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«Esiste sempre attraverso un reticolo di relazioni che determinano l’esistenza degli umani... La vita non esiste in sè». Con queste parole il dottor Simon, medico ebreo e massone degli anni 70, è al vostro capezzale assieme alla Gran Loggia che nel 1953 decise di «inserire nelle rivendicazioni popolari ciò che la legge respinge, perchè l’arma assoluta che porta il sostegno popolare è il viscerale». Dopo queste indotte premesse, l’ennesimo caso pietoso renderà impossibile la difesa della vita in senso cristiano.

La pietosa eutanasia

Maurizio Blondet    29 luglio 2008
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Oggetto: Piccola lettera sull’eutanasia
Data: Martedì 22 luglio 2008, 13:46

«Buongiorno, signor Blondet.
Sono un lettore piuttosto sistematico del suo sito perché la reputo una persona intelligente e profonda, perché nella sua vita, da quello che ho capito, si è fatto molte domande su sè, sull’umanità e sul mondo, e spero che continui a porsele.
Dato che lei è cattolico, volevo chiederle qualcosa sull'eutanasia.
La religione cattolica prevede di non non generare sofferenza nell’essere umano e di aiutarlo quantomeno a sopportarla affidandosi alla croce di Cristo, se non di salvarlo; per sofferenza non intendo il semplice dolore traumatico, fisico, come la fame, la malattia, l’invalidazione, eccetera, ma bensì la sofferenza interiore, esistenziale, morale se anche così si può chiamare, che ne deriva.
E che deriva anche da altri tipi di mancanze o di perdita, quali la perdita di un figlio, di un genitore, di un carissimo amico, o anche di una persona autorevole e più adulta di te che è riuscita ad insegnarti molto e da cui hai preso esempio.
Credo che tale sofferenza possa esercitare una tale pressione sull’essere umano fino a fargli perdere la centratura che credeva di possedere; in certi momenti viene voglia di morire, perché non si trova più senso alla vita.
Ecco, il vero cristiano, con ampissima opera di Carità (o Amore disinteressato) e Misericordia [letteralmente è ‘avere il cuore per la miseria (altrui)’], raccoglie la sventura e il malessere di tal uomo e lo reindirizza grazie alla Fede verso Dio.
Tale condizione di disperazione credo proprio che si generi in qualunque uomo mantenuto in vita dalle macchine, sulla soglia divisoria tra quella vegetale e quella umana... ora sorgono le mie domande e vorrei chiederle cosa lei pensa da cristiano, da uomo e perché proprio così.
Primo: l’accanimento terapeutico che significa mantenimento in vita forzato artificialmente non può essere considerato un atto di prolungamento e intensificazione della sofferenza interiore del malato, anche se magari fatto consciamente o inconsciamente per pietà verso di esso?
Secondo: il destino biologico del malato terminale è quello di morire e solo quello; non sarebbe un atto più caritatevole aiutarlo a morire attenuando la sua sofferenza interiore per farlo morir bene, o magari addirittura serenamente?
Terzo: se il destino biologico per il malato terminale è questo, e alla fine è quello di tutti noi, violare tale legge non sarebbe come violare la volontà divina che tal cosa ha voluto, che tanto è sempre più potente della nostra?
Quarto: l’accanimento terapeutico sul malato terminale nasconde la paura della morte e l’incapacità di accettarla come evento necessario?
Quinto: questo accanimento terapeutico mi sembra di derivazione medico-scientifica, un atteggiamento positivista manipolatore, piuttosto che di terivazione religiosa; l’atteggimento scientifico pretende di poter manipolare e concludere empiricamente qualsiasi cosa, quindi non mi sorprende un granché che dei medici e degli scienziati si accaniscano sul malato al fine di guarirlo a forza; mi sorprende molto di più che sia anche un atteggiamento dei preti... sembra che non sappiano più accettare che una persona muoia... perché anche i preti e i religiosi praticanti si ostinano in questo senso?
Sesto: quando invocano il valore della vita, cosa invocano?
Perché, sinceramente, la vita in sé e per sé è un fatto constatabile.
Se la vita ci è data da Dio, anche la morte non dovrebbe essere un mezzo per tornare a lui?
So che la lettera è lunga e meriterebbe una lunga risposta: è l’unica cosa che le chiedo, di rispondermi seriamente ed esaustivamente.
Non sono assolutamente in polemica ideologica, le mie sono domande che mi pongo ogni giorno, e m’immagino sempre come deve essere morire soffrendo, o vivere forzatamente soffrendo;
interiormente intendo.
Nessuno vuole questo, e ciò mi sembra un desiderio umano e comune a tutti.
Tanti auguri di buon lavoro e altrettanta fortuna.
Milo
»

Ricevo questa lettera, per la seconda volta:

«Non vedo ancora nessuna mail di risposta. Vorrei dirle che non pretendo assolutamente che pubblichi la mia tra le sue lettere, e men che meno che la usi come impianto per un articolo.
Può benissimo anche rispondermi privatamente.
Spero che non riesca per questioni d’impegno.
Altrimenti mi dispiacerebbe assai.
Le continuerò comunque a scrivere.
Saluti.
Milo
»

Evito per ripugnanza di rispondere a lettere che riguardano - come credo sia la sua - «il caso pietoso d’attualità» che viene periodicamente creato, o almeno mediaticamente eccitato, per fare la solita propaganda dell’eutanasia. La scelta della propaganda cade, oculatamente, su «casi pietosi»  tecnicamente difficili, per cui ai più - fra cui il sottoscritto - mancano le conoscenze tecniche per esprimere se si tratta di «accanimento terapeutico» o difesa della vita; su casi in cui il dubbio e l’interrogativo morale si presenta da sè ad ogni anima retta; su casi in cui l’insistenza della Chiesa sull’inviolabilità della vita può passare per crudelta, insensibilità e dogmatismo. Per questo non rispondo, per sottrarmi al ricatto.

Francamente, non saprei  cosa rispondere nemmeno sul merito, per incompetenza. Solo una cosa so di certo: che l’eutanasia è propagandata nell’interesse delle compagnie di assicurazione ed enti sanitari, che non vogliono continuare a pagare le spese per anni ai «casi pietosi». Nuoce ai profitti.

I metodi e le tattiche di questa strategia sono stati spiegati, già negli anni ‘70, da Pierre Simon, ginecologo ebreo e radicale, gran maestro della Massoneria francese e direttore della Sanità  francese. Uno che valutava i propri successi, ottenuti in 30 anni di manovre occulte per imporre contraccezione, aborto ed eutanasia, nel suo libro dal titolo sardonico: «De la vie avant toute chose» (1).

Uno che ricorda: «Mia madre aveva una fede profonda che contrastava con l’ateismo vigoroso di mio padre. Così si incontravano in me due correnti: giudaismo e razionalismo, tradizione e libero pensiero... la mia entrata nella massoneria sarà, un giorno, il modo per assumerne l’eredità... Il mio vero essere non è più il mio corpo, ma la mia loggia».

Che cosa si proponeva questo fanatico?

«La vittoria della medicina (che) consisterà nel cambiare la nozione stessa di vita. Questa si definirà come la relazione preferenziale con l’ambiente. La vita perde il carattere di assoluto che aveva nella Genesi».

Già si rallegrava, il gran maestro Simon Mago, che «la regolazione delle nascite, istituzionalizzata, porta a una mutazione della morale», ad un «nuovo codice etico» basato sulla sessualità facile, senza impegni. Si doveva far di più, con l’aborto ed oltre: fino alla «definizione di una creazione, al limite, di una nuova natura umana e di una nuova concezione della vita. Scopriremo così che la natura, la vita, sono più che mai una produzione umana». La vita, per Simon, «esiste sempre attraverso un reticolo di relazioni che determinano l’esistenza degli umani... La vita non esiste in sè».

Conclusione implicita: nella società ideale futura immaginata da Simone l’ebreo, sarà il «reticolo di relazioni» a decretare quando uno può vivere e quando uno deve morire. A questo «reticolo di relazioni» ovviamente appartengono - con molta voce in capitolo - gli enti sanitari ed assistenziali, le compagnie di  assicurazioni, le finanziarie che ne possiedono le azioni, i massoni che dirigono le finanziarie e le assicuratici, i politici massoni che possiedono il ministero della Sanità con tanti problemi di bilancio... e i loro «esperti», i loro tecnocrati alla Simon. Il quale sancisce: bisogna porre, e far diventare indiscutibile, «il principio che la vita è un ‘materiale’ nel senso ecologico, e che spetta a noi - i massoni, ndr - gestirlo».

Contro questo potente «reticolo di relazioni» interessate a terminare la tua vita quando diventa costosa, o improduttiva, o infelice, quale altra forza si erge? La fede religiosa, e la stiamo già abolendo, dice Simon, promettendo la sessualità felice; o l’amore di mamma e papà, o dei figli per i vecchi genitori; e stiamo abolendo anche quello, perchè il sesso senza natalità o che sopprime la nascita (contraccezione, aborto), ha già lietamente sciolto «i legami del sangue» su cui si basa la famiglia.

Nessuno più si sente responsabile del figlio, nè il figliodel padre. Ci pensi «la società». Ossia il suddetto «reticolo di relazioni». «La vita è ciò che ne fanno i viventi», sogghigna Simon Mago. E «amare veramente la vita, rispettarla, implica che bisogna talora avere il coraggio di rifiutarla. L’eutanasia è spesso oggetto di una domanda molto profonda dei genitori, specie delle madri. Certe, angosciate, non danno pace  finchè non ci strappano questa promessa: non lasciare vivere un bambino che sia anormale».

Niente paura, il dottor Simon è al vostro capezzale. E’ lì per questo, liberarvi da un bambino che può rovinare la vostra felice sessualità senza impegni. E poi liberare voi dalla vostra vita, quando non ci sarà più un figlio ad opporsi all’iniezione letale.

Ma abbiamo dovuto faticare, dice Simon: «Nel 1953, nella tradizionale quiete ginevrina, una equipe di medici liberi pensatori, il gruppo Littré», decide di «introdurre nei rispettivi Paesi l’impegno a favore della libertà di concepimento... Le nostre riunioni sono riservate. A quel punto, niente giornalisti, niente radio, niente TV». Quelle saranno convocate dopo, ad obbedire. A battere la grancassa dei casi pietosi.

Lì viene decisa la tattica: molto semplice. Si tratta di «inserire nelle rivendicazioni popolari ciò che la legge respinge». Siamo negli anni ‘50, e la legge respingeva contraccezione e aborto, come l’eutanasia. Lì venne deciso di eccitare le «rivendicazioni popolari» che ben conosciamo, tutte relative alla «richiesta di sessualità felice»: i «diritti» dei trans, degli omosessuali, come delle giovinette a scopare senza rischio di diventare madri, delle madri di tradire senza paura del ritardo mestruale...

«L’arma assoluta che porta il sostegno popolare è il viscerale», spiega il Gran Maestro: «La contraccezione riguarda ogni francese pubere di qualunque sesso», ossia fa comodo a tutti. E’, come si vede, la tattica stessa del Tentatore: fallo, sarai come un dio.

