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Esempio di scienziato e di come si fa la scienza

Ludovico Polastri    12 giugno 2008
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Si è aperto su questo sito un interessante dibattito circa la definizione di scienza e del modo in cui essa è fatta (e trasmessa).
Su alcuni punti concordo su altri molto meno.
Non concordo, per esempio, quando si cerca di far diventare scienza teorie qualitative e non quantitative come quelle di Velikovsky, quando si sostiene che la scienza è madre della Massoneria, che gli scienziati ci fanno tenere lontani dalla verità e via dicendo.
Non voglio entrare nel merito di ogni affermazione che porterebbe ad un disaccordo sterile.
La mia intenzione è invece portare un contributo che possa anche essere di esempio per un approccio scientifico corretto e coraggioso e per farlo prendo come riferimento la figura di Boltzmann.
Penso che sia la figura più adatta perchè ha in sè tutte le caratteristiche eroiche di chi ha fatto scienza con più opposizioni che elogi, fortemente osteggiato dalla scienza baronale del tempo.
Il suo coraggio non è stato solo quello di affrontare coraggiosamente la casta intellettuale scientifica del tempo, ma di portare prove matematiche alle sue teorie nei limiti della loro validità.
Perchè senza questa premessa non si fa scienza ma approssimazione scientifica che può risultare vera o essere smentita a seconda della fortuna intuitiva di chi la pronuncia.
 
La vita

Nato a Vienna nel 1844 dopo aver effettuato gli studi nel 1869 fu assegnato alla cattedra di fisica teorica a Graz.
Egli mantenne questo posto per quattro anni poi, nel 1873, accettò la cattedra di matematica a Vienna.
Non stette a lungo in alcun posto e dopo tre anni tornò a Graz, questa volta alla cattedra di fisica sperimentale.
Nel 1900, si spostò a Leipzig ma qui divenne un collega del suo rivale più accanito, lo scienziato Wilhelm Ostwald.
Nonostante le loro differenze scientifiche Boltzmann e Ostwald rimasero in buoni rapporti. Malgrado ciò, scoraggiato da alcune argomentazioni di carattere scientifico con Ostwald tentò di suicidarsi durante la sua permanenza a Leipzig.
Boltzmann ottenne la classificazione Maxwell-Boltzmann nel 1871, cioè che l’energia media del moto di una molecola è la stessa per tutte le direzioni.
Egli fu uno dei primi a riconoscere l’importanza della teoria elettromagnetica di Maxwell.
Lavorò alla meccanica statistica usando le probabilità per descrivere come le proprietà degli atomi determinino le proprietà della sostanza.
In particolare il suo lavoro riporta la Seconda Legge della Termodinamica che egli trasse dai principi della meccanica nel 1890.
Boltzmann asserì che l’entropia aumenta quasi sempre, piuttosto che sempre.
Le idee di Boltzmann non erano accettate da alcuni scienziati.
Nel 1895, a un convegno scientifico a Lübeck, Wilhelm Ostwald lo attaccò violentemente.
Nel 1904 Boltzmann visitò l’Esposizione Universale a Saint Louis, USA.
Egli tenne una conferenza sulla matematica applicata e poi continuò visitando Berkeley e Stanford. Sfortunatamente non riuscì a realizzare che le nuove scoperte riguardo alle radiazioni che egli apprese da questa visita stavano per provare la validità delle sue teorie.
Boltzmann continuò a difendere la sua convinzione sulla struttura atomica e in una pubblicazione del 1905, Populäre Schriften, egli cercò di spiegare come il mondo fisico potesse essere descritto da equazioni differenziali le quali rappresenterebbero la visione macroscopica senza rappresentare la fondamentale struttura atomica.
Gli attacchi al suo lavoro continuarono ed egli cominciò a sentire che il lavoro della sua vita stava per crollare nonostante la difesa delle sue teorie.
Depresso e in cattiva salute, Boltzmann si suicidò appena prima che l'’esperimento dimostrasse il suo lavoro.
In vacanza con la moglie e sua figlia nella baia di Duino, vicino a Trieste, si impiccò mentre moglie e figlia stavano nuotando.
 
La grandezza delle sue teorie


Si occupò dello spettro del corpo nero e formulò la legge, detta di «Stefan-Boltzmann», che afferma che l’energia totale irradiata da un corpo nero, una superficie ideale che assorbe tutta la radiazione incidente, è proporzionale alla quarta potenza della sua temperatura assoluta.
Secondo le sue più radicate convinzioni filosofiche, i fenomeni naturali si comportano in un modo tale che appare evidente la distinzione tra passato e futuro.
Infatti, in una sua celebre dichiarazione è chiaramente enunciato questo concetto: «Ora, se il mondo della natura è fatto di atomi, e anche noi siamo fatti di atomi e obbediamo alle leggi fisiche, l’interpretazione più ovvia di questa evidente distinzione tra passato e futuro e di questa irreversibilità di tutti i fenomeni, sarebbe che alcune delle leggi del moto degli atomi vanno in un solo senso, e non in tutti e due».
A queste convinzioni tipicamente ottocentesche dello scienziato austriaco si possono aggiungere, per completare il quadro, quelle relative alla cosmogonia e allo studio dell’Universo.
La base di partenza è rappresentata dal cosiddetto «assunto copernicano», ossia l’assunto che noi in realtà osserviamo l’universo non dall’esterno, ma da un certo punto particolare.
L’origine moderna della discussione sui multiuniversi prende l’avvio proprio dalla domanda posta da Fitzgerald, insieme ad altri fisici inglesi, a Ludwig Boltzmann.
Secondo le leggi di distribuzione di Boltzmann-Maxwell, infatti, l’universo dovrebbe andare incontro ad uno stato di equilibrio termodinamico.
Perché invece il sole e le stelle ci dimostrano che ci troviamo in un universo che è lontano dalla morte termica?
La risposta data da Boltzmann, fu che noi viviamo in una regione particolare (un universo isolato) che è lontana dall’equilibrio termodinamico, ma altre regioni potrebbero trovarsi in tale stato.
Nel dibattito dei nostri giorni la soluzione data da Boltzmann viene ripresa da più di un modello cosmologico.
Per le diverse teorie dell’inflazione, proposte al fine di risolvere certi problemi interni alla teoria del Big Bang (e particolarmente nella inflazione caotica di Linde), l’idea dei multiuniversi diviene una soluzione necessaria.
Così pure è utilizzata nella fisica delle singolarità e dei buchi neri che altro non sarebbero che porte verso altri universi.

