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Caro Blondet, Con rammarico e rassegnazione la aggiorno sulla gravissima situazione in Asia causata dalla nuova crociata globale anti-fumo : Architettata ormai 20 anni fa in California dalla cricca (di fatto) para-mafiosa dell'OMS, essa e' ormai estesa a tutto l'occidente e oramai purtroppo anche qui in Oriente, coadiuvata poi ben volentieri dal sadismo represso di architetti salutisti e dalle orde di pidocchiosi non-smokers perbenisti e salamizzati con la bava alla bocca. Saranno, e sono gia', ahime', cazzi amari per tutti noi. Si parte dal tabacco e si arriva a Orwell... ------- Aereoporto di Ulaan Baatar (Mongolia) : passato il check-in si intravede in un angolo buio una smoking-room. Composta da due vetri ad angolo e' posizionata in mezzo a due negozietti di chincaglierie, le sedie guardano ai passanti e in mezzo c'e' un unico posacenere scassato : il fumatore, in quanto vizioso da rieducare, e' quindi costretto a "stare in vetrina" esibendo i suoi inerrabili vizi, le luci sono volutamente buie , i muri color fango, la stanza e' grande poco piu' di un cesso di periferia, i vetri unti e ingialliti, l'ovvia volonta' dei "designers" e' di dare un messaggio ben poco subliminale. Ma andando al pratico : essendo accendini e fiammiferi rigorosamente sequestrati dopo il controllo al metal-detector in base alle nuove draconiane leggi anti "terrorismo" come puo' quindi il viaggiatore/fumatore accendersi una sana e meritata sigaretta ? Risposta : deve andare in giro per i negozi del duty free e a mo' di elemosina chiedere da accendere ai commessi o come nel mio caso domandare in prestito dei cerini a uno sbirro della dogana (!). Non sia mai, giustamente secondo il dogma neo-salutista, che la vita debba essere facile per gli incalliti viziosi, tutto deve essere scomodo come se per pietas cristiana gli si facesse un piacere a tollerare la sua puzzolente e immorale presenza. Aereoporto di Beijing : il nuovo International Terminal 3 (T3), bassa imitazione cinese del T1 di Hongkong che sicuramente piacerebbe a Renzo Piano e a Libenskind e al resto della cricca di architetti modernisti, e' un labirinto dantesco lunghissimo e volutamente ideato per stupire il visitatore impressionabile e facilmente manipolabile che arriva per le Olimpiadi, costringendolo a quasi mezz'ora di cammino e di scale mobili tra enormi posters a tema olimpionico e pacchiane gigantografie photoshoppate delle citta' cinesi con perfino un goebbelsiano "Beijing - The GREEN city" (!) dove la grigia e inquinatissima Pechino ha il cielo blu, il sole, gli uccellini che cinguettano, e i pechinesi che sorridono amorosamente. Nel mentre, ci viene comunicato che il nostro aereo avra' un ritardo di tre ore. Per i non fumatori l'attesa e' pero' resa piacevole da ogni comodita' : Ci sono cessi modernissimi e pulitissimi ogni 50m, macchinette del the' e del caffe', bibite, tramezzini, persino hostess con distintivo AirChina che vengono a chiedere se tutto e' ok e se si necessita di aiuto. Supplico quindi che mi venga indicato dove sia la stanza fumatori, usando volutamente un arrogante "where is..." anziche' un cortese "is there a... " in quanto da fumatore incallito e giustamente incazzatao mi ostino inutilmente a considerarlo ancora un nostro sacrosanto diritto. Con sdegno mi viene intimato che "there might be a smoking room (notare il condizionale) downstairs when you'll pass the passporto checks" dopodiche' la gentile signorina alza i tacchi schifata dalla mia insolente e anzi oggigiorno inammissibile domanda e scompare nel nulla tra la folla di viaggiatori sudati e incazzati. Una smoking room ? sacrilegio ! roba da terzo mondo ! siamo nel 2008 ! dove credera' mai di essere questo barbaro ? non sa che il fumo fa tanto ma tanto male ? non guarda la TV ? i talk shows ? le mani ingiallite di Pannella ? D'altronde, secondo i dogmi della neo-religione salutista I fumatori vanno puniti, o piu' correttamente, "rieducati" : "Lo facciamo per il vostro bene", dicono con tono paterno come farebbero gli aguzzini di una comunita' di recupero tossicodipendenti o i carcerieri di un Gulag. Dopo altri 40 minuti tra controllo passaporti e due passaggi tra metal detectors raggiungo finalmente la zona "Departures" : Nella mappa c'e' di tutto ma solo alla fine e scritto molto in piccolo vedo un'icona "smoking room" come se la cosa fosse volontariamente tenuta nascosta. Mi incammino quindi verso l'oasi con la bava alla bocca e infine vedo all'orizzonte l'amato logo con la sigaretta fumante : entro e trovo uno stanzone buio con aspiratori e ventilatori a pieno regime, tiro fuori una Marlboro dalla stecca presa in Mongolia ma non ho l'accendino (sequestratomi a Ulaan Baatar). Che fare ? Esco e vado al piu' vicino duty free e chiedo un accendino, risposta "sorry, it's STRICTLY forbidden to sell lighters and inflamables!", e io "excellent, so HOW can i smoke ?" (ironicamente, circondato da montagne di stecche di Camel e Marlboro in promozione). Come se avesse sentito la domanda un milione di volte, la gentil commessa con rassegnazione mi fa notare che negli angolini delle smoking room trovero' una