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Il Katéchon e la grande apostasia

Arai Daniele    31 marzo 2008
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Quasi non si parla dell’Apostasia e del Katéchon e perciò di quell’orrore, santo, di fronte all’attuale grande alienazione umana, rimossa come argomento tabù, poiché tocca i «padroni del mondo», civili e religiosi.
Ma in questo sito è possibile affrontare il tacito divieto di risalire alle cause di quest’ora cruciale per l’umanità e di leggere scritti che riguardano l’attuale mentalità alienata dal reale e dal vero, perciò dalla legge naturale e da quella divina - d’ordine secolare come religiosa.
Tali questioni, clamorose quanto invise, possono essere riassunte in due: l’aborto, nell’ordine civile; il ripudio velato del Verbo divino nell’ordine religioso.

Katéchon è il nome del potere previsto da Dio per impedire queste iniquità.
E’ esso rappresentato dal Papa cattolico?
Sì, ma non dall’inizio del Cristianesimo.
Infatti, non si può vedere San Pietro a trattenere allora le iniquità civili, anzi ne era vittima, poiché ancora non aveva alcun «potere civile» per farlo e, al contrario, l’hanno fatto frequentare prigioni.
San Pietro era d’ostacolo all’Anticristo solo nell’ordine spirituale. Secondo alcuni Padri della Chiesa, ripresi da monsignor Francesco Spadafora, si poteva riconoscere allora il Katéchon nell’autorità dell’Impero Romano che frenava il crimine, anche
della persecuzione dei cristiani da parte dei giudei.
Basta pensare a Santo Stefano lapidato.
Solo tre secoli dopo la questione parve definita da un potere civile riverente, non solo ai princìpi della legge naturale, ma a quella cristiana e divina.
E il Kathécon dell’era cristiana divvene bene o male il Pontefice romano.
Fino all’interregno iniziato con la dubbia elezione del modernista e filomassone Angelo Roncalli.

Allora, come profetizzato nella profezia di Fatima per poco prima del 1960: poiché il Papa non aveva consacrato la Russia al Cuore Immacolato di Maria, avvenniva la virtuale «soppressione» del Kathécon cattolico, svelata nella visione del Terzo Segreto.
Essa sarebbe ancora misteriosa se non corrispondesse al fatto storico oggettivo della demolizione dell’autorità cattolica a cui corrisponde la scristianizzazione e l’apostasia generali.
O si vuole negare anche questo?
A questo punto era da aspettarsi ogni confusione riguardante, sia la realtà presente, sia la sua profezia.
Il potere ostacolato ormai la fa da padrone nel mondo.

Io non sono «apparizionista» nel senso che ci siano visioni= Vangelo, ma se esse rivelano simbolicamente la storia che viviamo oggettivamente - della pilatesca resa vaticana alla democrazia della sovranità popolare - messa al disopra della Legge di Dio -, e agli avversari di Gesù Cristo, Verbo divino - negare il loro valore profetico sarebbe negare la realtà.
I cristiani sanno di dover accogliere la verità con amore per non essere travolti nella menzogna di quel potere che leva di mezzo il Kathécon (confronta 2Tessalonicesi).
Perciò attenzione.
Messaggi che rinviano i devastanti pericoli presenti a tempi remoti non sono al servizio della verità, ma del mentitore di sempre, che vuole rimuevere l’idea del giudizio di Dio.
E’ vero, la visione di Dio che separa produce un vero e proprio brivido lungo la schiena, una stretta allo stomaco a chi
respira nell’atmosfera spirituale del Signore.
Chi vive l’ora presente può ben intravvedere «la scena apocalittica di separazione tra chi accetta il ‘segno di Satana’ sulla fronte o sulla mano e chi no» e la percepisce molto vicina nel tempo.
Molti pensatori in diversi momenti della storia, sia consacrati che laici, hanno avuto la percezione di tale momento cruciale che si avverava all’insegna del contrasto tra il Pontefice cattolico e l’Anticristo.
Malachia ha previsto Pietro II, ultimo Papa e nel nostro tempo alcuni autori lo ricordano con forza.
Qui voglio ricordare alcuni, con i quali non sempre concordo, ma che per la loro coraggiosa lucidità vanno letti.
Citerò Camus, Jean Madiran, Saverio Vertone, Malachi Martin, Sergio Quinzio e Anthony Burgess.

Albert Camus nel suo «L’Homme Révolté» del 1951, parla della crisi più seria a cui ci ha portato la ribellione metafisica dell’inteligenza umana che ha voltato le spalle a Dio, individuando la sua causa nella «forza corrosiva di un niilismo attivo» del nostro tempo.
Si tratta dell’ossessione patologica di dominare la vita in tutte le sue forme e dimensioni; della rivoluzione filosofica che pretende di ridurre a zero «le correnti metafisiche aristotelico-tomista e (perfino) kantiana».
Camus indica, a causa di tale ossessione, una complicità con il male.
Oggi ciò è vero anche a livello di leggi e di giustizia, quando, ciò che ieri era classificato come crimine diviene obbligatorio oggi.
E’ il caso dell’aborto.
Ieri in Italia e ovunque, oggi in Brasile con la sentenza del ministro della Suprema Corte Costituzionale per cui la legge deve solo proteggere la «persona nata, residente e naturalizzata», e «non vi è persona umana senza l’apparato neurale che dà accesso alle complesse funzioni del sentire e del pensare».
Ciò conferma quanto scritto lucidamente da Camus: «Ci sono crimini di passione e crimini di logica (...) che, con l’alibi irremovibile
di una certa filosofia, può servire a tutto, perfino a trasformare giudici in assassini
».
Si, tale «filosofia - o ideologia -, serve a tutto», anche a legittimare l’assassinio dei bimbi nel ventre materno con un’apologia sofistica di quanto, non solo per Camus, è un «crimine della lógica».

Continua Camus: «Il sentimento dell’assurdo, quando di esso si pretende estrarre, in primis una regola d’azione, rende l’omicidio almeno indifferente e, in conseguenza, possibile».
Ecco come la dignità umana è liquidata in nome della libertà e dignità del pensiero.
Eppure, non vi è uomo onesto che non sia convinto che: «la dignità dell’essere umano o è integrale o non è niente».
Ragion per cui la «giurisprudenza per i crimini di logica», a cui si riferisce Camus, non gode neppure del consenso democratico.
Infatti, l’aborto continuerà ad essere crimine per le maggioranze, come lo è per la legge naturale.
E’ pratica considerata molto grave da 71% della popolazione brasiliana secondo un’inchiesta dell’ottobre 2007 di Datafolha, con un indice del 10% in più in rapporto a quella del 1998.
Il dato più significativo dell’indagine riguarda 87% della popolazione che condanna l’interruzione della gravidanza considerata pratica immorale.
Non sarà la prima volta che il popolo dimostra più buon senso dei suoi capi e più fede dei suoi prelati, come è successo dai tempi dell’eresia ariana ad oggi.

Saverio Vertone nell’importante articolo (numero 10, anno 2, del dicembre 1992 della rivista Paralleli, dal titolo «Le sacre macerie») a cui mi sono riferito nei miei scritti sull’«Enigma di Giovanni XXIII» , solleva la questione: c’è ancora una religione
cattolica?