Conclusioni

Boltzmann rappresenta il vero scienziato che ha sfidato il pensiero cattedratico e ottuso del suo tempo, fino alle estreme conseguenze.
Non era un massone, nè è stato succube di poteri forti;era un cercatore non di verità assolute ma dei limiti entro i quali le teorie si possono ipotizzare vere.
Un rivoluzionario scientifico che ha lasciato un messaggio importantissimo: qualunque teoria si elabori ha dei limiti ben precisi.
Il passaggio più delicato da capire è proprio questo.
Accettare che ogni frammento di spiegazione scientifica abbia ristrette affermazioni «vere».
Non appena mutano, anche di poco, le condizioni al contorno tutto può tornare in gioco.
Inoltre la difficoltà di qualunque teoria scientifica sta nel fatto che l’uomo ne è parte integrante e coinvolta.
L’osservatore e l’osservato, poichè coincidono, possono portare a deduzioni fallaci.
Nella mente di questo grande scienziato albergava sempre il dubbio, la possibilità che le strade potessero essere molteplici.
Lo scienziato deve essere un rivoluzionario per natura, un ribelle.
E’ la conditio sine qua non per aprire nuove strade, e spesso questa premessa può lasciare vittime sul campo.
Tuttavia voglio dire che la scienza è fatta di prove, senza le quali nulla può essere detto.
Ma anche qui va detta una cosa importante.

Il concetto di prova e ripetibilità dell’evento spesso vengono confuse.
Ed è forse la fonte maggiore di opposizione tra tutti gli scienziati: non accettare che solo per una volta e solo in quelle condizioni si possa essere verificato un evento.
Lo scienziato si impone un limite che può rivelarsi un’arma a doppio taglio.
Se non riesco a riprodurre perennemente lo stesso risultato non posso dire che la teoria stia in piedi. Questo è un atteggiamento autolimitante che impedisce spesso di aprire la mente dell’ uomo verso nuove sfide.
Bisogna accettare che talvolta questi avvenimenti eccezionali possano accadere e non si possano replicare più in un laboratorio, come è stato per la comparsa della vita sulla terra.
 
Post scriptum: Boltzmann non ha ricevuto nessun Nobel (avrei diffidato se glielo avessero conferito) e i più grandi riconoscimenti gli sono stati attribuiti a morte avvenuta.
 
Ingegnere Ludovico Polastri

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Commenti : (37)
mars
Vigevano , giugno 12, 2008 14:10

Però, mi consenta, dal punto di vista cristiano non lo posso approvare mica tanto come esempio, visto che si è suicidato.


PaoloC
Bologna , giugno 12, 2008 14:20

Finalmente un articolo serio, scritto da una persona competente, come è giusto che sia quando si parla di queste cose.


Giuseppe
Foggia , giugno 12, 2008 14:23

Quando leggo di questo genere di persone, mi commuovo.

(Come non si puo' dimenticare Nicola Tesla che tanto ha dato al progresso tecnico, subendo in tutta la sua vita quelli che erano piu' di mestiere che per passione.)

Cio' non toglie comunque che esistano storme di sedicenti scienziati che la scienza la fanno di "mestiere" e non per passione.

Altrettanto non non si puo' ignorare la pesante contaminazione dovuta alla massoneria in qualsiasi settore della scienza.




M.M.
rn , giugno 12, 2008 14:58

Ma questo infatti non mi sembra in contrapposizione agli articoli apparsi su questo sito.


nicola
milano , giugno 12, 2008 15:25


Perche non ci scrive anche un articolo su Max Planck?

Se non sbaglio il suo coraggio l'ha spinto a contestare Hitler in persona per aver perseguitato dei professori ebrei dell'università in cui insegnava.



GIOVANBATTISTA VILLARI
ZEPPONAMI , giugno 12, 2008 15:28

Vedete cari amici, la Chiesa però in questi ultimi decenni si è dimostrata sin troppo prona, quasi come se avesse un timore profondo nei confronti della scienza. La sudditanza psicologica è stata tale che l'establishment vaticano ha permesso a pseudo scienze come la psicanalisi, teorie sballate come l'evoluzionismo, il big bang e altro ancora, di contaminare la cultura cattolica, o meglio, le basi religiose stesse. Messori sembra scodinzolare quando incontra un senza dio come l'Eco nazionale, alti prelati e teologi di professione che cooperano con intellettualoidi forti di quel culturame che intimidisce evidentemente ancora. Vi siete chiesti come mai la Chiesa cattolica subisce l'influenza di una scienza che tenta da secoli, senza riuscirvi, di distruggere ogni forma religiosa e credenza nell'Invisibile? Perché, cosa teme, che qualcuno scopra gli altarini? E quali altarini?
Personalmente credo che buona parte delle teorie scientifiche più in voga da due secoli a questa parte, siano feticci e basta. Poiché la vera Conoscenza non può prescindere da una robusta metafisica, non vi possono essere contraddizioni. Il trascendente sicuramente è connesso con l'immanente, senza però commistioni di livelli.



