>  05 giugno 2008

Precario FIAT

Egr. Dott. Blondet

E' il nuovo stile Fiat, maglione, capelli in disordine spesso unti, uso dell'iperbolismo per esprimere i concetti. O meglio è il nuovo stile del precario Fiat. Prendiamone uno a caso: Marchionne. Questo tizio ha una strana concezione del precariato. Tutti siamo precari in questo mondo e tutti dobbiamo morire. Tuttavia un conto è un uomo vissuto da emiro un altro è quello vissuto tra mosche e miseria. Eppure sono due uomini precari. Non ricorda neppure di avere un contratto che lo protegga. Non si ricorda cosa ha firmato e se ha firmato qualcosa. Commovente. Non è colpa di nessuno se siamo arrivati al punto di frattura sociale che sta distinguendo questa società. L'industria si tira fuori. Anzi come dice lui l'industria si adegua. Se lui decide di costriure un nuovo stabilimento in qualche parte d'italia e deve presentare dei documenti o chiedere delle licenze non deve fare la coda. Tutti sull'attenti. In adorazione. Altrementi me ne vado in Serbia dove posso chiudermi dentro nelle mia quattro mura e fare quello che mi pare senza rompiscatole. Lui li chiama ostacoli, freni. Insomma una camicia di forza. Si dimentica di dire, costui, che tutte le volte che lo stato allargava i cordoni della borsa per salvare le sue macchinette era tutto dovuto. Allora era il marchio made in italy a dover essere salvato. Il fatto è caro sig. Marchionne che se anche le fosse permessa una detassazione al 100% non si accontenterebbe comunque. Si lamenterebbe delle strade strette, della scarsa viabilità, delle infrastrutture fatiscenti. In Serbia invece no. Così dicasi in Russia, Brasile, Polonia ecc. Lì se un operaio si fa male non rompe le scatole. No sig. Marchionne, non ci siamo. Io penso che un'azienda debba avere un taglio etico, non inteso di morale, intendiamoci, ma di resposabilità sociale dell'imprenditore verso la società e verso i suoi componenti. I vecchi imprenditori, quelli veri, erano rispettati perchè, pur facendo i loro interessi rispettavano la società in cui erano inseriti e ne erano spesso protagonisti. Non erano camaleonti o predatori. Nè tanto meno si defenivano precari o geni, ma, nel senso più generale del termine, persone fortunate.

Cordialmente

P.L.
Brescia

 
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