
Frasi come «una nazione che
non vuole indebitarsi fa rabbia agli usurai» e «la banca lucra interessi dal
denaro che crea dal nulla…» sono state partorire da una mente controversa che
tutti ben conosciamo e ammiriamo. La memoria di questo profeta, ammutolito dal
dimenticatoio propagandistico e da anni di internamento, ammiratore della
«moneta prescrittibile» di Gesell e della politica autarchica e risanatrice del
fascismo, trova dimora nello «scandalo Pound». Forse l’artista più
imbarazzante, più «rimosso» e meno sereriamente giudicato della letteratura
occidentale contemporanea: «Ma la bellezza non è la pazzia/benché i miei errori
e relitti mentano su di me».
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Vita e morte del crociato che combattè l’usura del «greenback»
Ezra Pound è forse l’artista più imbarazzante, più «rimosso» e meno sereriamente giudicato della letteratura occidentale contemporanea: e ciò perché nel suo caso riesce impossibile l’operazione, vagamente filistea, che si è fatta con tutti gli autori sedotti dalla «tentazione fascista», Celine in testa: quella di separare la loro «arte» dalla loro ideologia sconfitta e maledetta.
Le idee economiche di Pound, allo stesso titolo del suo «fascismo» e della sua follia fanno corpo unico con la sua poesia.
Ma potrebbe essere il momento di guardare dentro quelle idee. Non stupirà sapere che queste idee erano delle più( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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