con protocollo… intesa del 12 maggio 1994, che sembrano smentire la precisazione stilata ieri da palazzo Chigi.
Lo staff di Prodi si è infatti affrettato a dire che “la valutazione e la decisione in merito (alla vendita, ndr) rientravano nella esclusiva sfera di competenza della società interessata (Italtel Spa) e della controllante (Stet Spa), in considerazione anche della struttura organizzativa e del sistema dei rapporti esistenti nell’ ambito del gruppo IRI”.
Che all’ epoca vedeva Romano Prodi presidente.
In realtà, questa vicenda rischia di imbarazzare l’ inquilino di Palazzo Chigi.
Tra le numerose carte acquisite sia dall’ autorità giudiziaria di Monaco che sta conducendo una maxi inchiesta sulle tangenti pagate da Siemens nel mondo, sia, almeno in parte, dai PM di Bolzano, vi sono parecchi documenti in cui si fanno riferimenti diretti al Professore.
E che sicuramente hanno indotto i magistrati a spedire la Guardia di Finanza, il 19 febbraio, nella sede milanese di Goldman Sachs, la banca d’ affari investita da Siemens per portare Italtel sotto l’ ombrello tedesco.
E acquisire documenti.
Negli uffici della banca è spuntato anche un file intestato “MTononi/memo_Prodi 02.doc”
che evidentemente andrà sviluppato.
“MTononi”, per esempio, potrebbe trattarsi di Massimo Tononi, 41 anni, attuale sottosegretario all’Economia.
Si tratta di un manager di primo piano di Goldman Sachs: nel periodo 1988-1993 ha lavorato presso l’ufficio di Londra, occupandosi soprattutto di fusioni e acquisizioni tra imprese.
Dal 1993 venne scelto come assistente personale proprio da Prodi, quando il Professore nel maggio di quell’anno interruppe le sue consulenze con la stessa Goldman Sachs per diventare presidente dell’ IRI.
Nel 1994 Tononi tornò in Goldman Sachs dove vi rimase fino allo scorso anno.
Ovviamente anche Tononi non è indagato nell’inchiesta di Bolzano, ma è uno dei personaggi che ritroviamo nel 1999, nel gruppo di lavoro per il progetto “Salomon” (dividere le attività mobili della telefonia da quelle fisse, trasferendo le prime a Siemens e lasciando le seconde alla futura Telecom).
Alla squadra partecipava anche Claudio Costamagna, già uomo Italia per Goldman Sachs, amico di Angelo Rovati e considerato storicamente vicino al gruppo prodiano.
Sino a cercare di fondere la sua società di consulenza con la Mittel del banchiere Giovanni Bazoli.
Il quadro si può chiudere con qualche curiosità: in quegli anni il capufficio stampa di Italtel era Silvio Sircana, attuale portavoce del governo. Mentre il capo dell’ufficio legale era quella Patrizia Grieco, accreditato manager della piazza lombarda.
I due vennero poi immortalati nello scorso settembre al ristorante Bolognese di Roma.
Tornando ai mesi prima dell’accordo tra Italtel (IRI) e Siemens può offrire qualche chiave di lettura la lettera protocollata riservata con la quale il 3/2/93 il responsabile di Goldman Sachs Francoforte, Arthur Walter, caldeggiava la propria banca d’affari al capo delle fusioni e acquisizioni di Siemens Germania per l’affare Italtel.
“Sottolineiamo la conoscenza di Goldman Sachs del gruppo IRI - si legge - e del suo management... circostanza che potrebbe essere estremamente importante per una potenziale negoziazione (di Italtel, ndr)...
Tra le operazioni eseguite in Italia da Goldman Sachs ci preme indicare l’acquisizione dell’ENI del controllo su Enimont... mentre come Capital Markets/Corporate sottolineiamo l’offerta per la privatizzazione del Credito Italiano seguita a favore dell’IRI nel 1991 (con Prodi presidente, ndr)... e Goldman Sachs quale manager per l’offerta Stet a favore dell’IRI nel giugno del 92”
.
Nel documento Walter enfatizza che “a partire dal mese del marzo del 1990 il nostro senior per la Goldman Sachs in Italia è il professor Romano Prodi”.
E qui dedica diversi capoversi rievocando i punti salienti delle precedenti esperienze professionali, “che è già stato all’IRI, è stato ministro dell’Industria, nel comitato scientifico di Nomisma”.
E conclude osservando che “sarebbe quindi un pregio e di grande valore la possibilità di presentarLe i nostri colleghi ed esperti industriali italiani per discutere le alternative concernenti Italtel”.

Post scriptum non afferente le indagini: negli anni caldi di Italtel il responsabile sicurezza dell’azienda era un giovane e rampante Giuliano Tavaroli, che dieci anni più tardi, diventato capo della security di Telecom, verrà coinvolto nell’inchiesta milanese sui dossier illegali.

Gianmarco Chiocci e Gianluigi Nuzzi



21/04/2007
9.00
Il rapporto segreto Iron Mountain

Maurizio, le invio anche questo.
Non so se ne è gia a conoscenza.
Ma, come dire, “tutto torna”, tristemente.
Io sto trovando solo conferme di quello che lei dice.
Ogni tanto vorrei trovare una smentita dei “suoi complotti”; purtroppo invece niente.

IL RAPPORTO SEGRETO DA IRON MOUNTAIN E LE SUE CONCLUSIONI AGGHIACCIANTI. SE E’ AUTENTICO E’ TERRIBILE, SE E’ UN FALSO E’ UN INCUBO.
IN OGNI CASO E’ VERO.

