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L’alienazione nell’universo religioso
Per la religione cattolica il termine alienazione, come è stato fin qui definito, è fondamentale per descrive la prima e l’ultima fase della storia dell’essere umano spirituale, come Dio lo ha creato.
Tutto è cominciato con la Caduta, il peccato originale per cui Adamo ed Eva hanno alienato la Parola divina sul pericolo mortale di voler rapinare l’albero della conoscenza del bene e del male.
Lo hanno fatto sotto l’illusione ispirata dal nemico, del «fai-da-te» del bene e del male, per essere come dèi, che non sarebbero morti.
E d’allora si muore, e cominciò una storia di guerre e massacri.
E che dire del popolo eletto per ricevere il Salvatore dalla morte eterna, che Lo ha crocifisso e i cui capi hanno adottato come ideali le Sue tentazioni nel deserto, per poi passare dalla rivelazione della Torah alle idee del Talmud?
Non alienò così la sua elezione?
Ecco due chiavi della storia che finirà quando l’uomo, detto civilizzato, fiero delle sue enormi scoperte scientifiche in ogni campo tecnologico, si crederà autonomo, apostatando dalla fede in Dio Padre e respingendo la Rivelazione.
Può tale scelta non chiamarsi alienazione religiosa finale?
Così le alienazioni religiose sono una costante nella storia dell’uomo, perché figlie dell’ «alienazione madre» del Peccato originale, il fatto più scientificamente dimostrato in ogni campo, logico e psicologico.
Ma sarebbe troppo semplice e sommario pensare che l’uomo moderno possa arrivare all’alienazione diretta della Parola divina senza prima elaborare le sue trovate religiose nel senso di adattarla ad una super religione per tutti i gusti, che sarebbe per le credenze quello che l’ONU è per le nazioni: la tacita negazione internazionale dell’autorità di Dio.
Siamo così arrivati all’operazione ecumenista che rivendica la rappresentanza della parola e della volontà di Dio stesso, a servizio di idee nate nel segno del pacifismo religioso per un nuovo ordine mondiale. Il Cielo non vorrebbe più, né le divisione tra uomini a causa della fede, né i limiti angusti di una sola religione coi suoi dogmi, con la sua piccola morale e disciplina ecclesiastica; vorrebbe un cielo aperto ad ogni religiosità e sentimento spirituale del mondo moderno, aperto all’evoluzione globale, magari ad un demiurgo all’insegna di Cristo come punto omega della storia scritta dall’uomo, centro dell’universo.
Dunque molte religioni unite, con una religiosità fatta da sentimenti religiosi umanitari, una fede senza il «pregiudizio» d’essere una e unica religione di Dio.
Ecco il progresso che il mondo moderno avrebbe acquisito e ora deve estendere anche alla tardiva sfera religiosa.
Come giudicare tale idee e le iniziative religiose che suscita, come l’URI (United religions initiative)?
In fondo, ad esse si inneggiò anche dal Vaticano II e da capi conciliari, come Giovanni Paolo II.
Per giudicare tali iniziative ecumeniste si deve ritornare alle ragioni della fede cattolica insegnate dalla Chiesa, quindi alla filosofia perenne, che ordina il retto pensiero alla Verità una e unica, dell’unio e della communio, che ci trascende, e quando è accolta con amore ci redime.
Torniamo ai valori trascendentali Verum, Bonum, Pulchrum e ai suoi trascendentali ens, unum, res, aliquid.
Il «filosofo moderno», se vuole disgiungere il campo dell’essere, per cui omne ens est unum, verum, bonum, dalla Religione vera, deve per forza negare questi valori.
Solo allora l’unica religione dell’Essere sarebbe superabile da molte religioni con visioni diverse di vero, di buono, di bello, «secondo i bisogni dei tempi», delle misere elucubrazioni del modernismo ecumenista.
Dal punto di vista logico, pare inaudito che qualcuno possa immaginare che diverse nozioni di vero e di buono, anche contraddittorie, possano arricchire l’unica Verità e bontà rivelata dal Dio Uno e Trino, la cui natura, essenza, sostanza, riassume il Trascendente.
Insomma, che molte religioni, suscitate da diverse esperienze di religiosità umana, possano associarsi per erigere la super religione che supera quella rivelata che è, naturalmente, una ed unica.
Sarebbe questa più povera perché legata ad una ed unica verità?
Non rappresenterebbe tale idea omologante un’alienazione globale, civile e religiosa?
Eppure l’operazione ecumenista vuole superare il cattolicesimo col pluralismo religioso che implica il pluralismo della rivelazione; Dio avrebbe rivelato ad ogni religione una parola diversa, per una fede diversa in chiese diverse!
