L’America che conta, da Wall
Street al Congresso, sembra affondare nel caos e nel panico. E’ in sè un
miracolo che l'attuale presidenza non sia sotto impeachment, e ciò suggerisce
che continua ad essere coperta dalla nota lobby. Su diversi fronti, diverse
manovre strategicamente attivate, farebbero pensare l'avvicinarsi di qualcosa
di molto grosso, come già detto, magari proprio tra ottobre/novembre. Dalle
brigate anti sommossa sparpagliate sul suolo statunitense, alla costosa
propaganda anti-islamica nelle zone swing states, alle frasi di Shimon Peres e
Warren Buffett. Per finire entra in gioco pesantemente anche il nervosismo di
Pechino per la devastante crisi economica USA. Insomma, cavalcare una
potenziale emergenza nazionale potrebbe essere l'unica soluzione fattibile per
rimanere al potere, bypassando Congresso ed elezioni.
McCain ha sospeso la propria campagna elettorale, ha rifiutato il faccia-a-faccia con Obama, perchè - dice – deve stare a Washington a gestire «l’emergenza nazionale» del salvataggio di Wall Street. La scusa è palesemente ridicola, non avendo McCain nessun potere e nessuna competenza nella faccenda. La realtà è che i sondaggi lo danno sconfitto.
Il che induce alla domanda: i repubblicani stanno attuando un «Piano B»? L’allusione alla «emergenza nazionale» vuol dire qualcosa?
L’America che conta, da Wall Street al Congresso, sembra affondare nel caos e nel panico. Ma nel caos, il gruppo di potere che ha Bush come facciata o marionetta, ha uno scopo chiaro e determinato: salvare se stesso.
In un cambio di presidenza, il gruppo Cheney-neocon rischia di essere chiamato a rispondere del peggior disastro della storia americana, il collasso della finanza, il( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
L’agente del 9/11 di nuovo operativo Maurizio Blondet
L'11 settembre servì
ottimamente anche a sottrarre Israele da una posizione insostenibile. Ora
alcuni accadimenti di questi giorni, riconducibili forse alle profezie di Biden
e Powell, farebbero ipotizzare uno scenario inquietante. Mentre Israele vigila
e massacra Gaza, esercitazioni e vecchie conoscenze animano lo scenario
americano.
Piovono profezie Maurizio Blondet
Richard Haass: «ci saranno
colpi di Stato, genocidio, terrorismo». Kevin Rudd: «avverrà qualcosa che
offuscherà la tragedia delle Twin Towers». Alan West: «si sta progettando un
altro grosso complotto. Preceduti come sappiamo dalle
profezie del vice-presidente Biden e di Powell. Sono sette
almeno le personalità ben informate,
che prevedono un’apocalisse agli esordi della presidenza Obama.
Ariecco Al Qaeda, eh già... Maurizio Blondet
Il corriere si è lanciato in
avventurose scoperte, senza neanche mandare Allam come inviato speciale per
verificare la fonte. E cosi' scopriamo per bocca di un «ex» dirigente ora a
Londra ma «molto vicino alla direzione di Al Qaeda nello Yemen», Osama sta per
colpire nuovamente gli Stati Uniti. L'Italia per una volta è la prima della
classe, ma in giornalismo da disinformazione, come sempre. Evidentemente non si
sono messi nemmeno d’accordo per disinformare in modo convergente, perchè la
stampa allineata estera usa altri toni e altri argomenti per metterci
sull'attenti. Si vede proprio che Rita Katz non lavora più come conduttore
d'orchestra. Ci ha pensato il Corriere, ancora meno credibile.
Uno zio Tom per Katz? Maurizio Blondet
Steve Rademaker, Michael
Rubin, Kenneth Weinstein, Kenneth Katzmann, Michael Makovsky e su tutti Dennis
Ross. Ecco formato il nuovo pensatoio neocon per il futuro presidente che vuole
cambiare l'America e che elegge a capo del gabinetto il figlio di un terrorista
israeliano, Rahm Emanuel. Il 'nuovo' progetto ha già un nome: «Meeting the
Challenge: US policy toward Iranian nuclear development» esattamente il
proseguimento del «Project for a New American Century» di bushiana memoria. E il tutto avverrà in maniera assolutamente
«Bipartisan» ma con un padrone unico che mette tutti d'accordo. Ecco svelata la formula vincente di Obama,
l’ultima assunta dalla teleguida neocon sulla Casa Bianca.
Obama dopo le chiacchiere Maurizio Blondet
Israele, con i suoi neocon, ha
fatto adottare dal’America su scala globale i suoi metodi di dominio.
L’israelismo ha avuto la sua chances, per otto anni orribili, e ha mostrato la
sua incapacità. Di conseguenza il mondo ha vissuto troppi anni senza «comando».
Ora, quello che circonda Obama, al di là dei suoi meriti e qualità, è una
grande forza. C'è un vento di speranza diffuso, audace e a tratti da tenere
sotto osservazione per future analisi. Intanto si puo' iniziare a ipotizzare
che la politica internazionale di Obama sarà nel segno del vecchio
«imperialismo razionale». Senza dimenticare la profezia di Biden e di Powell,
in attesa di possibili colpi di coda e fughe in avanti per spingere il nuovo
presidente là dove non vuole.
Le guerre di Obama. Per Sion. Maurizio Blondet
Un governo Likud in Israele
renderà due guerre praticamente certe, in cui si troverà invischiato il
probabile prossimo presidente Barack Obama. Una posizione obbligata, grazie
alla potenza delle reti d’influenza israeliane nella politica USA. I democratici
sono soggetti a questa influenza, a cui sono molto sensibili. In un quadro di
depressione globale, con due guerre disastrose ancora in corso e appese ad un
filo, l'irrazionalismo likud potrebbe aggiungere Iran, Pakistan, Siria, in
linea con la completa destabilizzazione dell'area, preconizzata da sempre, in
cui solo Isralele deve comandare come roccaforte. Non aiutano l'assurda
transition dei prossimi 3 mesi e la completa rottura della linea di comando
militare americana, forse causa del recente massacro in Siria.
Chi ha ucciso il presidente? Maurizio Blondet
Un intreccio oscuro e complicato
quello che emerge tra le trame ordite che portarono all'omicidio di Abraham
Lincoln per mano di John Wilkes Booth. Se si va oltre le lacune investigative e
la scusa ricorrente dello «squilibrato solitario», affiorano dalle pieghe della
storia nascosta, che non deve essere raccontata, nomi celebri, quali Albert
Pike, Simon Wolf, Benjamin Peixotto, Adolph Ochs, fino a giungere direttamente
alla corona britannica, che sempre ostacolò lo sviluppo degli Stati Uniti come
potenza industriale avanzata. I forti legami dunque tra inglesi e israeliti,
che sfociarono poi nella dichiarazione Balfour, giunsero fino all'eleminazione
di un uomo "pericoloso" che osò sfidare il libero mercato nascente.
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