
Giulio Tremonti è l'esempio di
come «gli economisti diventano molto silenziosi, quando la situazione è davvero
dura». Impotenti, quando non derisi, di fronte alla condizione spaventosa dell'economia mondiale. Le uniche misure decisive possibili
andrebbero in senso contrario al dogma liberista imperante e contro i poteri
forti dal coltello facile. Inoltre bisognerebbe applicarle contro il popolo
che, disfatto, non accetterebbe i sacrifici necessari.
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Un lettore scrive a Blondet:
«Pur non volendo semplificare troppo su Tremonti e il Bildelberg, mi chiedo… anzi Le chiedo, Direttore, se è plausibile che si vada alla riunione del Bildelberg per ‘avere informazioni’; ciò non è molto più plausibile per lei, o per altri giornalisti, e molto meno per un ministro della repubblica? Ma quello che più mi piacerebbe sapere non è tanto perchè Tremonti andò alla riunione, quanto perchè fu invitato (visto che quest’anno ad esempio non c’è stato). Nel suo ultimo libro (‘La paura e la speranza’, Mondadori), il ministro mente di fatto, omettendo spudoratamente più volte su ‘questioncine’ come il debito pubblico ed il legame indissolubile tra questo mostro affamato e colui che lo possiede (la BCE). Tremonti nel suo( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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