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Come tratte frutto da chi non ha incolpato la divina sapienza della sua disgrazia. In questo caso si tratta di un buddista tibetano, uomo forte e di preghiera. Forse la «nostra» ascesi cattolica dovremmo riprenderla con questo spirito buddhista.

Un tibetano

Maurizio Blondet    04 maggio 2008
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Portato da amici a Pomaia, centro tibetano il Toscana, non ho letto giornali nè saputo notizie per due giorni. Sono  pacificamente disinformato, ma - se posso dirlo - edificato.

Una sera invitiamo a cena in un ristorante «vero» - nè vegetariano nè analcoolico - il signor Ngwang Tsondue. Noi beviamo, fumiamo, mangiamo; lui beve acqua e partecipa, allegro, evitando la carne. A un certo punto, dice che deve andarsene: deve fare la sua ora di preghiera serale.

Converrà notare che l’uomo è un laico, non un monaco: vive fabbricando piccoli oggetti-ricordo, che sono oggetti rituali, venduti poi nello spaccio del centro. Non ha mai visto il Tibet ed è nato in India da genitori profughi, vive da un decennio in Italia. E’ sposato, ha una figlia e sua moglie ne attende un’altra. A nostra domanda, lascia capire che la sua prima bambina è handicappata.

Racconta in breve che la gravidanza è stata difficile, tanto che sua moglie fu portata d’urgenza
in elicottero all’ospedale di Grosseto.

Lì, un medico gli ha detto chiaro: la bambina non sarebbe nata sana, volete abortire? Nel ricordo, i suoi occhi hanno un lampo inequivocabile, vivono la lacerazione di quel giorno: il solo fatto che, in un’altra civiltà, gli si possa proporre una simile «scelta», è già una tentazione, terribile.

«Io e mia moglie abbiamo detto no». La bambina, ora, è cieca, muta e sorda, non dà segni di vita intelligente. Ha sei anni, sta in carrozzella.

«E’ pesante», ammette della situazione: «E’ il nostro karma, qualcosa che abbiamo fatto in una vita precedente». Poi aggiunge, nel suo italiano a cui sfuggono le parole esatte per dire quello che prova: «Così è meno pesante».

Mi viene da pensare che ogni cristiano, come ogni ebreo, di fronte a una simile esperienza, avrebbe l’impulso di accusare Dio: perchè hai fatto questo a questa creatura innocente? E anche: perchè proprio a noi, che ti siamo devoti?

E’ il problema del male - lo scandalo del male all’innocente - così difficile da digerire per chi, come noi, crede a un Dio insieme personale, onnipotente e buono. Secondo Albert Camus («L’Homme Revolté»), tutte le patologie e le convulsioni dell’Occidente moderno - dal romanticismo al socialismo totalutario - nascono dal rimprovero a Dio per il male, dalla rivolta contro Dio che manda il dolore.

Il Satana di Milton già disprezza Dio per questo: «E chi oserebbe invidiare chi dal più alto luogo a sofferenze senza termine?». Il dolore così continuo e ingiusto autorizzano la rivolta (di Satana).

Ivan Karamazov fa un altro passo, fatale: «Non nega l’esistenza di Dio, la rifiuta in nome di un valore morale. Se il male è necessario alla creazione divina, allora  questa creazione è inaccettabile... Ivan prende le parti dell’uomo, e afferra che la condanna a morte che pesa su di loro è ingiusta... per la prima volta è aperta qui la lotta della giustizia contro la verità… ancora qualche decennio, e una immensa cospirazione politica mirerà a fare, della giustizia, la verità».

Dostojevsky l’aveva intuito chiaramente, questo rigetto metafisico negli anarchici, nei socialisti, negli ossessi attentatori e terroristi  del suo tempo: «Il socialismo non è anzitutto la questione operaia, è anzitutto la questione dell’ateismo, la torre di Babele da costruire senza Dio, non per raggiungere dalla terra il cielo, ma per abbassare i cieli fino alla terra». Fanno la giustizia che il Dio cristiano o ebreo, il Dio personale, secondo loro  non sa o non vuole fare.

Il Grande Inquisitore dostojeskiano già prefigura quel che avverrà in Russia: «Noi saremo Cesare, e allora penseremo al bene universale». Commenta Camus: da allora, verranno gli «inquisitori che rifiutano fieramente il pane del cielo e della libertà ed offrono il pane della terra senza libertà», e sono i dittatori comunisti; ma oggi, siamo più  in basso.

Oggi l’aborto viene offerto in clinica, e  accettato massicciamente, con la scusa di non far soffrire l’innocente che deve nascere, e soprattutto, noi genitori «innocenti»: non merito questo peso, questa punizione. Invece il signor Ngwang, per quella figlia nata cieca e immobile, non ha un Dio contro cui protestare.  Dice: è colpa mia.

La conseguenza di qualcosa che ho fatto in un’altra vita e che non ricordo, perchè la rinascita è un trauma, nel non-illuminato, è un trauma, «come un incidente d’auto», dice. Ma quella figlia disgraziata è sicuramente frutto del suo karma di genitore. E da questo trae conforto: «E’ meno pesante così», se sai la ragione: azioni malvage determinano conseguenze penose, nella infallibile ruota delle esistenze: dunque...

Per quella figlia cieca e muta e paralizzata hanno fatto di tutto, mamma e papà. L’hanno portata anche in India, a Bodghaya, racconta. Non capiamo: perchè, là ci sono dei buoni medici? Per curarla? «No, per dare a nostro figlia un miglior karma futuro». Un pellegrinaggio a Bodghaya, presso Benares, dove il Buddha conseguì la Liberazione, accumula «meriti» che non saranno senza conseguenze. La figlia, dopo questa vita sulla carrozzella, rinascerà in condizioni migliori.

Non se se questa speranza possa chiamarsi teologale: certo è che è invincibile e commovente. Parla del Dalai Lama, di come si ride insieme quando viene a trovarli. I tibetani in Italia sono più o meno duecento, e il Dalai Lama li conosce tutti, cena e dorme da loro. Il Dalai Lama l’ha benedetto, ha benedetto la bambina: altro merito accumulato.

Il signor Ngwang racconta quel che ripete a questi duecento, che da troppo tempo sono in una cultura straniera, dov’è difficile la pratica: «Almeno, quando avete la testa sul cuscino, non vi addormentate senza prima aver passato in rassegna  i vostri atti di karma cattivo, e di karma buono».

Noi cattolici, questo, lo conosciamo: è l’esame di coscienza, che oggi pratichiamo sempre meno (parlo per me anzitutto). Con buona pace delle signore italiane che frequentano il centro «Lama Tzong Khapa» di Pomaia, vestitissime da buddhiste tibetane, a fare le «meditazioni» e gli «esercizi», in quei due giorni non ho trovato nè promesse di miracoli, nè di «poteri» preternaturali (siddhi), nè compiacimento per l’esotico e il mistero d’Oriente; ho trovato bensì una didattica per i primi, modesti passi dell’ascetica, che si può (o si poteva?) trovare presso un buon parroco.

Me lo confermano alcune scritte in italiano che spiegano la ragione dei numerosi stupa sistemati in giardino. Lo stupa è un momunento a forma di campana, che può o no contenere le ceneri di un santo lama,  o essere solo commemorativo dei lama che sono passati nel centro, e defunti. Con la devota cicum-ambulazione attorno a uno stupa, si ottengono «meriti».
Ma mi ha interessato la spiegazione di ogni gradino e zoccolo dello stupa, di cosa significhi. Qualche appunto scarabocchiato, e un po’ a casaccio: uno zoccolo alla base ricorda «i quattro sforzi perfetti», che sono:

- preservare le condizioni favorevoli che già esistono;
- produrre le condizioni favorevoli se non esistono;
- eliminare le afflizioni;
- evitare il sorgere delle afflizioni.

Altro zoccolo: ricorda le «Dieci virtù», del corpo, della parola e della mente:
- proteggere la vita;
- praticare la generosità;
- avere una vita corretta;

Per le «virtù della parola»:
- dire la verità;
- riconciliare.
- parlare in modo tranquillo e dolce;
- fare discorsi sensati (chiaramente noi giornalisti accumuliamo cattivo karma...).

Le «virtù della mente»:
 - non avere attaccamento;
- essere altruisti;
- credere in visioni corrette.

Vi ricorda qualcosa?

E’ ciò che facciamo - o dovremmo fare - come preghiera del mattino anche noi cattolici: rafforzare il proposito di comportarci, nelle occasioni della giornata che ci si presenteranno, cristianamente. La circum-ambulazione di uno stupa può dunque servire come preghiera del mattino, a ripassare le «cose» da fare e quelle da evitare  e gli atteggiamenti da tenere; un po’ come il check-out che i piloti fanno prima di un decollo, quando leggono sul manuale le verifiche da fare: flap, strumenti,  timone... E il check-out buddhista è ugualmente analitico e asciutto, si «spuntano» via via, si ricordano le cose una per una. Penso che mi sia utile anche come cristiano, e  per questo ne ho preso nota.

Al di là delle forme esotiche e delle enfasi tipiche della «retorica ecclesiastica» tibetana (è un buddhismo molto ecclesiale, molto strutturato), molto di quel che ho visto consiste in una precisa didattica ascetica di base, ben nota ai cattolici (o dovrebbe); gli atteggiamenti interiori suggeriti, per esempio. La continua  presenza a se stessi, che saremmo tentati di perseguire nevroticamente, diventa più comprensibile se la chiamiamo, come nei vecchi libri di devozione, «custodia del cuore». E l’entusiasmo costante cui si viene incitati è un invito a vincere «la tiepidezza», massimo pericolo per i cattolici, specie di noi contemporanei troppo attivi e niente contemplativi.

Poi ci sono, beninteso, gli stati superiori, indicibili, descritti pittorescamente  e miracolisticamente. Sulle ceneri di un santo lama cremato sul posto, ci assicura una scritta, si vide l’impronta del piede di un bambino rivolta verso Nord, segno della futura reincarnazione del principio che quel lama esprimeva in sè, e della direzione dove cercare il bambino privilegiato; su un’altra cremazione si sono visti arcobaleni e piogge di fiori... tutto ciò, in fondo, mi pare ricordare la cristianità medievale, una vita comune di fede ferma e ingenua, che faceva vivere in una natura incantata  dove il miracolo era possibile e presente.