Risponde che essa è stata mutata in una sorta di «sociologia dell’anima» e lo spirito fatto diventare un doppione del corpo.
«Un’operazione strana ed estrema: ha messo il niente fra noi e il nulla, ci ha raccontato l’ultima bugia alla quale siamo ancora disposti a credere. Coprire il vuoto con un velo impalpabile sul quale è scritta la parola ‘vuoto’ è un’operazione di misticismo raffinato, che allontana e attutisce la disperazione con un sovrappiù omeopatico di disperazione. Ma questo salvataggio della religiosità mediante il sacrificio della religione funziona solo per chi è disposto ad ascoltare il misterioso fruscio delle parole, ossia (come si legge nell’Innominabile) le ‘gocce di silenzio’ che ‘attraversano, il silenzio’ ».
«Nel passato le religioni colmavano lo spazio tra noi e l’ignoto con ben altre gocce e ben altri suoni. E’ dubbio che oggi sappiano ancora far risuonare il silenzioso frastuono di Dio nelle coscienze di un’umanità assordata dal frastuono delle cose. Da qualche decennio l’introspezione fa salire a galla solo diritti, diritti sempre nuovi, e dunque sempre nuovi desideri. Ma i desideri producono solo oggetti: da fabbricare e da consumare; nient’altro. L’anima contemporanea è prigioniera tra la domanda e l’offerta di beni che devono nasconderle il male innominabile della morte …».

Vertone ricorda Sergio Quinzio.
«Solo la coscienza di una forza ignota che sta sopra di noi e che in qualche modo ci obbliga a una contabilità attenta può imporci la rassegnazione al dovere. Senza la trascendenza rimangono solo diritti innumerevoli, voraci, insaziabili, che non potranno mai essere rispettati e ci trasformeranno a poco a poco (ma non tanto lentamente) in quei ‘maiali insoddisfatti’ che Mill aveva previsto: nobilmente insoddisfatti, come Socrate. Perché ci vengono tarpati gli ideali, ma pur sempre inalati, perché questi ideali riguardano ormai soltanto i nostri porci comodi, che prima qualcuno si limitava a fare (vergognandosi) e adesso tutti (o quasi) sbandierano come un grande, nobile, sublime diritto. Ci si può chiedere come mai per la prima volta da millenni non sia più possibile indicare agli uomini quella linea indefinita dell’orizzonte in cui la terra e il cielo, il possibile e l’impossibile si toccano senza confondersi e disperdersi in quel trompe-l’oeil prospettico che ci impedisce di rispettare, da questa parte, il noto e, dall’altra, l’ignoto. La ragione è semplice. Neppure la Chiesa la indica più, perché è crollata la barriera dei simboli, dei riti e dei valori religiosi. Il Vaticano II ha forse solo preso atto di un cedimento sotterraneo; ma lo ha sanzionato e ha trasformato una religione antica, discutibile e imponente in una sociologia dell’anima, nella quale lo spirito non è che il raddoppiamento del corpo. Se la trascendenza era un’illusione. oggi la società intera sperimenta il collasso del ciclo sulla terra e sente l’immanenza come condanna alla cieca tautologia della realtà».

«Il crollo finale è avvenuto quando Giovanni XXIII ha cercato di rincorrere la società e di uniformare il linguaggio religioso
a quello dominante. Forse la tensione aveva raggiunto il limite estremo. Forse l’elastico tra i valori e i comportamenti diffusi era troppo tirato. Non teneva più ed era destinato a spezzarsi. Sta di fatto che l’abbattimento della barriera ha sommerso ogni traccia di trascendenza sotto una coltre uniforme di banalità che ci spingono a cercare il senso della vita nella vita (come se la vita fosse qualcosa che si può toccare e prendere con le mani), l’anima nello stomaco, il seme nella buccia. Il seme o non c’è o non è lì. E invece tutti stiamo cercando qualcosa che non si trova nel punto in cui scaviamo, sempre più a fondo, per afferrarlo. Crollato il muro dei riti e degli enigmi che hanno coperto per 2000 anni l’ignoto, obbligandoci a rispettarlo, tutto è diventato noto e insensato, e la stessa familiare realtà si è trasformata in un enigma banale, gigantesco quotidiano. Non a caso gli anni ‘60 sono cominciati con il Concilio, che ha cercato di conciliare religione e sociologia, e sono finiti con i Movimenti che hanno reso inconciliabile la sociologia con la realtà... E anche la Chiesa si dibatte tra le macerie che ha contribuito a produrre con l’abbattimento della diga [del katéchon!]
».

Jean Madiran domanda: «Come sarebbe visto il Vaticano II dai Papi?»
Risponde: Come è stato descritto: una Chiesa modernista partorita nell’evoluzione democratica del «popolo in cammino» verso la soddisfazione dei bisogni umani di libertà e dignità, sentimenti giunti al pieno sviluppo a cui furono ordinati un neosacerdozio comune dei fedeli, un neolaicato, un neoecumenismo.
Come la realizzazione della «formula» e della «mente comune» ideate dal metodo storico applicato alla Rivelazione.
Esso è quell’aggiornamento della coscienza collettiva nella Chiesa che si configura come l’empio ricorso al Concilio contro il magistero papale precedente, ricorso contro la stessa autorità cattolica («Bolla Execrabilis»).
E ciò vuol dire che il Vaticano II rappresenta, nei suoi effetti, quell’annunciato colpo pianificato dalle logge contro l’autorità
dei Papi, della Chiesa, di Dio.

«Il Vaticano II, esaltando la libertà di religione, la salvezza in altre religioni, il dialogo sui valori religiosi e mondani estranei alla Chiesa, ha proposto una nuova dottrina, ha favorito l’indifferentismo, il sincretismo, la fine dei Paesi e delle missioni cattoliche, la trasformazione del diritto della Chiesa; ha devastato il Regno sociale di Gesù Cristo. Con il democratismo ecclesiale si è finito con svelare che l’autorità conciliare non era quella della Chiesa, le cui parole non provengono da uomini, ma dal Maestro divino. Il rifiuto di quei profeti, insieme alle loro dottrine ed atti, s’imponeva, ma non accade».

«La democrazia moderna è religiosa: rimpiazza le religioni con la religione dell’uomo che coralmente si fa Dio». [...] si fonda su se stessa, come la ribellione dell’io si fonda sull’io. E’ lo stesso rifiuto d’ogni dipendenza».
«Il laicismo è la condizione contraria perché sia accettabile una democrazia, il contrario della dottrina cattolica sull’origine e l’esercizio del potere politico. La democrazia cristiana, che doveva sostituirsi a quella laicista per rendere accettabile la democrazia, ha svolto la funzione inversa, culminata nella politica montiniana: portare i cristiani a più o meno accettare il laicismo della democrazia dominante» (Jean Madiran, «Les deux démocraties», Paris, 1977).

«La differenza tra la situazione rispecchiata dal Sillabo e quella della Chiesa nel presente smarrimento sta proprio nel fatto che quelle esigenze e postulazioni del mondo, allora esterne alla Chiesa e oppugnate dalla Chiesa, si sono internate nella Chiesa, lasciando cadere l’antagonismo o col tacerlo, rinnovando il medievale ‘tace et florebunt omnia’, oppure con lo svigorirlo per renderlo tollerabile, oppure (è la via praticata) con lo svigorire la forza del principio cattolico elevandolo a un punto di tale ampiezza da abbracciare non la totalità del vero, ma la totalità sincretistica del vero e del falso» («Iota unum», Romano Amerio, pagina 34).

