
Un periodo di transizione
dovuto ai cambiamenti governativi porta un altro false-flag ad essere
smascherato con la scarcerazione dei generali accusati dal magistrato
tedesco-usraeliano Mehlis di aver ordito l'assassinio di Hariri nel 2005.
Mentre qualche voce dissidente si leva in Europa, la solita arroganza talmudica
prepara il terreno ad una campagna-simpatia per Lieberman ed ad una nuova
ondata di paranoia da «persecuzioni». L'UE intanto è sempre a coperchio ben
chiuso.
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Il 14 febbraio 2005, un sofisticato e potentissimo ordigno esplosivo fece strage nel seguito del presidente libanese Rafik Hariri, uccidendo lui e altre 21 persone. Immediatamente, i media internazionali accusarono del misfatto i servizi siriani. Per volontà del presidente Bush, all’Aja fu allestito in fretta un tribunale internazionale dell’ONU per questo delitto; quattro generali libanesi, in carica il giorno dell’attentato, furono arrestati come mandanti dell’eccidio per conto della Siria.
Quattro anni di galera. Il 29 aprile 2009, lo stesso tribunale dell’Aja ha sancito l’innocenza e ordinato la scarcerazione dei quattro generali. Tutte le accuse sono cadute (1).
E’ un altro false-flag che viene smascherato. In Libano, in meno di un anno, sono state smantellate ben tre reti di spionaggio e provocazione al soldo del Mossad, e spesso gestite dall’ambasciata( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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