
In questo momento della Corea
del Nord si temono soprattutto le possibilità di destabilizzazione, siano esse
deliberate o volontarie. Un paese afflitto da collettivizzazione agricola da
stalinismo tragicomico flagellato da carestie ricorrenti, che richiedono il
periodico invio di aiuti internazionali. Un regime basato sul terrore e su una
psico-propaganda da far sembrare un ingenuo George Orwell, con venature
razziste. Un paese guidato da un uomo discutibile e anche un po' ridicolo, ora
in stato di salute pessima, un esercito di 1,1 milioni di uomini, un paio di
testate atomiche, e che è pur sempre teoricamente in stato di guerra col Sud.
Insomma: il passaggio dei poteri se dovesse avvenire, può essere traumatico, ed
anche imprevedibile.
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Dopo il Caro Leader, il buio |
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«Caro Direttore, vorrei qualche informazione di ‘quelle delle tue’ sulla Corea del Nord. La descrizione di questo Paese mi sembra oberato da troppi pregiudizi propagandistici. Poche sono le cose certe leggendo qui e lì: in primo luogo l’estrema chiusura al mondo esterno (è vero che non hanno ancora internet?), l’autarchia, l’economia completamente collettivizzata salvo le joint-venture di brezneviana memoria. Dove va la Corea? Rimane chiusa nel suo isolamento o è stata già scelta un’apertura di tipo cinese? E’ di questi giorni la notizia che Kim Jong-il sta male: i suoi successori continueranno la politica di chiusura che ha fatto della Corea del Nord l’ultimo Paese rimasto dietro la ‘cortina di ferro’ o le cose cambieranno rapidamente? E quale è la posizione della Corea del Sud in tutto questo? Nessuno( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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