Del resto, si apprende che quei santi lama sono morti uno di cancro, uno di tubercolosi, uno aveva il diabete... nulla di sovrumano, nessun potere sovrano sul corpo si attende dalle pratiche superiori. Lo stesso Buddha morì. Tutto ciò che ha una nascita, ha anche una fine.

Un’ultima parola sul nirvana, o meglio «nibbana», perchè il buddhismo parlava una lingua volgare del popolo, il pali («nirvana» è sanscrito, lingua coltissima e rituale, non parlata): esso è tradotto come «estinzione», la suprema estinzione dell’io individuale. Ma, come spiega Coomaraswami, la parola significa letteralmente «soffiar fuori».

Ciò che va «spento» è il fuoco che «arde», secondo Buddha, ogni atto dell’uomo naturale: ardono le sue membra, la sua psiche, arde la sua lingua e il suo cuore. Chi spegne soffiandoci sopra, una per una, queste «fiamme», non ha più io, non ha più nome.

Ma siamo sicuri che San Paolo intendesse una cosa diversa, quando scrisse: «Non sono più ‘io’ che vivo, ma Dio vive in me?». Inoltre, nella sua epistola, (III,6), l’apostolo Giacomo  grida: «Fuoco è la lingua!  (...) brucia la ruota della nostra esistenza ed è poi bruciata essa stessa nelle Gehenna».

E’ un pressante invito a tenere a freno la lingua (che mi accusa, personalmente): ma i termini usati potrebbe sottoscriverli Buddha Sakyamuni: la «ruota dell’esistenza» è la definizione del samsara, il vortice della vita di qua trascinata dai desideri e dagli odii, che spinge a rinascere in infinite «vite», che sono purgatori, pene (cattivo karma) da scontare.

Sono anzi inferni: e se l’inferno è temporaneo nel buddhismo, è solo perchè tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. Ma dopo quanti eoni verrà una tal fine, meglio non chiedere.

Se vi ho dato l’impressione di eclettismoreligioso un po’ new age, mi dispiace. Mi ha commosso il signor Ngwang, artigiano di piccoli oggetti rituali che ha protetto la vita, e non ha incolpato la divina sapienza della sua disgrazia. Penso si possa sempre imparare da chi è migliore, e che la «nostra» ascesi cattolica, che mi pare un po’ tralasciata, dovremmo riprenderla con quello spirito buddhista: ossia con precisione, e spassionata analisi.


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Commenti (65)add comment
Francesco
Milano , maggio 04, 2008 12:06

Ben detto!


Al
Ireland , maggio 04, 2008 12:26

Abbiamo bisogno anche di dolcezza per vivere, non solo di lotta, di capire, intendere ed agire.
Ecco in questo articolo direttore, come in altri precedenti, Lei allieva le tante e pesanti pene che affannano il mio cuore di cattolico lontano da casa e dalla mia patria.
Just thanks sir.




salim
venezia , maggio 04, 2008 12:44

Un articolo affatto new age e veramente alternativo questo, dove si parla di religiosità diversa focalizzando ciò che accomuna e non ciò che divide. Questa esperienza l'ho avuta con il buddismo prima, e poi con l'islam. Ci vorrebbe da parte dei credenti di ogni parte del mondo una curiosità maggiore verso l'altro in senso religioso, per un puro e umano scambio di esperienze: si scoprirebbe come lei ha ben descritto, ciò che ci accomuna, in quanto ogni credente è un umile abitante della terra bisognoso di assoluto. Purtroppo oggi l'idea stessa di Dio( con qualsiasi nome lo si chiami) è strumentalizzata nel peggiore dei modi, soprattutto da non credenti, o da ignoranti supponenti, ma "praticanti" quando gli fa comodo, che godono a creare diffidenza e disprezzo, sempre a spese di chi crede davvero. Grazie Blondet.


Enrico
Sassari , maggio 04, 2008 12:45

Sono d'accordo; mi pare che ci sia un grande linguaggio comune a tutti: la sensatezza.
Peccato che solo pochi riescano a parlarlo e a comprenderlo.



ANGELO CICCARELLA
VITERBO , maggio 04, 2008 12:47

Vede, caro Blondet, l'esperienza ci dovrebbe insegnare che visti da vicino i nostri vicini, alias il prossimo, non sono tanto lontani e che sarebbe sufficiente avvicinarsi alle diverse forme di spiritualità, per scoprire interessanti esperienze di vita interiore. In Italia tra tanto ciarpame di maestri cialtroni, vi sono oasi di vita vera, lontane dalle pesanti muraglie della degradazione umana, della secolarizzazione e del mondialismo.


Giovanni
... , maggio 04, 2008 12:48

Direttore,
La dottrina della reincarnazione e del karma è presente anche nell'induismo ed ha i suoi lati negativi: viene usata per giustificare il sistema delle classi. Puro 'veleno' per usare parole sue.
Gli intoccabili meritano il modo orrendo in cui sono trattati: la loro condizione è legata ai peccati che hanno commesso in vite precedenti.
Un induista devoto non si ribella di fronte ad ingiustizie che appaiono aberranti ad occhi occidentali.



Franco
Bologna , maggio 04, 2008 14:19

Per Giovanni: il Buddha ha rigettato il sistema delle caste che infatti non vige nel mondo buddhista, ma solo in quello indu. Reincarnazione e karma non comportano necessariamente il sistema delle caste.

Per Il Direttore: grazie per questo ulteriore segno di apertura ed intelligenza.



Eliseo Malorgio
Curitiba - Pr - Brasil , maggio 04, 2008 14:22

Gentile sig. Blondet,
lei mi sorprende favorevolmente ogni giorno di più.
Avevo sempre pensato che il Padre Eterno avesse inviato i suoi messaggeri nelle diverse regioni del mondo per trasmettere in fondo le stesse norme di condotta, forse adeguando le espressioni alle capacità di intendere dei vari popoli.
Le sue considerazioni mi sembra confermino quest'idea.
Cordiali saluti eccellente sig. Blondet!
Eliseo Malorgio



Margot
Roma , maggio 04, 2008 14:38

Bellissimo articolo.... scritto col cuore.
Grazie Direttore.



Nando
... , maggio 04, 2008 15:07

Dalle nostre parti, queste parole non hanno più alcun senso.


macla
... , maggio 04, 2008 16:41

Sono cristiana credente e praticante. Ho remore nel chiamarmi cattolica, per come è conciata questa chiesa.
Sono stata messa, molti anni fa,per otto anni, in un collegio-convento severissimo e uscita da là con la convinzione che ogni azione avesse una conseguenza negativa e peccaminosa.
Due cose ci sono state inculcate incessantemente: il senso della colpa, da cui non mi sono liberata mai completamente, e che da Dio viene tutto, quindi anche i mali che ci affliggono, come punizioni delle nostre malefatte.
La Chiesa ha martellato incessantemente su questi due argomenti, ci sono ancora adesso sacerdoti anziani, che predicano in tal senso. Ricordo ancora da giovane donna, quando i predicatori parlavano dal pulpito (antem rivoluzione conciliare)le volte che sentivo dire:
"VOI avete crocefisso Cristo" con un acrimonia notevole e un tono minaccioso poi verso la fine, cambiando tono e espressione: Ma Dio è amore".Ma come si può AMARE qualcuno che ti fa paura?
Tutto questo in molte persone ha creato solo senso di paura, di frustrazione alla fine rifiuto della chiesa, soprattutto dopo lo scasso post-conciliare. Ne ho sentiti tanti, e ho visto di peggio.
Un personaggio che rispetto molto, divenuto nel frattempo Vescovo Metropolita, uomo intelligente e pratico, mi raccontò che consigliava i sacerdoti a lui sottoposti, di non condannare sempre, piuttosto di aiutare le persone a capire il male fatto agli altri, conseguentemente a se stessi.
Questo NON significa il lassismo e peggio, praticato oggi dalla chiesa post-conciliare, ma semplicemente un certo senso di abbandono in Colui che meglio di tutti ci conosce anche là dove non arriviamo neppure noi.
Il nostro grande aiuto è nella preghiera, o l'orazione, intesa come dialogo incessante, come la chiama Sta. Tersa d'Avila, che ci porta sempre di più verso Colui, che MAI può volere il nostro male. Non sono forse le parole di Cristo:" Chi è quel padre al quale i figlio chiede pane, e ne riceve delle serpi?" Cristo ha anche detto che la terra è il regno del maligno, quindi eventualmente a chi attribuire il male?
Al meraviglioso Creatore, o al seducente e nefando distruttore?
Chi ama di più di Colui che da la Vita per i suoi amici? Non c'è da avere più paura, solo essere infinitamente grati.
Certo il cammino è lungo, dura tutta la vita che ci è stata concessa.
Grazie Signor Blondet, di affrontare questi argomenti, così vitali per l'uomo.



giovanni
Lecce , maggio 04, 2008 17:07

Optimae dixisti!


Michele
Merate , maggio 04, 2008 18:10

CIao,
concordo con tutti! E' un bell'articolo e anche le risposte sono tutte sensate. Ma che bello.



Pietro
Milano , maggio 04, 2008 18:32

Il fatto che gli uomini di caste superiori possano trattare male chi sta in una casta inferiore, non inficia la bontà del sistema. Se esiste una gerarchia celeste (come insegna anche il cattolicesimo), essa deve venire riflessa qui sulla Terra. Non per niente nel medioevo la società era suddivisa tra "bellatores" "oratores" e mercatores", similmente alle caste indù.


Ginko
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , maggio 04, 2008 19:05

Soldati israeliani incriminati per abusi su palestinese


TEL AVIV (4 maggio) - Hanno ammanettato e pestato a sangue fino a far svenire un palestinese tre soldati israeliani in servizio presso la brigata Kfir che opera ad Hebron. I tre sono stati incriminati da un giudice militare per abusi e violenze. A gennaio i militari hanno sfasciato i parabrezza di un taxi in sosta nella città di Hebron, in Cisgiordania, poi brutalmente aggredito il custode palestinese, Abu Sanina, intervenuto per fermarli. Trascinato in una pozzanghera di fango, il palestinese è stato costretto a fare per cinque volte il giro della loro jeep completamente nudo in cambio della liberazione.

Il palestinese ha sporto denuncia e i tre militari sono stati incriminati. Un portavoce dell'esercito ha espresso «rammarico» per l'incidente, assicurando che pur trattandosi di un episodio isolato, le forze armate israeliane compiranno ogni sforzo per evitare che casi analoghi possano ripetersi in futuro.

fonte: www.ilmessaggero.it



Von Visco
... , maggio 04, 2008 19:31

Giusto!
E anche le guerre dei neocon sono legittimate dalla reciproca ignoranza fra noi e gli arabi.



