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«Recondite alchimie»
Giancarlo Infante    19 settembre 2008
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Il fatidico bosone di Higss è emerso di continuo in questi giorni, più che dall’acceleratore di Ginevra, dalle cronache quotidiane dei giornali di destra e di sinistra, nella sintesi suprema garantita dalla scienza.
Ma, grazie a Dio, già se ne parla meno.
Le sue gloriose tracce svolazzano nel vento, come in una commedia americana, su fogli ormai illeggibili, dopo aver avvolto frutta e ortaggi.
Per trovare i resoconti di questo esperimento tanto declamato, bisogna andare a cercare qualche trafiletto, tra le cronache interne.
Tra poco, scompariranno anche questi.
Fin che all’improvviso, prima o poi, altri titoli altisonanti risuoneranno per noi.

Ecco la sua strabiliante fotografia (una specie di cacchio bidimensionale, arrotolato in vortice), prova provata della sua identità, davanti agli occhi di tutti.
Allora, guai a chi non ci crederà.
La macchia beffarda sarà lì.
Traccia nientemeno che di Dio, dicono alcuni fisici.
Ed altri illusi.

Poiché tutto questo clamore, già di per sé, è fonte di sospetto, mi sembra il caso di trasmettere alcune considerazioni, al solito, del tutto personali.
Anche se si sollevano dalle anonime retrovie, queste modeste note costituiscono tuttavia come una presa di distanza da questa sorta di lavaggio mediatico del cervello, attuato dalle trombe scientifiche mondiali in occasione di un evento quanto mai specifico e tutt’altro che di comune interesse.

Il bosone di Higgs, infatti, come qualunque altra entità atomica, nucleare o sub nucleare, non è altro che una complessa rappresentazione fisico-matematica, fatta di formule e simboli ineccepibili e formalmente asettici che, tuttavia, sotto l’apparente rigore, nasconde un’ideologia (ateo-materialista), sostenuta con incrollabile fede da una schiera di scienziati di indubbio valore internazionale.
I quali, a furia di lavorarci sopra con tutte le loro energie, stanno davvero trasformando le più elaborate formule matematiche in «materia spirituale».
Processo già avvenuto altre volte nel corso della storia scientifica.

Non a caso, forse, lo stesso Einstein definì sarcasticamente la propria teoria «uno scherzo ben riuscito», riferendosi, forse, proprio a questo processo «occulto» insito nei più importanti e reclamizzati eventi scientifici.
Ovvero, alla capacità, specialmente della fisica, di trasformare l’idea in realtà.
Proprio perché, la fisica, costituisce un ponte fra l’astratto ed il concreto.
Una mediazione fra il razionale ed il reale, per dirla in termini hegeliani.

Molto modestamente, abbiamo cercato più volte di indicare come questa sorte di alchimia sottile, e perversa, si sia già verificata in ambito rinascimentale, con la rivoluzione copernicana.
Attraverso la quale, un modello del tutto ipotetico, indimostrabile, perché privo di consistenza reale, celebrato in ambito strettamente esoterico e pseudoreligioso, fu elevato in breve tempo al rango di verità scientifica.
Oggi del tutto assodata e dunque indiscutibile.
E che sia divenuta indiscutibile, quella che un tempo era solo un’ipotesi pazzesca, lo abbiamo sufficientemente verificato.

Per quanto riguarda il nostro bosone, ci tocca sottolineare, ancora una volta, che gli enti che per i fisici rappresentano la più scontata realtà ed evidenza quotidiana (atomi, particelle, quark, e via dicendo), purtroppo, non corrispondono a niente di reale.
Queste entità non sono cose, nel senso in cui si può intendere una cosa.
La scienza stessa ha dimostrato all’inizio del secolo scorso che gli atomi non sono quei granuli durissimi, indivisibili, indistruttibili, sostanzialmente identici, posti dai filosofi di Abdera a capo di tutta la realtà.
L’«atomo forma» che si differenzierebbe dagli altri atomi per «figura, ordine e posizione», si è dimostrato assai più impensabile di quanto si credesse.
Nel senso che la materia ordinaria finisce, ma il pensiero che la rappresenta, no.

Se ne rese ben conto Heisemberg, che gli atomi sono più creazioni mentali che entità reali.
Fin da giovane, egli si meravigliò nel trovare nel suo manuale di fisica una illustrazione completamente priva di senso, nella quale venivano rappresentati gli atomi con ganci ed asole, che li allacciavano l’uno all’altro nelle molecole.
Quei ganci e quelle asole gli sembrarono, giustamente, delle rappresentazioni del tutto arbitrarie (un po’ come le didascalie, del tutto sbagliate, che rappresentano dappertutto, in scale fasulle, il sistema eliocentrico, per renderlo credibile e, più che possibile, addirittura certo).
Da questo punto di partenza, Heisemberg giunse in seguito alla formulazione del principio di indeterminazione che, insieme al concetto di probabilità, sostituì il principio di causalità nell’ambito della fisica.
Egli affermò in modo chiaro e diretto che: «Alla luce della teoria quantistica queste particelle elementari non sono più reali nello stesso senso degli oggetti della vita quotidiana, alberi o pietre, ma appaiono come astrazioni derivate dal materiale reale delle osservazioni».
Ma se, nella fisica moderna, le particelle elementari non sono altro che forme matematiche, allora, prosegue Heisemberg «L’idea della obiettiva realtà delle particelle elementari si è quindi sorprendentemente dissolta, e non nella nebbia di una qualche nuova, poco chiara o ancora incompresa idea di realtà, ma nella trasparente chiarezza di una matematica che non rappresenta più il comportamento della particella, ma il nostro sapere sopra questo comportamento».

