La generazione giovane, dai 15
ai 25 anni, è quella che muore di più. Forse il problema sono gli adulti, la
loro società, una società sospesa nell’incertezza. «Un adolescente vive
insicuro; e non tollererà di essere aiutato dalle persone che lo rendono ancora
più insicuro». L'educazione diventa difficile quando proviene da una figura
anch'essa fragile, insicura e che dubita lui stesso dell'avvenire. E' questa la
società dell’insicurezza sociale ed economica che ha azzerato ogni valore
morale, dove i giovani hanno voglia di morire.
Il titolo è di Le Monde (1), e probabilmente distilla il motivo di fondo della tragedia giovanile, che accomuna le gioventù europee. La Gran Bretagna s’inquieta dell’ultima moda: scontri al coltello, con omicidi, fra bianchi anche solo dodicenni. In Francia cova l’incubo degli adolescenti violenti delle banlieues, si cerca di mettere a fuoco il fenomeno del bere estremo (fenomeno non più solo inglese), in cui giovanissimi ingurgitano alcool non non più come «lubrificante sociale», ma al preciso scopo di raggiungere l’ubriachezza il più rapidamente possibile.
Dell’Italia è inutile parlare, perchè le cronache nere sono piene di questo giovanilismo demente e suicida: cubiste di 12 anni, sedicenni morte per droga alla prima festa rave, bulletti crudeli, ubriachi da discoteca, ragazze di Lloret del Mar, stragi del sabato sera. Una marea( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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