Carmelo.
Messina. , giugno 12, 2008 15:56

Vedete cari amici, la Chiesa però in questi ultimi decenni si è dimostrata sin troppo prona, quasi come se avesse un timore profondo nei confronti della scienza.
_______________________________________________________ ____
Non montatevi la testa, non siamo ancorà al falò dei libri di scienza.
Fino ad ora siete solo una piccola minoranza mal tollerata dalla stessa Chiesa e del tutto avulsa dalla realtà italiana.
Certo, potete sempre sperare con Blondet nel "grande disastro" che riporti la sazia umanità al vagheggiato medioevo.



Maria Missiroli
Bologna , giugno 12, 2008 16:02

Dal momento che ho sollevato il tema di Velikovsky qualche giorno fa, e confessando di non capire la frase "non concordo quando si cerca di far diventare scienza teorie qualitative e non quantitative come quelle di Velikovsky", mi permetto di lanciare una "frecciatina" all'autore, fiduciosa che non se prenda e senza alcuna intenzione di avviare polemiche.
Lei scrive un articolo dal titolo "Esempio di scienziato e di come si fa la scienza", e inizia con "Non voglio entrare nel merito di ogni affermazione che porterebbe ad un disaccordo sterile" ?!



marcello
siena , giugno 12, 2008 17:53

Finchè non si postulerà l'esistenza di una forza invisibile, inintercettabile dai SENSI UMANI (o tecnologici), non si potrà comprendere l'universo. Solo rompicapo. Non c'è stato nessun big-bang.
In ogni caso, bisognerebbe cominciare a rilevare che tutto questo NON CI SERVE A NULLA. Come non ci serve a nulla andare sulla luna.
Non ci serve a molto continuare a fondarci (e a scannarci) sulla verità oggettiva, scientifica.
E' un grave problema. La scienza al massimo ci può fornire degli umani che sono solo dei gran capoccioni, dei gran tecnici. Purtroppo l'evoluzione umana e il progresso scientifico non sono la stessa cosa, ma il credere che lo siano ci induce in errore.
E' una burla cosmica.



marcello
siena , giugno 12, 2008 17:55

Per essere più chiari: la scienza (qualsiasi: ufficiale o non), non migliorerà l'uomo.


marcello
siena , giugno 12, 2008 18:28

Per capire qualcosa dell'universo dobbiamo trascenderci!! Trascendere noi e i nostri sensi!! L'uomo è ancora assolutamente pre-copernicano!! Non siamo al centro dell'universo; nè noi, nè tantomeno i nostri sensi. Avere coraggio e finalmente postulare qualcosa che NON POSSIAMO INTERCETTARE....solo così......


Gustavo Thöni
Val Venosta , giugno 12, 2008 18:39

il sig. Marcello ha ragione, non c'é stato mai nessun BigBang, io l'ho sempre detto, se ci fosse stato sarebbe esploso tutto, anche le nostre montagne e le nostre case. Ma noi siamo qui, allora non c'é mai stato il BigBang, se gli scienziati non capiscono queste semplici cose, bisogna farliele capire da noi.





mars
Vigevano , giugno 12, 2008 18:44

Non è che l' errore stia, invece, nel seguitare a considerare scienza/religione/filosofia come tre scomparti stagni separati ?

Certamente si fa troppo assai confusione facendo passare quasi sempre per "scienza" quella che è solo, magari raffinata, tecnologia.
Questo però non toglie che la tecnologia sia un sottoprodotto della scienza e tra il tecnologo e lo scienziato ci sia pure una qualche differenza.

Si possono nominare, ad esempio, sacerdoti che sono stati nel contempo anche uomini di scienza.

Dunque non dovrebbe esserci a priori una incompatibilità tra le due cose.

A meno che la scienza assuma le posizioni di Odiofreddi e la religione quelle di Khomeini.

Però queste non sono nè scienza nè religione.
Almeno per quello che dovrebbero valere le parole.



marcello
siena , giugno 12, 2008 18:59

Ho letto da qualche parte: "I ricchi non entreranno nel regno dei cieli". Ma quello che si intende sono anche i "ricchi" di conoscenza!! Questo significa che il sapere non conduce nel "Regno dei Cieli".
Certo, i sapienti, gli scienziati ci permetteranno di avere una vita più comoda con delle buone tecnologie, sapremo fare meglio i conti con delle splendide calcolatrici, ma.....niente regno dei cieli!!



