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Egregio Direttore, ho sentito il Ministro Brunetta dire, tra l’altro, che bisogna privatizzare l’acqua. Perché, mi chiedo? Forse perché la speculazione ha intravisto anche qui, nel bene essenziale per eccellenza, un nuovo business? Possono essere così bastardi? Pare di sì. Ecco il link di una banca che già emette “Certificati sull’acqua”. Nella pubblicità, per invogliare gli investitori, dice che “dal 1970 la quantità di acqua pro capite disponibile è diminuita del 40%”. Che sia vero? Che siano loro (che ci speculano) a farla mancare? Lei che ne pensa? Saluti Fabio Halt PD Acqua da investimento. Investire con i Certificates ABN AMRO sull’oro blu La chiamano l’oro blu. E non a caso. In futuro, ma un futuro molto prossimo, l’acqua è destinata a diventare un bene prezioso come il metallo nobile per antonomasia e come il petrolio, l’oro nero Del resto, se in alcune parti del mondo l’acqua ancora oggi si spreca, altrove sta diventando sempre di più una chimera, in particolare quella potabile. Solo l’1% delle risorse di acque mondiali è disponibile come potabile. Già oggi un miliardo e 300 milioni di persone non ne dispongono a sufficienza ed è stimato che nel giro di venti anni un terzo della popolazione mondiale potrebbe rimanerne privo mentre cresce la richiesta proveniente dall’agricoltura, che ormai necessita del 70% delle risorse disponibili. Il fenomeno non è di oggi ma è in costante accelerazione: dal 1970 la quantità di acqua pro capite disponibile è diminuita del 40%. Per invertire questa tendenza sono necessari investimenti colossali. Non solo in alcune regioni italiane o in metropoli emergenti come Shangai gli acquedotti ridotti a colabrodo rendono difficile l’approvvigionamento nei mesi più caldi, ma perfino a Londra la dispersione sfiora il 50%. E si trema in attesa di un’estate ad alto rischio dopo che l’autunno e finora l’inverno stanno archiviando una piovosità ai minimi storici: nel nostro Paese fiumi come il Po e il Tevere sono ai livelli raggiunti d’abitudine a luglio. Gli organismi internazionali ritengono che nel giro di un paio di decenni le somme da dedicare alla soluzione, perlomeno parziale, del “problema idrico” dovranno oscillare tra i 75 e i 180 miliardi di dollari per coprire le richieste di strumenti per la raccolta e l’immagazzinamento dell’acqua, la gestione dell’offerta, la richiesta nei Paesi emergenti di nuove costruzioni, la disponibilità di acquedotti. Lo sforzo richiede senza dubbio l’impegno degli Stati nazionali e delle organizzazioni internazionali, richiederà ingenti investimenti che aumenteranno le commesse alle società che si occupano di acqua. Oggi è possibile investire facilmente sulla crescita del settore idrico, grazie ad ABN AMRO, una delle principali banche internazionali con radici europee, 183 anni di vita, presente in numerosi Paesi, con oltre 107mila dipendenti, asset per 987,1 miliardi (al 31 dicembre 2006), ottimo rating AA-, Aa2. ABN AMRO ha emesso e quotato in Borsa i Theme Certificates sull’acqua. Il sottostante è l’indice S&P Custom/Abn Amro Total Return Water Stocks, un paniere di dieci azioni di società impegnate nella depurazione, trattamento, impiantistica, imbottigliamento e distribuzione dell’acqua. Le azioni, selezionate a livello mondiale, sono scelte e riviste periodicamente in base a cinque criteri. Prima di tutto devono capitalizzare almeno 500 milioni di dollari americani, per garantire liquidita’ ed evitare la forte volatilità e la conseguente rischiosità legata alle piccole imprese. Quindi, devono aver ottenuto il consenso positivo perlomeno del 50% degli analisti - riportati da una pubblicazione di Bloomberg – espresso con “hold” oppure “buy”. Il loro fatturato deve derivare dai servizi collegati all’acqua per una quota non inferiore al 45%; deroghe sono concesse soltanto a Suez che e’ al di sotto di tale soglia, tuttavia le sue dimensioni e importanza la portano a essere presente nell’indice. Inoltre, vanno considerati il reinvestimento dei dividendi distribuiti e il ribilanciamento a ottobre di ogni anno al fine di mantenere inalterato al 10% il peso di ogni società che concorre alla composizione dell’indice. Agli Italian Certificate Awards 2007 ABN AMRO ha vinto con quello sull’acqua il premio per il Certificato dell’anno. Ma come si possono acquistare i Certificates sull’acqua? Quanto rendono? E quanto sono rischiosi? I Certificates si possono comprare e rivendere presso tutte le banche (sportello, telefono, internet, promotori) comunicando il codice Isin NL0000019735. Sono quotati alla Borsa italiana sul segmento Investment Certificates A del mercato SeDex dalle 9:05 alle 17:25. A garantirne la liquidità è l’emittente ABN AMRO stesso, che assicura le sue proposte di prezzo in acquisto e in vendita in aggiunta a quelle degli altri investitori. L’investimento minimo previsto è di un Certificate (al momento dell’emissione valeva 100 Euro). C’è una commissione di 1,5 euro l’anno per Certificate, calcolata però su base giornaliera e quindi riferita solo ai giorni di effettivo mantenimento in portafoglio. Il rischio di questi strumenti è assimilabile a quello di un investimento azionario; va anche considerato il rischio di cambio essendo l’indice sottostante quotato in dollari. Anche la tassazione è analoga a quella azionaria e concede la possibilità di compensare minusvalenze pregresse. In pratica, supponiamo di acquistare un Certificate sull’acqua, con un tasso di cambio euro/dollaro pari a 1,30. Se dopo sei mesi lo si volesse vendere e a parità di tasso di cambio si fosse verificata una performance dell’indice sottostante pari al 20% il valore del singolo Certificate sarebbe salito a 119,25 euro, con un guadagno al 19,25%, tenendo conto dell’incidenza della commissione di gestione dell’indice (pari a 0,75 euro). www.commodityday.it/presentazioni2007/oro_blu.pdf Brunetta contiunua a recitare secondo il testo del “Washington Consensus”. L’acqua non va privatizzata, al contrario va nazionalizzata. Maurizio Blondet
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