Questa affermazione è alquanto significativa, perché indica e sottolinea un distinguo fondamentale: un conto è parlare di oggetti materiali ben visibili, sedie, tavoli, alberi, pietre.
Altro, è invece riferirsi ad entità la cui sostanza è costituita da «complicate forme matematiche», il cui spazio di esistenza non può che essere quello mentale.

«Le particelle elementari del Timeo di Platone sono alla fine non sostanza, ma forma matematiche. ‘Tutte le cose sono numeri’ è una frase attribuita a Pitagora. Le sole forme matematiche disponibili a quei tempi erano forme geometriche come i solidi regolari o triangoli che formano le loro superfici. Nella moderna teoria quantistica non ci può essere dubbio alcuno che le particelle elementari saranno alla fine anch’esse forme matematiche, ma di una natura molto più complicata».

Ma se come dice Heisemberg, le forme matematiche costituiscono un’espressione ed una rappresentazione formale della nostra ragione, allora queste particelle matematiche, che costituirebbero la base della materia, non sono altro che una realizzazione dello spirito dell’uomo. Che, in questa chiave hegeliana, diviene addirittura creatore.

In tale prospettiva, la clamorosa campagna stampa attuata dai media mondiali, per propagandare un costosissimo esperimento scientifico, si spera non del tutto inutile, sembra volgersi verso un fine assai più certo e concreto.
Sebbene quasi del tutto invisibile, e sfuggente.
Quello di rendere reali, familiari e concrete, entità che invece non lo sono e non lo possono essere, di principio.
E tutto questo, per realizzare un mondo mentale, alternativo a quello reale, che finirà per sovrapporsi a quello unico e vero, creato da Dio, spezzando altresì il naturale legame fra creazione e Creatore.

Avvenne qualcosa del genere nel caso della relatività ristretta.
Teoria che, specialmente nei primi decenni del secolo scorso, venne propagandata in modo sorprendente dai giornali di tutti i tipi, in modo spesso non corretto, riuscendo ad introdurre nell’opinione comune il senso della generalizzazione erronea, ma ormai diffusa, del «tutto è relativo».
Scrive a riguardo Jean Marc Lévy-Leblond: «Anche lo sfruttamento delle teorie di Einstein a sostegno di un relativismo filosofico colto, o popolare (‘tutto è relativo’, come dice Einstein) esprime una confusione e contribuisce al perdurare del mito».

Al giorno d’oggi, sembra ripetersi una sorta di analoga procedura.
Sembra infatti che si cerchi di deformare la realtà, generalizzando ed estendendo gli schemi rappresentativi di un ambito del tutto ristretto ed esclusivo della scienza, come quello della fisica delle particelle, all’intera dimensione ordinaria.
Dove invece gli oggetti sono qualcosa di ben tangibile ed obbediscono a regole logiche ben determinate, di certo non corrispondenti a quelle bizzarre della meccanica quantistica.

Crediamo peraltro del tutto improbabile la possibilità che da un’esplosione originaria, il Big Bang, della quale il bosone di Higgs sarebbe l’ineluttabile prova, possa essersi determinato l’universo ordinato ed armonico, con la nostra variegata e complessa realtà.
Come invece crede, e vorrebbe farci credere, la maggioranza dei più grandi scienziati.

E’ assolutamente provato che le grandi esplosioni provocano soltanto distruzione e morte.
E questo è sotto gli occhi di tutti.
Eppure, in questi giorni, quanta enfasi riguardo alla presunta prova del fatidico Bang primitivo, che dovrebbe sostenersi su un’invisibile ed indecifrabile «macchia atomica» altrettanto primordiale.
Tante invenzioni e colossali sciocchezze.
Come quella di denominare tale presunta pseudoentità: «particella di Dio».
Una vera e propria bestemmia, per quanto raffinata, escogitata da qualche eminente epigono degli alchimisti rinascimentali.
Anch’egli convinto di avere tra le mani addirittura l’essenza divina della realtà.
Dimenticando, o forse ignorando, che l’intelligenza dell’uomo è polvere, dinnanzi al Dio che disperde i superbi nei pensieri dei loro cuori.

Dal punto di vista scientifico, l’intento di questa tanto proclamata esperienza è quello di riuscire a materializzare l’energia, rendere lecito il passaggio inverso brevettato da Einstein, che dedusse l’equivalenza fra massa ed energia.
In questo caso invece dall’energia, si cerca di ottenere una massa.
Ma non una massa concreta.
Non è che dal cuore di questo esperimento si produrrà, se non proprio una carota, un granellino di sabbia.
Che, nel caso, diverrebbe infinitamente più prezioso dell’oro.
No, al massimo questa fantastica collisione di energie determinerà una serie di lampi e bagliori.
Qualche cacchiolino innocuo, solco a spirale, che verrà decodificato ed interpretato dai fisici teorici proprio come se fosse una massa evidente, anzi evidentissima.