”Il rapporto segreto da Iron Mountain” è, a dir poco, sconvolgente, scioccante.
Il documento, che sarebbe il frutto di due anni di lavoro svolto da un misterioso “Gruppo di studio”, auspica, in uno scenario apocalittico di orwelliana memoria, un controllo sociale con avanzate tecnologie da psicopolizia, strumentalizzazione dei mass media per arrivare a pianificare una serie di spaventose minacce, tra le quali quelle di inquinare deliberatamente aria e acque; di riportare la schiavitù; di controllare con dei computer la procreazione e di reintrodurre, nella società, l’omicidio rituale.
Il gruppo di 15 esperti, che avrebbe redatto il rapporto, si sarebbe riunito fra il 1963 e il 1966.
E’ importante sottolineare, a sostegno della veridicità di tale documento, che il 10 luglio 1966 fu pubblicata un’analisi effettuata dal “Centro di Washington per la Ricerca di Politica Estera” e destinata alla “Organizzazione per il Controllo degli Armamenti e per il Disarmo”.
Ebbene, si affermava che il piano di disarmo prospettato dal presidente Johnson era pericolosissimo, perché, invece di portare la pace, avrebbe potuto destabilizzare l’equilibrio mondiale.
Dopo l’inevitabile scandalo, che suscitò la pubblicazione del “Rapporto da Iron Mountain”, fu decisamente negato, da organi governativi, che lo studio del “Centro di Washington per la Ricerca di Politica Estera” poteva essere stato all’origine del Rapporto.
Si disse che il documento fu redatto per un non chiaramente specificato comitato governativo ad altissimo livello, da uno altrettanto Speciale Gruppo di Studio.
Il compito affidato a questi esperti, da un’organizzazione ombra del governo, sarebbe stato quello di stabilire “la natura dei problemi a cui verrebbero a trovarsi di fronte gli Stati Uniti se e nel caso in cui dovesse sopraggiungere una ‘pace permanente’”.
Le conclusioni cui sarebbe pervenuta la Commissione dell’Iron Mountain sono spaventose.
Il Rapporto, che nella sua organizzazione segue i freddi canoni burocratici ed è steso nell’esatto gergo sociologico, sarebbe stato consegnato, contro quanto stabilito dal Gruppo di Studio Speciale, da un loro stesso membro, preso da una crisi di coscienza, al giornalista L. C. Lewin e pubblicato col titolo di “Report from Iron Mountain on the possibility and desirability of pace”, a cura di L.C. Lewin, dalla The Dial Press di New York nel 1967.
Un anno dopo La “Bompiani” tradusse e pubblicò in Italia il terribile documento col titolo: “Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace”.
La sua pubblicazione suscitò, come era logico, dure reazioni nell’opinione pubblica, alcuni esperti dissero che era tutto vero, si parlò, pure, di cospirazione governativa per mantenere lo stato di guerra, altri dissero che si era soltanto davanti ad un abile falso, tuttavia che il Rapporto sia vero o falso ha poca importanza, in quanto, corredato com’è da documenti pubblici e autentici, da studi e ricerche scientifiche, da testi di filosofia, di psicologia sociale, di economia, di sociologia, di ecologia e da discorsi e documenti politici, dimostra, al di sopra di ogni dubbio, che persone importanti, nell’ambito politico, militare e scientifico pensano proprio in questo modo.
Il professor Lee Rainwater sociologo alla Washigton University di Saint Louis affermò: “Se il libro è autentico, si tratta allora di uno scandalo di proporzioni gigantesche, se è una montatura, è un lavoro certamente brillante. Vi sono persone che la pensano davvero così”.
Ecco perché, in ogni caso, il “Rapporto da Iron Mountain” è attendibile.
Il dottor Waskow si disse convinto che “…se il libro è una montatura, allora coinvolge di certo qualcuno molto in alto”.
Secondo questo esperto se il documento fosse realmente autentico, come egli sembra supporre, allora dovrebbe, con grande probabilità, esserne coinvolta la CIA.

Ma cosa dice di tanto grave questo documento?
Tante cose.
Afferma, tra l’altro, che la guerra è più desiderabile della pace perché è utile all’equilibrio della nostra società e ne garantisce la sopravvivenza, che è efficace “per stabilizzare e per controllare le economie nazionali” (pagina 110).
Addirittura sostiene che il mondo si troverebbe dinanzi ad una vera e propria sciagura se si cercasse seriamente di raggiungere la pace.
Le funzioni della guerra, leggiamo nel Rapporto, non sono da considerare uno “spreco”, infatti: “senza una tradizionale economia di guerra, e senza la sua frequente eruzione in conflitti armati su vasta scala, non ci sarebbero stati, quasi, tutti i più importanti progressi industriali nella storia, a cominciare dalla scoperta e dall’impiego del ferro”. (pagina 66)
Si afferma, perfino, la necessità politica della guerra, che non è considerata un’estensione diplomatica ma uno dei più efficaci equilibratori politici della società: “Il sistema di guerra non solo è stato ed è essenziale all’esistenza delle nazioni come entità politiche indipendenti, ma è stato ed è egualmente essenziale alla stabilità della loro struttura politica interna.
Senza di essa, nessun governo è mai riuscito a ottenere il riconoscimento della sua ‘legittimità’ o del suo diritto a dirigere un paese (…).
L’organizzazione di una società, in vista della possibilità della guerra, è il più importante stabilizzatore politico” (pagina 69).
E così gli esperti in questione arrivano ad affermare che la guerra è funzionale anche come “stabilizzatore generazionale” in quanto, ciò che segue è da far rizzare i capelli: “…la guerra permette alle vecchie generazioni, … di mantenere il proprio controllo sulle generazioni più giovani, se necessario distruggendole” (pagina 84).
In questo documento si scopre anche l’utilità della “… guerra come liberazione psicologica a livello sociale. E’ questa una funzione psicosociale, che ha per una società gli stessi effetti che la vacanza, la festa, l’orgia per l’individuo: la liberazione e redistribuzione di tensioni indifferenziate. La guerra serve al necessario riadattamento periodico delle norme di comportamento sociale (il ‘clima morale’) e serve a dissipare la noia generale, uno tra i fenomeni sociali solitamente più sottovalutati o addirittura ignorati” (ibidem).
Nella sua conclusione il rapporto si spinge a cercare sostituti alla guerra nel caso improbabile, ma non impossibile, dovesse “scoppiare la pace”.
Le soluzioni che offre sono davvero terrificanti.
Vi si legge che : “per trovare un efficace sostituto politico della guerra sono necessari ‘nemici alternativi’, … Per esempio, la contaminazione massiccia dell’ambiente naturale potrebbe in futuro sostituire la possibilità della distruzione in massa mediante armi nucleari…” (pagina 96).
“Un altro possibile surrogato della guerra… è il ripristino… della schiavitù” (pagina 99).
“Studiosi della teoria dei giochi hanno suggerito, in altri contesti, l’introduzione di ‘giochi di sangue’ per l’efficace controllo degli impulsi aggressivi.
…Ciò che occorre cercare è, in un certo senso, quello che William James chiamava ‘l’equivalente morale della guerra’” (pagina 101).
Altro sostituto dell’azione bellica consiste nel pianificare un vasto programma di controllo eugenetico: “Non vi sono dubbi sul fatto che limitando, in tutto il mondo, la procreazione ai prodotti dell’inseminazione artificiale si avrebbe un efficacissimo surrogato della guerra in quanto strumento di controllo del livello demografico. … questo sistema riproduttivo presenterebbe inoltre il vantaggio di essere suscettibile di dirette manipolazioni a fini eugenetici” (pagina 103).
Ulteriori possibili sostituti della guerra, che fanno venire la pelle d’oca, suggeriti dal documento: “Un programma, di proporzioni gigantesche, di ricerche spaziali, volto a scopi irraggiungibili. (…). Una forza di polizia internazionale, onnipresente, praticamente onnipotente. Una minaccia extraterrestre ufficialmente annunciata e riconosciuta. (…). Una forma moderna e progredita di schiavitù. (…). Intensificazione della contaminazione ambientale…" (pagina 114).

Ogni commento è superfluo.
Questo è solo un condensato di ciò che, nella sua burocratica crudezza, dice Il Rapporto segreto da Iron Mountain.
Forse si delineano scenari foschi e agghiaccianti sul palcoscenico del mondo, più terrificanti di quanto si possa lontanamente immaginare.
Forse molti accadimenti di questi ultimi anni sono insiti in certe metodologie raccomandate dal documento.
Dalla lettura di questo agghiacciante studio, viene in mente George Orwell che, nel suo romanzo “1984”, scriveva che lo slogan dello stato totalitario di cui parla il suo libro era: “La guerra è pace”.

