FDF FREE | Forum | Sostegni | Archivio | EFFEDIEFFESHOP.com | Chi Siamo | Redazione
 >> Login Abbonati :
           


>  04 febbraio 2008
Archivio Lettere Maggio 2007 - Parte 1
31/05/2007
14.40
Centralismo

Egregio dottor Chiari,

la ringrazio di aver scritto il suo bellissimo articolo sulle così dette “Librerie cattoliche”.
Da moltissimi mesi, uno dei miei sport preferiti, di tanto in tanto, è farmi quattro risate passando davanti alle vetrine della libreria “Paoline” sita in via Altabella a Bologna, di fianco al cancello per entrare nel palazzo del cardinal Caffarra.
Mi ha quindi tolto dalla testa un tema che andava giustamente denunciato.
Cosa pensa che appaia nelle vetrine: libri Di sociologia, film e casse delle solite fiction televisive che ci propinano un Cristian-Weltronesimo buonista. Libri religiosi?
Quasi mai l'ombra.
Certo l’uscita del libro su Gesù di Benedetto XVI ha costretto a inondare di copie bianche tutte le vetrine.
I padri latini?
Cosa sono?
I padri greci... i soliti extracomunitari!
I santi del medioevo .... dispersi nel nulla per non parlare dei santi della Controriforma, roba vetero-fascista!
Il catechismo del Cardinal Gasparri: libro per antiquari.
Potremmo continuare con l’elenco dei titoli.
Non parliamo poi dei prezzi: quelle pochissime opere di fede hanno prezzi da Luca Cordero di Montezemolo.
Le cito ad esempio i volumi sulle encicliche papali editi dall’editrice Vaticana: ci vorrebbe un finanziamento al consumo.
Come è lontano il mondo protestante ove la documentazione religiosa è copiosa, scaricabile gratuitamente (ho trovato la raccolta completa degli scritti dei padri della chiesa), oppure acquistabile a prezzi che dire popolari è fare un’ingiustizia (vedi Amazon.com).
Ma le opere mancano dagli scaffali di tali librerie: oramai il senso del sacro è lontano da queste librerie come è lontano dalle loro chiese, sempre più sepolcri marci e vuoti di fedeli.
Pensi che il Catechismo di San Pio X, ben difficilmente è reperibile presso tali punti vendita del “religioso”.
E’ vero il caos che alberga in esse, ma è immagine della confusione in cui è caduta ‘intera Chiesa cattolica, ove ognuno, come giustamente sottolinea lei fa quello che gli pare, e mescola tutto con tutto.
Vi sono fedeli cattolici convinti della loro reincarnazione dopo la morte!
I periodici cattolici peggiorano tale situazione pietosa di menzogne mescolate a briciole di verità: ha provato a vedere i deliri pubblicati su Jesus, Famiglia Cristiana e 30 giorni?
Invece di educare religiosamente i cattolici, continua il loro tenerli nell’ignoranza, propinandogli invece un buonismo da “Piazza Grande”, “Affari tuoi”, “La vita in diretta” e via che si voglia.
Come scrivevo sopra, quanti cattolici conoscono il contenuto delle encicliche, dei motu propri, e delle bolle pontificie?
Ben pochi (anch’io debbo colmare la mia ignoranza).
Ma certo il problema di reperirle aggrava e giustifica moralmente (il singolo fedele) tale stato.
Mi è capitato di entrare in una piccola chiesa ortodossa e vedere come vi sia un espositore con libri religiosi per i fedeli: prezzi dai 2,00 € a 12,00 € al massimo.
Ben altro esempio ci viene dai fratelli d’oriente.
Il problema che le sollevo è a proposito dell’acqua che giustamente la Samaritana chiedeva a Gesù: a chi pensa oggi si debba chiedere?
Alla Chiesa che ammette tutto e il contrario di tutto purchè si baci il sommo anello del potere temporale di vescovi, cardinali, e vari prelati?
Busseremo alla porta di don Vitalino, Alex Zanotelli, il modernista Martini, padre Amorth (che ringrazio per i suoi bellissimi ed educativi libri sugli esorcismi), al moralista Caffarra (esperto in teologia morale ma incapace di far un discorso teologico sulla Madre di Dio in occasione della benedizione della Beata Vergine di San Luca a Bologna)?
O forse ci dovremo rivolgere a Benedetto XVI che facendosi benedire da un rabbino, ha di fatto posto essi al di sopra della gerarchia cattolica?
E che pregando in moschea ha mischiato la verità con la menzogna?
Qui cade l’asino, purtroppo.
Non una-vox ma multi-vox unite solo dallo spirito del principe di questo mondo.
Rimangono sparute voci isolate, ma consce di ciò che disse Padre Pio “.. non tutto è perduto! Davide ha vinto Golia”.
Saluti

Mauro S.
(Bologna)



31/05/2007
11.30
Centralismo

Caro Direttore,

Lei non perde occasione per denunciare i particolarismi italioti, gli interessi di quartiere e di pollaio che sbrandellano la società e che frantumano l’economia, ed esprime spesso la sua posizione centralista nell’amministrazione pubblica, come soluzione per i nostri mali.
Poi, al contempo (e stavolta in modo sacrosanto!) irride (perché è meglio e più efficace ridere che piangere e strillare sguaiatamente) ai figuri che compongono la triste classe dirigente italiota, dai politicanti-burocrati agli industriali ai magistrati.
Parassiti li chiama giustamente; e osserva che non si è mai visto in natura che un organismo parassita si auto-riduca.
E infatti, è del tutto improbabile che l’Italia migliori, facendo tutto da sola e senza prendersi nemmeno il fastidio di un pizzico di seria autocritica. Centralismo o non centralismo.
Non voglio sembrarle pessimista, perché in realtà non lo sono, anzi posseggo quella naturale predisposizione italiana, ancora più spiccata nei napoletani, all’ottimismo e alla fiducia nel futuro.
E poi con mia moglie incinta, non potrei nemmeno permettermelo, il pessimismo.
Però il mio non è un ottimismo sciocco, irresponsabile e sognatore, o peggio ancora nostalgico di qualche autoritarismo che rimetta a posto le cose.
Peraltro, pur non essendo un fanatico delle idee nazionalistiche, concordo sul fatto che il concetto di “patria” aiuti molto, almeno in termini emotivo-sentimentali, a sbrogliare alcuni nodi apparentemente insolubili.
Sì, ma quale patria? Quella voluta e fondata dall’eroico Garibaldi, di cui celebriamo proprio quest’anno il bicentenario della nascita (spendendo una marea di soldi pubblici)?
O quella del fine intrallazzatore Cavour?
O magari del repubblicano Mazzini, che aveva capito in anticipo, lui sì, che i Savoia ci avrebbero rovinato?
Questo qua, mi spiace dirglielo, è uno di quei nodi che non si sciolgono invocando il concetto di patria sic et simpliciter.

La mala-unità fatta dai nostri “padri” non è (più) giustificabile dicendo “beh, intanto è stata fatta, non stiamo a sottilizzare”.
Anche perché, ad una persona mediamente sensibile e casualmente ben informata, appare lampante che i maggiori problemi che sperimentiamo oggi (il parassitismo statale, la debolezza imprenditoriale, la divisione nord-sud, le mafie, la pressoché irrilevanza internazionale) hanno un seme comune, che si chiama Risorgimento.
Risorgimento che nessuno si è mai azzardato a “revisionare”: piuttosto la resistenza...
Caro Direttore, con tutta la stima che ogni volta Le esprimo, oso chiederLe: quale patria italiana?
E sono certo che non mi prenderà per secessionista (non lo sono) quando ricordo, con il mio amato Franceschiello, che “le offese subite non dureranno in eterno”.
Che ne dice, è ora che noi italioti diventiamo adulti e riscriviamo i libri di storia dell’Ottocento? Almeno per i nostri figli e nipoti...

Con stima,

Mario Bellotti
Comitato Neoborbonico della Lombardia

RISPOSTA

Il mio “centralismo”, anzitutto, nasce dall’esperienza vissuta delle Regioni, una falla morale e materiale astronomica (e la Lombardia non è meno un covo di favoritismi della Campania).

Maurizio Blondet



31/05/2007
10.00
Globalismo avvelenatore

Caro direttore,

in merito al suo articolo “Il globalismo avvelena” vorrei dire che come sempre ha ragione, ma la realtà è sempre più complessa di quanto un solo articolo possa contenere, e più imprevedibile.
Lei critica “le cosiddette autorità cinesi, e le leggi sanitarie cinesi, e la buona volontà punitiva dei poliziotti cinesi”.
Come siano queste “garanzie”, lo si poteva immaginare anche prima delle stragi di panamensi e di gatti: autorità e poliziotti cinesi sono infinitamente corrotti, primitivi, insensibili alla modernità e alla sua complessità.
La società cinese è “competitiva” proprio perché è primitiva, senza scrupoli e corrotta.
Però almeno i cinesi provano a fare qualcosa.
Il giorno stesso del suo articolo, l’agenzia Xinhua informa:
”L’ex capo dell’agenzia di controllo dei farmaci cinese condannato a morte.
Zheng Xiaoyu, ex direttore della State Food and Drug Administration, SFDA della Cina è stato condannato a morte da un tribunale di Pechino martedì.
Zheng era accusato di corruzione e di non avere fatto il suo dovere secondo l’udienza del Tribunale Intermedio Municipale Numero 1 di Pechino. Ha avuto la pena di morte per l’accusa di corruzione e 7 anni di prigione per la seconda accusa.
Tutte le sue proprietà sono state confiscate e gli sono stati tolti i diritti politici a vita.
La pena capitale è appropriata, secondo la corte, dati le gigantesche tangenti e il grande danno inflitto al Paese e al pubblico dal comportamento illecito di Zheng”
.
Le bustarelle prese da Zheng, comprendenti contanti e regali, valevano più di 6,49 milioni di yuan (circa 850.000 dollari) secondo la corte.
Non voglio esprimere opinioni sulla pena di morte, per la quale la Cina è costantemente attaccata, né giudizi sul livello delle garanzie igieniche e ambientali in Cina, ma solo far rilevare come la situazione in Cina sia complessa, e uno sforzo per eliminare la corruzione esista.
Cordiali saluti.

Roberto G.

RISPOSTA

Sì, ho visto.
Il signor Zheng è giustamente punito per il danno enorme che ha inflitto alla Cina.
Ma per un caso di corruzione punito, ne restano migliaia di impuniti, specie a livelli ancora più alti.

Maurizio Blondet



31/05/2007
09.00
Libertà d'opinione

Come strillano prontamente per i “gravissimi” fatti di Mosca.
Il barboncino del padrone (Cappato) preso a sberle da energumeni “naziskin”, per giunta, orrore, russi.
E la polizia che interveniva al rallentatore.
Mentre, insieme ad altri ben truccati cagnolini (la Luxuria), rivendicavano i diritti dei gay.
”Fatti ingnobili”, “siamo rattristati”, “inconcepibile”, e via condannando, da Londra a Parigi, a Roma.
Figuriamoci a Strasburgo, sede, profumatamente pagata, del barboncino.
Libertà di opinione?
Contro la violenza fisica di chi voleva impedire di manifestare?
Contro il divieto delle autorità?
E dove erano e sono tutti costoro, giornalisti inclusi, qualche giorno fa, a Teramo?
Che squallidi, che ipocrisia!

