
E' tanto conosciuta da tutti l'epoca
degli schiavi africani, quanto dimenticato o sconosciuto un'altro
commercio di schiavi e altrettanto triste: quello degli irlandesi cattolici e
papisti, come veniva definiti. Fu Oliver Cromwell, il "grande"
patriota britannico, a dare al business una dimensione industriale, in un'epoca
dove la deportazione di massa era consdierata un grande beneficio per la corona.
La storia ha sempre qualcosa da insegnare: come il fatto che lo schiavo bianco
era meno prezioso di quello africano, trattato peggio e considerato una perdita
molto meno importante se moriva di stenti. Venivano caricati in massa sulle
navi e, marchiati a fuoco come bestie, non rivedevano più la loro terra. Il razzismo bianco è stato il motore dell’emergenza democratica.
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Gli schiavi che nessuno ricorda |
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Nel luglio 1641 Cromwell, stroncata la rivolta irlandese, era a Dublino. Il suo scopo: diffondere la democrazia e la fede protestante, nonchè pagare i soldati e gli azionisti della società «Adventurers for Land in Ireland», che l’aveva finanziato (1).
La soluzione fu presto trovata: creare latofondi da vendere ai ricchi inglesi. Le nuova «plantations» furono facilmente ottenute recintando i pascoli comuni, che gli irlandesi usavano da secoli.
Restava il problema: cosa fare della molesta, affamata e insubordinata popolazione papista, che ostacolava la privatizzazione.
Nel 1652, Cromwell ordinò che tutti gli irlandesi fossero deportati nell’area ad occidente di Shannon; gli irlandesi resistettero, essendo l’area arida e inabitabile; furono puniti in altro modo.
«Coloro che mancano di trapiantarsi a Connaught o nel (la( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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