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Il grave dilemma del sedevacantismo

Arai Daniele    17 maggio 2008
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Capisco perfettamente quei cattolici che inorridiscono di fronte al nuovo termine «sedevacantismo», posizione che
metterebbe in dubbio la presenza del rappresentante di Dio in terra, il Papa cattolico.
Provo anch’io questo sentimento a causa della mia fedeltà cattolica alla Chiesa e al Vicario di Cristo.
Ma questo sentimento religioso è autentico nella misura in cui non si perde in questioni apparenti, fasulle, non cattoliche, piuttosto superstizioni che portano a confondere la vera fede nella Sede che rappresenta l’autorità di Dio in terra.
Infatti, si tratta della distinzione basilare tra il fatto contingente di una vacanza papale, a causa della morte di un Papa o delle altre condizioni stabilite dalla Chiesa, e di «dottrine» proprio sulla «vacanza» dell’autorità divina del Papato.
Sul primo caso, l’aspetto contingente della vacanza, conseguente alla natura umana del Papa, non ci sono dubbi.
Quando un vero Papa muore, tutti i cattolici riconoscono che la Santa Sede è vacante.
Sarebbero sedevacantisti?

Per risolvere la vacanza la Chiesa ha sempre emanato norme di sicurezza per l’elezione del Papa, in modo da impedire
il male tremendo della occupazione della Sede di Pietro da parte di quei poteri che da sempre mirano ad aggiornarla negli aspetti che la rendono invisa al mondo.
Su questo immane pericolo sembra che gran numero di fedeli di questi tempi confusi hanno perso ogni la memoria.
Sì perché proprio la dottrina dell’assenza di una autorità umana che rappresenti Dio in terra è condivisa da quasi tutte
le religioni e ideologie moderne.
Anche da quelle che si dicono cristiane, ma negano il Primato di Pietro.
Quindi il Papa non rappresenterebbe che le proprie filosofie e idee sulla visione della vita e del mondo.

La contraddizione tra la vacanza papale riconosciuta dalla Chiesa e l’accusa a chi la ricorda oggi, sembra più frutto d’ignoranza che di mala fede.
La prima va chiarita, la seconda è incurabile perché dimostra comunque un doppio aspetto deteriore.
Primo, perché si dispensa dalle ragioni canoniche della Chiesa cattolica applicabili al caso, ma al contrario, si poggia su quella fiducia rivolta ad uomini sempre deprecata nella Bibbia.
Secondo, perché questa fiducia è rivolta proprio a quei capi religiosi che promuovono la «dottrina ecumenista» che fa
tabula rasa innanzitutto della dottrina cattolica sull’autorità del Papa, Vicario di Dio in terra.
Basta leggere l’Enciclica «Mortalium animos» di Papa Pio XI per rendersene conto con stupore (1).
In vista delle ragione ricordate e delle norme della Chiesa per il Conclave non ci dovrebbe mai essere discusione tra
i fedeli della Chiesa.
Sono ragioni assolute, ontologiche per la legittimità del candidato, che deve essere uomo lucido e di fede cattolica integra e mai modernista o massonica.
Invece, ci sono quelli che imputano a quanti ricordano queste condizioni per la leggitimità del Papa in ogni tempo, prima e dopo l’elezione, come portatori di una mala dottrina, magari capace di suscitare scisma e apostasia!
Tale posizione, per così dire anti sedevacantista, è condivisa passivamente dall’immensa maggioranza dei fedeli perché si poggia sul fatto pratico e di senso comune esposto tra altri dall’eminente teologo cardinale Journet nella sua grande opera «L’Église du Verbe Incarné».

Lui a grandi linee scrive: Poiché per la Chiesa è necessaria, nella sua missione di salvezza delle anime, la certezza dell’autorità divina del Papa, si deve ritenere che l’uomo eletto nel conclave che rappresenta la Chiesa e che accetta
la carica papale, in quell’ istante riceve da Dio l’autorità di Vicario di Cristo nel mondo.
Lo stesso Teologo, però, conferma che presso i teologi medievali era accettata pacificamente la «tesi limite» di un «papa» divenuto personalmente eretico e quindi, suscettibile di giudizio (vedi «Il Papa e la Chiesa» articolo apparso
sull’Osservatore Romano l’11/10/1969).

Ma tornando al primo ragionamento si deve costatare chc esso solo sarebbe perfetto se la prima condizione, ovvero che il papabile professi la fede cattolica nella sua integrità, senza un occulto modernismo, fosse accertato; fatto evidente solo a Dio, che conosce i pensieri e intenzioni segrete delle anime.
A questo punto la certezza cattolica che riguarda il bene della preservazione della fede nella Sede papale si concentra sui frutti di tale Pontificato, che non dipendono certamente dalla scelta di un conclave umano, perciò fallibile, ma dalla
benedizione di Dio su quel tempo.
Le idee che il potere del conclave che elegge il Papa sia assoluto, o peggio, che l’assistenza promessa dello Spirito Santo sia confusa con l’elezione del Papa da cardinali da Lui ispirati, sono smentite dal Magistero infallibile della Chiesa.
Esso è presente nella sua legge e in speciale nella Bolla di Papa Paolo IV.
Per questa ragione chi vuole seguire seriamente la questione della vacanza papale non può ignorare la chiara visione
cattolica espressa infallibilmente in questa Bolla.

Saranno forse sedevacantisti quanti sulla questione fanno riferimento al Magistero della Bolla «Cum ex apostolatus
officio» di Paolo IV (15 febbario 1559)?
Essa rappresenta l’insegnamento di un grande Papa sulla tremenda questione della decadenza dei potenti deviati dalla fede, il mistero dell'iniquità.
Segue un suo sommario, con l’omissis riguardante le autorità civili.

Esordio

Il Papa è tenuto a segnalare e respingere i nemici della Fede a causa della carica di Apostolato affidataci da Dio per la cura generale del gregge del Signore, incombe su di noi il dovere di vigilare assiduamente e provvedere attentamente alla sua custodia fedele e salvifica direzione affinché coloro che insorgono contro la Fede e pervertono l’interpretazione delle
Sacre Scritture, operando per scindere l’unità della Chiesa e la tunica inconsutile del Signore, siano respinti dall’ovile di Cristo e coloro che sdegnano di essere discepoli della verità non possano continuare a insegnare l’errore.

1- Più alto il pervertitore della fede maggiore il pericolo

La materia è talmente grave e pericolosa che lo stesso Pontefice romano - che come Vicario di Dio e di Nostro Signore Gesù Cristo ha piena potestà in terra, e giudica tutti senza che nessuno possa giudicarlo - qualora sia riconosciuto deviato dalla Fede possa essere accusato.
E, dato che dove si vede il maggior pericolo tanto più deciso dev’essere il provvedimento per impedire che dei falsi profeti possano irretire le anime semplici e perciò trascinare con loro alla perdizione gli innumerevoli popoli affidati alle loro cure e affinché non accada di vedere nel Luogo Santo l’abominio della desolazione predetta dal profeta Daniele, per quanto possiamo con l’aiuto dato da Dio al nostro impegno pastorale, per non apparire come cani muti, o come mercenari, e per non essere dannati assieme con i cattivi agricoltori, vogliamo sgominare le volpi intente a devastare la vigna del Signore e tener lontani i lupi dagli ovili.

2 - Conferma di ogni precedente misura contro tutti i deviati

Dopo maturo esame della materia con i cardinali, con il loro parere ed unanime consenso, Noi, con Apostolica Autorità, approviamo e rinnoviamo tutte e ciascuna delle sentenze, censure, pene di scomunica, sospensione, interdizione,
privazione o altre, in qualsiasi modo adottate e promulgate contro gli eretici e gli scismatici dai Romani Pontefici, nostri Predecessori, o in nome loro, comprese le Lettere informali, o dai Sacri Concili aventi approvazione della Chiesa o dai
decreti dei Santi Padri, dagli Statuti e sacri Canoni, o dalle Costituzioni ed Ordinamenti apostolici.
Noi vogliamo e decretiamo che esse siano in perpetuo osservate e che siano rimesse in rigorosa osservanza ove siano
cadute in disuso.
Inoltre, vogliamo e decretiamo che incorrano nelle predette sentenze, censure e pene: tutti coloro che siano stati finora
sorpresi sul fatto o abbiano confessato o siano stati dichiarati colpevoli di aver deviato dalla Fede Cattolica, o di essere
caduti in qualche eresia o di essere incorsi in uno scisma, sia che li abbiano promossi o commessi, oppure quelli che nel
futuro insorgano contro la Fede come qui descritto: tutti coloro di qualsiasi stato, grado, ordine, condizione e preminenza essi siano, anche episcopale, arciepiscopale, patriarcale, primaziale o di altra maggiore dignità ecclesiastica quale il
Cardinalato (omissis:autorità delle società cristiane).

3- Privazione ipso facto di ogni carica ecclesiale per eresia o scisma

Considerando che coloro che non si astengono dal male per amore della virtù devono esserne distolti per timore delle pene e che le Autorità ecclesiastiche - che hanno il grave dovere di istruire gli altri e dare loro il buon esempio per conservarli nella fede Cattolica - se prevaricano peccano più gravemente degli altri in quanto dannano non solo se stesse ma trascinano con sé alla perdizione i popoli loro affidati, Noi, col’assenso dei Cardinali, con questa nostra Costituzione, valida in
perpetuo, contro crimine così grande - il più grave e pernicioso possibile nella Chiesa di Dio - nella pienezza della potestà Apostolica, sanzioniamo, stabiliamo, decretiamo e definiamo che permangano nella loro forza ed efficacia le predette
sentenze e censure e pene, e producano i loro effetti, per tutte e ciascuna delle autorità suddette, che fino ad ora siano
insorte o in futuro insorgano contro la Fede; poiché tali crimini le rendono più inescusabili degli altri, oltre le sentenze, censure e pene suddette, per il fatto stesso e senza bisogno di alcuna altra procedura di diritto o di fatto, esse siano anche interamente private in perpetuo delle loro cariche e dignità, come pure di ogni voce attiva e passiva e di qualsiasi autorità. Inoltre, tutti costoro saranno considerati come inabili ed incapaci a tali funzioni come relapsi e sovversivi, per cui, anche se prima avessero abiurato tali eresie in un pubblico giudizio, mai e in nessun tempo potranno essere restituiti, rimessi,
reintegrati e riabilitati nelle loro previe funzioni e dignità o nella loro voce attiva o passiva e nella loro autorità (omissis: potere secolare cristiano).
Essi devono essere considerati da tutti come relapsi e sovversivi e come tale evitati.

4 - Pronta sanatoria delle vacanze delle cariche ecclesiastiche

Coloro che avanzano diritto di patronato e di nomina delle persone idonee a reggere le Sedi ecclesiastiche resesi vacanti in seguito a tali privazioni, - affinché tali sedi non siano esposte agli inconvenienti di una lunga vacanza dopo essere state strappate alla servitù degli eretici, e allo scopo di affidarle a persone idonee a dirigerle nella via della giustizia - dovranno presentare al Romano Pontefice regnante tali persone idonee alla necessità di tali Sedi entro i limiti di tempo fissati dal
diritto, altrimenti, trascorso quei limiti, la disposizione di tali Sedi sia devoluta al Romano Pontefice.