Alberto M
Ponte San Nicolo' , maggio 04, 2008 19:37

Ma si può proporre Blondet For President? O almeno consigliere personale del presidente?

In questa "repubblica" certamente no, ma magari in qualche isola felice creata apposta... che so, Nomadelfia o qualcosa del genere...

non è un tentativo di fuga dalla realtà, ma una voglia di creare, partendo dal concreto, una realtà diversa.

Grande Blondet, continui così che ci sta veramente regalando tanto.



della torre 2
... , maggio 04, 2008 20:55

visto che ormai solo qui e in pochi altri luoghi si affrontano certi temi
vorrei segnalarle anche questo artico di Massimo Fini :


"Non si sente più parlare di anima. Questo termine, così diffuso e pregnante in altre epoche della storia occidentale non è sulla bocca, almeno nei loro discorsi in pubblico, del Papa, dei cardinali, dei vescovi e neppure dei preti. Ora, io non credo all'anima, ma il Papa, i cardinali, i vescovi, i preti ci dovrebbero credere visto che tutta la cosmogonia cristiana si basa sulla fede nella sua esistenza e che la funzione, diciamo così, istituzionale della Chiesa e dei suoi sacerdoti è proprio "la cura delle anime". Ma non ne parlano mai. Non ne parlano più.

Non si parla nemmeno, sul cotè laico, di spirito, l'antico "pneuma" del pensiero greco, ma questo non è più comprensibile dato l'uso sciagurato che ne hanno fatto Hegel, in Italia Gentile (e per la verità anche Croce) per cui ha finito per assumere un significato vagamente fascista.

Si parla, in compenso, molto del corpo e del suo benessere. Di "beauty farm", di palestre, di materassi , di plantari e anche di prodotti che aiutano la donna, e immagino anche l'uomo, a riacquistare la sua "normale regolarità" (che l'anima , per una bizzarra combinazione alchemica, abbia cambiato la sua sostanza?). Si parla moltissimo di cibo e di cibi il cui destino peraltro è inevitabile e non particolarmente glorioso. Si parla molto di chirurgia estetica che deve fare apparire il nostro corpo sempre giovane, bello e levigato e d'una medicina che deve rendere la nostra vita sempre più longeva e, prima o poi, immortale.

Ma si parla soprattutto di denaro, del Dio Quattrino che è l'unico nume unanimemente adorato, riconosciuto e condiviso, in Occidente, e quindi di economia, di finanza, di derivati, di banche, di carte di credito, di bancomat, di Cin, di Pin, di Iban. In questo nuovo Regno l'uomo ha ancora una parte, ma come sottoprodotto. Non è più propriamente un uomo, ma un "consumatore". È un tramite. È il tubo digerente, il lavandino, il water attraverso cui deve passare il più velocemente possibile ciò che altrettanto rapidamente produce. "Bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione". È il "terminale uomo" del meccanismo. È un target. Un obiettivo. Non è più soggetto, ma un oggetto. Si inventano strategie di marketing sempre più sofisticate, nascono scuole per "personalizzare" i venditori, ma se c'è qualcuno che tituba a ridurre la propria esistenza a quella di rapido defecatore e di Pinocchio nel Paese dei Balocchi si ricorre a metodi più spicci e si reclutano e si schiavizzano schiere di giovani Lucignoli perchè faccia, perbenino e senza protestare, il suo dovere.

Come l'uomo sono ridotti i Paesi e le Nazioni. Un Paese è considerato solo se è un appetibile mercato o è tanto più ganzo quanto più è capace di acquisire nuove "quote di mercato". Un tempo esisteva l'idea di Nazione, di una comunità con valori condivisi. Adesso la Nazione è stata sostituita dalla Produzione.

In occidente si torna a parlare, è vero, e molto di Dio. Ma non mi pare del tutto a sproposito. Se ne fa un uso parecchio utilitaristico. Il Presidente degli Stati Uniti conclude ogni suo discorso con la frase "Dio protegga l'America". E perché non l'Afghanistan? O l'Iraq? L'Iran? O ancor meglio, gli indigeni delle isole Andemane che non hanno mai rotto le scatole a nessuno? Oppure si impetrano da lui e o dalle sue Maestranze favori particolari. Ma perchè mai Dio dovrebbe concederli a questi piuttosto che a quelli? E, curioso che l'epoca del massimo e trionfante scientismo sia anche quella della massima superstizione (Fatima, Lourdes, la Madonna di Czestokowa, quella di Medjugorje, San Gennaro, Padre Pio, eccetera). Ma poi se non esiste più l'anima che senso mai può avere conservare Dio?

L'immateriale è scomparso dal mondo contemporaneo. È stato sostituito dal virtuale che solo apparentemente gli si apparenta. Perché è una parodia masturbatoria del reale. E non ha nulla a che vedere con l'Immateriale. Con lo Spirito. Con l'Anima.



Orfeo Z.
Pianezza , maggio 04, 2008 21:57

Capisco i sentimenti di Ngwang nei confronti di sua figlia. Però può non essere solo una punizione; è anche una prova di vita, cela una qualche ricchezza da estrarre, seppure con dolore.
la saluto di cuore.
Orfeo Z.



Sergio
Sassari , maggio 04, 2008 22:39

Ricordo d'aver letto tanto tempo fa di un prigioniero delle prigioni giapponesi, detenuto per decenni a seguito di un'ingiusta condanna, e alla fine scarcerato perché riconosciuto innocente.
Il giornalista portava questa storia ad esempio dell'inefficienza ed arretratezza del sistema penale giapponese.
Ciò che più mi colpì fu però un aneddoto marginale della storia di questo povero disgraziato.
Egli raccontava d'aver ricevuto la visita d'un monaco buddista, che lo esortava a confessare le proprie colpe e a smettere di proclamarsi innocente, anche nell'interesse dei propri familiari, che già soffrivano abbastanza d'avere un parente in carcere.
Il detenuto però protestò di nuovo la propria innocenza, chiedendo perché mai dovesse incolparsi di un delitto mai commesso.
Sapete quale fu la risposta del monaco? Eccola: "se stai scontando una pena per un delitto mai commesso in questa vita, si vede che tale delitto l'hai commesso in una vita precedente!"
Come si vede la fede nel karma nasconde qualche piccolo "effetto collaterale".....
Cordialità!



Mariella
Ferrara , maggio 05, 2008 00:00

Caro Direttore,
grazie x tutto quello che scrive, Lei è proprio nato x svolgere questo lavoro.
E' veramente un grande dono!
Al Suo articolo mi sento di rispondere con pensieri di Omraam Mikhaël Aïvanhov, da circa 2 anni sono iscritta al sito: http://www.prosveta.it/index.htm e così ogni giorno nella posta mi arriva 1 pensiero di Luce e non può immaginare, quando lo leggo, il bene che mi regala, sono attimi preziosi pieni di amore e di benessere e in questi tempi se ne ha tanto bisogno.


"Quante volte si sente dire: «Se Dio esistesse, non potrebbe
tollerare che si commettano tante ingiustizie». Per comprendere
questa “pazienza” di Dio, non bisogna mai perdere di vista la
legge di causa-effetto, che è uno dei fondamenti della
Creazione. Da nessuna parte esistono delle cause senza
conseguenze, e ciascun fatto, ciascun elemento, è la conseguenza
di una causa. È solo la brevità della loro esistenza ad impedire
agli esseri umani di avere una visione e una comprensione
corretta degli avvenimenti, e le cause e gli effetti sfuggono
loro. Oltretutto sono impazienti.
La pazienza è una virtù che si acquisisce grazie alla
consapevolezza della durata. Finché non si possiede la coscienza
della durata, si è impazienti e si traggono conclusioni
premature, vedendo ovunque unicamente aberrazioni e ingiustizie.
Colui che è capace di vedere come agisce la legge di
causa-effetto, constata invece che tutto è giusto e che tutto ha
un senso."



La grande diversità di situazioni che si constata tra gli esseri
umani deriva dal fatto che essi non si trovano nelle medesime
condizioni di evoluzione. Alcuni sono venuti sulla terra
soltanto per risolvere dei problemi esclusivamente materiali:
devono lottare per nutrirsi, per vestirsi, per avere un alloggio
e del denaro. Altri si trovano perfettamente a loro agio sul
piano materiale, ma hanno delle difficoltà nel campo dei
sentimenti: riscontrano in sé stessi la gelosia, il sospetto,
dei gusti depravati, ed è in quel campo che devono fare degli
sforzi. Altri ancora hanno delle difficoltà nel campo mentale:
mancano di discernimento, di lucidità, e occorre che imparino ad
orientarsi.
Ciascuno dunque viene messo nella necessità di perfezionarsi in
un campo particolare. Capita anche che alcuni debbano lavorare
contemporaneamente in tutti i campi: è il caso degli esseri che
si trovano ancora molto in basso nella scala dell’evoluzione o,
al contrario, di coloro che sono molto evoluti e molto dotati. "



Gli esseri umani sono talmente occupati a soddisfare i propri
bisogni fisici e materiali, che non sentono nemmeno più dentro
di sé la presenza di un altro mondo; l’anima e lo spirito sono
diventati per loro delle terre straniere. Anche sentendoli
nominare, la cosa li lascia indifferenti: per loro, queste due
parole sono prive di senso, ed essi vanno errando come poveri
infelici in regioni aride e sterili…
Chi vuole uscire da questa miserabile situazione, deve fare il
possibile per cambiare la natura dei propri bisogni e cercare il
senso della propria vita nelle regioni sottili dell’anima e dello
spirito. Solo quando si raggiungono queste regioni, si vive
finalmente la vera vita. In uno dei suoi canti, il Maestro Peter
Deunov parla di un paese meraviglioso in cui “i fiumi scorrono, i
fiori sbocciano, i frutti maturano, gli uccelli cantano una
celeste armonia e gli uomini vivono come fratelli…” Direte che
quel paese meraviglioso è inaccessibile… No. Esso si trova
nell’anima umana."