E oggi tutte queste potrebbero, in virtù del progresso dell’umana conoscenza, riunirsi per finalmente edificare un gran consiglio dove gli uomini saranno liberi di proclamare il bene e il male, secondo le proprie credenze religiose, anche in nome di Dio!
Ciò non significherebbe ritenersi come dèi, conoscendo da se stessi il bene e il male?
Sarà questa la chiusura storica del ciclo della grande alienazione, ma stavolta fatta in nome della religione universale e dell’autorità di Cristo, venuto proprio per redimerci da tale alienazione della Parola di Dio?
Il fatto storico certo è che dagli anni del Vaticano II, la vita della Chiesa cattolica fu rivoluzionata da cima a fondo in questo senso, con innovazioni conciliari ed ecumeniste inaudite e devastanti.
Non è tutto questo aspirare al mondo, questo mettere l’umanità sugli altari precisamente un volgersi via da Dio e rivolgersi alle creature, cioè precisamente una aversio a Deo et conversio ad creaturas, che è la definizione stessa del peccato?
La moltitudine dei chierici e fedeli nemmeno si rende conto di vivere una rottura senza precedenti, apocalittica, a cui aderirono festosi.
E il risultato è che oggi credere nell’esistenza di Dio, dell’anima, del giudizio, dell’Inferno e del Paradiso, è pensiero interamente e concordemente escluso dalle leggi di quasi tutti i popoli, detti civilizzati.
A questo pensiero è stato sovrapposto quello del diritto di godere al massimo in questo mondo poiché la vita eterna non è mai stata dimostrata nei laboratori.
Rimarrebbe perciò solo la certezza che ogni lasciata è persa; quindi carpe diem!
In tal modo fu alienato il pensiero del fine della vita spirituale umana, del fine dell’intelligenza e della volontà di conoscere e lodare il Vero, il Bene, il Bello, che è Dio.
Quanto all’alienazione ecumenista della fede: «in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo» (Papa Pio XI).
Ma se in quei giorni il Papa accusava la riunione delle «religioni cristiane» per giungere al bene di una nuova religione unita, ma falsa, che dire della riunione di Assisi del 1986, che riuniva le grandi religioni del mondo per giungere al bene di una pace aliena a Dio vero?
Non è siffatto tentativo la somma alienazione, quella «cattolica»?
Se ciò non è la somma alienazione, quella «cattolica»!
Ecco la Grande Apostasia vista dal Profeta Geremia: «Cose spaventose e strane sono successe in terra: i profeti profetavano menzogne e i sacerdoti li applaudivano con le loro mani; e il mio popolo ha amato queste cose. Che castigo non seguirà queste cose?» (Geremia 5, 30-31).
Volevano la prova tangibile di quest’alienazione storica?
Essa arriva al galoppo: è il degrado inarrestabile del livello della vita umana morale e mentale ovunque.
«Tolto ogni freno che contenga nelle vie della verità gli uomini già volgentisi al precipizio per la natura inclinata al male, potremmo dire con verità essersi aperto il pozzo dell’abisso dal quale vide San Giovanni salire tal fumo, che oscurato ne rimase il sole, uscendone innumerabili locuste a disertare la terra» (Enciclica «Mirari vos», Gregorio XVI, 15/8/1832, contro il delirio delle libertà e dell’indifferentismo in materia di religione, cioè il delirio ecumenista).
E nella profonda crisi del mondo contemporaneo, in cui declina il senso del male, si smarrisce la capacità di avvertire la desolazione universale che incombe.
Si cercano i valori che dovrebbero reggere un ordine mondiale, ma non ci si accorge della scalata di nuovi mali travestiti da valori che, svincolati dai veri princìpi, sono locuste di sventure.
Intanto non ci sono più profeti o voci o poteri umani capaci di contenere disordini nazionali e massacri internazionali.
Quando Dio non c’è, tutto è permesso - e l’essere umano, ignaro del rapporto causa-effetto tra fede e ordine sociale è alienato dal Principio del bene e rende mendace il proprio discernimento tra bene e male; è irretito, volente o nolente, in un generale disordine morale d’ordine universale e metafisico.
Ecco gli estremi della dimostrata alienazione presente, che appare insolubile perché viene considerata progresso.
Al nominare «nuovo ordine» il disordine globale, si chiama male il bene dell’ordine cristiano e bene il male delle «irreversibili» alienazioni rivoluzionarie!
Perciò esse appaiono umanamente terminali.
Che il Signore abbia pietà di noi.
Arai Daniele
1) Citato in: Giovanni Giovannelli (a cura di), «Segui il denaro», Associazione Culturale Mimesis, 2003, pagina 15.
2) Enciclica «In praeclara», Papa Benedetto XV, 30.04.1921.
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