Giuseppe Cosco


RISPOSTA

Sì, ci credo.
Questo rapporto può essere un “falso autentico”, come Guénon definì i Protocolli dei savi anziani di Sion, indicatori in ogni caso di un programma deciso in sedi ignote.
Ciò che riferisce “Iron Mountain” è in modo abbastanza preciso l’ideologia di Leo Strauss, il filosofo che ha allevato e formato i neoconservatori che erano ai posti-chiave l’11 settembre.
Tutto ciò che sta accadendo è in qualche forma l’attuazione del programma.

Maurizio Blondet



20/04/2007
14.13
Prodi e il suo commercialista

Egregio Blondet,

la leggo sempre volentieri anche perché con tutti i media embedded bisogna cercare, cercare ed ancora cercare.
Ma l’articolo sul presunto bravo commercialista di Prodi mi sembra uno sfogo del livore (ed è un’eufemismo) che Lei nutre per il nostro “mortadella”, come lo chiama simpaticamente lei.
Quindi, sempre secondo Lei, non potrebbe esistere un politico che non sia scaltro, truffatore e malandrino (come il Cavaliere che guadagna onestamente i suoi 28 milioni di euro l’anno).
Giustamente Lei mi dirà che il dottor Berlusconi non è propriamente un politico ma un imprenditore che si è prestato alla politica.
Guardi il mio parere è che se continuiamo al facile disfattismo saremo portatori di acqua alla mercificazione di tutto, proprio di tutto.
E così l’avrà vinta il nuovo dio dei popoli.
Il mercato.

Cordiali saluti

Lettera Firmata


RISPOSTA

Legga la lettera qui sotto.

Maurizio Blondet



20/04/2007
13.20
Su Piero Gnudi

Caro Direttore,

da un articolo de Il Giornale che si riferisce alle società riferibili alla coppia Franzoni-Prodi: “Tanto Aquitania quanto Simbuleia (nonché la vecchia Ase) hanno sede a via Castiglione 21 a Bologna, sede dello studio del commercialista Gnudi”.
Fonte - http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=171952&START=0&2col=

Posso dunque dedurre che il buon Piero Gnudi, uomo Aspen, tra l’altro, sia il fantomatico(?) commercialista o meglio il titolare dello studio che tutela le finanze del nostro premier.
Di seguito il suo C.V. desunto dall’imprescindibile (anche attendibile?) Wikipedia.

Piero Gnudi (Bologna, 17 maggio 1938) è un dirigente d’azienda italiano, presidente della società ENEL.
Laureato in economia e commercio nel 1962 presso l’Università di Bologna, è titolare di uno studio commercialista con sede a Bologna.
Il professor Gnudi ha rivestito numerose cariche all’interno di consigli di amministrazione e di collegi sindacali di importanti società italiane, tra cui Stet, ENI, Enichem, Credito Italiano.
Nel 1995 è stato nominato consigliere economico del ministro dell’Industria.
Dal 1994 ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell’IRI, ricoprendovi l’incarico di sovrintendere alle privatizzazioni (nel 1997), presidente ed amministratore delegato (nel 1999) e presidente del comitato dei liquidatori (nel 2002).
Membro del direttivo di Confindustria, della giunta direttiva di Assonime (associazione tra le società italiane per azioni), del comitato esecutivo dell’Aspen Institute, consigliere di amministrazione di Unicredito Italiano.
E’ Presidente del consiglio di amministrazione dell’ENEL dal maggio 2002.
http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Gnudi

Pier Luigi F.



20/04/2007
12.25
Prodi culatello??

Un mio caro amico bolognese, è molto irritato per il soprannome “mortadella” che infanga il nobile insaccato che trae nome dalla nostra illustre città.
Ha ragione di verità dovrebbe essere chiamato con quell’insaccato originario del suo luogo di nascita.
Prodi viene dalla zona del culatello e per tutto rispetto per l’insaccato dovrebbe essere soprannominato nello stesso modo.
Urge la formazione di un comitato per la difesa della nostra nobile mortadella.
Saluti insaccati.

Mauro Sgarzi


RISPOSTA

Culatello?
Mmm, potrebbero nascere equivoci con Sircana.

Maurizio Blondet



20/04/2007
12.20
Augias e Gesù

Salve direttore,
ancora una volta ieri sera tornando a casa mi sono imbattuto nel simpaticissimo programma di Augias: Enigma.
E come sempre l'argomento su cui discutere (o meglio su cui propagandare) era Gesù: ma no, non ilGesù della storia, nè il Gesù della fede cristiana, ilGesù di Augias, quello ebreo.
Io mi chiedo perchè il povero Corrado (ieri sera in versione pirata con una benda ad un occhio) continua la sua propaganda giudaica insistendo su Gesù? Nel dibattito, di 10 minuti al massimo, gli interlocutori avranno ripetuto 30 volte frasi del tipo “Gesù era ebreo”, “i primi cristiani erano ebrei, ricordiamolo”, “i Vangeli sono stati scritti da ebrei e per ebrei”!
E come sempre a difendere la nostra posizione c’era un sacerdote che sorridendo accondiscendeva, senza mai ricordare che Gesù ci ha liberati dal’ebraismo, dalla Legge.
Infine non poteva mancare l’accusa alla Chiesa di maltrattamento degli ebrei perchè venivano ritenuti responsabili della morte di Gesù.
Basta! Veramente mi era salito il nervosismo a guardare quella trasmissione.
e ancor di più perchè l’impotenza è assoluta di fronte alle mistificazioni quotidiane che l’informazione (ops, la propaganda) ci dà.
Meno male che qualche isolafelice, come il sito Effedieffe, ancora esiste!
Grazie per il suo immenso lavoro, che Dio vi benedica!

Nicola C.



19/04/2007
10.30
“Vaticano: paura di avere coraggio”

