|
Caro Diretùr! ci risiamo! Dopo altri quattro anni i “miei” ragazzini, quelli che ormai molti anni fa avevo iniziato ad uno sport che pochi conoscono e ancor meno praticano, sono di nuovo in squadra e vanno alle Olimpiadi. Ci sono in giro molti giovani imbarbariti, selvaggi con telefonino ma (io stesso continuo a stupirmi) ce ne sono ancora non pochi altri capaci di dare tutti se stessi in cambio di poco, un miraggio di gloria effimera. L’Italietta dimostra, ad intervalli di quattro anni, di non essere solo quella degli italioti, calciofili televisivi, panzuti vocianti; magicamente saltano fuori maratoneti, marciatori, saltatori, ginnasti, pagaiatori e quant’altro di più povero nello sport non si possa immaginare. Eppure vogliono e sono capaci di impegnare ogni loro fibra e neurone in cambio praticamente di nulla, in termini di denaro. E qualcuno di loro riesce anche a portare a casa dei risultati. Diceva il mio insegnante di storia che il vero protagonista delle Olimpiadi antiche era il pubblico. Ai tempi del liceo potevo essere d’accordo, ma solo ora capisco. L’altra sera eravamo in tanti a salutarli. Ognuno aveva in loro un pezzo di sé, grande o piccolo. Genitori, parenti, allenatori, compagni di allenamenti, mariti o fidanzate, amici, medici… Ciascuno sarà dentro al campo di gara quel giorno. Anche chi non li ha mai visti prima e con loro condivide solo l’essenza più elementare, nello sport, l’appartenenza a quella che lei chiama comunità di destino. Coraggio Blondet, sopra le nuvole il cielo è blu! Orfeo Z. Pianezza (TO) D'accordo, ma la comunità di destino dovrebbe contare in tanti casi non legati allo sport competitivo. Maurizio Blondet
|