5 - Scomunica ipso facto per il favoreggiamento di eretici e scismatici


Incorrono in scomunica ipso facto tutti coloro che scientemente osino accogliere, difendere o favorire i deviati, oppure diano loro credito o diffondano le loro dottrine; siano essi tenuti come infami e non siano ammessi a cariche pubbliche o private, consigli, sinodi, concilio generale o provinciale, né conclave di Cardinali, né ad alcuna congregazione di fedeli od elezione di alcuno; oltre a ciò, siano i chierici privati di tutte e ciascuna delle loro Chiese e dei loro benefici, dignità e
cariche ecclesiastiche.

6 - Nullità di ogni promozioni o elevazioni di deviati dalla fede


Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere che un Vescovo, anche in funzione di Arcivescovo o di Patriarca o di Primate, o un Cardinale in funzione di Legato, o eletto Pontefice Romano, che, prima della sua promozione al cardinalato o della sua elevazione al Pontificato, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in eresia o fosse incorso in uno scisma o lo avesse suscitato, la sua promozione o elevazione è nulla, invalida e senza alcun valore, anche se avvenuta con la
concordanza e l’unanime consenso di tutti i cardinali - neppure si potrà dire che essa sia o sarà convalidata dall’intronizzazione o «adorazione» del Romano Pontefice, col ricevimento della carica, con la consacrazione, o in virtù dell’obbedienza a lui prestata da tutti, o per il decorso di qualsiasi lasso di tempo nel detto esercizio della carica - e va
ritenuta illegittima a tutti gli effetti.
A tali «autorità» si giudichi che sono state attribuite facoltà nulle per amministrare in materia sia spirituale sia temporale, e che tutte le loro parole, azioni e opere di amministrazione o relativi effetti difettano di qualsiasi forza e non possono
conferire nessun diritto ad alcuno, e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate sono per il fatto stesso e senza bisogno di ulteriore dichiarazione, private di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere.

7 - I fedeli non devono ubbidire, ma evitare i pervertitori della fede


A tutte ed a ciascuna delle persone subordinate alle autorità di cui sopra, dai laici ai chierici - compresi i Cardinali che
avessero partecipato all’elezione di tale pontefice, anche se gli avessero prestato obbedienza e venerazione - e ai
Funzionari ecclesiastici vincolati da giuramento ai loro superiori; sia lecito negare in qualsiasi tempo l’obbedienza e
devozione a quelli così promossi ed elevati, evitandoli quali maghi, pagani, pubblicani e eresiarchi; fermo restando l’obbligo di prestare fedeltà ed obbedienza al futuro Pontefice Romano e alle Autorità canonicamente subentranti.
(omissis: ricorso al braccio secolare nelle società cristiane) (I titoli della traduzione vanno presi come riassunto dei temi)

Il Papa ricorda ai fedeli che, guidati dalla fede, sono liberi di aderire solo alle vere autorità della Chiesa.
La Fede è la ragione per cui il fedele obbedisce all’autorità della Chiesa.
«Ma, anche se noi stessi o un angelo del cielo venisse ad annunziarvi un vangelo diverso da quello che vi abbiamo
annunziato, sia egli anatema
» (Galati 1-8).
L’infallibilità passiva dei fedeli corrisponde a quella attiva del Papa.
Essa deriva dalla virtù della fede suscitata direttamente da Dio in tutti i fedeli.
Ecco perché all’infallibilità attiva nell’insegnamento della fede, in docendo, propria della Gerarchia, corrisponde la
infallibilità passiva, in credendo, nell’apprendimento della fede, propria dei fedeli.
Si tratta del riconoscimento infallibile della voce di Dio.
«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono Me» (Giovanni 10, 14).
Se così non fosse, San Paolo non avrebbe insegnato quanto è nella lettera ai Galati (1, 8), per cui il fedele deve rifiutare e anatemizzare chi porta un nuovo vangelo, «anche se un angelo o noi stessi».
L’autorità del Sommo Pontefice della Chiesa è vicaria, in rappresentanza di Nostro Signore Gesù Cristo.
E’ fondata sul Principio che San Pietro ha ricevuto le chiavi dal Signore che ha tutto il potere in Cielo ed in terra, potere del Sangue che Gesù Cristo ha versato nel Suo Sacrificio redentore.
Che parte può avere in questo potere chi si vuole capo di una chiesa tra le altre; chi sfigura la ragione salvatrice di questo Sangue, che diluisce la responsabilità umana di fronte alla Redenzione?

L’autorità papale è nell’ordine del’Essere; ciò insegna la «Cum ex Apostolatus».
Né l’unanimità dei cardinali, né tutto il consenso umano, possono far diventare Papa chi non ha l’integra e pura fede
cattolica.
Il dogma dell’infallibilità non si applica alla verità divina, che non ha bisogno di conferme in sé, ma all’autenticità dell’autorità umana che pronuncia tale verità come divina.
Essa è il mezzo attraverso cui filtra la verità di fede, sia in modo straordinario che ordinario, e perciò la condizione della sua autenticità è la sua trasparenza nella fede.
Papa Paolo IV ribadisce questo concetto ed invita i fedeli a resistere a chi esprime una fede deviata, specialmente se è
molto in alto.
Non fa che ricordare la verità evangelica.
San Giovanni, il più mite degli apostoli, sùbito dopo aver parlato del comando della carità, insegnava riguardo a quelli che non portano la retta dottrina: «Se qualcuno viene a voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non
Nell’Apocalisse (18, 4) una voce dal cielo dice: «Uscite, popolo mio, da Babilonia per non partecipare ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli».
Il Diritto Canonico è fondato sulla Dottrina cattolica.
Chi lo segue poggia sull’ortodossia evitando errori dottrinali.
Ora, secondo la Tradizione, il Magistero e il Codice Canonico (1917) Canone 188: A causa di rinuncia tacita, qualsiasi
ufficio si rende vacante ipso facto, senza necessità della relativa dichiarazione, qualora il chierico: abbia pubblicamente
disertato dalla fede cattolica.
C’è dunque incompatibilità assoluta tra giurisdizione cattolica ed eresia; fatto talmente evidente alla Fede cattolica che non richiede dichiarazione.
Per non parlare della logica giuridica: «Non può essere capo chi non è membro» (San Roberto Bellarmino).

Il giuramento antimodernista è una professione di fede voluta da San Pio X.
Se il consacrato infrange uno solo degli articoli su cui ha giurato fedeltà, non solo è spergiuro, ma ha rinunciato alla fede ed è ipso facto scomunicato dalla Santa Chiesa.
Ora, per un modernista che vuole cambiare la fede della Chiesa dal suo interno, questo giuramento è una «pietra d’inciampo» da rimuovere.
E’ il primo cambiamento che deve operare per agire indisturbato.
La rimozione di una professione di fede della Chiesa per i nostri tempi è già un cambiamento della fede.
«Dai loro frutti li conoscerete».
Ebbene, i Papi conciliari hanno fatto cadere la professione di fede antimodernista.
Ciò implica un’autoscomunica.
La «resistenza tradizionalista», che pensa di poter fare a meno del Diritto Canonico, crede che la legge della Chiesa sia
insufficiente per sconfiggere l’eresia, e perciò imperfetta.
Inutile addurre che manca un’autorità per giudicare: proprio essa è in causa.
E qui cominciano i compromessi «clericalisti» in cui è riconoscibile l’egheliana «gestione degli opposti», che è una
variazione della stessa deviazione del Vaticano II.

Non vi è dubbio che norme giuridiche di diritto ecclesiastico non possano essere applicate se manca l’autorità competente, il giudice con la sentenza e la forza per renderla esecutiva nella pratica.
Ma non vi è nemmeno dubbio che questa carenza non possa rendere inapplicabile una legge di diritto divino.
Allora il problema riguarda soltanto la difficoltà della giustizia umana.
E perciò quanto non si può accettare alla luce della fede, che è il fondamento della legge, rimane inaccettabile.
Non diviene obbligatorio accettare un lupo per pastore perché mancano le forze umane per cacciarlo.
Dio non chiederà mai l’impossibile agli uomini.
Ma una cosa chiede, ed in essa saremo vagliati: che non si dica che il falso pastore, con la sua falsa fede, abbia l’autorità di Dio; che sia legittimamente inviato da Lui, perché eletto in un conclave dove sono prevalsi inganni e manovre umane.
La falsa fede dell’eletto si svelerà prima o poi nei suoi frutti deleteri contro la Fede.
Pensare che costui abbia ricevuto direttamente da Dio il potere di produrli significa accusare Dio, o di ignorare i moti dei cuori e i fatti velati, o di autorizzare chi devierà il gregge che Cristo ha salvato col Suo sangue.
Una grave incongruenza riguardo alla ragione, alla legge della Chiesa e al Magistero papale, che è anche blasfema.

Quale il problema sollevato dalla Bolla di Papa Paolo IV e che è anche nel Vangelo?
Che un chierico faccia carriera nella Chiesa per raggiungere le sue cariche più alte conforme al piano delle sette e delle
ideologie che vogliono un papa per cambiare la fede.
Come difenderla?
Controllando queste carriere.
Era possibile farlo nei nostri tempi?
Se fosse stato fatto, il clero e la gerarchia attuale sarebbero cattolici, il che non è oggettivamente vero; basta seguire
le professioni di fede diversa, ecumenista, relativista, modernista, di grande parte di essi.
Non ne fanno nemmeno segreto, poggiati sulle ambiguità conciliari.
Possono essere materialmente eletti al Soglio pontificio da un conclave?
Sì.
Rappresenterebbero l’autorità di Dio che conosce la loro fede?
No.
In tal senso la Bolla di Paolo IV solo conferma quanto stabilito dalla Chiesa, per cui la condizione ontologica per essere candidati a quella carica è di avere la fede.
Se questa è deviata dal modernismo, a riconoscere l’inganno saranno i cattivi frutti dell’eletto, dopo che questi
si manifestano.
Se questo giudizio fosse soltanto soggettivo, un «difetto, paradossalmente di matrice protestante», allora la norma di
San Paolo sull’eretico, (Tt 3, 9-10); non lo ricevete né lo salutate.
Chi lo saluta partecipa alle opere malvagie di lui, (2 Giovanni 10-11) sarebbe falsa!
Chi altro è il titolare del giudizio di adeguatezza alla vera fede se non i fedeli testimoni che: «anche se voi stessi (apostoli) o un angelo del cielo venisse ad annunziare un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema»
(Galati 1- 8).
Un Papa non può essere anatema e chi è in quella condizione si giudica da solo, si auto condanna ipso facto.
Lo dice la Bolla e la legge della Chiesa, che è disponibile e va letta dagli interessati.
Qui mi limito a fare un esempio.