Egregio dottor Blondet,

le scrivo di nuovo in relazione all’articolo dal titolo “Vaticano: paura di avere coraggio”.
Ho notato che non ha risposto all’ultima e-mail che Le ho inviato: per caso mi ha relegato nel girone dei dannati?
Per quanto riguarda il Suo articolo, Lei non gradisce le allusioni israeliane sul comportamento tenuto da Papa Pio XII in occasione dell’olocausto.
Certo, dà sempre fastidio quando qualcuno fa luce sugli scheletri nell’armadio altrui.
E chi è che non ha scheletri nell’armadio?
Ad esempio, anche san Pio da Pietrelcina, da giovane, ha partecipato a degli scontri di piazza, con tanto di sparatoria, organizzati da un gruppo fascista.
Oppure, la stessa madre Teresa di Calcutta, che faceva battezzare persone di religione indù in punto di morte contro la loro volontà, e non somministrava medicine ai suoi malati o buttava le derrate alimentari perché la sofferenza avvicina a Dio, ma poi quando ha avuto problemi di salute non si è fatta curare nei suoi ospedali, bensì si è ricoverata nelle efficientissime e pulitissime cliniche hollywoodiane.
Poi non capisco questo voler continuare a guardare al passato: il genocidio ebreo è avvenuto più di 60 anni fa.
Tra l’altro, nel frattempo ci sono state le connivenze della Chiesa con il regime di Franco in Spagna o con i regimi dittatoriali in America Latina, oppure le responsabilità della Chiesa in occasione del genocidio in Ruanda, dove, ma guarda un po’, la religione ultradominante è proprio quella cristiana.
Ma lo ripeto, smettiamola di guardare al passato e pensiamo al futuro.
Nell’ultima e-mail che Le ho inviato ho accennato alla mancata ratifica della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Perché il Vaticano non ha ancora provveduto al riguardo? Paura di avere coraggio?
O forse non lo fa perché non sarebbe in grado di rispettare il dettato dell’articolo 2 della stessa Dichiarazione, oppure il quinto “considerato” del suo preambolo?
Quando avremo in Vaticano un Ministero delle Pari Opportunità?
Soprattutto non capisco il Suo atteggiamento: dovere di ogni intellettuale dovrebbe essere quello di prendere le distanze dai cosiddetti “Stati canaglia”, cioè da quegli Stati in cui non c’è democrazia, non vengono rispettati i diritti umani e sono retti da regimi oscurantisti.
Perché, di conseguenza, non prende le distanze da Città del Vaticano?
È solo una questione di prezzo?
“Nel mondo non c’è sufficiente religione per far sì che gli uomini si amino, ma ce n’è abbastanza per far sì che si odino”.
Scusi di nuovo l’ingerenza negli affari interni di uno Stato estero e cordiali saluti.

Marco Villa

RISPOSTA

La sua seconda lettera basta a spiegare perché non ho pubblicato la prima.
Non ho mai visto accumulati insieme tanti luoghi comuni anticlericali così scaduti e vieti.
Lei deve aver avuto come maestro un farmacista massone di paese del tardo Ottocento.
Come mai ha dimenticato Giordano Bruno e l’Inquisizione?
Solo una cosa: ho frequentato le sedi indiane di Madre Teresa, e posso confermare che essa “non” faceva battezzare gli indù contro la loro volontà, anzi lo vietava.
Quanto a padre Pio sparatore fascista, le dirò, il fatto me lo renderebbe ancora più simpatico, se fosse vero.
Ma temo sia una delle menzogne di cui ha piena la testa, o l’appendice che ne tiene il posto nel suo caso.

Maurizio Blondet



18/04/2007
14.38
Video Afghanistan

Gentile dott. Blondet,

la prego trovi il tempo per visionare questo video. Riguarda la guerra in Afganistan. Lo trovo più potente di 10000 parole. E’ stato girato e montato probabilmente dagli stessi Marines protagonisti.
Andrebbe divulgato mi creda (Magari riuscendo a sottotitolarlo per chi non sa l’inglese. Gradirei anche un suo commento. (In certi momenti trovo che abbia la stessa potenza di Full Metal Jacket di Kubrick) con la differenza che è quello che sta accadendo realmente ora.







18/04/2007
10.00
Elogio di un lettore

Egregio direttore,

Sono un trentacinquenne abruzzese, una persona comune, amante del prossimo (anch’esso comune), felice di fare una “vita tutta contromano”. (1)
Il motivo della mia lettera è legato al senso di profonda gratitudine che mi lega a Lei.
Inutile dire che possiedo molti dei suoi libri, alcuni dei quali sono stati per me una rivoluzione copernicana.
Tutto ebbe inizio con la lettura de “Gli Adelphi della dissoluzione” e “Complotti vecchi e nuovi”, che ha rinfocolato in me l’antica abitudine di non prendere mai per oro colato quello che giunge dai principali canali informativi.
Credo in Dio, Padre di un Figlio che ha mutato il male in Bene e che ci ha indicato la Via che passa dentro la nostra coscienza e che una volta intrapresa cambia per sempre noi e a sua volta può cambiare chi entra in contatto con noi.
La Fede ed il cammino di conversione non possono essere solo un fatto privato, ma quando sono autentici non possono non produrre un cambiamento visibile e non possono non portare frutti di cui si avvantaggia la società.
Il segreto è esattamente questo: il cattolicesimo riconcilia il singolo con la collettività a partire dalle opere del primo a favore della seconda.
Molte pagine inutili hanno tentato di lateralizzare il soggetto per spiegare i movimenti ‘macro’ delle società ingenerando una sorta di schizofrenia cognitiva fra l’approccio sociologico e quello storico evenemenziale.
Perdoni le mie reminiscenze accademiche, ma servono solo per dirLe come sia avvenuto in me un processo di ripensamento di tutto ciò che mi era stato inculcato durante la vita scolastica, grazie ai suoi scritti che hanno fornito alle mie domande delle risposte per me assolutamente convincenti.
Da questo punto di vista consiglio a tutti la lettura de “Gli Adelphi della dissoluzione”, che ben descrive l’orizzonte di riferimento della cultura egemone dei nostri tempi, o meglio i binari entro i quali si muovono le azioni dei padroni di questo mondo.
Da quando sono in età di ragione non ho mai dubitato del fatto che ci fosse qualcosa di subdolo e strisciante nel mondo di oggi.
Quando ho letto “Gli Adelphi della dissoluzione” ho capito dove guardare per individuare la fonte del male.
Tutto questo non deve portare al disfattismo ma deve servire solo per potersi difendere adeguatamente dalle insidie che minano la società.
Ma quale è il rimedio che ognuno di noi può, e a questo punto deve, attuare?
Posso solo dire quale è la mia soluzione, del tutto personale ma certamente efficace e calzante al mio stile di vita: contrastare il “così fan tutti”: la domenica rinunciamo agli svaghi nei centri commerciali, non-luoghi per eccellenza, ed approfittiamo per dedicare tempo ai nostri cari.
Da tempo immemore ogni società storicamente rilevata ha sempre avuto nel suo calendario il tempo di “otium”, ovvero dei giorni che ciclicamente si ripetono, in cui ci si astiene dalle normali attività. Tutti ne hanno diritto.
Evitare il superfluo e le rate: Il mondo finanziario ci vuole consumatori di cose inutili, dannose e possibilmente comperate a rate, con il duplice scopo di trarre grandi profitti dalla nostra incontinenza consumistica e conoscere le nostre abitudini per affinare strumenti sempre più diabolici.
Evitare cibi raffinati industrialmente: uno dei canali “legali” da cui i nostri nemici traggono i maggiori profitti è quello alimentare.
Tutto ciò si trasforma in doppio veleno, il primo tramite la sofisticazione alimentare ed il secondo indiretto tramite lo sfruttamento di tutti gli anelli della catena di produzione.
Educare i nostri figli affinché queste norme di comportamento vengano condivise sempre da più ampie collettività.
Usare il canale politico: chi ne ha la sensibilità dovrebbe iniziare a proporsi politicamente nei comuni per orientare le scelte delle piccole comunità, renderle consapevoli di tutto quello che comporta il modello di vita che oggi viene propinato da tutti i media.
Personalmente faccio le mie lotte quotidiane e qualche risultato inizio ad averlo.
Provare per credere: tutti possiamo provare il grande senso di libertà che deriva da questi piccoli accorgimenti.
Certamente l’inizio non è semplice poiché rimuovere alcune di queste abitudini può risultare difficile e faticoso, ma i frutti non tarderanno a venire. Non inclusa nell’elenco vi è la quintessenza di tutto: la preghiera.
Dio ci ha donato la Provvidenza, grande assente dai discorsi odierni e spesso anche da quelli dei teologi.
Dove non arriva l’uomo, Dio può.
Prendiamo esempio dai miracoli di Provvidenza a noi vicini (le opere di san Pio da Pietralcina, Madre Teresa) operati dagli ultimi del mondo ma che sono un segno tangibile della mano di Dio nella vita quotidiana.
I tempi che ci accingiamo a vivere non sono dei migliori e per questo dobbiamo affilare le armi.
Spero di non averLa annoiata con le mie riflessioni ma ho avvertito l’irrefrenabile impulso di comunicare con Lei nel desiderio di poter intavolare uno scambio di idee sulle cose del mondo con l’augurio di poterLa incontrare di persona per testimoniare tutta la mia gratitudine.
Grazie di cuore e che Dio la Benedica.
Saluti

Andrea O.