Non si può dire che non abbia avuto successo, Simon Mago. Tanto successo, che è persino impossibile difendere la vita nel senso cristiano, di fronte all’ennesimo caso pietoso. O che è ripugnante farlo, in quanto ci si fa giudicare spietati da gente che come lei ha il cuore gonfio di pietà per «la sofferenza».

Lei si arroga di sapere la sofferenza «interiore» di un malato in coma. Sofferenza di cui non sappiamo nulla; mentre ho ben presente la viva «sofferenza» dei conti delle assicurazioni, per le cure continuate a quel «materiale».

Lei chiede, sul malato terminale: «Non sarebbe più caritatevole aiutarlo a morire?» E’ una domanda che abbiamo già sentito, noi cristiani. «Questo costoso profumo, non si poteva vendere e dare il ricavato ai poveri?». Sì, fin dal principio, Giuda ha dato lezioni di carità a Cristo. Figurarsi se non ce n’è qualcuno che ne dà a noi.

«Se il destino biologico per il malato terminale è questo, non sarebbe come violare la volontà divina che la tal cosa ha voluto, e che tanto è più potente della nostra?». La volontà divina ci ha posto nella condizione attuale, dei progressi terminali della medicina e delle sue armi sataniche, dove ci sono i mezzi per salvare una vita e quelli tecnici per prolungarla atrocemente, o anche per ucciderla «serenamente». E’ una sfida, una tentazione a cui non erano esposti i nostri bisnonno, e a cui ci attende. Non oserei, come fa lei, presumere quale sia la Sua volontà. So che ci ha ordinato di amare il più indifeso, il più umiliato: ogni risposta deve cominciare da lì, se si è cristiani.

«L’accanimento terapeutico sul malato teminale nasconde la paura della morte e l’incapacità di accettarla come evento necessario?». Per favore, niente psicanalisi da caffè. Ciò che ci fa paura, è che a gestire la nostra morte siano il dottor Simon, e i suoi seguaci simoniaci «tecnici».

Infine, come cristiano, provo solo a rispondere al centro della questione: non è vero che la religione cattolica «prevede di non generare sofferenza», nel senso edonista di evitare agli uomini la sofferenza. La religione cattolica è vicina a chi soffre, li consola con tutti i suoi mezzi: ma sa che la sofferenza è - nel più profondo - un dono di Dio. Un dono per chiamarti dalla strada sbagliata che hai intrapreso, un dono di espiazione. Ti insegna che se vuoi, se aspiri al massimo dell’ambizione - la santità - puoi, accettando la croce della sofferenza, non solo farne strumento di espiazione personale, ma di intercessione per la salvezza di altri, che ne hanno bisogno.

In una parola, nel cattolicesimo si crede che la sofferenza non sia mai inutile; al contrario, che sia «significativa», che dia al malato, al morente e al paralizzato impotente, umiliato nella sua impotenza, ancora un ultimo compito, il più alto, il più degno dell’uomo: salvare altri uomini. Ciò che avviene nel cuore di quel malato terminale, che non può parlare e per cui parlano tanti altri interessati, non lo sappiamo: è qualcosa che riguarda Dio e lui, il suo compito ultimo, forse la grazia estrema che gli giunge in quella forma crudele.

La scelta è: affidarsi a Dio, oppure a Simon Mago ginecologo e massone? Voi, di chi vi fidereste?

La sola cosa che si può dire accanto a quel letto, per un cristiano, è la preghiera di un antico e migliore, vecchio e fedele ebreo, Simeone:

«Ora lascia, Signore, che il tuo servo
Se ne vada in pace secondo la Tua parola
Perchè i miei occhi hanno visto la Tua salvezza
Che hai preparato davanti a tutti i popoli
».

Così io spero di poter recitare in punto di morte, con chiara coscienza non dei miei meriti, ma della carità di Dio che mi ama più di quanto mi abbia amato la mia mamma.  Così spero che qualcuno che mi ama reciti per me, se non saprò più parlare.

Questa è la vita per il cristiano, caro amico: una tragedia immedicabile, al fondo della quale c’è una speranza infallibile, ed un senso per tutto ciò che abbiamo sofferto.




1) Il libro di Pierre Simon fu oggetto di una comunicazione di De Lassus al Congresso Europeo per la Vita (Roma, aprile 1980). L’articolo integrale di De Lassus («Le tappe massoniche di una politica di morte») si può leggere al sito TotusTuus (www.totustuus.biz/users/prolife/massoniche_politica_morte.html)


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Commenti : (100)
vailati alberto
... , luglio 29, 2008 09:20

se l'eutanasia fosse legalizzata non sarebbe un obbligo, bensì una scelta... per cui i cattolici che preferiscono patire dolore sarebbero lasciati liberi di farlo... ma non vedo perchè imporre questa scelta anche a chi la pensa diversamente... mai sentito parlare di diritti civili? in italia è una parola che si sente raramente, ma nel resto d'europa è la realtà


Pierpaolo
Trieste , luglio 29, 2008 09:57

"se l'eutanasia fosse legalizzata non sarebbe un obbligo ..."

Eh, come no?

Ma ci vuole tento a capire che l'eutanasia come "scelta" non è che una tappa intermedia, verso ben altri obiettivi?

Sempre per il "bene" del prossimo, ovviamente, quello che solo alcuni sono capaci di decidere, anche per gli altri.



Flash
... , luglio 29, 2008 10:06

uomo dei dolori familiare con il patire
grazie blondet



Giulio G.
Milano , luglio 29, 2008 10:08


Consiglio di leggere i "Piccoli Manuali di Apologetica" a cura di Rino Cammilleri; il secondo volume in particolare riporta un articolo sull'eutanasia in specifico, ma ho trovato entrambi i volumi illuminanti.



leon
... , luglio 29, 2008 10:11

Chissà come mai i "diritti civili" sono solo le schifezze che interessano i demoni per distruggere l'uomo: e cioè aborto, divozio, droga, pornografia, pederastia attiva e passiva, pedofilia, puttanaggine per le donne, eutanasia, etc.; mai il diritto a farsi una famiglia e ad avere dei figli, ad avere un lavoro, tutelato, che consenta lo sviluppo economico, il diritto alla proprietà privata e alla libera iniziativa, a non subire la persecuzione fiscale, ad avere la sicurezza fisica per sè e per la propria famiglia (vedi difesa dalla delinquenza e dall'immigrazione), il diritto a salvarsi l'anima e a conquistare la vita eterna, etc.


hans herman hoppe
... , luglio 29, 2008 10:18

"diritti civili"???
E CHE CI AZZECCA?
IL DIRETTORE PARLAVA SI DEL MONDO IMMANENTE...
MA SUBLIMATO DA QUELLO TRASCENDENTE...
QUANTO SONO ANTIPATICI I DISCORSI TRA "SORDI"
P.S.
COMPLIMENTI DIRETTORE DAVVERO MOLTO BELLO QUESTO ARTICOLO...
MI RICORDA LA MIA POVERA MAMMA CHE ERA SOLITA RIPETERE "CHE L'AMORE DI DIO NN FINISCE MAI!!!"



pippo
... , luglio 29, 2008 10:27

d'accordo con vailati. Noi cattolici non abbiamo bisogno di imporre nulla a nessuno, ma solo dare l'esempio e lottare contro l'eutanasia. Lo stato laico faccia le sue scelte che tengono conto anche di chi cattolico non è.


giovanni medici
roma , luglio 29, 2008 10:29

I "diritti umani" sono l'ideologia di Lucifero!


Riccardo Giuliani
L'Aquila , luglio 29, 2008 10:29

I dubbi esposti nella lettera da Milo soffrono immancabilmente di una miope visione del tempo. Nessuna di queste persone si chiede come si sia potuto arrivare a questo punto di pietà borghese e quando questo sia iniziato, in ciò dimostrando un approccio prettamente meccanicistico degli eventi, laddove la libertà di scelta degli uomini (in bene e in male) non è minimamente presa in considerazione.

Milo avrebbe fatto meglio senz'altro a chiedersi il perché di questo accanimento satanico da parte di persone che ci hanno creato attorno una gabbia di pensiero capace di farci scambiare una candela accesa per il sole.

Ho l'impressione che la formazione di questa "libertà" di pensiero buonista, per la narcotizzazione del dolore a tutti i costi, faccia parte della strategia (a lungo termine) della guerra tra poveri: molto più produttivamente si può rivolgere lo sguardo verso chi ha deciso tali politiche, ma è pure vero che guardare il sole direttamente può far male.



PIERO61
valleregia(ge) , luglio 29, 2008 10:34

Buongiorno a tutti
Complimenti Direttore
la società, da quando ha rinunciato a Dio è completamente
alla deriva, ma stranamente definisce questa deriva:progresso,civiltà, diritti civili ecc.
Una volta, con degli amici e conoscenti si parlava di aborto,
mi sono sentito accusare di egoismo (solo da alcuni) perché io e mia moglie abbiamo messo al mondo dei bambini: ma non vi vergognate ? ci è stato detto, di mettere al mondo dei figli in questi schifo di mondo ?
Egoisti? Noi? ben consapevoli di che cosa ci aspettasse mettendo al mondo dei bambini; notti insonni(per fortuna solo con la seconda), pannolini sporchi(li cambiavamo entrambi), educarli secondo principi(per noi) sani e cristiani, dedicarsi a loro completamente, giocare con loro,
leggergli le fiabe, i libri di avventura, portarli a camminare nei boschi, sulle spiagge, farli dormire nel nostro letto durante i temporali(e noi passare la notte in bianco e alzarsi alle 5,30 per andare in ufficio)chiedo, siamo noi gli egoisti?
O erano loro, egoisti, che non mettendo al mondo bambini continuavano a farsi gli affari loro vivendo come degli eterni adolescenti?
Sono egoisti i miei suoceri che hanno sempre tenuto in casa i genitori ultranovantenni, ormai non più autosufficienti, e contemporaneamente giocavano con i nipotini che gradatamente i tre figli davano loro?
Sono egoisti quei genitori che fanno nascere e allevano figli con handicap più o meno gravi?
Ho avuto un'esperienza diretta in merito: una amica di mia madre ha dedicato tutta la sua vita ai mongoloidi e agli spastici e, spesso erano in casa nostra (io e i mie fratelli avevano: 12 anni io,8 mia sorella 6 mio fratello),
ve lo assicuro sono esseri meravigliosi che meritano di vivere molto di più dei vari Augias, Lerner, e tutto quel
ciarpame comunista/progressista che ci viene a dare lezioni di umanità e civiltà!
Scusate la lunghezza e lo sfogo ma non ne posso veramente più di questi idioti delinquenti!!!!!
Saluti
Piero61



Alex84
Modena , luglio 29, 2008 10:40

Visto che il cattolicesimo non è religione di stato, lo stato dovrebbe ragionare sull'eutanasia senza prendere neppure in considerazione il punto di vista cattolico. Così, se uno preferisce farsi imbottire di medicinali per aggrapparsi anche al più flebile e miserevole alito di vita, che così sia. Ma mantenere in vita un corpo oltre le sue possibilità possiamo vederlo anche come un andare contro la volontà di Dio, se proprio vogliamo. Il suicidio è deplorevole solo perché la vita che ci è stata data appartiene a Dio. Mettendo da parte Dio, possiamo disporre del nostro corpo come meglio crediamo.


