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I disordini delle banlieues francesi hanno dei colpevoli, dei mandanti morali non abbastanza denunciati.
Siamo in grado di farne i nomi, grazie a un articolo di Le Monde (1): Jean Dubuisson, Marcel Lods, Jacques Heny Labourdette, Bernard Zehrfuss, Raymond Lopez…
Non si tratta di quattordicenni del sottoproletariato immigrato maghrebino.
Sono architetti di grido, taluni novantenni.
Quelli che tra il 1953 e il '73, su commessa pubblica, costruirono i falansteri della rivolta permanente.
Si trattava, allora, di dare un tetto alle masse di «pieds noirs» rimpatriati dall'Algeria, al mezzo milione di algerini che avevano militato nell'Armée e ai lavoratori immigrati.
Quegli architetti progettarono 1,2 milioni di alloggi divisi in 300 «cités», città-satelliti indipendenti.
Nei loro studi( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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