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Caro Blondet, innanzitutto vorrei ringraziarLa per i suoi articoli molto graffianti di diversi argomenti che cercano di farci comprendere questo nostro mondo così complesso e, purtroppo, anche molto compromesso... Ho apprezzato particolarmente l’articolo dal titolo “Un popolo finalmente liberato” che condivido pienamente ma di cui, ahimè, in pochissimi si rendono conto del disastro a cui sta andando incontro la nostra società italiana (ma non solo). Le scrivo comunque queste righe inviandoLe in allegato il numero 339 di Cristianità. Come potrà leggere in questo numero c’è un articolo scritto da Massimo Introvigne che tratta la tragedia dell’11 settembre confutando la tesi del complotto. O meglio, citando il libro “The looming tower” Introvigne dice molto chiaramente che anche se l’intelligence americana era a conoscenza della preparazione di un attentato nell’agosto del 2001, pur tuttavia solo chi avesse avuto tutti i pezzi del puzzle avrebbe potuto comporre un quadro completo e, forse, prevenire l’attentato (pagina 26). Anche la figura di John Patrick O’Neill di cui parla il libro e che viene ripresa da Introvigne contribuisce a questo sospetto sul ruolo dell’FBI. Però Introvigne argomenta molto chiaramente che se vi sono state delle omissioni da parte dell’intelligence americana, la tesi del complotto è tutta da dimostrare. E a questo proposito l’articolo riporta ben 12 punti contro i sostenitori del Truth Movement. So bene qual’è la sua posizione su questo argomento, però credo che l’analisi di Introvigne sia largamente condivisibile, senza con questo dover affermare che è un dogma doverci credere al 100%. Però mi pare che le argomentazioni al riguardo siano piuttosto esaurienti e quindi mi piacerebbe sapere cosa ne pensa sui diversi punti. Premetto che non sono un particolare estimatore della politica americana che ormai è totalmente ripiegata sui propri interessi economici in spregio del diritto internazionale - vedi Kosovo - perchè evidentemente destabilizzare; una situazione può creare le premesse per un nuovo “intervento umanitario”. Cordiali saluti Matteo M. Il lettore abbia pazienza. Sull’11 settembre ho scritto ben quattro libri, “11 settembre colpo di Stato in Usa”, poi “Chi comanda in America”, poi “Osama bin Mossad” poi anche “Israele, USA, il terrorismo islamico”. Altri ne hanno scritto una caterva, fra cui Webster Tarpley. Libri che lei evidentemente non ha letto, perchè se l’avesse fatto vi avrebbe trovato le risposte alle 12 obiezioni di Introvigne. La rimando a quelli. Mi limito a sottolineare che Introvigne da una parte si occupa di smentire asserzioni che il Truth Movement non ha mai fatto (come la storia dei 4 mila ebrei che non si sarebbero presentati al lavoro alle Twin Towers il giorno fatale, storia che io ho escluso dal novero degli indizi perchè diffusa da un giornale libanese, e non controllabile); dall’altra continua a rimestare le questioni tecniche (può il carburante di un aereo far crollare un grattacielo?, e simili), su cui il dibattito può durare all’infinito, e ormai francamente, a sette anni di distanza, mi pare abbastanza sviscerato (non fu il carburante, furono cariche di termite che brucia a 3 mila gradi); noto che la sicurezza di Introvigne che i dirottatori arabi bocciati da scuole di volo per dilettanti potevano benissimo guidare dei Boeing “con l’ausilio degli strumenti tecnici di bordo di cui avevano studiato il funzionamento e delle sessioni di addestramento al simulatore di linea professionale alle quali si erano sottoposti, erano in grado di pilotare e di dirigere in aria anche aerei più grandi di quelli per cui avevano conseguito i brevetti” è semplicemente ridicola: di quali “simulatori di volo professionali” si parla? Chi ne ha mai parlato? E’ una rivelazione di Introvigne? Simulatori di volo “professionali” non sono a disposizione di piccole scuole di volo della domenica, ma solo di grandi compagnie aeree e di forze armate. Sa Introvigne di cosa sta parlando, e dei costi di simili simulatori? Ciò che Introvigne evita accuratamente di affrontare sono gli indizi non tecnici, bensì politici e documentali che provano il “false flag”. Primo fra tutti il documento diramato dal PNAC nel 2000, dove si auspicava una “nuova Pearl Harbor” per convincere gli americani a spendere di più per la difesa e per affrontare i nuovi nemici dell’egemonismo USA. Quel documento, “Rebuilding the american defense”, era firmato da Rumsfeld, Wolfowitz, Cheney e Douglas Feith, che erano al potere l’11 settembre. L’altro argomento è l’arresto degli israeliani danzanti, quei giovanotti visti festeggiare mentre le Torri bruciavano, appartenenti ad una compagnia di traslochi: erano tutti israeliani, ex militari. La polizia di New York dovette consegnarli all’FBI perchè sospettati di strage, delitto federale. E dopo qualche mese, quei ragazzoni furono espulsi per “visto scaduto e lavoro illegale in USA”, sottraendoli così all’inchiesta. E chi li espulse? Il procuratore di New York Michael Chertoff, ebreo con doppia cittadinanza, oggi elevato a ministro della Homeland Security. Maurizio Blondet
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