PL
Bolzano , luglio 29, 2008 10:41

Concordo pienamente con i timori di Blondet.

Un'eutanasia codificata ha unicamente ragion d'essere in virtù di cause e fini economici.

Serve unicamente al profitto di assicurazioni, banche.

E purtroppo anche dello stato. Ad esempio, traslando nell'ambito sanitario, quanti medici nella valutazione costi/benefici considerano anche l'età del paziente? Non è una forma di eutanasia quando si dice "il paziente ha 80/90 anni. Se ci lascia, la sua vita l'ha fatta"? A quanti medici viene inculcata l'idea del dover centellinare le risorse? Cosa ben diversa dall'amministrare occulatamente le risorse.

L'eutanasia, altro non è che una pragmatica questione economica. Ma da qui all'umana carità e pietismo, tanto cari ai propugnatori dell'eutanasia, ce ne vuole e corre.

Anche perchè l'Uomo non deve soccombere o soggiacere a e per questioni economiche.



Matteo
Roma , luglio 29, 2008 10:41

E' strano come a parlare di eutanasia si ritrovino sempre e solo quelli che stanno bene... oppure i malati terminali che vogliono morire.... nessuno mai raccoglie le testimonianze di quelli che invece soffrono, moriranno... ma preferiscono vivere... quindi un paio di testimonianze le darò io, ma prima una premessa: Tutti prima o poi moriranno, non solo i malati terminali, ma anche i sani...
la morte è l'unico evento certo della vita, assodato quindi che la sofferenza fisica può essere alleviata dalla medicina, che senso ha eradicare la vita per non soffire??
Aggiungo che dove la morte divenga evento definito e prossimo per il malato, e dove ciò incida nell'umore e nello stato d'animo che diviene sofferente, non meno soffrono e forse anche di più, i depressi, i soggetti a crisi di panico, gli schizofrenici o i dementi... che facciamo??? li eradichiamo anch'essi???

La vita è di per sè rischio, perchè appunto rappresenta opportunità unica. Giovanni Paolo II dichiarò prima di morire che la sofferenza consuma il peccato e che solo
il Signore richiama il cattolico alla casa del padre, non il medico pietoso.

Ad ogni modo racconterò due aneddoti di vita reale:
la morte di mio zio... stroncato dal cancro a 63 anni

il giorno prima di morire soffocato dalle metastasi polmonari chiese al medico di non ricevere più dosi di morfina ... voleva salutare i suoi cari a mente lucida...

ci disse che pur soffrendo molto, era felice, perchè
poteva andarsene sapendo di aver lasciato una erdità postiva di affetti e perchè pur avendo avuto una malattia di mesi che lo aveva distrutto, la sua gratitudine per la vita fino all'ultimo secondo, superava di gran lunga ogni rimpianto e sofferenza, morì la notte del giorno dopo,
davanti alla figlia, sorridendogli mentre soffocava....

io stesso dopo un incidente automobilistico che mi ha tenuto in rianimazione due mesi e lasciato ampiamente invalidato in via permanente, ho sofferto dolori che non sono capace di descrivere per durata ed intensità.

Sono stato sottoposto a terapia intensiva e terapia del dolore a morfine per settimane,
ma ho sempre chiesto ai medici, di non togliermi la coscienza, pur dovendomi lasciare il dolore... e tanto...
perchè così avrei potuto stringere la mano di mia moglie, una sola volta al giorno quando la facevano entrare in rianimazione, potevo parlarle anche solo con gli occhi (ero intubato e muovevo solo il braccio sinistro).

Sono stato fuori pericolo di vita dopo un tempo che mi sembrò eterno (due mesi di tempo reale) ma neppure per un secondo avrei voluto smettere di essere, per smettere di soffrire.... forse chi fa scelte diverse, le fa perchè è più debole... e viene abbandonato...

ma una cosa è certa.... tra la morte indolore a la vita dolorosa.... il cattolico ha il dovere di scegliere la vita... l'ateo necessita invece di un coraggio che però spesso è senza scopo... questo è il punto.



rasenna
livorno , luglio 29, 2008 10:43

@ Vailati Alberto
Se l'eutanasia venisse legalizzata verrebbe legalizzato un omicidio (od un suicidio). Non si può legalizzare un crimine dicendo che chi non vuole commetterlo è libero di non farlo. Non si puo legalizzare un furto dicendo che tanto chi non vuole non ruba.
Inoltre, se l'eutanasia venisse legalizzata, poichè "lex creat mores", come per l'aborto si è creata una diffusa mentalità abortista, cos'si creerebbe una mentalità eutanasica che influirebbe sulle regole della convivenza sociale. E la libertà di chi non accettasse di praticare su di sè o sugli altri l'eutanasia, anche se venisse formmalmente lasciata, sarebbe di fatto facilmente cancellata de facto da semplici leggi amministrative. Esempio 1: Tuo figlio è in coma da troppo tempo? Libero di non praticare l'eutanasia, ma non vorrai mica che il Sistema sanitario nazionale paghi questo tuo capriccio di tenerlo in vita a spese del contribuente? Se vuoi far vivere un vegretale te lo paghi!
Esempio 2: come si può continuare a pagare la pensione ad un ultranovantenne con Alzeimer. L'INPS non ha i soldi e dovrebbe salassare i giovani che lavorano per pagare la pensione a persone socialmente inutili? Se non vogliono rassegnarsi a morire, togliamogli la pensione!



Cosimo
____ , luglio 29, 2008 10:58

C'è molto buonismo e poca bontà. E' la caratteristica di questo occidente terminale (molto piu di certi malati). Tutti vogliono essere piu buoni di Cristo, e ne vediamo le conseguenze.
Ho perso mio padre da qualche giorno. Erano già diversi anni che non poteva vivere una vita al 100%, ma credete che si sia mai lamentato? Ha portato la sua croce, e noi con lui.
La verità è che non siamo piu' abituati a soffrire, perchè non abbiamo piu' la fede a sostenerci nei momenti difficili.
Se io non avessi un pò di fede non sarei qui a scrivere, perchè non ne avrei la forza.
Mio padre, pur con tutti i suoi dubbi, in punto di morte non ha fatto che ripetere "Gesù proteggimi".
I medici spingevano per intubarlo, ma noi sapevamo che tutto ciò avrebbe prolungato di qualche ora la sua agonia e abbiamo rifiutato.
Ma io non giustifico per nulla l'eutanasia. I "casi pietosi" sono in genere persone coscienti impossibilitate a muoversi ed ad alimentarsi in modo autonomo. Almeno in questo caso non si può parlare di accanimento terapeutico.
Nessuno, nemmeno prete, che insegni a sopportare la sofferenza.
Se non sappiamo sopportare la sofferenza non possiamo dirci uomini, siamo solo dei manichini senza scheletro.



FBM
... , luglio 29, 2008 10:59

La lettera ripete più volte il concetto di destino biologico del malato terminale, la morte. Sarebbe perciò crudele opporsi a questo destino, segnato ed ineluttabile.

Peccato che la morte sia il destino biologico di chiunque: la morte è, del resto, l'unica certezza della vita biologica. Non c'è nemmeno bisogno di speranza: essa arriverà, di sicuro. Più semplice di così.

Strano che non si giunga a tacciare di crudeltà, se non di masochismo, il semplice respirare, il bere ed il nutrirsi: tutte azioni che, di fatto, allontanano il destino biologico di qualsiasi essere vivente. Per tanto così un serial killer, uno Hitler e uno Stalin (tanto per citare degli stereotipi) sono dei santi di carità: sono riusciti a far raggiungere il destino biologico ad un bel po' di gente.

Cordiali saluti



Margherita
... , luglio 29, 2008 10:59

Non concordo con Lei caro Blondet, per ciò che riguarda la mia vita. Nel senso che faccio un'immane fatica (egoisticamente parlando) ad accettare che la mia vita appartenga anche ad altri e che non sia solo mia. Ma la sua lettera è davvero tanto bella e toccante. E' evidente che non sarei mai capace di accettare una simile alta lezione. Posso comunque dire che non vorrei mai eppoi mai un'eutanasia di stato. Potrebbe diventare uno strumento totalitario nelle mani di irresponsabili simonmaghi.


rasenna
livorno , luglio 29, 2008 11:03

Pippo scrive: "Noi cattolici non abbiamo bisogno di imporre nulla a nessuno, ma solo dare l'esempio e lottare contro l'eutanasia. Lo stato laico faccia le sue scelte che tengono conto anche di chi cattolico non è".
Ci sono molti cattolici. Per esempio ce n'è uno che si chiama Joseph Ratzinger che, sull'eutanasia, ripete in continuazione l'esatto contrario di quello che Pippo ha scritto. Siccome è un pò' anziano e continua a dire che parla a nome di Gesù Cristo, non sarà mica un caso da eutanasia?



alberto
... , luglio 29, 2008 11:08

bravo leon e bravo blondet!


UomoComune
Torino , luglio 29, 2008 11:14

Chi è l'uomo per strappare artificialmente un'anima a DIO ?
Dio ha creato la natura e la natura deve fare il suo corso.



mitteleuropeo
wien , luglio 29, 2008 11:14

Che temma "forte"!
Nel senso che ci pone davanti ad una serie di quesiti essenziali,, che richiederebbero ore solo per essere enunciati come tali.
Ci sono però due punti-chiave mi sembra.
Uno, di fondo
Che cosa sono vita,morte, ecc.'? E' un problema di conoscenza, ma di conoscenza vera, "cognition" in Inglese, la saggezza sovrarazionale o Pensiero vivente i cui risultati vanno poi codificati razionalmente e trasmessi ai fratelli umani.
E siccome anche nel campo della conoscenza vera cioè metadialettica ci sono sì le regole "generali" ma quello che conta è il caso singolo, ciò che appare decisivo è e che,caso per caso, ci sia lo"sguardo" capace di decifrare ciò che sta accadendo ad ogni singolo essere sul punto di passare il "mahasamadhi" , come in sanscrito si definisce la Soglia che separa vita da morte.
Condizione difficile; ma comunque, a mio parere, occorre giudicare caso per caso , si abbia o no lo "sguardo metadialettico" o magari si sia in possesso di paradigmi che possono nascere da insegnamenti basati su tale sguardo.
Siamo quindi di fronte ad uno dei compiti che nascono dal "Mysterium Libertatis" ove l'"affidamento al Divino" fa comunque parte di un'attitudine che ad un certo punto diviene inevitabile e ,direi, quasi obbligata, ANCHE se si ha-caso certo raro-la capacità dello "sguardo metadialettico".
Ma c'è un'altra questione, assolutamente impellente e pratica : lo strapotere delle tecnologie mediche ha falsato tutti gli aspetti del problema, esseri che sarebbero già al di là della Soglia sono trattenuti al di qua dai marchingegni sanitari...mentre altri che "servono" per i trapianti vengono messi a morte anzitempo (vedi oltre).
E quindi più che porsi il problema dell'eutanasia, bisogna lottare con forza contro l'abuso tecno-medico, cercare di legalizzare non la "morte pietosa" , ma il diritto a rifiutare l'uso delle macchine che ad esempio sostituiscono in permanenza le funzioni di cuore o polmoni, fino ad affrotare una buona volta la questione, mostruosa, del "trapianto" ove tutti fanno finta di non capire che gli organi vengono estratti da persone ancora biologicamente vive , in una mostruosa ripetizione "tecnoscientifica" dei sacrifici umani mesoamericani....
Si ritorna allora alla chiave del "caso per caso": mai , come oggi, ogni essere umano è posto davanti alla necessità di "salvarsi da solo", in una società disumanizzata, di fronte alle mostruosità delle tecnoscienze e, ancora una volta, questo essere "soli" può essere la più grande forza se si riesce , nella solitudine, ad aprirsi veramente verso l'Alto.
Ma siamo veramente in grado di cogliere il linguaggio ed i suggerimenti del Divino?
Da questo,in frangenti come la "morte negata" o la "morte accelerata" dipende in fondo quella che i Buddhisti chiamano la "retta decisione".