Se un presunto papa proclamasse che le anime si salvano professando qualsiasi fede, oltre alla falsità nella fede che è
eresia pronunciata direttamente, deroga tacitamente dalla sua carica, resa senza senso.
Qui non ci vuole alcuna autorità umana superiore al presunto papa, basta il principio d’identità e non contraddizione che è universale, per dimostrarlo nel disegno della Provvidenza.
In sintesi, sostenere che la validità dell’elezione papale e il conseguente magistero, dipenda dalla fedeltà di questo al
depositum fidei, non solo afferma un sacrosanto principio, ma pone attraverso questo il gregge al riparo dei falsi pastori.
Un loro «diverso atteggiamento nei riguardi di un’eresia», a parte l’eufemismo, è condizione sufficiente per squalificare un chierico sotto la grave accusa di «favorire l’eresia», delitto che non esclude ma indica chi manca di fede e, invece di
difenderla che è la ragione della sua carica, la espone a pericoli riciclati dalle «mutate forme, come sogliono fare i virus per sopravvivere, così che dunque occorre anche mutarne la  cura».
La cura può solo venire da un vero pastore con un magistero adeguato, cioè fedele, che rimpiazzi quello falso.
Ecco il senso dottrinale della Bolla.

E’ sedevacantismo accusare eresie papali?
Mi ricordo di un piccolo episodio di tanti anni fa.
Dopo aver molto insistito presso monsignor Mayer per la diffusione del suo libro sull’ipotesi di un papa eretico, che era in un deposito a Parigi, e aver per questo scopo richiesto l’appoggio di monsignor Lefebvre, ero a pranzo da lui ad Albano in un’occasione festiva.
Allora ero preso di mira dal priore della Fraternità San Pio X ad Albano, un certo Le Pivan, che sedutomi vicino continuava nel suo francese stridente a rimproverarmi per aver sollevato la questione del papa eretico.
Io tacevo, pigramente occupato con la forchetta, quando sento una voce vicina che esclama: ma vogliamo finirla di dire che un uomo, anche se papa, non può cadere in eresia?
Sarebbe negare che Dio ci ha creati con il libero arbitrio anche per l’errore.
Era l’amico Sanfratello, meno disposto di me a occuparsi prima della forchetta che della parola.
E non risulta che fosse «sedevacantista».

Blondet scrive rispondendo a Gennarini: Come si evolve il «mistero»?
Verso l’Anticristo.
L’uomo che si siede sul trono di Dio, e fa dio se stesso.
Tutta la nuova teologia lo suggerisce.
Ovviamente senza dirlo chiaro: «L’uomo è la via della Chiesa» (Paolo VI).
E Giovanni Paolo II, nella «Redemptor Hominis», suggerisce che Cristo, rivelandoci chi è Lui, ha mostrato a noi chi siamo. Naturalmente il tutto condito di precauzionali «in certo modo»...
Quale «modo» che escluda il panteismo evoluzionista che qui sembra adombrato.
Nessuna risposta dalla neo-Chiesa: c’è qui in atto un «mistero» che dobbiamo «penetrare»...
Bello, commovente umanesimo.

Ma quale «pastorale» ne nasce?
Direttamente, Assisi: clan, tribù (in via di evolversi in popoli e nazioni) unite nel celebrare «il mistero dell’uomo».
Di conseguenza: basta più conversioni, è sufficiente la «testimonianza».
Indifferentismo ai contenuti della verità, tanto, l’umanità è in marcia.
Verso dove?
Beh, verso una sola direzione.
Di recente la Chiesa ha abolito il limbo (s’era sbagliata per secoli su questo punto centrale: era fallibile? E adesso è
infallibile? Ma la cosa ha un senso nella «dinamica evolutiva»).
Quanto all’inferno, è probabilmente vuoto («in certo modo» ...).
Si può solo finire in Paradiso.
Come sognava Maritain: gli stupratori accanto alle loro vittime, tutti salvati e redenti.
O forse meglio: attraverso il Punto Omega di Theilhard (l’impulso della natura, la «carne», a «spiritualizzarsi»: lo disse anche Hegel), il traguardo è l’ebraico Tikkun, il «riscatto» tutto nell’aldiquà, in un immanentismo umanistico finalmente, e felicemente compiuto.
E’ questo che sarebbe venuto a rivelarci Cristo?

Blondet che riconosce un falso vangelo e Fabio de Fina che ospita i miei duri articoli, sono forse divenuti sedevacantisti? Non mi risulta.
Se non accusassero, però, le false dottrine e i suoi autori, da qualsiasi pulpito parlino, non sarebbero veri cattolici, degni
difensori della fede suscitata in noi dal Signore.
La differenza tra me e loro è che dopo un lungo percorso mi sono convinto che tali deviazioni cadono sotto anatema di Dio, dei Santi Apostoli e dei Papi; sono da colpire, non con opinioni o sentimenti indignati, ma con la legge della Chiesa.
Credo che «devo evitare i pervertitori della fede... quali, pagani, pubblicani ed eresiarchi; fermo restando l’obbligo di prestare fedeltà ed obbedienza al futuro Pontefice Romano e alle Autorità canonicamente subentranti.»
Lo insegna un vero Papa.

Come ragionano certi anti-sedevacantisti odierni?


Rispondo ora alla lettera di un amico che parla dell’opzione sedevacantista, perché voler affrontare un problema così serio parlando di opzione è già sviante, in quanto sembra riguardare una scelta personale.
No, la Chiesa cattolica esiste nell’ordine dell’Essere.
Sia nella rappresentazione dell’autorità divina, sia per i segni sacramentali della Sua grazia, o È o non c’è nel piano
ontologico.
Cosi insegnò sempre la Chiesa: per essere Papa l’uomo dev’essere lúcido e avere la fede integra.
Parimenti, perché ci sia il Sacramento ci vuole la materia e la forma, oltre che l’intenzione del ministro di compiere l’intenzione della Chiesa.
Fuori di questo abbiamo solo sentimenti e intenzioni più o meno buone che procedono dall’uomo verso l’Alto, ma che non possono supplire quanto viene da Dio all’uomo.
Perciò è stata istituita la Chiesa: perché i devoti non si mettano contromano con le loro belle intenzioni pietose, le loro
parole altisonanti nella via della salvezza.
Il ruolo del «Papato» voluto e pensato da Cristo stesso è nel senso della fede che porta alla salvezza di tutti gli uomini,
ecco quel che funge da discrimine importante, capace di connotare la vera fede cattolica e distinguerla dalle false
interpretazioni del protestantesimo, delle chiese ortodosse e oggi dall’apparato conciliare.
L’investitura di San Pietro, quale roccia visibile che fonda la Chiesa, detentore delle chiavi, comporta la professione di
fede e la capacita di confermarla infallibilmente nei fratelli.
Altrimenti non sarebbe la Chiesa voluta da Dio per salvare gli uomini nel sangue di Cristo.
La storia della Chiesa ci conferma che Papi, vescovi, cardinali, sacerdoti, religiosi si sono macchiati di tanti peccati, ma sono rimasti nella Chiesa perché professavano la fede del loro battesimo.
Ecco la vera credenziale di ogni cattolico e in primis del Pontefice.

L’infallibilità della Chiesa (e quindi papale) opera a prescindere dalla bontà dell’operatore e dalla sua fragilità; opera a partire dalla professione di fede nell’una e unica Chiesa di Gesù, roccia indelebile della Verità, della Via e della Vita.
Il problema quindi di una contraddizione in termini tra moralità del ministro si risolve nella prevalenza della Verità sulla menzogna, dell’ortodossia e dell’ortoprassi sulla condizione del peccatore.
Che prescinda, però, dalla sua ortodossia è idea ributtante; è come dire che l’uomo dispone del potere di contraddire la
fede rivelata da Dio nella Sua Chiesa con la Sua stessa autorità.
I grandi padri della Chiesa hanno discusso se un Papa potesse o no cadere in eresia, ma sul potere pontificale di un
eterodosso, solo in un mondo afflitto da un acuto stupido soggettivismo si potrebbe discutere.
Ma allora il problema è psicologico: della mancanza di un padre e ciò c’entra poco con la fede.
Anzi può rovinarla del tutto con un falso padre.
Il problema dell’ora presente, inquinata dal Vaticano II, lascia sbigottiti quanti immaginano che la legge della Chiesa non poteva prevedere una simile situazione per cui sarebbe insufficiente a risolvere un problema di queste dimensioni.
Cio è falso, non solo perché una società perfetta come la Chiesa deve disporre di una legge perfetta riguardo al diritto divino, quanto perché la Provvidenza di Dio non permetterebbe che i fedeli fossero privati di mezzi per difendersi dei falsi cristi e dei falsi profeti che abbondano anche a Roma, specialmente oltre il Tevere, per operare un brusco cambiamento
di direzione; una evidente contraddizione in termini nell’immutabile insegnamento dei contenuti della vera fede, che è
proprio quel che accade dopo Pio XII.

Si vorrebbe porre il problema in questi termini: i Pontefici del post-concilio hanno dimenticato la vera fede cattolica,
insegnano un cristianesimo umanizzato, diverso dalla dottrina perenne della Chiesa di Cristo.
L’equazione parte, quindi, dalla soluzione: «i veri pontefici», per poi stabilire l’incognita: «una fede mutata»!
Così, sentimentalmente, non solo la legge della Chiesa è lasciata fuori, ma anche quel po’ di buona aritmetica che ci
potrebbe aiutare.
Per essere meno feroci con la logica stessa si dovrebbe fare una prima considerazione cattolica: ha il conclave che elegge un Papa un valore assoluto?
O dipende da una fallibile conoscenza umana dei candidati papabili?
Per esempio, è da escludere l’idea che un chierico possa aver passato la vita spinto dall’intenzione di «migliorare»
la Chiesa dove lo stesso Signore sembra aver fallito?
L’idea dell’assolutezza del conclave lo esclude, e si arriva a dire che è lo Spirito Santo che elegge il Papa; non che assista l’elezione se davvero invocato, ma che elegge anche un modernista spergiuro del suo voto.
Lascio questa grave riflessione, che coinvolge il mondo delle anime, a chi vorrebbe difendere anche un nuovo Ario o
Sergio o Lutero o qualcuno nel mondo frankista o modernista, se approvato da un conclave.

Intanto, per tornare al serio, propongo la lettura dell’importante Bolla papale sulla materia.
E che non si dica poi che si trattava di un Papa affetto da sedevacantismo precoce, volutamente generico, volto a cogliere
i presupposti generali che portano alle estreme conseguenze dell’estinzione della Chiesa Dio!
Tali attacchi al Magistero aprono la strada ad un’autorità divina personalizzata.
Perciò parlo di un aspetto superstizioso, per non dire idolatrico, di quanti si ergono a difensori, non del Papa cattolico, ma dei chierici che occupano quella carica e che in questioni di fede dovrebbero giustificarsi anche coi minimi dei fedeli,
come del resto insegnarono gli stessi Papi e santi.
Si pensi a don Bosco che difen¬deva i diritti della Chiesa e del sommo Pon¬tefice con tanto ardire, che destò lo stupo¬re
universale.
Egli aveva fatto ciò durante due visite a Roma nel 1871, e Pio IX gli aveva scritto una lettera autografa per manifestargli tutta la fiducia che aveva nella bontà di Dio e nella perenne protezione da Lui promes¬sa alla Chiesa.
Eppure, basta ricordare che don Bosco non voleva che i suoi ragazzi acclamassero il Papa con un - viva Pio IX! poiché
solo era giusto dire: viva il Papa!
Ma i Papi conciliari sembra che si nutrano di applausi e godano da auto promozioni.