La «filosofia del come se», già indicata da Heisemberg, a proposito delle rappresentazioni didascaliche del tutto erronee degli atomi, che ancora oggi compaiono sui libri di testo scolastici.
Simulazioni e realtà virtuali di vario genere, anche e soprattutto morale, che abbondano sul web.
Un vero e proprio mondo alternativo, pericoloso e falso, che si sta cercando di ricreare ad immagine dell’uomo prometeico, nei nostri spazi mentali ed elettronici, assorbendo e concentrando parte della nostra forza intellettuale.
D’altronde, già in origine, l’atomo ipotizzato dagli Abderiti, oltre che indivisibile, significava anche «idea».
E idea corrisponde a quanto si può vedere con l’intelligenza, più che con i sensi.
Rappresentare l’atomo idealmente, significa dunque «vederlo».
E la fisica sembra confermare, e riproporre, questa antica prospettiva, rendendo visibile l’invisibile ed inesistente, attraverso una rappresentazione astratta alquanto complicata.
Quella del formalismo matematico.

Per rappresentare un tavolo, possiamo elencare le dimensioni, descrivere il materiale che lo costituisce, fornire gli elementi necessari perché dalla raffigurazione possa scaturire l’immagine corrispondente all’oggetto reale.
Ben diverso è descrivere un’opera d’arte.
Una statua o un quadro, semmai di arte astratta.
La questione si complicherebbe assai, in questo caso.
Figuriamoci poi il cercare, o addirittura pretendere, di rappresentare un qualcosa che di per sé è invisibile ed inosservabile, come è l’atomo ed i suoi costituenti, alla luce del principio dello stesso Heisemberg.
Il prodotto di questa rappresentazione sarebbe in ogni caso ambigua, fuorviante, se non proprio fantascientifica.
Perché alle forme matematiche si collega una realtà del tutto intellettuale.
Una realtà «spiritualizzata», che si sta cercando di condensare attraverso l’impegno di menti eccelse, ben determinate.

Ed il consenso, sollecitato in tutti i modi dai media, della «maggioranza silenziosa».
Che plaude, per ineffabile costrizione, alle loro magnifiche imprese.

Giancarlo Infante


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Commenti : (20)
Umby
... , settembre 20, 2008 01:35

Purtroppo articoli di siffatto genere mi fanno rimpiangere i soldi dell'abbonamento! definire la rivoluzione copernicana "modello del tutto ipotetico, indimostrabile, perché privo di consistenza reale" è negare tutto quello che ci circonda!
Forse per Giancarlo Infante era meglio il sistema tolemaico con la Terra piatta al centro dell'universo e Gerusalemme al suo centro? Quindi parlare della ricerca scientifica, del metodo galileiano dello sperimentare è peggio di astratte rivelazioni a pastori seminomadi della Mesopotamia?




SILVANO69
... , settembre 20, 2008 06:28

Calma, caro Umby. Mi permetto di dirti che, probabilmente, non hai colto il senso di quella affermazione. Ed il suo senso lo trovi nelle stesse frasi dell'autore che vengono immediatamente dopo quella da te citata.
Immagina di trovarti catapultato in quegli anni. Immagina che tu, uomo del tuo tempo di allora, abituato per forma mentis a pensare di essere al centro dell'universo e a vedere tutto ruotare intorno a te, sprovvisto di strumenti tecnologici, venga improvvisamente investito da quelle tesi. Il tuo senso comune come ne sarebbe venuto fuori? Come avresti reagito nei confronti di chi affermava cose tanto diverse dalla percezione dei sensi umani? Quelle erano teorie allora indimostrabili: ecco gia' nascere il germe dell'idea dell'uomo che vuole farsi Dio. Una tesi che viene elevata al rango di verita'. A me risulta che Galilei fu condannato, alla fine e dopo molti pazienti tentativi di evitare tale epilogo, poiche' egli semplicemente si rifiuto' di dimostrare cio' che egli asseriva. Dall'alto della sua arroganza, egli replico' che nessuno sarebbe stato in grado di capirlo. Bell'esempio di umilta'... E poi attenzione al tanto declamato "metodo galileiano": l'osservazione-ipotesi-esperimento-legge, il caro Galilei semplicemente non l'applico' affatto in piu' di una circostanza. Ti invito a leggere il libro di Federico Di Trocchio "LE BUGIE DELLA SCIENZA" onde poter trovare piu' vasti e puntuali riferimenti.

Ti cito ora una mia riflessione posta ad una conferenza divulgativa sull'origine dell'Universo. Al "luminare" dell'INAF che affermava essere inutile ogni tentativo di demolire la teoria del Big Bang, poiche' definiva esso "realta'" ormai accettata dalla comunita' scientifica, io semplicemente chiesi come facesse ad esserne cosi' sicuro. Le teorie sono solo un modello di rappresentazione della realta', buone fintantoche' funzionano piu' o meno bene nel descrivere quella realta'. Esse NON sono affatto LA realta'. Tanto e' vero che, quando si propone una teoria che descrive meglio quella realta', la precedente viene soppiantata. Quindi, com'e' possibile affermare con tale sicurezza che il Big Bang e' stato realta'? Risposta laconica: "perche' c'e' la foto..." (sic). Ecco lo scientismo becero a cui fa riferimento Giancarlo Infante. Una semplice mappatura della radiazione di fondo, piu' o meno accurata, per questo "luminare scientifico" sarebbe la "foto", la "prova" che il Big Bang e' esistito. Che tutti gli altri tacciano...