RobertoM.
... , luglio 29, 2008 11:16

Buongiorno,
Sinceramente, a me sembra che l'idea di "difendere la vita" da parte di una Chiesa che ha accettato divorzio ed aborto sia davvero ipocrita. E' inutile fare la "battaglia" sull'ultimo terreno rimasto, ormai non è rimasto più nulla!
Soprattutto mi infastidiscono le parole di Tettamanzi: alcune volte mi sembra che egli sia un "infiltrato" nella gerarchia col compito di far apparire debole e ridicola la Chiesa agli occhi della gente.

A proposito dell'ultimo "caso pietoso", perché i preti "abboccano" sempre? Eppure dovrebbero intuirlo che è una manovra, una provocazione giornalistica... Invece ci cascano, e nella maniera peggiore. In particolare Tettamanzi dichiara che "non bisogna uccidere la speranza". Una ragazza in coma irreversibile quale speranza può avere? Tettamanzi non ha parlato di "peccato" o di "disobbedienza a Dio", ha fatto un discorso attribuibile ad un medico o ad un "esperto" di bioetica. La ragazza è sì un vegetale, ma non bisogna ucciderla perché c'è "speranza" (di che? Che si risvegli? Che muoia da sola?). Anzi, non è un vegetale, Tettamanzi la definisce un "fiore" (che è sempre una pianta da arredamento).

Lei dice giustamente che questo è il "caso pietoso" suscitato dagli adepti di Pierre Simon. Bene, ma vogliamo parlare anche di chi c'è dall'altra parte della barricata? Gli "spaghetticons": Giuliano Ferrara ci si butta subito e fa una campagna per "salvare" la ragazza. Dice di mettere una bottiglia d'acqua davanti alle chiese: il giorno dopo i telegiornali mostrano centinaia di bottigliette sui sagrati. Miracolo! L'Italia ha la sua massa "nazional-popolare", i teocon all'amatriciana, gli "atei devoti".

Due errori non fanno una verità. Finora ho ammirato il suo silenzio sui "casi pietosi". Continui così.

Roberto



Marco V.
Roma , luglio 29, 2008 11:24

Resta il fatto che non ci sono solo quelli in coma, c'è anche gente che sta morendo e soffre da cani, o anche gente senza speranza di guarire e troppo esausta o esasperata, alla quale viene attualmente negato il diritto di morire dignitosamente se lo desiderano, e rischiano invece di morire in uno stato di abbrutimento morale, fra rabbia e dolore fisico. Chi è credente e se la sente di resistere faccia pure, è un suo nobile diritto. Ma si lasci agli altri la possibilità di scelta, proprio in nome della Carità Cristiana.


lorenzo mattioli
... , luglio 29, 2008 11:27

concordo pienamente con lei direttore...il dolore e la sofferenza non sono male sono un grande dono.
non solo senza di essi non si conoscerebbe gioia , ma con essi si cresce si matura e si ci rafforza.
rendo grazie a dio di un periodo di sofferenza che passai in gioventù e che mi ha permesso di maturare , di fortificarmi e di capire cosa sia veramente la felicita' (quella felicita' che non ha bisogno di estremi di sesso e droga) .



viandante
giroingiro , luglio 29, 2008 11:28

SIA FATTA LA TUA VOLONTA NON LA MIA

quando e' ora e' ora...

e' facile scivolare nell'accanimento terapeutico, altro che eutanasia...
che se Dio vuole domani saremo ancora qui
ma se un supermulticancro mi sta divorando altro che chemio...
la malattia come destino o prova...
affrontare le scelte della vita talvolta significa affrontare la morte, a volte la cura..

e' chiaro che l'eutanasia non e' mai una risposta matura
ma la Chiesa dovrebbe chiedersi seriamente dove inizia l'accanimento terapeutico

a volte i malati mi sembrano le cavie delle casa farmaceutiche

io non sono ne' dottore ne' malato...

pero' continuare nel nostro quotidiano con dignita' fin tanto Dio ce lo consente
ed andarcene in silenzio quando Sentiamo che e' ora...
a mio avviso questa e' l'ottica che la Chiesa dovrebbe almeno provare ad prospettare alla deontologia medica



Giuseppe1
Vicenza , luglio 29, 2008 11:31

Se quelli che vogliono l'eutanasia per la loro propria persona (non mi riferisco a quelli che la vogliono come subdola maniera di imporla agli altri sotto forma di moda culturale) sapessero che cosa li aspetta dopo la morte non avrebbero nessuna fretta di passare dall'altra parte, ma resterebbero ancora un po' a patire di qua.
Forse un giorno qualcuno verrà anche a dircelo...



silvia
bo , luglio 29, 2008 11:35

Complimenti sempre per le meravigliose immagini che ci offre questo sito!La risposta è già tutta lì,non varrebbe la pena leggere simili lettere a cui cristianamente il direttore risponde.Simili lettere dovrebbero essere rivolte altrove,non ad un notiziario cattolico.Di Dico,di Gays,di Eutanasia,di Aborto,ecc.il governo precedente,che bocciò il referendum vero sul federalismo,distraendo le coscienze con questi argomenti pannelliani e non pertinenti alla politica,diede già ampiamente risposte ai non credenti.


Giuseppe1
Vicenza , luglio 29, 2008 11:37

Pensiero complementare al precedente: ora che la pena di morte è stata abolita in molti stati non escludo che qualcuno si possa inventare la pena della "non morte", ossia torture sempre più raffinate finché uno non domandi da solo la morte per eutanasia. L'accanimento terapeutico già da qualche tempo realizza in parte questo scenario. Naturalmente l'accanimento terapeutico è stato giustificato con l'avanzamento della scienza per cui sull'ignaro paziente si provavano terapie che a lui non servivano a niente, ma poteva aiutare la ricerca...


Niccolò
... , luglio 29, 2008 11:42

"se l'eutanasia fosse legalizzata non sarebbe un obbligo, bensì una scelta... per cui i cattolici che preferiscono patire dolore sarebbero lasciati liberi di farlo... ma non vedo perchè imporre questa scelta anche a chi la pensa diversamente... mai sentito parlare di diritti civili? in italia è una parola che si sente raramente, ma nel resto d'europa è la realtà"

Cosa ascoltano le mie orecchie! Spieghiamo: secondo il tuo discorso tutto dovrebbe essere permesso perchè c'è libertà di scelta! Idiozia! Quindi dovrebbe essere corretto anche far scegliere se commettere omicidio, se bombardare civili, se sparare per strada, etc
Esistono dei valori irrinunciabili che non possono in nessuna democrazia che difenda il valore della vita essere abbandonati. Vita significa difenderla anche questa è appena sorta dentro il grembo della madre, quando questa fa soffrire, quando questa è appesa a un filo.

Mi rattrista verificare che i valori ormai sono difesi solo da chi è credente, come se riconoscere la natura umana fosse qualcosa di impossibile per chi non crede.

Così si cade nel relativismo, in ciò che permette di dire: beh, tutto è scelta, sei "libero"! Ma questa pseudo libertà porta alla morte, all'assassinio, alla prevaricazione dei diritti di altri uomini.



Niccolò
... , luglio 29, 2008 11:48

L'accanimento terapeutico è la condizione nella quale l'intervento medico non porta più alla guarigione ma porta inevitabilmente alla morte. In questi casi non si dovrebbe neanche iniziare questo tipo di terapia. Ma se la terapia è già stata iniziata, NON si può intraprendere qualsiasi azione atta a interromperla. L'azione volontaria di un terzo per interrompere la vita del malato è omicidio volontario, è eutanasia.


AlessandroPC
Piacenza , luglio 29, 2008 12:11

Egregio Direttore, volevo solo dirle che la parte finale del suo articolo mi ha commosso e illuminato più di molti giri di parole sentiti - anche da uomini di Chiesa - intorno al problema del male non meritato e della sofferenza individuale. Grazie!


Bruno S.
Barcelona , luglio 29, 2008 12:14

La medicina ufficile occidentale "sintomatica" massacra tutti coloro che definisce “malati” basandosi su una visione della malattia completamente fuori strada e su centinaia di ipotesi non dimostrate. E se qualche autorità scientifica vi dicesse un giorno che veramente la malattia non è “qualcosa che ti rode da dentro”, ma che è parte di un programma biologico e “significativo”, che il dolore è in sè sintomo di guarigione? Il problema dell’accanimento terapeutico non esisterebbe più, semplicemente perchè tutti si rifiuterebbero di sottoporsi ai barbari trattamenti della disumana medicina attuale, all’ inutile sofferenza della chemio, alla morfina che elimina la volontà e ci spinge “scientificamente” ad odiare la nostra stessa vita di malati fino a desiderare di morire.
L’alternativa ai trattementi farmacologici insensati esiste ed è reale: www.nuovamedicinagermanica.it
Gesù conosceva il significato intimo delle malattie, sapeva che i più bisognosi di essere ascoltati erano i lebbrosi, i paralitici, i ciechi, gli inutili alla società. Conosceva le sofferenze degli uomini e la “terapia” per far alzare in piedi un paralitico. Credere in Lui, che è “la via, la verità e la vita”, è la nostra terapia, perchè Lui ci ha insegnato che la stessa sofferenza e il dolore sono veramente piene di significato, perchè sono la nostra stessa cura.

