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I soldati italiani in Russia (1941-1943) (parte IX) |
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Alberto Bertotto
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31 agosto 2009
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«Abbiamo visto esseri umani abbruttirsi per l’infinita stanchezza, un’umanità degradata nella quale pochi si sentivano ancora fratelli al vicino o sentivano ancora pietà per il debole o il morente. Lo spirito di cameratismo che aveva legato, un tempo, i combattenti tra loro, sembrava finito con l’abbandono delle armi. Abbiamo visto entrare in campi di raccolta migliaia di uomini di molteplici nazionalità e uscirne vive poche centinaia nel breve arco di tempo di 30 giorni e, in quei trenta giorni, il dolore toccare il vertice dell’inumano. I ricoveri, esposti ai rigori del clima, erano gremiti fino all’inverosimile di uomini doloranti: l’odore acre della cancrena ristagnava ovunque; la fame distruggeva i corpi, la dissenteria completava l’opera di disfacimento di esseri umani martoriati dalla fame, dalla sete e dai parassiti che( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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