In Pakistan, una quantità di
servizi ha una folla di ragioni per mettere il naso nella strategia della
tensione autoctona, e aggravarla. Quando pullulano tanti gruppi guerriglieri,
ci si deve chiedere da chi sono infiltrati, per chi lavorano, inconsapevolmente
o no. India, Israele, Washington. Il Pakistan deve essere reso ingovernabile,
uno Stato fallimentare, deve essere «salvato». Alla luce dell’attacco militare
a Lahore alcune informazioni diventano illuminanti.
Come hanno notato tutti, i terroristi che il 3 marzo hanno aggredito il pulman della squadra di cricket cingalese a Lahore (Pakistan) somigliavano ai terroristi che a novembre hanno fatto strage a Mumbai (India).
Anche a Lahore, si sono visti all’opera una dozzina di baldi giovanotti di tipo militare: capelli corti, alcuni con abiti occidentali, tutti con lo zaino regolamentare in spalla; ben armati per la bisogna (kalashnikov, almeno due lanciagranate, almeno 30 bombe a mano), perfettamente calmi durante l’azione.
«Agivano come gente che avesse avuto un regolare addestramento al combattimento», ha detto il capo della polizia di Lahore, Habibur Rehman.
Dopo l’attacco, sono esfiltrati con fredda efficienza, dileguandosi nel nulla. Telecamere di sorveglianza hanno rivelato alcuni di loro mentre, con lo zaino sulla schiena e l’arma a spalla, entravano in una via traversa, montavano su motociclette( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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