Lettera firmata



30/05/2007
18.00
Liquame e dico

Stimato Direttore,

ora che il governo delle tasse si è presa la sua bella bastonata con percentuali bulgare, il dibattito del mondo politico è incentrato sul lasciare, (pardon non mollare), la sedia da parte dei centri di potere, e giusto per confondere un po’ le idee le sapienti bocche di lorsignori iniziano nuovamente a riempirsi del ritornello “questione settentrionale”, senza mai ovviamente fare nulla di concreto per risolverlo; un po’ come succede per la criminalità o l’immondizia di Napoli.
Noi invece volgiamo lo sguardo a ciò che quasi sottobanco, passa silenziosamente sotto ai nostri occhi:
in Romania si sta mettendo in atto un processo che punta a tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti di circa sei punti percentuali, poiché (loro) hanno capito che i soldi è meglio lasciarli alle persone piuttosto che darli alle burocrazie sperperatrici.
In Germania è già stato votato nella “camera bassa” e tra pochi mesi verrà approvato anche alla “camera alta”, una detassazione per le aziende dal 39% al 29%.
In entrambi i casi i costi di logistica, produzione e quanto altro sono nettamente inferiori ai nostri; questa ulteriore riduzione dei costi sarà per le nostra aziende una mazzata mortale.
Gli statali, spesso lavoratori instancabili, minacciando scioperi, si sono aggiudicati un aumento che costerà allo stato 600 milioni di euro; così le burocrazie inadempienti nostrane si sono assicurate la loro sopravvivenza a spese nostre.
Ma voi lavoratori “privati” non dovete temere nulla, vi lasceranno quel tanto che basta per vivere, ridurvi in povertà significherebbe correre un grosso rischio per i loro privilegi, vi faranno incazzare ma non totalmente, (per ora); sanno che il popolo incazzato è un popolo pericoloso.
Quindi vi lasceranno quel che basta per sopravvivere, in questo modo non ci sarà mai una rivolta in piazza, avreste sempre in ogni modo qualcosa da perdere.
Però pian pianino ci spenneranno sempre più, ci caleranno indolorosamente dall’alto l’allontanamento della politica da noi, il metodo è ben collaudato.
Oramai il deficit di democrazia sta crescendo sempre più, lo si vede chiaramente dall’aumento del partito dell’astensionismo, ma va bene così: “più il popolo si stufa meno ci controlla, ben venga la sfiducia nei nostri confronti”; così reciterei se fossi al posto loro.
Inoltre è di poche ore fa la notizia dell’incontro Prodi – Sarkozy; l’hanno capito e detto apertamente: il problema dell’Europa sono i veti nazionali, vanno aboliti, per il bene dell’Europa certo, non per il bene del “governo dei non eletti”.
Ecco come si sviluppa il deficit di democrazia, l’allontanamento delle istituzioni dal cittadino, saremo sempre più messi in miseria, così vuole l’Europa, così vuole Bruxelles.
Ai nostri allevatori verrà ad esempio dimezzata la possibilità di spandimento di liquami sul suolo, ciò in pratica si tradurrà in un dimezzamento dei capi. Dopo averci tolto l’energia con un referendum falso e disastroso ci toglieranno anche agricoltura e zootecnia, per non parlare delle piccole e medie imprese, saremo sempre più dipendenti, saremo sempre meno sovrani, e che non ci sia veto nazionale che impedisca ciò!
Ma noi continuiamo pure a preoccuparci di cose primarie, basilari: dei pestaggi sovietici, dei Dico, che a noi ci pensano Loro, ci dimezzeranno il letame.
almeno dal suolo, dal resto… non si sa!

Cordiali saluti

Mattia Z.

RISPOSTA

D’accordo con lei, il voto non cambierà niente.
Con l’aumento agli statali hanno accontentato il blocco sociale di riferimento.

Maurizio Blondet



30/05/2007
17.00
Ancora sul Vaticano II

Caro Blondet,

la lettera a lei scritta da don Marco Felini - il quale si è detto infastidito a causa di alcune affermazioni critiche nei confronti del Concilio Vaticano II pronunciate durante la sua conferenza di Roma - è assai indicativa della mentalità dominante in larga parte del nostro clero.
Non conosco il sacerdote in questione, ma sono senz'’altro pronto a credere che si tratti di un ottimo prete.
Esistono, in effetti, non pochi validissimi uomini di Chiesa che tengono gli occhi aperti di fronte allo spettacolo penoso della crescente corruzione della liturgia e della dottrina cattolica; anzi, la deplorano e cercano - per quanto è in loro potere - di rimediare ai guasti più evidenti.
Eppure, anche questi benemeriti sacerdoti si trovano in ambasce quando si presenta la necessità di risalire alle origini della crisi e di criticare il Concilio.
Temono, forse, di essere bollati come “lefebvriani”, come scismatici e ribelli; quindi, se mi si passa l’espressione, si arrampicano un po’ sugli specchi, attribuendo la responsabilità del disorientamento del mondo cattolico a cattive interpretazioni del dettato conciliare.
Certo, molti fra quanti avallano qualsiasi stravaganza liturgica o dottrinale - ahimé, preti e vescovi inclusi! - si appellano abusivamente a un malinteso “spirito del Concilio”, chiamato in causa per ammantare di autorità le loro stramberie.
Ma siamo poi tanto sicuri che quel variopinto consesso non abbia alcuna colpa nello sfacelo della Catholica?
Sappiamo, per ammissione degli stessi padri conciliari, che il Vaticano II ha avuto un carattere pastorale, non dogmatico.
Non vi sono state definite verità di fede: l’intenzione dichiarata del Pontefice che lo indisse era, infatti, quella di “aggiornare” il messaggio cristiano a beneficio del mondo moderno.
Ma qui cominciano i guai.
Nel discorso di apertura del Concilio, il celebre Gaudet Mater Ecclesia, Giovanni XXIII dissentì apertamente dai “profeti di sventura”, “che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo”.
Alcuni hanno interpretato questo passo come un rabbuffo diretto contro i fedeli credenti nelle profezie di Fatima; altri, addirittura, hanno ritenuto che con queste parole il “Papa buono” intendesse farsi beffe del suo predecessore, Pio XII.
Come che sia, è certo - per dirla con Romano Amerio - che qui “la chiaroveggenza papale è inconfutabilmente venuta meno”.
Il crollo delle conversioni e delle vocazioni religiose, le defezioni di preti e suore, il disconoscimento dell’autorità del Pontefice a tutti i livelli gerarchici, gli abusi liturgici, la secolarizzazione repentina e tumultuosa dei costumi privati, delle società civili, degli Stati, indussero infatti Paolo VI, appena una decina d’anni dopo l’ottimistico discorso giovanneo, a tracciare un drammatico bilancio della situazione del cattolicesimo: “Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E’ venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio”.
Sarebbe sicuramente ingeneroso addossare al Vaticano II tutta la responsabilità delle aberrazioni lamentate da Papa Montini.
Ma non si può non riconoscere che la “collegialità”, la fraternità “ecumenica”, la “libertà religiosa” - alle quali sono state sacrificate l’autorità del Papa, l’unicità salvifica del messaggio cristiano, la regalità sociale di Gesù Cristo - sono frutti avvelenati del Concilio, per tacere della débâcle liturgica.
Con tutto il rispetto per Benedetto XVI, espressioni come “rinnovamento nella continuità”, citata da don Marco Felini nella sua lettera, appaiono logicamente contraddittorie e ambigue, perché ambigua è la mentalità ecclesiale, generata dal Vaticano II, da cui esse derivano.
Allo stesso modo, è dura da accettare l’affermazione dell’attuale Pontefice secondo cui la Chiesa si sarebbe introdotta nel nuovo millennio “recando nelle mani il Vangelo, applicato al mondo attuale attraverso l’autorevole rilettura del Concilio Vaticano II”.
Non dovrebbe aver luogo, semmai, il contrario, ovvero l’interpretazione del Concilio alla luce del Vangelo e della Tradizione?

Lorenzo T.
(Napoli)

RISPOSTA

Penso che abbia ragione lei, ed abbia ragione don Felini, che mi sembra un santo prete.
I preti hanno il dovere di obbedire ai vescovi e di difendere la Chiesa; i laici, forse, hanno il dovere di rilevare le magagne del Concilio, di cui subiscono le conseguenze.
Troppo abbiamo taciuto, e i vescovi si circondano di “laici” baciapile, baciatori di anelli, conciliaristi e, sotto sotto, modernisti.
Sentono solo quelle voci.
Per questo noi dobbiamo criticare, e un buon prete no.
Ad ognuno la sua parte.

Maurizio Blondet



30/05/2007
15.00
Incredibile ma vero

Il presidente Sarkozy si è pronunciato a favore del mantenimento di misure protezionistiche a sostegno degli agricoltori francesi.
Queste le sue testuali parole: “Sono pronto a tutelare i negoziati del WTO qualora non siano tutelati gli interessi dell’economia francese”. Le autorità francesi sembrano in particolare contrarie a una riduzione dei dazi sui prodotti agricoli importati nell’UE dai Paesi emergenti (notizia mediavideo ore 16.40).
Non so che disegni abbia in testa questo personaggio,ma se dice una cosa giusta gli va dato merito di ciò.
Difendere gli interessi della categoria nazionale nei confronti dei saccheggiatori liberisti del WTO mi sembra un’ottima cosa.
Curioso rimane il fatto che se fosse stato Putin a esprimere un parere simile sarebbe stato massacrato dai media.
Al giudeo invece è tutto permesso, ma ‘ste cose si sanno.
Questa mail era solo a titolo informativo, anche se penso che già abbia questa notizia.
La ringrazio dell’attenzione, buon lavoro e continui con la sua opera straordinaria di Verità e contro-cultura.

Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio, contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.

Fabrizio C.



30/05/2007
13.00
Lo Stato forte

Egregio Direttore,

se si utilizzasse il ragionamento simil-logico (simil-logico perchè elimina il concetto di persona riducendola a cosa, lo stesso che piace tanto ai Capezzone, Pannella, Cappato, Bonino... Montezemolo) per analizzare ciò che è successo a Mosca, si ottiene una sorta di sillogismo che più o meno suona così.
La polizia difende le istituzioni.
Le istituzioni sono una cosa.
Un gruppo di cittadini (in Russia ancora oggi cose) ha affiancato la polizia nella difesa dell'istituzione.
Un gruppo di persone (vede il cattolico che non ha paura della differenza?
Lo spieghi ai Grillini di turno) hanno attaccato l’istituzione (una marcia non autorizzata è comunque un atto di violenza.... quindi non può essere pacifica), scatenando (in base al ragionamento simil-logico) la reazione contro i marciatori.
Mi chiedo: cosa ha da protestare Cappato?
Perchè ha chiesto l’aiuto della polizia?
La Polizia ha fatto il suo dovere: ha difeso ciò che era preposta a difendere: le istituzioni!!!
Quindi a Mosca è successa una cosa pienamente democratica! (sempre secondo il ragionamento simil-logico, quello che prevede che le regole definiscano la libertà).
Come dire chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Vogliono lo Stato sempre più forte.
Uno Stato che si arroghi il compito di stabilire chi è degno e chi no di vivere.
Lo Stato per essere difeso prevede la violenza che è assenza di libertà.
Il diavolo fa le pentole e non i coperchi!
Lo spieghi a quelle persone.
I diritti individuali sono tali perchè non hanno bisogno di legislazione, nascono dalla comune azione, dalla reciprocità, dalla condivisione che nasce da un ordine sociale molto semplice...
Ma no!! Ci vuole lo Stato. Lo Stato forte. Tenetevi lo Stato forte... e le conseguenze!

Cordialità,

Matteo D. N.

p.s. Per fortuna che al mondo c’è ancora chi difende il diritto inviolabile della dignità umana... Benedetto XVI.
Ma non lo dica troppo forte.
Rischia il carcere!



30/05/2007
11.15
“Le loro priorità”

Caro direttore,

come al solito sono a ringraziarla per l’ennesima splendidamente lucida analisi che ci porta con “le loro priorità” (e con lo splendido “sul leone ruggente” di qualche giorno fa).
Lei signor Blondet sta facendo un lavoro incredibile, di indicibile importanza.
Colgo l’occasione, oltre che per i consueti auguri a continuare così, anche per sottolineare un dettaglio, inutile forse, che non cambia nulla, ma per amor del vero...
Ho militato per lungo tempo negli ambienti skinhead/naziskin italiani (che come sa sono un piccolo network internazionale), posso ben dire che in NESSUN filmato sui fatti di Mosca passato in questi giorni dalla televisione ho potuto vedere qualcuno che fosse riconducibile a questo movimento...
Mi sono sembrati forse quel che erano: dei giovani (patrioti) incazzati per questa vergogna infinita.

Con sempre maggior stima,

Fabio



30/05/2007
10.00
Ceffoni

Parole sante, caro Blondet...
Non me ne puó fregare di meno di quei deficienti che sono andati a provocare e a farsi pestare in Russia.
Siccome vivo in Germania ricordo che l’anno scorso successe un fatto analogo: un deputato verde tedesco (ovviamente omosessuale) era andato a Mosca a partecipare ad una di queste manifestazioni e aveva ricevuto un paio di (sani) ceffoni...

Complimenti per il Suo lavoro.

Lauro L.



30/05/2007
08.50
Il globalismo avvelena (???)

... ed il vino nostrano ell’etanolo degli ancora “localisti” (anzichè “globalisti”) anni ‘80, Lei se lo ricorda?
Non procediamo per induzioni (cioè generalizzazioni di casi particolari) pretestuose, per favore.

Cordialmente

Ermanno B.

RISPOSTA

Perdoni, ma la sua interlocuzione è un po' ingenua.
Il problema non è che esistano contraffazioni anche da noi (molte meno che in Cina comunque, visto che non trova di meglio che un fatto degli anni ‘80), ma che con la globalizzazione i cibi malefici vengono consumati nel mondo intero, senza possibilità di controllare e sanzionare i contraffattori.
Il vino al metanolo (degli anni ‘80) mica l’abbiamo venduto e fatto bere ai cinesi.

Maurizio Blondet



29/05/2007
17.00
Jacques Attali

Attali, ancora lui, l’intelletuale ebreo e massone membro di Bilderberg e B’nai B’rith, come dice Bergamini in Selezione innaturale: l’Olanda contro il Ministro Giovanardi
Sbattuto in prima pagina sul portale Libero un link ad un articolo su di lui e le sue idee.
Nel caso ci fosse bisogno di altre prove.