Nota
1) Citazione della canzone “Ci sarà”, di Ivano Fossati, tratta dall’album “Lindbergh”.



17/04/2007
18.37
Sergio Romano a proposito della “repressione” in Russia (ieri sera)

Comincia su La 7 dicendo che i (pochi) dimostranti di “opposizione” probabilmente sono andati in piazza spontaneamente (io credo di no), mentre quelli filo-Putin no (e questo è credibile).
Ma poi arriva la bordata.
Secondo l’ambasciatore, Putin gode di un elevato consenso in Russia per questi motivi:

1. Ha risolto, per ora, il “problema ceceno”;
2. ha ricondotto alcuni settori dell’economia nelle mani dello Stato, togliendoli dalle mani degli “oligarchi”;
3. ha risollevato il peso della Russia nel mondo;
4. è un “uomo forte”, e questo sui russi fa presa;

Quindi, ci volevano un Berlusconi (“amico di Putin”, ma forse con un barlume di senso geopolitico) ed un “conservatore” come Romano per dire quel che tutta la “sinistra”, da Rutelli al Manifesto, trasformatasi in una brutta copia del Partito Radicale, non riconoscerà mai.

EG



17/04/2007
15.50
A proposito di Hugo Chavez

Gentile signor direttore,

vorrei protestare riguardo all’articolo “L’ideologia invisibiledell’illuminato della Moncloa” di Paolo Zanotto per la parte nella quale parla, o lascia che Moa Rodriguez parli, di Hugo Chavez come di un pericoloso dittatore.
Di grazia, perché Chavez dovrebbe essere un dittatore?
Non ha forse vinto regolarmente delle elezioni?
Ci sono limitazioni alle libertà in Venezuela? Ci sono prigionieri politici come a Guantanamo o in Egitto?
La stampa e la TV locali, in buona parte di proprietà del grosso capitale, ostile a Chavez, sono forse imbavagliate?
E poi, perché Chavez sarebbe pericoloso?
Minaccia qualche suo vicino o la pace mondiale?
E’ pericoloso il fatto che abbia ospitato il presidente dell’Iran per parlare di uguale dignità di tutti i popoli?
Quello che caratterizza Chavez è di essere un populista, ossia di adoperarsi perchè i profitti del petrolio non vadano solo alla grande finanza internazionale ma vadano al popolo venezuelano, e di sostenere questa politica anche nella regione, collaborando con i suoi vicini più poveri, la Bolivia e l’Ecuador, i cui popoli hanno altrettanto liberamente votato per presidenti democratici che a Chavez si sono ispirati.
E’ comprensibile che Wall Street e la Casa Bianca dipingano Chavez come un dittatore pericoloso, e che i nostri liberi mezzi d’informazione si accodino, (così come si sono ben guardati, per esempio, dal rivelare che l’americana Chiquita in Colombia pagava formazioni paramilitari per terrorizzare i contadini) ma è bene che almeno i lettori di Effedieffe sappiano la verità.
Cosa sta facendo Chavez?
Salute: un Paese nel quale nel 1999 l’80% della popolazione non aveva accesso a cure sanitarie, ha lanciato programmi sanitari come Barrio Adentro 1 e 2 che hanno portato alla creazione di centinaia di ambulatori e a un sistema sanitario efficiente. La missione Milagro, per la tutela della vista, nata nel 2005 con l’impiego di medici militari e di cubani ha già portato a 60.000 operazioni oculistiche e quest’anno si è estesa anche all’Ecuador.
Il nuovo Ospedale cardiochirurgico infantile opera bambini anche di Paesi esteri.
E’ stato creato il primo ospedale di talassoterapia.
E tutte le prestazioni, naturalmente, sono gratuite.
Tutela della famiglia.
La Missione Madre del Barrio per aiutare le donne sole con sussidi e insegnando loro un lavoro, l’anno scorso ha raggiunto 238.000 donne.
La Missione Vuelva Caras per qualificare al lavoro gli elementi più poveri ha coinvolto in quattro anni 730.000 persone, dandogli una formazione professionale in campo agricolo, turistico, industriale.
Il programma “Sostituzione dell’accampamento con una casa” in due anni ha fornito un’abitazione a 28.000 persone.
La missione Negra Hipolita, destinata ai più poveri, ha ridato un tetto a 900 “senza fissa dimora” e ha riportato nel sistema scolastico 2.600 bambini di strada.
Opere pubbliche.
La regione arida del Falcon ha avuto il suo primo sistema di acquedotti.
E’ iniziata la costruzione della ferrovia nello Stato Guarico, in un programma che prevede la costruzione di 13.600 km di ferrovia, unificando tutto il Paese.
La metropolitana di Caracas è arrivata ai sobborghi saldandosi alle ferrovie (come la RER a Parigi) e la metropolitana è stata costruita anche a Maracaibo e a Valencia.
Sviluppo economico.
La banca del Popolo Sovrano offre prestiti alle cooperative e alle piccole attività, favorendo lo sviluppo.
Centinaia di iniziative comunitarie danno lavoro e dignità al popolo.
Tutela della minoranza indigena (390.000 indios di 5 etnie diverse) chiamati “herederos ancestrales” con politiche di rispetto delle diversità, intermediazione culturale e apertura di ambulatori medici fatti a misura della vita tribale.
Il Programma Mayù porta modelli di sviluppo sostenibile alle comunità indigene.
Tutela della natura: il lago di Maracaibo è stato disinquinato, grandi territori sono stati dichiarati parco nazionale, come la regione del Para.
In conclusione: quando Chavez divenne presidente, nel 1999, il 43,9% della popolazione era sotto la soglia della povertà.
Nel 2001 il loro numero era sceso al 39%.
Fra il 2002 e il 2003 Chavez fu allontanato dal potere da un colpo di Stato, e il prezzo del petrolio si abbassò, e la povertà risaliva al 55,1%.
Nel 2006 le famiglie sotto la soglia della povertà sono il 33,9%, e quelle in stato di povertà estrema sono passate dal 17,1% del 1999 al 10,6% di oggi.
Certo, Chavez si vanta delle sue “opere del regime” ma non ha ragione, forse?
E comunque almeno da quello che si vede su internet, non ha creato un culto della personalità.
La figura che viene posta ad esempio per i venezuelani non è la sua, ma quella di Simon Bolivar.
L’ultima legge apparsa sulla Gaceta Uficial proroga il regime di inamovibilità dei lavoratori (una specie del nostro articolo 18) una norma che certo non piace ai liberisti, ma che forze piace ai venezuelani.
In questi giorni Chavez ha indetto a Porlamar il I° Vertice Energetico Sudamericano, cui partecipano 12 nazioni con un’agenda mirante allo sviluppo di politiche congiunte per la riduzione della povertà e delle asimmetrie fra i diversi Paesi della regione.
E’ forse per questo che Chavez è pericoloso?
Per concludere, il nostro ministro Bersani, per voler essere spiritoso, ha dichiarato: “Io non sono mica Chavez”.
No, purtroppo per noi.