Nel caso di Giovanni XXIII, perfino il «miracolo» per la sua beatificazione svela questo spirito.
Infatti egli avrebbe detto alla suora malata: «questo miracolo me lo strappi proprio dal cuore!», mentre ogni santo di ogni tempo e perfino Milingo, hanno sempre ripetuto ad ogni occasione che il miracolo non viene da un io, ma da Dio.
Così come il potere del Papa non viene dall’uomo incoronato ma da Dio.
Eppure nel 13 novembre 1964, Paolo VI deporrà la «tiara» (il «triregno») sull’altare, rinunciandovi definitivamente.
Un gesto, questo, che fu l’obiettivo della «Rivoluzione Francese», della religione dell’uomo che si fa dio e che ci ricorda le parole del massone Albert Pike: «Gli ispiratori, i filosofi e i capi storici della Rivoluzione Francese avevano giurato di
rovesciare la ‘corona’ e la ‘tiara’ sulla tomba di Jacques de Molay».
Era previsto anche che i nuovi capi indossassero l’ephod di Caifa in contrasto con la Croce?
Dalle «croci» moderne, come quella di Fatima, si capisce il loro amore per il mondo moderno.

Arai Daniele



1) «La Nouvelle Messe de Paul VI: Qu’en penser?», Diffusion de la Pensée Française, Vouillé, 1975. L’autore ufficiale è l’avvocato Arnaldo Xavier da Silveira, membro della TFP, che lo ha scritto a Campos, insieme al Vescovo Antonio
de Casto Mayer. Ciò è fatto risaputo, confermatomi dallo stesso illustre presule con le parole: «Un lavoro scritto a quattro mani». Da notare che nell’originale in portoghese, inviato in Vaticano e distribuito a tutti i vescovi del Brasile, e offertomi da don Mayer, la questione del papa eretico precede quella della Messa.


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Commenti : (51)
mass
... , maggio 17, 2008 07:21

Dal che si deduce:
1- che l'idea che l'elezione di un papa sia dovuta allo Spirito Santo, o in qualche modo provvidenziale è una buffonata
2- che le masse di fedeli che, pur praticanti, avranno letto a malapena una volta il vangelo nell'intera vita non hanno una reale e sicura guida.
Giacchè se il pontefice devia non hanno certo loro la facoltà di giudicarlo.
Chi è che può certificare la devianza di un papa?
Un prelato, un teologo, un consesso cardinalizio?
E quindi chi controllerà i controllori?
Saranno loro ad essere assistiti dallo Spirito?
Non mi pare se ne possa uscire, se non ammettendo che anche il peggiore dei papi sia al suo posto per un misterioso disegno provvidenziale.



Flavio
Genova , maggio 17, 2008 10:13

Per Mass:

1-Forse che è una buffonata il libero arbitrio?
2-Anche la capacità di discernere il bene dal male è una buffonata?
La dottrina cattolica da 2000 anni a questa parte indica la strada ai fedeli. E' la Legge Divina che parla ai cuori degli uomini attraverso lo Spirito Santo la norma certa per non cadere nell'errore e non seguire i falsi profeti, non certo la persona umana, anche se questa occupa proditoriamente la cattedra di Pietro.




A. Daniele
... , maggio 17, 2008 10:44

Dal commento di Mass si deduce:
1- che la certezza insegnata dagli Apostoli, dai Papi e dai Santi, contro l'idea che l'elezione di un deviato sia dovuta allo Spirito Santo, o in qualche modo provvidenziale, sia una buffonata!
2- Che le masse di fedeli che, pur praticanti, avranno letto a malapena una volta il vangelo nell'intera vita non hanno una reale e sicura guida con l’elezione di un deviato, non siano esposti a una generale apostasia.
3 - Poichè se l’eletto pontefice devia non hanno certo loro la facoltà di giudicarlo, chi è che può certificare tale devianza ? Un prelato, un teologo, un consesso cardinalizio? No, nessuno e nessuna legge! Bella questa!
4 – Quindi, la Chiesa dovrebbe assorbire le nuove dottrine deviate, ma insindacabili, assistita dallo Spirito!
Da tale ragionamento che rinuncia ad una vera professione di fede cattolica come metro del conclave, non se ne può uscire. Allora si dovrebe rinunciare alla testimonianza della verità e cedere a rassegnati sentimenti irenici “ammettendo che anche il peggiore dei papi sia al suo posto per un misterioso disegno provvidenziale.”
L’articolo spiega che ciò è vero, ma tratta dei dei falsi, non dei cattivi papi. Prego perciò che si faccia una lettura più fedele alla visione della Chiesa prima di dar corda ai propri sentimenti. Perché questo è il vero dilemma.



Noè
Pavia , maggio 17, 2008 11:06

Dobbiamo ricordare che Giuda il Traditore fu eletto apostolo da Gesù. A Lui come a tutti i dodici Apostoli, il Signore diede missione di annunciare il Vangelo, curare le malattie e cacciare i demoni. E questo lo fecero. Ma Giuda, per invidia, scelse di consegnare Cristo ai giudei e ai pagani. Ipso facto, l'ufficio apostolico di Giuda è divenuto vacante. Fino a quando gli undici Apostoli si radurarono di nuovo, dopo aver digiunato e tirarono a sorte per eleggere il sostituto di Giuda: San Mattia. Più tardi, accadde una disputa tra i fedeli a proposito del servizio delle mense. Gli Apostoli chiesero che si prendesse uomini pieni di fede e di Spirito Santo, ai quali Loro avrebbero imposto le mani, perché si occupassero delle mense. Tra essi Stefano, che si ritrovò a difendere la Santa fede fino al martirio.
Questo ci fa comprendere che il sedevacantismo del Sommo Pontefice è possibile quando dopo essere stato eletto, decide di agire non secondo la Fede ricevuta. In questo caso, lo Spirito Santo si allontana da lui. Perché lo Spirito Santo rimane nel cuore di colui che conserva la fede. Chi giudica dunque che un Papa è erettico? E' la fede: se egli contraddice la Tradizione. E frutti di tale contraddizione non sono soggettivi, ma oggettivamente visibili alla luce del sole. Per questo, mentre gli altri apostoli non sapevano che Giuda fosse traditore, San Giovanni ponendo il capo sul cuore di Cristo, ossia immergendosi nella Verità, comprese che Giuda era traditore. Ammiriamo dunque i Vescovi come Mgr. Lefebvre e altri che attingendo alla Sana e Santa Tradizione della Chiesa hanno riconosciuto il Traditore, lo hanno denunciato con fermezza. Anche noi, del resto, dobbiamo custodire gelosamente gli insegnamenti dei Papi preconciliari.



pierfrancesco palmisano
BARI , maggio 17, 2008 11:38

1 - ogni cattolico ha il dovere di approfondire la dottrina (mi correggo: ogni uomo ha il dovere di approfondire la dottrina cattolica) cosa che pochissimi oggi fanno! Se tutti lo facessero un problema del genere non sarebbe neppure avvenuto, poichè la gente si sarebbe ribellata in massa a "invenzioni" assurde come la "messa" montiniana etc etc;
2 - era comunque profetizzato che alla fine dei tempi ci sarebbe stata una grande apostasia, anche all'interno della chiesa (apparente)...
3 - a ognuno di noi spetta il dovere di conservare la Fede, e di seguire la dottrina bimillenaria della Chiesa che di certo non erra e non può essere cambiata o stravolta da qualche "lupo travestito da agnello"!!!
4 - infine Dio giudicherà!

Un saluto e complimenti all'autore per questo e gli altri ottimi articoli!



mass
... , maggio 17, 2008 12:12

Ma, scusate l'ingenuità, chi può essere l'insindacabile interprete del " depositum fidei"? Chi può alzarsi in piedi e denunciare il papa come eretico senza temere che un'altro accanto a lui faccia altrettanto denunciando il papa e lui stesso come non conformi alla millenaria dottrina e così via in una serie virtualmente infinita?
Come dobbiamo interpretare il "non prevalebunt"?
Possibile che Cristo lasci il suo gregge
a un pastore infedele?
(Queste non vogliono essere domande retoriche).
Saluti



Antonio
Bari , maggio 17, 2008 12:49

La tesi sedevacantista salva l'indefettibilità per quanto concerni l'infallibilità della Chiesa, ma si ficca in inestricabili vicoli ciechi.

La visibilità oggi si sarebbe ridotta ad un nulla di fatto, alla mera materiale presenza di una massa di eretici, con la divina Chiesa di Gesù Cristo ridotta ad un corpo in coma vegetativo.

Il sedevacantismo non sa rispondere a questa domanda: a differenza dei normali periodi di sede vacante, non vi sono più vescovi con giurisdizione propria ricevuta per delega dal Papa, da chi si può ricevere allora, in stato di necessità, la giurisdizione necessaria per confessare?
La risposa data è che in questi casi essa si riceva direttamente da Cristo. Questo è molto temerario ed almeno prossimo all'eresia, atteso che il CJC stabilisce chiaramente che solo il Papa riceve la giurisdizione direttamente da Cristo.
Quando si saprà rispondere a questa domanda senza avanzare tesi temerarie contro il Codice di diritto canonico, allora la tesi che sostiene il dott. Arai si farà possibile, non prima.

La crisi della Chiesa si spiega non sull'essere ma sull'agire di questi Papi.
Sin dal concilio essi non intendono più vincolare la coscienza, concedendo con la libertà religiosa il diritto all'errore.
Vincolare la coscienza è l'essenza del magistero, l'in se dell'attività di insegnare, la sola rispetto alla quale viene in gioco l'infallibilità del Papa. Un Papa che preferisca dialogare in luogo di insegnare - concedendo il diritto all'errore su ciò che dice e fa -, non pone in essere atti magisteriali nel senso tradizionale del termine, nè tanto meno leggi valide.

Non vi è altra strada per spiegare la crisi, a meno ovvimanete di inventarsi dottrine nuove sulla giurisdizione, rendendo inutile la presenza del Papa nella Chiesa.



Riccardo
Aosta , maggio 17, 2008 13:53

Un argomento che davvero fa tremare vene e polsi. E tuttavia, un argomento che va affrontato, poiché le questioni poste sul tappeto da Arai sono serie e reali. Seguirò con sommo interesse lo svolgersi della discussione, trovando interessantissime le opinioni espresse dall'articolista e dai lettori. Di certo, le ultime domande poste dal sig. Mass sono degne di nota e presentano domande di non piccolo conto, spero di vedere presto alcune risposte. Cordiali saluti a tutti.