”Le società occidentali si muovono verso la dimensione del ‘poliamore’”.
Il politologo Massimiliano Panarari racconta ad Affari la società di domani secondo Attali
29 maggio 2007

Amare più persone contemporaneamente è possibile.
Anzi, è naturale.
Fa parte della natura umana.
Così come desiderare relazioni sessuali con persone diverse o cercare esperienze nuove e stimolanti. Solo la morale comune e le leggi si oppongono a queste esigenze dell’uomo e della donna contemporanei, generando una situazione di ipocrisia e ambiguità.
E’ la teoria del grande filosofo e sociologo parigino Jaques Attali che per primo ha teorizzato il “Poliamore”.
Tutto è nato da un articolo comparso sull’Express (magazine francese), in cui Attali teorizza il crollo della famiglia tradizionale a favore di una pluralità dei rapporti sentimentali e sessuali.
Le élites intellettuali francesi lo hanno fatto proprio e ne stanno facendo un “manifesto della società del futuro”.
Un pensiero nuovo, che, facendosi forte di cambiamenti già esistenti, sovverte ogni tradizione.
“Le società occidentali si muovono verso la dimensione del ‘poliamore’. E’ un’analisi che nasce nelle élites parigine destinata a diventare un trend generale. E’ la teoria su cui Attalì sta studiando e scrivendo. E arriva anche in Italia, nella rigida Italia. Gli intellettuali ne sono molto colpiti”. Massimiliano Panarari, politologo e studioso di Attali, spiega ad Affari in cosa consiste esattamente la “teoria del poliamore”.
”La famiglia naturale monogamica occidentale è destinata alla scomparsa a causa dell’evoluzione dei costumi, ma senza battaglie ideologiche o laiche, solo per una normale trasformazione della società. E’ un processo che muove da due fattori: una mobilità sociale molto elevata, visibile tuttora (cosa che spinge anche Attali a definire la società di oggi ‘liquida’) e il riconoscimento, maturato lentamente dagli anni ‘60 a oggi, che uno degli obiettivi sociali più importanti è la felicità. Si è affermato il diritto al desiderio di felicità”.
Intendendo per felicità?
“Proprio qui sta il cambiamento. Fino ad ora la felicità coincideva con la realizzazione di una vita accanto ad una sola persona, ora si comincia a concepire l’idea che la vita possa essere un susseguirsi di rapporti d’amore autentici. Non si parla della poligamia di certo mondo arabo dove le donne fanno le componenti degli harem a un uomo, ma di rapporti che possono essere anche contemporanei senza perdere la loro autenticità”.
Quasi una rivoluzione di cui s’intravvedono i presupposti...
“Ci sono delle avanguardie. Come in ogni movimento culturale. Non possiamo non tenere conto del fatto che in parte già esistono e sono molto diffuse in forma adulterina e ipocrita. La cosa che manca è la formalizzazione sociale di un nuovo modo di concepire i rapporti e la società ovvero una pluralità degli stili di vita che già esiste”.
Il passo che manca? “E’ un diritto che si deve affermare”.
C’è una fascia sociale maggiormente predisposta ad accettare questo tipo di cambiamento?
“Non è un caso che la nuova mentalità si affermerà prima nel ceto borghese parigino, per poi diffondersi anche là dove la Chiesa ha uno speciale impatto, sulle classi inferiori. La cosa fondamentale è che il cambiamento venga inteso come un elemento in più a favore dei diritti. Poi il singolo è libero di decidere”.
La teoria è nata in Francia?
L’Italia?
“Qui la situazione è più critica. La Chiesa esercita più potere che in Francia, Paese tendenzialmente laico. E il grado di ipocrisia che descrivevo prima in Italia per molte ragioni è portato all’esasperazione. C’è difficoltà nel tutelare le coppie di fatto tra uomo e donna che non sono sposate, figuriamoci... Un bel ritratto della nuova tendenza è la realtà dipinta da Ozpetek nei suoi film: una società mista, plurale e diversificata, ma omogenea e pacificata”.
Il sesso che ruolo ha?
“Ha una componente fondamentale. Per un processo iniziato sull’onda degli anni Sessanta, ma poi rallentato. Si parte dall’idea che il sesso sia la base di un rapporto sentimentale, da vivere in libertà. Poi è molto forte l’idea della varietà e della sperimentazione. E’ un bisogno fisico e mentale. Non riconoscerlo è totale ipocrisia. Da qui l’esigenza che l’uomo contemporaneo ha di avere un maggior numero di partner sessuali”.
E la religione che fine farà?
“Diventerà una risposta per la spiritualità del singolo. Una serie di precetti residuali ad uso dell’individuo, dice Attali”.
I figli?
Sparsi con quanti padri?...
No scherzi a parte: l’esigenza di avere figli?
“Rimane, sia per le donne che per gli uomini. E’ la matrice dell’affermazione di femminilità e virilità”.
Insomma complessivamente questa “società del futuro”?
In Francia c’è un libro di Attali che sta polverizzando i record sulla società europea tra 50 anni.
In Italia è in traduzione.
Si prevede il disastro ecologico, culturale, che lui identifica con la morte della borghesia illuminata. Una luce: una società meno coercitiva sui piani morali.
Ulrich Beck, Anthony Giddens sono due teorici della globalizzazione che si occupano dello stesso tema e stanno teorizzando il “processo di contrattualizzazione dei rapporti sentimentali”: la fine dell’amore eterno poichè “tutto è come un contratto a tempo e non c’è più unilateralità...”.

Virginia P.



29/05/2007
15.40
Mosca sulla via dell’Occidente

Stimato direttore,

Finalmente ci risiamo, è da parecchio tempo che non accadeva un fatto adatto da utilizzare come scusa per insegnare a Putin cosa sia la democrazia.
Questa volta come scusa si utilizzerà il pestaggio di alcuni “politici” italiani in quel di Mosca, mentre sfilavano in una manifestazione non autorizzata.
Non entriamo nel merito della manifestazione negata, ognuno la pensi come vuole, tuttavia forse lorsignori non si sono resi conto di non essere nel Paese di Pulcinella, dove tutto è permesso, bensì avevano sconfinato in un Paese sovrano, fatto di proprie regole e leggi.
Il senso civico insegnerebbe a portare rispetto per le volontà altrui a casa loro, tuttavia come oramai è diventata usanza comune da noi, anche lì hanno provato ad esportare il nuovo ordine “l’ospite ha sempre ragione e deve imporsi!”.
Ripeto, non entriamo nel merito del pestaggio, argomento che poco mi appassiona, mi appassiona più la richiesta dei “pestati” di intervento da parte dell’Unione Europea.
A questo punto ecco offerto su un vassoio d’argento un bel motivo per andare nuovamente da Putin a insegnar le buone maniere.
Oramai l’imperativo categorico pare essere divenuto “esportare la democrazia”; dopo che l’Occidente civile ha pensato bene di esportarla nei Paesi arabi questa volta esportiamola anche un po’ più a est, sempre in modo pacato e ben educato.
Il cattivo Vladimir non vuole capirla: continua ad opporsi all’installazione di basi missilistiche vicino a casa sua che gli illuminati, hanno ben pensato di chiamar “scudo stellare”, con la scusa di difendere la vecchia e cara Europa dal pericolosissimo e temibilissimo Stato canaglia Iran.
Dopo che gli avranno fatto accettare lo scudo stellare gli daranno lezioni di economia, gli insegneranno le basi del libero mercato, finalmente imparerà ad accettare supinamente di cedere le immense ricchezze del popolo russo ad un prezzo ridicolo alla povera finanza occidentale; come già fu fatto dal buon Eltsin (pace all’anima sua).
Finalmente colossi come Yukos, Gazprom o la meno nota VSMPO-Avisma (colosso del titanio che detiene il 30% del mercato mondiale), torneranno o diverranno occidentali, aziende democratiche… Tutto ovviamente a favore del popolo russo.
Faranno capire a Vladimir che i 225 mila dollari utilizzati per comperare il 20% dell’ Apatit, un’impresa mineraria di Stato russa che valeva 1,4 miliardi di dollari è democrazia.
Eh si.
Putin tutto questo non lo vuol capire e allora perché non riproporre uno schema oramai collaudato una volta per tutte, perché non esportare la democrazia occidentale anche da lui con i metodi civilissimi utilizzati in Iraq e Afghanistan?
Ah no scusate, in quei casi la scusa non fu il modo in cui vengono trattate le donne, all’Occidente di loro poco importa, che vengano pure infibulate, questo è rispetto per la loro cultura.
A Mosca invece questa volta si è oltrepassato ogni limite, si è intervenuti per impedire una manifestazione non autorizzata, si è preteso che venisse rispettata la legge.
E allora che intervenga l’Occidente democratico ad impedire ciò.

Cordiali Saluti

Mattia Z.

RISPOSTA

La risposta è nell’articolo odierno “Le loro priorità”.

Maurizio Blondet



29/05/2007
14.10
“Sul leone ruggente”

Pregiatissimo dottor Blondet,

non le ho mai scritto per non arrecarle disturbo, ma dopo aver letto il “Sul leone ruggente” non ho voluto trattenermi: le voglio fare i miei più sinceri complimenti; e dirle che concordo pienamente con quanto da lei scritto.
Se non sono troppo invadente le vorrei fare alcune domande:

1) Lei parla di una invocazione all’Arcangelo Michele che è stata abolita dalla Santa Messa; qual’è l’invocazione e quando è stata abolita?

2) Il mese passato ho fatto da padrino ad un cresimando; sono stato invitato a fare un ritiro spirituale con tutti gli altri cresimandi e i relativi padrini; ci sono andato di buon grado.
Si è trattato di una ignobile farsa: dovevamo esprimere la nostra gioia mimando movimenti adatti ad un corso di ginnastica aerobica, cantare canzoni dalle parole insulse accompagnate da musica pessima, pessimamente strimpellata; ho rifiutato di aderire a questa idiozia e allora il sacerdote mi ha giustificato agli occhi degli altri con le parole: “Proviene da un’altra Messa”.
Ma la cosa che mi ha turbato di più è stata la chiesa: era praticamente priva di qualsiasi simbolo cristiano, fatta eccezione per una copia del Cristo crocefisso che da un po’ di tempo compare tra le mani dei Papi: è una rappresentazione di Cristo oscena, offensiva, sembra più la carcassa di un bue squartato e appeso ai ganci di una macelleria che una sacra rappresentazione.
Chi è l’autore di tale scultura?
Un amico del leone ruggente?

3) “ ... e Bush sanno ‘di avere poco tempo’”.
Può approfondire?

Se non ha tempo o voglia di rispondermi, capirò; le ho scritto principalmente per esprimerle tutta la mia stima.

Sandro P.

RISPOSTA

La preghiera era stata inserita nella messa da Leone XIII, a quanto pare dopo una terribile visione sul futuro della Chiesa.
Essa recita: “Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio, contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur tuque, Princeps militiae coelestis, Satanam aliosoque spiritos malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. Amen”.
E’ caduta dalla Messa dopo il Concilio.
Il demonio dell’Apocalisse “sa di avere poco tempo”, perché il ritorno di Cristo lo fulminerà; è nel testo.
Se lo legga.

Maurizio Blondet



29/05/2007
12.30
Russia tra Luss(x)uria e Litvinenko

Come ampiamente previsto, cazzotti contro la “marcia gay” tentata a Mosca, alla quale infatti le autorità non avevano concesso autorizzazione.
La marcia era talmente spontanea e desiderata dagli omosessuali russi, che fra i quattro gatti presenti la metà era composta da stranieri e giornalisti giunti apposta in prima classe per portare, impavidi e arditi, la fiaccola della civiltà occidentale ai rozzi orsi dell’Est (incuranti, probabilmente perché troppo impegnati a sgranocchiar bambini).
In gloriosa rappresentanza del nostro Paese, oltre ai soliti radicali, il parlamentare transex Vladimir Luxuria (ho motivo di credere che il biglietto lo abbiamo pagato noi contribuenti), il quale però ha schivato i cazzotti, e si è beccato solo qualche uova.
Dai “nazionalisti ortodossi” (???), dice la RAI con la solita raffinata competenza, anch’essa pagata da noi contribuenti: in Italia tutto fa brodo per parlare della “insostenibile situazione dei diritti umani in Russia”, come chiosa il giornalista Canciani.
Colgo l’occasione per segnalare un dettaglio, in terra di Sarkozy.
Per la prima volta da almeno un decennio, a Cannes un film viene inserito all’ultimo momento, fuori programma, a tre giorni dalla chiusura del festival, e pare che gli addetti ai lavori ne siano rimasti piuttosto stupiti.
Di quale capolavoro artistico si tratta?
Ma ne hanno parlato tutti i giornali (due paginoni su La Stampa, naturalmente): il “documentario” sul caso Litvinenko, tutto a favore della tesi del complotto, secondo il quale sarebbe stato il sottile servizio segreto russo (Putin), con una dose di Polonio del valore di circa 30 milioni di dollari, ad ammazzare l’oscura ex guardia carceraria al servizio, come autista, del latitante Boris Berezovskj.
Per farlo “tacere”.
In una settimana in cui poteva scrivere e parlare.
Questi russi mangiabambini, quante ne inventano pur di spaventare i telespettatori occidentali: pallottole, veleno tradizionale, falsi incidenti, sono sì rapidi ed efficaci, ma ormai li annoiano, non fanno audience.
Chi è andato un po’ più a fondo, magari ricorda che la morte di Litvinenko - gestita mediaticamente dagli stessi professionisti che a suo tempo curarono l’immagine di Margaret Tatcher - cadde, curiosamente, proprio sulle trattative russo-britanniche per l’estradizione di Berezovskj, e sugli accordi Russia - UE riguardo alle forniture di gas.
Ma sarebbe complicato riassumere qui l’intricata vicenda, e poi abbiamo altro a cui pensare (ad esempio quanti cazzotti ha preso Marco Cappato).
La vita è un film, e noi ci siamo dentro.
Meno male che c’è la Russia.