Ora, poiché il Vero coincide con il Bene e il falso con il male, sostenere il diritto all’errore significa sostenere il diritto al male e, in extremis, al delitto.
Poiché il diritto all’errore e al male è la negazione d’ogni diritto, la dichiarazione del diritto all’errore del Vaticano II non è solo violazione del diritto e negazione dell’autorità che regge il diritto, ma iniquità contro il Vero e contro il Bene.
E, poiché solo il Vero e il Bene possono essere fondamento dell’autorità, tale violazione è la implicita autorinuncia alla funzione dell’autorità e tanto più alla rappresentazione del suo Principio.
Capovolgimento dell’autorità di Pietro?
Infatti, i problemi dell’ora presente ruotano attorno a due questioni correlative: l’abuso della libertà da parte dei subalterni, e lo smarrimento del principio dell’autorità da parte di chi comanda.

L’ex Gesuita Malachi Martin fa un’analisi nel suo «The keys of this Blood» (Simon and Schuster, New York, 1990): «Qui, l’errore fondamentale di Giovanni XXIII fu di credere in una specie di bontà naturale esistente in ogni uomo e donna tale da permettere loro di evitare di cadere nei dettami del male - il male esistente in loro stessi come residuo del Peccato Originale, e il male intorno ad essi sostenuto da il mondo, il Diavolo e la carne. E’ stato, da parte del Pontefice, un grave errore d’interpretazione di un sacro dogma della Chiesa e, allo stesso tempo, un’ingenuità difficile da capire in un uomo della sua ampia esperienza pastorale. Ma, in effetti, con tale decisione, Giovanni ha ingannevolmente rinunciato ad una delle principali funzioni del Custode delle Chiavi a lui conferite come successore di Pietro. Tecnicamente, s’è trattato - forse inconsciamente - di un abuso di potere in un’alta carica. In pratica, ha fornito ai poteri dell’antichiesa proprio quell’apertura di cui avevano bisogno per rovesciare l’autorità di Pietro».

Sergio Quinzio, che ha pubblicato diversi libri su questioni religiose, culmina la serie con «Mysterium iniquitatis» (Adelphi, 1995, Milano), in cui si rispecchia il suo dilemma sulla religione sconfitta, su «una chiesa apostata?».
In esso, Pietro II, l’ultimo Papa, chiude il II millennio cristiano con l’esegesi del discorso di San Paolo (2 Tessalonicesi 2): «Non c’è più il tempio di Gerusalemme, nessuno può sedere in esso quasi proclamandosi Dio. Chi sono oggi gli apostati, e dove possono trionfare? Non sono certo i peccatori, che anzi Gesù è venuto a salvare (confronta Matteo 9, 13), ma coloro che, come il fariseo della parabola (Luca 18, 11-12), sono convinti di avere Dio dalla loro parte, di fare la sua volontà, di possedere la salvezza nella sacralità del tempio» (confonta Gr 7, 4).
«Non c’è modo di sfuggire all’identificazione. Roma, sia la prima o la seconda o la terza, è la potestà, l’autorità che non tramonta fino alla fine dei giorni. E la Chiesa, che è romana, è Gerusalemme e Babilonia insieme, in un miscuglio destinato a risolversi solo con il giudizio dell’ultimo giorno. Dobbiamo dunque prendere atto dell’apostasia della Chiesa che elude lo scandalo della fede, che lo stravolge più o meno consapevolmente in ciò che fede non è, che riduce a etica la salvezza escatologica, e perciò ne fa un’opera ragionevolmente umana, anziché riconoscere e attendere l’umanamente incredibile miracolo di Dio. L’apostasia della Chiesa consiste nel porre se stessa come regno di Dio già in atto».

L’autore fa delle considerazioni corrette sull’apostasia che sta davanti agli occhi di chi vuol vedere; è un fatto obiettivo.
L’apostasia è la diserzione dalla confessione cattolica.
Dato che questa trasmigrazione religiosa è operata dalla «nuova religione conciliare», le persone battezzate che aderiscono consapevolmente alla «Chiesa del concilio» hanno apostatato dalla Chiesa di Cristo (monsignor Castro Mayer).
Ma, di fronte alla gravità dell’evento, l’autore preferisce raggirare il problema, come ha fatto nel suo libro «La sconfitta di Dio» (Adelphi, 1992, Milano).
Qui si svela la distanza da Sant’Agostino e dal suo concetto della Città di Dio.
Infatti, essa è l’anima, la forma della Chiesa, è di Dio.
La sua apostasia sarebbe un’apostasia di Dio!
La quintessenza dell’antropomorfismo, fatta con delle categorie teologiche.

L’ultima tappa: l’obiettivo finale della Rivoluzione è «liberare» l’uomo dall’Autorità di Dio.
Poiché non può annientare la Chiesa divinamente fondata, né lo spirito dell’uomo, per realizzare tale scopo, essa usa non tanto la violenza quanto l’inganno; si serve del democratismo abbinato all’umanitarismo conciliare.
L’opposizione di questi agli errori del mondo è solo apparente: se non vi partecipano direttamente, li accettano democraticamente.
Dissidenza a parole, complicità nella prassi.

Diceva Louis Veuillot che se le creature fanno la rivoluzione per divenire uguali al Creatore, lo scopo finale di questa è una democrazia che consiste nel ridurre Dio allo stato di semplice cittadino del Paradiso, salvo farGli un processo speciale più tardi!
Sta di fatto che la Chiesa dei novatori è in lotta intestina con la Chiesa cattolica.
Anzitutto, lo dimostrano i cambiamenti devastanti nella Dottrina e nella Liturgia.
Poi, lo dimostra il rifiuto ossessivo del passato cattolico, vituperato dai conciliari.
La «Chiesa del Concilio» opera una procedura di mea culpa, che non riguarda certamente le malefatte presenti, ma quelle presunte dei Papi e dei Santi del passato, «profeti di sventura».
Per i «misfatti» di questi e della Chiesa cattolica, colpevole d’aver condannato scismi ed eresie, scismatici ed eretici, Giovanni Paolo II chiede scusa al mondo.
Si tratterebbe di lamentevoli errori che il Vaticano II e i suoi figli cercano di sanare con la «nuova carità», fondata sull’utopia dell’umana bontà e della redenzione universale finalmente svelata dalla Chiesa conciliare.

La nuova giustificazione vuole imprimere nelle coscienze l’idea che l’uomo, l’innocente primigenio, è la vittima circondata da mali che sono interamente esterni al volere umano.
Questo discorso nella Bibbia è ricorrente come i falsi profeti.
Applauditi per i loro discorsi di pace, essi ignoravano le colpe e negavano l’odio che è ovunque.
Tale era il tenore dei discorsi di Giovanni XXIII e di Paolo VI, e poi di Giovanni Paolo II.
Le guerre fatte a ferro e fuoco non sono letali per le anime quanto i conflitti che questa giustificazione suggerisce.
Essa causa inevitabilmente quelle rivolte e rivoluzioni che hanno per movente l’odio a Dio.
La «buona novella» di una nuova «Pentecoste»!
L’inganno che supera tutti, perché in «alto loco», è il falso profetismo che mira al superamento della contrapposizione originale che è nell’umana coscienza, coll’unione religiosa a scapito dell’unica via, stretta, ma segnata da Dio nella fede rivelata dal Signore Crocifisso.