Pax et Bonum



MURMELSTEIN WOLF
Ladispoli , luglio 29, 2008 12:19

Le ultime parole intelligibili di mio Padre erano rivolte
all'infermiera che gli doveva applicare la flebo:: "LA PREGO
MI LASCI' DORMIRE, LA PREGO MI LASCI' DORMIRE"
La Suora Capo-sala (una Santa Donna) mi disse: "ARRIVA IL MOMENTO CHE IL MALATO NON RICEVE PIU' LE CURE" mentre una dottoressa atea dichiarata quasi mi accusava per non aver
autorizzato un trasferimento in altro luogo di sofferenza, alias ospedale, per chi sa quali cure.
Quello era il risultato di anni di accanimento terapeutico e
di aver avuto l'ardire di contrastare la PIETA' DI D'O.
Per me un utile insegnamento.



pippo
... , luglio 29, 2008 12:44

non si tratta di relativismo, si tratta di capire dove può arrivare l'interferenza della medicina, dello stato e perchè no anche di certa chiesa


Francesco Ruggeri
Milano , luglio 29, 2008 12:45

Bellissimo e commovente.
Grazie.



Giulio
Salerno , luglio 29, 2008 13:03

Caro Blondet mi permetta: la sua è una risposta ideologica
più che la saggezza cattolica lei ha espresso una forma di cristianismo pregiudiziale.

La realtà è che oggi la medicina tira troppo la corda della vita:
le persone sui lettini che oggi vengono tirate avanti con sondini e alimentazione artificiale trenta anni fa sarebbero morte.


Lasciamo perdere l'eutanasia, penso anche io che una vita incosciente alimentata con tubi, sondini, respiratori artificiali non debba essere perpetuata all'infinito (questa è sofisticazione) ma debba essere lasciata andare al suo porto naturale che è la morte.




FRANCESCO
... , luglio 29, 2008 13:06

Complimenti Direttore,una eccellente risposta.Saluti e grazie


rasenna
livorno , luglio 29, 2008 13:08

Vedo che come al solito l'argomento eutanasia è inquinato da pregiudizi e elementi spuri che portano a confusione:
1 - L'eutanasia è una cosa. Il rifiuto dell'accanimento terapeutico è altra cosa.
2 - I diritti civili sono una balla liberal, si inventano diritti che non esistono. Essere gay, drogarsi,suicidarsi non è un diritto, è una pretesa che offende la Natura e bestemmia Dio.
3 - I casi pietosi sono carità pelosa di chi vuole fare passare leggi liberticide contro l'uomo e la sacralità della vita (vedi eutanasia)
4 - I cattolici adulti buonisti la facciano finita di inquinare la Verità con il loro umanesimo d'accatto e le loro smelensate alla cad. Martini. Quando parla il Papa la Chiesa di Cristo ha parlato.



F.T.
Roma , luglio 29, 2008 13:14

"Questa è la vita per il cristiano, caro amico: una tragedia immedicabile, al fondo della quale c’è una speranza infallibile, ed un senso per tutto ciò che abbiamo sofferto."

Che belle parole, quanto mi piacerebbe crederci.
Saluti,
F.



francesco
Roma , luglio 29, 2008 13:15

Grazie Direttore e grazie Rasenna


pippo
... , luglio 29, 2008 13:31

PER RASENNA

1-dove e chi stabilisce il confine tra accanimento terapeutico ed eutanasia?

2-essere gay, drogati, suicidarsi non sono diritti ma non è nenche un diritto imporre il nostro punto di vista agli altri. O vuoi forse una sharia in salsa cattolica che impedisce e proibisce comportamenti che solo per noi sono negativi?

3- devi dimostrare quali sono i casi di carità pelosa e chi decide quali siano

4- E se domani martini diventasse papa?



sandro
... , luglio 29, 2008 13:33

@ Niccolò che scrive:

"Cosa ascoltano le mie orecchie! Spieghiamo: secondo il tuo discorso tutto dovrebbe essere permesso perchè c'è libertà di scelta! Idiozia! Quindi dovrebbe essere corretto anche far scegliere se commettere omicidio, se bombardare civili, se sparare per strada, etc"

Sei sicuro di avere capito cosa -vailati alberto- ha scritto?
Prova a rileggere:

"se l'eutanasia fosse legalizzata non sarebbe un obbligo, bensì una scelta... per cui i cattolici che preferiscono patire dolore sarebbero lasciati liberi di farlo... ma non vedo perchè imporre questa scelta anche a chi la pensa diversamente..."

Mi sembra chiaro che intende, 'scelta di ricevere' l'eutanasia, non di darla.
Quindi tu e chiunque desideri 'soffrire le pene dell'inferno' per essere poi 'migliori'..., liberissimi di farlo.Amen







vailati alberto
... , luglio 29, 2008 13:39

x rasenna : il furto e l'omicidio sono crimini verso terze persone, che non scelgono certo di essere rapinate od uccise... l'eutanasia è una scelta personale, che non arreca danno a nessuno, se non al limite a se stesso. e nessuno ha il diritto di decidere cosa è giusto o no per una persona adulta e con la capacità di intendere e di volere.


PIERO61
valleregia(ge) , luglio 29, 2008 13:46

@pippo
luglio 29 13.31
4- e se domani Martini diventasse Papa?
Preghiamo tutti perché ciò non si verifichi!
2- in merito ai gay : la vita sessuale di una persona non è
e non deve diventare un(falso) problema sociale!
Il sociale è ben altro!
Distinti Saluti
Piero61



Yezidism
Ninive , luglio 29, 2008 13:51

ormai la medicina non è più scienza ma terreno di scorribande delle case farmaceutiche, ovvio che una casa farmaceutica è contraria all'eutanasia, meglio mantenerlo in vitale vegetale per altri 10 anni con i nostri farmaci. Cagliostro asseriva che per curare una malattia senza nome ci vuole un medico senza nome! troppo lungo discutere sul perchè dei popoli hanno delle malattie ed altri no, se ad esempio in campania dove lo stato ha permesso la discarica di scorie radiattive un domani i cittadini colpiti da gravi malattie saranno costretti all'eutanasia per fargli rinunciare alla pensione!
LO STATO VUOLE L'EUTANASIA IN MODO CHE PUò TOGLIERTI LA PENSIONE D'INVALIDITà!
Che bello che sarebbe per la casta se domani mattina 10 milioni di anziani malati decidessero di usufruire dell'eutanasia. per le casse dell'inps sarebbe una manna.
Sapendo che abbiamo come Premier Silvio Mugabe mica c'è da stupirsi se per risanare il bilancio si passa ad una pulizia etnica di tutti gli anziani pensionati, intanto cominciano a prendere le impronte anche ai pensionati....



Giulio G
Milano , luglio 29, 2008 13:55

Spesso si parla di eutanasia per evitare la sofferenza dei malati terminali o per far cessare una vita che non vale la pena di essere vissuta in quanto vegetativa.

Nel primo caso ci si può rivolgere alla terapia del dolore, nel secondo (come per Eluana Englaro) si introduce in giurisprudenza il concetto di differenti dignità della vita che è un abominio: sarebbe il cavallo di troia per l'introduzione futura della repressione degli handicappati, per esempio, o di ogni categoria che non risulti "degna" alla volontà generale.

Sto esagerando ? 60 anni fa l'aborto era condannato come reato e abominio ora è legalizzato. Basta aspettare che i tempi si "aggiornino" e senza paletti si arriva tutto.



Cosimo
_____ , luglio 29, 2008 13:58

1-dove e chi stabilisce il confine tra accanimento terapeutico ed eutanasia?

-------------------------------------------------

Se posso dire la mia:

-se il malato è cosciente, anche se attaccato a macchine respiratrici e chiede di staccare la spina, quella è eutanasia.

-se il malato è cosciente e rifiuta le cure mediche (che NON includono l'alimentazione e la respirazione) quello è porre fine all'accanimento terapeutico.

-se il malato non è cosciente si apre un ventaglio molto ampio di casi che è quasi impossibile diversificare. Tutto dipende dalla volontà del paziente (testamento biologico), della sua famiglia e dalle possibilità di guarigione (speranze di uscire dal coma).

Queste per me sono linee guida abbastanza chiare e ragionevoli.

Per coloro che non sopportano nemmeno il pensiero del dolore...

-------------------Breaking news!---------------------

il dolore fa parte della vita.






rasenna
livorno , luglio 29, 2008 14:05

@ Pippo
1 - Per me che sono un semplice cattolico lo stabilisce la mia coscienza alla luce del Magistero della Chiesa e degli insegnamenti del Pontefice. Per lei che è un cattolico adulto e amante del relativismo massonico lo decide l''opinione pubblica, l'informazione masmediatica, il volere della maggioranza o i cattolici illuninati alla Rosy Bindi.
2 - Non si tratta di imporre niente a nessuno. Si tratta di affermare, come dovere di ogni cattolico,la verità del Vangelo, che coincide con la verità di natura e si configura come etica cattolica.
3 - Io non devo dimostrare proprio niente. I casi pietosi sono un meschino epsediente dei liberal per commuovere le coscienze e vengono spudoratamente usati dai radical massoni alla Pannella e Bonino. Si ricorda Seveso e il caso pietoso della diossina per introdurre l'aborto in Italia? Si ricorda il più recente caso Welby che ha sciacallato sulle sofferense umane di un pover'uomo per promuovere l'eutanasia? I casi pietosi su cui speculano gli sciacalli radical-liberal- massoni sono tutti quei casi umani presentati pietisticamente per intimidire le anime buone e pie e creare lori problemi di coscienza.
4 - Martini papa se lo può scordare. Il Papa viene eletto da un conclave di cardinali ispirati dallo Spirito Santo. Che funziona: infatti il card Martini ci ha provato a farsi eleggere nell'ultimo conclave. Ma lo Spirito di Mammona per lui non ha funzionato. La Chiesa si può permettere dei Giuda fra gli apostoli (Vescovi) ma la scelta del Vicario di Cristo (il Papa) è prerogativa dello Spirito di Dio che non può sbagliare.
Ai parroci cattocomunisti è concesso di rovinare una parrocchia, a Martini e Tettamanzi una diocesi, ma lo Spirito starà col Papa di Roma, vicario di Nostro Signore, fino alla fine dei tempi, secondo la Sua promessa.



Andrea Rossi
Roma , luglio 29, 2008 14:10

Caro Blondet, recentemente Lei ha scritto che raitre piu' che dominata dai comunisti e' dominata dai massoni, potrebbe scrivere qualcosa di piu' a tal proposito ?

Le chiedo questo perche' anch'io negli ultimi anni ho avvertito un'adesione totale ed incondizionata di questa rete alle piu' estreme conseguenze del laicismo e dello scientismo, so che nella storia del comunismo italiano ci sono stati e ci sono tanti pensatori che su questi argomenti (eutanasia, aborto, procreazione assistita...)hanno avuto ed hanno un pensiero spiazzante o difficilmente catalogabile (penso a Pasolini, Pietro Barcellona, Bruno Arpaia etc etc), raitre invece sembra non avere dubbi...



Pino
Cassano , luglio 29, 2008 14:11

@Bruno S. Barcellona (Spagna o Sicilia?)