A.V.
Sardegna , giugno 12, 2008 19:03

Anche se il rischio è quello di apparire ripetitivo o invadente mi permetto comunque di fare un copia/incolla di un mio intervento precedente riguardante alcuni uomini di scienza "indipendenti":

Per Maria Missiroli:

la capisco benissimo quando dice di non essere riuscita a capire cosa dice Ighina. Devo dire che anch'io ho dovuto leggere e rileggere più volte i suoi "messaggi" non tanto per capire quanto diceva quanto per intuire il senso e il fondamento delle sue teorie. Ma è normale. I suoi stessi assistenti affermano che, pur lavorando con lui tutto il giorno, hanno dovuto faticare parecchio prima di liberarsi degli schemi mentali "ufficiali" (a cui tutti noi siamo legati fin da piccoli) e capire il vero senso dei suoi scritti e delle sue ricerche.
In parole povere, i suoi studi riconducono a delle leggi naturali molto semplici, e con queste semplici regole riusciva a dimostrare qualsiasi fenomeno scientifico... incluso il fatto che nessun pianeta ruota intorno a nessun sole e tantomeno intorno a se stesso.
Per quanto riguarda Marconi (che prima di brevettare la radio fece visita a Tesla) ha voluto svelare i segreti della sua principale scoperta (l'energia ritmica magnetica) riproducendo lo schema del suo funzionamento all'interno del mausoleo in cui è stata collocata la sua salma. Purtroppo non sono presenti su internet fotografie in grado di mostrare la completa architettura della struttura funeraria in cui riposa Marconi.







Giampaolo
... , giugno 12, 2008 19:38

Pur concordando con parte dell'articolo, ho due rilievi da portare.

Una vita spesa nella ricerca della verità, pur declinata nel suo aspetto scientifico, che abbia l'epilogo del suicidio, pone una questione seria. La condizione della ricerca della verità è che questa sia conseguibile, donde la tonalità emotiva del ricercatore è, o dovrebbe essere, un certo ottimismo, certo non riscontrabile in un suicida.
L'assenza di riscontri empirici validanti le proprie ipotesi, se da una parte può generare un certo senso di frustrazione e fallimento, dall'altra non può essere ragione di tanta disperazione, che è invece spia dell'assenza di un giusto equilibrio.

Sotto il profilo epistemologico, invece, nutro qualche riserbo a riguardo della tesi dello scienziato rivoluzionario. Comprendo bene la necessità metodologica di poter discutere le acquisizioni dei propri maestri, onde progredire nella comprensione della realtà, ma appunto qui è il punto. Se il fine è il progresso nell'ordine della comprensione, questo può esserci solo in regime di continuità intellettuale, e non di rivoluzione, con buona pace di Kuhn ed epigoni, che, infatti, coerentemente con i propri assunti non ritiene vi possa essere alcuna verità conseguibile, ma solo paradigmi emergenti e incommensurabili.

Sugli apparentamenti tra massoneria e scienza non ho elementi per esprimere alcun giudizio, che vi sia però una certa deriva gnostica in larga parte di molto agire scientifico, mi pare innegabile, e sarebbe piuttosto ingenuo ritenere sia solo una coincidenza.

Saluti



manno
... , giugno 12, 2008 20:25

allora, mi sembra ci stia bene,
vi lascio un aneddoto, che magari avete gia sentito.
interpretatelo come meglio vi piace:

uno storico si era rivolto a uno sciamano/sacerdote, mi pare di tradizione Maya.
voleva interrogarlo circa le conoscenze astronomiche, senzaltro retaggio di tradizione antichissima;
e quello gli ha risposto
"Devi essere pazzo tu, a voler sapere cosa c'è fuori di te, senza prima conoscere cosa c'è dentro di te"



Maria Missiroli
Bologna , giugno 12, 2008 20:39

Per il signor A.V.

Se mi invia il suo indirizzo a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
risponderò personalmente al suo messaggio.



mars
Vigevano , giugno 13, 2008 09:01

Mi si aripermettano altre puntualizzazioni su chi apre bbocca e je da' fiato :

- Se "il sapere non conduce nel "Regno dei Cieli""
dobbiamo allora supporre che, ad esempio, Agostino o Tommaso d' Aquino e gli esponenti della Scolastica, ricchi di "sapere", sono per questo tutti all' Inferno ?
(Per non parlare di quelli che "conoscono più lingue").
Mi sembra che Luca 16,19-31 sia abbastanza chiaro ad individuare il "ricco" come chi è ricco di "cose" terrene (come certificato in altri punti, ad esempio Marco 10)

Ma la vera interpretazione dei "ricchi" è in Luca 12,16-21 :
“Così accade a chi accumula ricchezze solo per sé e non si arricchisce davanti a Dio”.

Non è un messaggio del ministero delle Finanze e tanto meno sono parole scritte "da qualche parte" !!! Sono parole di Gesù. Leggetele, perbacco !

Non sono le "ricchezze" in se, beni o conoscenza, ma l' uso che se ne fa e la priorità che si attribuisce loro. Più chiaro di così...

- Quanto al BigBang che, situato in un remoto passato, porterebbe all' esplosione del mio cortile, polli inclusi, lo troverei veramente raffinato humor, se non avessi il sospetto che, per l' estensore di queste parole in libertà, esse non rispecchino veramente il suo pensiero.
Che rientra nei binari della “logica” solo quando emette l’ asserzione che, visto che il suo cortile (e anche il mio, per fortuna) non è in mille pezzi, il BigBang non c’è mai stato !!! Vinschgau ha due versanti, uno al sole e uno all’ ombra.


- più complesso il terzo punto : siamo o "non siamo al centro dell' universo" sembra essere il problema assoluto.
Come se una questione geometrico-esistenziale sia determinante per il raggiungimento o meno della salvezza eterna.
Si sostiene che il sapere è danno, mentre si ritiene indispensabile conoscere se aveva ragione Copernico o Tolomeo. La scienza è un sottoprodotto del demonio, ma per dimostrare se il Sole gira o sta fermo uso proprio questa “scienza”.

