
Geniale, ancora una volta. Un
altro stupendo colpo di scena in diretta-TV, con cui il Cav si è confermato
padrone assoluto del palinsesto-Italia. Il 25 aprile era la «festa» della
divisione perpetua, della lacerazione nazionale ritualmente rinnovata. «Farla
tutti insieme», anche con le ministre che sono ex-veline nate dopo il 1970,
significa farla finire. In vacca o, se preferite, in varietà televisivo per
famiglie, tipo «Domenica In». Evviva il 26 aprile.
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Da oggi, celebriamo la grande festa del 26 aprile. La festa della liberazione: precisamente, la festa che ci ha liberato dal 25 aprile. La resistenza e la sua retorica ufficiale, con gran partecipazione di grasse autorità della casta, è stata abolita.
A seppellirla - bisogna dargliene atto - è stato Berlusconi. L’ha cancellata semplicemente partecipandovi. Vi ha partecipato non una, ma due volte, all’altare della patria e ad Onna, terremotata oggi, e teatro della «barbarie nazi-fascista» 70 anni fa.
Ha anche lui «reso omaggio» ai partigiani, persino ai capi comunisti di allora, perchè stavano «dalla parte giusta», mentre i repubblichini stavano «dalla parte sbagliata». Ha sostato a capo chino davanti alla corona rituale tenute da CC in alta uniforme, s’è fatto fotografare con il fazzoletto partigiano tricolore su doppiopetto Caraceni blù. E infine -( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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