
«L’atteggiamento brutale dei
militari americani è ormai l’ostacolo numero 1 alla pacificazione. I militari
americani fanno detestare gli occidentali ogni giorno di più. La loro brutalità
e mancanza di discernimento nelle operazioni è permanente». E' questa
l'opinione francofona sull'operato americano in Afghanistan. I francesi, le ONG
e anche personalità pubbliche non nascono più il loro profondo malumore su una
situazione in continuo peggioramento. Anche a seguito della morte dei dieci
soldati francesi, caduti in un’imboscata il 18 agosto scorso. L’Afghanistan non soffre più di siccità ma di
desertificazione, ma da parte dei media c’è una specie di denegazione sulle
condizioni della gente afghana.
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Francesi: che ci facciamo a Kabul? |
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«Quanti soldati francesi dovranno morire in Afghanistan perchè si possa porre la questione del ritiro delle nostre truppe?». Se lo domanda ad alta voce François Grunewald, presidente dell’organizzazione non governativa «Urgence Réhabilitation et Développement» (URD).
Non è il solo: oltre venti ONG francesi presenti sul campo hanno indetto una conferenza stampa per invocare il ritiro, nell’imminenza del dibattito parlamentare che si terrà il 22 settembre sulla morte dei dieci soldati francesi, caduti in un’imboscata il 18 agosto scorso (1). Le ONG, forti della conoscenza diretta della situazione, invocano da governo e deputati una «rottura strategica» sull’impegno francese in quel conflitto.
«E’ stato un errore mandarli là, ora siamo tutti con le spalle al muro!», ha detto( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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