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> 04 febbraio 2008
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Archivio Lettere Luglio 2007 - Parte 4 |
09/07/2007
13.00
Sul “linguaggio apocalittico”
Egregio direttore,
le sue considerazioni sul “caso Amorth” investono un problema non di poco conto.
E cioè, come tentare di dare un senso ai contenuti di quanto rivelato al veggente di Patmos?
A mio avviso vi sono due ordini di problemi, strettamente connessi.
Per quanto riguarda l’ “immaginario apocalittico” si risponde per lo più in due modi.
L’uno è quello bassamente “realista” di certo occultismo e
fondamentalisno “religioso” generalmente made in USA: gli esiti sono
fra il raccapricciante e l’esilarante: per restare alle “locuste” David
Ichke , materializzando il contenuto, è arrivato a formulare “teorie
lucertoloniche” che abbracciano ad esempio la genesi della famiglia
reale inglese e dell’aristocrazia pluto-poltica USA.
Oppure si crede che il linguaggio apocalittico sia in qualche modo “simbolico” in senso psicologico o vagamente spirituale.
In realtà l’Apocalisse è un libro di assoluto realismo.
Solo che si tratta di “realismo immaginativo”: il veggente illustra
quello che percepisce non sul piano fisico ma su quello che, in varie
tradizioni e dottrine, è definibile come piano “astrale”, in una
dimensione cioè sovrasensibile.
Andrebbe quindi chiarito il nesso fra tale piano e quello dei fatti storici svolgentisi sul piano sensibile.
E qui incontriamo il secondo ordine di questioni.
Da un lato alcuni pensano che Giovanni parlasse di Domiziano o Nerone.
Altri pensano - in un certo senso più correttamente, ad una sorta di “archetipi dell’iniquità” e dello scontro fra Bene e Male.
Qui però andrebbe capito cosa ci riguarda, oggi, di questo scontro archetipico.
Noi viviamo l’inveramento storico di alcune particolari immagini
“astrali”: ad esempio le manifestazioni di colui (la Bestia a Due
Corna) che è adombrato nel “numero 666”.
In altre parole: ci vuole una chiave per arrivare, se non a decifrare,
a capire cosa vuole, oggi, da noi il messaggio del veggente di Patmos.
E qui chi ha orecchie per intendere, intenda.
Nel “supermarket” delle culture (religiose, esoteriche, ecc.) oggi
generosamente fornite all’uomo, vi sono sia gli strumenti per
continuare ad essere presi in giro (è il prezzo della Libertà) sia
quelli per cominciare ad afferrare il senso della Rivelazione.
Il veggente, ai suoi tempi, ha svolto il suo compito: agli uomini di
“buona volontà” quello di renderlo fruttuoso anche in quest’epoca che
viviamo.
Andrea F.
RISPOSTA
La meditazione sull’Apocalisse di Giovanni fu cura e assillo permanente
di persone come Dostojewski, da cui in qualche modo nascono i suoi
romanzi maggiori.
Allora vi lesse i nichilisti, i dèmoni (lui stesso profetico), dove altri, troppi, vedevano il “progresso sociale”…
Il testo è opera dello Spirito, e lo Spirito dà a chi vuole come intenderlo.
Maurizio Blondet
09/07/2007
11.00
Le dodici stelle
Spettabile signor Blondet,
mi capita ogni tanto di leggere gli articoli del vostro sito internet,
di cui apprezzo il contenuto ed a volte mi capita di condividere idee e
conclusioni.
Nel farvi i miei migliori auguri perchè il vostro lavoro continui così,
vi disturbo per segnalarvi un episodio che mi sembra degno di nota:
ieri 5/7 nel pomeriggio stavo ascoltando in macchina le trasmissioni di
Radio 1 RAI e, nel corso di un’ intervista da parte di una giornalista
al parlamentare europeo Taiani su vari temi europei appunto, il
suddetto parlamentare ha espresso un concetto che mi ha suscitato
perlomeno stupore, cioè che “le
dodici stelle della bandiera europea rappresentano le dodici tribù d’
Israele nella corona della Madonna, a sancire le origini
giudaico-cristiane della confederazione europea”, parole più o meno testuali.
Non esprimo nessun commento ma mi piacerebbe sentire la vostra opinione.
Saluti,
Federico M.
RISPOSTA
Bravo Tajani, complimenti.
Deve essere stato informato in qualche “tempio” illuminatissimo e regolarissimo, da cui i simboli eurocratici sogliono emanare.
Cosa si aspetta da uno che prende 22 mila euro mensili?
Crede che a quegli stipendi europei si giunga per qualche merito, o per qualche appartenenza di loggia, di lobby o di ghenga?
Maurizio Blondet
09/07/2007
09.00
La Boutin
Dottor Blondet,
leggo questa notizia (con video) che mi fa sobbalzare:
http://www.reopen911.info/11-septembre/la-ministre-boutin-envisage-la-responsabilite-de-gw-bush/
la leggo anche su http://canali.libero.it
/affaritaliani/politica/franciaministrasibush0507.html
Mi verrebbe da dire “finalmente”, però leggo su “Affari Italiani” che
“La Boutin non argomenta con prove alla mano, ma si basa su una pura
constatazione” voglio dire che se da un lato di positivo vi è che un
ministro europeo per la prima volta “ritiene possibile” che dietro il
9/11 vi sia Bush o chi per lui, e fa presente l’esistenza di siti e di
milioni di persone che li visitano (ovvero che le fandonie ufficiali
non sono passate così facilmente), dall’altro non vorrei che vi fosse
la possibilità di “bruciare” subito in quanto di carattere “soggettivo”
questa affermazione.
Staremo a vedere.
Buon lavoro
Giancarlo da Padova
Ecco l’articolo segnalato:
Secondo Christine Boutin, ministro delle Politiche Urbane e degli alloggi Ministro Francia: “Bush dietro attentati 11/9”
Intervista durante la campagna elettorale: “Se i siti che lo affermano sono i più cliccati, vuol dire che c’è qualche verità”.
Parigi Bush dietro gli attentati dell’11 settembre?
Possibile.
Almeno secondo Christine Boutin, esponente della maggioranza del
presidente francese Nicolas Sarkozy, oggi ministro delle Politiche
Urbane e degli alloggi.
Sarebbe il primo caso di un politico di un governo occidentale a
rimettere in dubbio la teoria che vuole bin Laden come istigatore
dell’attacco alle Torri Gemelle.
Video Ad inchiodare la Boutin, un video che circola in internet.
Qualche mese fa, in piena campagna pre-elettorale, l’attuale ministra
era ospite di una trasmissione di un noto giornalista francese.
Durante l’intervista di rito ecco la domanda fatidica: secondo lei,
Bush può essere all’origine degli attentati dell’11 settembre?
La risposta è immediata: “Penso sia possibile”.
Prove La Boutin però non argomenta con prove alla mano, ma si basa su una pura constatazione:
“Il fatto che i siti che rimettono in causa l’11 settembre siano
visitati ogni giorno da milioni di navigatori, mi spingono a pensare
che l’espressione della massa e del popolo non possa non basarsi su un
fondo di verità”.
Imbarazzi Il video non è sfuggito a reopen911.info, uno dei principali
portali che si prefigge di fare chiarezza sulla prima ondata di
attentati da sempre attribuiti ad Al Qaeda, e che ha deciso di
utilizzarlo come spot.
Uno spot, che se dovesse trasformarsi in “tormentone” sulla rete,
potrebbe mettere in imbarazzo il governo di François Fillon, progettato
da Sarkozy che non ha mai nascosto le sue affinità con il presidente
americano George W. Bush.
Alessandro Grandesso
08/07/2007
Cristina Campo
Caro Blondet, se può soddisfare la mia richiesta ho una curiosità da
togliermi: leggendo il testo “Cristina Campo o l’ambiguità della
tradizione” a firma di don Ricossa si trova (pagina 61) di un professor
Agostino Sanfratello che frequentò assiduamente Cristina Campo ed il di
lei compagno Zolla, personaggi da lei descritti a suo tempo ne “Gli
Adelphi della dissoluzione”.
Ora mi chiedo, è una pura coicidenza o si tratta della stessa persona
che ha relazionato con lei il 4 luglio u.s. a Milano, di cui peraltro
ho ammirato la grande preparazione storico-politico-culturale? Se così
fosse ammetto che qualcosa non mi torna...
La ringrazio anticipatamente per una sua eventuale risposta.
Con stima per il vostro lavoro,
Claudio
Milano
RISPOSTA
Di Agostino Sanfratello non può essercene che uno, quello che lei ha conosciuto.
Leggendo con maggior attenzione il mio “Adelphi”, avrebbe saputo che ci
fu un tempo in cui Zolla interessò i cristiani, per la sua critica al
materialismo edonista e orizzontale…
Non è colpa dei cristiani se poi finì con il guru dei Beatles.
Inoltre, su Cristina Campo il discorso dovrebbe essere più serio e diverso.
In generale, sia meno sospettoso: all’età mia e di Sanfratello, veniamo
da esperienze e ricerche lunghe, quindi varie e difficili, per vie
diverse e traverse, non catechistiche né parrocchiali, dato anche lo
stato della Chiesa nel nostro tempo.
Alcuni di noi devono qualcosa a personalità sulfuree come Evola e Guènon, per non parlare di Gurdjeff.
Sono personaggi pericolosi (ma non stupidi).
Specie in relazione ai tempi che corrono.
Meglio un Gurdjeff che cento Odifreddi o Scalfari, per intenderci.
Quelli sono sì pericolosi.
Maurizio Blondet
08/07/2007
Neturei Karta
Seguo il suo sito da diverso tempo, e non è la prima volta che le scrivo.
Se non sbaglio, ha già parlato in un’occasione (il convegno
“negazionista” di Ahmadinejad) del gruppo di Neturei Karta.
Vorrei segnalarle il bellissimo libro “Una minaccia interna- Storia
dell’opposizione ebraica al sionismo” di Y. Rabkin, per una serie di
ragioni.
La prima è che ritengo che a qualunque voce fuori dal coro che denunci
l’orrore dell’esistenza stessa di Israele vada data la massima
pubblicità, e spero di trovare una buona sponda in lei che è uno dei
pochissimi a opporsi al mostruoso progetto sionazista...
Leggo spesso su internet scritti contro di lei e non sempre sono
d’accordo con lei, ma la stimo e la rispetto perché ritengo che sia
comunque più vicino alla verità di tanti suoi “colleghi” “giornalisti”
venduti ai potenti, e pur non condividendo in toto i suoi principi
concordo in linea di massima con quasi tutte le sue analisi. Vorrei, se
possibile, che lei spendesse qualche parola su questi buoni e giusti
(perché io
sono convinto che siano BUONI e GIUSTI) ebrei di Neturei Karta, anche
per contrastare le accuse di antisemitismo che le vengono rivolte.
Ringrazio.
Un lettore
RISPOSTA
Oh, come sarei felice se lettori così gentili, come lei, da segnalarmi
una informazione o un libro, mi scrivessero anche l’articolo!
Vuol farlo lei?
Ho una sola testa, oltretutto meno efficiente di un tempo.
Di Neturei Karta ho la massima stima, intervistai uno dei loro rabbini in Israele anni fa.
Ne ho scritto ampiamente nel mio “I fanatici dell'Apocalisse”.
Quanto a quelli che scrivono contro di me, spesso sbavando odio, non se ne curi.
Noti soltanto com’è strano che, fra tante voci potenti e totali, si voglia far tacerne una piccola e flebile.
Queste strida tradiscono una voglia totalitaria, ben nota.
Il mondo non può che giovarsi di una voce in più.
Maurizio Blondet
08/07/2007
Marcello Pera
Caro Maurizio,
il seguente articolo di Pera mi fa scivolare via ogni speranza, sinceramente.
Che un presunto uomo ragionevole accusi esplicitamente l’Islam - e la generalizzazione di questo è voluta - fa rabbrividire.
Dove vuole arrivare?
Accusa la Chiesa di essersi svegliata in ritardo.
Si è svegliata tardi (e poi svegliata dove?!, se mai si sta addormentando) solo nei riguardi
dell’Islam?
Lo spirito di Assisi fa problema quindi alla prova dei fatti perchè non tiene conto del pericolo Islam?
L’America e Israele vengono dipinti come i capri espiatori innocenti delle accuse che arrivano principalmente da sinistra.