Ecco, invito te a non cadere anche tu in quell'errore. Ti invito semmai a riflettere sull'essenza, sul vero e profondo significato degli articoli di Giancarlo Infante. Leggili criticamente, certo, traine le tue conclusioni. E' giusto e saggio farlo. Ma fa che non siano affrettate. E soprattutto, lascia che visioni non ortosse e non legate alla vulgata imperante possano esprimersi al meglio delle loro possibilita'.

Tranquillo, che i soldi del tuo abbonamento sono stati ottimamente investiti.

Un caro saluto.



Giulio G
Milano , settembre 20, 2008 13:54

E' grazie alla ricerca dei fisici che si è arrivati ad aver la conoscenza necessaria per produrre circuiti elettronici, fibbre ottiche e molto della tecnologia di cui disponiamo oggi è frutto delle ricerche "astratte" (all'epoca potevano sembrare tali) del passato.
Ci si può interrogare se tutti i fondi spesi per LHC potessero essere usati per la ricerca contro il cancro o la SLA o qualche altra malattia (come ha fatto Blondet in un precedente articolo), ma la ricerca scientifica è necessaria, vitale per le sfide che (forse) dovremo affrontare in futuro.

Se poi il risultato di una scoperta scientifica viene "estesa" ad altri campi quali teologia e filosofia, questo è colpa sia dello scientismo ateo sia della tuttologia presente nei nostri tempi : nessuno si attiene più al proprio ambito di conoscenza ma sparla a vanvera.

Dalla Chiesa mi aspetterei un comportamento da "guardiano" verso queste invasioni di campo, invece mi trovo alti prelati che parlano di darwinismo e di teorie creazioniste come il becero protestantesimo americano invece di limitarsi a difendere il dogma : nell'allegoria della Genesi l'uomo è stato creato dalla materia inanimata e per ultimo tra le creature (e dopo un giorno di riposo), siamo perciò della stessa sostanza della Terra (ma con qualcosa in più), in nessun contrasto con quanto il mondo accademico moderno sostenie.








Umby
... , settembre 20, 2008 14:15

Carissimo Silvano, già nell'antica Grecia si stava prendendo le distanze da quel modello tolemaico che non spiegava tutte quelle osservazioni che si erano accumulate contro di esso. la ventata controculturale dei primi cristiani e la distruzione della biblioteca di Alessandria fecero arretrare il pensiero scientifico di duemila anni fino alla sua riscoperta nel risorgimento italiano ed europeo. L'adottare il modello tolemaico già rispecchiava l'antropocentrismo di cui parli. Che tale mania di grandezza è rimasta come luogo comune e accettata passivamente fino a quando non si è compreso la vastità del cosmo e che il Sole e la Terra non erano altro che puntini insignificanti in un braccio di una banale galassia agli inizi del XX secolo. Ancora oggi, l'antropocentrismo resiste nel concetto che l'universo è governato da leggi fisiche che se fossero appena diverse noi non saremmo qui a discutere come due vecchi amici davanti ad un caffè. E tra l'antropocentrismo, essere i prediletti di Dio e essere Dio il passo è breve: guarda come abbiamo ridotto questo mondo, inquinamento ambientale, rischio di conflitto atomico, distruzione delle biodiversità, tutte cose che facciamo ritenendoci al di sopra di tutto quello che ci sostiene come Vita. questo non è arrogarsi a giocare a fare Dio? o a fare l'Uomo senza temere che Dio esista?
Tornando al tema dell'articolo che è o meno la giustezza dell'odierna ricerca scientifica, non vedo niente di scandaloso cercare delle risposte all'uniche due domande che il genere umano si è da sempre posto: chi siamo e dove andiamo. Certo paiono astratte le rappresentazioni matematiche della realtà, ma non dimentichiamo che descrivere l'orbita di un elettrone e dire come è un fiore è la stessa cosa: sono solo due descrizioni, una necessariamente matematica e purtroppo non alla portata di tutti data la sua complessità e l'altra visiva, olfattiva, insomma più tangibile ai nostri sensi. Cent'anni fa la scienza ci regalava lo strumento più complesso e potente che ancora oggi abbiamo, la meccanica quantistica: questa ci ha donato l'elettronica che ha rivoluzionato le nostre vite in meglio, e l'era nucleare con tutti i suoi rischi. Adesso sta all'intelligenza dell'uomo scegliere cosa farne:
considerarsi al di sopra di tutto, giocare ad essere Dio, o considerarsi parte di un delicato sistema, dove valgono leggi e regole da rispettare che magari ancora non conosciamo e che solo la Scienza ci può far comprendere.
Non esiste uno scientismo becero, quanto persone che non sanno dimostrare ciò che affermano, per evidenti loro lacune o perché si sentono superiori, degli dei e ti posso assicurare che spesso questi ultimi sono più ignoranti nel loro campo di chi li ascolta.
Non temere per l'abbonamento, questo giornale offre infinite diversità in infinite combinazioni: si può non essere d'accordo con una, ma non con le altre che apprezzo;
e citando François-Marie Arouet, in arte Voltaire
"anche se disapprovo ciò che dite, difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo."