A che punto è oggi il processo di aggiornamento culturale dell’Ordine cristiano?
E’ presto detto.
Quanto il pensiero cattolico, confermato dai Papi, rifiutava come perverso, i pastori conciliari promuovono in seguito alle grandi aperture di Giovanni XXIII alla modernità, cioè al relativismo naturalistico gnostico e massonico.
Cosa è al centro di tale piano?
Un compromesso storico globale, senza esclusioni ideologiche o religiose.
Esso implica l’idea che l’uomo è intrinsecamente buono e perciò la verità e la Chiesa non hanno veri nemici.
Essi apparirebbero solo in periodi d’intolleranza e di chiusura.
Perciò, la Chiesa deve e può operare nel senso di un’apertura ottimistica al mondo e ad ogni sua realtà.
In questo senso ogni stratagemma sarebbe benvenuto, come sia la ragione per convocare il Vaticano II.
Come mai questo fu da lui voluto dopo una presunta «ispirazione dall’alto», contro ogni criterio di vigilanza e prudenza per quanto riguarda la difesa della fede nel mondo attuale?

Di fronte ai fatti soprannaturali, la Chiesa va con i piedi di piombo.
Tra le migliaia di miracoli avvenuti a Lourdes in questi cent’anni successivi all’apparizione, per esempio, ne sono stati riconosciuti solo una sessantina.
Potrebbe, proprio un capo di questa Chiesa, aderire così allegramente ad una ispirazione su un fatto di tale importanza per i destini dell’umanità?
Qualcosa non quadrava allora e non potrà mai quadrare con la missione della Chiesa.
In realtà, l’atteggiamento di fiducia nel mondo e nelle proprie forze emerso nell’ottimismo di Roncalli, indicava un pensiero con radici ereticali, pelagiane.
Ciò fu notato nel mondo cattolico e espresso da alcuni accorti e noti scrittori.

Anthony Burgess, di formazione cattolica, ha fatto un’analisi del neopelagianesimo di Giovanni XXIII, pubblicata a Roma (Il Tempo), che gli risulta essere stata aggiunta dalla Congregazione per la causa dei Santi in Vaticano, al dossier dell’avvocato del diavolo con le ragioni contrarie ad una sua eventuale beatificazione.
Si tratta dell’eresia di Pelagio per cui l’uomo decaduto con il Peccato originale, che lo ha privato della grazia divina, porterebbe in sé la forza per riscattarsi con i propri sforzi, avanzando nella conoscenza e perfezionando la capacità di operare in completa libertà.
Burgess espone tale tendenza di pensiero che, introdotta nella Chiesa di Roma, alterò la vita morale del mondo.
Lo fa in special modo attraverso un personaggio del suo libro, «Gli strumenti delle tenebre», (Rizzoli, 1983) che pone la mentalità di Roncalli e Montini in contrasto con quella del cattolico peccatore, ma che «riconosce l’esistenza del male, convinto che la falsa bontà umana di Roncalli sia essa stessa un male che fa di questo secolo, dal punto di vista dell’affermazione del male, il più terribile di tutti... e Roncalli: ‘l’uomo più pericoloso che il secolo ha prodotto’ » (O Estado de S. Paulo, 10.1.1982).

La rivoluzione religiosa è nata dall’utopia strabiliante che postula.
La conciliazione di principi divini col «progresso rivoluzionario», del vero col falso, del naturale coll’antinaturale, insomma, del bene col male.
E non vi è sedizione religiosa più pertinace che quella fondata sul sogno d’essere buoni come dèi.
Perché il male non sarebbe proveniente dall’uomo, ma il bene sì!
Ecco che chierici utopisti, elevati ai vertici ecclesiali, dall’alto delle proprie teorie hanno provato la vertigine della «somma evoluzione» umana verso un «nuovo Avvento» e «nuove pentecosti».
Si vede d’allora la Rivoluzione nel Luogo santo, come era stato previsto da San Paolo ai Tessalonicesi (II Tessalonicesi 2-3).
L’inganno presente sta nell’accettare, come voluta da Dio, la falsa obbedienza e perciò la falsa dottrina in cui sono caduti quelli in alto.

E’ l’estremo inganno permesso da Dio: «per quelli che non hanno abbracciato con amore la Verità».
Eppure, tutto tornerà a posto nella Chiesa, quando i Suoi eletti ritornerano alla piena testimonianza della verità.

Arai Daniele


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Commenti : (34)
Claudio
pesaro , marzo 31, 2008 12:21

Cito molto spesso il dialogo tra il Cristo e la samaritana, al cap.4 di Giovanni. Alla samaritana che spiega al Cristo come samaritani e giudei preghino Dio su differenti montagne, ed in differenti culti, Egli rèplica spiegando che non è questione di "monti" (ossia di "etichette", di confessioni) l'adorazione al Padre, bensì questione di "spirito e verità". Poi, ad onor del vero, sempre il Cristo aggiunge che "i giudei adorano ciò che conoscono, mentre i samaritani adorano ciò che non conoscono, perchè la salvezza proviene dai giudei".

Dunque? Se da una parte la verità è una, ed una soltanto (è dal culto di giuda e non da quello samaritano, che proviene la salvezza), dall'altra è l'atteggiamento di onestà di spirito verso una genuina ricerca della verità a fare il vero adoratore del Padre, e non le etichette o i culti con cui gli uomini si definiscono. Credo che l'errore più grave del Concilio Ecumenico Vaticano II sia stato la riforma liturgica, e non la dichiarazione circa la libertà religiosa: se infatti da un lato resta vero che "l'errore non può accampare diritti, innanzi alla verità", dall'altra è altrettanto vero sia che Dio stesso riconobbe ai progenitori la libertà di scelta (poichè egli concèsse loro la dignità di figli, e non lo status di servi, a maggior gloria del Suo Sovrano Amore -come anche Gesù ribadì-), sia che l'onestà personale e la genuinità di spirito nella ricerca della verità "vince" su qualsiasi credo proclamato, per parola dello stesso Signore nostro Gesù, il Cristo.

Il problema conciliare, pertanto, non è a mio avviso quello di avere riconosciuto come parte integrante della dignità umana anche il rispetto verso l'onesta ricerca di Dio operata da ogni uomo (è questo ben altra cosa dall'indifferentismo religioso: niente confusione, per favore) magari anche in percorsi diversi da quello cattolico (libertà di culto), quanto piuttosto l'avere rinunciato a proclamare contemporaneamente a ciò la Chiesa come unica e definitiva maestra (a vero ed efficace mònito per le anime, molto più efficace di una fede imposta o proclamata senza essere creduta o realmente vissuta), e altresì l'avere rinunciato alla propria saggezza liturgica, secondo il folle principio per cui ciò che appariva non più compreso (sic) andava rimosso piuttosto che (come logica vorrebbe) nuovamente spiegato.

Questo il mio pensiero in mèrito, grazie per lo spazio concèssomi.