Non c’è in tutto questo un tocco eccessivo di irrazionalità ?



marcello
siena , giugno 13, 2008 10:07

"Se non diventate come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli". Non l'ho scritto io.
In più, la scienza non è un sottoprodotto del demonio: LA SCIENZA E' LIMITATA



mars
Vigevano , giugno 13, 2008 11:20

principalmente per Marcello

La scienza è limitata, perfetto, d'accordo; però questo non dimostra che sia, a priori, "errata" in toto.
All' interno del suo "limite" nulla osta ci sia qualcosa di "esatto".
E dunque, perchè l' accanimento contro la "scienza", che può essere cosa diversa dalle persone che la praticano (o dicono di)?

Inoltre, consentimi, nella frase "Purtroppo l'evoluzione umana e il progresso scientifico non sono la stessa cosa, ma il credere che lo siano ci induce in errore." , frase su cui io concordo al 100% e anche più, si postula una "evoluzione umana".
In cosa consiste questa "evoluzione" ? Perchè mi pare che per molti che qui scrivono questo non sia per niente una realtà, bensì una ipotesi esecrabile.

Anche perchè dell' essere "bambini" del Vangelo di Matteo un commentatore dice : "Ciò non significa ritornare nell’infanzia o, peggio, nell’infantilismo, ma mettersi davanti a Dio come un bambino di fronte al padre."

E dunque , non stiamo per ora chiarendo proprio nulla.



marcello
siena , giugno 13, 2008 12:04

Le affermazioni scientifiche non sono nè esatte, nè sbagliate. Semplicemente riflettono il livello di indagine che la scienza è in grado di mettere in campo.
L'indagine scientifica è basata sui SENSI (comprendendo in questa parola la tecnologia, che non è altro che un ampliamento dei sensi).
Quindi la scienza ragiona sulla base di: "se qualcosa esiste, deve poter essere percepito, dai sensi o da uno strumento".
Ciò è corretto, ma basta? Cosa ne sappiamo se ci sia qualcosa che è impercepibile da sensi o strumenti?
Poi c'è tutta quella serie di affermazioni tipo il Big Bang o le teorie evoluzioniste che sono veramente ridicole.
Ridicole nel senso che nessuno sa. Siamo al livello di teorie, postulati che vengono venduti per probabili. E qui non si capisce perchè gli scienziati si possano permettere di fare affermazioni simili, mentre dei religiosi non possano postulare l'esistenza di Dio (intendendo per Dio una forza trascendente).



marcello
siena , giugno 13, 2008 12:16

Per quanto riguarda l'evoluzione, è evidente che ognuno darà un significato diverso a questa parola, dipendentemente dalla sua sensibilità.
Io la intendo come appropriarsi totalmente delle nostre qualità umane, sviluppare al massimo la nostra "umanità". Ma non è una specie di sentimentalismo.



marcello
siena , giugno 13, 2008 13:13

Poi c'è tutto il negato della scienza a livello SENSIBILE, che è enorme.
Per non farla troppo lunga cito solo il mondo della reazioni nucleari a debole energia, le cosiddette "trasmutazioni". Un mondo totalmente incompreso e che influenza pesantemente alcune branche della scienza, come la dietetica.
Infatti ci viene raccomandato di assumere nutrienti, sali minerali, proteine, vitamine in ragione del nostro fabbisogno giornaliero presunto, ma è stato ampiamente dimostrato che i corpi sono in grado di operare delle trasmutazioni di elementi (entro certi livelli).
Famoso è l'esempio della gallina, esperimento di Vauquelin, uno dei più grandi chimici del XVIII secolo.
Per non farla troppo lunga si può dire che tutti sappiamo che il guscio dell'uovo è composto di calcio. Ebbene somministrando alla gallina un cibo poverissimo in calcio, essa riesce a produrre uova normalissime. Come se la gallina "trovasse" il 95% del suo fabbisogno di calcio.
Di questi esperimenti ce ne sono a centinaia, ma ufficialmente la trsmutazione degli elementi a temperatura e pressione ambiente, viene ignorata.



Claudio
Treviso , giugno 13, 2008 13:15

Concordo pienemente con l'articolo del Sig. Polastri.
Non capisco invece molti dei commenti. Qualcuno dice che non c'è stato nessun big bang, altri che nessun pianeta gira attorno al sole, altri che lo scienziato non dev'essere rivoluzionario, etc...
Eppure mi sembrava così chiaro il pensiero espresso dall'autore.
Il problema non è se ci sia stato o meno il big bang. Il big bang è previsto da una teoria che si rivela corretta all'osservazione entro limiti ben definiti. Tutte le teorie non sono "verità", ma modelli rappresentativi del mondo oggettivo. Leggevo in altri articoli una condanna alla scienza puramente materiale/materialista. Per fortuna è così, mi vien da rispondere. E' la prima condizione fondamentale della scienza quella di essere oggettiva. Osservazione della natura, descrizione di un modello coerente che la descriva, almeno entro certi limiti. Nessuna presunzione di verità. Infatti, il lavoro dello scienziato corretto è quello di andare oltre le teorie esistenti per nuove teorie che si accordino ancor di più con l'osservazione sperimentale, che allarghino i limiti delle vecchie teorie, anche a costo di rovesciarne i contenuti ed ammettere che fin prima ci si era sbagliati. Errori che tuttavia sono tutti contenuti "fuori" dei limiti di validità delle teorie stesse, cioè nelle loro generalizzazioni. Mi spiego con un esempio. Se voglio con un calcolo fare delle previsioni corrette relativamente al campo delle particelle subatomiche che viaggiano a velocità prossime a quelle della luce, dovrò necessariamente utilizzare la relatività Einsteniana. Altre teorie non forniscono i dati corretti. Ma nell'esperienza quotidiana della mia passeggiata in bicicletta, utilizzare la teoria della relatività o quella del moto dei corpi di Galileo è esattamente la stessa cosa. Non c'è pretesa di "verità" nella teoria se non nell'ambito ristretto della sua applicabilità. Infatti gli scienziati seri sono pronti ad abbracciare nuove teorie se si dimostrano più efficaci di quelle vecchie nella coerenza con i dati osservativi. Demonizzare una teoria (la relatività od il big bang) ai miei occhi ha lo stesso valore di chi demonizza il martello pneumatico a favore dello scalpellino a mano in quanto il primo è opera del demonio. Cioè un nonsenso. Tanto la realtà è quella, e funziona così, che lo si voglia o no. Descriverla non è opera del demonio, è lavoro di scienziati.
Il demonio, semmai, lo vedo in chi opera dominio, a mezzo della scienza, vedi ad esempio la Monsanto che monopolizza il mercato alimentare del mondo creando mostruosità OGM concentrando su di sè il potere di vita o di morte su miliardi di persone.