Pera parla di attacchi sul suolo occidentale: si riferisce all’11
settembre, Londra, Madrid... quando ormai qualsiasi uomo dotato di
intelletto messo di fronte ai fatti si rende conto della menzogna, si
rende conto che non ci sono prove per sostenere la versione ufficiale.
Dovrebbero non chiedere prove ai complottisti, che ne hanno a milioni,
ma al governo: loro devono dimostrare, ed hanno tutto da dimostrare.
Ma la menzogna continua.
E gente presunta ragionevole la segue, la approva, la costruisce, la ingrandisce.
Oggi noi mondo occidentale stiamo portando avanti una guerra santa che
non conosce precedenti nella storia - per la falsità con cui è stata
mossa - proprio contro l’Islam, il mondo arabo-musulmano.
La nostra “civiltà occidentale” non potrà mai purificarsi da un
affronto come questo: abbiamo dato tutte le ragioni ai nostri “nemici”
di odiarci a morte per sempre, o per lungo tempo.
Non ci rendiamo conto che bisogna uscire dall’ideologia destra-sinistra nel riconoscere la verità dei fatti?
Lo diceva Gaber: destra-sinistra: insomma, basta!
Ma questa maturità umana non esiste, non è insegnata, se non in poche famiglie.
Questa è una umiltà, una mitezza che ci sono sconosciute.
Pera è tanto ideologico quanto quelli cui si oppone, che accusano USraele.
Questa ottusità, questo collaborazionismo sono uno dei motivi di
suicidio dell’Europa di cui parla (e poi quale Europa? è da secoli che
l’Europa non esiste più).
Segue l’articolo.
Marcello Pera, La Stampa, 4 luglio 2007
La manifestazione promossa da Magdi Allam questa sera a Roma contro le
persecuzioni dei cristiani ha un doppio significato.
Uno contingente: testimoniare la solidarietà a quei missionari,
sacerdoti o semplici fedeli che, nell’Islam, sono sottoposti a violenze
o al martirio a causa della propria fede.
Il caso del sequestro di padre Giancarlo Bossi è purtroppo solo uno dei tanti.
L’altro significato è decisamente storico.
Si tratta di promuovere un’inversione di tendenza nell’opinione
pubblica, dall’acquiescenza diffusa alla consapevolezza del rischio cui
è esposto tutto l’Occidente per mano del fondamentalismo e del
terrorismo islamici.
Si tratta poi di rivendicare l’orgoglio occidentale per una civiltà che
ha costruito opportunità, benessere, istituzioni, princìpi, diritti, di
gran lunga superiori a quelli di qualunque altra esistente.
E si tratta infine di riconoscere che questa civiltà sarà perduta se
continuiamo a goderne i frutti senza affermarne il valore, a praticarla
senza predicarla, a criticarla senza apprezzarne la grandezza.
E’ augurabile che la manifestazione abbia successo.
Ma la previsione che possa non essere oceanica, come quelle
antiamericane o filoislamiche frequenti in Europa, è indizio della
gravità della crisi in cui ci troviamo, oltre che tributo al coraggio
di chi ha promosso l’iniziativa.
Sono tre le circostanze che mostrano questa crisi.
La prima: l’Europa ha paura.
Ora che, dopo l’ultimo vertice, l’Unione ha ammainato persino i suoi
simboli (costituzione, inno, bandiera), si scoprono, al tempo stesso,
la sua debolezza e il vizio di voler trasformare questa debolezza in
virtù.
L’Europa non vuole la guerra di civiltà, ma non vuole neppure
combatterla quando ci viene dichiarata e portata sul nostro suolo
[l’Iraq, l’Afghanistan, il Libano sono in Europa!? non lo sapevo!; nota
mia].
Vuole la pace, ma non pagarne il costo, perché il suo pacifismo è
accondiscendenza, intesa e resa. Se oggi non ha una politica estera e
militare è perché una parte d’Europa, che comprende le proprie
responsabilità internazionali, non si fida dell’altra, che se ne
ritrae, con il risultato che gli Stati europei rinascono, non tanto
perché i nazionalismi sono ancora forti, ma perché il
sovrannazionalismo europeo è debole e inerte.
Seconda circostanza: la cultura europea è suicida.
Denuncia i vizi e le colpe dell’Occidente, lo circoscrive a una forma
di cultura buona quanto qualunque altra, lo sradica da quella
tradizione giudaico-cristiana [una volta all’aggettivo giudaico seguiva
l’aggettivo massonico; chi ha mai nella storia abbinato al
cristianesimo il giudaismo, posto che quest’ultimo è il nemico mortale
del cristianesimo? (nota dell’editore)] che l’ha tenuto a battesimo e a
cui sono legate le sue principali conquiste.
Relativismo e laicismo sono l’impasto principale di quell’ideologia europeista che ci sta ammorbando tutti.
I fanatici islamici ci attaccano?
E’ colpa dell’America e di Israele.
I terroristi nascono in casa nostra?
E’ perché siamo arroganti e non li integriamo.
Non accettano i nostri princìpi e valori?
Perché non usiamo il dialogo.
E così via con una lunga catena di autodafè, miserere, confessioni.
Oppure di mostruosi “perciò”: siamo relativisti e perciò liberali;
siamo liberali e perciò laici; siamo laici e perciò anticristiani.
La terza circostanza su cui riflettere riguarda il cristianesimo e in particolare la Chiesa cattolica.
Di fronte al fondamentalismo islamico, è stata anch’essa in ritardo,
forse per timore, forse per impreparazione, forse per la logica del
male minore o del bene maggiore.
Tanto relativismo nella teologia, tanto “dialogo” nella predicazione,
tanto “spirito di Assisi” nella partecipazione, tanta sottovalutazione
nella denuncia, hanno dato a lungo la sensazione che anche la Chiesa
partecipasse della crisi della cultura europea.
La preoccupazione di non prendere posizioni di parte su questa o quella
crisi internazionale ha rischiato di ridurla a Chiesa del silenzio e
l’ha esposta a bersaglio, quando essa stessa è stata considerata di
parte.
Ora la Chiesa torna a farsi le domande giuste e scomode: l’Islam è una religione di pace?
L’Islam intende concedere reciprocità di diritti?
L’Islam rispetta i princìpi universali delle carte?
Per questo, per il solo chiedersi ciò che capi di Stato e di governo e
intellettuali europei invece si inibiscono, la Chiesa è diventata una
guida non solo spirituale ma pure morale e culturale di miliardi di
uomini.
Non perché essi pensino che “solo un Dio ci può salvare”, ma perché, lo
preghino o no, credono che quel Dio, il Dio cristiano, ci ha dato una
speranza e una civiltà che vogliamo mantenere.
07/07/2007
18.00
Berlusconi ed altri
Grande successo della kermesse romana promossa dal noto Magdi Allam,
vicedirettore ad murum fletus, a favore dei cristiani massacrati dai
feroci musulmani...
Sul palco, accanto al nostro eroe, sedeva nientemeno che
l’impresentabile Pacifici (che immagino avrà sghignazzato non poco
pensando allo scempio della Basilica della Natività ad opera della
parimenti nota “unica democrazia mediorientale”)... oltre al fatto di
guardar dall’alto al basso il parterre di politici (Berlusconi, Fini,
Pera, Formigoni, Castelli, etc. ).
Memorabile Berlusconi: “Abbiamo mandato Margherita Boniver in Afghanistan (sic!!!) per
vedere tutto quello che può fare per facilitare la liberazione di padre Bossi [o qualcosa del genere, cito a memoria ]”…
Spassoso anche lo spettacolo dell’ex sottosegretario Mantovano che s’è
lamentato per la riduzione del 50% dei fondi per i nostri Servizi
(poco) segreti...
Decisamente meno divertente l’autodifesa di Pollari in esclusiva per il
Tg5, inquietante il vicepresidente del CSM Mancino...
La solita Italia in caduta libera, l’ennesima bella figura delle nostre
TV che parlano di deliberata intenzione di compiere una strage (!) con
le bombe di Londra, di medici del terrore e così via; naturalmente non
poteva mancare Al Zawahiri preannunciante un messaggio del grande
vecchio...
Cordialmente,
Andrea M.
07/07/2007
16.30
Superconsulente Telecom
Gentile redazione,
riguardo alla possibile identità del giornalista consulente Telecom
pagato sei milioni di euro vorrei segnalarvi che secondo il blog
svanity.org, organo abbastanza indipendente, di altri non si
tratterebbe se non di Maurizio Costanzo; il giornalista è stato
notoriamente consulente Telecom nonche membro del consiglio di
amministrazione di TIM e amico di Tronchetti.
Il sito dichiara di avere avuto la notizia da attendibili fonti confidenziali.
A voi verificare!
Un saluto
Valentino F.
07/07/2007
15.30
Motu Proprio
Caro Direttore,
Le scrivo per chiederle di spendere qualche parola, magari tramite uno
dei suoi articoli, circa le polemiche che stanno accompagnando la
vigilia della pubblicazione del famoso “Motu Proprio” sulla
liberalizzazione del rito tridentino.
Mi riferisco, in particolare, alle prese di posizione della Chiesa inglese, la quale avrebbe espresso
perplessità su alcuni tratti “anti-semiti” dell’antico Messale.
Va da sé che il Vaticano sembri aver già provveduto a fugare ogni
dubbio: secondo indiscrezioni, infatti, la liberalizzazione non
contemplerebbe i riti della Settimana Santa, proprio per non offendere
i “fratelli maggiori”.
L’antica liturgia del Venerdì Santo, come sappiamo, chiede infatti che quel popolo sia liberato
dal’ “accecamento” e “sottratto alle sue tenebre”.
Con rinnovata stima
Marco M.
RISPOSTA
Bene, allora tutto è a posto.
La vera sola unica religione è salva.
Maurizio Blondet
07/07/2007
14.00
Feste dell’Unità
Caro Blondet,
veramente bello l’articolo di Stefano Maria Chiari sulle feste estive
organizzate dai militanti già comunisti per il quotidiano già comunista.
Mi ricordo - da piccolo - quando mio padre le allestiva, assieme a
molti altri, al Paese dove abitavamo, all’inizio degli anni Sessanta,
quando, per la prima volta, si ospitavano i “capelloni”, che suonavano
con piccoli complessi rock di Paese ed erano visti con sospetto dal
popolo comunista, peraltro già portato e rassegnato alle mode dei
“giovani”.
Ecco, direi che sarebbe molto interessante soffermarsi su questo
aspetto, che già si poteva
scorgere nella prima metà dei Sessanta: la generazione di militanti ed
elettori comunisti nata negli anni Venti, cresciuta e maturata nel
tardo fascismo, che aveva combattuto in guerra e nella resistenza (qui
in Emilia, almeno ) si apprestava a “consegnare” il Partito ai nati
alla fine
dei Quaranta.
Questa generazione, che oggi ha poco più di sessant’ anni, rappresentò
il momento di passaggio e di fusione fra l’identità comunista dipinta
da Guareschi nei romanzi straordinari di Peppone e Don Camillo e il
nascente nulla rappresentato da Fellini nella “Dolce vita” e “Otto e
mezzo”.
Credo che, in fondo, lo spettro, il fantasma, della “modernità”, sia
stata la vera ossessione dei comunisti e dei socialisti di tutte le
sfumature: il pensiero fisso di essere non solo adeguati alla
modernità, ma di esserne i veri interpreti, canalizzatori, muse,
patrocinatori.
Vi è una continuità fondata sul mito della modernità, dei consumi, del benessere per un intero
popolo, che allora vedeva nello spaccio cooperativo l’embrione dell’ipercoop di oggi.
Lenin, in una famosa frase, sostenne che il socialismo erano i soviet
più l’elettrificazione: i soviet divennero ramificazioni dello Stato
sovietico monopolizzato dai bolscevichi, ma l’elettrificazione e la
lampadina in ogni casa divenne il vero simbolo del socialismo.
L’illuminismo si materializzo nella sconfitta delle tenebre della notte anche nelle steppe dell’Asia
centrale.
Così il mito della nazionalizzazione dell’energia elettrica voluta da
comunisti e socialisti in Italia, le “riforme di struttura” di Riccardo
Lombardi, la “stanza dei bottoni” di Nenni, ecc.