Un caldo saluto



mitteleuropeo
wien , settembre 20, 2008 15:05

Salve a tutti.
Mi sembra che le due posizioni "in campo", quella scientista-riduzionista e quella neotomista (se mi si permette questa semplificazione) soffrano di un limite comune.
Ad entrambe sfugge, mi pare di capire, che la chiave di volta della penetrazione del reale sia, innanzi tutto, la penetrazione dello strumento che ci consente l'indagine di ciò che definiamoi reale: il pensiero.
Ora mentre il tecnoscientismo ritiene il pensiero ombra o riflesso di una realtà ad esso presupposta, in questo caso il sistema neurocerebrale, lo stesso pensiero cattolico ne fa specchio di una realtà "altra" da sè , sia esso l'Essere o il Divino. Questo fatto nasce dalla generale identificazione del "pensiero" coi "pensati" ovverosia con la sua forma dialettica o discorsiva. Ma il pensiero è molto più di questo. Non è un semplice e docile "mezzo riflettente" o una mera seriie di onde elettrochimiche ma il centro dell'esperienza umana.
La nuova via della ricerca , che ad un certo punto non è più semplicemente filosofia o scienza, ma diviene vera e propria "metafisica dell'immanenza" (nel senso che investiga l'azione dello Spirito nel sensibile") fu, nei tempi moderni, intuita ad esempio da filosofi idealisti come Fichte il giovane, e Spaventa- più che Gentile- o da cattolici come Rosmini, visse allo stato "grezzo" nel Goethanesimo e nella Naturphilosophie mitteleuropea precedente a Darwin ed ha trovato piena espressione nell'opera di Rudolf Steiner e di suoi continuatori come Carl Unger,W.J.Stein,Owen Barfield, Massimo Scaligero,Bernard Lievegood, Jesaiah Ben Aharon ,Steve Talbott,Dan Cruse, Thomas H. Meyer, Arthur Zajonc, ecc.
Seguendo tale "scuola" la penetrazione del sensibile da parte dello Spirito può portare, come ha portato, al rinnovamento di svariati campi dell'esperienza umana, da quello più legato al mondo della natura, come l'Agricoltura , a quello propriamente umano come la Pedagogia, la Medicina le Arti ,la Sociologia .
A tutt'oggi tali tentativi di rinnovamento vivono spesso una realtà di "nicchia" ,sovente osteggiati dai depositari delle varie "verità" (religiose,scientifiche,finanche esoteriche e massoniche) ma sono comunque ben presenti nel mondo .
Così la teopria del "big bang" , in quest'ottica, appare poco più di un onetso tentativo di spiegare, da un livello discorsivo, ciò che è ben al di là di esso, e l'errore di scambiare tale toria pr "fatto2 è l'ennesima dimostrazione del mondo astratto ed evanescente in cui vive la ricerca delle "cose ultime".
Che peraltro ha un risvolto terribilmente concreto: l'enorme massa finanziaria che muove intorno ad esso e la capacità di creare distruzione grazie allo "sfrugugliamento" nel campo della radioattività prodottosi nel XX Secolo e della cosneguente capacità tecnologica di spezzare i legami di minime particelle di sostanza.




s.busnelli
Mondo sottonaturale , settembre 20, 2008 18:34

@Redazione
Capisco che i miei commenti ad articoli di questo tipo siano scomodi, ma almeno una volta pubblicatemeli. Non mi pare di essere nè offensivo nè volgare, nè tantomeno di minare la solidità del clero.

@SILVANO69
Scusami, ma per rimanere nel tuo esempio, quelli che a quell' epoca raccontavano alla vile massa che la terra era al centro dell'universo e tutti gli astri le orbitavano attorno, non si erano a loro volta macchiati del peccato che ti citi?
Non cercavano di propagandare una realtà diversa da quella reale (che nemmeno loro conoscevano) cercando invano di perscrutare la mente del creatore?
Perchè la blasfemia perpetrata dai preti è migliore di quella degli altri?

---------------------------

Nessuno ha mai tagliato i suoi commenti!
Forse c'è stato qualche problema durante l'invio.

Lorenzo de Vita
(content editor)



SILVANO69
... , settembre 21, 2008 03:05

Dato il mio scarso tempo libero, riapro solo ora l'articolo e leggo gli ulteriori commenti.

Ogni epoca ha avuto uomini fuori del loro tempo, menti brillanti, che hanno usato i loro talenti per scopi piu' o meno nobili. Non rileva secondo me la circostanza della ventata controculturale del cristianesimo. Ci puo' essere anche stata, d'accordo, ma a questo punto bisognerebbe anche circoscriverne esattamente gli effettivi limiti. Certo, ci sara' pur stato un arretramento tecnologico, per esempio nel medioevo. Le statue della romanita' classica venivano sciolte nelle fornaci perche' se ne ottenesse calce poiche' non si sapeva o voleva ottenerla diversamente. Chiusure, superstizioni, localismi, territori contro territori. Ma anche fioriture del pensiero filosofico, trasmissione della cultura, esplosione di quelle eccezionali comunita' che furono le abbazie ed i monasteri, che ad un tempo erano luoghi religiosi, ospedali, scuole di manifatture, mercati di scambio. Per tante ragioni si puo' anche sostenere che il medioevo fu un periodo tutt'altro che buio. Non e' questo il punto.