Dal tuo commento mi sembra di capire che la NMG possa fornire quasi una spiegazione biologica ai miracoli di Gesù.
Se hai effettuato degli approfondimenti potresti scriverne per favore?
Ciao,
grazie



CptHook
Roma , luglio 29, 2008 14:22

Caro Direttore, riconosco che la sua risposta sia ottima, anche se, personalmente, non la condivido.

Non avendo alcuna forma di fede non proverò neppure a rispondere alle argomentazioni di chi ce l'ha: non può esserci un dialogo utile in quanto ognuno cercherebbe solo di convincere l'altro della bontà delle proprie premesse.

La morte è l'unica certezza del nostro futuro, è ineluttabile, e quindi perché preoccuparsene?

La vita non è soltanto respirare, è anche essere e fare, dare quello che si riesce a dare di sé stessi.

Per me, se e quando non potessi/potrò fare e dare, quando di me si vedesse/vedrà solo il ricordo di quello che ero, e che non potrò mai più essere, che vita sarà?

Incoscienza per me, oppure forse solo coscienza del dolore di chi mi vede e non riconosce, non ritrova più quello che ero, e che sa o "sente" che non lo ritroverà più.

E allora cosa altro dovrei fare? E, soprattutto, come potrei farlo, dato che solo una macchina mi terrebbe in una vita artificiale e contro natura?

Avrò percorso il cammino assegnatomi, avrò, forse, portato un mio piccolo contributo a chi intorno a me; forse il segno che lascerò servirà a qualcuno..., può darsi..., ma io non ci sarò, almeno non come in questo momento.

E allora?

Allora i casi sono due: non ci sarò più, è finita, non sento più. Di cosa dovrei preoccuparmi?

Oppure ci sarò, in una forma diversa, e a noi sconosciuta, dato che fino ad oggi "da quell'oscura regione nessuno è mai tornato".

In questo caso mi sembra difficile ipotizzare che la sofferenza di non essere più in questo corpo possa durare anche in quell'altro eventuale stato... e seppure ci fosse la sofferenza, vivendo ancora l'avrei solo rimandata, ma non certo evitata.

Onestamente: sono curioso, moderatamente curioso, e questo mi aiuta a vincere la moderata paura dell'ignoto.

Cordialmente,

A.deA.



Corrado
Milano , luglio 29, 2008 14:23

Complimenti Direttore!

1 Cor 15, 55-57
Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?
Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!



Samuele
Amburgo , luglio 29, 2008 14:23

Per Pippo:

2- non é neppure diritto imporre il contrario. Perciò non possono essere diritti. Men che meno imposti come avviene nella società contemporanea.
3- Ogni volta che appaiono sulla stampa sono carità pelosa.Come diceva qualcuno prima, nesuno va a intervistare le migliaia di persone che muoiono portando con coraggio la sofferenza. E il cattolicesimo con molti di loro non centra molto.
4- Dio ce ne scampi. E comunque è troppo anziano non ha nessuna possibilità. E farebbe anche bene a chiudere per sempre la bocca. La sua appartenenza alla massoneria è per me sempre più evidente, sin dagli ultimi anni del suo arcivescovado a Milano..

Sul punto uno non mi esprimo perchè ammetto di non sapere molto al riguardo. Ho però presente mio zio e mio nonno che sono in condizioni pietose, in situazioni diverse, eppure non hanno mai chiesto nulla del genere. Mio zio é ateo.



x y
... , luglio 29, 2008 14:52

La lunga marcia della morte
Pubblicato da ikzus
A quelli tra noi che erano giovani qualche tempo fa, “la lunga marcia” ricorda un certo criminale cinese che causò alla sua patria alcune decine di milioni di morti; ma quella di cui parliamo ora, è una lunga marcia ancora più devastante per l’umanità. In confronto ai 50 milioni di bambini annientati ogni anno dall’aborto - un miliardo in vent’anni! Sono stime ufficiali dell’OMS, e non tengono conto di quelli clandestini -, anche la Rivoluzione Culturale sembra uno scherzo da goliardi; ed ora siamo arrivati alla manipolazione degli embrioni, e naturalmente all’eutanasia.
La lunga marcia della morte nell’era moderna iniziò trent’anni fa, e iniziò subito con una menzogna. Nel 1973 una ragazza si rivolse alla Corte Suprema statunitense per ottenere l’autorizzazione ad abortire, dichiarando di essere stata violentata da un branco; vinse la causa, e l’aborto venne legalizzato, prima negli USA (ma era già legale nell’URSS), e poi nel resto del mondo.
Recentemente Norma McCorvey, la famosa Jane Roe di allora, ha ammesso che si trattò di una squallida commedia, un coup de théâtre, preparato ad arte dal movimento femminista. Era, allora come oggi, una guerra ideologica, che nulla aveva a che vedere con il reale benessere delle persone coinvolte. Si parlava dell’emancipazione della donna, del diritto a decidere della propria vita, e cose così. Il risultato è sotto i nostri occhi, e non scandalizza nemmeno più: l’aborto è diventato il diritto della madre (anche contro il volere del padre) di liberarsi della propria creatura senza alcun limite o giustificazione, a semplice richiesta, purché non sia ancora nata.
Ma anche quest’ultimo confine verrà presto superato; in Inghilterra, ad esempio, c’è già chi reclama il diritto all’infanticidio, facendo presente che nulla di sostanziale cambia con la nascita: se è diritto della madre sopprimerlo fino al giorno prima, non si capisce perché questo ‘diritto’ sparisca il giorno dopo, essendo il bambino esattamente lo stesso. Anzi, questa possibilità eviterebbe molti aborti, perché i genitori non sarebbero ‘costretti’ ad uccidere il proprio figlio a rischio di malformazioni, potendo verificare alla nascita la ‘qualità del prodotto’, e decidere di conseguenza!
E perché fermarsi ai bambini? Anche mia moglie, ad esempio, potrebbe avere un brutto incidente o una malattia invalidante: la qualità di vita sua e della nostra famiglia sarebbero irrimediabilmente compromesse, e l’onere per la società inutilmente pesante. Fantascienza? No: Terry Schiavo.
Siamo così arrivati al traguardo della lunga marcia: morte per tutti, fine della sofferenza per chi parte, massima qualità della vita per chi resta – finché dura, ovviamente; poi, morte anche per lui.
Qualcuno potrebbe chiedersi: ma come abbiamo fatto a costruire questa follia? Come sempre, a piccoli passi, e accumulando piccoli inganni.
La storia dell’aborto – uno dei versanti del girone infernale – l’abbiamo già accennata, e soprattutto l’abbiamo già vissuta. Quella che stiamo per vivere è l’epopea dell’eutanasia.
Lo snodo centrale, il perno di tutto il discorso, è la “qualità della vita”, affermata come ideale superiore alla vita stessa: se passa questo, il resto viene coerentemente di conseguenza.
Si parte dal suicidio, considerato il massimo abominio da tutte le grandi religioni – ebbene si, anche dai musulmani: il ‘martirio’ islamico vale solo se nel contempo si uccide qualche infedele, e comunque l’ha inventato Komeini, ma il Corano lo condanna. Nell’ottica dell’eutanasia, non sarà più il vertice dell’ “ubris”, cioè la massima superbia nel ribellarsi alla divinità o al fato; sarà invece un diritto scontato, poiché mica si può costringere qualcuno a soffrire, no? Anzi, nell’ipotesi che il soggetto fosse di peso ai propri famigliari o in generale alla società – ad esempio perché bisognoso di cure o assistenza -, in realtà il suicidio sarebbe persino un gesto meritorio, e in un certo senso dovuto, poiché massimizzerebbe non solo la propria (!), ma anche l’altrui qualità di vita. Se poi ci fosse qualcuno, magari tra i famigliari, che si assume l’onere di ‘convincere’ il suicida, beh, nulla di male, anzi …
Il passo successivo è, come si dice in gergo, “staccare la spina”. In pratica, è il suicidio di chi non può suicidarsi da solo. Certo, qui c’è qualche problema in più, perché si tratta di un gesto che, anche se indirettamente, causa la morte di un essere umano. Ancora più problematico è il cosiddetto “suicidio assistito”, come la prescrizione da parte di un medico di un cocktail mortale di farmaci. Ed infine, l’eutanasia vera e propria, che si concretizza in un’azione, richiesta dal morituro, che ne causa direttamente la morte – iniezione letale, ad esempio. Come si può giustificare tutto ciò? Sempre con gli stessi principi: libertà, diritto all’autodeterminazione, qualità della vita, benefici per chi resta e per la società. Basta il consenso dell’interessato. Quanto poi possa essere libero e consapevole questo consenso, nel concreto delle singole situazioni, è un problema insormontabile, ma facilmente aggirabile.
Infatti, il traguardo finale è l’eutanasia del NON consenziente (il caso di Terry Schiavo, appunto), dove anche il tabù della libertà personale e dell’autodeterminazione viene superato, in nome proprio del principio della massima qualità della vita e del minimo impatto sulla società. Di fatto, secondo le stime ufficiali, in Olanda circa 6.000 persone sono state uccise senza il loro consenso da quando l’eutanasia è stata legalizzata. “La paura di essere uccisi a propria insaputa in caso di malattia grave ha spinto 60.000 persone ad aderire alla Dutch Patient Association, un’associazione protestante che raccoglie le richieste di informazioni delle persone che vogliono sapere se un ospedale sia ‘sicuro’ o meno. Distribuiscono anche dei ‘passaporti per la vita’, che i pazienti tengono addosso a testimonianza della loro volontà di non ricevere l’eutanasia senza il proprio consenso.” (Marie de Hennezel -”La dolce morte”, Sonzogno Ed., 2002)
Le prospettive sono terrificanti. Tutti gli handicappati, i malati psichici, i degenti cronici, sono da eliminare subito. Il 10% della popolazione dei Paesi sviluppati è tormentata dalla depressione, quasi sempre incurabile: anche per loro, l’eutanasia sarà una liberazione. Poi ci sono tutti i malati di cancro: per molti la sorte è già segnata, si tratta solo di anticipare la fine; gli altri, comunque, vanno incontro ad un calvario di cure dolorose ed umilianti, e sono in massima parte anziani; meglio risparmiare tanta sofferenza. Donne abbandonate, adolescenti col cuore a pezzi, pensionati senza prospettive, carcerati, emarginati vari, sono tutti potenziali candidati. Il Terzo Mondo poi, che si dibatte tra miseria, epidemie, carestie, condizioni di vita subumane, sarebbe da annientare in toto; però, se proprio vogliamo salvarne qualcuno … Ma infine: quale essere umano può avere garantita per tutta la sua esistenza questa dannata qualità di vita? Chi non ha mai sofferto, in vita sua? L’unica soluzione vera e definitiva al problema della sofferenza, è esattamente la morte, non è così?
Ci sono ancora due punti di un certo rilievo. Il primo è il soggettivismo. In pratica, ci dicono gli alfieri della morte: forse dal tuo punto di vista le cose stanno diversamente - magari perché tu hai la fede -, ma come puoi imporre la tua visione a chi la pensa diversamente? A parte il fatto che si potrebbe ribattere allo stesso modo – perché mia moglie deve poter uccidere mio figlio? –, il problema è un altro, ed è lo stesso che si presenta nel caso di un sequestro di persona. E’ ovvio che la famiglia del malcapitato farà di tutto per liberarlo, e sarà costretta a soggiacere al ricatto; è altrettanto ovvio che la società, invece, deve fare di tutto per impedire il successo dei sequestratori, cominciando proprio dall’impedire il pagamento del riscatto. Il piano del bene pubblico e dei principi deve prevalere su quello soggettivo del minor male contingente, non si possono sovrapporre i due livelli pubblico/privato, pena la sostanziale legittimazione del crimine, che alla fine si ripercuoterebbe proprio sui singoli e sulle famiglie. Quello che viene messo in atto dai sostenitori dell’eutanasia, è un vero e proprio ricatto emotivo (“se tu fossi al suo posto …”), che va rigettato fermamente, pur nel rispetto per i singoli casi pietosi che vengono di volta in volta sfruttati e in un certo senso sacrificati sull’altare dell’ideologia.
L’altro ragionamento, apparentemente sensato ma essenzialmente assurdo, suona così: già si fa, dunque tanto vale legalizzarlo. Ma se è solo per questo, ci sono mariti che picchiano le mogli, figli che ammazzano i genitori, padri che violentano i figli: questo è un buon motivo per legalizzare tali ed altre mostruosità? E ancora una volta, non è solo una provocazione: in Olanda, sempre all’avanguardia, c’è già il partito dei pedofili.
- Aggiungo solo che una società del culto della morte merita la morte.