Vi è un mito della modernità come sinonimo di felicità, che si affida
alla forza politica proletaria capace di canalizzare il capitalismo, da
cui si scevra la presunta razionalità espansiva delle forze produttive
guidate dalla scienza e dalla tecnologia e amministrate dalla sinistra
e i capitalisti, per definizione egoisti e malvagi.
Ricordo la prima pagina dell’Unità con Gagarin nello spazio e il titolo
traboccante orgoglio per il primato dell’URSS e del socialismo nella
scienza più scienza: la conquista dello spazio.
Ricordo la pubblicità della Skoda negli anni Sessanta con la frase: “la tecnologia socialista non teme confronti”.
Insomma, il mito della razionalità assoluta governata da fredde forze
scientifiche che freddamente e inevitabilmente non possono che essere
partecipi dell’emancipazione materiale e spirituale delle masse,
anch’esse fredde.
Il nazionalsocialismo, in fondo, non era molto diverso, forse era
addirittura un po’ più ricco spiritualmente, più legato ad mito
concreto: il pan - germanesimo e il socialismo radicale, così ben
descritto nel libro di Aly “Lo Stato sociale di Hitler” pubblicato nei
mesi scorsi da Einaudi e che ha suscitato vaste polemiche in Germania
(e poca attenzione in Italia ).
Ho una piccola foto che ritrae mio padre appoggiato alla fontana da
giardino con mappamondo e Sputnik che ruotavano a pressione attorno
all’equatore - da lui (cementista) costruito per glorificare le imprese
spaziali sovietiche - mentre si intrattiene con un giovane tedesco, che
l’aveva sconvolto con l’affermazione (giusta) : “noi eravamo
socialisti!”.
Mio padre non potè che replicare: “Se voi eravate socialisti io, da oggi, non lo sarò mai più!”.
Qui c’è tutta la manipolazione e lo sputtanamento che si operò (e che
non finirà mai ) sulla Germania nazista e il popolo di zombies che si
volle fare dei tedeschi, tanto da indurre Adorno prima e Enzenberger
poi ad interrogarsi più volte (non solo loro!) su “che cosa è tedesco?”
(“Was
ist deutsch ?“ ): la Wolkswagen? Salsiccia e crauti? La birra?
Ecco dunque che quella parola - socialismo - così variamente
interpretata come forma politica, è declinata in un unico modo epocale:
la modernizzazione, l’ascesa sociale delle masse popolari, il consumo
di massa, il conformismo politico, l’ossequio ai capi e alle gerarchie
di partito, la venerazione del “progresso” scientifico, tecnologico e
di costume.
La Chiesa visibile, ultima eredità dell’Antico Regime e della società
per ceti, non poteva non essere il bersaglio privilegiato
dell’invisibile progresso che si materializzava nel “favoloso” campo
socialista e nel rito annuale delle Feste dell’Unità e dell’Avanti!,
con eucarestia a base di polenta, salsiccia e crescentine fritte!
Anche per un soreliano, alla fin fine, l’esito non avrebbe potuto
essere molto diverso, se si riflette non solo sul “socialismo fascista”
ma sulla violenza come ultima possibilità di far uscire delle “essenze”
da una borghesia e da un proletariato già bolsi allora, negli anni
Venti.
Un’altra considerazione affine potrebbe essere fatta sul progressivo
passaggio dal concetto di “popolo” a quello di “popolo lavoratore”,
“masse popolari”, “masse”, “operaio massa”, “opinione pubblica”,
“moltitudini”.
C’è tutto il nulla patrocinato dalla sinistra nelle sue varie ramificazioni!
Dunque, il rito vuoto ma pieno del nulla categoriale progressista, evocato dalle feste dell’Unità!
La messa odierna, dopotutto, si è svuotata di sacralità, ma si cerca di
salvare l’aspetto eucaristico, che peraltro dura pochi minuti!
La festa dell’Unità si è svuotata di dirigenti di partito e di
dibattiti, ma si cerca di salvare l’incarnazione primordiale del
“popolo” che ne attraversa gli stand.
Eucarestia e popolo: un binomio che continua!
L’ulivismo - dossettismo incarnato - giunto in ritardo, a muri
crollati, declinazione politica del popolo di Dio educato al Concilio,
è il patetico tentativo crepuscolare di unire eucarestia e popolo,
parrocchia e sezione (vuota) di partito, festa dell’Assunta e festa
dell’Unità.
Troppo in ritardo amici!
Roba da “moltitudini” e non più da “popolo”!
Le moltitudini, finalmente, sono giunte al nulla, al nudo capolinea del socialismo irrealizzabile ma realizzato interiormente!
”Gli italiani sono socialisti e non lo sanno!” recitava un “felice” manifesto politico del PSI di Craxi!
Con l’Ulivo e Prodi ora lo sanno, e appaiono sazi!
Vedremo se un sessantottino atipico - malgré lui! - come Berlusconi,
che incarna due miti progressisti degli “anni d’oro” , ovvero, la
“fantasia al potere” e il “self made man”, riuscirà ad apprendere un
linguaggio “socialista”: sarebbe la quadratura del cerchio!
Andrea V.
Bologna
07/07/2007
12.00
La Fiat dei nostri sogni
Egregio Direttore,
proprio ieri, in quel di Roma, ho acquistato alcuni volumi
“controcorrente”, tra cui uno che pofetizza l’imminente crollo
economico del Paese.
Alle porte della metropolitana era in corso un volantinaggio per
prestiti immediati fino a 30.000 euro, grazie ai quali “realizzare i
nostri sogni”.
Mi chiedevo quali, visto che un bene immobile (unico investimento degno
di tal nome, anche se inopportuno di questi tempi, come Lei suggerisce)
con 30.000 euro non si acquista: quindi devo intendere per “sogno” un
Cayenne, una chirurgia plastica, una vacanza di lusso, videofonini per
la famiglia (se c’è) o chissà che cosa.
Sulla banchina della metropolitana, alla mia fermata di arrivo,
campeggiava un altro bel manifesto, sempre di prestiti, anche questo
ammiccante e spudorato.
Accendo internet e leggo della faraonica presentazione della nuova 500,
senza dubbio opera del “brand promoter” (detto così sembra quasi un
ruolo importantissimo) di FIAT, ovvero il redento (dai media a libro
paga) Lapo Elkan: 12 milioni di euro (!) e codazzo di VIP, ben
supportato dai media, per presentare una nuova carretta a 12mila euro.
In attesa delle auto cinesi a 5000 euro.
Casualmente ricordo di aver letto che FIAT ha davanti futuro ben poco
promettente, se General Motors ha preferito pagare una salatissima
penale pur di recedere dagli accordi infragruppo, come se volesse
liberarsi di una palla al piede (non che stia molto meglio).
Spesso ha parlato nei Suoi libri della Serenissima Repubblica di
Venezia e della sua apatia, del suo crogiolarsi nei fasti (di pochi) e
nella decadenza, mentre altre potenze marinare, altrove, facevano la
storia.
A me pare che questa rincorsa all’apparenza, al vuoto, al superfluo,
risponda alle stesse istanze della nobiltà veneziana, che non seppe
cogliere i tempi o non volle contrastarli.
Con l’aggravante che da noi questa irrazionale tendenza edonistica e
scanzonata sta contagiando tanto i gruppi cosiddetti “dirigenti” (o
presunti tali) quanto i privati cittadini.
Perseveriamo, pur in pochi, a portare la fiaccola, pronti all’inevitabile crisi.
Buon lavoro
Michele B.
Roma
07/07/2007
10.30
Conferenza 4 luglio 2007 commenti
Cara redazione di EFFEDIEFFE,
Vi ringrazio ancora per l’interessantissima conferenza di mercoledì.
In quasi quattro ore di serrata, lucida e ahimé tristemente realistica
esposizione, senza tuttavia mai abbandonare una sottile e caustica
ironia, i relatori hanno indicato alcuni punti chiave che consentono -
per chi vuol vedere – di disvelare i tratti fondamentali del piano
demoniaco nel mondo, celato dietro la stupidità dei suoi esecutori
materiali.
Perfettamente calzante è in proposito la citata frase “Lo stupido è la cavalcatura del diavolo”.
Al di là delle domande di alcuni, nelle quali si coglieva lo sgomento
per la difficoltà apparente di fare qualcosa di concreto per potersi
salvare in questo mondo, mi pare che una frase del professor
Sanfratello possa rivelarci quale sia lo scopo della benefica e
salvifica azione di EFFEDIEFFE: Quella di conservare il buon senso in
un mondo che si avvia ineluttabilmente alla catastrofe, ma soprattutto
quella di conservare e trasmettere quanto più possibile dell’immensa
eredità culturale che la vecchia Europa cristiana ci ha lasciato.
Come un seme che potrà germogliare nel futuro, quando le condizioni verranno, quando Dio vorrà, per consentire la rinascita.
Dopo la catastrofe?
Può darsi.
Anche dopo la caduta di Roma vi fu qualcuno che pazientemente conservò,
trascrisse e trasmise al mondo quanto era possibile salvare dopo il
traumatico crollo della civiltà classica.
Fu grazie a quei pazientissimi uomini che la civiltà e il diritto poterono rifiorire con la splendida rinascita medievale.
Ora, è massimamente necessario conservare e trasmettere - per quanto a
ciascuno di noi è dato di fare - anche un modo di ragionare che deve
avere nella ricerca del Vero, del Bello e del Buono il suo fulcro.
Vi sarà sempre qualche relativista che opporrà ottusamente la frase di Pilato “quid est
veritas?”, tentando di sfuggire sempre all’oggettività delle cose.
In proposito Blondet ha ricordato assai propriamente che già gli
antichi Greci avevano capito che la somma degli angoli di un
(qualsiasi) triangolo misura180 gradi.
Questo “fenomeno” avveniva anche prima che qualcuno l’avesse pensato.
Ciò per dire che esiste una realtà oggettiva, esterna al soggetto
pensante ed in definitiva una Verità oggettiva, che - per chi lo vuole
credere - coincide con Dio.
Così gli strumenti logici e le armi della ragione che i nostri avi ci
hanno tramandato ci consentono anche oggi di discernere, nell’immane
caos anticristico, la Verità.
Per queste illuminazioni, per questa speranza di rinascita e per la
certezza di una realtà oggettiva che, al di là del distorto pensiero
moderno, rimanda a Dio, io vi sono sinceramente grato, cara EFFEDIEFFE,
e che Dio vi benedica ed assista nella Vostra opera meritoria.
Affezionatissimo,
R. C.
06/07/2007
19.00
Un paradosso: la Polonia salverà l’Europa?
Egregio Blondet,
leggendo le cronache dell’ ultimo Consiglio d’ Europa ( si chiama
così?) recentemente tenutosi a Bruxelles, si ha l’ impressione di
trovarsi di fronte più che ad una entità politica seppure “in fieri” ,
ad una riunione degli organi statutari di un gruppo bancario o
finanziario, essendo simile anche la terminologia utilizzata per i
meccanismi decisionali: si parla di maggioranze qualificate, di
deliberazioni da sottoporre ad assemblee e ai singoli Stati, di doppio
controllo esecutivo (che non sia la dual governance di Piazzetta
Cuccia?), etc. etc.
Ciò del resto non deve meravigliare visto che i poteri e gli interessi
veri sono quelli economico-finanziari cui corrispondono gli emolumenti
per gli euroburocrati degni di presidenti ed amministratori delegati di
una qualche corporation.
E’ altrettanto consequenziale che in tale contesto esistano ed operino
con gli strumenti loro concessi dei piccoli azionisti: sicuramente tra
essi figurano i gemelli Kaczinsky, tanto buffi quanto inquietanti, che
hanno già posto tutta una serie di obiezioni e richieste molte delle
quali nel solco, nonostante il loro dichiarato anticomunismo ( vedi
legge sulla “lustracija”), delle tradizionale polemica e rivalsa
antitedesca tipica dell’ era comunista e delle guerra fredda.
Sin qui tuttavia niente di male: probabilmente, ove la le richieste
economico-finanziarie dei due gemelli non risultino eccessivamente
disturbanti, essi verranno lasciati dire.
Il punto invece è sicuramente un altro: forse involontariamente e
sicuramente in modo confuso e non sistematizzato le loro prese di
posizione determinano il (ri)-sorgere di una questione polacca
(come in passato vi fu la questione tedesca), ossia una problematica
d’ordine nazionalistico.