Come non e' un punto centrale della questione l'affermare che il potere del momento impone la propria visione delle cose a scapito di altre. Anche in tal caso ogni periodo storico, compreso l'attuale, ha avuto la sua connotazione in tal senso. Certo che quello religioso era anche un potere forte, secoli fa, ma parlare di blasfemia dei preti che propagandavano fandonie alla vile massa mi pare argomento bizzarro. Lo stesso Einstein, quando rese note le sue teorie, fu osteggiato dalla comunita' scientifica del tempo. Ci volle circa un ventennio per accettare quelle tesi, dato che il senso comune dell'uomo non comprende affatto quello che succederebbe in certe condizioni. Si puo' per questo affermare che la comunita' di inizio '900 era blasfema?

Ecco quindi il concetto su cui insisto: quello del senso comune. Che si sposa con i limiti della nostra necessaria imperfezione. Un tempo fu senso comune umano affermare che il sole ci girasse intorno.

Oggi sappiamo bene che siamo noi a giostrare intorno al sole, e se oggi abbiamo il gps o mandiamo sonde spaziali secondo certe traiettorie lo dobbiamo ad Einstein. Benissimo. Non discuto affatto della bonta' concettuale del fare ricerca. L'uomo ha da sempre anelato alla frontiera della conoscenza, in senso lato.

Cio' che mi disturba di un certo modo di fare oggi scienza e ricerca, pero', e' certa arrogante limitatezza umana che ritiene di non riconoscere l'infinita essenza della dimensione spirituale delle cose. E' quel non riconoscere anche la sola possibilita' che la incredibile perfezione delle cose possa essere opera di un Essere Supremo. E' quel non riconoscere i propri limiti, quel non riconoscere di essere piccoli. Che poi non significa affatto abbandonare il cammino della ricerca. Significa correggerlo.

E' esattamente questo che intendo per scientismo becero, Umby: persone che non sanno dimostrare realmente cio' che affermano poiche' si sentono degli dei, come tu dici, pretendono di imporre la loro volonta'. In tempi di risorse molto scarse, non so fino a che punto sia valsa la pena di impiegare vari miliardi di euro per soddisfare quello che ho idea anch'io possa essere un puro capriccio, tanto ingarbugliata si e' fatta la faccenda dell'atomo.

E', in fondo, una questione di mancanza di umilta' e di rispetto. Altrimenti non avremmo per esempio tra i piedi gente come Odifreddi.

Un saluto a tutti.




frax
... , settembre 21, 2008 04:16

Io modestamente credo che gli interessi e gli scopi di questo esperimento siano tutt'altro che trasparenti.
Insomma...20 anni e 9 miliardi di euro solo per fabbricare una pista autoscontro per particelle?
Ok faranno migliaia di scontri...ok ammesso anche che scoprano questo benedetto bosone poi?
20 anni e 9 miliardi per togliersi una curiosità?
Credere che sia tutto questo il fine mi sembra da stupidi...poi lascio la parola a chi è più esperto di me. Magari l'ego degli studiosi è tale da giustificare una cosa del genere.
Si mi associo a chi afferma che 9 miliardi potevano essere spesi per altre cose più importanti. Ma tanto...inutile sperare che cio' avvenga!
Ho un dubbio...io non sono credente ma voglio fare una domanda...scusate l'ironia ma Dio una volta fece arrivare il diluvio universale per punire l'umanità.
Mi chiedo...possibile che ancora non siamo riusciti ad eguagliare quello sgarro che lo fece infuriare in passato?



zampanò
... , settembre 22, 2008 03:22

bisogna che Umby lavori un po' più di testa.
Appoggio l'articolo di Infante in tutto.



Selinus
... , settembre 22, 2008 15:01

Ad Umby: vai sul sito dell'Osservatorio Astronomico di Armenzano e lì puoi scaricare gratis il libro di A. Bolognesi" Eppur non si muove" con tutte le foto, articoli di Halton ARP, G.e M. Burbidge, Narlikar ....


marcello
siena , settembre 22, 2008 16:12

Mi sono letto un pò del libro "Eppur non si muove" di A.Bolognesi. Ringrazio Selinus per la segnalazione.
E' un pò lunghetto per cui ho solo dato una sbirciata, comunque dice cose interessanti.
Bene, pur non essendo un fisico, mi piace considerare che:
1) Non è che ci siano grandi certezze, anche se ci vengono propinate delle "verità".
2) L'approccio scientifico è un approccio analitico, e come tale insufficente a cogliere la "natura" delle cose e dell'universo.
3) Temo che la "cosmologia" sia stata già scritta dalle antiche civiltà, in particolare dai cinesi con il loro concetto di yin e yang.
4) Un avanzamento della ricerca in questo senso si avrà quando crollerà la teoria (perchè non è mai stata dimostrata) della gravitazione di Newton. La gravitazione non esiste.