Gli sforzi da voi fatti nel piano spirituale non vanno mai
perduti. Dal momento che siete riusciti a vincere certe
debolezze e ad acquisire certe qualità, è come se aveste messo
dentro di voi dei nuovi clichés, delle nuove impronte, e
ritornerete ad incarnarvi con quelle impronte definitive. Il
nuovo corpo fisico in cui entrerete sarà anch’esso modellato e
plasmato in base al grado di perfezionamento che avrete
raggiunto, perché gli sforzi che avrete fatto per purificare i
vostri corpi sottili produrranno dei cambiamenti fin nel vostro
corpo fisico: questo diventerà più resistente e più adatto a
ricevere gli impulsi del mondo dello spirito e a dar loro
un’espressione concreta in tutte le vostre attività.
L’unico lavoro che porta frutti per l’eternità consiste nel fare
del proprio corpo il Tempio del Signore."


Omraam Mikhaël Aïvanhov


Tantissimi saluti




Stirneriano
somewhere in italietta decadente , maggio 05, 2008 05:41

Vedete cari lettori e caro dott. Blondet:
dio non esiste. Ci sono evidenze della sua non esistenza.
Chi si professa credente ai mie occhi si trova in una di queste due categorie:
1. persone che non hanno mai superato l´infanzia, che hanno paura dell´ignoto e spesso anche del noto, e sentono il bisogno di credere che qualcuno verra´a togliergli le castagne dal fuoco. Puntualmente le castagne si bruciano perche´ nessuno scende giu´dal ciel a salvarle. Un infantilismo di massa.
2. persone che grazie alla favoletta di cristo (non importa se vera o falsa ai loro fini, e l´espressione "favoletta di cristo" e´di un papa) hanno la possibilita´di essere mantenuti con la promessa del perdono di qualunque peccato incamerano denaro, averi e proprieta´immobiliari. L´inferno fa´paura e ad un certo punto della vita ci si domanda se nell´aldila´ saremo perdonati. Oltretutto la promessa di una felicita´ o punizione dopo la morte e´stato ed e´ancora un potente strumento di governo.
Scusate se ve l´ho detta in modo un po´brusco.
Oltretutto il signore dell´articolo facendo nascere consapevolmente una bimba in quelle condizioni ha commesso un crimine, ne´piu´ne´meno.
Saluti.



Luigi Turchi
Cesena , maggio 05, 2008 05:51

Bell'articolo direttore!
Conferma quel che penso delle religioni, a mio parere.
Noi uomini siamo alla base di una grande montagna. Le religioni ci portano alla vetta, con molta fatica, su per pareti differenti, la nord la sud, la est, la ovest. Alla base della montagna siamo distanti l'uno dall'altro. Poi dalla vetta condividiamo la stessa base, ci abbracciamo e da lassù ammiriamo il creato.
Ci sono anche i grandi scalatori, che salgono rapidissimi, i Messner, per intenderci. Loro sono i Santi, o gli illuminati del buddismo (non quelli di Baviera, ovviamente). Fanno prima, ci tracciano le cordate, ma arrivano alla stessa meta.
Grazie per il suo articolo, tornerò a leggere Dostojesky (spero si scriva così)



aldo
... , maggio 05, 2008 07:08

abbraccio molto forte il sig. Ngwang, sua moglie e bacio la sua bambina.


Orsola
... , maggio 05, 2008 07:13

Direttore ma quale eclettismo religioso,la sua analisi è perfetta(almeno per me),gli esempi positivi degli altri ,di qualsiasi altro credo ,dovrebbero entrare nella nostra vita!La Compassione buddista nella nostra realtà quotidiana!Grazie


Carlo
Cagliari , maggio 05, 2008 08:39

Oggi manderò via mail a più gente possibile questo articolo, così capiranno chi sono i veri giornalisti, in Italia. Quale eclettismo? Da quanto non leggevo un' analisi comparata così intelligente e chiara! Grazie, Direttore.


Riccardo
Aosta , maggio 05, 2008 09:01

Per lo stirneriano: brusco per brusco, Lei, avendo per le mani una citazione d'un Papa e un libro di Stirner, ritiene di aver sufficienti elementi per giudicare ogni cosa, ergo siamo tutti più scemi di Lei, mi par di capire. La complessità della vita, del mondo, dell'animo e del pensiero dell'uomo, non sfiorano minimamente la sua rocciosa testolina. Da una parte Lei, il Furbo universale, dall'altra la massa di ilici tonti e magari criminalmente 'colpevoli' di amare una figlioletta handicappata, cosa che La irrita, signor Stirneriano, in quanto trascende l'angusta cilindrata della Sua dura cervice. Lei, signor Stirneriano, con la sua ridicola prosopopea stile 'io sò io, e voi non siete un cazzo', fa una figura assolutamente meschina, e perde una magnifica occasione per star zitto.


Giovanni
Roma , maggio 05, 2008 09:04

x Stirneriano
Mi permetto di evidenziare alcuni punti che rendono "evidente" l'esistenza di Dio per il credente.
L'esistenza di Dio (mi scusi il maiuscolo) è resa evidente da:
1. la razionalità del mondo, resa sempre più evidente dalle scoperte nuove scientifiche in tutti i campi;
2. la capacità di razionalità dell'uomo: ci vuole veramente una grande "fede" per riuscire ad ipotizzare che il "caso" abbia prodotto sia un mondo naturale guidato da un complesso di leggi ragionevolmente legate tra loro (si pensi alla matematica e a formule che si applicano in settori diversissimi della scienza), sia un essere dotato di una capacità razionale utile a comprendere le leggi stesse;
3. l'esistenza della legge morale nell'uomo. Se Dio non esiste, l'unica legge per l'uomo è il suo interesse personale: ma questo non accade e non è mai accaduto in nessuna latitudine e in nessuna cultura. Ogni cultura ha sempre tentato di proporre una legge morale, come se si dovesse comunque fare i conti con una superiore autorità morale. Questo è accaduto e continua ad accadere in tutto il mondo, come se ogni uomo nascesse con una legge morale già scritta nel proprio cuore.

E qui, sulla legge morale, in genere cascano tutte le ipotesi diverse da quella che ammette l'esistenza di Dio. Se non c'è Dio, quale sarà la legge morale dell'uomo, se non il proprio interesse, il proprio beneficio?
Oppure sarà la propria visione di ciò che è bene e ciò che è male?
Si rende conto che così la morale dell'uomo viene ridotta a ciò che l'uomo stesso percepisce come bene o male?

Ogni soggetto ha la sua morale?
Non è questo il fondamento sostanziale dell'immoralità moderna?

Proprio lei, con quel suo giudizio finale, come fa a giudicare?
In base a quale criterio?
Come fa a presupporre che il suo è un criterio migliore di quello di un altro?
Non si tratta forse di un abuso, di un tentativo di prevaricazione (del suo criterio su quello di un altro)?

Ultima notazione.
Il fatto di accennare a chi incamera "denaro e averi" perché racconta la "favoletta di Cristo" non rende conto della realtà dei fatti. Nel mondo vi sono circa un miliardo di cattolici, circa due miliardi di cristiani. Per il 99% di loro, essere cristiani non ha voluto dire incamerare qualsiasi tipo di bene materiale; e per molti di loro vuol dire al contrario essere oggetto di persecuzioni e mettere a rischio la propria vita.
Non pochi ci lasciano proprio la pelle.
Ma non si angusti: non è per una favoletta, magari del passato.
Ma per un avvenimento di gioia che accade nel presente.

Questa è la grande fragilità di ogni ateismo e ogni agnosticismo.
L'uomo ha sete di felicità, di giustizia, di verità, di bontà, di amore, di Dio.
Quando questa sete trova un (iniziale) ristoro, quella è la felicità per l'uomo, quello è il compimento del suo destino.
Qui ogni ipotesi ideologica è fatta fuori: si tratta di un avvenimento reale, che accade nella vita concreta di singoli uomini.

Con la lente della sua visione ideologica, lei si pone il problema di spiegare chi "si professa credente", e lo risolve ponendo schematicamente tutti in due categorie, che mi permetto di ridefinire:
1. della paura (corrispondente politicamente alla sinistra)
2. dell'illusione (corrispondente politicamente alla destra)

Qui prevale lo schema; quello che rimane fuori è la realtà.
E tutte le volte che la ragione può essere strumento di apertura nei confronti della realtà, rimane fuori anche la ragione.

Proviamo a ripartire dalla realtà.
Proviamo a ripartire dai bisogni fondamentali dell'uomo (per esempio, come sopra definiti).
Proviamo a ripartire dalla ragione.



Giuseppe Costi
Milano , maggio 05, 2008 11:08

Scusate l' intervento, non essendo credente di una particolare fede, forse farei meglio a non intervenire.
Mi pare però che sia indubbio che ci voglia una maggior quantità di fede a negare un Creatore che ad accettarlo.
Se al Creatore importi o non importi di noi, se sia buono o cattivo, se sia "onnipotente " e quindi anche responsabile di ogni male, oppure no, è argomento teologico. Ogni religione, dagli albori dell' uomo da la sua spiegazione.
Dal "Libro" sono discese le tre religioni più intolleranti della storia umana, ma nella predicazione di Cristo io trovo, almeno per quanto posso capirne, solo speranza e amore. Non sembra un Ebreo, il Cristo, e infatti, glie lo hanno fatta pagare.



Filippo
... , maggio 05, 2008 11:31

Carissimo Blondet,
ottimo articolo...veramente ottimo ! Seguendo le discussioni sugli articoli di Chiari su questo sito, mi meraviglio sempre di piú delle sue visioni cosí chiare, e di queste posizioni cosí antitetiche. É poi cosí difficile capire che la veritá puó essere solo "una" e che non si lascia racchiudere in dogmi, ne mettere al guinzaglio da nessuno ? Avendo a che fare con una chiesa che ha dimenticato che il suo unico punto fermo é e puó essere solo il Cristo e la sua predica, ben venga il confronto "positivo" con le altre religioni ! Bravo.
CS
Filippo



LucaG
Saronno , maggio 05, 2008 11:44

X Stirneriano: la citazione da lei riportata è falsa. (cfr. http://it.wikiquote.org/wiki/Citazioni_errate ). Infatti "è un falso dello scrittore antipapista inglese John Bale (1495-1563), contenuto nella sua opera 'The Pageant of Popes'." Inoltre, mi sembra che la visione nichilista (dominante), che trova il suo favore, stia portando sostanzialmente ad un imbarbarimento dell'uomo, ridotto, ormai, ad un essere meramente zoologico. Con orizzonti così bassi è impossibile qualsiasi civiltà. Saluti


Claudio
pesaro , maggio 05, 2008 12:06

Una gioia, leggere questo articolo. Grazie, direttore.