Andrea
Milano , luglio 29, 2008 14:55

Non si tiene mai conto dell' arbitrio immenso che si consegnerebbe nelle mani dei medici: chi ti dice se hai speranze, se non ne hai, per quanto ne hai... alla fine sarebbe il medico a decidere chi vive e chi muore, la volontà del paziente e dei familiari sarebbe calpestata.
In olanda accade già così. Ho una testimonianza di una signora olandese sopra la sessantina venuta a curarsi di tumore in italia, per timore dell' "eutanasia" a sua insaputa.
Alla faccia della scelta di chi è credente o meno.
Questi laicisti sono così stupidi, non capiscono le cose più elementari, dovrebbero baciare le mani ai credenti e ringraziarli tutto il giorno dai guai da cui li preservano, e invece sono sempre intenti in propositi autolesionisti.
E poi quelle frasi, "basta mettere da parte Dio", come se l' Essere supremo che regge l' universo si potesse mettere da parte a comando, senza conseguenze. Alla fine certa gente l' eutanasia fa di tutto per meritarsela!



Aquinate
Saronno , luglio 29, 2008 15:13

Mi sembra tuttavia che la Chiesa Cattolica non disponga di una formulazione chiara sul concetto di "accanimento terapeutico" in rapporto a concetti filosofici come il principio di causalità. E anche il direttore Blondet non risponde alla questione centrale. Se non si parla di queste cose, non si comprende il cuore teologico del problema e non basta spalare merda sulla massoneria.
Se per la Chiesa non è accanimento terapeutico respirare con una macchina (Welby) o essere nutriti con un ago per 16 anni -a francamente non si capisce a questo cosa sia accanimento se non questo -, allora si dovrebbe dire che ogni persona che non si fa ricoverare di spontanea volontà quando è ancora sana, allora sceglie l'eutanasia. E' infatti chiaro che, seguendo la confusa sistematizzazione logica cattolica della faccenda, se un uomo sa che intubandosi a 35 anni in una stanza di ospedale sa di poter scampare alla probabilità di infarto e tuttavia non si fa ricovevrare , allora sceglie di fatto di accorciare la sua vita.
Infatti - si ripeta - se uno si facesse ricoverare in una sala di rianimazione a partire dai 30 anni, camperebbe sicuramente fino a 90 anni, e lo sanno tutti questo.
Non facendolo, peccherebbe di omissione. Saremmo tutti peccatori, tranne i Rockefeller che girano con l'equipe di rianimazione al seguito.
Così come -se la Chiesa seguisse questo paradosso implicito applicandolo questa volta a un aspetto dell'aborto - allora si dovrebbe dire che se una coppia non scopa tutto il giorno si commetterebbe un peccato, poichè si terrebbero nel nulla tutti i figli che sarebbero potuti nascere dai continui accoppiamenti.
Ma la chiesa si tiene lontana da questo paradosso nel caso specifico dell'aborto, mentre ci casca in pieno nel caso dell'eutanasia.
FAte scrivere ai vostri esperti di filosofia o di tomismo circa il concetto di "accanimento terapeutico" in rapporto al principio di causalità, a quel punto se ne parla e si può confutare la prospettiva filosofico-teologica dei massoni.
Non basta dire che la vita va difesa, è una bella frase certo ma soltanto emotivista o sentimentalista.
Secondo la posizione attuale della CHiesa -che sta in quel paradosso sopra visto- , se domani la massoneria scoprisse la pillola per campare 200 anni, saremmo obbligati a prendarla tutti , pena il peccato di eutanasia. Non prendendola scelgieremmo infatti consapevolamente di vivere di meno.



rasenna
livorno , luglio 29, 2008 15:13

Aggiungo a quanto dice Andrea:"Non si tiene mai conto dell' arbitrio immenso che si consegnerebbe nelle mani dei medici: chi ti dice se hai speranze, se non ne hai, per quanto ne hai... alla fine sarebbe il medico a decidere chi vive e chi muore, la volontà del paziente e dei familiari sarebbe calpestata".
Forse non sarebbe nemmeno il medico a farlo in piena autonomia, perchè il medico sarebbe veramente libero di decidere secondo scienza e coscienza, oppure finirebbe per essere un esecutore di direttive, come dipendente del SSN, influenzato dal bilancio della Sanità, dalla mancanza di posti letto, dai vari protocolli applicativi, disposizioni applicative dei presidenti (politici) delle ASL?



pippo
... , luglio 29, 2008 15:34

a rasenna che con arbitrio e senza conoscermi mi definisce massone, mentre lei bla, bla, bla e poi chiude le porte in faccia al dialogo non ho più nulla da dire. La saluto da cattolico, a meno che lei non voglia definirmi in altro modo


Carlitos
... , luglio 29, 2008 15:43

URGENT WARNING: H5N1 DNA in Flu Vaccine
ca.youtube.com/watch?v=zcniJxck0gI

nel vaccino influenzale distribuito col nome Flumist da BIG PHARMA (autorizzato dalla FDA) hanno trovato il virus dell'aviaria e si dice anche che dal 2009 sarà illegale vendere Vit C in Europa...
Così ci ammazzano prima????





Enzo P.
Caracas , luglio 29, 2008 16:13

IL DIRITTO - DISCUTIBILE - DI VOLER MORIRE.

IL DIRITTO - IMPOSTO - DELLA CASTA A "RISPARMIARE" PER FAR MORIRE DI FAME BISOGNOSI E VECCHI (E NON SOLO!).

Gentile Direttore,

stanno per essere "tagliate" circa 800.000 pensioni sociali. Un "risparmio" di circa 300 milioni di euro l'anno (bravo Tremonti, a poco a poco, si toglie la maschera per mostrare il suo volto di "bilderberiano illuminato").

Così, si potranno continuare a dare 2 milioni di euro al giorno all'Alitalia (per me FLYSCHIFOTALIA"); si potranno continuare a pagare contributi milionari alla STAMPA (Corriere della Sera, Repubblica, Il Foglio - quello, tanto per intenderci, di Ferrara: si e no 100 copie vendute - ecc., ecc.); si potrà continuare a mantenere una presidenza della Repubblica che costa molto di più di 300 milioni di euro l’anno; si potranno continuare a pagare i circa 150.000 euro che costano mensilmente (fra stipendio, indennità varie, contributo alloggio, scorta, portaborse, autoblu, biglietti aerei e ferroviari, ecc., ecc.) gli "onorevoli azzurri" (sono, vado a memoria, quasi 900); si potranno continuare a pagare i burocrati di lusso (fra questi direttori generali dei ministeri e ambasciatori - quest'ultimi, senza considerare lo stipendio, si beccano "indennità" mensili dai 18 ai 25 mila euro mensili NETTI, a seconda che la sede sia più o meno "disagiata", e ogni anno di "faticosa" missione" all'estero gli vale per uno e mezzo ai fini pensionistici); si potranno pagare i 300 milioni di euro (300) di multa della Comunità Europea per permettere che la rete abusiva (quella FEDEle) continui a "leccare" il padrone; ecc., ecc., ecc., ecc., ecc., ecc.

Fra un po’, taglieranno anche le pensioni integrate al minimo - che già, qualche anno fa voleva fare un governo di centro-sinistra (non ricordo se quello di Dini o D’Alema). Così i castaroli “risparmieranno” qualche altro centinaio di milioni di euro per continuare a sprecare sulla pelle degli italiani e a mantenere i propri privilegi e quelli dei loro signorotti e servi. Sono dei veri e propri “assassini”.

Infine, non sia lungo l’aspettare, i castaroli diranno che, "per risparmiare", non si potranno più pagare le pensioni aventi diritto non SERVI DEL SISTEMA. PER RISPARMIARE... E CONTINUARE L'ABBUFFATA!

Caro Blondet, io sono rivoluzionario come lo era Nostro Signore Gesù, e non sono disposto a porgere l’altra guancia a degli “assassini” che vogliono AMMAZZARE IL POPOLO per i loro porci comodi e quelli dei loro signorotti e servi.

Comincio a prepararmi per difendermi, comincio a prepararmi per scacciare i mercanti dal tempio, e non solo rivoltando le bancarelle! E spero, che ci siano moltissimi altri italiani che lo facciano.

Sig. Direttore,
mi aspetto. come molti altri lettori di EFFEDIEFFE, una Sua FERMA presa di posizione.

Cordiali saluti.



Karl
Bologna , luglio 29, 2008 16:17

"La scelta è: affidarsi a Dio, oppure a Simon Mago ginecologo e massone? Voi, di chi vi fidereste?"

Nessun dubbio: a Simon Mago, come Lei con disprezzo nomina il Dr. Simon Pierre.

Quanto all'idea che "la sofferenza è un dono",
io direi che chi dispensa certi doni può tranquillamente tenerseli.

Infine vorrei osservare che un "diritto" non è un "obbligo", e pertanto chi "crede" (grazie essenzialmente ad un'educazione sbagliata) può benissimo figliare ad ogni scopata, soffrire come un cane fino a quando gli pare (o fa comodo alle suore dell'ospedale in cui si trova).

Saluti da un comunista convinto ateo ed impenitente (in senso "odifreddiano").



