
La lotta comincia davvero, in piazza, grazie ad un movimento autonomo,
nato da dinamiche interne. I giovani, le giovani iraniane vogliono vivere,
indomabilmente. Il modo consueto di controllo della politica non è più in grado
di attutire le tensioni e il reale conflitto politico che si è manifestato, e
si manifesterà sempre più. Il potere teocratico, la Casta dell’Iran, ha forse i
giorni contati.
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Iran: la gioventù si batte |
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Tempo fa, a proposito del regime iraniano, scrissi che il suo cambiamento non spettava alle bombe israeliane e americane, ma alla gioventù iraniana. Apparentemente, questo processo è cominciato. Quella che infuria nelle strade di Teheran non pare essere (a meno di smentite nei prossimi giorni) una «rivoluzione colorata» finanziata dalla CIA e da Georges Soros, ma un movimento autonomo, nato da dinamiche interne. Complicato, e reso pericolosamente drammatico, dal fatto che entrambi i candidati hanno un potente seguito nazionale alle spalle.
Juan Cole, un analista del Global American Institute, ritiene che la vittoria di Ahmadinejad sia opera di brogli, e ne dà le seguenti ragioni (1): l’Iran è un Paese multi-etnico dove le appartenenze locali hanno un forte peso, sicchè i pochi voti ottenuti dallo sfidante Mussawi, che è a zero, nel suo nativo Azerbaijian persiano, non( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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