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Nella fase della depressione in cui si trovano gli USA esistono investimenti ancora sicuri, che rendono bene e costantemente, già pronti e ammortizzati da anni. SOno le cosidette “partecipazioni pubblico-private” che si stanno gettando sui gioielli dei cittadini, le infrastrutture pubbliche, sempre in deficit. L'ottimizzazione dei costi, sotratta alla mano pubblica, subirà l'efficenza del capitalismo. Ecco il peggiore dei saccheggi.

USA: comincia il grande esproprio, fase 2

Maurizio Blondet    06 agosto 2008
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La crisi dei sub-prime e la recessione in USA ha un effetto paradossale: gli speculatori finanziari che hanno provocato il collasso del sistema si buttano a comprare infrastrutture pubbliche. Aeroporti, autostrade, ponti e acquedotti dei governi locali, Stati e municipi, che sono disperatamente a corto di fondi e sono ben contenti di fare cassa (1).

Ma più contenti sono gli speculatori, attanagliati dalla crisi del credito, e che non vedono più i profitti favolosi di quando inondavano il mondo di prodotti derivati e di altre creazioni dell’ingegneria finanziaria. Prima si sono buttati sulle materie prime, lucrando sui rincari del petrolio e dei grani (da loro stessi provocati). Ora che anche le materie prime calano, dove investire per profitto?

«Quando non sei sicuro di alcun altro investimento, metti i soldi in una strada a pedaggio», dice John Schmidt, della Mayer Brown LLP di...( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
 
E cosa fanno gli eurocrati per la crisi?
Maurizio Blondet
L’Irlanda ha infranto un dogma del liberismo annunciando che garantirà  interamente i depositi e i prestiti delle sue sei maggiori banche. Ma impiegare denaro pubblico per garantire i depositi dei piccoli risparmiatori, non va bene. Segue inchiesta e punizione sovrannazionale. Sappiamo benissimo che gli eurocrati non hanno strumenti per salvataggi europei. Ci hanno inflitto la moneta comune. Ci hanno dato la Banca centrale europea. Ma non ci hanno dato un sistema di gestione della finanza, come occorre in situazioni di crisi e di emergenza. La vera urgenza, è punire l’Irlanda.
Questa si chiama Depressione
Maurizio Blondet
Il piano Paulson è come una rete da pesca, con cui si cerca di fermare una palla di cannone. La paralisi del credito che dura nonostante «iniezioni» e «piani» è un segno dei più infausti. La scarsità improvvisa di credito produrrà la bancarotta di General Motors e Ford e quindi i primi effetti sull’economia reale. I licenziamenti in massa creeranno la nota spirale che si auto-alimenta. Anche le banche sane, che hanno acceso mutui a solvibili, andranno verso l’insolvenza. A catena l'Europa è altrettanto sull'orlo del baratro senza neanche un sistema capace di elaborare una strategia. Sono al Nord le...
Occhio alla finta Bretton Woods
Maurizio Blondet
«Global Monetary Authority»: è questo il nome della creatura che secondo Jeffrey Garten dovrà prendere il sopravvento, in tutti i sensi, per controllare mercati che sono diventati senza confini. E' difficile non accostare questa proposta che giunge direttamente dai più noti salotti dei poteri forti come un passo avanti verso il progetto di Governo Mondiale. E difatti lo è a tutti gli effetti. I beneficiari del capitalismo senza regole, e gli autori del disastro terminale, soano i più zelanti a voler dettare le «regole» e i controlli, prima che gliele impongano i governi e gli Stati. La «regolamentazione» della...
La soluzione al crack, secondo Luca
Maurizio Blondet
Viene il momento inevitabile «in cui la crescita dell’indebitamento deve collassare, al punto esatto in cui gli interessi assorbono l’intero surplus prodotto dalla crescita economica». La storia insegna che l’economia non può crescere sotto il debito, e gli interessi, crescenti più dell’economia stessa. La prosperità europea coincide, nel 13 secolo, con l’assunzione di leggi a favore dei debitori, onde liberarli dell’indebitamento perpetuo. Anche Roma cadde quando Vinse l’ideologia del creditore. «I poveri sono onesti». Quando hanno un debito si strangolano per pagarlo. Con Cristo è...
Comincia il Goldman’s Reich
Maurizio Blondet
Ci siamo: si comincia con il golpe preventivo delle banche d’affari dove un nuovo Sovrano americano non eletto sta determinando la fine di un regime oramai moribondo, ma che è l’inizio di un altro regime con poteri assoluti. E' Goldman Sachs, che governa questo stato d’eccezione, scavalcando la costituzione e il parlamento americano, con l'unico scopo di accedere ai fondi del prestatore d’ultima istanza. Non ci sarà un nuovo Roosevelt a risolvere la crisi, forse non ci sarà nemmeno un nuovo presidente degli Stati Uniti. Il nuovo Sovrano è già tra noi.
Iniezioni di liquidità: ne voglio anch’io!
Maurizio Blondet
C'è un unica grande leva sui cui poggia tutto nel sistema americano basato sul credito facile: se non si può indebitare il cittadino commune, tutto il grande casinò sovrastante si blocca. E' questa base che ora è stata rovinata e dunque per questo niente risanerà la finanza. Neanche i 900 miliardi complessivi versati nelle tasche e nelle bocche dei veri criminali. Il potere ha preferito regalare miliardi agli straricchi, rovinatisi con le loro mani, che qualche milione ai poveri cittadini. Insomma: se si fosse iniettata liquidità in basso si sarebbe mantenuto l’intero ordine economico e sociale ad un prezzo più che...
Chicago 1933: il piano contro la Depressione
Maurizio Blondet
La FED e il Tesoro USA pensano di curare il crack speculativo con ulteriori ribassi dei tassi, ossia somministrando in più forti dosi la medicina che ha provocato le bolle e il conseguente crack. Nel 1933 un gruppo di economisti di Chicago propose un piano di riforma che era l’esatto contrario di questa «medicina». Il Piano proponeva che fosse restituito allo Stato il monopolio esclusivo dell’emissione di moneta; e che fosse vietato alle banche la creazione di denaro o pseudo-denaro, imponendo l’obbligo di riserva del 100%, rendendo così la moneta indipendente dai prestiti. Un sistema di regole fisse per mantenere la crescita della...
I treni rendono (in Francia)
Maurizio Blondet
Se si paragonano le vergognose infrastrutture ferroviarie italiane con quelle francesi, il risultato è agghiacciante. Treni traboccanti merda, sempre in ritardo e sempre di meno da una parte, treni in attivo, con sempre maggior richiesta, rapidissimi e puntuali dall'altra. L'effetto concreto in terra di Francia è una diminuzione dell'1.4% di traffico d'auto private ed una eccellente valore nazionale racchiuso nella soddisfazione dei passeggeri delle SNCF. Nella fase di depressione queste grandi opere pubbliche garantiscono alla lunga competitività del Paese, rendendolo pronto per la fine della recessione.
Frammenti dall’implosione
Maurizio Blondet
L’acquisto della AIG è differente dagli altri salvataggi perchè significa che il mercato è entrato in una fase anche più pericolosa, perchè le enormi posizioni di AIG nei “CDS” se si sfasciano creerebbero un buco 50 volte più grosso del mercato dei derivati basati sui mutui subprime. Stiamo assistendo alla fine di  un sistema economico cominciato 300 anni fa in Inghilterra. Bernanke si affanna a tappare una falla, e se ne apre un’altra, poi un’altra ancora. L’America precipita mentre non ha di fatto un presidente in carica come una nave senza timone nella tempesta.

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