Paola Distilo
Galatro (RC) , marzo 31, 2008 13:41

Eppure non sono d'accordo sull'identificazione del Katèchon con il Papa nemmeno nel periodo di Gloria della Chiesa Cattolica, il Katèchon sarebbero piuttosto i principi cristiani che, come Tiberio (l'Imperatore) controllavano l'esercito ed impedivano la persecuzione dei cristiani ed anche la dominazione araba in Europa; fu il Guiscardo infatti, e non il Papa, che il Guiscardo lo odiava, a bloccare con l'esercito l'avanzata degli arabi in Italia, i quali arabi avevano bellamente proibito di nominare Gesù Cristo in pubblico (vi ricordano qualcuno?) in tutti gli Stati dove governavano. A onore del Guiscardo e dell'aristocrazia ancora un pò barbarica del tempo va il rifiuto di perseguitare gli arabi in tempo di pace e di convertirli a forza, ciò che il Papa aveva purtroppo chiesto, e che successivamente una ben più scadente aristocrazia, meno barbarica ma più corrotta, quella angioina, fece. Sono pertanto più d'accordo con chi identificava il Katèchon con i principi cristiani appunto, quando erano veramente principi e veramente cristiani, poi anche loro hanno avuto le crisi di fede a hanno fatto la loro Apostasia e sono crollati. Gesù Cristo, il Signore, aveva già dichiarato che non intendeva consegnare ai religiosi il regno di Cesare, dai religiosi vuole e ha sempre voluto altro. A ognuno il suo, ma nei tempi andati i principi credevano ai dogmi della Chiesa (e ci credevano anche i papi) quindi la situazione aveva un suo, per quanto instabile, equilibrio. Oggi l'autorità civile è nelle mani dei massoni che odiano la Chiesa, non credono ai dogmi (al Guiscardo e agli altri suoi pari al limite poteva essere antipatico il papa personalmente, e lo era, ma questo non influisce sul credere o meno ai dogmi della fede.) Così, la massoneria, cioè l'Anticristo, si è sostituita ai principi cristiani, cioè il Katèchon, la frittata è già fatta, nella Chiesa massoni ne sono entrati e tanti, ma si dice che la Chiesa soffrirà, ma non crollerà. Certo che per noi cattolici sono dei tempi... e anche per i protestanti non credo che vada tanto bene.


No
Pavia , marzo 31, 2008 14:09

Comunque nessuno si scandalizzi. Aspettiamo la conversione della Russia.
Intanto per favore che Daniele Arai, smetta di bollare le apparizioni mariane che non condannano esplicitamente gli errori del Vaticano II come anticristiche. Mi pare un p una sforzatura della mano celeste. Dio agisce come vuole e quando vuole.
[EDIT REDAZIONE]
Cordialmente.




Marco
Firenze , marzo 31, 2008 14:26

profezieonline.com > locuzioni > Don Stefano Gobbi (fondatrore Movimento Sacerdotale Mariano) > Apocalisse spiegata dalla Vergine Santissima.


michelangelo
roma , marzo 31, 2008 18:54

su, signori,
il concilio vaticano 2 fu un rischio, da correre, per restare in grado di adempiere la missione pastorale.
chi avrebbe mai seguito una messa in latino?
chi vive rettamente si deve preoccupare di continuare a farlo, non del prossimo, che entrer in chiese dalle porte aperte piuttosto che chiuse.
siete gente senza fede, perch credete che l'unico modo per essere salvati siano le conquiste del vostro personalissimo percorso.
avete scordato la caritᩡ, la misericordia, la compassione?
ognuno pensi alla propria salvezza, invece di fare il papa, ed il moralista censore.
dice bene gibbon, che un censore pu mantenere alta la moralit di un sistema, non ripristinarla.
la nostra societ㡡 alla frutta, bisogna cercare di comportarsi cristianamente per quanto la societ ce lo permetta, con meno compromessi possibile, ma anche senza coprirsi di ridicolo.

e se l'anticristo arriva, bene, lo aspetterete, (non oso dire aspetteremo) con ironia, ridendogli in faccia, se siamo sicuri del nostro operare, e anche tentando di salvarlo noi stessi.

il vangelo non pu顳 sempre e solo esser letto come polemica contro tutto



Julius Ebnoether
Firenze , marzo 31, 2008 20:36

Non capisco come Arai Daniele si permetta di giudicare la figura del beato Giovanni XIII in maniera così sprezzante. Si arriverà a giudicare apostata anche Giovanni Paolo II alla fine? Si cerca ancora lo scontro di culture oltre che di religioni? L'apostasia è quella dell'editorialista che non capisce il messaggio eversivo dell'amore cristiano in barba a tutti i ritualismi religiosi del suo tempo. Cristo rappresenta una rottura col mondo materialista del sacro istituzionalizzato e chi lo imita, come Giovanni XIII, è miglior cristiano di chi si nasconde dietro alle messe in latino o altre forme di conservatorismo canonico. La soluzione sta nell'ecumenismo, nel dialogo e nell'amore. Conosce Arai Daniele il significato dell'amore?

Julius Ebnoether
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LM
... , marzo 31, 2008 20:56

Peccato per questo sito che toppa alla grande sia sul Beato Giovanni XIII che sul Concilio. Altrimenti sarebbe molto, molto, molto pi efficace e cristiano, soprattutto se unito alla cultura di Blondet e collaboratori.


P.Danilo Scomparin, I.M.C
Olbia , marzo 31, 2008 22:27

Dopo la lettura dell'articolo di Daniele Arai, mi è venuto in mente di dire quanto segue, come una testimonianza. Oh, quanta fatica facciamo ad amare ed ubbidire i nostri Papi; personalmente mi ritengo "papalino" e, per quanto ne so, da Pio IX a Benedetto XVI sono tutti santi. Sono convinto che abbiano conservato integro il deposito della Fede della Chiesa e sempre si siano attenuti al Magistero di Verità e che mi sia stato trasmesso integralmente. Se il Papa mi ordina di celebrare in italiano o in latino o in greco io ubbidisco. Se cambierà il messale, lo userò. Certe illazioni sul Beato Giovanni XXIII, su Paolo VI, su Giovanni Paolo I, non mi toccano minimamente e non credo corrispondano a verità. Per una vita intera ho letto e studiato tanti documenti pontifici e mai ho trovato eresie dottrinali. Errori in ambito politico o sociale ce ne saranno anche stati, ma questa è un'altra cosa. Anch'io sono Fatimita, ci mancherebbe, è apparsa la Madonna!, ma le rivelazioni là fatte sono semplicemente delle rivelazioni. Ma io credo di più quando Maria dice: "Fate tutto ciò che Lui vi dice", lo ha detto Maria, lo ripete la Chiesa ed è ciò che cerco di fare ogni giorno.
Domenica 30 ho celebrato la Messa delle 10 nella Chiesa della SS.Consolata, vi erano trenta scouts, con i loro genitori, un centinaio di adulti, e qualche bambino che ciondolava da un banco all'altro, non l'ho zittito perché mi ricordava: se non diventerete come bambini... Abbiamo recitato le Lodi della Domenica, esecitando così il sacerdozio comune dei Fedeli di Cristo, tutti attenti, compiti e devoti; poi la messa, secondo la liturgia riformata, tutti attenti, devoti e in silenzio, mi sentivo un po' nel Roveto Ardente e un po' nel Giardino delle Anime risvegliate, e così un'ora e 10 è passata senza accorgecene, anche i turbolenti scout non hanno fiatato, erano attentissimi... ogni tanto li incoraggiavo a stare attenti e sono stati attenti. Dopo la messa ci siamo tutti salutati benevolemente, poi tanti abbracci, come si usa da queste parti... soltanto io sono un po' restio in quanto se comincio con uno lo devo fare con tutti. Conclusione: il piccolo resto c'è e persiste anche in questa città. Oggi sono andato a celebrare la messa della SS.Annunziata in una casa per donne con handicap... ho visto l'amore di cui erano circondate... e così per solenizzare ho usato anche l'incenso...forse la Chiesa è fatta anche di queste piccole cose...
Cordiali saluti. P.Danilo Scomparin. Olbia 31 marzo 2008



