
I piani di salvataggio
annunciati il fine-settimana non fanno che creare moneta per gettarla dentro il
buco nero. Alla fine, può risultare che il liquido è l’investimento a più alto
rischio se l’inflazione accelera. Il deprezzamento degli attivi «distrugge»
denaro circolante; il farsi raro del denaro configura diminuzione della
ricchezza, che si traduce in un calo generale dei prezzi e però anche dei
redditi. Il meccanismo della deflazione sembra già instaurato, come dimostra il
calo di petrolio, grani e metalli, le materie prime strategiche. E noi
contribuenti europei di fatto siamo oggi tutti comproprietari di debiti
irrecuperabili. Ora, è la solidità delle monete ad essere in questione.
|
|
USA ed Europa come lo Zimbabwe |
|
|
|
Avete presente l’iper-inflazione dello Zimbabwe, che gira sul 200 mila%? «E’ il destino di euro, dollaro e sterlina»: lo ha detto alla CNC Martin Hennecke, gran gestore di patrimoni privati alla Tyche. A forza di stampare moneta per salvare le banche, i Paesi occidentali mettono in pericolo la loro stesse monete (1).
Hennecke ha fatto il caso dell’Islanda, 320 mila abitanti e con le sue banche esposte per 13 volte il PIL nazionale. L’Islanda ha nazionalizzato le sue banche, sicchè adesso i loro colossali debiti sono a carico dei cittadini islandesi. L’Islanda ha questo debito verso l’estero, in divise straniere; dunque non può stampare la sua moneta per tirarsi fuori dai guai. «Invece l’Europa, gli USA e la Gran Bretagna possono», ha detto Hennecke, ed è questo il problema: «E’ la strada dell’iper-inflazione»( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
|