Saluti.



silvia roma
... , settembre 22, 2008 20:24

Gentile Silvano69,
grazie per i suoi commenti pieni di garbo e competenza.
Un caro saluto.
Silvia



gildo
... , settembre 22, 2008 23:05

coincidenza. il giorno in cui EFFEDIEFFE ha pubblicato questo articolo, l'acceleratore del Cern in questione si è rotto. interazioni spirituali?


mitteleuropeo
wien , settembre 23, 2008 14:30

Uhhh! S'è rotto il "giocattolo".!! Quanto mi dispiaceeeee! Su da bravi facciamo una colletta per ripararlo: comincio io , ci metto il mio pacchetto di azioni "Kuhn Loeb Lehman Brothers", "Goldman Sachs", "Merril Lynch International" e "Alitalia".
Chi altro? Su fratelli, donate per la nobile causa del "bosone", non siate tirchi!!




catone
Milano , settembre 23, 2008 22:08

La teoria della relatività, tanto decantato, è tutt'altro che dimostrata e forse è indimostrabile. Si basa su tutta una serie di assiomi dubitabili. Fra i tanti uno: che l'universo sia in quattro dimensioni di cui una temporale e tre spaziali. Se togli questo presupposto (che viene preso come Verità assaoluta ma non lo è) la teoria viene a cadere e con essa le sua conclusioni sul Big bang e i buchi neri, vere masturbazioni mentali da scienziati repressi!
Usare la matematica per costruire uno schema logico non dà certezze se i presupposti da cui si parte sono cazzate. Ne sanno qualcosa gli economisti che tentano di spiegare la realtà riducendola con assurde esemplificazioni.
Dio non si fa esemplificare.



giorgios
bruxelles , settembre 24, 2008 14:34

A mio parere, una teroria scentifica serve per raggiungere uno scopo scentifico nel miglio modo possibile (=efficienza, rapidità, basso costo etc).

Provare a mandare delle sonde su marte usando un modello copernichiano e' assai semplice, usando un modello tolemaico le equazioni di calcolo sarebbero molto piu' complesse. Qundi ben venga

Ora pero' non e' che mi sia ben chiaro il perche'?
Perche abbiamo necessita' di mandare sonde su marte ? Perche' abbiamo necessita' di scoprire il bosone di Higgs?

E' anche vero che una teroria spesso porta ad una invenzione ed essa una miglior qualita' della vita: Teoria di Maxwell --> come trasportare l'elettricita' di Tesla --> lampadina, TV, ecc ecc.

Forse una teoria che dimostra l'eistenza di questa particella servira', pero' deve essere proprio bella bella bella per ammortire i 9 miliardi di euro.



Mec61
... , settembre 24, 2008 18:16

Provo a rispondere ad alcune argomentazioni anti-scientifiche che sono contenute nell'articolo e nei post successivi.

1) La teoria della relativita' (ristretta). Essa non nasce con Einstein ma con Galileo. Il problema che si pone e' il seguente: se io sto su un treno che va' a 100 Km/h e lancio una palla in direzione del moto del treno a 20 km/h se io misuro dalla terraferma la velocita' della palla che valore misurero'? La risposta ai tempi di Galeleo era semplice 100 20 = 120 km/h (relativita' galileiana). Il problema nacque il giorno in cui si vide che la velocita' della luce e' indipendente dal sistema di riferimento cioe' la velocta' della luce di una torcia sulla terraferma e' la stessa di quella generata dai fari del treno e questo e' in contraddizione con quanto detto prima. Allora si riscrisse le formule in maniera tale che alle velocita' tipiche della palla (20 km/h)la velocita' della palla misurata sulla terraferma facesse ancora 120 km/h (un po' meno in realta' ma di una quantita infinitesimale) e quella della luce invece non facesse 300000 km/s 100 km/h bensi' 300000 km/s. Einstein lavorando su queste nuove formule matematiche estrasse una serie di previsioni. Tutte rigosamente dimostrate.

2) La meccanica quantistica. Qui si confonde complessita' del modello con idealita' e astrattezza. Nel rappresentare l'atomo si era partiti da una sfera compatta fino ad arrivare un un sistema di tipo planetario ove c'era un nucleo pesante attorno al quale ruotavano una serie di sferette leggere (negativamente cariche). Questo passaggio era avvenuto in base a fatti che smentivano i vari modelli.
Fino a qui abbiamo una visione cosiddetta "classica" dell'atomo.... il problema e' che neanche questa funzionava perche le cariche accelerate (tutto cio' che compie una traiettoria curvilinea e' accelerato quindi anche gli elettroni) emettono onde elettromagnetiche perdendo energia quindi questo tipo di atomo e' instabile. Per superare questa ed altre aporie si e' dovuto introdurre la meccanica quantistica. Oggi la nostra conoscenza della materia si basa sulla meccanica quantistica e sulla teoria dei legami atomici che viene elaborata secondo questo schema; per cui se il computer sul quale scrivete i vostri messaggi funziona lo si deve al fatto che la meccanica quantistica descrive correttamente i livelli energetici dei semiconduttori. Inoltre alcuni elementi di meccanica quantistica intervengono pure sulla costruzioe stessa dei chip semiconduttori che costituiscono il computer stesso.