Card. Marcinkus
dove sta San Escrivà de Balaguer , maggio 05, 2008 12:14

Uno dei più importanti articoli di Blondet.

Non si può non notare come all'ortodosso Blondet di qualche tempo fa oggi si sia avvicendato un Blondet meno integralista nella difesa dell'istituzione ecclesiastica, un Blodet più pio ma meno "religioso" nonché molto più dubbioso sul ruolo di quella Chiesa nel senso in cui oggi viene concepita.

Mi tolgo il cappello davanti a Blondet, un uomo onesto che sa riconoscere il Male e il Bene come enti e non come tifoso di calcio.



Luigi
Chieti , maggio 05, 2008 12:29

Con tutto il rispetto e l'ammirazione per il tibetano, sua moglie e la sua piccola bambina, continuo però a credere che nessuna altra fede può portare ad abbracciare il lebbroso come fece san Francesco o a raccogliere tra gli escrementi i "dannati della terra", pulendone con indicibile Carità le ferite purulenti, come faceva Madre Teresa di Calcutta. Tutti la ricordiamo perché, grazie alle moderne comunicazioni di massa, tutti l'abbiamo vista all'opera. Nel sofferente Francesco e Teresa vedevano Cristo stesso. Nonostante ogni grande considerazione che si può nutrire verso i grandi sistemi religiosi del mondo, c'è tuttavia una abissale ed incolmabile differenza, essenziale e non semplicemente di intensità o di grado, tra la compassione buddhista e l'Amore cristiano.
Ciò non toglie che la prima, se ben indirizzata, possa portare al secondo: se solo noi cristiani fossimo davvero ancora capaci, come ricorda Blondet, di praticare gli antichi esercizi spirituali della nostra fede, purtroppo aggiornata dai modernisti alle mode del momento ma, appunto per questo, snaturata.

Luigi Copertino



Eques Indefessus
bononia , maggio 05, 2008 12:41

x Stirneriano:
se il crimine commesso è amare chi non ci può dimostrare sensorialmente che ci riama, beh, allora sono reo confesso.

Interessante poi la risposta di Giovanni, che ripropone ciò che Rudolf Steiner (autore se non erro qui sgradito) sostiene, nella sua "Filosofia della Libertà", riguardo all'uomo, e cioè che esso è sostanzialmente un essere morale. Non perchè portatore di una qualsiasi sorta di legge morale in sè, ma in quanto capace di "intuirla" nel proprio pensiero e nel proprio cuore da Dio. In perfetta antitesi con Kant, che oltretutto vedeva l'umanità come scopo (o fine) delle proprie azioni. Se così fosse, che scopo ci sarebbe ad amare la figlia del signor Ngwang Tsondue?

Per la redazione: perchè mi bloccate?



Primavera dei cento fiori
lontano oriente , maggio 05, 2008 13:06

Non concordo in pieno con l'articolo : vivo da
quasi 3 anni in paesi a maggioranza buddhista e
sono molto ma molto rari i casi di persone fedeli
e che coltivano una vita rigorosa atta all'ordine
e alla disciplina come il tibetano menzionato nell'articolo.

Il resto dei tibetani in Cina sono alquanto rudi, montanari,
odiano i turisti, e non hanno alcun bon-ton ne' buone maniere
eccetto rari casi.

La loro arroganza poi e' proverbiale, gli stranieri li vedono
come polli da spennare, i cinesi come nemico mortale, gli unici
che tollerano sono gli hippies che vanno nei monasteri e i turisti
danarosi che fanno offerte nei loro carissimi templi dove si paga
perfino per tirare foto a una stupa o a un insignificante buddha scrostato
senza contare i templi fatti con lo stampino e i tangka fatti in serie
quasi industriale.

Credono di avere tutta questa cultura e questa identita' quando
in realta' e' gran parte farina del sacco dei buddhisti indiani evoluta
poi in chiave tibetana ma sempre e comunque rimane indiana, solo
la cultura "Bon" si puo' dire autoctona ed e' proprio quello che i Gelugpa
attualmente al comando hanno distrutto senza pieta', troverete pochissimo
di "Bon" sia in Tibet che altrove, la simbologia Gelugpa poi e' altrettanto
di matrice indiana, come anche colori, tuniche, e gran parte dell'architettura
anche se e' molto mista a quella cinese.

Infine, credere alla reincarnazione e' una cosa aliena al cattolicesimo quindi
non vedo come possa esserci reciproco dialogo religioso visto che loro
stessi non hanno il minimo rispetto per i cristiani ne' per gli altri buddhisti
non-tibetani.



manno
italia , maggio 05, 2008 13:14

ero bambino e andavo domandandomi se Dio esistesse

ed ecco facevo fra me circa così:
"se Dio esistesse farebbe sì che io possa pescare più acqua col mio secchio"

(metodo sperimentale è chiamato)

... ... ...

ora che posso dire a un fanatico materialista?

è un uomo solo un carnino(mi piace dire così, un pezzo di carne)?
e allora ciò che stiamo facendo qui è privo di senso
il nostro scopo di vita ha da esaurirsi coll'accoppiamento, quindi avremmo da morire; il nostro scopo compiuto

cos'è un uomo? un parco-divertimenti per le cellule?
non dovrebbe esistere un essere complesso e dispendioso come l'uomo; la perfezione è già raggiunta dagli organismi unicellulari...tutto il resto è polvere...

...

ero bambino, la prima volta che sono entrato in chiesa, e ho scoperto d'essere anti-religioso

già lo ero prima, mi dico adesso

sono stato antireligioso da quando in chiesa ho sentito cantilenare monotoni monosillabi senza senso

...

ecco, questo vuole essere uno spunto di riflessione
e una risposta(domanda) a Stirneriano



Pino
Cassano , maggio 05, 2008 15:05

Vorrei mettere sul tavolo della discussione anche un altro punto di vista, che è quello della Nuova Medicina Germanica del Dr. Hamer secondo il quale le malattie sono la conseguenza di un conflitto biologico inaspettato.
Anche per i bambini nel pancione materno.
Secondo questa visione si profilerebbero altri scenari.
Per esempio che Dio non manda nessun male.
Ma anche che il karma cattivo delle vite precedenti non genera nuove vite cattive.
Fermo restando che la religiosità, qualunque essa sia, se vissuta con retta intenzione fa certamente bene, ma proiettata verso sincretismi globali intiepidisce tutto.



Anna Luisa
Genova , maggio 05, 2008 15:14

Egregio Dottor Blondet, sono un'atea convinta e rimango sempre sconcertata di fronte a certe argomentazioni usate in modo strumentale per rendere credibili certe affermazioni... come quella che l'aborto è un omicidio... ad esempio citare Camus in modo improprio.
Dottor Blondet Lei ha scritto: "Secondo Albert Camus («L’Homme Revolté»), tutte le patologie e le convulsioni dell’Occidente moderno - dal romanticismo al socialismo totalitario - nascono dal rimprovero a Dio per il male, dalla rivolta contro Dio che manda il dolore."
Ma quando mai... mi scusi credo che innanzitutto sarebbe stato corretto se Lei tra parentesi avesse scritto che Camus era un ateo... secondo, Camus nella sua intera opera filosofica non si è ispirato assolutamente al Cristianesimo ma bensì al mondo antico. Per Camus il Cristianesimo è stata la causa della fine del mondo antico e con ciò anche la fine dell'armonia. Vorrei inoltre sottolineare che "L'uomo in rivolta" è complementare ad un altro testo pubblicato nel 1942 "Il Mito di Sisifo" dove si tratta la domanda per quale motivo in fondo viviamo? E perchè continuamo a vivere? Perchè non traiamo dalla vita la logica conclusione di farla finita (suicidio)? "L'assurdo è una presa di coscienza preliminare a ogni regola di vita, ma segna solo un momento di passaggio. Il ragionamento rigoroso e un impegno concreto, uniti a una fondamentale esigenza chiarificatrice, sono tesi a dimostrare che anche la desolante dottrina dell'esistenzialismo, allora dominante, contiene qualche accenno di speranza." LUuomo in rivolta in qualche modo ne dà risposta difendendo l'umanità in un periodo di sistemi totalitari e di violenza... e se si è trovato d'accordo con i Dieci Comandamenti del Vecchio Testamento, soprattutto con il quinto "Non uccidere" è stato un caso e non credo proprio che in quel momento pensasse anche agli embrioni... e sinceamente ridurre l'opera di Camus in un trafiletto piuttosto confuso e oltretutto strumentale a me ha fatto rizzare i capelli... non me ne voglia.

