
«Quando l’odio è giusto, non
solo è virtuoso, ma essenziale per il benessere degli ebrei». Ecco perchè,
forse, i rabbini dei coloni ebraici insegnano ai loro fanatici che è un dovere
derubare i palestinesi dei loro raccolti? Da decenni difatti il glorioso
Tsahal tratta come nemici gli olivi dei palestinesi, ma da due anni, l’eroica
guerra contro le piante, strappate a
colpi di bulldozer, ha conosciuto una nuova intensità. Case e piante: lo
sradicamento palestinese continua senza sosta.
|
|
|
|
Nella Cisgiordania, che gli ebrei riconoscono (in teoria) come palestinese, c’è un’aria nuova. Le forze d’occupazione e i coloni fanatici non si limitano a troncare gli antichi olivi degli arabi. Adesso li estirpano con grosse macchine da movimento terra, e poi li trapiantano dentro un insediamento o sui terreni di un kibbuz (1).
«Ho allevato questi olivi come bambini miei», dice piangendo Abdullah al-Hurub, un vecchio di Dir Samet, presso Hebron (Khalil). Hurub ha già perso centinaia di alberi di olivo, adesso al di là del Muro che il generoso Israele ha costruto sulla sua terra. Ora sta guardando quei membri armati del popolo eletto mentre gli portano via gli alberi rimasti, alcuni centenari, in pieno giorno.
Da decenni il glorioso Tsahal tratta come nemici gli olivi dei palestinesi (ce ne sono 10 milioni, secondo il ministero dell’Agricoltura, ed( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
|