3) Sensi e sensori. Per le particelle subnucleari si parla di astrattezza perche' sfuggirebbero ai sensi. Sono troppo piccole, le masse sono enormemente inferiori a quelle di un granello di sabbia.
L'esempio che vi faro' e' quello del telefono se state a Roma e volete parlare con un vostro amico a Milano non e' che vi mettete ad urlare sperando che il vostro amico vi senta. Prendete il telefono e ci parlate. Il telefono tramite un sensore (microfono) trasforma la vostra voce in impulsi elettrici che vengono trasmessi all'altoparlante del telefono del vostro amico che e' un sensore che fa' l'operazione inversa. Il fatto che degli intermediari "elettronici" si interpongano tra voi ed il vostro amico (laddove non c'e' distorsione) non impedisce alla vostra conversazione di essere "reale" come una qualsiasi conversazione vis a vis.
Esistone sensori in grado di rivelare il passaggio di una particella elementare e al tempo stesso di misurarne, la carica elettrica, l'energia e la velocita'. Questi sensori sono di natura "elettronica" per cui i segnali vengono mandati a dei computer che ricostruiscono le tracce che queste particelle lasciano nei rivelatori dandone una immagine tridimensionale. Quello che restituiscono e' "reale" in quanto non c'e' distorsione di alcun tipo questo lo si verifica con opportune calibrazioni del sensore.

4)A cosa serve l'Higgs e la fisica subnucleare in genere? Qui il paragone e' con la formula 1.L'utilita' della formula 1 non e' fornire solo lo spettacolo di una competizione ma anche quello di creare un ambiente competitivo dove i tecnici mettono appunto delle tecnologie che hanno una ricaduta in vari campi dell'automobilistica industriale di massa. L'Higgs ha una utilita' "in se" in quanto il tassello mancante della comprensione delle proprieta' elementari della materiacon l'Higgs si chiude un era quella della verifica del cosiddetto modello standard
e con gli esperimenti dell'acceleratore LHC se ne potrebbe aprire un altra che e' quella che va' oltre il modello standard e arriva alla cosiddetta supersimmetria che e' un ulteriore stadio nella conoscenza della materia.

Esiste pero' anche un utilita' meno intrinseca ma forse piu' immediata e comprensibile che e' quella di mettere a punto tecnologie avanzate e utilizzarle su larga scala. Le tecnologie sviluppatenella sensoristica e nel disegno degli acceleratori ha ricadute in tutti i campi del sapere scientifico dalla medicina, all'astronautica, dalla microelettronica, all'archeologia, dall'ingegneria dei materiali a quella della criogenia e del vuoto. Tutti campi dove la ricerca pure pone una frontiera che e' al di la' dell'utilitarismo immediato e che per questo consente di spingere oltre il limite laddove c'e' un vero progresso tecnologico.





anrewbst
Milano , settembre 25, 2008 14:54

Tema molto affascinante, forse gli scenziati di questa generazione sono gli ultimi della scienza meccanicistica diventata strumentale solo a se stessa.
Probabilmente ci saranno grandi revisioni anche in campo scientifico una volta crollata l'economia di mercato così come la conosciamo.



lux166
... , settembre 26, 2008 08:33

"Signore non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con suoerbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi
superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l'anima mia." (salmo 131)
Continuiamo a costruire la nostra nuova ed ennesima torre di Babele... Crollerà miseramente come tutte le altre. Solo chi rimarrà sereno e tranquillo tra le braccia di Dio conoscerà alla fine la "VERITA'", l'unica, quella che nessuno scienziato potrà mai scoprire. Solo chi si preoccupa del vero bene dell'umanità, che è il bene dell'anima, riceverà il premio. "Ti rendo grazie o Padre, che hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti ed agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli".
Che il Signore vi benedica tutti,
Pace e bene.



MultaPerAequoraVectus
Europa , ottobre 14, 2008 00:55

Qualche centinnaio di anni fa chiesero a Faraday - sulle cui basi sperimentali Maxwell scrisse le equazioni differenziali vettoriali dell'elettromagnetismo -
"a cosa serve quello che sta facendo, Sig Faraday ? " (con la classica miopia anglosassone)...
il Sig.Faraday ( che a differenza di Maxwell, non era in grado di formalizzare in equazioni differenziali, ma si limitava a descrivere molto precisamente i risultati in grafici e descrizioni) rispose
" a cosa serve un lattante?"
Se da un lato il modello standard della fisica sub nucleare è assai meno elegante, dall'altro chissà potrebbe servire a crescere una generazione di fisici che da questi dati sperimentali potrebbero tirar fuori un modello che abbia più senso che saturare gli integrali che divergono (vedi Feynamann ed il suo pragmatismo).

Potremmo progredire, ma sarebbe stupido pensare che potremmo pervenire alla realtà "ultima".

Un progresso asintontico della fisica non diventa religione, come un progresso asintotico della mela non diventa un'arancia (con buona pace dell'ingegneria genetica).

Disgraziatamente il popolino anglofilo, scientista, e tristemente ignorante, sia in ambioto filosofico quanto scientifico, non aspetta altro che avere giustificazione della propria debolezza morale tramite nuove dimostrazioni della non necessità dell'assoluto...

Finita la giovinezza, sono i primi , miseri a convertirsi, a cercare il SIGNIFICATO.

Perdonate l'intervento, forse fuori parzialmente tema.




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