>> Iscriviti alla Newsletter  >> EFFEDIEFFESHOP.com Sezioni :

sfilacciati.jpg



 

Sfilacciati e incapaci

Maurizio Blondet    22 gennaio 2008
  Salva in PDF
  Stampa
  Manda per E-mail
  Testo    
  Commenti
Non sono solo le montagne di rumenta ad accumularsi a Napoli.
Altre montagne di lettere non consegnate cominciano a torreggiare alle Poste: 200 tonnellate ferme solo in Lombardia (le procure hanno «aperto uninchiesta»), ritardi di almeno 20 giorni, e non solo per i biglietti d’auguri, ma per bollette, fatture, pacchi, insomma con danni incalcolabili all’economia reale che già arranca.
E i danneggiati, per legge, non possono chiedere rimborso: perché le Poste sono «privatizzate» (fu Ciampi, Venerato Maestro, a farne una SpA) ma beninteso restano statali nel costume e mentalità. Le leggi sono fatte a loro favore, non dell’utenza.
Gli uffici accusano il gelo sulle strade, lo sciopero dei Tir e l’emergenza-Natale (Natale, imprevista emergenza).

Secondo le associazioni consumatori, invece, le Poste pseudo-privatizzate hanno abbandonato il recapito, appaltandolo ad agenzie a contratto, e si occupano d’altro: finanza, vendita di assicurazioni e di libri di cucina, carte SIM.
Qualcuno alla Bocconi deve aver detto ai neo-manager che l’ufficio postale è un potenziale punto-vendita, che dalle vendite si può ricavare più profitto che dal «core business» (recapitare), e loro si sono buttati: esternalizzazione dei servizi (ossia il compito istituzionale di cui sono responsabili), «outsourcing», assunzioni a tempo indeterminato e paghe da fame… una scimmiottatura delle ricette del «privato estremo» Made in USA, la globalizzazione de’ noantri.
Qui non si tratta di corruzione e camorra, come a Napoli.
Ma la monnezza non raccolta e le fatture non spedite rivelano qualcosa di peggio per la società intera: l’incapacità crescente di organizzare servizi e gestire grandi organizzazioni.
E’ una falla aperta.

Trenitalia, pseudo-privatizzata, taglia o accorcia treni di pendolari già affollatissimi, inseguendo il sogno della «fascia alta di mercato»: in un settore dove il mercato non c’è perché, esattamente come le Poste, la pseudo-SpA  è monopolista e non può fallire, sicchè le sue perdite sono ripianate dai contribuenti, azionisti involontari.
Di Alitalia abbiamo detto tutto.
Di Sanità meglio non parlare.
La Giustizia continua a non fornire il servizio se non con ritardi epocali.
Telecom non porta l’ADSL se non nelle città.
Le Università?
Una ricerca Confartigianato ha dimostrato che ben il 50% delle piccole imprese italiane fanno ricerca e sviluppo di prodotti e di processi: ma solo il 3% si è servita della collaborazione di università.
Le altre fanno tutto all’interno, con il loro personale inserito nella produzione reale.
Inutilità completa delle istituzioni.
 Centra la Casta, naturalmente.
E’ lei che piazza ai livelli alti politici trombati e clienti anziché competenti, fino al punto che gli apparati tecnici che servono a governare sono diventati inservibili.
Il settore pubblico pseudo-privatizzato e infarcito di «manager», di consigli d’amministrazione e amministratori delegati a sciommiottare la modernità efficientista, non recapita alcun servizio - se non a se stesso.
I servizi pubblici tendono a somigliare a buchi neri astronomici: quei corpi pesantissimi che divorano per attrazione la materia cosmica circostante senza restituire nulla, nemmeno un barlume di luce.
Fuori di metafora, succhiano soldi dei contribuenti come turbine, e restituiscono meno servizi possibile, con tendenza allo zero.