Da quando la Polonia è stata fatta rinascere dagli smembramenti dell’
evo moderno, i suoi “disinteressati” benefattori ne hanno indirizzato
le rivendicazioni nazionali, specie in termini di appetiti
territoriali, verso l’ uno o l’ altro dei Paesi confinanti,
approfittando, volta per volta, della loro debolezza.
Così nel 1919 la Francia e l’ Inghilterra le diedero un territorio per
una buona metà di appartenenza e etnia bielorusse ed ucraine ed in
piccola parte tedesca e ciò non bastando, il nazionalismo polacco
pretendeva che Minsk e la stessa Kiev fossero di pertinenza polacca e,
per quanto riguardava la Germania, rivendicavano addirittura
Koenigsberg (si, quella di Immanuel Kant!) tanto che la chiamavano
Kraliewicz ( una delle tante “polaccizzazioni” di nomi tedeschi).
Nel 1945 il “piccolo padre” Stalin ristabilì l’ ordine riprendendosi i
territori bielorussi ed ucraini e, approfittando del crollo della
Germania, “attribuì” alla Polonia territori tedeschi per storia, etnia
e civiltà da almeno 700 anni però tenendo per la Russia Koenigsberg che
venne chiamata Kaliningrad.
E’ appena il caso di ricordare che tale “assegnazione” (annessione) di
territori tedeschi avvenne in spregio dello stesso Atto costitutivo
delle Nazioni Unite firmato nella Conferenza di San Francisco che
vietava perdite territoriali per un Paese vinto (e ciò proprio in
quanto si voleva impedire in futuro quanto era stato contestato ad
Hitler!) e, soprattutto, con la deportazione di 13 milioni di persone
(di essi ne morirono oltre tre milioni: di detto olocausto minor non se
ne parla molto).
Da allora e per tutta la durata del blocco comunista la Polonia si è
trovata a dover dare una veste nazionalista ad uno dei peggiori crimini
del comunismo (seppure fatto con la connivenza dei “grandi” Churchill e
Roosvelt-Truman), con aspetti di ossessiva isteria (basti dire che sui
fiumi Oder-Neisse la linea di confine è stata imposta sulla riva
tedesca comprendendo la città di Stettino ribattezzata Szczecin e che
in ogni stazione ferroviaria si trovava una scritta che inneggiava alla
“polacità” di quella città o cittadina prima tedesca).
Crollato il comunismo e cessata l’ Unione Sovietica, la Polonia ha
perso il garante dell’ assetto politico-territoriale stabilito nel
1945, dovendone quindi ricercare un altro con la consapevolezza che
nulla può escludere che il futuro possa rimettere in discussione ancora
una volta i suoi artificiali confini.
Quale migliore garante degli USA specie se governati da Bush con i suoi teocon?
Si è assistito ad un attivismo polacco pro-americano che ha portato
alla assegnazione del comando di una delle tre zone di occupazione in
Iraq (nemmeno l’Italia di Berlusconi ebbe tanto!) ed ora alla
disponibilità per le installazioni missilistiche in chiave anti-russa.
Il retroterra di tali atti politico-militari è sempre quello
antitedesco e antirusso (con l’ angoscia di un accordo strategico tra i
due Paesi) ed, in ultima analisi, antieuropeo (appunto).
Ma non tutto il male viene per nuocere: se detta politica
“nazionalistica” può comportare il fallimento della Europa dei
burocrati, degli affari e delle direttive sulle dimensioni standard
delle pizze e della biancheria intima e magari il risorgere di una
Europa fatta da Stati sovrani e federati su idee e ideali forti,
veramente europei, allora ben vengano i gemelli Kaczinsky con la loro
“polacità”.
Cordialmente
Antonello U.
06/07/2007
17.00
Archeomisteri
Gentile Direttore,
vorrei sottoporle quello in cui mi sono imbattuto, in verità senza
meraviglia, sul numero 32 del periodico Archeomisteri, diretto da
Roberto Pinotti.
L’articolo “Colpo di Stato in Israele” è a cura di Marco Zoppas e si
occupa del tomo di Barry Chamish “Chi ha ucciso Yitzhak Rabin”.
Ecco la tesi: i “donmeh” sabbatiani (descritti con le stesse
inquietanti caratteristiche da Lei individuate) sarebbero in accordo
con il Council Of Foreign Relations e lo Stato Vaticano per
l’annichilimento del giudaismo e lo smembramento dello Stato di Israele
con la copertura dell’ONU.
Questa variopinta compagnia (ed in particolare il Vaticano) starebbero
organizzando, probabilmente in Francia, per mano delle migliaia di
islamici lì presenti, un nuovo olocausto.
Shimon Perez sarebbe una spia del Vaticano e Olmert stesso vi sarebbe assogettato.
Gli “unici” ad essere consapevoli del progetto sarebbero gli ortodossi.
Non manca poi lo zampino degli UFO e della stirpe dei Giganti (anakim o Nephilim).
Lo stesso Pinotti cita Lei ed il suo giornale online in un trafiletto (piuttosto scettico) che accompagna l’articolo.
Il meccanismo, a mio avviso, ricorda da vicino i metodi di David Icke,
che, pur svelando “complotti” reali, li attribuisce poi ai fantomatici
“Rettiliani”, ottenendo così l’effetto di rendere
incredibili i contenuti plausibili.
Ne era a conoscenza?
Giuseppe B.
RISPOSTA
Vedo che Pinotti è scettico sul mio sito informativo, ma crede alla stirpe dei Giganti e alla spia del Vaticano Shimon Peretz…
Giudichi lei.
Barry Chamish invece è (un po’ più) serio.
Ha scoperto qualcosa di vero.
In ogni caso, non ho tempo da perdere consultando archeomisteri.
Maurizio Blondet
06/07/2007
16.00
Sui “fatti di Genova”
Direttore,
buon giorno e grazie, come sempre, per i Suoi articoli.
Mi permetto di dissentire col lettore Andrea, che Le scrive in merito ai fatti di Genova.
Egli sembra identificare nel, diciamo così, “settore no global” l’unico
pezzo di umanità ancora sano, ove possono continuare ad esistere delle
teste pensanti in autonomia.
Ebbene: la mia modestissima opinione è che, al contrario, i
globalizzatori hanno un solo, fedele e potente alleato su questa terra:
i no-global.
Chi, se non loro con le loro guerriglie urbane, riescono a far apparire “buoni” i globalizzatori?
E poi i loro capi: sono essi realmente credibili quali autonome teste pensanti?
Gente che vive, in definitiva, coi soldi dei contribuenti?
Insomma: più che antagonisti, qui sembra di assistere ad un gioco delle parti.
Sottile ed astuto, forse.
Ma non di certo alla guerra senza quartiere che ci si vorrebbe far credere.
Cordialmente
Federico B. M.
06/07/2007
14.00
Amorth e l’Apocalisse
Gentile dottor Blondet,
ho letto con il consueto interesse il suo articolo su padre Gabriele
Amorth in merito alla puntata di Enigma che anch’io ho seguito.
Mi permetto un paio di considerazioni alla luce dei miei studi teologici e delle frequentazioni del milieu.
La presenza diabolica è di vari livelli, per cui si passa da un semplice disturbo ad una vera e propria possessione.
L’esempio più calzante non è quello della ragazza che è “un po’
incinta”, ma quello di una persona che è malata: per cui si può essere
poco o tanto malati, si può avere un semplice raffreddore curabile con
una aspirina od una grave broncopolmonite per cui si deve ricorrere
agli antibiotici.
Lo stesso vale per i disturbi demoniaci.
Dipende dal modo in cui ci si è avvicinati al male: una “messa nera” è
diversa da una seduta spiritica che è diversa dalle frequentazioni di
ambienti esoterici, magici, ecc.
I demoni essendo puri spiriti non possono abitare il mondo materiale,
cioè il nostro, dove ad ogni spirito si accompagna un corpo.
Sono pertanto costretti a vivere nell’inferno dove è pianto e stridore di denti.
Da lì vi possono uscire - temporaneamente - solo se ospitati in un
corpo umano che ha loro (anche implicitamente) concesso ospitalità.
(Diverso è il discorso delle bestie che non hanno libero arbitrio e che
i demoni possono abitare solo per divina disposizione, come si evince
dal racconto evangelico dell’indemoniato di Gerasa).
Il loro possedere un corpo non è tanto per condurre a perdizione un anima, ma per sfuggire essi stessi ai tormenti infernali.
La possessione diabolica quasi mai è totale così da impedire del tutto
la libertà umana: l’uomo conserva sempre una parte di libera volontà.
Ed è grazie a questo barlume di “buona” volontà che alcuni posseduti
vogliono liberarsi dalla dolorosa possessione demoniaca che in
precedenza avevano cercato nella stupida illusione che il “principe di
questo mondo” potesse favorirli.
Non è necessario consacrarsi esplicitamente a satana per dannarsi,
quelli che però lo fanno (!) gli offrono un corpo per dimorare in mezzo
agli uomini (lui scimmiotta l’Emmanuele).
Con cordialità e simpatia.
dottor Mirco T.
06/07/2007
12.00
Un po’ di decenza
http://www.fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=6&Id=1737
di Fiamma Nirenstein
(...) ecco che arrivano i vandali, arriva il fiume di cretinate, una
messe di materiale sempre pronto all’uso, le stupidaggini inascoltabili
relative all’amministrazione Bush, ai piani di Israele di conquistare
il mondo, le stupidaggini dietrologiche e da teoria del complotto che
qualcuno qui è riuscito a inanellare sulla famiglia di Podhorez, un
magnifico intellettuale fondatore di una rivista indispensabile
Commentary, e su Elliott Abrahams come parte di una tela di ragno che
disegna trame e compie operazioni guerrafondaie in Medio Oriente per
scopi innominabili!
Sono teorie repugnanti [non si dice ripugnanti?; nota mia] e prive di
qualsiasi fondamento, ma vedo che chi le propone dispone di una serie
di materiali precotti, sta in agguato in attesa che si presenti
l’occasione di piazzarli, ed è logico che il cyberspazio sia fatto
anche di fascisti e di antisemiti.
Io però non voglio essere lo strumento del loro dannoso delirio.
Podhorez è uno dei migliori intellettuali di cui disponga il dibattito
contemporaneo, Abrahams una bravissima persona, funzionario
dell’Amministrazione Bush e suo inviato in Medio Oriente per compiti
difficili, servitore dello Stato americano che si vede sovente
impegnato in imprese impossibili per salvare la pace in Medio Oriente.
Solo gli estremisti lo odiano.
Ma io odio loro, e considero un estremista anche quel signore
antisemita che si permette di condannare gli ebrei all’Inferno
semplicemente perché sono ebrei invece che cristiani.
Quanto a Gesù, non ne faccia un ebreo settario: era un vero ebreo, legga e si informi per favore.
Dunque: statevene a casa vostra, col vostro veleno.
Io non ho altra arma che quella di cancellarvi.
Cancellandovi non violo nessuna libertà di opinione ma semplicemente vi
impedisco di diffondere per mio mezzo, le vostre bugie, non le vostre
opinioni.
Sul mio sito si discute, tutte le opinioni contrarie alla mia hanno lo
spazio che richiedono, sempre, leggete indietro e ne avrete la prova.
Ma le menzogne, la diffamazione, le teorie del complotto, l’antisemitismo, da me non hanno cittadinanza.
Solo voi, persone in buona fede, comunque la pensiate, voi che non siete estremisti, l’avete.
RISPOSTA
Podhoretz è quello che vuole che Bush, prima di andarsene, bombardi l’Iran e ammazzi qualche migliaio di iraniani.
Abrams è quello che ha fornito armi pesanti a Fatah perché distruggesse Hamas.
La Niresntein li considera brave persone: non mi meraviglio.
Basta leggere le sue righe sbavanti odio (su Gesù è lei che dovrebbe
informarsi, mi pare: gli ebrei che vanno all’infernno sono quelli che
compiono atti malvagi, come ammazzare bambini palestinesi, o approvare
il loro assassinio).
E infine: sì, si può scrivere anche “ripugnante”, se si è fiorentini come lei.
La Nirenstein, per esempio, è repugnante.
Maurizio Blondet
06/07/2007
11.00
Apocalisse e novus ordo seclorum
Egregio Blondet,
Lei domanda come sia possibile che la Chiesa non sappia dire “nulla” sull’Apocalisse?
