«Contrastare la pericolosa assimilazione degli ebrei in Germania»: con questo ordine del governo Olmert, agenti della «Nativ» (agenzia governativa israeliana) sono sparsi nella Repubblica Federale Tedesca con lo scopo di «convincere» gli ebrei a stabilirsi in Israele.
Si tratta di 200 mila ebrei per lo più sovietici, che costituiscono il 70% della comunità ebraica che cresce più rapidamente nel mondo, quella tedesca.
Ma la loro assimilazione nella comunità è «problematica», dicono in Israele, a causa di «differenze linguistiche e culturali, fra cui un diverso modo di intendere l’ebraicità e la scarsa conoscenza dell’Olocausto».
A parte il ridicolo accenno all’Olocausto (è quello, pare, che definisce la giudaicità), i veri motivi «culturali» sono pudicamente taciuti: gli ebrei ex-sovietici sono più sovietici che ebrei, hanno sposato spesso donne non-giudee, e dunque, quando vanno in Israele, i loro figli non sono considerati ebrei né le loro mogli, e sono sottoposti ad angherie da parte dei super-ortodossi, che espellono i figli «impuri» dalle scuole.
Non a caso gli ebrei sovietici in Israele sono solo centomila, la metà di quelli in Germania.
Il fatto è che quelli la Germania l’hanno scelta e ci stanno benissimo, assimilandosi senza problemi.
Il governo tedesco ha protestato, ma a bassa voce: «Se vivere in Germania o in Israele è una decisione che (gli ebrei) sono in grado di prendere da soli», ha detto il ministro degli Esteri Frank W. Steinmeier.
Invece s’è infuriato Stephan Kramer, il segretario del Consiglio Centrale Ebraico che rappresenta i giudei tedeschi.
Ha scritto una letteraccia ad Olmert, in cui si dichiara personalmente offeso dall’iniziativa.
«A leggere la decisione del governo (israeliano), sembra quasi che gli ebrei tedeschi debbano essere evacuati. Questo manda un segnale fatale».
In realtà, tra i nuovi ebrei dell’URSS (arrivati negli anni ‘90) e la comunità più vecchia i dissapori sono all’ordine del giorno.
«Molti immigranti dall’URSS non sono considerati ‘veri ebrei’ dal resto della comunità», ammette Moishe Waks della sinagoga di Ryke Strasse a Berlino (1).
Si può capire che quelli non abbiano nessuna fretta di emigrare nella Terra Promessa, dove sarebbero ancor più discriminati dal rabbinato e dal governo.
Come faranno allora gli agenti segreti della «Nativ» a convincerli?
Con «operazioni alla James Bond», ha alluso la stampa tedesca.
Potrebbe essere una replica dell’«Operazione Ali Baba», con cui il Mossad «convinse» ad emigrare gli oltre centomila ebrei dell’Iraq - la più antica comunità della diaspora e la più integrata.
Il rabbino-capo iracheno Khadouri Sassoon diceva: «Gli ebrei e gli arabi hanno goduto [in Iraq] gli stessi privilegi e diritti da mille anni e non si considerano elementi separati di questa nazione».
Male, malissimo.
A cominciare dal 1950, una serie di bombe e attentati contro la comunità «convinse» i renitenti che era arrivato anche in Iraq l’antisemitismo.
Fra l’altro, una bomba antisemita esplose nella antica sinagoga Shem Tov di Baghdad, ammazzando tre ebrei e ferendone a decine.
Era stato il Mossad, come oggi è comunemente noto.
Anche in Germania, ora che ci sono gli agenti «Nativ», è facile prevedere un rincrudirsi di antisemitismo, con svastiche sulle sinagoghe, profanazioni di tombe ebraiche e anche peggio, sì da «convincere» anche i più integrati che la Germania si prepara ad una nuova Shoah.
La polizia federale farà meglio a vigilare, sono arrivati degli antisemiti.
A Londra, frattanto, la principale scuola ebraica della città - Jewish Free School - ha espulso un bambino perché razzialmente impuro (2).
La mamma, che insegna inglese nella stessa scuola, è una convertita, riconosciuta come tale dal rabbino capo di Gerusalemme.
Ma questo non basta al supervisore della scuola, rabbino Jonathan Sacks, che vuole soltanto figli di mamme o nonne ebraiche.
Il caso è arrivato sui giornali britannici, dove si parla di «violazione delle leggi anti-discriminazione».
Ma naturalmente, la discriminazione razziale è vietata solo ai goym, non alla razza superiore.
Phillip Hunter, il «chief adjudicator» della scuola fanatica, ha detto che non violava alcuna legge, solo che la politica scolastica dà la preferenza a bambini nati da mamma giudea in quanto i posti sono limitati, «senza riguardo alle loro convinzioni religiose».
Come si sa un ebreo ateo è sempre ebreo, se di razza ebraica.
«Stabilire l’ebraicità spetta al rabbino Sacks», ha detto il portavoce; piuttosto, ha intimato alla polizia inglese di approntare difese e protezioni migliori per i bambini della super-razza, in pericolo perpetuo.
Il Quarto Reich ha una sua scuoletta a Londra.
Forse la circonderà di un Muro.
Intanto in USA, l’Anti Defamation League of B’Nai B'rith (ADL) è riuscita a far varare alla Camera Bassa un progetto di legge (H.R. 1955) che ha lo scopo di «sradicare il terrorismo interno» che, secondo l’ADL, «fluisce su internet».
In pratica, ogni critica ad Israele, espressa con «linguaggio violento» sarà vietata perché porterebbe all’«estremismo» e dunque al terrorismo (3).
E’ lo stesso tipo di legislazione che intende introdurre in Europa il commissario Frattini.
Recentemente l’ADL ha intimato al rappresentante di Google in Israele, Meir Brand, di inserire filtri che blocchino quei siti che criticano «il sionismo e l’omosessualità» (sic).
Vada a suo merito, Meir Brand ha rifiutato.
Ma l’ADL ha il gioco più facile con due multinazionali mediatiche, Verizon e Comcast, dirette rispettivamente da due sionisti fanatici, Ivan Seidenburg e Brian Roberts.
Ma è proprio dai nemici esterni che bisogna difendere il sionismo?
Ogni anno 18 mila ebrei emigrano da Israele, e solo 2-5 mila tornano, e per lo più se ne pentono; gli israeliani che vivono permanentemente all’estero sono ormai, secondo Haaretz, oltre 700 mila.
In USA, gli ebrei si assimilano ad un ritmo mai visto.
Due su tre non si definiscono «ebrei» e un terzo di loro vive in quartieri non-ebraici, secondo il Council of Jewish Federation.
Più della metà degli ebrei americani sposano una non-ebrea; i giovani, ha rivelato un altro articolo di Haaretz, «si sentono più a loro agio quando non sono circondati da ebrei».