Con stima,

Anna Luisa



Luigi C.
Tn , maggio 05, 2008 15:59

E perchè la morale dell'uomo non dovrebbe essere ridotta a ciò che percepisce come vitale e mortale? Ci sono altre moralità superiori? Astratte? La morale, caro Steineriano, ci ha portato a una serie di opinioni (filosofiche, religiose,...) che fuorviano dal messaggio compreso nel Vangelo stesso, nella vita e nelle parole di Gesù Cristo.
Metaforicamente, in tutto il Vangelo, Gesù ci insegna ad abbandonare le nostre illusioni, nelle quale ricade la morale stessa. La percezione umana include la morale stessa, nel senso che la morale non proviene dall'uomo, ma è ad esso esterna. Ma l'uomo la può percepire...e decidere, decidere se ad essa conformarsi o ad essa ribellarsi. E' questo l'atto estremo del peccato originale (presente nei racconti di tutte le culture, peraltro, in forme diverse). L'uomo si arroga il diritto di decidere cosa e giusto e cosa è sbagliato, di fatto non percependo più la realtà esterna.
Lancio una provocazione adesso relativa all'articolo e alla presenza del male. Poniamo che esista un embrione che si sta sviluppando e inizia a diventare feto. Questo feto inizia a sentire che il contenitore in cui vive, la placenta, in cui riceve stimoli di tutti i generi, gli comunica sensazioni provenienti dal mondo esterno mortali (tensioni della mamma, rabbie, problemi) sotto forma di segnali chimici che lui è perfettamente in grado di decodificare (non razionalmente, ovvio).
In parallelo, nel mondo esterno, la mamma sta realmente vivendo qualcosa che a livello percettivo è mortale ( non vado nè a descrivere cosa, nè a porre giudizi umani su questo). Ulteriore esempio che poi facciamo convergere sul precedente discorso. Perdonatemi la complessità, ma è necessario! Noi a un certo punto della vita prendiamo su un braccio un peso, lo alziamo e iniziamo a portarlo. Benissimo, la struttura regge, la mente riceve impulsi, decide e fornisce altrettanti impulsi per il sollevamento. Il muscolo, finchè la mente non gli dice di abbandonare il peso, lo terrà stretto. Il muscolo nulla sa se quell'azione sia un gesto di sopravvivenza, sia necessario al capo (la mente). Ma può essere che la mente se ne dimentichi del peso, per vari motivi, magari proprio perchè la percezione non funziona poi così bene, e la mente è prigioniera di pensieri, pensieri, pensieri, legami,...
Il muscolo non lo sa, e il sistema nervoso autonomo, in assenza di segnale cosciente, ossia della parte di mente in contatto con i sensori e che elabora la sintesi- associazione, inizia ad attuare una serie di procedure fisiologiche per fare in maniera che il muscolo sia in grado di mantenere la presa e sostenere il peso, a costo della morte di cellulle, linfociti, ...fino alla irreversibilità e alla morte. Chi ha deciso ciò? Dio o l'uomo.
Quando questo accade in un adulto, la possibilità per Dio è bloccare il gesto (contrario al libero arbitrio) oppure lasciare morire la persona senza darle la possibilità di accorgersi esternamente della propria dimenticanza. A questo punto torniamo al gesto mortale della madre. La madre si sta, diciamo, ferendo. La madre è pure collegata tramite cordone ombelicale al figlio, in pancia. Esiste una simmetria e un linguaggio che corre su tale simmetria. A questo punto lo pongo in termini interlocutori: è possibile che il feto dia segnali alla madre, per simmetria, dell'azione mortale che lei sta compiendo, in maniera che possa accorgersene? In maniera da salvarla? Secondo un linguaggio perso nei tempi dei tempi e che non siamo più in grado di interpretare? In questa maniera non c'è colpa, ma c'è salvezza! La salvezza della madre, attraverso il sacrificio del bimbo. I figli ci amano (sento dentro di me un mondo di lacrime che esplode per la commozione, pensando anche a cose reali e concrete inerenti quanto scritto) e dovremmo chiedere perdono per quello che loro accade e che ci fanno vedere. Luigi



FC
Taquaral , maggio 05, 2008 16:02

Quello che il signor Blondet racconta di un buddista sincero credente, lo incontriamo sparso quà e là in tutte le religioni e culture. Chi cerca sinceramente la verità di Dio e del nostro rapporto con lui, anche se non arriva mai alla sua luce piena, si avvicina.
Proprio questo dimostra la incongruenza delle nostre etichettature religiose e culturali. Incongruenti anche le nostre scomuniche reciproche tra cristiani: conservatore, modernista, tradizionalista, massone, evangelico, pentecostale, eccetera eccetera.
In particolare non capisco l'astio e la ruggine di alcuni interventi contro i preti e la gerarchia ecclesiastica in blocco. Probabilmente chi prende posizioni così negativiste deve aver sofferto delusioni forti o avuto esperienze traumatiche nei rapporti con qualche prete: oppure è uno che cerca scuse.
Vi posso garantire che di preti, così come di suore e laici (o laiche) cattolici che sono eroici imitatori di Gesù Cristo ce ne sono tantissimi. Di solito non sono visibili sulla stampa o su internet: sono persone che non vanno in cerca di pubblicità, ma dei più piccoli e bisognosi da aiutare e servire. E la midia, di solito, non cerca loro, ma piuttosto cerca quelli che fanno scandalo e aiutano a vendere notizie.
Un altro dato da non dimenticare, riguardo ai testimoni autentici di Gesù Cristo, è che sono persone umane in carne e ossa. Non sono angeli. Non vanno in giro con l'aureola. Commettono qualche errore. Non sono sempre gentili. Non sono perfetti, non risolvono tutti i problemi e non hanno tutte le risposte e le certezze. Perciò sono irriconoscibili da parte di chi è in cerca di personaggi straordinari da esaltare e adulare o da trasformare nella propria bandiera. I discepoli veri di Gesù passano tra noi e la maggioranza della gente non li vede: li vede, però, il Padre.
Fanno come Gesù. Vanno a mangiare in casa di un peccatore, e la gente dice che sono crapuloni. Si mettono un vestito firmato per conquistare la simpatia dei giovani e aiutarli, e la gente dice che sono dei modernisti. Si vestono da straccioni e vivono in una favela, per convivere e confortare i più poveri: e la gente dice che sono dei trasandati o dei comunisti. Oppure li accusano di essere orizzontalisti: si occupano del sociale e non del soprannaturale! C'è sempre una buona ragione per rifiutare anche la migliore delle testimonianze.
Qual'è la conclusione di questo ragionamento? E' quella di Gesù, scritta nel Vangelo: "Chi vuol essere mio discepolo lasci da parte i suoi beni, prenda la sua croce e mi segua!" Non ha promesso un riconoscimento pubblico, nè dello Stato nè delle autorità ecclesiastiche. Tantomeno gli elogi della stampa e della TV. Solo il piacere di essere fedeli nel cammino del Regno. E in questa vita molte ingiurie e persecuzioni per causa del nome di Gesù e della giustizia.



Franco
Bologna , maggio 05, 2008 16:39

A Primavera dei cento fiori: sono stato nei campi profughi tibetani in India e Nepal fino dal 1980 e ho camminato a lungo per l'Himalaya dove l'influenza indiana non si sente proprio. Di Tibetani ne ho conosciuti sia di rozzi ed incolti che di raffinati e colti . Non ne ho conosciuti mai nè di violenti nè di maleducati nè di scostanti. Riservati sì, ma tutto qui. La gentilezza pare veramente un tono che li accomuna.
Mi pare che tu non abbia reale esperienza sul campo riguardo ai Tibetani...
Scrivi: i Tibetani in Cina sono alquanto rudi, montanari, odiano i turisti, e non hanno alcun bon-ton ne' buone maniere. Potresti dire lo stesso di molti montanari, compresi i nostri Altoatesini, quindi non mi pare un giudizio azzeccato se riferito ai soli Tibetani.





leo
... , maggio 05, 2008 17:37

per coloro che non credono :

30. Non sanno dunque i miscredenti che i cieli e la terra formavano una massa compatta? Poi li separammo e traemmo dall'acqua ogni essere vivente. Ancora non credono?

31. Abbiamo infisso sulla terra le montagne, affinché non oscilli coinvolgendoli e vi ponemmo larghi passi. Si sapranno dirigere?

32. E del cielo abbiamo fatto una volta sicura. Eppure essi si distolgono dai segni.

33. Egli è Colui Che ha creato la notte e il giorno, il sole e la luna: ciascuno naviga nella sua orbita.

34. Non concedemmo l'immortalità a nessuno uomo che ti ha preceduto. Dovresti forse morire, se essi fossero immortali?

35. Ogni anima gusterà la morte. Vi sottoporremo alla tentazione con il male e con il bene, e poi a Noi sarete ricondotti.

36. Quando i miscredenti ti vedono, non fanno che burlarsi di te: “Cosa? È costui che dice male dei vostri dèi?”, e negano il Monito del Compassionevole.

37. L'uomo è stato creato di impazienza*. Vi mostrerò i Miei segni. Non chiedeteMi di affrettarli.

*[“creato di impazienza”: il termine “ajal” tradotto con “impazienza” significa sia “fretta” che “argilla”]

38. Dicono: “Quando [si realizzerà] questa promessa? [Ditecelo] se siete veritieri”.

39. Ah! Se i miscredenti conoscessero il momento in cui non potranno allontanare il fuoco dai loro volti e dalle loro schiene e non potranno essere soccorsi!

40. E invece giungerà loro all'improvviso, e ne saranno sbalorditi. Non potranno allontanarlo e non sarà dato loro un rinvio.

41. Già furono derisi i messaggeri che ti precedettero. Ciò di cui si burlavano, avvolgerà coloro che deridevano.

42. Di': “Chi potrebbe mai proteggervi, notte e giorno, dal Compassionevole?”. E invece sono indifferenti al Monito del loro Signore.

43. Dispongono forse, all'infuori di Noi, di dèi che sappiano proteggerli? Questi non possono neppure difendere loro stessi, né trovare altri che li difendano contro di Noi.

44. In effetti, concedemmo a loro e ai loro avi un godimento effimero, finché non furono longevi. Non vedono che investiamo la terra, riducendola da ogni lato? Sono forse loro i vincitori?

45. Di': “Non faccio altro che avvertirvi con la Rivelazione”. Ma i sordi non odono il richiamo quando li si avverte.

46. Se solo li sfiorasse un alito del castigo del tuo Signore, certamente direbbero: “Guai a noi, invero, siamo stati ingiusti!”.

47. Rizzeremo bilance esatte, nel Giorno della Resurrezione e nessuna anima subirà alcun torto; foss'anche del peso di un granello di senape, lo riesumeremo. Basteremo Noi a tirare le somme.



vincenzo petrone
napoli , maggio 05, 2008 19:11

caro direttore, lei e sulla via dell iniziazione. e cio mi conferma, sempre di piu,che quest ultima si trova piu a "destra" che a "sinistra"


stalker
roma , maggio 05, 2008 19:19

E' evidente che un caso come quello posto da Luigi C. richieda una percezione che vada al di là di quella ordinaria: vale a dire la consapevolezza- oserei dire"metadialettica" del retroscena spirituale dell'evento in questione, che come tale, ha le sue radice in un campo al confine fra il mondo dei sensi e quello dello Spirito.
Con ciò si vuole dire che esiste un livello ove conoscenza e moralità tendono a coincidere, ove la distanza fra uomo e Cristo si riduce gradualmente (ricordiamo che "Graal" viene presumibilmente da "gradalis" ,) in quanto l'uomo comincia ad essere ciò che è nella sua essenza più riposta e segreta , vale a dire quell'"Io Sono" che è, nello stesso tempo, il Nome che il Logos dà a se stesso.
Nessuno potrebbe dire "io" a se stesso se dentro di sè non vivesse almeno un "barlume" di quel Nome.
E questa è, a mio avviso, anche una parte di ciò che intendeva Steiner quando ,in forma del tutto filosofica, dava come connaturata all'essere umano libero la moralità, in quanto l'essere umano libero è tale perchè in lui comincia a vivere la Luce del Logos.