Null’altro che va intesa come “profezia”?
Un Papa ha menzionato quel passo dell’Apocalísse capitolo 9 in una enciclica.
Papa Gregorio XVI nell’Enciclica “Mirari vos” (15 agosto 1832) insegnò: “Tolto
ogni freno che contenga nelle vie della verità gli uomini già
volgentisi al precipizio per la natura inclinata al male, potremmo dire
con verità essersi aperto il pozzo dell’abisso dal quale vide san
Giovanni salire tal fumo che oscurato ne rimase il sole, uscendone
locuste innumerabili a disertare la terra” (Apocalisse 9, 3).
Il Papa trattava della promozione d’ogni libertà, che ha per oggetto
culminante la libertà umana di decidere sulla religione: la libertà
religiosa associata all’indifferentismo di fronte alla religione!
Sarà impossibile decifrare allora chi era la stella, ossia il vescovo con la chiave che aprì il pozzo dell’abisso?
Mi domando se le strategie totalitarie, su cui discuterete domani, del
nuovo ordine mondiale con la sua componente liberista e ecumemista, non
rientra in tale profezia?
Saluti cordiali
Daniele
06/07/2007
10.00
Crocifisso bastonato
Gentili direttore e redazione,
apprendo dal Tg5 la notizia che gli ennesimi debosciati, deficienti,
parassiti e incivili miei coetanei (18/19 anni) hanno distrutto un
Crocifisso, quello che usualmente è presente in ogni aula delle scuole
italiane.
Questa volta per apparire in TV o sui video internet nessuno ha messo
le mani sul sedere della professoressa ma hanno disprezzato, distrutto
e deriso il Crocifisso.
Quale la causa di questa empietà, la semplice ignoranza o la noia in cui sembrano sommersi i giovani d’oggi?
Certamente non mi aspetto nessun provvedimento dai cosiddetti cattolici
della sinistra che ci governa, ma purtroppo da cattolico non posso
neanche aspettarmi l’intervento delle autorità religiose che sembrano
aver gli occhi foderati da quel modo beato e gioioso (un po’ da
rincoglioniti) di vedere l’attuale corso degli avvenimenti soprattutto
se riguardanti i giovani.
Recentemente a Bologna davanti alla “Madonna piange sperma” nessuno ha
detto niente. nemmeno il cardinale Cafarra che si è limitato a pregare
“perdona loro perchè non sanno quello che” (a parte il fatto che questa
frase di Cristo non centrava per niente) sono d’accordo che il Signore
e la santissima Vergine perdonino questi PECCATORI debosciati ma noi
non siamo nè Dio nè la Vergine e DOBBIAMO difendere l’onore di Dio così
oltraggiato, non rinunciando certamente a perdonare ma nemmeno a
“calare le braghe” come i moderni cattolici sull’esempio dell’attuale
gerarchia sono abituati a fare.
Forse coloro che si sentiranno offesi da questi atti sono veramente
pochi ma in compenso sono molti quelli che si sconvolgono sentendo il
Cavaliere usare la parola “stronzate” in TV!!!
Mi chiedo dove siano finiti i cattolici, la fede, la pietà popolare... la gerarchia...
Soprattutto la gerarchia, la Chiesa, che maternamente guida e insegna...
Signore perdona loro perchè SANNO quello che fanno!!!
Distinti saluti
05/07/2007
19.00
Uova dell’altro mondo...
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/health/article2019286.ece
Una mamma ha donato i suoi “eggs” in attesa che la figlia di 7 anni infertile cresca.
Sostanzialmente questa bambina sarà la mamma di una mezza sorella?
Sono cose che mi fanno scendere un brivido lungo la schiena.
Veda lei se commentare.
Cordiali saluti
Marco B.
RISPOSTA
E le figlie-sorelle potranno anche sposarsi, quando finalmente il progresso ci imporrà i DICO!
Maurizio Blondet
05/07/2007
18.00
Grasse risate sull’indulto
Buongiorno dottor Blondet,
ho appena finito di vedere “la TV delle libertà” dove si ciarlava a proposito dell’indulto.
Tutti giù a criticarlo.
Bravi.
Avete capito,finalmente.
Però al senato FI ha votato a favore,se non ricordo male!
E certo... sennò come si sarebbe potuto fare con Previti?
G. S.
RISPOSTA
Mi devo essere perso qualcosa in TV.
Comunque sia il mio giudizio su Berlusconi è crollato molto, ma molto in basso.
Maurizio Blondet
05/07/2007
17.00
Da un sacerdote
Caro Maurizio,
un mio amico mi ha fatto conoscere Effedieffe.
Sorpresa e gioia!
Posso leggere ancora i tuoi articoli, così graffianti, ma profondi e veri.
Da anni ti seguivo nel giornale Avvenire.
E poi ... la scomparsa.
Grazie per questo tuo servizio alla verità e alla carità verso gli uomini, e verso il Padre.
Un ricordo sincero nelle preghiere
don Firmo
RISPOSTA
Grazie infinite a lei, don Firmo.
Sì, mi hanno cacciato dal giornale che proclama il Vangelo della mezza-verità.
Non me ne dolgo, se ho amici come lei.
Preghi per me.
Maurizio Blondet
03/07/2007
19.30
Sui “fatti di Genova”
Egregio Signor
Blondet,
la sua ricostruzione dei fatti di Genova ha bisogno, a mio avviso, di una correzione di rotta interpretativa.
Me la suggerisce il fatto - sul quale Ella glissa - della presenza di Fini nella “cabina di regia” dei pestaggi.
Pertanto non fu un atto “contro” Berlusconi (o il suo governo) ma “di” Berlusconi.
Perchè?
I motivi sono due, uno spicciolo, l’altro più profondo.
Quello spicciolo: l’odio della “politica organizzata” (e non solo di
destra, come vedremo...) contro l’universo “ingovernabile” di quegli
“zozzoni” di eco-pacifisti (i “no global”).
Motivo spicciolo sul quale si innesta,viceversa, l’altro-di fondo - o
meglio la serie di altri, che, di fatto vanno assai lontano.
Lei ha visto i "”blac bloc” da vicino.
Cosa sono?
Nient’altro che “questurini di complemento” o “inside jobbers” o roba del genere.
E questo già dice molto.
Andiamo avanti.
Punto secondo: Di Gennaro è “contemporaneamente” nel cuore di Silvio ed
in quello di Romano. Non è solo questione di “dossier” ma è tutta una
contiguità che viene fuori fra i due governi, così apparentemente
“rissosi” uno contro l’altro.
Contiguità di sudditanza ai “neokhazarcon”, alla Finanza (sia GS che
Carlyle, non importa) e soprattutto alle “Logge”. (Non credo che Silvio
sia semplicemente il bottegaro megalomane e sessuomane che vuol far
credere di essere quanto a Romano, se c’è un “uomo delle Logge” al
mondo è proprio lui).
Semplicistico?
Si potrebbe supportare il discorso con saggi ed articoli (lo fa Lei,
l’ho fatto modestamente io in altre sedi) ma il succo è quello e cioè
il “Terzo Settore” (quello di pacifisti, ecologisti, “no global”,
onlus, ecc) è ciò che preoccupa di più le Logge in quanto lì si
potrebbe celare il Nemico numero Uno.
E cioè l’uomo che ancora pensa con la propria testa e potrebbe
addirittura, organizzandosi, mettere in crisi l’alleanza fra Giuda,
Mammona e gli adoratori del Grembiulino.
(Alleanza a cui spesso pare sia uso partecipare colui che dovrebbe “fare il Kathekon” ma questo è altro discorso...)
Andrea F.
RISPOSTA
Sì, Fini era alla Questura di Genova.
Ma i blac-bloc esistono, non sono questurini (non tutti), solo che soltanto a Genova sono stati lasciati fare.
E non valuto così altamente come lei i pacifisti no-global…
Maurizio Blondet
03/07/2007
18.00
La strage dei genetisti
Buongiorno,
ho appena terminato di leggere “La strage dei genetisti”: molto interessante.
Queste due notizie acquistano una nuova luce:
Cellule ingegnerizzate con amminoacidi non naturali
Craig Venter ce la fa di nuovo
Buona giornata e buon lavoro.
Giulio D. V.
03/07/2007
16.00
Articolo su Londra
Egregio Direttore,
leggo il suo sito con interesse e curiosità, da alcune settimane, su segnalazione di un amico.
Con riferimento al suo articolo su Londra, mi permetto di farle una
segnalazione: non dimentichi che, tra i membri del nuovo gabinetto di
Mister Brown, fa parte un quasi omonimo Mark Malloch Brown, appena
nominato ministro dell’Africa, dell’Asia e delle UN (Nazioni Unite).
Mister Brown è stato direttore esecutivo di UNDP e vice di Kofi Annan alle Nazioni Unite sino al dicembre 2006.
Malloch Brown, oltre ad essere certamente un abile politico, dotato di
una incredibile dialettica (potrebbe vendere ghiaccio al Polo Nord come
il nostro amato Silvio…) possiede doti uniche, acquisite dalla nascita,
quali per esempio: religione (immagini quale!!!), doppio passaporto,
USA e UK, zio ex senatore al Congresso Americano, etc.
Vedremo presto i danni (certamente già pianificati) che farà col suo prestigioso nuovo mandato.
Ha già portato con successo a fallimento totale UNDP (la “banca” di
sviluppo delle Nazioni Unite; banca finanziata coi soldi dei
contribuenti mondiali, ovviamente; non è certo una private investment
bank...), poi ha spiato e controllato direttamente Kofi Annan per 2
anni.
(Kofi Annan fu obbligato, a causa della sua disobbedienza sulla guerra
in Iraq nel 2003, a pensionare improvvisamente il suo fido vice nel
2005, per assumere Malloch Brown...).
Prima di concludere, vorrei farle 2 domande, per appagare la mia curiosità
1) mi chiedo se non abbia mai ricevuto minacce, vista la drammatica realtà e onesta di informazione dei suoi articoli;
2) dove trova il tempo per scrivere i suoi articoli che sono di un
certo spessore culturale (certamente raro in un giornalista, almeno
oggigiorno); sono sicura che si avvale di validi (e colti, soprattutto)
collaboratori.
Conferma?
Cordiali saluti,
Barbara M.
RISPOSTA
Grazie delle ottime informazioni.
No, non ho ricevuto minacce, o non le ho capite.
No, purtroppo non ho collaboratori/coadiutori.
Ne vorrei.
Maurizio Blondet
03/07/2007
13.00
Stupidità totale
Su una Terra globalizzata, è logico che anche la Stupidità si presenti come un fenomeno totalizzante.
E ciò che scrive oggi Guolo su Repubblica, in prima pagina, è ciò che
scrivono migliaia di giornali in tutto il mondo, destinati a essere
letti
da una megamoltitudine di cervelli omologati e incapaci anche di un
piccolo, minimo, ragionamento personale.
“L’Occidente, con i suoi valori e i suoi stili di vita pluralistici, rappresenta per lo jihadismo un Nemico assoluto”.
Ecco dunque la vera motivazione del Terrorismo e del Pericolo Islamico.
Le bombe devono servire a modificare i nostri stili di vita.
Non è invece rilevante il pluridecennale e talora secolare dominio
dell’Occidente nei confronti del mondo islamico, con l’imposizione di
confini inventati, con l’occupazione da parte dei nostri eserciti, con
milioni di morti, dall’Algeria all’Afghanistan passando dalla Palestina.
Maurizio D.
03/07/2007
11.00
Trasferimento Effedieffe
E così vi trasferite.
Mi spiace veramente che vi allontaniate anche se continuerà ovviamente il contatto on line.
E’ un po’ come quando una persona cara parte, non si perde sicuramente l’affetto ma ci s’immalinconisce.
Nei vostri locali si respirava Fede salda e fiducia.
Sapervi a due passi da casa era una “certezza” in più.
Per uno come me che si è convertito di recente e che grazie a voi sta comprendendo la Parola, non è poco.
So che non è questa la priorità del vostro lavoro e che Blondet ha
spiegato più volte di non essere teologo, né confessore, ma giornalista
e che intende fare solo quello che gli riesce meglio, cioè informare.
Il fatto è che lavorate cristianamente ed è per questo che suscitate
certi sentimenti, anche e soprattutto opposti ma mai tiepidi.