Paolo
Civitavecchia , maggio 17, 2008 15:12

"Non abbiamo alcun potere contro la Verità, ma per la Verità" (2 Cor 13,8).
Mi si consenta qualche riflessione solo a gloria della Verità (che è Cristo).
PIETRO, “SEGNO DI CONTRADDIZIONE” – NON SCANDALIZZIAMOCI!
“Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello” … all’interno della Chiesa!
Vediamo oggi la Chiesa ridotta a poco più di un’organizzazione umana e le dichiarazioni e le celebrazioni ufficiali non riescono a nascondere le sue piaghe. Come Gesù flagellato. È il suo Corpo Mistico. “La testa è tutta malata, tutto il cuore langue. Dalla pianta dei piedi alla testa non c’è in esso una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state rpulite, né fasciate, né curate con olio” (Isaia, 1,5-6). L’intero corpo è febbricitante e ferito, e noi vogliamo che la testa, il capo, sia bello, sorridente, profumato e ben petinato? Che non abbia a volte vertigini e tremiti? Ma non è colpa sua: è dovuto al ruolo di persona pubblica, che occupa. A causa dei peccati delle membra, Dio è costretto a ritirare a momenti la sua Luce, la sua Grazia, al Pastore. “La collera del Signore si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo…” (2 Samuele 24,1). Davide fece un censimento –orgoglio e abuso del potere– e “così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato: morirono settantamila persone del popolo” (v. 15).
Queste considerazioni sono solo per chi ha il bene della Fede, per non scandalizzarci –come si scandalizzarono di Cristo gli stessi Apostoli la notte della Passione–, per non giudicare la coscienza altrui e non incorrere noi stessi in una condanna, anzi, per uscire rafforzati nella Fede: “Chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino non vi entrerà” (Lc 18,17).

IL MISTERO DEI ROMANI PONTEFICI, “SEGNO DI CONTRADDIZIONE”, ALLA LUCE DELL’APOSTOLO PIETRO

1 - DISCEPOLO DI CRISTO. Simon Pietro è stato scelto dal Signore, non dagli uomini “riuniti in conclave”. È stato sempre così. Giovanni ricorda il primo incontro con Gesù, quello che non si scorda mai: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)” (Gv 1,42). Dopo alcuni giorni Gesù, passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e suo fratello Andrea, mentre gettavano le reti in mare, poiché erano pescatori, e li chiamò: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1,16-17). “Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16).
Il vero discepolo ha in sé qualcosa di inconfondibile, anche quando cerca di passare inosservato: “Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: Anche tu sei con il Nazareno, con Gesù” (Mc14,66-67).

2 - AMICO DI CRISTO. Grandezza e debolezza di Simon Pietro. La sua fede è un dono del Padre: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù rispose: “Beato te, Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei Cieli –Il Padre gli ha messo in bocca quelle parole–. E Io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei Cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei Cieli” (Mt 16,16-19).
E subito dopo, quando Gesù annuncia la sua Passione, Pietro si sente con titoli sufficienti per correggere Gesù, dicendo: “Dio te ne guardi, Signore! Non sia mai che questo ti accada!” E Gesù, sentendo l’insidia del tentatore dietro le parole dell’amico, rispose come un fulmine: “Lungi da Me, satana! Tu Mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mt 16,21-23). Anche Satana, per una sorta di “par conditio”, gli ha messo in bocca queste altre parole.
Mi domando: era Pietro o era Simone che parlava?
Ecco il paradosso, ecco la sfida di Dio: Simon-Pietro. E dopo di lui, la sfida si ripete: “Roncalli-Giovanni XXIII”, “Montini-Paolo VI”, “Wojtyla-Giovanni Paolo II”, “Ratzinger-Benedetto XVI”…
Due personaggi in una sola persona, sabbia mobile e roccia insieme, l’uomo naturale e l’uomo sorretto da Dio, l’uomo vecchio e l’uomo nuovo in Cristo! Chi si può fidare di lui? Nessuno! Soltanto Dio! Dio si è legato a Pietro: “Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede, e tu, una volta ravveduto –sapeva che avrebbe avuto bisogno di ravvedersi di qualcosa–, conferma i tuoi fratelli” (Lc. 22,31-32). Ma il Signore ha messo un’ipoteca su Pietro: ha garantito che egli avrebbe conservato “il dogma della Fede”, malgrado i suoi peccati e i suoi eventuali errori privati (o personali).
«Pietro allora Gli disse: “Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò”. Gesù gli disse: “In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte”. Ma egli, con grande insistenza, diceva: “Se anche dovessi morire con Te, non ti rinnegherò”. Lo stesso dicevano tutti gli altri» (Mc 14,29-31)… «Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: “Tu sei certo di quelli, perché sei galileo”. Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo che voi dite” » (Mc 14,70-71).
Questa fu per lui ed è per noi una grande lezione del primo Papa. Mi domando di nuovo: forse che il suo giuramento fu un atto di Magistero? Restò allora “la sede vacante”???
Carisma unico. Dio stesso risponde della fede di Pietro! Egli parla ancora a nome di tutti noi: «Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?” Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio”» (Gv 6,67-69)

3 - VICARIO DI CRISTO. Missione e -ripeto- carisma unico di Pietro. Anche nella risposta all’Amore di Cristo, Pietro risponde a nome di tutti noi. Presso la Sposa, Pietro rappresenta lo Sposo, Cristo. Presso lo Sposo, Pietro rappresenta la Sposa, la Chiesa. “Simone di Giovanni, Mi ami tu più di costoro?” “Certo, Signore, Tu sai che ti amo”. Gli disse Gesù: “Pasci i miei agnelli” (Gv 21,15 ss.). Come dire: “Allora, ama come Me e con Me i miei agnelli”. Questa domanda non la fa a Giovanni, non occorreva; la fa a Pietro, a motivo di dover essere lui “il dolce Cristo sulla terra”, come santa Caterina di Siena chiamava il Papa.

“…E beato chi non si scandalizza di Me” (Lc 7,23)
“Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio” (1ª Cor 4,5).
Ma se uno butta sassi contro una finestra della sua casa, vuol dire che si è messo fuori!



Flavio
Genova , maggio 17, 2008 16:24

La Verità non è un qualcosa di relativo che chiunque può contraddire, la Verità è Cristo e chi la nega si pone automaticamente fuori dalla Chiesa. Ancor prima del Concilio, Giovanni XXIII aveva pfatto dichiarazioni eretiche, vedi a proposito:"Giovanni XXIII e il Concilio Ecumenico Vaticano II" di Paolo Pasqualucci, i suoi successori non hanno fatto altro che proseguire su questa strada. Come si fa a capire dov'è l'errore: semplice basta confrontare i documenti pontifici sino a Pio XII, tutti tra loro dottrinalmente coerenti, con quelli seguenti, spesso esattamente contrari, come ad esempio per ciò che riguarda la libertà religiosa e l'atteggiamento verso protestanti, ortodossi e le altre religioni. Sicuramente un bambino ci vedrebbe più chiaro di tanti "moderni" cattolici. La vera tragedia è però stata quella che nessun vescovo, nemmeno Lefebvre, ebbe il coraggio di denunciare il papa come eretico secondo la bolla di Paolo IV,dichiarando perciò la sede vacante; tant'è vero che ancora oggi la Fraternità S.Pio X ritiene tutti i papi legittimi e ha sempre celebrato in comunione con loro. Quanto poi al fatto che nostro Signore permetta ciò, basti dire che lui stesso l'aveva predetto parlando degli ultimi tempi.


A. Daniele
di nuovo = nome , maggio 17, 2008 17:56

L'ingenuità di cui si scusa il lettore Mass è quella della quasi totalità dei cattolici e devo dire, quella in cui rimase immerso per molto tempo. A ciascuno essa richiede un pedaggio diverso per uscirne. Ma è necessario farlo perché è venefica per la fede propria e della comunità ed è disonorante per la Chiesa perché accorda ad un suo violatore la carica d'insindacabile interprete del "depositum fidei". Dire che è impos-sibile al fedele “alzarsi in piedi e denunciare il “papa” come eretico senza temere che un'altro accanto a lui faccia altrettanto denunciando il “papa” e lui stesso come non conformi alla millenaria dottrina e così via in una serie virtualmente infinita”, implica dire che la dottrina della Chiesa di Cristo non è oggettiva e universale, ma soggetta a nuove forme interpretative (bravo Flavio), sia bibliche che magisteriali. Non era questo il piano dei fautori del Vaticano II per raggirare il "non prevalebunt"?
“Possibile che Cristo lasci il suo gregge a un pastore infedele?” Ciò non è il dilemma ma la prova dei cristiani, perché è certo che lo lascia libero di consegnarsi ai falsari. Eppure, ci sono quelli che vorrebbero che il Signore scendesse in terra per fulminarli, così come volevano che nel Terzo Segreto la Madonna accusasse il Vaticano II e i suoi profeti. In tal modo saremmo tutti quei “cristiani anonimi” già redenti e perciò alieni alla difesa della Chiesa, ormai affidata all’organizzazione delle religioni unite! Chiederei, quindi, all’amico Antonio di Bari di definire quanto chiama “tesi sedeva-cantista” che salva l'indefettibilità della Chiesa, ma si ficca in inestricabili vicoli cie-chi... perché solo il Papa riceve la giurisdizione direttamente da Cristo”. Ciò è vero, ma va chiarito il rapporto causa-effetto tra il fatto che tale potere non è concesso ad un falso pastore e l’impossibilità di ellegere uno vero per riceverlo. Per inciso, l’agire di un chierigo consegue a quel che lui è riguardo alla fede e non il contrario, come del resto lei descrive bene in seguito. Questi argomenti fanno davvero tremare vene e polsi, come dice l’amico Riccardo, ma vanno affrontati con l’intelligenza della fede, che si specchia nella legge della Chiesa e non in una “logica di posizione” o nell’“eresia dell’azione”, accusate da Papa Pio XII.
Al lungo commento di Paolo di Civitavecchia va solo un corto appunto su Simone-Pietro.. due in uno... sabbia mobile e roccia insieme ...”! Fu il Signore, che conosce la debolezza umana, a eleggere Simon-Pietro, mentre i papi conciliari furono eletti in conclavi dove, prima si ignorava e poi si seguiva i deviati piani segreti dei loro eletti. Paragoni alla ricerca di coincidenze evangeliche, spesso velano accommodamenti di coscienze moderne.



michele
rn , maggio 17, 2008 18:54

Ringrazio Arai per i suoi articoli. E' emblematica l'abolizione del giuramento antimodernista: già questo dice molto. E' molto bello l'aneddoto su Don Bosco che non voleva che si gridasse il nome del Papa, ma solo "Viva il Papa!".
E' proprio così, è la posizione più cattolica.



Noè
Pavia , maggio 17, 2008 19:26

Una cosa mi ritiene al cuore: il rinnovamento carimastico che è seguito al Concilio Vaticano II, prima in America nella Chiesa pentecotista e poi in tutte le Chiese anche in nella Nostra Chiesa Cattolica. E' veramente strano: un "ritorno" del "dono delle lingue" di cui parla l'Apostolo Paolo e di cui sono fieri i membri del Rinnovamento nello Spirito. Ecco il dilemma: La riforma liturgica di Paolo VI e le molteplici comunità ecclesiali sorte dal nulla e la riunione delle Chiese, grazie all'azione di questi gruppi. Cosa si può dire? Non è questo anche un segno dei tempi? In che modo interpretarlo alla luce della Tradizione dei Papi preconciliari? Non crediate che io sia fuori tema, ma sono questioni tutte legate (si veda la mia post iniziale).


Danilos
apud samnitos , maggio 17, 2008 21:42

Certo è che da quando, in questa ed altre sedi, sento parlare di sedevacantismo mi chiedo sempre, partecipando alla Santa Messa domenicale, quella del novus ordo, se essa sia valida. Ascoltando le omelie spesse volte sobbalzo, es. ''queste parole di Gesù sono troppo dure...'', a volte ho voglia di contraddire, ma chi sono io? Purtroppo solo un paio di volte al mese, se va bene, mi è possibile seguire la Santa Messa tridentina...altre parole, altra dottrina, altre omelie.