Saluti,

Stefano S.



29/05/2007
11.00
Poche risorse ma grandi risultati

Caro direttore,

la tua informazione e particolarmente dettagliata , ricca e direi anche profetica viste le previsioni di guerre e disastri vari.
Se mi permetti vorrei farti una domanda e ti chiedo di non essere permaloso, poichè la risposta potrebbe essere utile a far capire a noi che ti seguiamo quanto è grande il tuo impegno nel darci informazioni diciamo fuori onda.
L’ ANSA che impegna molte risorse umane ed economiche dalla quale attingono tutte le testate non ci dà primizie e previsioni del tuo livello.
Domanda: tu che lamenti carenze economiche e credo non hai neanche un grandissimo numero di giornalisti al tuo sevizio , come fai ad avere queste preziosissime informazioni che costerebbero delle cifre enormi?

Lettera firmata

RISPOSTA

ANSA, Corriere e Repubblica hanno centinaia di giornalisti, e alcune decine più bravi, intelligenti e informati di me.
Le notizie che io vi offro, le vedono anche loro, ma non le pubblicano.
Perché non servono la verità, ma un qualche potere.
E prima di tutto Mammona.

Maurizio Blondet



29/05/2007
09.30
Morti di spinello

La leggo sempre con piacere, mi permetta pertanto di tentare di correggerla.
Di spinello è veramente difficile morire, ed anche quel ragazzino non era infatti morto di spinello:
Morto in classe, cocaina nei polmoni Novità dalle analisi tossicologiche
Cultura che vai modo di attenuare la coscienza che trovi da noi occidentali è l’alcool, altrove è invece l’hascish.
Ambedue in piccole quantità fanno bene, ma delle due ad alte quantità l’alcool è sicuramente più tossico e concausa di mortalità che non il povero spinello.

Cordiali saluti

Lettera firmata

RISPOSTA

Il problema è la nostra gioventù, la più cretina della storia.
Il furbetto che si tira uno spinello a scuola (ah ah, che pacchia!) e crepa, i morti idioti del sabato sera, i pornofili col cellulare, sono casi che danno ragione a Darwin: gli inadatti alla lotta per l’esistenza, che si auto-estinguono.

Maurizio Blondet



28/05/2007
19.40
Il sacerdozio

Spettabile Direttore, sono rimasto un po’ sorpreso anch’io nel leggere, nella sezioni Opinioni dei lettori, varie richieste di sue prese di posizioni sul reportage della BBC.
Forse qualcuno la prende come un oracolo, o forse, più probabilmente, prende a pretesto la sua libertà per trovare qualcosa per cui attaccarla (confronta Galati 2,4: “…falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi…”
Ho appena letto il suo intervento, e non posso che ringraziarla.
Anche se vedo che altri sono stati più veloci di me…
Mi rendo conto di sottrarle tempo prezioso, per cui se decidesse di chiudere ora la lettera, non mi offenderebbe per nulla.
Se avesse deciso di continuare a leggere, prima di entrare nel merito approfitto anche per ringraziarla per la sua “discesa” a Roma, per la conferenza di venerdì scorso.
Oltre al desiderio di sentirla parlare dal vivo, ero incuriosito anche di vedere che tipo di persone avrebbero partecipato.
Mi ha impressionato positivamente notare come la maggior parte, credo, o comunque un numero elevato, fossero giovani.
A proposito di quanto scrive sui preti che scandalizzano, le racconterò un’esperienza personale. Quando ero un giovane seminarista, una delle maggiori tentazioni che mi facevano dubitare della strada che stavo seguendo, era il guardare il panorama del clero.
Sentivo una voce dentro di me che diceva: “Tu diventerai così come tanti preti: ‘ti passerà l’entusiasmo, e alla fine ti ridurrai ad essere un burocrate dei sacramenti, inacidito dalla solitudine, un amareggiato e ipocrita censore dei costumi’”.
Quando mi capitava di avere a che fare con simili figure di sacerdoti (devo dire abbastanza spesso), pensavo che fosse inutile illudersi e sognare la santità e la missione.
Questa era l’arma con cui il demonio tentava di dissuadermi dal continuare la formazione al sacerdozio, più che il combattimento per la castità, l’obbedienza, la povertà e altre cose.
Un giorno andai a parlare con il rettore, abbastanza deluso e intenzionato a lasciare; il rettore, un santo sacerdote che tuttora sta spendendo la vita, mi disse: “Ma perché guardi solo esempi negativi, guarda quanti santi, guarda quante preti innamorati di Cristo e contenti ci sono!”, poi, quasi sussurrando disse: “Guarda me. Ti sembro scontento e acido?”.
Quelle frasi mi spiazzarono e mi aiutarono tantissimo, ho continuato e adesso sono prete da sette anni, con tante debolezze, ma grato a Dio per la sua misericordia e sorpreso nel vedere quanto la sua potenza si manifesti nella debolezza e operi miracoli e meraviglie nella sua Chiesa.
In questi sette anni di ministero come viceparroco nella Diocesi di Roma, ho constatato e ho formulato una legge per la mia vita spirituale: di preti scontenti e poco edificanti ne ho visti e ne vedo tanti (come del resto vedo tanti mariti acidi e fallimentari); succede che quando ho la presunzione di giudicarli o di disprezzarli, nel giro di pochi giorni o poche ore, puntualmente mi ritrovo a constatare che io ho commesso peccati ben più gravi di quelli che ho giudicato in loro. Ormai è matematico: quando lascio spazio al giudizio, quando presumo di entrare nel cuore di quei preti e mi arrogo il diritto di poterli condannare, allora comincio a tremare, sapendo che Dio farà giustizia togliendomi la mano dal mio capo, lasciando che anch’io veda di cosa sarei capace se non fossi sostenuto dalla grazia e se non pregassi perché Dio non mi lasci solo.
E così, umiliato, devo accostarmi al trono della misericordia, al confessionale, chiedendo perdono a Dio e, almeno nel cuore, a coloro che ho giudicato.
Normalmente, come penitenza sacramentale, faccio sempre preghiere per coloro che ho disprezzato. Non sto parlando qui, spero si capisca, del male e delle responsabilità di fronte agli uomini e alla giustizia umana, che certo deve fare il suo corso (anche se ultimamente vediamo quanto sia fallace la famosa “giustizia”), e il perdono cristiano non coincide con lo svuotamento delle carceri o l’abolizione del potere della spada.
Voglio anch’io protestare contro la bassezza del moralismo che spesso infarcisce discorsi legati a queste problematiche.
Io penso che la presunzione, il disprezzo ipocrita, e la falsa pretesa di dare giudizi morali sulle persone, dall’alto di una impossibile perfezione e impeccabilità, generi soltanto altro male.
Ci sono tanti preti inadempienti nella Chiesa?
Certo, e forse io sono uno di quelli.
Ma non credo che scandalizzarsi e pontificare, giudicando e sprezzando le debolezze altrui (il che non significa giustificarle, sia ben chiaro) serva più di tanto.
Gesù Cristo non mi ha mai giudicato per i miei peccati, li ha fatti suoi, se ne è fatto carico Lui.
Li ha portati sulla croce, e lì ha distrutto il male, in se stesso: “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia” (1Pt 2,24).
Posso pure pensare, scandalizzandomi, che esiste tanta debolezza nella Chiesa, ma non perché io mi scandalizzo e mi sdegno ce ne sarà di meno.
Forse i loro peccati sono anche i miei, e se a me Dio dà la grazia di non cadere, guai a me se ne usassi per gloriarmi e disprezzare i più deboli (ripeto, qui non sto negando la punibilità di chi commettesse crimini).
Anzi, il più grande dono di grazia mi fa responsabile verso il fratello più debole e bisognoso.
“Fratelli, qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione. Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo. Se infatti uno pensa di essere qualcuno mentre non è nulla, inganna se stesso. Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora solo in se stesso e non negli altri troverà motivo di vanto: ciascuno infatti porterà il proprio fardello… Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna”. (Gal 6,1-8)
Mi permetta un’altra esperienza personale.
Nel luglio 2002 ero con un gruppo di ragazzi a Toronto per la XVII Giornata Mondiale della Gioventù.
Giovanni Paolo II non si sottrasse agli attacchi che i giornali americani cavalcavano anche in quell’occasione - di fronte alla moltitudine di giovani e a quello che significava, non sapevano fare meglio che parlare degli scandali che agitavano la chiesa statunitense -; il Papa non fece finta di niente ma riservò un passaggio della sua omelia proprio a questo delicato tema.
Ho potuto constatare personalmente l’effetto di quel passaggio: alcuni ragazzi di quelli che accompagnavo si volsero verso di me e dissero: “Ha ragione il Papa, e da ora in poi ti aiuteremo anche noi, pregando per te e standoti vicino. Siamo fieri di te e ti difenderemo noi. Non avevamo mai pensato a questo, ma la tua presenza fra di noi è un dono e una responsabilità anche nostra”.
Questo è il passaggio che, personalmente, mi fece commuovere: “Anche una fiamma leggera che s’inarca solleva il pesante coperchio della notte. Quanta più luce potrete fare voi, tutti insieme, se vi stringerete uniti nella comunione della Chiesa! Se amate Gesù, amate la Chiesa! Non scoraggiatevi per le colpe e le mancanze di qualche suo figlio. Il danno fatto da alcuni sacerdoti e religiosi a persone giovani o fragili riempie noi tutti di un profondo senso di tristezza e di vergogna. Ma pensate alla larga maggioranza di sacerdoti e di religiosi generosamente impegnati, il cui unico desiderio è di servire e di fare del bene!”. (Giovanni Paolo II, Omelia 22/07/2002)
Termino questa lunga lettera, ricordandole una proposta, che qualche tempo fa le accennai per lettera, e solo fugacemente le ho ribadito al termine della presentazione a Roma.
Sarebbe per me un onore e cosa utilissima se potessimo organizzare un incontro, o più di uno, con lei, per parlare ai giovani che conosco, partendo dal suo libro “Selvaggi con telefonino”, sui vari aspetti lì toccati.
Credo che sarebbe un’esperienza interessante.
Nell’attesa di cogliere il momento più opportuno, la saluto e la ringrazio nuovamente.
Mi perdoni la franchezza con cui le parlo.

Don Marco Felini (Roma)

Post Scriptum
Venerdì scorso, alla presentazione del libro su Putin, non mi è piaciuto un passaggio sul Concilio Vaticano II, né tantomeno gli applausi che sono seguiti. Non mi ricordo bene il concetto.
Certo ci sono stati problemi e ci sono tuttora, ma io farei attenzione a distinguere.
Molto più di lei soffro nel vedere abusi e false interpretazioni, ma preferisco rimanere nel solco del successore di Pietro, ritenendo che coloro che si appellano allo spirito del Vaticano II per giustificare i loro pruriti innovativi siano i primi a ignorare ciò che il Concilio intendeva.
Oltre all’impegno in parrocchia, sto ultimando una ricerca per il dottorato in Sacra Liturgia, proprio su un aspetto della riforma liturgica conciliare, in particolare sulla riforma del rito della penitenza sacramentale.
Certo non si può attribuire al Vaticano II la “colpa” dell’attuale crisi, perché, ne sia sicuro, ciò che il Concilio auspicava su questo sacramento non è stato quasi per nulla attuato nella prassi pastorale odierna.
Per quel che dicevo sul rimanere nel solco indicato dal successore di Pietro, mi permetto di ricordare due passaggi di Benedetto XVI.
“Mi sta dinanzi, in particolare, la testimonianza del Papa Giovanni Paolo II. Egli lascia una Chiesa più coraggiosa, più libera, più giovane. Una Chiesa che, secondo il suo insegnamento ed esempio, guarda con serenità al passato e non ha paura del futuro. Col grande Giubileo essa si è introdotta nel nuovo millennio recando nelle mani il Vangelo, applicato al mondo attuale attraverso l’autorevole rilettura del Concilio Vaticano II. Giustamente il Papa Giovanni Paolo II ha indicato il Concilio quale ‘bussola’ per orientarsi nel vasto oceano del terzo millennio. Anche nel suo Testamento spirituale egli annotava:
‘Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito’.
Anch’io, pertanto, nell’accingermi al servizio che è proprio del Successore di Pietro, voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II, sulla scia dei miei predecessori e in fedele continuità con la bimillenaria tradizione della Chiesa”
. (1° Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI, 20 aprile 2005, 3).
Ancora: “Perché la ricezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o - come diremmo oggi - dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della ricezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L’una ha causato confusione, l’altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato e porta frutti. Da una parte esiste un’interpretazione che vorrei chiamare ‘ermeneutica della discontinuità e della rottura’; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall’altra parte c’è l’‘ermeneutica della riforma’, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato, rimanendo sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino”. (Discorso alla Curia romana, 22/12/2005).