Non è solo fancazzismo.
Si sono perdute competenze operative (il famoso know-how, come dicono in Bocconi) maturate addirittura in secoli, come per le Poste e i treni.
Si è perduta una «cultura aziendale» (dicono alla Bocconi), ossia il modesto orgoglio di recapitare in orario, di  arrivare in stazione in orario.
Cose che si facevano bene o benino da decenni, sono ora aleatorie.
Si insegue non si sa quale «mercato», «innovazione» e «profitto», e intanto le organizzazioni si disorganizzano, avendo perduto di vista il loro compito istituzionale: servire la società perché possa vivere.
L’incapacità gestionale crescente toglie ogni capacità di governo anche alla cosiddetta «politica»:i burattini frenetici della Casta, anche quando sottraggono un minuto alle loro manovre da teatrino e danno disposizioni di governo (di solito «approvano una legge»), non ottengono alcun effetto. Perché mancano, o sono incompetenti e disorganizzati, gli apparati tecnici che dovrebbero applicare la disposizione e la «legge».
La spazzatura non viene raccolta.
Le fatture non sono recapitate.
I treni non arrivano.
La rete i0nternet è miserevole.

Cè un termine che dipinge questa incapacità crescente di gestire ordinatamente grandi organizzazioni: barbarie.
Quando cadde Roma, caddero in rovina gli acquedotti e le splendide strade, le fogne e le terme si occlusero, cessò il trasporto di alimentari: i re barbari che occuparono Roma non erano capaci di mantenerli, e non ne sentivano il bisogno.
La loro capacità organizzativa era tribale e sommaria.
Il risultato fu un arretramento atroce del livello di vita, la malnutrizione, il banditismo, l’insicurezza e la riduzione dell’economia ad isole fortificate.
Abbiamo avuto un esempio più recente.
La Russia, nonostante il latifondo e la servitù della gleba, non conobbe la fame se non quando a prendere il potere fu il regime più «scientifico», marxista-leninista: che si dimostrò capacissimo di organizzare la repressione e il terrore, ma non di far crescere il grano né di recapitarlo nelle città. L’avanguardia del proletariato non aveva studiato la gestione delle grandi organizzazioni, e credette di poterne fare a meno col «volontarismo»: ossia mandando volonterosi carnefici a fare requisizioni forzate, a fucilare contadini («evasori fiscali»), insomma convinta che il terrore fosse uno strumento di gestione.
Non lo è.
La vita sovietica è stata più misera e carente che durante il latifondo, piagata da inefficienze colossali che, alla fine, ne hanno provocato il crollo.
Lo stesso sta accadendo da noi.


 



Ultime notizie in questa sezione :
L’italiano, un ignorante indaffarato
Ludovico Polastri
Prede e cacciatori
Ludovico Polastri
Le crisi tutte convergenti
Maurizio Blondet
In questi nostri strani tempi, sono i militari a dire le verità: i politici civili...
Psichiatri deviati
Ludovico Polastri
Come ci rapinano, truffano e spogliano
Maurizio Blondet
Il peso della casta è, in questi mesi, ancora aumentato. Non c’è alcuna...
Californication
Giuliano Rodelli
«Credo quia absurdum…»
Giuliano Rodelli
L’aborto e lo scandalaloso «L’Osservatore Romano»
Marco Arosio
Pubblicità

Pubblicità



Libreria Ritorno al Reale
 
EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.




 
Servizi online EFFEDIEFFE.com  
 
Archivio EFFEDIEFFE : Cerca nell'archivio
EFFEDIEFFE tutti i nostri articoli dal
2004 in poi.
 
Lettere al Direttore : Scrivi a
Maurizio Blondet
 
Iscriviti alla Newsletter : Resta
aggiornato con gli eventi e le novita'
editorali EFFEDIEFFE
 
Chi Siamo : Per conoscere la nostra missione, la fede e gli ideali che animano il nostro lavoro.
 



Donate con Paypal : Sostenete EFFEDIEFFE.com con le vostre donazioni.
 
Redazione : Conoscete tutti i collaboratori EFFEDIEFFE.com
 
Contatta EFFEDIEFFE : Come
raggiungerci e come contattarci
per telefono e email.
 
RSS : Rimani aggiornato con i nostri Web feeds
 
Appuntamenti EFFEDIEFFE : Gli Eventi pubblici  EFFEDIEFFE in Italia e nel mondo.


EFFEDIEFFE Giornale Online (C) EFFEDIEFFE edizioni - VIGNANELLO (VT) - Centignano - Pian del Castagno - Tel.: 335.21.43.48 || All rights reserved
Codice fiscale nr. 97443950155