mars
Vigevano , giugno 13, 2008 13:50

Il fatto che si basino sui sensi ( e sulla loro amplificazione data dagli strumenti) , rende i risultati della scienza "falsi" ?
In altri termini, quello di cui i "sensi" ci informano è un "non vero" ?
E in tal caso, cosa ci permetterebbe di essere e di fare nel mondo ? Se vedo un tombino aperto sulla mia strada , lo scanso. Ho usato gli occhi, associato concetti e derivata una scelta.
E' una scelta "forse che sì forse che no" ? Era più "vero" ritenere i sensi fonte di errore e cadere nel tombino ?

Non sono sofismi, perché diverso è se sosteniamo entrambi che la scienza, quando limita se stessa alla ricerca esclusivamente strumentale ed esclude , a priori, qualsiasi ipotesi che preveda la presenza di qualsiasi cosa fino a qual momento non strumentalmente verificata, commette grave peccato, anche contro il suo stesso metodo e vuole assurgere a unica via per la comprensione del mondo.

Ma il problema non è -il metodo scientifico- , bensì l’ uomo di scienza che non ammette limite, dolosamente o colposamente che sia.
Come esemplificazione, apro una parentesi per invitare a dare uno sguardo a una pagliacciata a http://www.futuroscope.com/ dove si gabella per scienza con i più alti crismi e documentazioni una dolosa assurdità insensata, basata su presupposti del più delirante materialismo.
Certamente se chiami questa “scienza”, mi trovi perfettamente d’ accordo.
Ma questa non è scienza, non saprei neanche come definirla, oltre a oppio dei cervelli molli.

Per contro, mi dici convinto che il Big Bang o le teorie evoluzioniste sono veramente ridicole.
Appoggiandoti su cosa ?
Vediamo il BigCoso : è teoria , non provata. Ma c’è una prova contraria ? No.
Allora cosa te la fa scartare a priori, visto che, tra l’ altro, non è neanche tanto lontano dalla cosmologia cristiana; basta pensarlo con Dio come motore del bereshit e non mosso dal cieco “caso” deterministico. Dio crea (dal nulla, quindi) e il Big è l' aspetto esteriore dell' atto.
Non mi pare eretica la cosa.
Negare una teoria senza prove per farlo è una posizione del tutto analoga a quella che si sta combattendo.
Dire il Big non c’è stato (che è diverso dal dire che non c’è stato perché non ho neanche una crepa nel muro del salotto !) piuttosto che c’è stato, è analogo a dire che ci sono o non ci sono i dischi volanti; o Nessie o qualsiasi altra teoria.

Diverso è , però, il dire che il ridicolo, o meglio, il tragico, sta nella volontà di fare violenza agli altri imponendo il proprio pensiero. Non è , allora, la teoria ad essere “ridicola”, ma il fatto che di una teoria se ne fa qualcosa con cui si cerca di prevaricare sull’ individualità dei singoli. Per inciso, bisogna però essere onesti e dire che questo peccato non è esclusiva della scienza, ma è, sfortunatamente, diffuso anche nella religione.

Per quello che riguarda l’ evoluzione (non l’ evoluzionismo), però, siamo ancora in alto mare.
L’ evoluzione, è , allora, fatto puramente personale dell’ anima o , in altre parole, il percorso per raggiungere la vita eterna ?

Inoltre resta aperta la mia ipotesi iniziale : con tutto il rispetto per un altro uomo, che tra l’ altro si è distinto in qualche modo più di quello che potrei fare io, mi si può spiegare perché se ,secondo i dettami della Chiesa Cattolica Romana (e non solo di questa), il suicidio è un peccato mortale , debba avere questo uomo come esempio di scienziato ? O c'è stata una revisione di cui non sono al corrente?
Oppure separiamo lo scienziato dall’ uomo per cui si può essere “esempi” come scienziato, ma dannati come uomini ?

Non è una posizione bigotta o estremista o priva di pietas; ritengo fermamente che quanto possiamo fare per Boltzmann è pregare, in ogni caso. Ma a me, ai suoi tempi, hanno insegnato queste cose come verità e non mi pare di aver ancora trovato catechismo o posizione alternativa che si dichiari cristiana e si senta allo stesso tempo di portare il suicidio come esempio.

Questo, semmai, sarà proprio del materialismo, che, negando anima e aldilà, ritiene la vita e la morte puri accadimenti di un universo meccanico.