William
... , marzo 31, 2008 23:09

Io credo che il vero senso delle apparizioni mariane che si sono susseguite in questo secolo non abbiano aggiunto proprio niente alla rivelazione, cos come ci stata tramandata.
Hanno, semmai, cercato di far rivivere in noi la vera figliolanza con Dio.
Al Suo ritorno, che molti credono prossimo, il Signore non avrebbe proprio nulla da dividere, se la Sua Madre Santissima, non si fosse preoccupata di farci vivere la tenerezza e l



Alberto
... , marzo 31, 2008 23:18

Caro Daniele,
sono perfettamente d'accordo con quello che scrivi, anche se usi sempre un linguaggio troppo difficile, hehe..
Premettendo che non metterei mai in discussione niente della Religione Cristiana, quello su cui vorrei capirci di piu' e' questo:
ma, come puo' essere che da Dio, che e' Bene Infinito ed Eterno, sia nato, anche solo in questa dimensione materiale, il male?
cioe' lucifero, da dove ha conosciuto il sentimento della superbia, se viveva nella Luce di Dio?
Queste sono domande che io mi faccio sempre, sia mi sento fare spesso, da persone che si dichiarano "buddiste", in quanto religione piu' coerente..(secondo loro, naturalmente..)
e poi il segno della bestia sulla mano e sulla fronte sara' il chip, che verra' impiantato una volta che contanti e carte spariranno, giusto??



un visitatore
... , aprile 01, 2008 00:27

Quindi mi pare di capire rispetto alla Chiesa Cattolica voi vi trovate su posizioni scismatiche.


Giuseppe
Napoli , aprile 01, 2008 00:39

Concordo pienamente con l'ultimo intervento. Alcuni articoli cadono in eccessi e stridono col rigore di Blondet e di altri collaboratori.


Nicola
Roma , aprile 01, 2008 02:53

Ma secondo voi gli anni 50,durante il Pontificato di Pio XII erano anni di ascesi e rigore morale?
A leggere le cronache dell'epoca non si direbbe propio.
Le raccolte dei rotocalchi sono a disposizione di tutti nelle biblioteche,e
Cos'era Roma a quei tempi lo hanno raccontato bene,tra gli altri, Pasolini e Fellini.
La Roma di Cinecitt, di via Veneto e dei night clubs,quella delle borgate e dei barconi sul tevere, non era certo popolata da casti angioletti.
Il Santo Padre protestava inutilmente per certi manifesti cinematografici scollacciati sui muri dell'Urbe ("Poveri ma belli"),e il ceto medio sprofondava felicemente nelle gioie del primo consumismo.
Non mi pare che il comportamento degli Italiani negli anni 50 fosse pi "cristiano";forse c'era una maggiore ipocrisia,ma non facciamoci illusioni sulla moralit๠.
Io ho visto le registrazioni degli spettacoli televisivi dell'epoca.
Malgrado il povero Adalberto Guala e le leggende metropolitane sugli implacabili censori democristiani ,i variet che entravano nelle case (e nei bar) degli Italiani erano traboccavano di fanciulle conturbanti.
E vogliamo parlare del teatro di rivista?
o delle copertine dei settimanali farcite di attrici in pose eloquenti e costumi succinti,forse molto pi provocanti delle attuali nudit๠?
Ed il Concilio era ancora molto lontano.



Vincenzo
Genova. , aprile 01, 2008 09:26

Condivido tutto l'articolo di Daniele Arai.
E grazie ad EFFEDIEFFE che gli d lo spazio per esprimersi.
Ai neomodernisti pi o meno buonisti gli spazi di espressione non mancano di sicuro.
Saluti a tutti.



nicola
forl , aprile 01, 2008 16:14

Ricordo a tutti coloro che identificano la Chiesa col Papa "umano" e non il contrario, (come dovrebbe essere), che c' una frase, (di un prelato,forse un Dottore della Chiesa?... Cito a memoria), che dice:
"Lo Spirito Santo, alcuni Papi li vuole, alcuni li accetta altri li tollera."



Stefano
Como , aprile 01, 2008 21:10

Rileggo il testamento spirituale di Paolo VI. Il più grande Pontefice del secolo scorso. Consummati in unum, questo fomentar divisioni andano a cercar dietrologie e complotti. Sullo stesso piano di quelli che dicono che GPI è stato ucciso dalla mafia o dalla curia romana? Non strattoniamo lo Spirito Santo, ma insieme andiamo avanti nella speranza e con la grazia di Cristo.


Arai Daniele
L'autore risponde , aprile 01, 2008 21:58

Devo dire a quanti attaccano il mio scritto, pensando di difendere il Papa, che, in ciò siamo dalla stessa parte. Sono un "papista" senza condizioni, in quanto il Papa è il "dolce Vicario di Cristo in terra". Non è da questa parte, però, chi mette al disopra della fede, per cui esiste il Papa, un uomo... Insomma un "Santo" alla Fogazzaro, vicari di La Mennais, Sangnier, Loisy, Duchesse, Steiner e compagnia bella, che puntavano su un "papa per migliorare la Chiesa", cioè¨ per farne un'altra, d'accordo con le loro profezie per i nuovi tempi di venture. Hanno vinto? Hanno scansato il katechon cattolico e avuto la loro chiesa liberal-democratica e conciliare? Qui lascio alla coscienza dei lettori la risposta. Ne va della salvezza della propria anima. Perciò scrivo e trovo menti lucide e fedeli che mi pubblicano. Che il Signore e San Giuseppe ci aiutino.