28/05/2007
18.30
Sul Leone Ruggente

Buonasera carissimo Direttore,

in quanto suo lettore le scrivo per ringraziarla come sempre per il suo contributo all’informazione, quella che non ha paura di dire certe verità scomode per altri.
Le scrivo perchè l’articolo “Sul leone ruggente” mi ha fatto ben riflettere, su qualcosa che già da tempo anche io avverto “nell’aria”.
Ora per cercare di trovare un’altra spiegazione ai numerosi fatti di cronaca nera accumulatisi in questi ultimi tempi, mi permetto di farle avere una mia impressione in quanto cittadino italiano residente all’estero.
La mia sensazione leggendo ogni giorno i giornali francesi ed italiani in rete e guardando anche la TV, è che qui in Francia a differenza che in Italia si dia molto meno voce alla cronaca nera.
Il mio presentimento è che il continuo marcare certi argomenti piuttosto che altri, nelle scelte editoriali dei media, possa essere appositamente studiata per influenzare intenzionalmente le persone in un certo modo piuttosto che un altro... la paura, i drammi, ecc. creano facilmente nelle persone gli stati d’animo che sappiamo soprattutto se osservati ogni giorno.
Le dico questo perchè voglio avere comunque la speranza che nonostante l’impressione che subiamo da parte di queste fonti mediatiche, in verità ci siano anche altre cose di cui parlare, magari più importanti, come per esempio la situazione politica internazionale da lei brillantemente divulgata, oppure si potrebbe cominciare a spiegare con parole italiane che cosa significhino parole anglofone da noi ampiamente utilizzate come blind trust, devolution, ecc... Usate la maggior parte delle volte per descrivere fatti e avvenimenti della politica di tutti i giorni.
E’ ovvio che questo non avviene praticamente mai in Francia, e posso sinceramente dirle che qui l’informazione in termini di comprensione è molto più chiara! Considerato il livello di conoscenza che l’italiano medio (purtroppo spesso divenuto italiota) ha, penso che siano in molti a non comprendere il significato di questi termini e di conseguenza non poter capire il contesto... ecco uno strumento per allontanare i cittadini dall’interesse per la politica che eppure fa parte della nostra vita quotidiana!
Che sia una scelta studiata appositamente?
Mi perdoni questo piccolo sfogo ma ora che abito qui e vedo certe differenze ho della pena per il mio Paese che rimane sempre nel mio cuore, sapendo che potrebbe avere un bellissimo potenziale.
Basterebbe già cambiare solo il modo di rappresentare i fatti non con questo tralasciando del tutto i fatti di cronaca nera, ma spiegandoli in modo diverso magari con meno crudezza e cinismo oppure parlandone un po’ di meno, con la speranza che restino solo fenomeni passeggeri che l’indomani il buon Dio ci farà già dimenticare.
Le auguro una eccellente continuazione e grazie per la pazienza nel leggere la mia opinione.
A presto.

Cordialmente

Gianluca D.

RISPOSTA

Sì, in Francia non si dà spazio alla cronaca nera.
Per lo stesso motivo per cui in Italia lo fece il fascismo, consapevole di un funesto effetto-emulazione: Dio ci scampi!
Non vorremo mica tornare al fascismo, il male assoluto!
La nostra stampa è finalmente libera, e infatti non tace nulla…
D’accordo con lei sui media nostrani.
Anche sui loro anglismi ignoranti: “devolution” ad esempio è latino, da “devolveo”, “devolutio”, consegna di poteri.
Diventiamo latinisti senza saperlo, a volte.
Infine: cronaca nera o no, la delittuosità italiota è di un genere particolarmente ripugnante: mariti che ammazzano mogli, malvagità in famiglia, ammazzamenti di rabbia, senza motivo.
C’è da aver nostalgia per i veri rapinatori, i professionisti del crimine, che hanno un piano e uno scopo.
Sono razionali, almeno.

Maurizio Blondet



28/05/2007
17.40
USA: brevettano lo yoga

Gentile signor Maurizio,

le porgo un saluto onorato.
Leggo molti dei suoi articoli (e degli altri suoi collaboratori), i quali mostrano, secondo me, la profondità di critica di cui la sua persona è capace.
Anche se non sono della sua spiritualità religiosa cattolica, la ammiro per via della sua mentalità che mi sembra allo stesso tempo pratica e senza peli sulla lingua, ma non per questo superficiale.
Anzi, io talvolta, anche se purtroppo l’ho solo vista quelle due volte che è comparso in TV e mai dal vivo, mi sento in provata sintonia con il malessere che mostra nei confronti di questo essere umano occidentale e americanizzato che tanto ci aborre.
Vorrei darle un link in cui un indiano denuncia la brevettazione della cultura da parte, guarda caso, degli statunitensi.
La cosa pazzesca, grottesca, è che l’oggetto della brevettazione è... lo Yoga!
Ho sempre pensato che un essere umano che sappia almeno scrivere una X al posto della firma sia abbastanza sano nella coscienza per capire che, di fronte ad un tentativo del genere, starebbe compiendo una assurdità.
In realtà non è una assurdità se tutto ciò viene visto secondo la prospettiva del profitto.
Anche lo Yoga fa guadagnare, ma questi che vogliono brevettarlo non sono degli yogi, sono dei capitalisti assetati di denaro.
Ma l’etica non esiste più.
Questi pseudo-insegnanti considerano lo Yoga non uno strumento di approfondimento della propria conoscenza, ma uno strumento di guadagno. Un po’ come i preti stipendiati.
Ma dove sta andando l’essere umano???
Le pongo una domanda molto sentita: di fronte alla mancanza totale di ogni etica, di qualsiasi tipo, ebbene cosa mettere come freno tra la volontà di potenza e di dominio che l’essere umano mostra verso qualsiasi cosa e la logica del profitto?
Quale morale (o qualsiasi altra cosa), ormai che sono tutte state messe in dubbio e abbattute o sradicate, può contenere questa fame di potere e di dominio dell’uomo?
Di fronte a una mancanza di etica o di una filosofia che faccia riflettere l’uomo sull’incredibilità di esser-ci, di esistere, miracolosamente!, stiamo antropizzando tutto - qualsiasi cosa - in vista della utilità.
Per esempio, se ci fa caso, noti come parlano gli ambientalisti o i TG riguardo alla devastazione dell’ambiente: nessuno protesta, in realtà, perché si sta distruggendo una tanto grande e commovente bellezza qual’è la natura in ogni sua forma, ma perché... ci saranno danni enormi per l’economia.
Venezia finirà sott’acqua... rimarremo senza risorse combustibili e non potremo più avere la nostra macchinuccia, eccetera.
Insomma, se si potesse tranquillamente vivere nella merda del nostro inquinamento, sterminare le specie viventi e desertificare le praterie senza conseguenze economiche negative, non gliene fregherebbe niente a nessuno!
Perché?
Perché manca la meraviglia e la pietà di fronte a tanta bellezza mozzafiato.
Il fatto è che dobbiamo salvare solo la nostra tecnologia che ci permette di mantenere il dominio sui cicli naturali.
Se questa cade, cade il nostro potere.
Ma non è un problema della tecnologia in sé: è un problema di etica, che poi si traduce in pratica. Ma una pratica senza etica, si trasforma in saccheggio cieco.
Quindi le ripongo la domanda: cosa mettere in mezzo?
Questa domanda soffocante mi fa riflettere moltissimo, ma non mi ha spento.
Spero abbia lo stesso effetto con lei, e che magari ne nasca una discussione.
Ecco il link:
Copyright anche sullo yoga ed è guerra tra Usa e India

Le porgo ancora i miei più sentiti saluti.

Milo

RISPOSTA

Gli americani hanno brevettato già, come saprà, una quantità di essenze vegetali che i contadini indiani usano da millenni.
Lo Yoga, però, lascia senza parole.
Ma è ovvio a pensarci: l’origine del business anglo-americano è, storicamente, il “privateering”, la pirateria.
Era un business “privato”, ma approvato dalla Corona, anche attaccare e saccheggiare i galeoni spagnoli.
Guerra e profitto in uno, il libero mercato armato, l’economia come ruberia…tout se tient.
L’imprinting è rimasto.

Maurizio Blondet



28/05/2007
16.50
Montescemolo

Amato Direttore,

quando il figlio dell’Avvocato ha parlato del costo della rappresentanza politica in Italia, non credo lo abbia fatto con l’intento di dar voce al malcontento (crescente, quindi da cavalcare politicamente) della popolazione.
Mi pare piuttosto di sentire la voce mondialista che vuole abbattere i governi nazionali, cominciando dal nostro, con la scusa che ogni gestione della cosa pubblica (res-publica) corrisponda a un immane spreco (scusa valida, sic!).
Prima la de-statalizzazione delle grandi aziende al grido di “privatizziamo” (con grandi benefici per gli utenti, vedi Telecom, Ferrovie, Autostrade, ecc...), poi quella dello Stato stesso, al grido di “competitività”.
Quali grandi benefici ci aspetteranno questa volta?

Fraterni saluti,

un suo affezionato lettore

RISPOSTA

Guardi che i nostri governi (sic) si sono già consegnati al mondialismo, destra e sinistra, Goldman Sachs e Carlyle o Murdoch.
Hanno già privatizzato come gli hanno ordinato sul “Britannia”, hanno sgangherato quel po’ di Stato che restava mettendo a tutti i posti tecnico-amministrativi i loro amici e i loro trombati e i loro sindacalisti-complici.
Cosa può fare di peggio, Montescemolo?
E’ una voce.
Una voce del dibattito pubblico che dovrebbe averne molte: da ascoltare (perché hanno delle ragioni e forse delle idee) e a cui ribattere con argomenti. Quel che non si può fare, che è disonesto, è - anziché replicare a Luchino - strillare che “vuol scendere in politica”, che vuol fare il governo dei tecnocrati.
Ma scusi, Prodi non è stato scelto dalle sinistre come tecnocrate?
E Ciampi?
E Dini?
E Padoa Schioppa?
I nostri politici hanno già consegnato il governo reale alla tecnocrazie; loro vogliono avere il tempo libero per fare ciò che loro chiamano “la politica”, ossia la corruzione, le trame e il tradimento continuato e aggravato della volontà popolare, e persino delle libertà repubblicane, d’espressione e di informazione anzitutto.
La “politica” è quella che fa Luxuria coi radicali?
Questi ultimi, che nessuno vota e sono sempre lì pieni di mezzi, obbediscono ad ordini internazionali, creare qualche danno d’immagine a Putin.
Ma chiedo ai lettori di sinistra: avete votato Luxuria perché fosse lui (o lei) a determinare la politica italiana verso Mosca?
Il corpo sociale dei trans e dei finocchi decide la nostra politica energetica?
Poi li facciamo pedalare su una dinamo perchè ci diano l’elettricità?
Non sono poi tanti come credete voi, che li ritenete più importanti e determinanti delle famiglie. Anche se pedalano tutti insieme, i finocchi, non basteranno a caricare i nostri amati telefonini.

Maurizio Blondet



28/05/2007
15.40
Cosa Succede?