Non mi dilungo oltre e vi saluto fraternamente.
Con rinnovata stima,
Giuseppe C.
03/07/2007
09.00
Non era Gad
Caro Blondet,
d’accordo per Mika (anche se avendo le spalle coperte come lei è facile
fare l’eroina... e il sospetto che fosse tutto preparato è
fastidiosamente incombente...).
Però il fatto che il misterioso consulente Telecom plurimiliardario
fosse il Costanzo “romano de roma” e non l’EBBRRREO Lerner, non
meriterebbe un due righine con un “sorry” o almeno un “ops” da parte
della Effedieffe?
Con immutata stima
R. L.
Perugia
RISPOSTA
D’accordo, ho visto e mi correggo: era Costanzo, non era Gad.
Però mi dispiace.
Maurizio Blondet
02/07/2007
18.15
Il vangelo di sabato 30 giugno 2007
Parole nette, quelle di Gesù.
E noi cristiani non preghiamo neanche per i nostri fratelli maggiori, per non offenderli.
Fratelli maggiori Matteo 8, 5-17
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”.
Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”.
Ma il centurione riprese: “Signore,
io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una
parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un
subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a
un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo
fa”.
All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In
verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così
grande. Ora vi dico che molti verranno dall’Oriente e dall’Occidente e
siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli,
mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà
pianto e stridore di denti”.
E Gesù disse al centurione: “Va’, e sia fatto secondo la tua fede”.
In quell’istante il servo guarì.
Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre.
Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli
spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse
ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie”.
02/07/2007
16.30
L’ultimo DPEF
Egregio Direttore,
cosa dire dell’ultimo DPEF?
Assomiglia ad una manovra di fine legislatura con inclusa mancetta ai pensionati.
Come se domani dovessimo andare a votare.
Criticato un po’ da tutti, Europa in primis, tranne che da qualche leader nascente.
Mancano infatti le voci di Veltroni e di Montezemolo (il nuovo DICO per
eccellenza che grazie alla riforma del cognome fanno la compagnia del
MO.VE.: movimento velenoso) e quella dei massimalisti che mettono le
mani su tutto e tutti.
Ma, d’altra parte, quale è il problema?
Non c’è!
“Se ne fregano” della libertà, e che diamine!
Sono demoKratici!
Ma la cosa più interessante è che pigliano pure per l’eufemistico “naso”.
Abbassano l’ICI dal 2008!
Mantengono finalmente una promessa (ma fu tale?) elettorale.
Come stanno le cose in realtà?
Se la tua casa vale 100 , con l’ICI ipotesi al 4%, paghi 4 di tasse.
Io, governo, che voglio la felicità del popolo, la tua felicità (ultima
campagna elettorale) porto prima il valore catastale della tua casa a
300, poi annuncio evangelicamente che ti abbasso l’odiosa tassa e la
porto al 2% .
Ti abbasso l’ICI.
Ti faccio pagare 6.
Ma come?
Me la abbassi ed io pago di più!!!???
L’abbassamento dell’ICI, in questo DPEF altro non è che l’ennesima forma di delinquenza legale
(perché furto legalizzato) e menzognera di questa massoneria governativa.
Poi uno si chiede: perchè tassare la casa ???
Domanda che merita una risposta in più atti, uno sorta di tragedia greca per lo spettatore.
Atto primo
Semplicissimo.
Se tu rendi insostenibili i costi per la casa, le persone, in sfregio alla libertà, sono costrette a vendere.
Se tutti vendono il prezzo crolla.
Chi compra?
Le banche e le assicurazioni: il mondo finanziario.
Atto secondo
Comunque c’è la necessità di case, è uno di quei bisogni che rientrano nella categoria maslowiana di sicurezza.
Cosa fai se non puoi permetterti di comprarla?
Vai in affitto.
Le banche & C. nuovi “amministratori di condominio”, si sa, sono in
primo luogo molto “generose”, sicuramente applicheranno prezzi ad EQUO
canone; inoltre devono pagare l’ICI per il bene dello Stato, non si
dica mai che evadano le tasse, tutto secondo legge, sono quindi, in
secondo luogo, pure delle legali benefattrici: affitti moderati,
assenza di evasione fiscale, tutto con bancomat od assegni.
In fin dei conti un po’ di centro non guasta mai.
Nella realtà?
Ricaricheranno pure l’ICI sugli affitti.
Tradotto?
Convinto, non essendo più padrone di casa, di non dover pagare più
l’ICI, il neo-suddito... zac! Mutatis mutandis (tradotto in maniera
creativa dal latino suona come “lasciato in mutande”) se la ritrova
quatta quatta, zitta zitta, tra i doveri legali del buon cittadino:
quello di pagare l’affitto!
Chi gode sono sempre loro: Stato e banche.
Atto terzo
Perchè lo stato gode se i proprietari sono le banche & C.?
Semplicissimo pure questo.
Le banche vendono le case.
A chi?
A nessuno le hanno appena vendute tutti.
Quindi le vendono a qualcosa d’altro.
A che cosa?
Allo Stato.
Cosa ci fa lo Stato con le case pagate a caro prezzo (mica sono scemi i banchieri, aumenta la domanda aumenta il prezzo)?
Ci fa l’edilizia popolare con affitti “moderati”.
Lo stato è di sinistra, proletari, fasce deboli, vorrai mai che lo Stato speculi!
In più c’è il debito pubblico da sanare e tutti debbono contribuire a sanarlo: vuoi far stare male lo Stato?
Delinquente!
Tradotto?
A fare stare bene sempre di più banche & C. (su questo chiedere
alla Banca Centrale Europea che tra un aumento di tasso e l’altro
“strozzina” sempre i soliti noti), ci pensa lo Stato che essendo senza
soldi, acquista a debito.
Ma chi si indebita se lo Stato si indebita?
Gli ex proprietari di casa che pagano (a banche o Stato non importa)
l’affitto per case comprate con i loro soldi (vedi voce al capitolo
tasse).
Tradotto di nuovo?
Cornuto e mazziato!
Atto quarto
E la felicità delle persone?
Le persone sono felici.
Perché?
Con il poco che hanno incassato dalla vendita (calo dei prezzi e tasse sulla vendita) possono consumare.
Cioè possono comprare qualche oggetto, made in China, prodotto con lo
sfruttamento di qualche povero cristo ( già, ci sono anche la), che
lavora per fabbriche di proprietà di banche ed assicurazioni che stanno
di qua e che hanno diritto ad avere, sempre di qua, l’abbassamento del
cuneo fiscale, al fine di cinesizzare anche il lavoratore che sta, pure
lui, di qua.
Si possono fin comprare uno barca bellissima, i neo sudditi, a patto che stia dentro una vasca da bagno.
Già, i ricchi, come recitava un manifesto elettorale della sinistra rifondata, piangeranno anche loro in barca... sì!
Ma proprio grazie a chi delle fasce deboli e della difesa della povertà
(intesa come mantenere i poveri sempre poveri) ne fa una bandiera, i
ricchi piangeranno dalle risate, guardando dall’alto i poveri cristi
che ringraziano per avere le loro (dei ricchi) briciole via Stato... in
fin dei conti hanno anche loro la barchetta.
Finalmente!
Il popolo sarà felice e non più bue!!!
v
Conclusione
Due domande.
Quale futuro antropologico?
Una persona umana felice che ringrazia, come i cinesi dei Laogai, per
aver una vita ricca e senza preoccupazioni in quanto interamente
gestita dallo Stato e dalle generose, legali e benefattrici banche.
Uno Stato sano si prenderà cura, finalmente, nel nome della demoKrazia,
della persona umana dalla culla (via provetta) alla bara, passando per
la gestione degli affetti, dell’istruzione (possibilmente zapatera),
dell’autorealizzazione e dell’abitazione, fino allo zac! (radicale, mi
raccomando) eutanasico.
In fin dei conti quando non si è più utili, anzi si danneggiano i conti dello Stato ed delle banche qualcosa bisogna rendere.
Già, la speranza e la vita.
Una persona perfetta in un mondo utopico: tutto sarà rigorosamente
democratico (come quelle grandi democrazie veltroniane: Corea del Nord,
Iran, Siria, URSS... già, la vecchia mamma non si dimentica mai),
virtuale, un giardinetto edenico pulito da quell’immondizia che è la
sofferenza.
E la libertà?
Chiusa nel caveau di una qualche banca, proprietà di qualche banchiere
( non “fessacchiotto” come disse il signor Prodi), magari ex presidente
di una qualche repubblica, ormai roba da antiquariato, più unica che
rara, anzi: sparita!
D’altra parte alle ultime primarie uliviste tutti i banchieri fecero la
fila per dare il loro assenso alla candidatura dell’attuale premier.
Probabilmente mancava il Gamba di legno lodigiano, cui oggi la banda
Bassotti chiede indietro il maltolto... nel nome della legalità
democratica: e chi se ne frega del popolo!
Matteo D.
P.S Come ciliegina sulla torta, nonostante l’ICI, non puoi
parcheggiare gratuitamente sotto casa, se no il Comune sanziona... come
ci ricorda il nostro amato (già) comune di Lodi... molto veltroniano of
course!
RISPOSTA
Le sue considerazioni sono tristemente interessanti.
Certo c’è un attacco ideologico contro il ceto medio, la piccola
proprietà e la piccola industria. L’unica cosa che mi rallegra: hanno
già cominciato a triturare Veltroni, e il regista dell’attacco è Prodi.
Si scannano fra loro.
Maurizio Blondet
02/07/2007
14.00
La pornoguerra di Gaza di Fiamma Nirenstein
Ieri alla guerra, che è sempre tragica, si è aggiunta la commedia, ma una commedia mortale, nello stile della guerra di Gaza.
La possiamo chiamare sesso Fatah e Hamas.
E’ venuta a galla gorgogliando, mentre nel mondo parallelo dello
scontro israelo-palestinese si svolgeva una grossa operazione di
attacco soprattutto alla Jihad islamica, con Hamas, l’organizzazione
responsabile del lancio dei missili Kassam, nel corso della quale
l’esercito israeliano ha ucciso dodici militanti quasi tutti della
fazione, segnando di fatto l’inizio della gestione Barak del ministero
della Difesa.
Il quotidiano israeliano Maariv l’ha rivelata: anche se Fatah ha
cercato di distruggere quanti più documenti possibili nei quartieri
generali dei suoi apparati di sicurezza prima che gli uffici cadessero
in mano ad Hamas, pare che i nuovi padroni di casa vi abbiano trovato,
oltre ad armi e documenti di ogni genere, un vero tesoro in film, nei
quali molti membri della leadership palestinese si esibiscono
(immaginiamo a loro insaputa) in performance sessuali.
Si tratta in gran parte di uomini sposati, che quindi contravvengono
alle norme più sacre di una società patriarcale come quella palestinese.
Fra le decine di personaggi che nei film si vedono in compagnia di
ragazze molto giovani, c’è un ministro famosissimo di uno dei governi
di Fatah, un alto ufficiale dei servizi segreti palestinesi sempre di
Fatah, ma anche, per esempio, un uomo di punta di Hamas, quindi
ultrareligioso, filmato mentre si intrattiene con una ragazza.
Ambedue le parti sono dunque archiviate per essere fatte oggetto di
ricatto dagli agenti che ormai hanno visto il loro prezioso bottino
cadere in mano di Hamas.
Pare anche, da documenti mostrati dalla televisione israeliana, che
l’uomo abbia accettato di diventare un agente dei servizi e di dare
loro informazioni su Hamas.
I film sono stati girati nelle case, in alberghi e persino negli uffici dei protagonisti.
Un dottore è stato ripreso in ospedale, ha raccontato una fonte
dell’ala militare di Hamas, e ha specificato che le donne impiegate
nella sporca operazione erano a volte “specialiste di alta classe come
i loro destinatari, a volte provenienti dall’estero”.
La squallida rete di ricatti tessuta intorno a questa vicenda e portata
alla luce soltanto perché qualcuno da Gaza si è deciso a passarla a un
giornale israeliano, è ancora attiva e fa capire perché i membri di
Fatah fuggiti da Gaza e rifugiati nella Cisgiordania sono relativamente
quieti rispetto alle atrocità compiute a Gaza.
Il solito membro di Hamas dice: “Non osano attaccarci perché sanno che
cosa abbiamo. Temono che, se parlano, noi riveleremo i fatti loro”.