Roberto Gentili



17/04/2007
15.20
L’americano scomparso

Gentilissimo,

l’articolo è indubbiamente interessante, ma c’è (o ci sarebbe, a seconda dei punti di vista, of course ) un dettaglio - apparentemente di non secondaria importanza - sul quale Lei non si sofferma affatto o a cui ritiene di non dare peso alcuno: per quale motivo la Silverman si prende il lusso di “bruciare” Salahuddin Dawud (verosimilmente convertitosi alla militanza sciita, più che all’Islam ), pubblicando sul New Yorker la sua storia.
Insomma, una donna-chiave nell’apparato di ricerca e disinformazione mediatica contiguo al Mossad.
Difatti, tornata da Teheran, la Silverman ha scritto per il New Yorker un ritratto a tutto tondo su Salahuddin, affermando che la sua cattura “sarebbe un trionfo per il diritto americano”, ma aggiungendo che “dal punto di vista dell’intelligence” il latitante “è più utile se lasciato sul posto”, perché ha accesso ai circoli dell’apparato iraniano e a quanto pare anche con gente che conta in Afghanistan.
E se lo fa nel 2002 (dalle note di chiusura non è chiaro), è presumibile ritenere che gli iraniani se ne siano serviti (del Salahuddin ) fino ad ora, senza contare poi che lo stesso si sarà trovato a dover spiegare i suoi frequenti contatti con l’agente investigativo Shoffler di Washington, dato che questi lo aveva addirittura messo in contatto con un “collega” iraniano dell’antidroga...
Alla luce di tutto questo, appare poco probabile che gli iraniani non sapessero chi fosse il Dawud (tanto da verificarne la validità del passaporto iraniano) e che questi dovesse incontrarsi con l’ex-agente FBI Levinson, chissà caduto in una trappola... Mah, mi sembra che la realtà, da quelle parti, sia un pochino più complessa e contraddittoria, come anche il Suo articolo, involontariamente, testimonia.

Con la consueta cordialità.

Andrea M.



17/04/2007
15.14
Fino a prova contraria...

Caro Blondet,

tanti anni fa, in un lontano passato che ormai nessuno ricorda più (tantomeno al Sud), il Mezzogiorno fu aggregato allo stato sabaudo, pagando prezzi enormi in termini umani e sociali. All'epoca ci fu detto - e lo si ripete spesso ai nostri giorni - che quei sacrifici furono necessari: se non fossimo stati "annessi", affermano i patrioti di ieri e di oggi, saremmo andati incontro a un destino ancora peggiore.
E va bene.
Circa un secolo dopo inizia il processo di integrazione europea. La Comunità Europea distrugge quel che restava dell'agricoltura meridionale: i famosi "agrumi di Sicilia" vengono tumulati da arance e madarini provenienti dalla Spagna e dal Marocco.
Nel frattempo lo Stato sedicente italiano, con l'attivissima complicità dei politici nati a Sud del Garigliano, punta tutto sulla ricostruzione industriale del Nord, "invitando" i "sudici" a prendere le valigie e ad andarsene fuori dalle scatole.
I cosiddetti "meridionalisti" applaudono: scrivono, anzi, articoli e saggi nei quali sostengono che, siccome la ripresa è cominciata al Settentrione, non c'è trippa per gatti, ovvero non sono disponibili risorse da destinare allo sviluppo meridionale.
Tutt'al più, possono concederci qualche "carrozzone", tipo Cassa del Mezzogiorno. Alle pochissime anime pie che osano protestare, i neo patriottardi ringhiano sul muso: se non facciamo così, per il Meridione saranno guai più foschi!
E transeat.
Ultimo atto: l'introduzione dell'euro. Questa volta l'operazione crea disastri e impoverimenti in tutta la Penisola. Tra parentesi: prima dell'unificazione monetaria, il suddetto Stato sedicente italiano aveva fatto circolare spot televisivi (naturalmente pagati da noi) nei quali si dissipava e ridicolizzava il timore di aumento incontrollato dei prezzi; coloro i quali agitavano questo spauracchio erano tacciati d'essere cavernicoli, retrogradi e allarmisti.
Ma lasciamo perdere.
Di fronte alla crescita insopportabile del costo della vita, e alle conseguenti lamentele che si elevano dal Trentino a Lampedusa, i "patrioti" di cui sopra, ormai "sovranazionalizzati" e diventati europeisti, berciano contro la plebe lagnosa, ripetendo il consueto ritornello: se fossimo rimasti fuori dall'Euro, l'Italia sarebbe precipitata in un baratro che ci avrebbe fatto rimpiangere l'attuale stato di immiserimento.
La domanda, come diceva il mio conterraneo Lubrano, sorge spontanea.
Ma la prova contraria dov'è?
Sostenere incondizionatamente che un fenomeno sia positivo solo perché si "ipotizzano" catastrofi inenarrabili nel caso in cui esso non si verifichi è ragionevole? Non è forse una posizione aprioristica e assurda?
Probabilmente è il mio cervello che non può comprendere ragionamenti tanto raffinati...

Lorenzo Terzi



17/04/2007
16.43
Secondo i radicali Berlusconi come Chavez

Manifestazione in Russia.
Mecacci: Farnesina esprima sostegno a ONG e opposizione come ha fatto Emma Bonino nei giorni scorsi, e sollevi questione in Consiglio d’Europa e OSCE.
Nel frattempo, la visita “privata” di Berlusconi alla corte “dell’amico Putin”, lascia interdetti.
Solo Lukashenko o Chavez avrebbero osato rendere omaggio a Putin in un’occasione come questa.
La repressione di oggi era, infatti, annunciata da tempo, e rendere omaggio al capo del Cremino - si discuterà forse anche di affari? - in un’occasione come questa, è ciò che più danneggia le forze liberali russe.
Hanno niente da dire i liberali del centrodestra italiano?