Gentile Direttore,

Le scrivo perchè la leggo da molto tempo e mi ritrovo nelle sue idee e quindi desidero esporle il mio smarrimento.
Nel lontano ‘84 sono partito per lavorare all’estero ed ho viaggiato molto, sempre per lavoro, fino al 2002 anno del mio rientro in Italia.
Lasciai un Paese sicuramente meno organizzato, meno “civile”, meno filo europeo ma libero, un po’ arlecchino ma ideologicamente convinto, dove per la gente l’essere inquisita era motivo di vergogna e non di vanto (oggi sembra che se non hai ricevuto un mandato di garanzia per complotti vari non sei nessuno).
Il passare da una sponda politica all’altra era visto come un tradimento sociale che non poteva essere accettato; il lavoratore aveva delle certezze anche se minime: una pensione con cui vivere una vecchiaia, un TFR per una spesa pazza od un anticipo, una cassa malattia che per quanto scalcinata ti garantiva le cure, ecc.
Inoltre la gente si fermava a “chiacchierare”, con le mani in tasca, sia di politica che di calcio, sia di economia che di politica internazionale dove tutti parlavano male di Andreotti e della DC ma alla fine erano sempre i primi della classe.
Gli stressati dal business erano pochi.
Ora al mio ritorno trovo un Paese che non conosco, i diritti fondamentali non esistono più il consumismo ha distrutto le persone, il voler apparire è il nuovo mito sociale, la politica è un gran caos, le ideologie sono scomparse a volte mi è sorto il dubbio che Fini e Bertinotti possano fondare un partito unico anche loro, gli operai e gli impiegati corrono e non arrivano alla fine del mese.
Ho sentito imprese dichiarare di avere 1 posto e 1/4 di lavoro disponibile.
1/4 che significa?
So cosa significa in senso attuale, ma sul piano lavorativo che senso ha.
Da alcune compagnie di controllo qualità ho sentito quantificare il lavoro di un impiegato che deve redigere una lettera ogni 5 minuti.
Che senso ha tutto ciò?
In una riunione con alcuni esponenti sindacali protestai contro il calcolo del costo di lavoro nel quale si include tutto: dal calcolo di rendimento percentuale alle 9 di mattina a quello delle 16, asserendo che mi dovevano spiegare come mai il nostro costo del lavoro era superiore a quello della Germania quando i nostri lavoratori guadagnavano meno.
Non le dico quanti e quali calcoli tirarono fuori.
Ho sentito la televisione nazionale che trasmetteva spot invitando la gente a spendere, ma come noi non eravamo famosi perchè nelle nostre famiglie c’era sempre il “gruzzoletto del non si sa mai” che ci ha aiutato nei momenti di crisi?
Ora ci vogliono fare indebitare.
Non si parla più.
I miei figli per incontrarsi con i loro amici prendono appuntamento, ma dove è finita la scampanellata: “scendi?”, dove sono finiti i 50 milioni di CT o uomini politici che al bar o in strada ti risolvevano tutti i problemi?
Mi dicono che non capisco che questa è la globalizzazione e che tutto ciò è necessario per lo sviluppo economico.
Io rispondo: lasciatemi povero com’ero e pensate allo sviluppo sociale, pensate alle famiglie, ai ragazzi, alla sanità, agli anziani, ecc.
Direttore, scusandomi per lo sfogo prolisso, le chiedo cortesemente di darmi un consiglio: cosa posso fare?
Come posso oppormi da cittadino a tutto ciò?
Forse, visto che sono vissuto all’estero, non sono stato ancora contagiato dal virus americano-sionista e allora, come posso partecipare ad aiutare la comunità a riprendersi da questo bluff?
So che sono domande sciocche ma dovevo fargliele perchè sto attraversando un momento di profonde incertezze sociali, ma non voglio chiudermi in una nicchia facendo il gioco di coloro che ci governano, infatti passati noi passerà anche la critica socio politica che i nostri ragazzi non conoscono più.
Grazie per esprimere le nostre idee ed essere il nostro punto di riferimento.

O. S.



28/05/2007
14.00
Che ne pensa?

Buonasera,

è da tempo che seguo il suo sito, e molte volte leggendo le notizie nei giornali mi chiedo “Chissà che ne pensa Blondet di questa storia...”.
Adesso ho appena letto questa notizia e mi sono di nuovo domandato “che ne penserà ?”:
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=66288
(Mosca, violenze al Gay Pride. Aggrediti Luxuria e Cappato).
Personalmente, leggendola, ho pensato che a Mosca hanno già fin troppi problemi, e permettere quella grottesca parata chiamata “Gay Pride” è l’ultima delle preoccupazioni dei Russi.
Parata che non ha niente a che fare con i “diritti degli omosessuali”, ma ha invece tanto a che fare con una inutile provocazione a cui puntualmente ci tocca assistere almeno una volta all’anno, dal vivo o in TV.
Non mi dispiacerebbe davvero se le autorità italiane da oggi in poi vietassero lo svolgersi del Gay Pride in Italia, d’altronde come la legge vieta gli “atti osceni in luogo pubblico”, perchè non potrebbe vietare il Gay Pride?

Cordiali Saluti e buon lavoro

Andrea C.

RISPOSTA

Penso quello che pensa lei; non avrei potuto scrivere meglio.
Ho vergogna di essere rappresentato da Luxuria e dai radicali all’estero.
E poi, pensi un po’ se dei russi fossero venuti a manifestare in Italia, che so, per lo scandalo Mastella, per lo scandalo-censura su internet, o a difesa della famiglia contro i DICO.

Maurizio Blondet



28/05/2007
12.30
Il vero amore

Gentile dottor Blondet,

sfogliando Il Corriere della Sera di oggi, mi sono imbattuto, a pagina 23, in un articolo titolato “studente difende pedofilo sul giornalino della scuola e al liceo scoppia il caos”.
Uno studente di diciassette anni, frequentante la classe quarta al Liceo “Francesco d’Assisi” di Roma, nel giornalino scolastico, dedica un articolo ad un “signor P.”, un pedofilo che ama i bambini e che ha speso tutta la vita per la loro felicità.
Inutile dire che questa uscita ha scatenato un putiferio.
Ciò che a me preoccupa non è tanto il singolo episodio, quanto il fatto che in esso ci vedo un sintomo degli sviluppi inquietanti della malattia morale che potrebbe portare all’accettazione della pedofilia.
Mi spiego meglio.
Sull’articolo si riporta che l’alunno del liceo è stato frequentatore del sito del “signor P.”, che è stato chiuso dalla magistratura.
Non solo, il ragazzo ha frequentato più volte questo signore che lo ha fatto riflettere sul fatto che “…l’età non doveva costituire un ostacolo all’amore”.
Ciò che mi rattrista e mi suscita rabbia, è l’uso che si fa della parola amore.
In nome dell’amore si giustificano i Dico, le adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali e l’aborto per amore della libertà della donna.
Questo significa spacciare moneta falsa: amore che non è sacrificio e donazione all’altro, ma semplice soddisfazione di impulsi che più vengono assecondati e più creano una sete inestinguibile.

Gianluca R.



28/05/2007
11.10
Oscuramenti: nuove testimonianze (cumulativa)

Stimato direttore,

anche nel mio ufficio dell’ospedale austriaco in cui lavoro è stato oscurato il sito che dirige con il medesimo pretesto.

Cordialmente

C. D. M.


Buongiorno Maurizio,

a proposito di quanto segnalato dal lettore sull'oscuramento di Effedieffe.com devo segnalarti che ciò avviene anche all’interno della rete ENI, in cui il filtro si chiama “Surf Control”.
L’oscuramento è iniziato circa 4 mesi fa, diciamo a inizio 2007.
Qui la risposta al tentativo di connessione è più vaga: “Access denied”.
Il programma è prodotto dalla società (sito www.surfcontrol.com, SurfControl Company Information, Registered number: 1566321; Place of registration: England and Wales;
Registered office address: Riverside, Mountbatten Way, Congleton, Cheshire, CW12 1DY, United Kingdom) e giunge configurato, nel senso che gli aggiornamenti dei siti da “bloccare” arrivano periodicamente dal fornitore del software.
Per intenderci lo staff informatico di ENI non ci mette mano.
Potrebbe al limite richiedere di “sbloccare” qualcosa, ma ho verificato che non è la pratica: ancora una volta la “verità” arriva preconfezionata.

Buon lavoro

Saverio


Nel novembre 2004 mi accorsi che l’antivirus Norton che avevo installato sul mio computer impediva l’accesso al sito dell’AAARGH (http://www.vho.org/aaargh/), l’archivio più vasto ed attendibile sul “revisionismo olocaustico”, in quanto sito classificato tra quelli che “incitano alla discriminazione razziale, ecc”.
L’antivirus, che, si noti, è probabilmente il più diffuso tra gli utenti privati, impediva l’accesso al sito comunicando: “sito bloccato perché rientra nella categoria...”.
Come feci per poter accedervi di nuovo?
Disattivai il “parental control”...
E’ proprio vero, siamo tutti considerati alla stregua di bambini da “educare” e da “proteggere”!
Ma quanti saranno quelli che, non sapendo dove mettere le mani, alla fine lasciano perdere?

E. G.



28/05/2007
10.00
Piazza san Giovanni

Egregio Blondet,

ormai sono diventato un abituale quasi-quotidiano visitatore del giornale on-line che dirige, e posso dirle di condividere in genere (di “riconoscermi” come si dice) molte delle sue posizioni.
Ma non tutte o quantomeno non completamente, come è ovvio.
Vorrei, per esempio, prendere in considerazione il cosiddetto “matrimonio omosessuale” ed in generale le unioni delle coppie di fatto.
Premetto che non voglio difendere affatto gli omosessuali i quali provvedono da soli a difendersi e, soprattutto, a danneggiarsi.
Premetto anche che la Chiesa ha il pieno diritto a portare avanti i suoi princìpi che sono poi quelli del gregge che conduce attraverso i suoi pastori. Aggiungo anche che il “matrimonio omosessuale”, oltre ad essere una contraddizione in termini, è forse ciò che di più grottesco possa esistere e che quale eccesso dovrebbe trovare (come - se non sbaglio - diceva uno che se ne intendeva, Oscar Wilde) un ostacolo nel “cattivo gusto”.
Penso però che il bersaglio sia sbagliato.
Mi spiego.
In Spagna, Paese a noi vicino per cultura, religione e temperamento, da quando il governo Zapatero ha introdotto il “vero” matrimonio omosessuale, in circa due anni si sono avute, forse, alcune decine di matrimoni tra due uomini o tra due donne, a fronte di decine di migliaia di matrimoni regolari su una popolazione di circa 45 milioni di abitanti.
Nulla induce a ritenere che in Italia (in cui i progettati DICO distano anni luce dal matrimonio omosessuale zapateriano) la situazione sarebbe diversa.
Sul piano scientifico è noto che molto raramente gli omosessuali tendono a formare coppie stabili e tantomeno formalizzate legalmente: quindi si tratterebbe di una esigua minoranza in una minoranza. Dove è allora il pericolo per il matrimonio e la famiglia?
Verrebbe da dire, parafrasando il Manzoni: “sposatevi pure poveri ‘femminielli’, non sarà per voi che cadrà la famiglia!”.
Sembrerebbe che tale condizione di sessualità anomala (o contro-natura che dir si voglia) sia stata assunta come emblematica di ciò che vi è di più negativo e minaccioso per la normale organizzazione sociale attraverso il matrimonio e la famiglia, al fine di catalizzare emotivamente e psicologicamente i fedeli osservanti.
Le cause della crisi del matrimonio sono molteplici e tra esse, oltre a quelle economiche, vi è la diffusione di una cultura di molto edonismo e poca responsabilità; la crescente scarsa presa del concetto stesso di unicità ed indissolubilità di un legame con una sola persona; la emulazione di modelli di sessualità libera, etc.
Un notevole contributo a tali ultime determinanti lo danno sicuramente le schiere dei personaggi reclamizzati dai rotocalchi di gossip e non, rigorosamente eterosessuali (almeno ufficialmente ) che deliziano il volgo, oltre che con facce, seni, pance e sederi più o meno potenziati, disfatti e rifatti, anche con i loro amorazzi in serie ed in parallelo, legami fluidi, gravidanze extramatrimoniali, matrimoni sciolti, prole di vari letti, e, da ultimo, il recentissimo trend dei legami affettivo-erotici tra imberbi adolescenti o post-adolescenti e mature signore (divorziate, separate e non) et similia. Pensa lei che sia più deleterio per il matrimonio e la famiglia questo quotidiano esempio oppure quello sporadico di irsuti omaccioni convolanti tra loro a “nozze” (sic!) come inorriditi paventano gli onorevoli Buttiglione e Giovanardi?
Questo nel merito della questione.
Riguardo ai modi ritengo ugualmente che il ricorso a manifestazioni “oceaniche” tipo “triplice sindacale” ovvero berlusconiana “maggioranza silenziosa nel Paese”, quale quella di piazza san Giovanni siano controproducenti per vari motivi per gli intenti stessi degli organizzatori aldilà dell’ immediato successo mediatico e di pressione sui politici.
Innanzitutto perché - come si è visto - attirano come mosche testimonial che con la difesa del matrimonio e della famiglia hanno poco o nulla a che fare: pensa lei che a Mastella e a Ferrara fregasse (scusi il termine ma è quello che più si addice a questi personaggi) molto della famiglia oppure non si trovassero lì per motivi di guerra rispettivamente interna ed esterna al governo?
E la senatrice Binetti che competenza può avere riguardo alla famiglia intesa come “stabile unione di un uomo ed una donna al fine generativo di prole” (cito a memoria l’ ex-sindacalista Pezzotta) dal gineceo androfobico in cui le cronache ci dicono viva con soddisfazione?
Per non parlare dei molteplici divorziati, separati, conviventi (concubini ? ), fedifraghi veri o a parole, etc., che compivano per l’ occasione dei salutari “bagni di folla”?
Se si voleva ottenere, ripeto, un effetto mediatico di partecipazione massiccia della gente ai principi della morale religiosa sulla sessualità e matrimonio e di pressione sulla classe politica riguardo i progettati DICO, può darsi che tali obiettivi siano stati raggiunti, ma potrebbero esservi nel resto del paese delle probabilmente ancora più estese reazioni di senso opposto.
Cordialmente.