Ziad Abu Ziad, avvocato, giornalista, ex ministro per Gerusalemme di
Fatah, è disgustato ma cerca di calmare le acque: “Abbiamo visto
impensabili atrocità in questi giorni, questa è solo una storia di
contorno, tutto il mondo ha i suoi scandali sessuali, Israele certo non
dimentica quello di Netanyahu e quello recente del suo presidente della
Repubblica”.
Vero.
E tuttavia c’è un elemento importante e sconosciuto nell’accumularsi
della quantità di storie di odio, di ricatto e di ferocia che emergono
nel mondo palestinese in questi giorni: innanzitutto mostra la
profondità e la pervasività della frattura fra le parti antagoniste, la
determinazione a ferirsi con qualsiasi arma all’interno di quella che
fino a poche settimane fa veniva considerata una collettività guidata
da un senso di imprescindibile solidarietà.
E’ la stessa identità palestinese intesa come la volontà di un popolo
di fondare un futuro comune che in questo periodo mostra la corda, e
questo scandalo sessuale non è un episodio di pura corruzione, è
un’altra tessera del mosaico della frattura tra Hamas e Fatah.
In secondo luogo, la vicenda dei video è un succedaneo di quelle
atrocità, le defenestrazioni, le fucilazioni sommarie, le stragi di
donne, gli attacchi agli ospedali cui abbiamo assistito nei sei giorni
dello scontro a Gaza e che rendono difficile continuare a vedere i
palestinesi come vittime, come oggetto di crudeli violazioni dei
diritti umani.
Tutti quelli che hanno visto nel mondo palestinese l’oggetto innocente
di un crudele attacco, l’incarnazione del buono e del giusto contro la
crudeltà del mondo occidentale, chi immaginava che il male palestinese
fosse nell’occupazione, ha dovuto ricredersi.
02/07/2007
12.00
La pornoguerra di Gaza
Sinceramente, pensando agli scandali dei politici israeliani, questo
articolo propagandistico della fedelmaresciallo Nirenstein (secondo me
anche lei era nelle SS) è a dir poco ridicolo.
A dir poco, perchè a dir molto si scade nel volgare.
Lei con queste uscite si copre di ridicolaggine; perde ogni autorità nel parlare di qualsiasi cosa - soprattutto di Medioriente.
Ma deve scrivere gente così sui nostri giornali tutti i santi giorni?
02/07/2007
10.00
Il mondo del lavoro
Lavoro nel campo dell’ informatica, il mio lavoro di norma va di
rinnovi trimestrali, quando va bene, se no di mese in mese, e così
ormai da otto anni.
Cosi ogni volta che finisce un progetto devo rimettermi a trovare
lavoro, spedire curriculum, fare colloqui, per sentirsi dire alla fine
“bene sei stato selezionato vieni lunedì che firmiamo il contratto a
progetto per 6 mesi 8 ore giornaliere...” e il gioco continua.
Un pensiero la sera mi passa per la testa “come potrei seguire un
figlio?” con il datore di lavoro non possono trovarsi accordi, lui
decide qualsiasi orario e qualsiasi lavoro, perché nel mio contratto
come nella stragrande maggioranza dei casi, dietro al contratto a
progetto non c’è “progetto”, vi leggo il progetto di un mio amico,
“progetto: Data entry on site”, che in italiano significa inserimento
dati, il suo datore gli ha chiesto di inserire un milione di dati in
pochi mesi, lui doveva pagare il mutuo della casa indovinate li ha
inseriti?.. E il sindacato?
A già deve difendere i privilegiati dipendenti statali...
“La legge Biagi ha dato risultati straordinari, ma come tutte le cose
può essere migliorata ed è perfettibile”. Silvio Berlusconi
Nel 1850 uno schiavo in America era un patrimonio da tutelare, lo
schiavo doveva essere formato per il lavoro che doveva fare, la sua
salute era preziosa.
Il contratto co.co.pro ha portato insicurezza e instabilità, lo schiavo si proprio lui almeno poteva farsi una famiglia.
Allora io leggo nel Catechismo di san Pio X essendo cattolico quanto segue:
13 I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio
1) Omicidio Volontario
2) Peccato Impuro contro natura
3) Oppressione dei poveri
4) Frode nella mercede agli operai
Penso di rientrare benissimo nei punti 3 e 4.
Il vocabolario della lingua italiana è molto esaustivo: definizione di povero:
pòvero: pòvero aggettivo, come significato generale, esprime povertà,
miseria, mancanza di mezzi (può seguire o precedere il nome a cui si
riferisce; nel primo caso indica semplicemente la condizione, nel
secondo vi aggiunge anche un senso di compatimento e quasi di
partecipazione affettuosa; a volte, quando è anteposto al nome, assume
significati del tutto diversi, come è esposto più avanti).
Esatto è questa la definizione giusta mancanza di mezzi per guardare
avanti, un futuro senza speranza, senza famiglia, se guadagno 1.100
euro (forse per tre o quattro mesi dipende dal progetto) al mese e ne
pago 800 di mutuo o di affitto, le bollette, il cibo, l’ automobile.
ecc. mi sento proprio di rientrare in questa definizione non ho i mezzi
per andare avanti.
Non sono di sinistra né di destra sono solo cattolico, e credo che nè
la Chiesa nè i politici si rendano ben conto di questa situazione, ma
ricordiamoci che giornalmente questi peccati vengono commessi e prima o
poi in questa vita o nell’ altra la giustizia di Dio farà il suo corso.
Un saluto un suo lettore.
02/07/2007
08.00
Considerazioni sull’articolo “Il ritorno delle streghe” fatte da una “strega”
Buongiorno,
mi chiamo Maddalena e conosco bene il vostro sito e le vostre edizioni,
mi piace leggere i vostri articoli perchè spesso ne ricavo interessanti
spunti di riflessione pur non essendo cattolica.
Ho notato che vi occupate spesso di paganesimo e wicca, bene io sono una wiccan, pagana, neopagana fate un po’ voi!
Ci tengo a sottolineare da subito per non tornarci più che non HO
NIENTE A CHE VEDERE CON SATANISMO O DIVINITA' CORNUTE O ALTRE ROBE
SIMILI, NE MAI MI CI SONO IMBATTUTA NEL MIO PERCORSO SPIRITUALE!
Ho letto l’articolo sul ritorno delle streghe, ci sono delle sottili
imprecisioni e francamente non capisco che problema avete con la wicca
quando in Italia operano sette realmente pericolose... (scientology...
i raeliani ... i satanisti che si trovano spesso nelle più alte sfere
del potere).
Io sono figlia dei classici cattolici della domenica... ho frequentato
il catechismo, ho fatto la comunione, ho frequentato scuole cattoliche
e sono stata in un collegio di suore.
Il mio rapporto con la religione cattolica è stato sempre pessimo,
pieno di dogmi, punizioni, facilità a giudicare, il senso del peccato
ovunque, nessuna consolazione per me o arricchimento spirituale... per
anni ho vissuto in una specie di deserto spirituale... ho conosciuto
molti preti e soprattutto molte suore... persone aride, senza cuore e
passione, ne salverei 3 in tutto (persone concrete, capaci di ascolto e
reale comprensione del diverso)...
All'università frequento il corso di storia delle religioni e due corsi
di antropologia, mi si aprono dei mondi, all'improvviso il mio cervello
si rimette in funzione e piano piano ricomincio ad interrogarmi sulla
mia spiritualità e su come vorrei viverla, la mia vita è cambiata ed in
meglio, ho risolto tanti vecchi conflitti che mi portavo ed ho
ritrovato serenità senza per questo mancare di rispetto a me stessa o
agli altri.
E' vero come dite voi che la Wicca viene fondata da Gardner nel 1949 ma
il culto della dea è
preesistente alle attuali principali religioni (vedi le ricerche di
Marija Gimbutas) e le donne avevano un ruolo attivo nelle società
primitive, non si parlava di matriarcato bensì di matrilinearità, le
donne coltivavano la terra e soprattutto curavano le persone che le
circondavano.
Voi fate spesso riferimento all’aspetto femminista della wicca come se
fosse una cosa negativa però vi chiederei di mettervi nei nostri panni,
la storia e gli uomini non sono stati clementi con noi, posso affermare
che la religione cattolica mi ha fatto sentire spesso chiusa in una
scatola di pregiudizi e luoghi comuni, chiudendo la mia femminilità con
tanti precetti da seguire codificati da uomini.
Io non potevo riconoscermi in tutto ciò.
Con il tempo ho imparato a vivere in armonia con ciò che mi circonda,
seguo i cicli della natura (sul calendario, nell’alimentazione...)
faccio molta meditazione e prego tutti i giorni, seguo le feste wiccan,
non faccio proselitismo ne alcun wiccan l’ha mai fatto con me convinti
come siamo che ognuno ha un suo percorso spirituale da seguire.
Prima di fare qualcosa o di interferire nella vita di qualcuno mi
chiedo quali saranno le conseguenze per me e gli altri, ho il massimo
rispetto del mio corpo e non ho alcun problema con la mia sessualità
(cosa che non si può dire di tanti cattolici, preti e suore
compresi...).
Non crediamo che la donna sia superiore all’uomo, semplicemente non ci
piace essere delimitate in donne perbene o di facili costumi, pertanto
insieme all’uomo contribuiamo all’armonia dell’universo.
Lla procreazione è un aspetto fondamentale del rapporto tra uomo e
donna e l’omosessualità è spesso guardato con diffidenza da parecchi
gruppi pagani.
La Dea è per me fonte di consolazione, mi fa sentire protetta e mi da
una pace che non ho mai provato prima e soprattutto mi fa venire voglia
di migliorare attivamente il mondo intorno a me.
La Dea non maledice nessuno ma se faccio del male l’universo risponderà in qualche modo alla mia azione ed io devo rimediare.
Ecco, ho ritenuto mio dovere darvi una testimonianza diretta di questo
tipo di spiritualità, spero vi sia stato utile, in ogni caso continuerò
a leggere i vostri articoli nonostante alcune divergenze d’opinione.
Grazie per l'attenzione.
Saluti
Maddalena
01/07/2007
20.00
Chiusura EFFEDIEFFE Milano /2
Cara Associazione Effedieffe,
conosco Effedieffe da due anni soli ed abitavo in Toscana, ora che sono
rientrato in Lombardia, voi vi trasferite “in centro Italia” (ma
dove?).
Proverò ad essere presente al prossimo ed ultimo incontro milanese,
perché, “E’ l’ultima occasione di incontro per i lettori milanesi
perchè EFFEDIEFFE (...) si trasferirà da settembre in centro Italia”.
Non so perché ve ne andiate (dopo 40 anni), né chi vi obbliga (magari
state giustamente
preparando la vostra pensione), però per favore non lasciate messaggi
così terroristici: così come Blondet ha tenuto conferenze a Roma ed a
Catania, potrà in futuro tenerle nella sua Milano, non vi pare?
Non pensate di rassicurare i vostri lettori milanesi?
Oppure cominciate a trattarci da milanesi (stronzi) come ormai è di moda fare da parte un po’ di tutti?
Saluti
Luigi B.
01/07/2007
19.00
Chiusura EFFEDIEFFE Milano
Accolgo con profondo sconforto la notizia che intendete chiudere EFFEDIEFFE a Milano.
Come è possibile questo?
Perché abbandonare tanti affezionati lettori di Milano e del Nord Italia e privarli di un contatto diretto con Voi?
Ma cosa succede?
Le conferenze sono state sempre gremite, la gente è sempre più attratta dalle Vostre pubblicazioni e Voi ci lasciate?
Capisco che per un lettore milanese queste rimostranze possano apparire
un po’ egoistiche (ci saranno altrettanti lettori in Umbria, Lazio e
Toscana), ma insomma Milano è la più importante metropoli di questo
povero Paese.
Non esserci implica una ritirata e una marginalizzazione.
Va bene ci sarà il sito, ma noi abbiamo bisogno della Vostra eccezionale presenza.
Che Dio Vi benedica in ogni caso.
Un affezionatissimo e sconfortato lettore.
R. C.
01/07/2007
18.00
Sulla Polonia
Berlino
Grave escalation della crisi tra Germania e Polonia, provocata da
agghiaccianti dichiarazioni del primo ministro polacco, Jaroslaw
Kaczynski.
