
41 milioni di tonnellate di containers inoperose a Singapore. 15 milioni di famiglie americane in
rosso. Litigi ogni giorno più aspri ai vertici della BCE e si avvicina il
momento in cui la crisi valutaria americana scuoterà le fondamenta
dell’economia mondiale, mentre le Borse sono chiaramente strumenti impazziti,
che segnano bel tempo nel pieno del ciclone. Ma è solo «un fatto psicologico»,
per qualcuno.
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La crisi «è un fatto psicologico», ha detto il Salame. Probabilmente è a causa di un fenomeno di auto-suggestione che in questi giorni ben 735 porta-container - navi anche da 300 mila tonnellate - sono all’ancora nella rada di Singapore. Sono le navi che portavano merci e materie prime dalla Cina agli Usa, dall’Asia all’Europa e viceversa (viceversa molto meno), ed ora sono il simbolo tragico della restrizione dei volumi dei commerci globali.
Ancora l’estate scorsa, noleggiare uno di questi portacontainer poteva costare 300 mila dollari al giorno. A gennaio, ve li offrivano per 10 mila. Nelle ultime settimane il nolo è salito un poco - 25 mila dollari al giorno - perchè le acciaierie cinesi si affrettano ad accaparrarsi minerale di ferro in vista di un rincaro; presto il rialzo finirà. Un anno fa, un container da 40 piedi pieno di merci cinesi da far trasportare in Europa costava 1.400 dollari( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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