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Gentile dott. Blondet, Gianbattista Vico affermava che, in fondo, il nostro orizzonte della realtà è piuttosto limitato e nella nostra storia ci troviamo a fare esperienza, a rotazione, sempre delle stesse situazioni, mutatis mutandis. Da uomo del 2000 non posso non notare una certa affinità tra la sua Teoria dei Corsi e Ricorsi storici e la credenza indiana della ruota delle reincarnazioni che dovrebbe permetterci di uscire dal samsara per approdare nel nirvana (buttata lì così, a colpi d'accetta). Chi avesse visto il film Il gladiatore avrà avuto modo di assistere, nelle scene iniziali, ad uno scambio di battute tra il "generale" Massimo Decimo Meridio e il suo "luogotenente", nella foresta dei Germani subito prima della battaglia. Quest'ultimo, apprezzando la sproporzionata disparità di forze tra le due parti, dice: <<Un popolo dovrebbe capire quando è sconfitto>>. Al che, Massimo replica con un: <<Tu lo capiresti? Io lo capirei?>>. Questo per dire che è difficile per chiunque il quale viva immerso nella realtà del suo tempo, interpretare correttamente i segnali che lo circondano per dedurre come potrebbe evolversi la situazione. Però vale la pena almeno di provarci, secondo me. Io non sono uno storico, per cui mi si perdonerà qualche imprecisione ma... siamo nel 2008 o nel 1938? Vediamo un po': situazione globale di grande tensione; recessione economica; poca fiducia nel futuro; governo legittimo ma inetto e svuotato di autorevolezza... Un uomo della classe media, basso e pelato, decisamente non bello né particolarmente intelligente, ma indubbiamente eccezionalmente scaltro, sufficientemente privo di scrupoli, con un ego smisurato e una concezione di sé decisamente poco aderente alla realtà, decide di approfittare della situazione attraverso l'uso dei media e la sua capacità istrionica; promette di rialzare in breve le sorti dell'Italia grazie al duro lavoro, l'autarchia e la sua guida infallibile. Per dare più unità a quello che inizialmente è un movimento e poi diventerà un partito unico (...) decide perfino di adottare un colore di riferimento, un abbigliamento "consigliato", motti e canzoni dedicate, assieme ad una studiata coreografia. Dopo diversi tentativi più o meno infruttuosi riesce alla fine ad impadronirsi del potere in maniera legittima. A questo punto, le promesse di bengodi si devono confrontare con "la dura realtà" e perciò si prospetta un periodo di "lacrime, sudore e sangue", in cui saranno prese decisioni impopolari. Si rafforza l'asse tra il leader italiano e la potenza mondiale allora dominante, nell'ottica della creazione di un nuovo ordine mondiale. Si individua un nemico esterno per compattare l'opinione pubblica e vengono varate delle leggi razziali che colpiscono una minoranza nota per i suoi intrallazzi e le sue brighe losche. Nel nome di una presunta richiesta di maggiore sicurezza, artatamente pompata dai media come emergenza primaria, si provvede a militarizzare silenziosamente il Paese e ad aumentare il controllo sulla popolazione attraverso un articolato sistema di sorveglianza. L'opposizione sembra impotente e intimidita: una sola persona si leva dal coro [nel 1924 quell'uomo si chiamava Matteotti e sappiamo tutti com'è andata a finire]. Si formano ronde spontanee di cittadini per vigilare sulla sicurezza della collettività e che poi si inquadrano in formazioni paramilitari. Si avviano le Grandi Opere. Si modernizza il Paese. Si diffondono gli spettacoli di varietà, l'informazione diventa di regime e lo spettacolo più gettonato è il modello "soap opera". A questo punto il governo getta la maschera ("Farò di questo parlamento un bivacco per i miei manipoli" / "Il vento è cambiato, è arrivata finalmente l'ora di mettere seriamente le mani sulla Costituzione") e si rivela per quello che è: un regime totalitario e assoluto dove chi non si uniforma viene emarginato, boicottato o... eliminato. Qualunque opinione che si discosti dal pensiero unico dominante viene dileggiata o soppressa; se a criticare è la stampa estera - quindi non controllabile - si grida al complotto. Si instaura il culto della personalità dove il leader viene presentato come un indefesso lavoratore, un uomo irresistibile, sportivo ed eccezionalmente prestante fisicamente, un amante insaziabile e una guida infallibile. Pian piano spariscono, all'interno della sua cerchia, le poche teste pensanti (che potrebbero fargli ombra in qualche modo) e rimane solo un'accozzaglia di rozzi e arroganti boriosi, tanto inetti quanto compiacenti e servili nei suoi confronti, ben consapevoli che il loro status, potere e privilegi dipendono esclusivamente da lui. Fermiamoci qui. Speriamo non si tratti di un film già visto. Cordiali saluti. ANDREA MARZOLINI La storia, quando si ripete, si ripete come farsa. Maurizio Blondet
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