In un’intervista alla radio pubblica, il capo del governo
nazionalpopulista di Varsavia ha paragonato (in modo implicito ma
chiarissimo) la democrazia guidata a Berlino da Angela Merkel al Terzo
Reich.
E’ ormai la crisi più grave dal 1945 tra i due Paesi che - con
l’aggressione nazista del settembre 1939 - furono teatro dell’inizio
della seconda guerra mondiale.
“In Germania”, ha detto Jaroslaw Kaczynski, “stanno avvenendo fenomeni
molto negativi. E come è accaduto già una volta in passato, la maggior
parte degli europei non ha il coraggio di dirlo e di opporvisi”.
Il paragone è pesantissimo, è un insulto senza precedenti per la Repubblica federale.
Non è finita.
Kaczynski continua a sparare a zero.
“A causa di una opinione premeditata oggi non è possibile parlare in
Europa delle responsabilità tedesche nell’olocausto e nella seconda
guerra mondiale”.
Secondo il premier, la Germania è in buona parte abitata da “razzisti antipolacchi” e “discrimina la minoranza polacca”.
Il delirio di Kaczynski, all’indomani del duro confronto tra Polonia e
resto dell’Unione europea al vertice UE di Bruxelles della settimana
scorsa, minaccia conseguenze pesantissime e pericolose nel vecchio
continente.
La “minoranza polacca” di cui egli parla non esiste.
Esistono immigrati in Germania e lavoratori polacchi pendolari, indispensabili all’economia tedesca.
Esistono poi i ripetuti passi della Germania a favore della Polonia,
sotto i cancellierati di Helmut Kohl, di Gerhard Schroeder e di Angela
Merkel: dall’appoggio determinante alla richiesta di Varsavia a entrare
nella UE, agli aiuti militari, agli investimenti, fino al peso decisivo
dei finanziamenti tedeschi (il 40% almeno del totale) nei contributi
europei alla Polonia.
Pochi giorni fa, Kaczynski - per influenzare da lontano, da Varsavia,
il vertice europeo - si era spinto a dire che la Polonia deve contare
di più per voti e potere decisionale in Europa perché se non avesse
avuto tanti morti nella guerra causata da Hitler avrebbe oggi 66
milioni di abitanti e non 38.
Nella stessa intervista alla radio, Kaczynski ha pesantemente attaccato
il padre storico del movimento per la democrazia, l’eurodeputato ed ex
ministro degli Esteri, Bronislaw Geremek, per le sue dichiarazioni
(anche a Repubblica) secondo cui aver visto in faccia al vertice di
Bruxelles il rischio d’isolamento è stata una buona lezione per i
dirigenti polacchi.
Secondo Kaczynski, Geremek è incapace di liberarsi dal suo passato.
Geremek fu nel PC polacco fino dal 1968: ne uscì diventando dissidente
per protestare contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia e
contro la repressione del movimento studentesco a Varsavia e la purga
antisemita che lo seguì.
Ci spiace deludere il signor Kaczynski ma il governo Markel ha ben poco a che vedere con il Terzo Reich.
In quanto al “razzismo” vorremmo ricordare al signor Kaczynski che fu
proprio quello polacco che ci portò alla Seconda Guerra Mondiale.
Gli assassinii spietati, dopo torture e smembramenti, di cittadini
tedeschi della tedeschissima Danzica, perpetrati in un impressionante
continuum malgrado gli ultimatum tedeschi, provocarono l’entrata in
Danzica delle armate germaniche il 1 settembre 1939 permettendo a
Francia e Inghilterra (finanziariamente e geopoliticamente in rotta di
collisione con la Germania) di dichiarare la guerra alla Germania per
la “salvaguardia del territorio polacco”.
Dimenticavano che Danzica era città autonoma semplicemente soggetta a controllo polacco e non città polacca.
Dimenticavano che il massacro dei cittadini tedeschi da parte degli
imperialisti polacchi non era propriamente consono con
l’autodeterminazione dei popoli.
Dimenticarono, poi, di essere entrati in guerra per la “salvaguardia
del territorio polacco” quando questo, due settimane più tardi, fu
invaso dall’URSS alla quale Parigi e Londra pensarono bene di non
dichiarare guerra.
In quanto all’angelico comportamento polacco, ne abbiamo una nota
storica ben precisa in un ordine impartito dal Cancelliere alle truppe
tedesche in Olanda; Hitler esorta i soldati a fraternizzare con la
popolazione “perché si è presa cura dei nostri feriti, non come i
polacchi che tagliavano loro la lingua e strappavano loro gli occhi”...
01/07/2007
17.00
Non sarà un giornalista?
Caro Direttore,
sarà che io ho frequentato esclusivamente le scuole di primo e secondo grado e poi ho conseguito
solamente la maturità tecnica (chi la ricorda? era il 1975 ).
Sarà pure che dopo i 50 anni si può venire soggetti a malattie senili.
Sarà quel che vuole lei, caro direttore ma quell’ultimo intervento del suo lettore dal titolo
”Dei delitti e delle pene” non mi pare proprio esca dalla penna di un operaio da 1.100,00 euro al mese.
Se lo lasci dire da uno che ha lavorato come operaio per 4 anni e
adesso, da 27 anni ricopre la funzione di responsabile ufficio in un
ente, dove gli operai (colleghi) sono ben diversi.
Ne avessimo di operai che scrivono così forbito.
Se ci fossero operai così ben forniti della lingua Italiana sicuramente
qualche sindaco se li accaparrerebbe per la propria campagna elettorale.
Leggere che: “nonostante tutti i loro tentativi di scapolarla, in via
definitiva ed interdetti per sempre dai pubblici uffici, ma sono ancora
seduti là” scritto da un operaio, fa scattare subito un non so che di
allerta.
Che un operaio (un ingegnere o avvocato che fa l’operaio non vale ) che
conosce il codice penale e le pene aggiuntive come l’interdizione dai
pubblici uffici puzza molto da lontano.
Sempre con profonda stima.
Suo accanito lettore.
Gianfranco C.
PONTECURONE
(paese natale di San Luigi Orione)
RISPOSTA
Non so chi sia il lettore che si dichiara operaio statale da 1.100 euro al mese, ma perché sospettare che sia un giornalista?
I giornalisti scrivono peggio.
E anche lei scrive benino.
Maurizio Blondet
01/07/2007
15.00
Un lettore
Caro Direttore,
l’unica conoscenza che ho di lei è una conoscenza mediata da internet, quindi per me lei resta
un grande giornalista/scrittore, sicuramente arrogante, certamente superbo, ma che almeno si degna
di porre delle note a molte delle sue affermazioni.
Non so se una conoscenza diretta mi porterebbe a disprezzarla, o la renderebbe antipatica ai miei
occhi, ma non è questa la cosa importante.
La cosa importante è che leggendo il suo giornale, anche se non
assiduamente, si riesce a vedere che oltre la verità bianco-nera che ci
propone la stampa nazionale, c’è altro.
Che c’è altro dietro a tutto, dietro ai documentari sui preti pedofili,
dietro ai gay pride anti-Putin, dietro al faccione di Romano Prodi,
dietro ai baffi di D’Alema.
Questa premessa serve per ricordarle che non tutti i lettori del
giornale da lei diretto sono cattolici ferventi, e probabilmente la
maggior parte legge il giornale perchè ha sete di verità diversa.
La teologia sarà pur importante, ma non offre verità, almeno non la offre in una disquisizione
eccessivamente alta.
Che il messaggio di Gesù Cristo sia intrinsecamente rivoluzionario e
violento, quindi colmo di speranza, di coraggio e assolutamente lontano
dalle porpore cardinalizie: questa è una verità
diversa!
E’ questo che un popolo, o un gruppo di lettori che vota Romano Prodi e i DS perchè è convinto
che il suo unico nemico sia la religione cattolica ha bisogno di sentirsi dire.
Ha bisogno di capire, in sostanza, che il vero unico nemico è ormai
diventata la classe politica in quanto tale, in quanto casta, in quanto
nuova incarnazione contemporanea dell’aristocrazia settecentesca.
E la promiscuità scandalosa con la finanza non fa che rendere ancor più
torbido, impalpabile e onnipresente questo avversario di noi tutti.
Lotti maggiormente su questo fronte, e stia attento a sostenere troppo spesso che lei starebbe con Berlusconi.
Fossi in lei starei più con Gesù e meno con gli imprenditori, perchè la
politica e i politici, in quanto tali e per fortuna, sono
immancabilmente fallibili e mortali.
Con affetto e stima
Alessandro D.
01/07/2007
13.30
La Morte di Cesare /2
In merito al suo ultimo articolo: La morte di Cesare, mi ricordo d’aver
visto tempo fa una trasmissione dove un alto graduato dei carabinieri
illustrava i risultati dei suoi numerosi anni di investigazione
sull’assassinio di Cesare.
Nel programma si diceva che grazie ai numerosi dati oggi in nostro
possesso, era possibile applicare gli attuali sistemi di investigazione
ad un caso avvenuto un paio di millenni addietro.
E il risultato sconcertante era che Cesare sapeva del complotto ordito alle sue spalle.
La spiegazione che fornivano in merito a questo suo spontaneo
“suicidio” era che probabilmente soffriva di attacchi d’epilessia, e
preferì morire da eroe piuttosto che a causa della malattia che avrebbe
irrimediabilmente minato la sua immagine.
Tra i segni della malattia si cita l’episodio in cui rifiutò la corona perché sotto lieve attacco
epilettico.
Oggi, dopo aver letto il suo articolo, mi chiedo se forse le indagini così sapientemente condotte non rivelino la realtà.
A parte però considerare l’epilessia come causa di un altrimenti
incomprensibile comportamento: quello di andare da solo incontro ai
suoi carnefici.
Forse lo sapeva davvero del complotto.
Forse, come asserì l’investigatore, Cesare manovrò in maniera tale che i senatori fossero costretti a coalizzarsi per ucciderlo.
Forse tutti sapevano tutto e stettero tutti al gioco motivati da
qualcosa di molto difficile da comprendere per noi “uomini moderni”.
O forse, più semplicemente, la storia si ripeteva già allora.
Cordialmente
Matteo F.
RISPOSTA
Racconta Plutarco che la sera prima delle Idi, a cena, si venne a parlare di quale fosse la morte preferibile.
Cesare prevenne tutti rispondendo: “Quella meno attesa”.
Il che non significa che le spiegazioni del carabiniere (epilessia, auto-congiura) non abbiano alcun senso.
Cesare sapeva che il suo progetto politico democratico era fallito, per l’opposizione irriducibile dell’oligarchia senatore.
A 60 anni, progettava di voler andare a combattere i Parti: ossia, probabilmente di non tornare più vivo.
Maurizio Blondet
01/07/2007
12.30
La Morte di Cesare
Egregio Direttore,
Leggo sempre con attenzione i Suoi articoli, e non mi è sfuggito il Suo
pezzo sulla morte di Cesare. Sicuramente interessante il paragone con
la scomparsa di Romolo, mitico fondatore dell’Urbe. D’altronde la
stessa morte, presumibilmente violenta dell’eroe eponimo, si presta a
diverse chiavi di
lettura, come Lei ben saprà.
A parte l’assonanza con altri miti (lo squartamento rimanda al
fratricidio di Osiride da parte di Seth), la storia degli albori di
Roma è una sorta di rimescolamento di diverse culture: la latina, la
sabina e l’etrusca.
Come Romolo tentò di amalgamare in una sola città le diverse componenti
etniche e personali, la sua morte violenta con conseguente “pena
accessoria” sembra essere una sorta di contrappasso (la separazione
delle membra come spinta centrifuga delle componenti etniche).
D’altronde, gli argomenti da Lei meritevolmente affrontati sono
talmente lontani nel tempo, che le nostre categorie mentali sono spesso
fuorviate da un’insufficiente cultura, o dall’aurea mediocritas che
troppo spesso aleggia nei nostri Atenei.
Qualche volta, però, si ha la fortuna di incontrare qualcuno che non
parla di veline o calcio: all’Università il professor Giorgio Luraschi
instillò in molti studenti nozioni difficilmente accessibili nei
ristretti programmi ministeriali.
Qualcosa di molto simile a quello che fa Lei dalle pagine di Effedieffe.
Cordiali Saluti
Simone C.
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