L’America che conta, da Wall
Street al Congresso, sembra affondare nel caos e nel panico. E’ in sè un
miracolo che l'attuale presidenza non sia sotto impeachment, e ciò suggerisce
che continua ad essere coperta dalla nota lobby. Su diversi fronti, diverse
manovre strategicamente attivate, farebbero pensare l'avvicinarsi di qualcosa
di molto grosso, come già detto, magari proprio tra ottobre/novembre. Dalle
brigate anti sommossa sparpagliate sul suolo statunitense, alla costosa
propaganda anti-islamica nelle zone swing states, alle frasi di Shimon Peres e
Warren Buffett. Per finire entra in gioco pesantemente anche il nervosismo di
Pechino per la devastante crisi economica USA. Insomma, cavalcare una
potenziale emergenza nazionale potrebbe essere l'unica soluzione fattibile per
rimanere al potere, bypassando Congresso ed elezioni.
McCain ha sospeso la propria campagna elettorale, ha rifiutato il faccia-a-faccia con Obama, perchè - dice – deve stare a Washington a gestire «l’emergenza nazionale» del salvataggio di Wall Street. La scusa è palesemente ridicola, non avendo McCain nessun potere e nessuna competenza nella faccenda. La realtà è che i sondaggi lo danno sconfitto.
Il che induce alla domanda: i repubblicani stanno attuando un «Piano B»? L’allusione alla «emergenza nazionale» vuol dire qualcosa?
L’America che conta, da Wall Street al Congresso, sembra affondare nel caos e nel panico. Ma nel caos, il gruppo di potere che ha Bush come facciata o marionetta, ha uno scopo chiaro e determinato: salvare se stesso.
In un cambio di presidenza, il gruppo Cheney-neocon rischia di essere chiamato a rispondere del peggior disastro della storia americana, il collasso della finanza, il( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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