Dr. Girolli
Roma , maggio 17, 2008 21:46

Vorrei esprimere la mia opinione al riguardo. Credo che il tema sia, come già evidenziato, di fondamentale importanza. Mi sembra anche che l'esposizione del Dr. Arai metta in luce la grave difficoltà che si incontra nel trattare l'argomento: e' ovvio che ci troviamo all'interno di un circolo vizioso, per cui l'unica soluzione plausibile per una effettiva infallibilità papale è rappresentata davvero da un intervento dello Spirito Santo, intervento che per forza di cose dovrebbe sospendere il libero arbitrio nella persona del Papa. E persino prima di essere Papa, per "conformarlo" ai crismi dell'elegibilità (per la certezza che sia ortodosso - come dice giustamente il Dr.Arai). Ciò si scontra in maniera decisa con il disarmante orientamento odierno dei rappresentati della Chiesa. La problematica, come correttamente rilevato, non è cosa esclusiva dei nostri giorni, dove affonda le radici dunque? Nasce col Cattolicesimo o ci si innesta? Non è semplice stabilirlo, forse non necessario. Più importante capire le modalità di questa hybris: e qui dico una cosa che so già mi varrà improperi vari da parte del Dr. Arai e di molti lettori. Perchè anche il giuramento antimodernista è forse parte integrante della "deviazione", o ne è una conseguenza, e mi spiego, prima di essere azzannato! Credo che il deposito più importante della Chiesa siano i Sacramenti e la Dottrina, ma di quale Dottrina parliamo? Della dottrina immutabile, dello Spirito. Il modernismo si combatte dicendo "non siate modernisti"? O dando i Sacramenti e insegnando a riceverli? Analizzando i pericoli spirituali del comunismo - solo per fare un esempio - o traducendo ai fedeli la Dottrina spirituale, che è valida per tutti i tempi e tutti i luoghi?. Un Cattolico che riceve i Sacramenti e la Dottrina correttamente non sarà modernista da per sè, se così si può dire. Allora il senso della "deviazione" è dato come da un vortice che porta fuori, per cui non insegno più l'educazione cattolica, o la insegno ma "secondariamente", dando inconsapevolmente valore all'avversario. Mi viene in mente il caso Galilei, - e qui mi tirerò addosso ulteriori improperi - siamo sicuri che in quel caso la Chiesa non si abbassò a combattere al livello dell'avversario? Invece di rimanere nella Verità? Perchè la domanda fondamentale è? Deve la Chiesa occuparsi delle "mode" del mondo (eventualmente con dei compromessi) oppure è un faro sempre uguale come la Verità? Tale che trasmette al fedele strumenti validi per non cadere nei trucchi di dette mode? Io credo che l'infallibilità papale intesa nel senso assoluto, cioè che sia infallibile "qualsiasi cosa dica" ex cathedra sia oltremodo problematica, penso invece che la Chiesa tutta sia infallibile per ciò che riguarda le funzioni Sacerdotali, la trasmissione dello Spirito Santo. Attendo gli improperi!


leo
roma , maggio 17, 2008 22:04

Come al solito invece, il dottor Arai semina confusione spacciandosi per colui che, unico fra molti ignoranti, ha capito la situazione attuale della Chiesa. Come minimo lei pecca di superbia. Mi ricordo perfettamente i suoi articoli diffamatori e gratuitamente diffamatori contro la figura di diversi pontefici. Eppure come la storia della Chiesa insegna in 2000 anni ci sono state ben altre sfide e problematiche sul soglio di Pietro che non quelle attuali a meno che non si voglia, per superbia, ammettere che si stanno vivendo i tempi ultimi dell'apostasia generale e dell'anticristo.
Ma...non esistono elementi validi per affermare questo, in nessun caso, nemmeno in quelle apparizioni mariane che lei ogni tanto cita. In uno dei suoi ultimi articoli ho visto che ha riproposto il messaggio di La Salette. Le vorrei ricordare che quando il sottoscritto polemizzò con lei riguardo la sua interpretazione di Fatima adducendo come prova il messaggio di La Salette e quello di Akita (entrambi approvati dalla Chiesa) lei ebbe a giudicare, dall'alto della sua posizione, il contenuto di questi messaggi come privi di attendibilità. A cosa si deve dunque il cambio di atteggiamento? Forse ha avuto modo di studiare anche altro oltre alle presunte deviazioni massoniche del papa Giovanni XXIII? Perchè delle due l'una. O lei continua a propagandare la sua sbagliata visione di Fatima e dunque dei tempi attuali e dunque della situazione della Chiesa, oppure nel solco di La Salette deve rendersi conto che quei tempi sono ancora lontani. E che dunque ne stiamo vivendo altri. E che il segreto di Fatima, nella sua interezza, costituisce solo una piccola parte del più ampio segreto apocalittico di La Salette.
Saluti.



Angela
Milano , maggio 17, 2008 22:18

Poiche' lo Spirito Santo guida la Chiesa, nonostante la fallibilita' umana, "omnia ad bonum"


Riccardo
Aosta , maggio 18, 2008 00:08

Per il sig. Leo. Credo di aver già avuto occasione di scrivere su questo sito con Lei, se è sempre lo stesso Leo. Dico questo per esprimere il mio sincero rispetto per la Sua persona, e per chiarirLe che quanto sto per scrivere non vuole configurarsi come un attacco a Lei, ancor più per il fatto che credo di poter capire, almeno in parte, il Suo punto di vista su quanto affermato dal dott. Arai. Ciò premesso, però, sig. Leo, Le confesso che il Suo modo di affrontare le questioni di cui stiamo parlando, mi ricorda un modo di pensare che non si attaglia bene alla situazione. Mi spiego: lei pare dispiegare uno zelo di certo positivo in sé, ma indirizzato verso mete fuorvianti. Lei, cioè, mi dà l'impressione di aver adottato uno stile del tipo ' right or wrong it's my country'. Lei, cioè - ma posso sbagliare, ci mancherebbe - sembra voler affermare il suo cattolicesimo, confondendolo però con il papismo. Lei, ancora, sembra disposto a qualsiasi salto mortale triplo, per difendere TUTTI i Pontefici, non perché questi siano oggettivamente difendibili, ma perché sono o sono stati Pontefici. Diciamo che Lei sembra più orientato a demolire l'accusatore che non l'accusa. Le affermazioni di un Arai, ad esempio, possono essere criticabili e criticate; ciò non toglie che Arai, però, le porti avanti in modo circostanziato, e che il modo migliore per rispondergli sarebbe quello di dibattere su fatti, letture di situazioni, interpretazioni il più possibile oggettivi. Dai suoi scritti, sig. Leo, traspare una indignazione del tipo:'come osa costui...'; ma dico io, dato che 'costui' ha osato, gli si risponda sugli argomenti che ha osato proporre, non sul fatto che ha osato. Ma è tempo di concludere. Spero di essermi spiegato bene, sig. Leo, e che Lei non si senta offeso, poiché capirà che questa non è la mia intenzione; Le rinnovo anzi simpatia e stima. cordialmente. Riccardo


giorgio da verona
... , maggio 18, 2008 11:35

Mi accodo a Riccardo. Chiedo al sig. Leo, che mi pare abbia una sua visione globale delle apparizioni mariane, di chiarire in che senso Fatima è una parte di La Salette, affermazione che mi incuriosisce molto perchè non l'ho mai incontrata.
Vorrei fare una sola precisazione: la tematica, anche oscura e di difficle interpretazione nella sua globalità (lo dicono validi teologi, non il sottoscritto)della Apocalisse ("Rivelazione di cose ultime") è una tematica che ha compimenti continui nella storia, non è certo limitata "a quell'anno e a quella fatale ora", l'ultimo minuto di questa Terra! In questo senso è legittimo vederla attuata in tutta lo storia dopo-Cristo (quante volte nel medioevo, di fronte a pestilenze gravissime, carestie micidiali, guerre...fu evocata la fine del mondo!).
Ed infine, non dimentichiamo il momento della nostra dipartita da questo mondo: alla nostra anima, svincolata dal tempo e dalla materia, si presenterà quell'ultimo tempo, per il Giudizio Universale? non è prossima allora, per tutti noi, l'Apocalisse?



leo
roma , maggio 18, 2008 11:40

Per Riccardo:

Guardi, in passato ho avuto modo di polemizzare col signor Arai argomentando sul suo stesso campo d'azione sulle cose che non solo non mi trovavano d'accordo, ma che alla luce dei fatti si dimostravano palesemente false. A volte questi commenti non venivano pubblicati. Ma so che tali commenti venivano girati in privato al signor Arai.
Il mio punto di vista non è quello del papismo. Ma a me sembra che si stia assolutizzando la nostra epoca storica per ciò che concerne la situazione della Chiesa dimenticandosi che in passato sono accadute cose ben peggiori di queste eppure la continuità della Chiesa non ne è stata ovviamente minata. Eppure le critiche ingiustificare rivolte ad alcuni pontefici oggi assolutizzano un'epoca storica che per forza di cose sembra si voglia far passare per quella annunciata nel Vangelo o nell'Apocalisse. L'epoca della grande apostasia. E dunque si vuole far credere seminando confusione che abbiamo avuto papi massoni, papi giudeizzanti, papi modernisti e che, nel non detto, non dobbiamo far altro che aspettare l'intervento speciale dal Cielo per rimettere tutto a posto, vista l'inadeguatezza della Chiesa attuale. A me sembra una visione molto prossima a quella protestante.
L'altro assunto che non mi troverà mai d'accordo è il voler insinuare che la crisi sia esplosa per il Concilio Vaticano II quando dovrebbe essere chiaro a tutti che i problemi erano già ben presenti in seno alla Chiesa da molto prima, quantomeno da Pio IX.
Si continua a seminare una completa sfiducia nel papa e nella sua guida e qualunque cosa faccia (nelle varie persone che hanno ricoperto il ruolo) è subito criticata e messa in evidenza negli aspetti considerati meno cattolici. Ma da quale pulpito???
Finchè la linea di questi commentatori rimarrà quella di una critica aprioristica e pregiudiziale (dico io superba) allora mi sentirò nel mio piccolo in dovere di dissentire.
Cordiali saluti.