Dichiarazione di Matteo Mecacci, Rappresentante all’ONU del Partito Radicale Transnazionale
Roma, 14 aprile 2007

“L’annunciata repressione della manifestazione convocata oggi dall’opposizione russa rappresenta un grave episodio che non può essere ignorato dalle istituzioni internazionali, a partire da quelle regionali di cui la Russia fa parte, come il Consiglio d’Europa e l’OSCE.
Per questo è essenziale che la Farnesina, come ha fatto il Ministro Emma Bonino nella sua visita a Mosca nei giorni scorsi, esprima subito una concreta e pubblica solidarietà a tutte le organizzazioni non governative e politiche, che chiedono il rispetto dei diritti che Mosca si è impegnata a rispettare aderendo a numerosi trattati internazionali.
L’aumento delle relazioni economiche con la Russia per il nostro paese non è incompatibile con una maggiore richiesta di rispetto dei diritti individuali e dello Stato di diritto.
Anzi.
Infine, lascia davvero interdetti la decisione del capo dell’opposizione italiana, Silvio Berlusconi, di andare a rendere omaggio con un visita ‘privata’ alla corte ‘dell’amico Putin’ in una giornata in cui si sapeva da tempo che la manifestazione pianificata dall’opposizione liberale russa sarebbe stata repressa.
Una visita ‘privata’ di cui non si conoscono i contenuti, ma che può far pensare che oltre che di politica si parlerà anche di affari, viste le abitudini seguite da Putin con l’ex primo ministro Schroeder, divenuto oggi uno dei leader di Gazprom.
Una tempistica e un senso di opportunità politica quelli di Berlusconi, degni di Lukashenko, o di Chavez, più che di un ex primo ministro di un Paese democratico”.

Lettera firmata

RISPOSTA

Ciò conferma, se ce ne fosse bisogno, a quali padroni obbediscono i radicali.
La Pravda sostiene che Kasparov “non è russo di cittadinanza, né abita in Russia”.
Dove abiterà?
Una risposta può venire da queste parole di Bobby Fischer, suo avversario di scacchi: “They’re claiming that this criminal Jew Garry Kasparov - his real name is Garry Weinstein - is the World Champion. Which he’s not, in any way. He’s a common crook. He should be in prison. He should be in prison for his crimes. He has pre-arranged, in his life, thousands of games. Thousands of games. Every single tournament or match game he’s ever played with Karpov was pre-arranged. Every goddamn game, and it was pre-arranged move by move. He is a crook on a big scale”.
Noi prendiamo le distanze, naturalmente…

Maurizio Blondet



16/04/2007
15.30
Putin e Berlusconi

Sarebbe interessante sapere come i TG di Berlusconi hanno presentato la “repressione” dei “dissidenti” (alcune centinaia, ovvero niente, in Russia). Ho visto il TG1, semplicemente scandaloso: ha solo riportato la versione di Kasparov (e quella di un ex oligarca a Londra!), senza preoccuparsi di ascoltare la versione del governo!!!
Come Il Manifesto, che tempo fa dava spazio ai “nazionalbolscevichi” di Limonov (della serie “tutto fa brodo” per attaccare Putin; anche chi, da copione, dovrebbe essere dipinto come un “cripto-nazi”).
Una bella faccia tosta qua in Italia, quando si sono visti, negli ultimi anni, operai licenziati manganellati dalla Polizia, i pestaggi di Bolzaneto (su Carlo Giuliani “martire”, ovviamente, non sono d'accordo), ecc.
”Stare con Putin?”.
Certo!

Saluti

E. G.

RISPOSTA

Anche Il Manifesto risponde agli stessi padroni dei radicali.

Maurizio Blondet



16/04/2007
14.01
Orrore,Orrore

Gentile Direttore,

la lettura del Suo articolo “L’ Orrore, l’ Orrore”, che condivido abbastanza anche se lo trovo un po’ troppo “apocalittico”, mi dà lo spunto per alcune considerazioni.
Capisco che l’ “ecumenismo” non sia tanto in voga su questo giornale però mi piacerebbe leggere qualche articolo in più che aiuti non dico Fassino ma il popolo della sinistra ad “aprire gli occhi”, a “redimersi”, anche in considerazione del fatto che sono ormai, poveretti, veramente allo sbando (leggasi a tal proposito l editoriale del giorno di Pasqua del quotidiano “L’ Informazione di Reggio Emilia” a firma G. Fangareggi dove, alla scoperta dell’ ennesimo “tesoretto” di una COOP rossa, l’ autore si chiede : “che cosa ne sarà dei tanti che ci hanno creduto?”).
Mi permetto, “presuntuosamente”, di suggerire che un analisi critica della figura e dell’ opera di P. P. Pasolini (il peccatore, si proprio lui) che trovo trattato in maniera quantomeno superficiale su questo giornale potrebbe essere utile per consolare gli afflitti.
Mi rendo conto che è un bel cimento ma forse ne varrebbe la pena.
Non abbia remore a cestinarmi, chiedo però , gentilmente , a Lei e alla casa editrice Effedieffe almeno la segnalazione di qualche testo “illuminante” sull’ argomento, così magari mi cimento io ...
Ringraziando per l’ attenzione concessami, cordialmente saluto.

Massimo Guiducci

RISPOSTA

Non si preoccupi: in questo giornale hanno spazio anche voci “fondamentaliste”, ma personalmente resto “ecumenico”, specie in politica.
In questa veste chiedo lumi sul tesoretto della COOP rossa cui accenna: può dirci di più?
Quanto a Pasolini (che ho conosciuto e intervistato) non sono un esperto delle sue idee, e non ho tempo di studiare per diventarlo.
Se lei lo è, ci dica la sua.

Maurizio Blondet



16/04/2007
13.10
Michael Deppler

Egregio Direttore,

Michael Deppler, capo del desk europeo del Fondo monetario internazionale, ha riferito che il suo suggerimento è quello di essere molto cauti con l’extragettito, ribattezzato - tesoretto – di cui quel sanguisuga di Visco è riuscito ad impossessarsi: l’Italia - ha detto - è quasi fuori dalla procedura di deficit eccessivo e chiaramente deve andare molto più avanti rispetto a dove è adesso.
“Per questo - ha spiegato Michael Deppler, tutto l’extragettito deve andare alla riduzione del deficit o speso per la riduzione del debito”.
Eh si, mica può andare ad aumentare le pensioni minime e quelle d’invalidità che sono da fame!
Dobbiamo pagare il Signoraggio, tutti quei bei interessi fatti dal nulla e per i quali ci stanno spolpando vivi!
Perchè abbiamo un debito pubblico così enorme?
Perchè nessuno parla del Signoraggio?
Perchè i governi non fanno più il bene della popolazione che li ha votati?
Perchè dobbiamo ancora credere a questi politicanti al soldo dei grandi gruppi bancari internazionali?
Da quando sono venuto a sapere che cos’è il Signoraggio, mi sento impotente, perchè da soli non si possono combattere questi Signori.
E' questo il nostro cancro, quello che piano piano ci divora e ci distrugge, impoverendoci sempre di più.
Ma noi italiani, siamo furbi, continuiamo a credere a questi politicanti da strapazzo che con i loro 20.000 euro al mese vivono in un mondo avulso.
Scusi dello sfogo... condivido tutto quello che scrive... grazie.

Massimiliano F.

RISPOSTA

L’osservazione di Deppler ha una sua razionalità e sensatezza, almeno nel sistema corrente cui anche il nostro governo aderisce.
Il “tesoretto” rubato finirà sprecato in pioggette d’oro ai complici, amici ed elettori, senza cambiare la situazione generale.