Antonello U.



28/05/2007
09.00
La marcia del progresso

Non passa giorno che i risultati di un nuovo studio non smentiscano le credenze che noi, il popolino, avevamo fino alla sera prima.
La psicanalisi ci aveva detto e ripetuto che occorreva scovare il trauma infantile, causa di tutti i mali.
Tutto da rifare: l’ultimo grido della psicanalisi è che non si debba porre l’accento sul negativo, ma sul positivo.
Lo psicanalista deve far parlare il paziente delle cose di cui questi è contento, per mettere così in fuga le sue emozioni negative.
Quel che più conta ancora - aggiungiamo noi - è che il paziente continui a parlare, e soprattutto a pagare.
Creme antisolari.
Fanno bene o fanno male?
Dipende unicamente dal fatto se siano stati o no i fabbricanti di creme a commissionare le ricerche, i cui risultati ci vengono periodicamente presentanti dai mass media.
Questo spiega perché una volta ci è detto che le creme antisolari fanno bene, un’altra volta che fanno male.
Dieta e cancro.
Non molto tempo fa, i giornali hanno dato ampio rilievo alla notizia che secondo gli ambienti della ricerca sul cancro niente indica che una dieta appropriata abbia una qualunque incidenza sulla prevenzione del cancro.
Insomma, come ha scritto più di un giornalista commentando questa notizia, “tanto vale mangiare ‘junk food’”.
Droghe leggere e droghe pesanti.
Eccitazione al nudo.
Ero stato sempre convinto che l’immagine di un uomo piuttosto svestito non avesse un grande impatto sulla sfera erotica della donna.
Al contrario di quanto succede all’uomo, come ben sanno gli editori di “Play Boy” e di altre riviste del genere.
Ricordo di aver assistito ad una conferenza della scrittrice Dacia Maraini, nell’“Istituto italiano di cultura” di Montréal, proprio su questo tema.
La famosa femminista analizzò le differenze tra gli uomini e le donne di fronte al nudo, giungendo alla conclusione che non sono le immagini di uomini discinti a suscitare le fantasie erotiche delle donne, ma anche i romanzi rosa, con storie romantiche di principi azzurri.
Ci giungono invece adesso i risultati di uno studio che proverebbe che la sola differenza tra la donna e l’uomo, per quanto riguarda l’eccitazione provocata dalla vista di un corpo più o meno nudo, è la seguente: l’uomo si eccita alla vista del corpo femminile, la donna si eccita invece sia alla vista del corpo maschile sia di quello femminile.
Alla luce di questi risultati, non si capisce perché tra i “guardoni”, beccati mentre si deliziano furtivi sbirciando parti nude dell’anatomia, vi siano solo uomini.
Esercizi fisici.
Gli studi anteriori ci avevano detto che il moderato esercizio fisico fa bene, come una lunga camminata, la ginnastica da camera, e cosi via.
Adesso uno studio rivoluzionario condotto da sommità del ramo dimostrerebbe che fa veramente bene solo quello molto vigoroso.
Anche qui, insomma, la scienza deve rimettersi in cammino, a passo rapido.
Le virtù tanto decantate della vitamina C sarebbero un falso mito: secondo una recente ricerca italiana la vitamina C non avrebbe proprietà terapeutiche né preventive sul raffreddore.
Esposizione al sole.
In questi ultimi anni il sole sembrava essere divenuto il peggior nemico dell’uomo, e della donna, specie se svestiti, in spiaggia.
Il pericolo è il cancro della pelle: il melanoma.
Ultimamente pero un’equipe di studiosi è giunta alla conclusione opposta: per impedire il cancro niente è meglio del sole.
Conclusione: il progresso continua la sua irresistibile marcia, con tanti passi a ritroso.

Claudio Antonelli (Canada)



27/05/2007
18.30
La vispa Moratti

Gentilissimo Direttore,

a proposito del sindaco vorrei segnalarLe che quando era ministro della pubblica istruzione, nella pagina del sito del ministero dedicata alle performances della titolare del ministero stesso, era riportato in bella evidenza che la signora era consulente della corazzata Carlyle.
http://www.lascuolasiamonoi.org/articolo.php?id_art=488
http://italy.indymedia.org/news/2006/05/1080121.php
Rimane da intendere in quale ramo della famigerata impresa la “vispa” prestava o presta le sue prestazioni.
E chissà se gli stanno più a cuore gli interessi della Carlyle o dei suo concittadini.
Vorrei segnalare che questa volta ha avuto il pudore di stare zitta ( "http://www.comune.milano.it/organi/ilsindaco_index.html" ); si vede che non sente più la necessità di vantarsene.
Meno male che c’è l’informazione indipendente, che ha messo nella giusta luce l’infame corazzata.
Cordiali saluti.

Lino R.

RISPOSTA

Poiché non credo che la Carlyle sentisse l’imperiosa necessità di accaparrarsi una intelligenza come quella della vispa Moratti, l’assegnazione di tale consulenza ha un solo significato: quello di corruzione di un politico in qualche modo influente, per farne un proprio lobbysta.
E’ lo stesso significato che hanno le consulenze Goldman Sachs per Draghi, Prodi ecc.
Abbiamo dunque una “sinistra” che è la lobby Goldman, e una “destra” che è la lobby Carlyle.
Il che può spiegare anche le censure surrettizie ai siti come il nostro.
La vispa Moratti: un’altra forzitalista da cancellare.

Maurizio Blondet



27/05/2007
17.00
Una difesa per lo Stato con la S maiuscola

Salve,
è da più di un anno che seguo il giornale on-line che dirige e lo trovo molto stimolante, utilissimo nell’aprirmi nuovi modi di vedere il mondo! Vorrei però portare la voce di “un altro Stato”, io lavoro presso un ospedale e da dentro la prospettiva è molto diversa, per quanto sia d’accordo con i discorsi relativi agli stipendi d’oro di molti dipendenti statali non è negabile che quelli dei normali dipendenti (i medici sono automaticamente dirigenti) sono veramente ridicoli: lo stipendio di un’infermiere (categoria D) è di base 1.100 euro al netto, gli altri sono a scalare e verso il basso. Di contro ci troviamo regolarmente a lottare per mantenere un sevizio che molte volte è sovraccarico di pazienti, privo di personale e soggetto a una forma di terrorismo legale.
Pochi sanno delle direttive che impongono di risparmiare ogni anno l’1% della spesa sul personale (chi va in pensione non viene rimpiazzato) aumentando continuamente il lavoro, questo dovrebbe essere possibile grazie alla tecnologia, ma la tecnologia è costosa e le “aziende ospedaliere” come tutte quelle vere non hanno voglia di scrivere in bilancio grosse uscite.
Noi da dentro continuiamo a lottare ma veniamo sbeffeggiati di continuo, siamo obbligati a turni straordinari di lavoro obbligatori chiamati “reperibilità”, se ti chiamano devi scattare a coprire il servizio fino a un massimo di 12 ore e vengono pagati in straordinario.
Sembra bellissimo avere gli straordinari garantiti, ma il nostro contratto li valuta poco, si parte dal 15% e si arriva al 50%, naturalmente però il massimo è solo per le notti dei fine settimana il resto... naturalmente a meno!
Ma noi continuiamo a lottare, nonostante le denuncie perchè ovunque c’è mala sanità e quelli che la fanno sono gli operatori che lavorano con quella faccia ingrugnita e quei modi sbrigativi, sempre superficiali e pasticcioni, che non sorridono e ti salutano allegramente e magari ti chiedono anche di spogliarti. Magari non siamo santi ma molti di noi danno veramente tanto, lottiamo per dare un servizio mentre potremmo lasciare che tutto si sfasci.
Provi a pensare cosa ci succede quando riceviamo una querela da un paziente insoddisfatto perchè ha aspettato troppo e non ha avuto le cure che LUI voleva, si sente un caso di mala sanità e reagisce rabbioso armato della “spada della legge”, aggredendo i colpevoli; difficilmente sarà stato trascurato, avrà anzi fatto un mare di esami inutili, perchè ormai bisogna dimostrare legalmente di aver fatto tutto l’impossibile per curare la sua malattia, vera o presunta che sia.
La prima legge non scritta è la difesa da questa eventualità, almeno negli ospedali pubblici, perchè chi negli ospedali lavora lo sa bene che chi soffre a volte ha una prospettiva singolare e sempre molto bisogno di sfogare l’angoscia.
Davanti a un giudice però questo non conta, quello che diciamo neanche, contano i documenti e solo quelli.
Io lo definisco terrorismo legale, una situazione di terrore dove spesso il “povero malato” ha sempre ragione, salvo documenti, e se si viene assolti dalla legge si è colpevoli comunque agli occhi dei concittadini!
La mala sanità fa audience anche al bar!
Ho avuto anche l’esperienza del lavoro in cliniche “convenzionate”, quando ho cominciato a lavorare mi è stato detto che ero al servizio del cliente e che dovevo comportarmi di conseguenza.
Il cambio di definizione implica che il servizio deve fidelizzare il consumatore alla struttura e permettergli l’acquisto di ciò che desidera, immettendo il concetto di salute nella logica del negozio. Non nego la superiore qualità di questa logica nel campo della soddisfazione di chi transita per gli ospedali ma come pensare che sia un approccio davvero sano?
Chi dice no a un cliente se la cosa più importante diventa il budget?
Chi è sicuro che questa terapia sia la più efficace e non solo la più costosa?
Questa è la mia strenua difesa di chi credo dia una dignità allo Stato con la S maiuscola e fatto di persone che vorrebbero solo poter lavorare bene e dare un buon servizio; siamo in molti e in ogni branca del pubblico impiego.
Spesso ci fa male all’anima quando veniamo inclusi nei piccoli e grandi scandali della “mala-qualcosa”, molti onesti sacrificati per pochi disonesti, ma in fondo è vero che solo il male fa audience!

Distinti saluti

Lettera firmata

RISPOSTA

Ovvio che certi statali sono utilissimi e sacrificati.
Il punto, politicamente, è che questi sacrificati sono indotti a far quadrato coi miliardari pubblici parassiti.
Fra lei e i consiglieri d’amministrazione ASL di nomina politica non c’è nulla in comune, a cominciare dalla paga.

Maurizio Blondet



27/05/2007
16.10
Perdono laico ed odio laicista

La differenza che esiste tra laico e laicista sta nell’opposta visione che si ha del rapporto con la cultura.
Il primo la considera fonte d’ispirazione del proprio pensare in funzione dell’agire, per favorire l’evoluzione delle relazioni tra le persone all’interno della comunità; il secondo la ritiene nemica ed ostacolo alla costruzione di quella relazionalità coatta basata sulla sola ragione e sull’imposizione della legge che è la radice di un modello “puro”, assoluto di civiltà.
La parola civiltà sposta l’accento soprattutto sulle istituzioni, i costumi e le leggi di una nazione, mentre il termine cultura designa innanzi tutto la creazione dell’identità e di una coscienza di un popolo attraverso la produzione linguistica, artistica, filosofica e religiosa.
Una visione bottom up, dal basso in alto della comunità si contrappone ad una visione top down, dall’alto in basso, della società.
Un’omogeneità che si caratterizza per una condivisione di valori, principi e virtù come scelta individuale, libera, si contrappone ad una visione in cui il diritto, trasformato in nuovo creatore di legami sociali, diviene coartatore d’azioni.
Alla pluralità si contrappone l’economicismo relazionale fondato sul contratto: come pedine su di una scacchiera, gli individui si muovono in funzione di un profitto individuale e non più di un interesse ( inter essere, essere tra e con l’altro) comune.
L’efficienza, il risultato, la performance a tutti i costi si sostituiscono all’efficacia: l’utile ma non profittevole.
Ad una comunità in “vivo” se ne propone una in “vitro”.
L’identità e la coscienza individuale devono essere eliminate per poter imporre una società politicamente corretta: indifferente.
Nell’indifferenza, non esiste più l’io ed il tu, inteso come diversità, ma solo un grande Noi.
Sartre sosteneva: ”Non c’è più specie umana... dopo la morte di Dio ecco che si annuncia la Morte dell’uomo”.
Con la morte dell’uomo, muore anche tutto quell’insieme d’azioni personali caratterizzate dalla capacità di dare senza avere, un munus contrapposto ad un donum (dare per avere) generatore di stupore e meraviglia, di cui il perdono è sintesi ed icona.
Un gesto, il perdono che, come un munus, un Io dona ad un Tu creando il Noi.
Una madre il cui figlio, don Santoro, è stato ucciso ha perdonato il suo assassino, un modello sociale basato sulla legge ha ucciso, di fame e di sete, Terry Schiavo, colpevole di nulla, solo di non avere “valore” economico.
La festa del Perdono è un momento di difesa dello stupore e della magia dell’incanto che nascono dal donare vita, è una difesa della radice culturale cristiana che ha generato l’Occidente.
E’ un gesto d’amore.
Cosa c’è di più stupefacente di un uomo inchiodato su di una croce che chiede al proprio Padre di perdonare i suoi aguzzini?
La cultura cristiana è fonte di perdono e creatrice di comunità, il diritto puro ed assoluto è generatore di una società che sa solo condannare, odiarsi e morire.