A. Daniele
... , maggio 18, 2008 11:50

Penso di aver dimostrato la mia intenzione di rispondere, se posso, sulle questioni sollevate dal mio articolo. Ma dal rispondere a commenti soltanto astiosi mi sento naturalmente dispensato. Se ora rispondo a quello di Leo di Roma è per fare un esempio di come il livore derivato dall’attacamento irrazionale al regime conciliare è nemico della ragione.
Scrive Leo: “... delle due l'una. O lei continua a propagandare la sua sbagliata visione di Fatima e dunque dei tempi attuali e dunque della situazione della Chiesa, oppure nel solco di La Salette deve rendersi conto che quei tempi sono ancora lontani. E che dunque ne stiamo vivendo altri. E che il segreto di Fatima, nella sua interezza, costituisce solo una piccola parte del più ampio segreto apocalittico di La Salette.” Quindi, il nostro ha deciso che io avrei deciso sulle parole della Madonna a La Salette: “Roma e perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo”; robba per tempi ancora lontani! Oggi ne viviamo altri, magari gloriosi. Parimenti per la visione di Fatima, dell’eccidio papale! Non è “cosa” da applicare ai nostri tempi e sarebbe idea superba farlo, seminando confusione, poiché: “Come la storia della Chiesa insegna in 2000 anni ci sono state ben altre sfide e problematiche sul soglio di Pietro che non quelle attuali a meno che non si voglia, per superbia, ammettere che si stanno vivendo i tempi ultimi dell'apostasia generale e dell'anticristo.!" Ma... “non esistono elementi validi per affermare questo, in nessun caso, nemmeno in quelle apparizioni mariane che lei ogni tanto cita. In uno dei suoi ultimi articoli ho visto che ha riproposto il messaggio di La Salette...”. Quindi, sarebbe superbia ammettere cosa? l’apostasia attuale? Beh, se i segni dell’apostasia sono la confusione religiosa e mentale, ci siamo; tale commento senza volerlo conferma quanto vorrebbe negare su questi tempi. Ad ogni, modo resta impossibile discuterne con autori che, a seguito del Vaticano II, sono nemici, non dico nemmeno del tomismo, ma di ogni argomentazione strutturata sulla fede. Quanta penosa superbia!
Saluti.



Mario
Padova , maggio 18, 2008 13:06

L'unico superbo qui e' lei signor Arai. L'unico che ha perso la fede cattolica e aspetta l'anticristo a Roma è lei. Si vergogni! E si vergogni pure De Fina per ospitare un individuo come lei. Svergognati!


Non mi vergogno; anzi sono arricchito dalla lettura degli articoli di Arai Daniele e gratificato dalla sua amicizia.

Fabio de Fina





Flavio
... , maggio 18, 2008 14:04

Caro sig. Arai (dottore è un titolo borghese/rivoluzionario che detesto)
come posso mettermi in contatto con Lei?

Cordiali saluti.

Scriva a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo e gireremo la sua mail.

La redazione

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Giriamo il suo contatto ad Arai Daniele.

Lorenzo de Vita
(content editor)



Michele
Genova , maggio 18, 2008 14:38

Io sono un cattolico conciliare e modernista (ahime!).

EDIT REDAZIONALE

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Le sue considerazioni non vengono pubblicate vista la gravità delle sue argomentazioni.
Ulteriore conferma di quali danni provoca il modernismo da lei apertamente professato.
Oltretutto questa discussione tratta argomenti diversissimi da quelli da lei esposti, motivo in più per non pubblicare il suo commento.
Era doverosa una spiegazione.

Lorenzo de Vita
(content editor)



davide
romano d'ezzelino , maggio 18, 2008 14:45

Caro dott. Arai (titolo che si acquisisce con un duro lavoro) e caro Sign. Leo di Roma.
Ho l'impressione che un giorno diventerete buoni amici.
Davvero credo che siate più vicini di quanto pensiate.
Per quanto mi riguarda il fatto che siamo tutti qui a parlaci e soprattutto a leggerci vuol dire che in qualche modo stiamo cercando le stesse cose.
Cordialmente
Davide



Riccardo
Aosta , maggio 18, 2008 15:02

Ad un benpensante come il sig. Mario da Padova, viene da rivolgere questa domanda a bruciapelo: signor benpensante, Lei che mantiene intatta la fede cattolica, ha rimproverato anche il sig. Wojtyla, quando lo ha sentito dire ai luterani che Lutero, CHE LA FEDE CATTOLICA ADDITA SENZA APPELLO COME ERESIARCA, altro non sarebbe che 'nostro comune maestro'? Ebbene, se Lutero è Suo maestro, signor Mario benpensante, Lei ha di certo perduto la Fede Cattolica, ed è un eretico protestante. Inoltre, sig. Mario, Lei forse rammenterà la buffonata sincretista e in perfetto stile massonico nota come Assisi 1986, dove gli altari furono sgomberati da quisquilie come reliquie e immagini sacre - quisquilie che però, ahimè, sono anch'esse parti della Sua adamantina fede cattolica - e riempiti con Budda ridenti e altre simili amenità pagane... Ebbene, signor benpensante, si è lei degnato, allora, di dare dello 'svergognato' al 'Santo Subito'? Se lo ha fatto, me ne compiaccio con Lei, incorruttibile Defensor Fidei. Ma se non lo ha fatto, la smetta di far ridere con scene da melodramma stile 'tenetemi o l'ammazzo'! E inizi a pensare di non perderla Lei, la fede di cui si riempie la bocca, smettendo di essere ridicolo.


A. Daniele
... , maggio 18, 2008 17:10

Attenti, il modernista è condannato a morte spirituale dall’autorità divina.
“Vi sono oggi pure, e non sono scarsi, coloro i quali, come dice l’Apostolo: (Verrà un tempo, infatti, in cui gli uomini) per prurito di sentire, non potendo sopportare più la sana dottrina, e per assecondare le proprie passioni, si ctrsno una folla di maestri, e non volendo più ascoltare la verità, si volgono alle favole” (II Tim, 4, 3-4). Infatti, tronfi ed imbaldanziti per il grande concetti che hanno dell’umano pensiero, ... alcuni, confidando nel proprio giudizio e disprezzando l’autorità della Chiesa, giunsero a tal punto di temerità da non esitare di voler misurare con la loro intelligenza perfino la profondità dei misteri divine e tutte le verità rivelate, ed a volerle adattare al gunto dei nostri tempi. Sorsero in conseguenza i mostruosi errori del Modernismo, che il nostro predecessore giustamente dichiarò «sintesi di tutte le eresie» condanandolo solennemente. Tale condanna Noi qui rinnoviamo in tutta la sua estensione; e poiché un così pestifero contagio npn è stato del tutto sradicato, ma sebbene latente, serpeggia tuttora qua e là, Noi esortiamo ognuno affinché si guardi bene dal pericolo di contrarlo.” (Ad beatissimi Apostolorum Principis, Papa Benedetto XV, 1º novembre 1914.
Spero che possa bastare questo testo, senza dover ripetere tutte le condanne del modernismo e dei modernisti, prima e dopo San Pio X. Ora si vorrebbe rovesciare la condanna con una presunta autorità della Chiesa, ma “Il Signore ci libererà ancora da ogni opera cattiva e ci salverà per il suo regno celeste. A lui la gloria per i secoli dei secoli. Amen!”



La redazione
EFFEDIEFFE.com , maggio 19, 2008 10:32

Comunichiamo ai gentili lettori che per un disguido tecnico sono andati persi tutti i commenti dalle 18,00 di ieri alle 9.00 (circa) di stamattina.
Invitiamo i lettori a rimandare, se possibile, i loro commenti.
Ci scusiamo per l'inconveniente.

La redazione
EFFEDIEFFE.com



Riccardo
Aosta , maggio 19, 2008 10:43

Al sig. Francesco di Padova, il quale definisce mons. Lefebvre come sedevacantista: fare un'affermazione simile, è come sostenere che Van Gogh fosse turco e Napoleone giapponese. Ciò dimostra che la comprensione dei fatti che egli vuole commentare, è prossima allo zero. Mi si consenta di aggiungere, inoltre, che forse avremo delle sorprese quando, passati al luogo 'dov'è silenzio e tenebra la gloria che passò', ivi compresa la gloria mediatica e delle folle oceaniche, potremo vedere il 'piazzamento' dello scomunicante 'Santo Subito' e quello dello scomunicato fedele Vescovo cattolico Lefebvre.


Armando
Roma , maggio 19, 2008 10:54

Guardandosi attorno si vede che nella società moderna il problema princpale è la mancanza di vincoli di autorità.

Questa svalutazione ha sicuramente intaccato tutti gli ambiti e attraverso l' utopia del potere al popolo ha svuotato di potere la società.
Impedendo alle comunità naturali (dalla famiglia) di formare uomini e donne.

Dalla società secolare questo ha incominciato a riverberarsi in quella divina, della Chiesa.
La sua istituzione non può non risentire di questo ed esempi spiccioli lo confermano.

Ma il potere della Chiesa non può essere rovesciato perchè essa ha una Missione lungo la storia, quella di portare li suo Depositum Fidei.

Le dottrine estreme del Papa eretico richiedono sicuramente un' assitenza particolare al quis de populo che rimane vincolato solamente al suo pastore; privandolo di quel sostegno, sarebbe perso.

Negare da una prospettiva tradizionalista l' autorità papale rimane una variante apparentemente più sicura di una prassi antica e deleteria, da non confondersi con le critiche.

E alimenta le schiere di chi la avversa magari per motivi diametralmente opposti (oggi si usa già la parola tradizionalista con lo stesso astio e magari fuori luogo di chi usa la parola modernista).

In definitiva basterebbe essere cattolico a mio avviso, senza locuzioni (-ista, -ismi) ulteriori.





leo
roma , maggio 19, 2008 14:50

A me sembra, signor Arai, che la mancanza di logica qui sia solo la sua. Nelle mie affermazioni non vi è contraddizione perchè, a differenza sua, conosco bene il contenuto di quei messaggi (La Salette e Fatima) tanto da poter dimostrare come feci nei miei primi scritti di confronto con lei che la sua ipotesi è totalmente sbagliata. Lei continua a confondere i termini. Parla di apostasia generale volendo farci credere che i vertici della Chiesa attuale e del recente passato siano di fatto apostati, giudaizzanti, modernisti e massoni. Ma lei non adduce ad esempio a dimostrazione delle sue tesi gli scritti ufficiali di tali papi che costituiscono magistero, ma le sue ricerche personali, i "si racconta" e i "si dice", le voci di corridoio, i processi alle intenzioni creando scandalo e confusione in quelli che non riescono a comprendere appieno dove possa trovarsi la verità. So che non gioverà ricordarle uno dei più famosi motti di San Giovanni Bosco (nel dubbio, sulla fede, me ne sto col papa), ma si ricordi che tutta la confusione che lei sta creando, i dubbi che sta seminando, le illazioni e le diffamazioni un giorno determineranno un conto che le sarà richiesto.
Mi domando cosa intendesse dire Nostro Signore quando confidò nel Diario della Divina Misericordia a Santa Faustina Kowalska "dalla Polonia uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla mia Venuta" (domanda retorica). Forse ad un papa accusato di giudaismo?



P.Danilo Scomparin, I.M.C.
Olbia, 19 maggio 2008 , maggio 19, 2008 16:09

Per il Signor Leo di Roma: ecco quanto disse il Papa in occasione della dedicazione del santuario della Divina Misericordia (17 agosto 2002) in Polonia: "Perciò oggi, in questo Santuario, voglio solennemente affidare il mondo alla Divina Misericordia. Lo faccio con il desiderio ardente che il messaggio dell’amore misericordioso di Dio, qui proclamato mediante Santa Faustina, giunga a tutti gli abitanti della terra e ne riempia i cuori di speranza. Tale messaggio si diffonda da questo luogo nell'intera nostra amata Patria e nel mondo. Si compia la salda promessa del Signore Gesù: da qui deve uscire "la scintilla che preparerà il mondo alla sua ultima venuta" (cfr Diario, 1732 - ed. it. p. 568).