donnablanca
... , maggio 05, 2008 19:34

Vorrei rovesciare alcuni concetti.
Prima Milton che fa dire a Satana quello che, Blondet in quel provvido articolo riferisce. Potrebbe essere Satana che fa dire a Milton quelle parole. Il GRANDE INGANNATORE sempre presente, ma soprattutto l'ETERNO SFIDANTE DI DIO,(Lui sa che Dio esiste con buona pace degli atei) palesemente di CRISTO, che lui accompagna fino alla Croce, perché Lui SA, che soprattutto LA' VIENE SANCITA LA SUA SCONFITTA.
L'apparente perdente, Cristo,E' IN REALTA'IL VITTORIOSO.
E' LA VITTORIA PER ECCELLENZA.
Poi c'è M. Fini, che come donna non apprezzo per nulla, immagino che sappia perché!Lui sostiene che non si parla più di anima. Sbaglia, sicuramente non cerca nei luoghi giusti, ma soprattutto NON si parla più di Satana, nè del male.
Che colpo di genio. Immaginate di avere la facoltà di esistere, ma di sparire.
QUALSIASI NEFANDEZZA, QUALSIASI AZIONE
VOI COMPIATE, NON VI SI PUO ACCUSARE DI NULLA. IL VOSTRO POTERE E ILLIMITATO.
E i risultati si vedono. Si vedono i DROGATI dal complesso di Giove, l'ONNIPOTENZA, gli adoratori di Satana,
o come lo chiamano loro: GADU, quelli che ci hanno portato a un passo da un conflitto nucleare. GLI "ILLUMINATI"
accecati, come i Rockefeller, che tramite la loro Fondazione, hanno riempito una roccia sotto l'Artico, di 3.5 milioni di semi di piante " in caso di in conflitto nucleare" ( dunque previsto, perché già deciso).
Consiglio di leggere il libro di L. Meurin :" Framassoneria, Sinagoga si Satana". Molto delucidante.
Ma come controcanto consiglio di leggere un formidabile libro, scritto da Hanna Wolf, famosissima psicologa del profondo in Germania :" Gesù, la maschilità esemplare". Parte da Vangelo, pur non essendo cattolica, e consiglia di leggerne tutte le mattine un passo.
Abbiamo un tesoro enorme in quel libro, ma si sa, che si cerca sempre l'oro altrove,senza accorgerci che lo abbiamo già sotto i piedi. Sarebbe bene che imparassimo a chinare la testa, e a sbarazzarci di quell'ingombrante IO che in realtà non esiste, o per dirlo in termini moderni, E' SOLO VIRTUALE.



stalker
roma , maggio 05, 2008 20:15

X Donnablanca
Un giorno un tale andò da Ramana Maharshi, uno dei più grandi maestri spirituali hindu , enfaticamente affermando che "l'Io non esiste.."
"E chi è che lo dice?" chiese Ramana
"...I-Io," dovettte rispondere per forza il "negatore dell'io".......
(Per dirla tutta: è l'ego -la forma inferiore e provvisoria dell'Io- che deve sparire. Ma tale sparizione -che in realtà è una trasformazione- può essere solo opera di un vero Io, di un Io più alto, tale perchè in lui inizia a vivere la Luce del Logos...)



Alessandro
... , maggio 06, 2008 00:20

non sarà sfuggito l'uragano sulla birmania ... mm a pensar male .


Emiliano
Roma , maggio 06, 2008 01:34

Leggendo il Mahabarata è possibile capire il vero e profondo significato delle caste indiane. Oggi, nel Kali Yuga, l'età nera per induisti e buddhisti, in attesa della fine dei tempi, anche quell'antichissima e sacra istituzione delle caste non ha più senso e certo dovrebbe essere abolita come noi abbiamo fatto giustamente con la monarchia, non essendoci più, di questi tempi bui, troppi Davidi o Salomoni in giro...
Anticamente, almeno così risulta leggendo i miti di tutto il mondo (si pensi solo a quelli greci), quando cioè le porte dell'età dell'oro si erano appena socchiuse alle spalle dell'umanità, sembra ci fosse ancora una perfetta coincidenza tra virtù (="aretè", in greco, da cui, non a caso, viene la parola "aristocrazia") e classe di appartenenza... Poi, pian piano, e di questo molti autori classici si lamentavano, tutto si sarebbe andato confondendo, degenerando, perdendo inesorabilmente... Poiché così tante culture parlano di questa cosa, di come l'uomo, allontanandosi dalla Verità, alteri tutti gli antichi e naturali equilibri (persino nella Bibbia, si può notare una lenta ma inesorabile secolarizzazione della vita degli ebrei ove il contatto con Dio è sempre più sporadico e lontano), credo che la questione meriti di essere meditata a fondo, senza pregiudizi. Le caste, dunque, stando a questa visione, erano concepite per un mondo diverso, infinitamente migliore del nostro. Se vi capita, cercate e leggete il Mahabarata e scoprirete un cuore e una saggezza straordinaria, sicuramente non umana.

Grazie mille Blondet,

Un'amante della Verità



PIERO61
genova , maggio 06, 2008 06:59

Dottor Blondet grazie.
Quando sento dire da tante persone che, sapendo che il nascituro potrebbe avere dei problemi, farlo nascere è una nostra forma di egoismo, la mia gastro-duodenite parte a mille.
Egoismo è piuttosto l'esatto contrario, uccidere (si l'aborto è OMICIDIO con buona pace di tutti) un innocente solo perché potrebbe avere dei problemi sanitari o altro.
Meno male che quelli della SUPER RAZZA erano i "cattivi".
Mi sembra che solo in questa era di "pace/democrazia/buonismo/cattocomunismo"
esistano bestialità come queste.
Nella civilissima Spagna dell'illuminatissimo zapatero(correggetemi se sbaglio, posso aver letto male)se vuoi, puoi avere il figlio biondo con gli occhi azzurri e i pettorali da dio greco.
Ma sì il figlio lo compriamo all'ipercoop (lo paghi tra tre mesi, interessi zero, e se non ti piace lo rendi e sei rimborsato).
Evviva il progresso e l'illuminismo.
Grazie allo stirneriano ho scoperto di essere "infantile" da 47 anni.
Meglio infante che.............
Saluti a tutti.
Piero 61



Franco
Bologna , maggio 06, 2008 08:18

E' interessante notare come i commenti al notevole articolo sul Tibetano siano stai puri, gioiosi ed entusiasti per la durata di un giorno, poi sono arrivate le personali interpretazioni di vita, talvolta "contro" e altre volte eccessivamente ricercate.
Forse il bello e significativo va colto proprio nel primo moto del cuore: quella famiglia ha amato, e continua ad amare, la propria sfortunata figlia e molti di noi ne sono rimasti profondamente toccati, forse convertiti dall'esempio, non importa se al buddhismo, ma all'amore sì. (Sono genitore e forse posso provare a immaginare cosa abbia significato tale scelta...)
L'amore è amore, il nostro cuore lo riconosce, quale che sia il cuore in cui s'esprime, ad esso ci inchiniamo e speriamo ci accompagni in questo pellegrinaggio terrestre.
Punto.



Eliseo Malorgio
Curitiba - Pr - Brasil , maggio 06, 2008 09:41

Non ricordo bene in quale passo del Vangelo, un testimone oculare, del fatto che Cristo aveva ridato la vista ad un mendicante cieco dalla nascita, gli chiede: "Chi ha peccato per cui questo è nato cieco, lui o i suoi genitori?
Gesù Cristo risponde (scusate se non ricordo le parole esatte): "In questo caso è così perchè sia mostrata la potenza di Dio".
Da questo episodio riportato nel Vangelo si può notare che non ci è dato di comprendere la ragione del male, nè di intendere la Sapienza Divina secondo la nostra logica e le nostre povere capacità. Se il male è qualcosa di misterioso e temibile, che pure è presente intorno a noi, dovrà pur esserci una spiegazione.
Al personaggio biblico Giobbe, bersaglio di ogni tipo di disgrazia, il quale si rivolta contro Dio e gli chiede "perchè tu mi hai fatto questo?", Iddio risponde: "le mie vie non sono le vie dell'uomo". E cioè, a quanto pare, si ripete ancora una volta la stessa sentenza: non ci è dato di capire.





Federico
Genova , maggio 06, 2008 10:55

Sono veramente contento che abbia scritto un articolo del genere e mi piace molto il tono e l'accostamento al cristianesimo (peraltro estremamente esatto); invece mi dispiace constatare uno strano livore ed una incapacità di comprensione da parte di altri giornalisti, che scrivono per il vostro giornale, sullo stesso argomento (ed anche una scarsa conoscenza nonché superficiale); a tal proposito ritengo che vi dovreste dare degli indirizzi di pensiero più netti, e questo, in special modo, per il lettore stesso, per dargli la possibilità di accettarvi o rifiutarvi, a seconda delle sue aspettative.
Purtroppo nella nostra società il tempo è importante e si corre sempre; capire quindi velocemente per noi lettori con chi abbiamo a che fare è fondamentale.



ibn rushd
Roma , maggio 06, 2008 14:24

Caro direttore grazie di questa perla, ancor più preziosa perché gratuita e illuminante.Contraccambio con ques'altro gioello sullo stesso tema. Lo dedico a lei, ai bloggaroli e in particolare ai miei correligionari:

Io amo il tuo fare, o Dio, sia nel momento in cui Ti ringrazio che quando sopporto paziente il Tuo castigo.

Come potrei amare, come gli infedeli, quello che Tu hai fatto?

Colui che ama il fare di Dio è glorioso, colui che ama ciò che Iddio ha fatto è un miscredente...

Questa infedeltà è la cosa decretata, e non il decreto; in verità questa infedeltà è l'effetto del decreto.

Perciò distingui, o Khwaja, il decreto dalla cosa decretata..

Infedeltà è ignoranza, ma l'atto che destina l'infedeltà è Sapienza...

La bruttezza dello scritto non è la bruttezza dell'artista, bensì è un esibizione del brutto fatta da lui.

Dal masnavi di Mevlana Jalaluddin Rumi
vol. III vv. 1360-1372.

Con un affettuoso salam a tutti.



donnablanca
... , maggio 06, 2008 16:25

X Stalker

A M E N



donnablanca
... , maggio 06, 2008 17:01

x Eliseo Malorgio.