Maurizio Blondet



16/04/2007
12.31
Su Wolfie innamorato

Egregio Signor Blondet,

credo che andrebbe fatta una considerazione più attenta sul “moralismo angloide” che forse ci libererà dall’orrido Wolfie, burattino delle “black lodges” che tramano, va detto con discreto successo fino a questo momento, per consegnare il mondo ad Ahriman.
Perchè proprio questo “moralismo”, frutto del Puritanesimo e della Riforma - attitudine che a noi cinici cattolici o postcattolici mediterranei fa tanto sorridere, contiene il frutto migliore, ancorchè qui “confinato” alla sfera “erotica”, di qualcosa che in Italia non ci sogniamo neppure: il senso della responsabilità dell’individuo- ancor di più se “in vista” - di fronte alla collettività.
Senza “perdonismi”...
Una volta di tanto “God save the Queen...”

Andrea Franco

RISPOSTA

Sì, non ha torto.
Almeno sul sesso, là, qualche politico cade.
Ma la moralità luterana si conferma quella che è: scola il moscerino e ingoia il cammello.

Maurizio Blondet



16/04/2007
11.30
Forbice

Maurizio, ha ascoltato zapping?
Una ascoltatrice ha osato dire che la vera informazione è su internet.
Si è presa una barca di improperi da Forbice: “Quella è tutta immondizia”.

RISPOSTA

Forbice?
“Giornalista, saggista e poeta” (dice lui), autore di “37 poesie d’amore e di morte” (sic), arrampicatore nei media ufficiosi con pubblico “captive” (ossia di quelli che non si mettono sul mercato), abile ammanicato col potere.
Soprattutto apprezzato per la sua ideologia tutta fatta di luoghi comuni e di ideuzze malcotte, di stile massonico ma “di destra”.
Francamente insopportabile.
Ma lui è a quel posto non perché è bravo, ovviamente.

Maurizio Blondet



16/04/2007
10.25
Per Gino Strada

Egregio Direttore,

anni fa ero un assiduo spettatore del Maurizio Costanzo Show.
Al di là della mia personale opinione sul dottor Costanzo, trovavo la trasmissione molto interessante, specie quando trattava temi delicati come ad esempio la Mafia (ricordo ancora la puntata in cui fu intervistato Giovanni Falcone), o problemi sociali di una certa rilevanza, ad esempio il bullismo, la microcriminalità, etc.
Ho praticamente smesso di guardarla dopo aver assistito ad uno spettacolo indegno, “Gino Strada contro tutti”, nel corso del quale il medico fondatore di Emergency è stato messo letteralmente alla gogna, da personaggi dello spessore di.... Anselma dall’Olio, la livorosa consorte di Giuliano Ferrara.
Le aggressioni della signora Dall’Olio - corredate da urla, insulti e da gestualità nervosa, ai limiti dell'aggressione fisica - avevano ad oggetto una pretesa intenzione del dottor Strada di lanciarsi in politica (!), allorquando lo stesso si era limitato ad esprimere la propria opinione, contraria alla ormai imminente guerra in Iraq (la trasmissione risale al novembre 2002), invitando tutti coloro che condividevano tale sua opinione a portare un fazzoletto bianco intorno al polso.
Insomma Gino si era limitato ad esercitare, del tutto legittimamente, un diritto riconosciuto a tutti dalla nostra Costituzione: ma sembra che - oggicome allora - quando si tratta di Gino Strada, la Costituzione non opera più; non c’è diritto alla libera manifestazione del pensiero (articolo 21 della Costituzione), non c’è diritto a lanciarsi in politica (articolo 51 della Costituzione); e men che meno c’è il diritto - dovere di mettere in salvo tutto il personale straniero che opera nelle strutture costruite e gestite da Emergency inAfghanistan (ove continua ad operare il personale medico ed infermieristico afghano, formato per anni da Gino Strada e da altri volontari, sin dalla costruzione delle strutture), nonostante le più o meno esplicite minacce ricevute da alti esponenti delle forze di sicurezza afghane!
Sorvolando sulla signora Dall’Olio, il cui marito per anni ha rubato lo stipendio di parlamentare europeo (ci sarà andato forse una volta in tanti anni), e che certamente non trascorre il tempo a servire il prossimo, non vedo cosa ci sarebbe di male se Gino Strada dovesse decidere di lanciarsi in politica (anche se non credo che lo farà mai): cos’è, meno meritevole degli altri di stare in Parlamento?
Sono forse più presentabili i vari Mastella, Prodi, Fini, D’Alema etc.?
Insomma certi lettori farebbero bene a sciacquarsi la bocca prima di parlare di Gino Strada e di Emergency: il giorno che si recheranno in un Paese di guerra, a curare vittime di mine antiuomo, ad impiantare protesi a bimbi mutilati, etc. allora forse se ne potrà riparlare.
E qualcosa mi dice che il lettore in questione non fa lo stesso mestiere di Gino, o comunque non rischia la pelle ogni giorno per soccorrere i più poveri e i diseredati.
Le parole di scherno usate nei confronti di Gino Strada denotano sentimenti ben poco cristiani: sembra quasi che stia facendo quello che fa (dal lontano1994, ricordiamolo) solo per prepararsi una carriera politica!
Questo Paese è veramente indegno: prima sfrutta un uomo buono, che ha dedicato tutta la vita al prossimo (ma forse è ritenuto poco meritevole dal lettore perché non è un prete), per compiere una buona azione (la liberazione di un ostaggio), poi lo dimentica e lo abbandona, incurante della sorte dei suoi collaboratori, capri espiatori delle varie parti coinvolte.
Ma siccome non basta, oltre al danno si aggiunge la beffa: parole di scherno, illazioni, accuse etc.
Personalmente, continuerò a sostenere Emergency come faccio da anni, e continuo a preferire Gino Strada a chi lo critica.

Grazie lo stesso.
Con i miei migliori saluti.

M. B.

RISPOSTA

Anche di Costanzo sappiamo i padroni: gli stessi di cui sopra.
Ha dovuto obbedire, come sempre, all’ordine di demolire Strada.
Che a me non piace, ma è sempre meglio di Costanzo.
In Italia bisogna contentarsi.

Maurizio Blondet



16/04/2007
10.23
Blondet a Bologna l’11 maggio

Faremondo e Gruppo Eventi Culturali del Dopolavoro Ferroviario di Bologna presentano Mondo canaglia.
La guerra, ‘imperialismo e l’Occidente dopo l’11 settembre

Ciclo di incontri a cura di Emanuele Montagna (Faremondo)

NELLA SALA RIUNIONI DEL DOPOLAVORO FERROVIARIO, ZONA STAZIONE, ENTRATE DA VIA STALINGRADO 12 (CON PARCHEGGIO) E DA VIA SERLIO 25/2.

Venerdì 11 maggio: (inizio ore 20,45) Anatomia del mondo canaglia, incontro con Maurizio Blondet, direttore di www.effedieffe.com, che presenta il suo ultimo libro “Stare con Putin?” (Effedieffe Edizioni, 2007).
 
< Lettera precedente   Lettera seguente >








Libreria Ritorno al Reale
 
EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.




 
Servizi online EFFEDIEFFE.com