GIOVANBATTISTA VILLARI
ZEPPONAMI , giugno 13, 2008 15:09

Se vi interessa per una volta lascio da parte la mia vis polemica e cerco di dare un modesto contributo al dibattito. Ho acquisito nel corso degli anni un certo senso critico nei confronti di una scienza priva di anima, quindi scienza mortifera. Tuttavia oltre agli studi tradizionali, mi sono imbattuto negli scritti di alcuni scienziati fuori dal coro, e sono:

DE PRETTO - LO SPIRITO DELL'UNIVERSO
PADRE AGOSTINO ZANONI (ABBAZIA DI FARFA)
MARCO TODESCHINI - PSICOBIOFISICA
ROBERTO FONDI - ORGANICISMO ED EVOLUZIONISMO
LOUIS KERVRAN (SCIENZA E ALCHIMIA)
GIUSEPPE CALLIGARIS (IL CORPO COME MENTE RADIANTE)
VIKTOR SCHAUBERGER (SUI SEGRETI DELL'ACQUA)

Un dato centrale per una ricerca scientifica che non tradisca i principii della Creazione, è senza dubbio il recupero dell'Etere, sostanza onnipervadente dell'universo.





Yuri
Rovante , giugno 13, 2008 21:35

x il sig. marcello:

la gallina dell'esperimento trovava il 95% del calcio nelle sue ossa, proseguendo con una tale dieta sarebbe sicuramente morta!

Questa si chiama FISIOLOGIA non trasmutazione, trascendenza, impercettibilità dei sensi umani o tutte le altre ciarlatanerie che purtroppo ho letto in questa pagina.

Volete tornare bambini?!?!...bene approfittatene per tornare sui banchi di scuola a leggere e studiare cose serie!

E poi ci si stupisce che c'è ancora chi si fa fregare i soldi e la salute da gente come Vanna Marchi, maghi, guaritori e santoni!!!!



marcello
siena , giugno 14, 2008 04:34

Beh, non posso scrivere un libro, anche perchè c'è già. Luca Chesi LA STRUTTURA NASCOSTA DEL MONDO Macroedizioni.
Quanto a Vanna Marchi, è vero, c'è un rischio Vanna Marchi, Santoni, Maghi, ecc. ma, se uno vuole solo sicurezze, non gli resta che guardare molti TG!!



GIOVANBATTISTA VILLARI
ZEPPONAMI , giugno 14, 2008 17:55

AL SIGNOR YURI E A TUTTI I COMPAGNUCCI DI PIERO ANGELA E CICAPINI FRUSTRATI

Giocare sporco è indice di mala fede o di ignoranza. Ancora confondere la m. col cioccolato sembra lo sport nazionale di molti italici fresconi. È sin troppo comodo assemblare la signora Vanna Marchi, il mago Otelma/Amleto, a quanti operano lontano dai riflettori e dai facili soldi e aiutano la gente a risolvere gravi problemi. Dove sono i preti quando poveri cristi si rivolgono a loro e non sanno far altro che dirottarli a psicanalisti praticoni, esosi chiacchiaroni o peggio; salviamo ovviamente quelli seri e onesti e ce ne sono, perbacco. Dove sono quegli scienziati superbi e boriosi, che credono di tutto sapere e di tutto fare e invece crepano e fanno crepare spezzando l'atomo e tagliando la cellula? E mi venite a fare il pistolotto sui ciarlatani dell'occulto? Certo che ve ne sono, come vi sono pessimi dentisti, porcelli chirurghi, psichiatri pasticconi e scienziati gasatori e contaminatori universali. Vi sono preti santi e preti pedofili, vi sono medici col cuore in mano e medici che te lo strappano. Chi ha veramente il dono di guarire e cacciare i demoni non ha necessariamente il camicione nero ne quello bianco, e tuttavia guarisce e combatte il maligno con fede e conoscenza. Vi auguro di non averne bisogno di quelli che chiamate ciarlatani e ciarlatani non sono.



Dr. Girolli
Roma , giugno 15, 2008 01:54

Chiediamoci: cosa può portare ad un essere la scienza? Come può la scienza aver preso di curiosità un uomo sano? A che ci serve? Risolveremo la nostra vita con ciò? Piangeremo di meno un nostro caro? Troveremo ciò che ci realizza? Riporto le straordinarie parole di Meister Eckhart:

"Sappi che se cerci in qualche modo il tuo utile, non troverai mai Dio, perché non cerchi soltanto lui. Tu cerchi qualcosa insieme a Dio, proprio come se facessi di Dio una candela con cui cercare qualcosa – quando si è trovata la cosa, si getta via la candela. Quel che cerchi insieme a Dio è il nulla, qualsiasi cosa sia – utile, ricompensa, interiorità, o che altro: tu cerchi il nulla, e perciò trovi il nulla. Che tu trovi il nulla, dipende solo da questo: che tu cerchi il nulla."



Ocram
... , giugno 15, 2008 20:22

Si rende conto che la ripetibilità di un esperimento è la base del concetto di "prova" scientifica?
Certo che vengono confuse!
Se assumiamo che un dato fenomeno può accadere solo e soltanto in un irripetibile momento non avremo mai nessuna teoria, solo osservazione permanente dello stato delle cose, qui e ora.
In un momento della sua vita il Sig. Blondet potrebbe aver detto una fesseria, questo NON DIMOSTRA che egli dica fesserie.