Apprezzo sempre il suo tono moderato e rispettoso. Mi permetta di intervenire sulla questione del MALE.
La creazione è un atto d'amore. L'AMORE, quello vero,ha come base la LIBERTA', il rispetto e la fiducia nell'amato. Amare senza nulla chiedere in cambio, amare quindi l'AMORE. Duro per noi da capire, e peggio ancora avere il coraggio di viverlo in questo modo. Ho fatto un una piccola inchiesta tra quelli che considero amici veri, e lo sono, domandando: " Secondo voi, cosa conta di più nell'amore"? Ho ricevuto le risposte più svariate, tutte nobilissime, solo uno ha detto quello che penso anche io: "La fedeltà". Dio è un Dio fedele, sta scritto in vari passi della Bibbia, e lo si vede in tutto. Non fa sorgere il sole anche sugli empi?
E' l'uomo che è infedele. E' lui che si è rivoltato contro, è lui che ha detto:
" IO sono Dio, e questa rivolta, tanto conclamata nella " nuova religione" altro nefando regalo conciliare, culmina con l'UOMO DIO. Questa è stata la scelta grazie alla libertà ricevuta, quindi non è certamente Dio che manda il male, come può un amore così infinito volere il male di chi ama? L'uomo ha scelto.
Com'era la domanda :" Volete Cristo o Barabba"? qul'è stata la risposta?
Quindi chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Nonostante questo, il SUO Amore è sempre lì, pronto a essere nostro, anche nel buio più tremendo, anche nell'ultimo soffio di vita.
Il non accettarlo, quello è il MALE, che ci infliggiamo da soli, con tutte le sue conseguenze.
Lembra Senor Malorgio, o Deus Brasileiro? Eu lembro o Brasil con muita saudade, porque moré uma temporada na Bahia, atè muitos anos atrais.

Um saludo carinoso.




Farouq
Milano , maggio 06, 2008 20:03

Vorrei tanto parlare di Islam
nell'ambito di questo articolo
ma non voglio essere accusato
di propaganda.
Dico solo al volo che nell'Islam
non ci sono problemi esistenziali
o di perchè, la vita è un passaggio
con due porte necessario per
il giudizio finale e la vita eterna.
Ci sono le regole chiare del "fare" e "non
fare" con annessi difficolta' ostacoli
ed anche piaceri.
Non si mangia carne di maiale solo
perche' ci è stato imposto da Dio non perchè
fa caldo o altre stupidate varie è cosi' anche per
tutti gli altri devieti. affidarsi completamente
al volere di Dio è la regola.
Tutto si puo' superare, Dio non
crea ostacoli piu' grandi delle nostre capacita'
Dio ci mette alla prova con le difficolta'
se mancano cè da preoccuparsi e vuol dire
che non siamo neanche ammessi all'esame.
La nostra massima attenzione deve essere nel
risolvere i problemi e non di cercare di capire
i motivi di Dio, perche' nessuno nei secoli ha capito niente
e nemmeno puo' capire.
Penso che ci sono molti punti in comune con la religione cristiana



Armando
Roma , maggio 06, 2008 22:58

Salve Signor Blondet, lei scrive:
"Sono anzi inferni: e se l’inferno è temporaneo nel buddhismo, è solo perchè tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. Ma dopo quanti eoni verrà una tal fine, meglio non chiedere."
Mi sembra di ritrovare in queste parole l' Apocatastasi di Origene, condannata è vero, ma speculazione degna di interesse.
E' stata sicuramente una grande esperienza quella che ha vissuto e credo che le abbia aperto la mente e dato sicuramente più slancio nella ricerca della Verità.
Tra l' altro il Tibet così inaccessibile ha sempre esercitato un fascino profondo in tutti, credo, ed è stato spesso preso a paradigma (forse non a torto ) contro la nostra piatta civiltà del benessere (solo fisico).
Personalmente ho apprezzato più questo spaccato di vita vissuta che le digressioni seppur colte (magari utili per un dibattito filosofico) sul Buddismo tibetano.
Anche perchè il pericolo che qualcuno in Italia ne abbracci la pratica originale, mi pare assai scarso, anche se è bene scoprire il nostro patrimonio anche confrontandolo.
Per chi ama la montagna (anche se l' amico mussulmano a ragione ci invita ad amare il Creatore e non la creatura) non può che suscitare un richiamo profondo.
A questo proposito volevo segnalare la presenza in Tibet ci alcune chiese cattoliche e di un piccolo nucleo di Fede cattolica
http://drjosephrock.blogspot.com/2005/05/cizhong-christian-shangri-la-in-tibet.html




Farouq
Milano , maggio 07, 2008 07:13

Come posso non notare gli infinti (letteralmente)
doni di Dio? non posso fare altro
che ammirare il creato
A volte Dio nel corano sottolinea
una meraviglia del suo creato ad esempio
indica la posizione delle stelle
e dice se lo sapeste questo posizioamento è un opera grandiosa
ci invita a guardare noi stessi e come siamo fatti.
Le montagne sono indicate in diverse circostanze
nel corano, il sole la luna gli alberi i semi
l'olivo,ecc.
Un buon musulmano ringrazia sempre Dio
per ogni bene che riceve, naturalmente
Dio non ha bisogno di questi ringraziamenti
o preghiere ma ci dice che questo nostro
ringraziamente aumenta il dono che ci viene dato
in pratica torna tutto a noi.
Ammirare il creato porta inevitabilmente
il cuore al Creatore.



Silvano, vescovo ortodosso
Pistoia , maggio 07, 2008 07:24

Se qualcuno non lo ha letto lo invito a leggere quel meraviglioso libro che a me aprì e continua ad aprire tante porte che è "Racconti di un Pellegrino Russo". Cit5tà nuova ne ha edito una edizione curatissima da ogni punto di vista e che costa quanto abdare una volta al cinema.....

Per chi poi vuole andar più su, ma sulla stessa linea di semplicità c'è un nome, quello del Padre che il vecchio servitore della famiglia Karamazov , nell'omonimo romanzo, teneva sul tavolo: Abba Isacco il Siro.....

Scusatemi non posso darvi che "briciole", quelle stesse che ho ricevuto.



Eliseo Malorgio
Curitiba - Pr - Brasil , maggio 07, 2008 09:31

Per Donnablanca:
La ringrazio per le sue parole di apprezzamento, che non merito, e contraccambio i suoi gentili saluti.
Io ho scoperto in questo giornale elettronico qualcosa che è molto difficile trovare nei mezzi ufficiali di informazione italiani ed ancor meno in quelli brasiliani: L'onesta ricerca della verità, informazione precisa, dettagliata e opinioni in buona fede, che potranno anche trovare in disaccordo alcuni lettori, ma sempre opinioni profondamente oneste. Io leggo qui gli articoli di Maurizio Blondet e di altri veri giornalisti da me giudicati di altissimo livello ed i commenti dei lettori. E qualche volta non resisto alla tentazione di dire la mia. Mi sembra così di partecipare ad un convegno di gente di buona volontà che ha in comune la sete di giustizia.
La ringrazio anche per le due righe in portoghese. L'espressione popolare "Deus é brasileiro" (Dio è brasiliano) significa che il popolo brasiliano, a causa delle sue sofferenze si identifica con Gesù Cristo, e come Gesù Cristo il popolo, generalmente, salvo eccezioni, non reclama mai, non si ribella contro gli evidenti abusi; porge l'altra guancia e resta in silenzio. Nonostante ciò io apprezzo moltissimo il Cristo che accusa apertamente in pubblico la classe polico amministrativa del suo tempo e li apostrofa con (parafrasando le parole): "falsi! bianchi di fuori e pieni di marciume all'interno!"
Felicidades, Senhor Donnablanca, tudo de bom para o senhor e obrigado pelas suas palavras!
Eliseo Malorgio



donnablanca
... , maggio 07, 2008 11:46

X E. MALORGIO

Obrigada, mais eu seu uma mulher. Deluso ?



MAX ARCHE'
ROMA , maggio 07, 2008 12:55

Non si crede a Dio perchè ce lo hanno insegnato a scuola,in famiglia ,al catechismo.
Non si crede a Dio perchè puo' essere dimostrato matematicamente come ha fatto Godel o perchè ci si puo' arrivare tramite Logiche Aristoteliche, filosofie Patristiche, astruserie più o meno metafisiche di sedicenti ricercatori professionisti della Verità di stile teosofico. Alla fine sono sempre chiacchiere, puro flatus vocis (per dirla con i Nominalisti del medioevo)! Per anni ci si puo' sentire un po' vuoti e scettici o comunque non ci si pensa più di tanto. Poi all'improvviso, dopo un periodo di crisi e di panico interiore oppure semplicemente nel mezzo di una vita comunque serena ,Egli si presenta come una Illuminazione, come una intuizione fulminante
che ti lascia stupito! All'improvviso senti qualcosa di inspiegabile dentro il tuo animo, ti si aprono gli occhi che erano come chiusi,provi strane sensazioni,percepisci una Presenza nella tua vita, e guardi il mondo e la vita con altri occhi. Dio non è proprio per tutti, è solo per le anime semplici! Per conoscerlo bisogna farsi bambini ed essere un po' meno saputoni e presuntuosi. Suggerisco a Stirner di farsi una passeggiata tra i poveri e i malati e soprattutto fra le persone che offrono gratis tutto il loro cuore e la propria persona per accudirli e aiutarli e allora forse potrebbe incontrare per caso Dio !!



corrado
lugano , maggio 07, 2008 13:54

Caro Blondet,
anch'io mi sono commosso leggendo di un'esperienza simile, ma tra gli Amish, i protestanti di origine svizzero-tedesca che vivono rifiutando ogni lusinga della modernità.
Un giornalista svizzero che aveva portato la figlia gravemente malata negli Usa in cerca del luminare di turno, giunto in una zona in cui vi era - e vi è tuttora - una comunità Amish, decise di visitarla. Quando, invitato a cena dalla comunità, rivelò che ave una figlia così conciata, fu osservato dai commensali con ammirazione e "invidia". La ragione? Gliela spiegò un Amish, dicendogli che se Dio aveva scelto lui e sua moglie per mettere al mondo una bimba così malata, i due genitori si dovevano ritenere molto fortunati, perché baciati dalle attenzioni di Dio.
Vorrei avere io una forza simile.



Armando
Roma , maggio 07, 2008 23:33

http://www.asianews.it/index.p...e=1&size=A
Parlando dei Tibetani il discorso scivola facilmente alla Cina




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