Arai Daniele



bruno
bologna , aprile 01, 2008 23:41

completamente d


affus
carpino , aprile 02, 2008 00:31

dalle
"Le profezie di Caterina Emmerik"
"Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c



bruno
bologna , aprile 02, 2008 08:34

-completamente d’accordo, Daniele. A quanti sono rimasti scandalizzati dalla tua diagnosi della chiesa conciliare, dalla tua critica ai papi artefici e difensori di questa chiesa, a quanti non vedono nessun mutamento nella linea della tradizione della fede cattolica, vorrei chiedere, riferendomi immediatamente al cuore di questa fede – la Messa – come facciano a vedere la stessa sostanza di fede nella Messa Tridentina e nella Messa di Paolo VI. Perché è ovvio che non si tratta tanto di differenza di lingua ma di mutazione di senso, di prospettiva, e lo stesso cambiamento della lingua non è a servizio della comprensione ma funzionale a quel mutamento. E se consideriamo che nel dibattito sulla messa paolina sono intervenuti anche un bel numero di teologi e pastori protestanti – cosa ovvia dal momento che Paolo VI per il parto della sua messa si era avvalso anche della collaborazione di sei teologi protestanti– e che il loro giudizio è stato a dir poco entusiasta, come si fa – è la mia domanda - a sostenere come messa ancora cattolica una messa che piace tanto a tanti illustri protestanti? Non sarà appunto a causa di quella depravazione logica della chiesa conciliare ( e che il nostro Daniele ha così bene illustrato) che l’ha portata al superamento del principio di non contraddizione? A P. Danilo devo dire che non mi sorprende affatto il suo magnifico spirito di adattamento ad ogni disposizione proveniente dall’ ‘alto’. Con altrettanta sincerità e convinzione io rimango invece fedele al principio di coerenza. Di coerenza tra la messa antica e quella nuova io non ne vedo proprio nessuna. E siccome di messe antiche io non ne vedo nessuna da queste parti pur avendone fatta richiesta – in contrasto col mio diritto concessomi dall’ ‘alto’ - io mi rimango in attesa di incontrarne una il giorno che Dio vorrà e di ritrovare in essa l’anima della mia fede cattolica.


affus
carpino , aprile 02, 2008 13:12

dalle profezie di Caterina Emmerik
"Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo...".






P.Danilo Scomparin, I.M.C.
Olbia , aprile 02, 2008 14:58

A Bruno. Senza punta di polemica: se lei è tradizionalista, io sono tradizionale, se lei è tradizionale io lo sono maggiormente perché mi piacerebbe la messa in greco, cioè nella lingua della tradizione! Ed infatti, il "Kyrie eleyson" lo recito ancora. No, non mi sono adattato facilmente, ho sofferto Dio solo sa quanto e per ben 31 anni, tanti quanti sono quelli del mio sacerdozio... forse dovevo soffrire per tutti gli altri... e così Qualcuno lassù mi ha fatto capire: è ora di adorare Dio in spirito è verità. Mi creda, ho studiato attentamente tutto il problema, ho trovato anche errori di traduzione e li ho segnalati, mi è stato anche assicurato che si sta facendo qualcosa per correggere, ma intanto cosa si deve fare... se non obbedire, chi obbedisce fa sempre bene dice il padre spirituale.
Ho anche scoperto cose che non si possono dire perché non si capirebbero, e glielo accenno sotto forma di domanda: la seconda preghiera eucaristica detta canone di Ippolito è proprio un canone o cos'altro è? E questo glielo ho accennato non per far sfoggio di cultura né per rivendicazione ma per assicurarla che sono serio, molto serio in ogni mio intervento. La ringrazio per il suo interesse al tema della liturgia, e propongo a tutti di acqusire prima la pace ontica e poi di discutere di temi così alti. E ancora, se me lo permette, lasci fare ai preti il loro mestiere, non sono tutti modernisti o filo-protestanti. I laici dovrebbero piuttosto inpegnarsi, è un consiglio, a ricostituire la regalità, la cavalleria, le corporazioni delle arti e mestieri, le sole che potrebbero tenere in piedi il Sacerdozio, da solo non ce la fa più... e che San Michele ci aiuti. "Defende nos in proelium..." ancora la recito. L'anima della fede cattolica è il Cristo di Dio non la messa in latino.
Cordiali saluti. P.Danilo Scomparin. Olbia, 2 aprile 2008.



Goffredo
Mont , aprile 02, 2008 22:16

Sono d'accordo con Vincenzo , mi sembra che lo spazio per qualche riflessione da "profeti di sventura" non sia poi così vasto. Quindi ci può stare anche un articolo
un po' più realistico. «Lo scopo dell'ottimismo è l'utopia» ha scritto Ratzinger. Qual è il criterio che ha sancito sui media la "bontà" di un papa?
Forse lo stesso che ha permesso di dedicare a
Padre Pio un tempio come questo?
http://www.chiesaviva.com/
381padrepiop1.htm

Unico dubbio su Quinzio che ricordo
tra i menzionati de "gli Adelphi"



giuseppe
napoli , aprile 03, 2008 00:21

Pienamente condivisibile quel che dice padre Danilo sul compito regale dei laici, che ora preferiscono fare i teologi. Si impari da padre Dante, dotato di vera sapienza, la distinzione tra le funzioni.


Goffredo
Mont , aprile 03, 2008 09:11

Nessuno ambisce a sostituirsi ai teologi,
ma ci sono cose che balzano agli occhi.
Il vescovo Maggiolini ha detto:« Sono stufo di sentirmi qualificare pessimista
quando scrivo cose che vedono anche gli orbi.Ottimismo e pessimismo, atteggiamenti spesso pagani.La speranza è altro. E' virtù teologale e impegna allo spasimo. E diverte perfino». Dante? Forse nell'ottica di "Tu sei mio fratello"? (www.grandeoriente.it)



Luigi Z.
Milano , aprile 03, 2008 10:02

Sono totalmente d'accordo con l'autore dell'articolo: papa Asdrubale I e' stato una iattura per il Cristianesimo ed a mio giudizio il piu' grande criminale del XX secolo al cui confronto Pol Pot ed Hitler fanno la figura di apprendisti.
Perche' i disastri creati da questi ultimi bene o male sono stati riparati in una generazione o poco piu', ma quello che ha combinato quel .... e' qualcosa che richiederà tempi lunghissimi ed uomini di grande statura che non si vedono ancora all'orizzonte.
L'attuale pontefice sul quale avevo riposto molte speranze, non sembra all'altezza o forse ha semplicemente gettato la spugna. Lo capisco il compito ormai è titanico.
Inoltre poco dopo il 2.o della dinastia degli Asdrubali diede il colpo di grazia definitivo riducendo la religione ad una faccenda da avanspettacolo adorata dalle plebi che ora lo vorrebbero santo. Personalmente l'ho definisco piu' semplicemente un guitto con nessun potere soprannaturale.

Dopo le due grandi fiammate del 1945, se non fosse arrivato quel ...., si sarebbe potuto dare una svolta diversa agli avvenimenti ma ora la grande mattanza e' inevitabile perche' necessaria e ".. La visione di Dio che separa ..." a chi scrive NON "produce un vero e proprio brivido lungo la schiena, una stretta allo stomaco.. " perche' come scrisse giustamento qualcuno il concetto di catastrofe implica quella di giudizio e quest'ultimo, aggiungo io, quella di divisione. Ed è' ormai tempo che qualcuno tracci una netta linea di demarcazione tra animali con anima razionale e scimmie o zombie che di umano hanno solo la figura esteriore e poi si vada allo scontro. Prima si comincia prima la si finira'.
L'unico rammarico e' come ho gia' detto e' che sembrano esistere uomini in grado di muoversi solo all'interno di un orrizzonte che non va oltre questo mondo. Non basta.
Personalmente credo ai miracoli ma se non se ne produce uno ed in fretta qui finiamo male, molto male e quello che restera' dell'umanita, se restera, tornera' indietro di secoli o forse di millenni.
Grazie all'Asdrubale il 23 voltre st...!



alberto
pisa , aprile 03, 2008 14:09

per goffredo: non ho colto capito il riferimento al grande oriente!


