
«Vivere a proprio gusto è da
plebei; il nobile aspira a un ordine e a una legge». Una legge a cui si
sottomette la nobile malinconia di Buddha che sente la nostalgia di obbedire.
Del Figlio che si mantiene infinitamente sottomesso al Padre. Uno spunto anche
per riflettere sulla potenza della preghiera notturna, l’ultimo terzo della
notte, in cui capita di essere visitati da ispirazioni, o di pensare a Dio.
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Apologhi da letture occasionali |
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Si racconta nel «Samutta nikaya» che il Buddha, subito dopo aver raggiunto l’illuminazione, si disse: «E’ male vivere senza aver niente da venerare, senza aver da obbedire».
Cercò allora nel vasto universo qualche essere a cui sottomettersi. Non ne trovò alcuno, perchè colui che ha ottenuto l’illuminazione, il Risvegliato, è per definizione il «Liberato», il supremo padrone di sè, nè esiste nel buddhismo un dio che lo superi.
Allora il Buddha concluse: «Devo dunque onorare e venerare questa Legge (Dharma) in cui ho ottenuto l’illuminazione completa; vivrò sotto di( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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