sorta di "accendisigari elettrico". Corro nella smoking room e infine trovo l'aggeggio : trattasi di una sorta di accendisigari per auto, si preme il bottone, si aspettano 10 secondi, scatta il bottone, lo si estrae bollente e ci si puo' accendere la sigaretta. In realta' erano tre accendisigari disposti a triangolo ma due devono averli fottuti come souvenir : il mio era grossolanamente collegato al muro con un fil di ferro a mo' di "antifurto", in perfetto china-style. Ma in linea coi principi neo-salutisti Il fumatore non deve certo fumare in pace, neppure nei pochi posti a lui riservati. Gli architetti autori dell'opera hanno infatti ben pensato di non mettere neppure una sola sedia : si puo' solo fumare in piedi e al massimo appoggiarsi al muro, le luci sono buie per dare un ulteriore tocco di squallore, niente finestre, niente posters appesi al muro, come fosse una prigione dove nascondere i viziosi e gli appestati dai danarosi turisti in visita alle olimpiadi e alla "verde" Pechino ("Beijing - the green city", concediamoci pure una sonora risata). Aereoporto di HongKong : qui si raggiunge il grottesco. Conoscendo bene il posto sapevo che c'era una smoking room prima del passport-control, ma e' stata rimossa e il logo con la sigaretta coperto con un adesivo blu ! Controllo nella mappa e infatti non c'e' nulla, chiedo a una donna delle pulizie e mi indica un posto vicino ai cessi e con mia sorpresa c'e' uno stanzino semi invisibile con una piccola icona di sigaretta mal illuminata, apro la porta e trovo una trentina di cinesi che fumano come disperati avvolti da una nube di fumo da girone infernale. A differenza delle stalle precedenti pero' qui ci sono schermi al plasma con la CNN e la CCTV, sedie in pelle, vetri a parete con vista sull'aereoporto, muri e soffitto pitturati di nero (messaggio subliminale ?) e poster propagandistici che ci ricordano che il fumo fa tanto ma tanto male e che quindi moriremo presto, con le solite foto di polmoni neri e feti abortiti... Passato il check-out e il ritiro bagagli faccio una breve pausa per cena dopo la quale mi incammino a concedermi una meritata fumata post-pranzo. Altra amara sopresa : anche la smoking-room del piano terra e' stata chiusa e il cartello "incellophanato" in base alle nuove leggi antifumo dell'anno scorso : la poliziotta della security ordina - come se fosse la cosa piu' naturale del mondo - "you can only smoke outside the building !" il che equivale ad almeno 20 minuti di cammino con 30kg di bagagli. Come in una tragedia greca, raggiunta l'uscita scopro che e' perfino vietato fumare nella zona di entrata all'aria aperta (!), bisogna proprio andare nella "smoking area", un angolino dismesso e seminascosto dove con un solo posacenere stracolmo di mozziconi sostano decine di fumatori di ogni razza e nazione in cerca di sollievo. Ma neanche questo e' abbastanza per i soloni neo-salutasti e non basta recintarci in questo ghetto di pochi metri quadri : Al di fuori della zona dedicata a noi appestati vittime dellaq dilagante "nicotinofobia" occidentale ci sono cartelli che ricordano ai gentili fumatori "no smoking - up to 5000 HKD$ fine" e come se non bastasse "arrest and deportation in case of severe abuse" (!). Non solo quindi multati di quasi 500 euro per una innocua sfumacchiata, tantopiu' circondati da bus e taxi che emettono miasmi irrespirabili a due metri di distanza ma in caso di abusi (?) si puo' essere perfino "arrestati e/o deportati" come si fosse dei qualunque trafficanti di eroina colti in flagrante ! Raggiungo infine il mio hotel, ormai in piena notte, e parlando con la titolare (fumatrice accanita) mi racconta rassegnata che di recente alcuni estremisti radical-chic del governo di HongKong non contenti di aver gia' proibito il fumo persino in molti parchi pubblici all'aria aperta (!) hanno proposto di bandire tout court la vendita e il possesso di sigarette equiparandola a possesso di sostanze stupefacenti e quindi collegandole a spaccio di droga e affini, roba che manco a Singapore, ma sembra stiano raggranellando lentamente sempre piu' consensi ergo e' solo questione di tempo ("a matter of time"). Sul ChinaDaily (HongKong Edition) di oggi leggo infine un trafiletto dove si annuncia che il Canada ha approvato una legge che obbliga i negozi a nascondere le sigarette in cassetti e armadi come si fosse in farmacia : l'articolo cinese se non altro sottolinea il doppio standard di nascondere le sigarette e tollerare invece la pornografia in vetrina e la vendita di whiskey, obienzione a cui un solone salutista canadese di una ONG anti-fumo replica che alcolici e pornografia "non uccidono". Ubriacatevi e trombate quanto volete, quindi, ma non azzardatevi a fumare una sigaretta, questo e' l'ovvio messaggio per i fumatori oramai ben presto equiparati a tossici e cittadini di serie C. Direttore, bisogna ahime' accettare che siamo ormai in pieno apartheid globale e che noi siamo i "nuovi negri" della situazione. Chiedo quindi l'onore di offrirle una sigaretta virtuale finche' ancora ce lo consentono... Con rinnovata stima, Marco Silvestri, HongKong
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