
Al Summit londinese non è
stata fatta nemmeno menzione di cosa fare dei derivati. Non un accenno al fatto
che cinque sole banche detengono il 96% delle posizioni in derivati di
tutte le altre, e l’81% del rischio netto in caso di default. Non c’è
nulla, proprio nulla che li autorizzi a sperare. Nulla di ciò che è stato
deciso al G-20 è inteso a rendere meno grave la recessione e il disastro
sociale. Hanno vinto hanno vinto loro, gli speculatori colpevoli della rovina,
gli anglo-americani, i loro clienti e creditori. Abbiamo perso tutti noi.
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Le volpi a guardia del pollaio |
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Già il rialzo trionfale di Wall Street e delle altre Borse (Fiat +27%!), immediatamente dopo la chiusura del G-20, ci dice la natura del «successo» del vertice strombazzato dai media: hanno vinto loro, gli speculatori colpevoli della rovina. Restano ai loro posti, non devono render conto a nessuno; l’imposizione di regole per le loro agenzie di rating (che loro pagano) è rimandata a un vago futuro, così come la definizione dei requisiti patrimoniali a cui le banche e le banche-ombra devono sottostare. E sui loro «bonus» veglia Draghi, il loro fiduciario: la volpe a guardia del pollaio.
Dov’è dunque il successo del G-20? Si trasecola a leggere il titolone 24 Ore: «Al bando i paradisi fiscali – Svizzera nella lista grigia».
Dunque era la Svizzera, il problema? Sono i paradisi fiscali ad aver acceso mutui subprime ad insolventi per poi rifilarli, sotto forma di( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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