Bisogna accendere questa scintilla della grazia di Dio. Bisogna trasmettere al mondo questo fuoco della misericordia. Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace, e l’uomo la felicità! Affido questo compito a voi, carissimi Fratelli e Sorelle, alla Chiesa che è in Cracovia e in Polonia, e a tutti i devoti della Divina Misericordia che qui giungeranno dalla Polonia e dal mondo intero. Siate testimoni della misericordia!". Cordiali saluti, P.Danilo



Riccardo
Aosta , maggio 19, 2008 17:34

Nel bellissimo e cattolicissimo Diario di Santa Faustina, Gesù Cristo, molto cattolicamente e poco corretto politicamente, chiama protestanti e greci coi loro nomi: 'eretici' e ' scismatici'. È evidente, che Nostro Signore non ha la tendenza a considerare Lutero un maestro per il Suo gregge, come invece faceva apertis verbis il Santo Subito, la Scintilla, il Papa della Provvidenza...


Noè
Pavia , maggio 19, 2008 19:50

Diciamolo una volta per tutte: Roma ha perso la fede. Che sia già sede dell'Anticristo non lo so. Ma non possiamo tacere davanti a tanta ipocrisia della Gerarchia. Silenzio è la parola d'ordine. Esattamente ciò che succede negli USA: il governo è in crisi e i governanti tacciono. Nessuno dichiara che il sistema è sbagliato. Ma cerchiamo accuse tipo relativismo. Per esempio che un Tony Blair diventi cattolico e faccia la predica in una Cattedrale a Londra, mostrando chiaramente che la sua religione è la religione umanitaria universale, allora non possiamo tacere. Se gli inquilini del Vaticano sono onesti,rinnovino le scomuniche contro la Massoneria, il Protestantesimo,gli Scismatici, contro le pseudo-religioni orientali e così via. Ci manca il papa Paolo IV!


Angela
Milano , maggio 20, 2008 00:46

Per Noe'.Il cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede il 26 novembre 1983, in una dichiarazione controfirmata da papa Wojtyla, sentenziò che la condanna della massoneria sarebbe rimasta immutata, ma soprattutto che non erano ammesse deroghe.




A. Daniele
... , maggio 20, 2008 10:32

Ritengo questo sito benemerito poiché contro ogni convenienza editoriale rappresenta uno dei pochissimi in Italia che invita i lettori alla lettura che va oltre le “apparenze corrette” dei fatti cruciali per la vita sociale e religiosa.
In tal senso il pensiero religioso è inevitabilmente causa d’ogni altro, anche per chi non crede. Eppure per certi credenti oggi tale pensiero implica dolore, per volte lancinante, se riguarda i capi della rivoluzione che mirava al radicale aggiornamento – leggi mutamento - della dottrina e liturgia della Chiesa. Non possono negare tale rivoluzione rovinosa, ma non la si dovrebbe contestare perché è prodotto dell’autorità conciliare che si vanta dei suoi frutti.
Forse tutto questo non iniziava nei giorni in cui Giovanni XXIII invitava tutti a guardare la luna mentre apriva porte e finestre ad un nuovo mondo?
Il “rebus” di tale “aggiornamento” sta nella sua apertura alla stessa libertà religiosa voluta dalle logge e dall’ONU. Ma, poiché il vero corrispettivo della libertà è l’autorità che la frena, si pone la questione: libertà o autorità? Perché se prevale una, l’altra le rimane subalterna. Potrebbe accadere ciò trattandosi dell’autorità divina? Ecco la contraddizione fondamentale per cui un cattolico dovrebbe usare la sua libertà di discernimento e prendere le distanze di sospetti Robespierre religiosi. Ma qui la resistenza trova l’indignazione di quanti non negano la falsa "libertà religiosa", ma la libertà di discutere “l’autorità” che dichiara tale diritto religioso pure di negare Cristo, abusando dell’autorità della Chiesa che rappresenta il Suo potere, non solo sui cristiani, ma in cielo e in terra (Mt 28, 18-20). La libertà vera è ancilla della verità, ma sarebbe da negare - perché peggio della peste! – a chi mette in causa il Vaticano II, che dichiara la dignità umana di negare la Verità. Ecco il “diritto” all’errore a cui segue l’orrore al vero diritto, idea scatenante della caccia profetizzata dal Signore: “chi vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”. Ebbene, da parte mia, malgrado gli sputi, continuerò a contestare questa falsa libertà che inquina il mondo e fu da sempre condannata dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Perciò ringrazio ancora al buon amico Fabio de Fina che mi ospita in questo sito e continuerò il mio lavoro per la libertà della fede nella vera Chiesa. Nessuna trama segreta può prevalere contro di essa. Le svela il Segno di Maria, l’eletta vincitrice d’ogni eresia, a Chi fu profetizzato: “una spada trapasserà la tua anima, affinché vengano svelati i pensieri segreti di molti cuori» (Lc 2, 38).




leo
... , maggio 20, 2008 11:08

Di grazia, signor Riccardo, quando Giovanni Paolo II ha indicato in Lutero un maestro per il suo gregge?
Solo chi non vuol vedere non può capire il filo diretto di quel piano che unisce Santa Faustina, la Polonia, Giovanni Paolo II e la Divina Misericordia.
Saluti.



Angela
Milano , maggio 20, 2008 13:58

Io credo che sia cosi': anche il papa e' un uomo come tutti (tanto imperfetto che Gesu' stesso chiamo' Pietro "satana"), come tutti deve anche lui vivere di fede, deve credere che quando svolge le sue funzioni religiose rende possibile alla grazia di operare,..........e tante altre cose. Io penso che anche lui possa errare grandemente, meno che quando parla "ex catedra".Pero' credo che, anche se fosse nell'errore, l'efficacia del sacramento non dipende dalla sua santita' o dal suo essere nella verita', ma dalla grazia di Cristo. Io sono fortemente "papista", comunque, perche' sento che finche' resto ancorata al pontefice, sono nella strada giusta.Aggiungo, pero', che questo lo sento dal profondo, e' una certezza che ho in me, nella coscienza, diciamo, e che non mi viene da ragionamenti o da indottrinamenti.Aggiungo che ritengo molto giusto discutere di questioni che ritengo storiche, ma che con le discussioni si arriva a una chiarificazione sugli argomenti, non certo alla fede. La chiesa e' nella storia e quindi va studiata senz'altro, giustamente, anche nelle svolte storiche dei papi. Un papa e' eretico? Io, sinceramente non me ne preoccupo, perche' sento in me la sicurezza che l'Emanuele e' con noi.


A. Daniele
... , maggio 20, 2008 17:29

A Angela vorrei ripetere quanto ho già scritto, che sono, come ogni cattolico fedele, un “papista”, ma ciò in vista della carica del Vicario di Cristo, non della persona che la rappresenta bene o male. Ad ogni modo, chi può negare l’esistenza storica di antipapi e falsi pastori che vantavano tale carica, ma rappresentavano solo illusioni?
Quale il metro per riconoscere un papa autentico? L’unanime consenso dei cardinali, o la sua intronizzazione e ricevimento della carica, o la sua consacrazione con il voto dell’obbedienza prestata da tutti, o per il decorso del tempo nel esercizio della carica? No, nessuno di questi fatti di apparenza umana serve ad un occulto deviato dalla fede a diventare papa. Uno può aver conquistato il mondo intero, ma se la sua anima si è persa nell’errore, perde la condizione di vero papabile. Allora, il vero “papista”, nel senso della difesa della validità e onore di quella carica, deve sentire la Chiesa e i Papi a questo riguardo. Se poi il conclave, che è riunione umana, sbaglia, “a tali "autorità" si giudichi che sono state attribuite facoltà nulle per amministrare in materia sia spirituale sia temporale, e che tutte le loro parole, azioni e opere di amministrazione o relativi effetti difettano di qualsiasi forza e non possono conferire nessun diritto ad alcuno, e le persone stesse che fossero state così promosse o elevate sono per il fatto stesso e senza bisogno di ulteriore dichiarazione, private di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere”. Quindi, la questione vera è quella della deviazione dalla fede anche in questioni minori, figuriamoci in un vero e proprio piano di trasformazione della “coscienza della Chiesa” nel senso del liberalismo modernista o massonico!
Ora, è vero che “Il cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede il 26 novembre 1983, in una dichiarazione controfirmata da Wojtyla, sentenziò che la condanna della massoneria sarebbe rimasta immutata.” Ma lo ha dovuto fare perché tale condanna era stata levata dal Codice di Diritto Canonico voluto da Giovanni XXIII e publicato in quel 1983. Inoltre Paolo VI aveva invitato diversi preti ad avvicinarsi alla Massoneria e perfino cellebrare nelle loro sedi, come lo ha fatto l’arcivescovo Brandão a Bahia, per ricordarne una.
Quanto a Giovanni Paolo II, si può dire che non ha sostenuto la massonica URI, tanto per fare un esempio?
A proposito di Lutero, Lui non solo ha lodato la sua “profonda religiosità”, ma questa lode è servita per farsi ricevere nel tempio luterano di Roma. C’ero andato con l’idea di chiedergli se ci teneva tanto ad essere nell’altra vita con Lutero, che vedeva nel papa cattolico l’Anticristo! Purtroppo non ho avuto possibilità di avvicinarlo al suo ingresso nel tempio poiché sono appena arrivato nell’ora prevista, ma lui quell’ora l’aveva perfino anticipata. Non si deve vedere in tutto questo una corsa verso l’applauso del mondo nemico della Chiesa? Il fatto è che tale corsa è iniziata nei giorni in cui Giovanni XXIII invitava tutti a guardare la luna mentre apriva porte e finestre a questo nuovo ordine. Per farlo, faceva archiviare il Segreto di Fatima che conteneva la “profezia di sventure” di Maria Santissima.
Se si vuole essere fortemente "papisti" e ancorati al Vicario di Cristo, è bene farlo con la fede e non con altri sentimenti, poiché tutti gli applausi del mondo non si accordano alla fedeltà a Gesù Cristo, ma alle Sue profezie sugli inganni finali dei falsi pastori e falsi cristi.



Riccardo
Aosta , maggio 20, 2008 18:12

Per il sig. Leo: l'articolista Arai ha praticamente risposto al posto mio, poiché fu in quell'occasione che Giovanni Paolo II si riferì nel modo che ho detto a Lutero. Vorrei solo chiarire una cosa, però: nonostante il vizio del sarcasmo che mi contraddistingue, queste cose mi addolorano oltre ogni dire. Mi addolorano, poiché il mio più grande desiderio è quello di vivere e soprattutto di morire all'ombra della fede che mi è stata trasmessa dal mio vecchio parroco, e nella quale sono vissuti i miei cari defunti, quella fede cattolica, apostolica, romana, che ha nutrito tutte le persone che hanno significato qualcosa nella mia vita, e dai cui esempi di vita, sorretti da tale fede tanto mi sono sentito edificato! Per questo non posso accettare chi, in qualsiasi modo, anche minimo, vada ad attentare a questo tesoro:la Santa Fede! Mi dilungherei tropp