Luigi O.
... , luglio 29, 2008 16:22

Caro Rasenna,
ho avuto modo di leggerti anche in altri "temi"
e devo dire che sei sempre illuminante ed edificante.
Grazie, e non te la prendere se c'è gente dura di comprendonio.
Cordiali saluti

Luigi



Perplesso
... , luglio 29, 2008 16:25

Credo che l'articolo abbia saltato un problema chiave: la definizione di "accanimento terapeutico". Temo che nessuno ne abbia una abbastanza precisa. In sua assenza, sarà sempre possibile far passare per "morte naturale" l'eutanasia passiva.


Andrea Rossi
Roma , luglio 29, 2008 16:35

Al di la dei principi ispiratori di certe leggi che io reputo ingiuste cio' che mi sconcerta e' la superficialita' e la leggerezza di tanti scientisti laicisti che come se nulla fosse abbattono paletti di garanzia e civilta' universalmente validi senza tra l'altro preoccuparsi del contesto sociale ed economico in cui queste leggi andranno ad agire, una eventuale legge che aprirebbe di fatto all'eutanasia darebbe un potere immenso ad alcune persone e categorie che come ha giustamente scritto qualcuno avrebbero il potere di dare la morte alle persone, oltre all'eutanasia anche la donazione degli organi dovrebbe far riflettere, anche una legge giusta puo' essere usata malissimo e quando si tratta di argomenti cosi' delicati la prudenza e' d'obbligo (meno che per i laicisti nostrani), il silenzio assenso riguardo la donazione d'organi porterebbe in Italia a far morire i pazienti piu' indifesi se in lista d'attesa c'e' qualche paziente milionario, certo non basta questo per fermare una legge che si reputa giusta ma dovrebbe comunque far riflettere, i laicisti nostrani invece come tori infuriati partono a testa bassa con i loro deliri d'onnipotenza e le loro farneticanti tesi.


AlessandroPC
Piacenza , luglio 29, 2008 16:35

Aquinate ha scritto:
"Se per la Chiesa non è accanimento terapeutico respirare con una macchina (Welby) o essere nutriti con un ago per 16 anni -a francamente non si capisce a questo cosa sia accanimento se non questo -, allora si dovrebbe dire che ogni persona che non si fa ricoverare di spontanea volontà quando è ancora sana, allora sceglie l'eutanasia."

La Chiesa é molto chiara, invece: NO all'accanimento terapeutico (applicazione di tecniche mediche che prevedono l'uso di macchinari e farmaci al fine di sostenere artificialmente le funzioni vitali di individui in malattia terminale); ma anche NO all'eutanasia (=pratica che consiste nel procurare farmacologicamente la morte a un malato terminale allo scopo di porre fine alla sua sofferenza) e SI all'alimentazione (=somministrazione di cibo o alimenti sintetici) di chi non sa alimentarsi da solo. Le definizioni sono chiare, bisogna evitare confusioni. Alimentare NON é accanimento terapeutico; non alimentare NON é eutanasia.
Seguendo il suo ragionamento, caro Aquinate, si arriva a non alimentare più gli anziani nei ricoveri perché vanno imboccati, dunque non lo sanno fare più da soli. Concettualmente, non vedo differenza tra l'imboccare un anziano affetto da demenza senile, lavarlo e tenerlo in movimento passivo, e fare le stesse cose con una persona in stato vegetativo, adoperando un sondino naso-gastrico (non un ago!) invece di un cucchiaio.
Attento che da questo suo ragionamento all'eliminazione fisica dei più deboli il passo é breve.



RIDDICK
oltremondo , luglio 29, 2008 16:36

La natura ci mostra che la forza vitale è inesauribile.
Chiunque ha diritto di vivere quanto più possibile, e questo diritto dovrebbe essere assicurato a tutti (chi merita, ovviamente).
Quando l'ingegneria genetica e quella bionica assicureranno vite lunghe centinaia di anni voglio vedere quanti cattolici ricorreranno al diritto di prolungare la vita o si trastulleranno a discutere come oggi sul diritto alla morte.
Già oggi esiste una alternativa alla morte, naturale o indotta che sia: la criogenesi.
Vi fanno credere che non ci si può risvegliare dall'ibernazione e che è una tecnologia non sicura: mentono per riservare a pochi eletti questa possibilità di sospendere la vita in attesa che la medicina compia i progressi necessari.
Già oggi potremmo assistere a "sospensioni" di massa piuttosto che funerali religiosi.
Il problema pertanto non è religioso o morale, ma pratico, dovuto ad una scienza non ancora sufficientemente evoluta o condivisa.
Quello che invece è veramente spaventevole è la visione cristiana della sofferenza come "dono di Dio per l'espiazione", alla quale la chiesa di Cristo partecipa con funzione consolatoria.
Dico solo questo: la sofferenza può esistere come mezzo di correzione soggettiva, ma l'eradicazione della sofferenza dal mondo è un obiettivo legittimo dell'umanità, un segno della sua evoluzione verso il bene e un dono del Signore per la sua definitiva riconciliazione con Lui.
Purtroppo oggi la sofferenza è un business per chi comanda o si arricchisce con ingiustizia o per chi, come la Chiesa cattolica, trae forza e potere dalla funzione consolatoria.




Aquinate
Saronno , luglio 29, 2008 16:57

Per AlessandroPC : appunto perchè non Lei non vede la differenza tra imboccare un anziano e usare un sondino naso-gastrico, appunto per questo spetterà a lei spiegare la differenza tra una compressa di antibiotico e una pastiglia per rigenerare i tessuti e vivivere fino a 150 anni, quando qualche ditta farmaceutica lancerà il brevetto tra pochi anni .
Un conto è aiutare uno a mangiare o a respirare se ha la tosse (guarda l'uccellino !!), altra cosa è tenere in vita una vita biologica che nega in tutto e per tutte le sue funzioni essenziali, cioè che contraddcie sè stessa. UNa vita bilogica che non sia in grado di disporre della riproduzione, della nutrizione e di altri meccanismi di interazione con l'ambiente strutturali, non è vita biologica, nè a livello filosofico/logico nè a livello scientifico. SI tratta di un concetto analitico- tautologico. E la coerenza imporrebbe che si lasci -sottolineo "lasci" - spegnere qualcosa che è già spento, a meno che lei non voglia che una cosa diventi altro da quello che è. Si potrbbe dedicare anche ai diritti dei gatti, che istruiti potrbbero diventare uccelli e imparare a volare.
Se poi vogliamo parlare di vita dello spirito, allora il problema non si pone nemmeno, perchè quello è immmortale di per sè.
Ma qui si parla di vita biologica mi pare.



x y
fi , luglio 29, 2008 17:19

Per i malati «vegetativi» il principio di precauzione
Eutanasia - la lezione del polacco risvegliatosi dopo 19 anni • Questa vicenda è un'obiezione incisiva per tutti coloro che invocano l'eutanasia
di Giacomo Samek Lodovici
Tratto da Avvenire del 7 giugno 2007
Jan Grzeb-ski è un polacco che, nel 1988, è precipitato in uno stato di totale incoscienza, per un trauma cranico. I medici gli avevano dato solo due o tre anni di vita, invece Jan ha continuato a vivere. Solo la moglie Gertruda aveva creduto nel suo risveglio e ha svolto con amore il lavoro di un team di terapia intensiva. Gertruda ha avuto regione: Jan si è risvegliato nel 2007, dopo 19 anni, e ha conosciuto gli 11 nipoti nati ai suoi 4 figli.
«Mia moglie mi ha salvato, e non lo dimenticherò mai», ha detto alla tv polacca.
LONDRA: GIOCHIAMO A FARE DIO...
Grottesco? Assurdo? Impietoso? Forse. Ma soprattutto inumano. Una bimba inglese affetta da una patologia incurabile è costretta a giustificare di fronte ad un tribunale il suo diritto a vivere. Come se si trattasse del contratto di affitto di una casa.
La bimba è in ospedale ed i medici, sostenendo che ulteriori cure configurerebbero un accanimento terapeutico, volevano staccare la spina. I genitori si sono opposti con tutte le forze, spinte da quell'istinto primordiale e bellissimo che si chiama amore per la creatura frutto della loro unione.
E i medici cosa fanno? Ricorrono in tribunale chiedendo la soppressione di quel piccolo essere umano gravemente malato. E il tribunale potrebbe pure dar loro ragione, condannando a morte un'innocente che pure continua a vivere. E a quanti giunti a questo punto si stessero chiedendo "ma che vita è quella?" dico: CHIEDETE AI GENITORI DI QUELLA BAMBINA! Pensate forse che nella loro fermissima volontà di opporsi alla soppressione della figlia malata vi sia qualche cosa di diverso da un grandissimo, incondizionato e gratuito amore?
NO ALL'EUTANASIA, NO ALL'ABORTO.





rasenna
livorno , luglio 29, 2008 17:37

Già mi è sempre riuscito difficile capire bene l'aquinate San Tommaso, ma i concetti dell'aquinate Nik Name mi sono ancora più ostici.
"Una vita bilogica che non sia in grado di disporre della riproduzione, della nutrizione e di altri meccanismi di interazione con l'ambiente strutturali, non è vita biologica, nè a livello filosofico/logico nè a livello scientifico".
Questo forse l'ho capito e le rispondo: un neonato non è in grado di disporre della riproduzione ,(mai visto neonati accoppiarsi), della nutrizione (deve essere nutrito da altri)e non sa interagire con l'ambiente (non sa nemmeno parlare) e se nessuno lo pulisse affogherebbe nella cacca. Però è vivo, anzi è la massima espressione della vita. E se non lo alimentiamo, non lo puliamo e lo lasciamo spengere come lei dice, si tratta di infanticidio. Per quanto riguarda il nonno che non sa alimentarsi, che non si ricorda nemmeno come ci si riproduce, che se la fa addosso, che ha perso la favella, anche se non è il massimo come vita, è pur sempre vita e, in questo caso se lo lasciamo spengere senza alimentarlo ed accudirlo si tratta di eutanasia.



AlessandroPC
Piacenza , luglio 29, 2008 17:52

Acquinate ha scritto: "Una vita biologica che non sia in grado di disporre della riproduzione, della nutrizione e di altri meccanismi di interazione con l'ambiente strutturali, non è vita biologica, nè a livello filosofico/logico nè a livello scientifico".

Senza offesa per Lei (che é certamente in buona fede), ma questa é l'anticamera della selezione nazista e della peggiore eugenetica. Si lasci dire che non nutrire una persona che non é in grado di farlo da sola, lungi dall'essere un pietoso invito alla natura affinché faccia il suo corso, é anzitutto una severa contravvenzione non solo del principio di carità cristiano, ma anche della legge naturale iscritta nella stessa mente umana.
Infine, mi permetta, da addetto ai lavori, di osservare che é prima di tutto CHIMICAMENTE e FISICAMENTE impossibile arrivare alla produzione di farmaci che invertano il processo di invecchiamento tissutale, il quale può al limite essere rallentato (e di poco), essendo un processo multigenico, multifattoriale e con pesanti influenze ambientali; così come - lo leggevo altrove negli interventi - é im