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>  17 giugno 2008

Armi, l'Italia all'ottavo posto per spese militari

Secondo il Rapporto sui diritti globali 2008 nell'ultimo i fondi per gli armamenti sono aumentati del 37% in tutto il mondo. E gli Stati Uniti guidano la corsa.

All'inizio del 2008 si contavano 26 conflitti in corso nel mondo, mentre la spesa militare mondiale ha superato i 1200 miliardi di dollari l'anno. E' quanto si legge nel Rapporto sui diritti globali 2008 curato dall'Associazione Società dell'Informazione

Delle 26 guerre in corso, undici sono in Asia, dieci in Africa, tre in Medio Oriente, una in America Latina e una in Europa, nota il rapporto, secondo il quale «il mondo e' troppo instabile per essere gestito come negli ultimi anni». «La risposta data dall'amministrazione Bush/Cheney agli attentati dell'11 settembre 2001 è stata infatti quella auspicata da chi li ha progettati: creare una spirale guerra-terrorismo», afferma il documento, riferendosi alla politica adottata dagli Stati Uniti. –

Negli ultimi dieci anni si e' registrata una crescita del 37% delle spese militari mondiali, che ha superato i 1200 miliardi di dollari. Sono 15 i paesi che spendono l'83% del totale, con gli Stati Uniti che da soli coprono il 46% della spesa complessiva. Per il 2008/2009 il bilancio americano destinato alla Difesa e' di 515 miliardi di dollari con una crescita dell'8% rispetto all'anno precedente. Secondo le stime riportate dal rapporto, il costo complessivo della sola guerra in Iraq potrebbe raggiungere ' 2.267 miliardi di dollari entro il 2016

Gli Stati Uniti sono anche il primo paese esportatore di armamenti: nel 2006 hanno sfiorato gli otto miliardi di dollari di vendite, pari al 30% dell'export globale. Al secondo posto vi è la Russia con sette miliardi di vendite nel 2007. In Europa, la Gran Bretagna è al primo posto per spese militari (59,2 miliardi di dollari), seguita dalla Francia (53,1 miliardi) e Germania (37 miliardi) nel 2007. L'Italia è all'ottavo (29,9 miliardi di dollari nel 2006), con un aumento di circa due miliardi per le spese di difesa nel 2008.

Il rapporto sottolinea la continua instabilità dell'area del Grande Medio Oriente, soffermandosi in particolare sull'Iraq dove dopo cinque anni di guerra non si vedono vincitori "ma è certo che a perdere è stata la popolazione irachena". La Mezzaluna Rossa fa una stima di un milione di morti, l'Oms e il governo iracheno di 150mila, mentre l'organizzazione Iraq Body Count elenca 90mila vittime civili e 4.740 morti fra i soldati internazionali.

In Afghanistan e Pakistan la situazione appare sempre più intecciata con la nascita di quello che viene ora chiamato il 'talibanistan' nell'area di confine fra i due paesi. Intanto in Pakistan, dall'inizio del 2007 al marzo 2008 sono morte 1.040 persone in 116 attentati terroristici, costati la vita anche all'ex premier Benazir Bhutto. In Afghanistan, il 2007 è stato l'anno più sanguinoso dai tempi della guerra civile negli anni Novanta: sono morte circa 6000 persone, fra cui almeno 2000 civili. Tra i militari della coalizione internazionale i morti sono stati 786 dal 2001, di cui 232 nel 2007

Il rapporto sottolinea il peggioramento della «infinita crisi israelo-palestinese», sia dal punto di vista politico che sociale, esprimendo dubbi sul possibile raggiungimento dell'obiettivo di una pace entro il 2008. Il numero dei morti dall'inizio della seconda intifada nel 2000, ha intanto raggiunto in marzo quota 6.318 (5.173 palestinesi, 1067 israeliani, 78 di altre nazionalità).

Infine il rapporto si sofferma sul «disastro africano» sottolineando che in questo continente si svolge circa la metà delle guerre ad alta intensità, con un costo di 300 miliardi di dollari dal 1990 ad oggi, più o meno equivalente agli aiuti allo sviluppo versati nello stesso periodo. Ai circa mille morti al giorno, si aggiunge un numero impressionante di morti indirette, stimato 14 volte superiore a quello nei combattimenti. Nella regione sudanese del Darfur, la guerra ha prodotto due milioni di profughi e 250 mila morti, molti dei quali causati da armi vendute dalla Cina. Secondo l'organizzazione Human Rights First il 90% delle armi leggere acquistate dal governo sudanese e' di provenienza cinese in violazione dell'embargo Onu. La crisi del Darfur si estende in Ciad e nella Repubblica Centro Africana, mentre nel Corno d'Africa la guerra in Somalia ha causato almeno 7000 morti e 600.000 profughi.

Fonte >  Vita.it


Il problema non è che l’Italia sia all’ottavo posto nelle spese militari  (è lì quel poco di ricerca-sviluppo avanzata che ci resta); il problema è che le spese militari nel mondo, dopo l’11 settembre, sono aumentate del 37 per cento. E che gli Usa da soli coprano la metà della spesa complessiva, ed esportino il 30 per cento di queste merci. Gli Usa che hanno scatenato due guerre e ne minacciano una terza.  Ma questi armamenti americani, che superano quelli delle cinque potenze seguenti addizionate, a che servono?  Ciò mi ricorda molto gli ultimi anni dell’URSS: anche allora i militari e il loro apparato industriale-militare vollero creare un’armatura spaventosa all’Unione Sovietica, con lo scopo strategico di “cominciare e vincere una guerra nucleare” (il teorico era un certo maresciallo Ogarkov). Il risultato fu che l’Unione Sovietica fu schiacciata sotto il peso di quell’armatura costosissima, come una tartaruga schiacciata dal suo carapace. 

Maurizio Blondet

 
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