Lettera firmata



27/05/2007
15.20
Ancora su Chavez

La scorsa domenica mattina Daniele Capezzone, curando la rassegna stampa di Radio Radicale, ha parlato del “dittatore Hugo Chavez” che avrebbe chiuso una televisione, privando il Venezuela della libertà di stampa.
Di nuovo viene da chiedersi perché un presidente liberamente eletto, solo perché fa una politica populista di spendere per il popolo i profitti del petrolio, debba essere chiamato dittatore.
Un po’ più d’informazione corretta avrebbe spiegato i fatti, che non sono quelli di un Paese in cui la libertà d’espressione è in pericolo.
Il governo venezuelano ha semplicemente rifiutato di rinnovare una concessione alla RCTV, o Radio Caracas TV, che andava a scadenza il 27 maggio, e assegnerà le frequenze ad una nuova TV, mentre RCTV continuerà a trasmettere via cavo.
Occorre spiegare che il direttore di RCTV, Marcel Granier, ha usato l’emittente in modo politico oltre il lecito.
La RCTV ha sostenuto il colpo di stato dell’11 aprile 2002 di Pedro Carmona, e quando la pressione popolare ha fatto fallire il colpo di Stato, ha effettuato un oscuramento delle notizie. RCTV ha sostenuto lo sciopero generale del dicembre 2002 contro Chavez, e ha trasmesso gratis la pubblicità dell’opposizione a Chavez.
In vista del mancato rinnovo, Granier è andato in Europa a perorare la sua causa con molti influenti membri della Commissione Europea, e ha avuto il sostegno di alcune ONG impegnate a difendere la libertà d’espressione, ma questo appoggio non è stato unanime.
Ha anche fatto ricorso alla Corte Costituzionale del Venezuela, che gli ha dato torto, sostenendo il diritto del governo a non rinnovare la concessione.
Certo, per RCTV non è una bella cosa (così come non lo sarebbe per Emilio Fede se Rete 4 perdesse la sua concessione, peraltro da alcuni definita come illegittima) ma da qui a mettere il Venezuela fra gli Stati canaglia, come la Corea del Nord o l’Iraq di Saddam Hussein, come vorrebbe Capezzone, ce ne corre.
Chi scrive ha l’impressione che ci sia una manovra per screditare un uomo politico popolare ma nocivo per determinati interessi, simile a quella in corso contro Putin in Russia.
Non potranno usare il colore arancione, come in Ucraina, perché quello è il colore dei sostenitori di Chavez, ma i metodi sono sempre gli stessi, a cominciare dalle prime bombe che hanno fatto la loro comparsa in Venezuela.
Ripeto il mio appello, prima di condannare ad occhi chiusi Chavez solo perché ce lo dicono Capezzone e il Dipartimento di Stato, cerchiamo di scoprire i fatti e la verità.
Roberto G.



27/05/2007
13.20
Non solo Bush

Egregio dottor Blondet,

sono ormai molti mesi che la seguo costantemente e naturalmente la devo ringraziare per la lucidità delle sue analisi e per il coraggio che Ella dimostra nel portare avanti le sue idee e nella sua azione di insegnamento e di divulgazione.
Devo dire ho sempre trovato i suoi articoli interessanti, ed in sintonia con il mio modo di vedere le cose: esprimono, in maniera documentata e ragionata quello che spesso io, che mi giudico un lettore medio, riesco ad avvertire o ad intuire, ma di cui spesso non riesco ad avere piena consapevolezza.
Le scrivo per esprimerle una mia considerazione o se preferisce le porgo uno spunto di riflessione: indubbiamente l’ elite affaristico-politica che è al potere oggi negli Stati Uniti e che manovra il minus habens Georgino Bush è quanto di più pericoloso e letale per il mondo e direi (senza tema di esagerare) per gli stessi valori della cultura e della civiltà occidentale; ma non le pare che questo insistere sulla cricca neocon possa far indurre nella ottimistica sensazione che Bush e i suoi accoliti-mandatari siano solo un fortuito accidente destinato prima o poi a “sparire dalle pagine della storia” (parafrasando il bistrattato Ahmadinejad)?
Io non sono di questo avviso, penso che nella storia degli Stati Uniti ci sia qualche cosa un qualche “vizio d’ origine” che li ha sempre portati a rivolgersi verso il resto del mondo con un atteggiamento che descrivo così: “la presuntuosa arroganza nel considerarsi portatori di una missione civilizzatrice da imporre con le buone o con le cattive al mondo... la doppiezza di chi, mentre incolpa gli altri di comportamenti violenze e nefandezze di ogni genere, nascostamente commette azioni simili se non peggiori... l’ ipocrisia, di chi pur commettendo crimini, è sempre pronto a trovare ragioni per autoassolversi...”
Il comportamento degli Stati Uniti sembra derivato di una mentalità dogmatica probabilmente di derivazione protestante.
Gli Stati uniti si sentono in dovere non di esportare una visione spirituale e religiosa (come probabilmente fanno i popoli cattolici) ma di esportare un modello di civiltà materiale.
Deriva evidentemente dalla grande importanza che il “materiale” assume nell’ etica calvinista.
Il risultato dell’ imposizione del modello occidentale sarà quello della messa in discussione delle identità dei vari Paesi minacciati che non troveranno altre armi per far sentire la loro presenza se non il cosiddetto “terrorismo e il fondamentalismo”.
Questa autoimposta missione fa sì che gli Stati Uniti siano alla perenne ricerca di civiltà da distruggere ed uniformare (globalizzare).
Inoltre il sentirsi depositari di una missione li difende anche da ogni possibile rimorso e sentimento di colpa per qualunque azione anche la più abietta possano commettere.
...Dunque NON SOLO BUSH.

Un saluto ed un ringraziamento

Andrea Ch.



27/05/2007
12.00
La deriva neocon della “destra cattolica”

Gentile dottor Blondet,

sono un dottorando di ricerca in “Storia delle Religioni”, grande estimatore del Suo lavoro.
La cosa più terribile alla quale stiamo assistendo ultimamente è, a mio modesto avviso, la deriva neoconservatrice della “destra cattolica” (a rigore, nè destra, nè cattolica, se le parole hanno ancora un significato).
A dimostrazione di ciò, si legga un articolo della dottoressa V. Colombo, se non sbaglio moglie di Magdi Allam e connessa non so in quale funzione all’IMT di Lucca (che credo essere, guardacaso, creazione di Pera e Tremonti: ci fu una bella trasmissione, se non ricordo male “Report”, dedicata a questo istituto).
La Colombo, tra le altre cose, scrive per l’incredibile rivista “Tempi”, sulla quale ho letto le più varie e dissennate (oltre che totalmente antitradizionali) elucubrazioni filoamericane e sioniste. Come certamente saprà, “Tempi” è la rivista di Amicone e di un settore non marginale di CL che, se non fosse per un papismo mal celato (altra eresia, da un punto di vista cattolico), potrebbe essere tranquillamente qualificata come protestante (d’altra parte, don Giussani - pace all’anima sua - era più luterano che cattolico).
Della Colombo mi ha molto colpito, per l’appunto, un articolo reperibile su http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=11942.
Mi sembra evidente che, come Lei ha già variamente e brillantemente messo in luce, trattasi di paradossale (ma ampiamente prevedibile, e tutto sommato oggi à la page) orientamento “cristianista”, che, pur di attaccare l’Islam, difende, da un punto di vista formalmente cattolico, alcuni luoghi comuni occidentali di matrice illuministica e anticristiana.
Cito dall’articolo: “Un post intitolato (dal blog di un attivista egiziano condannato in Egitto, nota mia) ‘esiste altro dio al di fuori dell’uomo’ così conclude: ‘Dobbiamo convincere l’essere umano della sacralità della sua persona’. Prima della ‘sacralità della vita umana’ viene, per un cattolico tradizionale, la Verità. Non a caso è scritto: ‘Non preoccupatevi di chi uccide il corpo, ma di chi uccide l’anima’: terrorismo? No, è la Sacra Scrittura...”.
Inoltre, il titolo del blog riprende alla pari il principale dei comandamenti di A. LaVey, padre del satanismo contemporaneo.
A che bei riferimenti (inconsapevoli, certo...) rimandano gli scritti dei “martiri” difesi da “Tempi” (aldilà degli abusi dello Stato egiziano, tra l’altro filooccidentale)!
Avrei piacere, se Le può interessare, di donarLe il mio libro “Aspetti storico-religiosi del metodo di orazione esicasta”, appena uscito, oltre che a farLe avere qualche articolo sul fondamentalismo protestante da me scritto per “… Le ragioni nazionalpopolari”.
Grazie e complimenti vivissimi per il sito, la Sua onestà ed il Suo coraggio.
Con la speranza di incontrarLa presto,

Marco T.

Post scriptum Non sia però troppo cattivo con Guénon...



27/05/2007
09.00
Sui parassiti fatti stasi

Per quello che mi ricordo di diritto (scusi l’immodestia, mi laureai con 110 e lode), la pretesa che il cittadino non abbia una posizione giuridicamente rilevante al buon andamento della Pubblica amministrazione è in sintesi e in breve: una stronzata!
Ad esempio tutti gli atti di un consiglio comunale sono pubblici.
E poi come si può venire a sapere se si hanno posizioni giuridicamente tutelate verso la pubblica amministrazione, quando non si conoscono gli atti lesivi a base del danno procurato...
Se vuole che spedisca una lettera di protesta al comune di Milano, non deve fare altro che scriverlo...

Tenga duro

Gigi T.



27/05/2007
09.00
Come evitare la censura

Egregio dottor Blondet,

Sono anni che seguo il sito effedieffe ed i suoi articoli e libri.
Non Le dirò una novità facendole notare che alla censura del comune di Milano ne seguiranno molte altre.
E’ per questo che Le chiedo (come hanno fatto molti altri siti di verità scomode) di creare siti mirror con piccole variazioni (.net, .eu, .info, etc) che in caso di censura possono permettere alternative ai lettori.
Ok so che sicuramente l’ottimo de Fina ci avrà già pensato ed escluso l’idea per i costi, ma, mi creda, la censura sarà sempre più prepotente e vigliacca, perciò ci si dovrà attrezzare in tutti i modi.
Cordiali saluti,

Paul van Geast



26/05/2007
17.00
Cina-USA

Carissimo dottor Blondet,
mi permetto di disturbarla ancora perchè avrei piacere di poter leggere un suo commento a proposito del vertice finanziario USA-Cina avvenuto pochi giorni fa e di cui nessun media ha parlato.
So anche che la Banca Centrale cinese ha recentissimamente alzato il tasso di sconto.
Purtroppo mi sfugge il significato, soprattutto politico.
La ringrazio e la saluto cordialmente.

Luca M. Como

RISPOSTA

Ho due sole mani e un solo cervello, nemmeno tanto efficiente, e pure internet poco veloce.
C’è qualcuno che può scrivere qualcosa sull’argomento?

Maurizio Blondet
 
< Lettera precedente   Lettera seguente >








Libreria Ritorno al Reale
 
EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.




 
Servizi online EFFEDIEFFE.com  
 
Archivio EFFEDIEFFE : Cerca nell'archivio
EFFEDIEFFE tutti i nostri articoli dal
2004 in poi.
 
Lettere al Direttore : Scrivi a
Maurizio Blondet
 
Iscriviti alla Newsletter : Resta
aggiornato con gli eventi e le novita'
editorali EFFEDIEFFE
 
Chi Siamo : Per conoscere la nostra missione, la fede e gli ideali che animano il nostro lavoro.
 



Redazione : Conoscete tutti i collaboratori EFFEDIEFFE.com
 
Contatta EFFEDIEFFE : Come
raggiungerci e come contattarci
per telefono e email.
 
RSS : Rimani aggiornato con i nostri Web feeds
 
Appuntamenti EFFEDIEFFE : Gli Eventi pubblici  EFFEDIEFFE in Italia e nel mondo.


EFFEDIEFFE Giornale Online (C) EFFEDIEFFE edizioni - VIGNANELLO (VT) - Centignano - Pian del Castagno - Tel.: 335.21.43.48 || All rights reserved
Codice fiscale nr. 97443950155