
Nel caso Englaro sono tutti
arbitrii. Nessuno degli atti è legittimo. E tutti dipendono dal fatto che la
costituzione scritta è stata deformata in modo permanente da
quella materiale, scolpita a colpi di atti di forza. Se fossimo civili il divieto Berlusconi non avrebbe nemmeno bisogno di essere reso esplicito. La violazione gravissima è della magistratura e del custode
della deformata costituzione.
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Diversi lettori vogliono assolutamente che dica qualcosa sul «caso Englaro»; alcuni si stupiscono e scandalizzano che non esprima una «opinione» su un tema così «cattolico».
Il fatto è che devo ripetere cose già dette. Il caso Englaro è l’esempio lampante del livello a cui abbiamo - tutti noi - lasciato marcire le istituzioni. Ci lasciamo governare da una «costituzione materiale» così deformata da successivi arbitrii di potere, martellati col maglio da figure «istituzionali», che anche solo per tentare di correggere gli arbitrii occorre commettere altri arbitrii.
Il primo arbitrio - mi ripeto - l’ha commesso ovviamente la magistratura. Essa ha «presunto» la volontà di morire di Eluana Englaro, sulla testimonianza di suo padre che ha riferito una presunta confidenza di sua figlia. Di cui non ci sono prove.
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