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Inevitabile esito

Stefano Maria Chiari    24 gennaio 2008
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«Parigi - Un’insegnante francese di scuola materna, omosessuale dichiarata e militante, ha vinto la propria battaglia per adottare un bambino. L’ha vinta di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che a Strasburgo ha considerato come una forma di ‘discriminazione su basi sessuali’ la scelta con cui le autorità francesi le avevano impedito appunto l’adozione. Esulta il movimento transalpino di gay e lesbiche, secondo il quale la sentenza di ieri apre la strada alla libertà d’adozione da parte degli omosessuali. C’è invece perplessità in buona parte della società francese, tanto più che le adozioni da parte di single suscitano tradizionalmente qualche dubbio.
La signora E. B. (45 anni) convive dal ’90 in una località della Francia centrorientale con un’amica, di professione psicologa, anche lei militante del movimento omosessuale. La domanda d’adozione è stata formulata dieci anni fa dalla sola signora E. B., ed è stata respinta dalle autorità competenti prima a livello locale e poi a livello nazionale. Così la donna ha presentato un ricorso di fronte alla magistratura europea, considerandosi oggetto di una ‘discriminazione inconcepibile’. E’allora cominciata una battaglia legale tra le autorità francesi e quelle comunitarie, che alla fine hanno emesso la sentenza di ieri con una maggioranza di dieci voti contro sette, condannando la Francia per violazione dell’articolo 14 (divieto di discriminazione) e 8 (diritto al rispetto della vita privata) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha anche stabilito che la donna debba ricevere dallo Stato un indennizzo di 10mila euro per danni morali, oltre a 14.500 euro per le spese.
Il rifiuto delle autorità francesi era stato motivato dall’assenza di una figura paterna nella famiglia in cui il bambino si sarebbe trovato a vivere. I giudici europei hanno notato che il diritto francese autorizza l’adozione da parte di un single, anche se a condizioni ben precise. Secondo Parigi quelle condizioni non esistevano nel caso della signora, mentre secondo la Corte il comportamento della Francia è stato motivato da un atteggiamento ‘discriminatorio’ basato su considerazioni riguardanti la vita sessuale di ciascuno
» (1).

Inevitabile esito dell’ipocrisia e dell’abbassamento del livello morale della società; attenzione, però! Penseremmo ingenuamente se credessimo si trattasse solo di questo!
No!
In realtà l’opinione pubblica - anche quella favorevole all’omosessualità ed alla sua totale legittimazione anche giuspubblicistica - è ancora troppo «razionale», per accettare un’ipotesi perversa di tal fatta.
Si tratta di una vera imposizione che scende dall’alto ad opera dei poteri forti, del convincimento occulto che vuole a tutti i costi procedere alla normalizzazione dell’aberrante ed alla progressiva condanna del naturale, del logico, in una parola risolutiva e certamente onnicomprensiva del cristiano!
Incredibile l’ipocrita motivazione nascosta sempre dietro il velo di apparenti violazioni di diritti indiscussi!
L’omofobia!
Moda estrema di un nuovo modo di pensare, profondamente intollerante contro ogni verità reale di semplice buon senso!

Che dire di quella povera creatura che si vedrà costretta a vivere con due «mamme» e che vedrà assente, sempre, la figura paterna alla quale certamente ha sacrosanto diritto!
Già!
Perché in questo ideologico castello di carta, nessuno pensa o vuole appositamente pensare ai diritti del più fragile di tutta questa storia: il bambino che sarà adottato!
Chi ricorrerà in suo favore?
Chi lo salverà da un destino quasi certi di incertezze ed inquietudini psicologiche e da possibili, perché no?!, devianze sessuali?
Chi penserà che se la natura ha previsto un padre ed una madre di sesso diverso per la procreazione e la cura e l’educazione dei figli ci deve essere qualcosa di giusto o di sano?
No!

L’irrazionale deve dominare le menti e i cuori, irretendoli nelle maglie di una fittizia rete di «belle» parole e sofistiche giustificazioni.
Il movimento subdolo ma progressivo di questo modo di pensare, imposto con il contagocce dai media, dalla produzione cinematografica (estera e nostrana), dall’imponente macchina di denaro e potere che vuole muovere solo e sempre contro la Chiesa cattolica ed i suoi dogmi.
Esito inevitabile!
La maggioranza del mondo penserà così!
Ma a noi spetta non arrendersi e sperare in Dio, che può l’impossibile contro ogni speranza!


Stefano Maria Chiari


1) Da http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=235979

 

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Commenti : (2)
enrico delfini
bologna , febbraio 29, 2008 23:07

Non conosco i particolari legali e formali del caso; e non conosco nemmeno la legge vigrnte in Francia, che posso però immaginare non dissimile da quella italiana, In particolare credo che in Europa (a differenza che negli USA) l'adozione sia considerata un mezzo per dare una famiglia al minore bisognoso e non per dare un figlio ad adulti desiderosi.
Partendo da queste considerazioni, e dalla constatazione che tra bambini adottabili e coppie richiedenti c'è uno squilibrio di 10-50-100 a 1, e considerando che responsabile degli "abbinamenti" è, in teoria, il giudice minorile, le cose sembrerebbero molto facili.
In teoria i "paletti" previsti dalla legge (almeno tot anni di matrimonio o convivenza; sana e robusta costituzione; differenza minima e massima di età tra adottanti e dottati ...) non sarebbero nemmeno necessari. Lasciamo pure fare domanda a vecchietti moribondi, galeotti, single, gay, stupratori... Voglio però vedere con quale faccia un giudice riterrà che uno di questi è meglio di una coppia "normale nell'interesse del minore.
Purtroppo oggi molto del lavoro dei tribunali dei minorenni, è rivolto alla accettazione e selezione delle domande, e si tende a seguire un burocratico ordine cronologico.
Ci furono tempi in cui illuminati magistrati minorili se ne infischiavano e dedicavano personalmente il loro tempo a conoscere le persone e a cercare di "indovinare" quale fosse la famiglia giusta per ogni singolo bambino. Può essere (ed è accaduto) che in un particolare caso la scelta migliore possa essere un poco atipica, e ricadere magari proprio su una figura che in teoria tenderemmo ad escludere. Immagino un bimbo rimasto orfano a 7 anni, molto affezionato ad uno zio "scapolo", ma chiunque può immaginare casi "speciali". Ma in questi casi non è in ballo il diritto dello zio gay ad essere padre; ma quello del piccolo che già deve lo zio come figura genitoriale di riserva.



giovanni
biassono , aprile 04, 2008 08:31

anche io non sono d'accordo su questa adozione, non capisco però come mai bisogna sempre incentrare il discorso sulla religione cristiana, (non tutti lo siamo) non vedo assolutamente il nesso visto che si può essere d'accordo o no a prescindere dal credo.



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