Goffredo
... , aprile 03, 2008 21:22

Intendevo rispondere a Giuseppe da Napoli circa la sapienza di Dante, che gode
di un certo favore nell'ambito della tradizione esoterica.



alberto
pisa , aprile 04, 2008 10:38

capisco...
infatti sono convinto, ma mi posso sicuramente sbagliare, che molte anime avrebbero aderito al cristianesimo se avessero conosciuto i veri maestri, che iniziano ai sacri e divini misteri della fede cattolica. Invece non avendo trovato altro che aria umana, a volte perfino infraumana, nelle chiese, se ne sono allontanati, adreendo purtroppo all'esoterismo, magari di matrice massonica. e così ci perde solo la Chiesa!
Così il paradosso è che magari tra i massoni ci sono anime veramente straordinarie ed intuitive, e in chiesa ci rimane il peggio del peggio grazie alle politiche "democratiche" che tendono solo al basso e alla mediocrità.
Che disgrazia!







P.Danilo Scomparin, I.M.C.
Olbia , aprile 05, 2008 14:14

Papa Giovanni XXIII, oggi Beato, è uno dei quattro grandi papi del Novecento, per chi non lo sa, il suo "aggiornamento" voleva dire riportare i Figli ai Padri, cioè alla Patristica... e ci ha lasciato pure un messale in latino, del 1962, lo uso per mia devozione. Il segreto del traguardo raggiunto da Giovanni XXIII (come magistralmente ci insegna il prof. Silvano Panunzio) sta nel cap.23, libro 3°, dell'Imitazione di Cristo; aveva raggiunto la pace ontica. "Sudiati, o figlio, di fare la volontà di altri, piuttosto che la tua. Scegli sempre di avere il posto più basso e di essere inferiore a tutti. Desidera sempre, e prega, che in te si faccia interamente la volontà di Dio. Un uomo che faccia tali cose, ecco, entra nel regno della pace e della tranquillità"... Di solito le informazioni che si hanno su questo grande Papa sono attinte da libri fasulli di autori vicinissimi ai tradizionalisti cattolici. Cordiali saluti, P.Danilo Scomparin, Olbia, 5 aprile 2008.




alberto
pisa , aprile 05, 2008 23:06

giusto Padre Danilo che Lei richiami la grandezza di questo pontefice. Si dovrebbe usare sempre un riguardo speciale quando si tratta di pontefici, di colui che è "vicario di Cristo", "il dolce Cristo in terra" come soleva dire se non ricordo male la mistica S.Caterina da Siena.


Padre Tonino
Messina , aprile 06, 2008 08:28

Saluto il dott. Blondet. Ho letto con curiosità il suo volume sull'editrice Adelphi (molto documentato...); tra i vari contenuti che mi hanno lasciato perplesso (trame massoniche nella Chiesa, ecc.), resto piuttosto perplesso sul coinvolgimento emotivo che trasuda dall'esprimere tendenze chiliaste troppo enfatizzate.
Al prof. Arai chiedo maggiore chiarezza circa la sua "posizione" all'interno della Chiesa "cattolica". Molte polemiche circa il Vaticano II di stampo ultraconservatore son ben note! Lo spettro di Marcel Lefebvre sembra non essersi ancora dissolto. Sappiamo bene della triste vicenda del vescovo scomunicato! Chissà quanti sono ancora i "cattolici" ipocriti ed opportunisti che sono rimasti all'interno della "chiesa apostata e scismatica" che viene denunciata, mi pare di capire dal suo scritto, che spero di potere esaminare con rigore (sic), senza avere il coraggio di "fare outing"! Certo, non possiamo pretendere che la Congregazione per la Dottrina della fede intervenga sempre per questioni particolari, comunque, a mio parere, bisognerebbe auspicare che "si ritorni" ad un maggiore controllo degli scritti dei cattolici (quelli che si dicono fedeli a Roma, ma in effetti non lo sono!). Dobbiamo sempre tenere a mente la costituzione Dei Filius e il Vaticano I. L'eresia non è solo quella progressista, c'è anche il subdolo conservatorismo vetero-cattolico! Le chiedo di chiarire meglio Le sue posizioni circa il Magistero del Vaticano II, circa il Magistero ordinario della Chiesa e circa l'ossequio rispettoso che dobbiamo ai nostri Pastori.
I miei rispetti, Professore.
Grazie
don Tonino



massimo
scandiano , aprile 11, 2008 12:27

Alcune domande come mi vengono a Don Tonino
- se è vero che " dai frutti li riconoscerete" la mia coscienza cosa mi fa pensare su questa "primavera della Chiesa"
- Perchè i Main-Stream-Media massoni hanno definito Il "Papa Buono" in evidente denigrazione dei suoi predecessori?
- Ernesto Buonaiuti ha influenzato o no Roncalli ?
- Perchè riprendere il nome di Giovanni?
- Le pesanti critiche di Roncalli a San Pio da Pietralcina sono un'invenzione di Luzzatto?
- perchè il Libro di Pier Carpi " le profezie di Papa Giovanni " che poteva essere usato per un attacco alla Chiesa è stato fatto cadere nel silenzio, mentre ignobili montature come "il Vicario" hanno fatto il giro del Mondo ?
- Mons. Capovilla ha mentito sul Terzo segreto di Fatima ?
- Se Antonio Socci scopre che ci sono state delle evidenti omissioni deve tacere per obbedienza? e la coscienza?
- Se guardando il Card. Bertone a Porta a Porta ho l'impressione che stia mentendo e che tutta la trasmissione sia scorretta giornalisticamente la mia coscienza cosa deve fare?
- I profeti di sventura nella Bibbia sono quelli che dicono la verità oppure la dicono gli annunciatori di trionfi ?
- Perchè ha più lettori ormai Blondet su questo sito che "L'Avvenire" sovvenzionato dallo Stato?
- Se vedo catechiste in mini shorts e ombelico scoperto accostarsi all' Eucarestia senza che nessuno dica niente e soffro, sono sbagliato io ?
- Se penso a come celebrava L'Eucarestia San Pio da Pietralcina, oppure il Curato D'Ars oppure San Filippo Neri e provo fastidio per la trascuratezza con cui celebrano i moderni Don Chichì sono scismatico?
Si legga l'articolo straordinario di Blondet del 16.09.2007 "Motu Porpio e vescovi adulti"
Poi se proprio non le piace si può consolare con le miriadi di Enzi Bianchi che hanno i primi posti sui MSM.



Edward
London , aprile 14, 2008 21:19

Ammiro Blondet da troppi anni per non accorgermi che in questo articolo manca la sua arguzia e la sua onestà intellettuale.
Mi sembra, invece, che qui si stia facendo una gran confusione tra messa "in latino", Concilio Vaticano II e sedevacantismo.
Bene, la Messa in rito romano nella forma straordinaria oggi è un diritto universale e permanenete di ogni sacerdote e di ogni fedele. Grazie a Benedetto XVI e alla sua ermeneutica della continuità.
Il Vaticano II è il 21 concilio della Chiesa Cattolica e ha detto meno cretinate di quanto ci si ostini a fargli dire.
Il sedevacantismo è la posizione che rischia di assumere l'autore dell'articolo se non rivede le sue premesse al discorso che va facendo. Le conseguenze logiche sono stringenti, e "cattolico" non è una coperta per ogni stagione.




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