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Gentile Direttore, richiamato il suo articolo sullo scempio di Niscemi, vorrei chiederle, se fosse possibile, di rispondere alle argomentazioni che il lettore Guido espone nei "Commenti" e rispetto alle quali concordo. Ho un'età che non mi consente paragoni fra un "prima" e un "dopo"; vedo solo il mio presente e, sebbene lo trovi per molti aspetti ripugnante, non ho elementi per dedurre che questo mondo sia peggiore di quelli che l'hanno preceduto. Basta aprire a pagina un qualsiasi libro di storia per capire che tutta la storia sia (anche ) un immenso macello. Perché Direttore secondo lei stiamo correndo verso il baratro? I fatti che lei così acutamente analizza non sono che l'ennessima esplicazione delle conseguenze della Caduta Orginale? La saluto e ringrazio per l'attenzione Marco Marchesi Bergamo "Chi non ha vissuto nell'Ancien Régime non può capire la dolcezza del vivere", diceva Talleyrand. E' semplicemente impossibile, per chi non ha vissuto certi periodi, far capire com'erano. E' una questione di "clima", di atmosfera collettiva, di état d'esprit. Potrei darle la mia testimonianza, di uno che ha vissuto "prima" (diciamo prima degli anni '60), raccontarle della diffusa onestà e solidarietà, delle compagne di scuola in grembiule che non mostravano "griffes" e che non si facevano sedurre...ma lei potrebbe mettere tutto in conto di una personale nostalgia. Che non c'è: per me, erano gli anni di una giovinezza povera e difficile, aspra. Uscivamo da un immenso macello, la seconda guerra mondiale; ma una cosa sono le guerre, un'altra la mostruosità di quindicenni che stuprano e uccido una quattrodicenne. La cosa che si avvicinava un po' a quella mostruosità erano gli omicidi che erano stati commessi da partigiani, uccisioni di persone in casa loro, spesso per vendette private o per ruberie, e che erano vivi nella memoria a Milano (dei fatti nazisti, le sembrerà strano, non si cominciò a parlare che negli anni '60). Quale la differenza? La guerra, per la gente nella storia, specie per la povera gente, è un "destino", e un destino comune. L'omicidio di una persona onesta in camera sua di notte, per mano comunista, era già sentito come qualcosa d'altro. Per me che ho vissuto quel prima, il lungo processo di degrado è così evidente, che non voglio più abitare a Milano, dove sono nato e cresciuto vicino a Sesto S. Giovanni. Ma chi non c'era, non può capire. E' inevitabile. Solo attenzione: che il "è sempre avvenuto così" che non sia un alibi per assuefarsi all'intollerabile, al mostruoso. Maurizio Blondet |