"Bisogna accettare che talvolta questi avvenimenti eccezionali possano accadere"
Certo, li chiami se vuole miracoli.
Ma non cerchi di farne scienza, i miracoli semplicemente non esistono (o accadono ogni giorno, che poi è la stessa cosa).



mars
Vigevano , giugno 16, 2008 14:56

Scusassero, le solite questioni di coerenza :

x il Dr. Girolli
Cosa porta la scienza ? A parte il metodo scientifico, applicabile ovunque con successo, con cosa stiamo comunicando ora ? Con il distillato della "scienza" e della tecnologia degli ultimi 2000 anni. Cosa mangia, se non cibo trasportato non certo con le carovane di asini neri da Nippur ? Con cosa si veste , se non con prodotti di una industria tessile ? O forse usa il kurta pijama tessuto home made alla Ghandi ?
Non mettiamoci sulle posizioni dei saboteurs o degli "ecologici" che pensano la bicicletta come soluzione a tutti i problemi della tecnica, come se le biciclette crescessero sugli alberi e non richiedessero miniere, metalli, navi, altiforni, plastiche, petrolio, energia, etc.
Proviamo a pensare di rinunciare completamente alla scienza ed al suo sottoprodotto, la tecnologia. Proviamo. Ma non solo all' aspetto della "scienza" che non ci piace, a tutto il suo derivare degli ultimi secoli (bastano 4 o 5).
Togliamo la bicicletta attuale e proviamo a spingere una bella drisina-replica costruita in casa o dal falegname all' angolo, ma, mi raccomando, senza l' uso ne del black e decker ne del vinavil.
Certamente la scienza e la fede sono divaricanti, ma ognuna, se "sana" è per lo meno complementare.

Quanto alla parabola di Ocram, certamente il dr. Blondet, supponendo abbia detto una stupidaggine 20 anni fa, non può essere per questo accusato di continuare anche quando non lo fa. Ma il fatto che lo abbia, in un unico momento, fatto, diventa contemporaneamente falso ? (mi scusi il dr. Blondet, ma se si sente preso in mezzo, non è voluto)
Qualunque logica si voglia usare, ritenere che un evento, perchè si replica un numero unico o molto limitato di volte nel raggio della nostra analisi, indica che si tratta di "miracolo" ?
Quante volte abbiamo visto cadere una cometa su Giove ? Trattasi di "miracolo" ? E non possiamo neanche darne molte spiegazioni, se non arrampicandoci sui muri vetrosi di teorie e modelli.
Inoltre la parola "miracolo" non è connessa nè con il tempo nè con la ripetitività o frequenza dell' evento, ma con la sua "qualità".

Non faccio polemica sul credere o no, semplicemente sul processo logico inutilmente maltrattato.



Dr. Girolli
Roma , giugno 16, 2008 17:56

Gentile mars,
io parlo terra terra di felicità e di infelicità, non pongo nessuna questione sociale, ecologica o quant'altro. Crede davvero che abbandonare i ritrovati della scienza ci cambierebbe qualcosa? Se lo crede è solo perchè delle correnti di pensiero forti quanto ambigue ci hanno tartassato il cervello con una scemenza simile. Ma cosa crede che un uomo del IV secolo passasse la sua vita a piangere per delle comodità e delle migliorie tecniche che nemmeno sospettava esistessero? Non poteva soffrire di cose che non conosceva: la mancanza viene dal ritenere necessarie cose accessorie. Ciò è dovuto, se si può dire, alla "pubblicità" della scienza! Sarebbe più interessante chiedersi come nasce questo pseudo-bisogno, questo porsi fuori da sè per motivazioni pragmatiche, invece di accettare lo stato di fatto della propria vita. Nietzsche, se non sbaglio, parlava di un esaurimento dell'energia biologica come causa nell'uomo del "progetto", del progresso, della procrastinazione futura della vita: ossia il pragmatismo. Basta sostituire Spirito a "energia biologica" per avere qualcosa di verosimile (indubbiamente il maggior limite di Nietzsche era il suo "materialismo"). L'anima trova il suo riposo nella calma, non nell'evoluzione. Lei parla di una scienza "sana", ma poi dice che ci è indispensabile: cosa c'è di sano nella necessità?



Ocram
... , giugno 17, 2008 01:35

"Crede davvero che abbandonare i ritrovati della scienza ci cambierebbe qualcosa?"

Io sono certo che non avrei mai letto ciò che scrive e pensa, sono quasi sicuro che nel IV secolo sarebbe già morto (ha più di 40 anni?) e molto probabilmente lavorerebbe la terra o come artigiano per tutta la durata del giorno solare invece di essere dottore.
Che poi il desiderio renda infelice l'uomo è ciò che insegna il buddismo, ma è una religione falsa...



Michele G.
Mattinata , giugno 24, 2008 18:19

Mio Dio, a sentire tutti voi sembra di essere tornati al medioevo. Non avrei mai pensato che ci potessero essere tante persone nel 2000 così "sagge" e che hanno una chiara visione del mondo igorando il lavoro di tanti sceinziati che o per mestiere o per passione - come in tutti i lavori - hanno speso intere vite ad indagare su quanto ci circonda, mentre qua molti di voi, solo perchè hanno letto la Bibbia, sant'Agostino o perchè magari non riescono a capire certe teorie, le uniche che abbiamo al momento, che ci spiegano la vita, l'universo, il mondo reale in cui vivete. Nemmeno mio nonno credeva al Big Bang o alla teoria dell'evoluzione ma lui poverino non aveva la benchè minima educazione scolastica.


Dr. Girolli
Roma , giugno 30, 2008 09:39

Magari fossimo tornati al Medioevo!



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