
Ogni grande impero, dal romano
al britannico, dall’austro-ungarico all'americano, ha avuto origine da una sola
presunzione: incarnare il migliore sistema politico-istituzionale esistente.
Tra Cartagine e Roma la sfida fu totale: uno scontro di civiltà e idee
contrastanti, di caratteri differenti, di ordini opposti. L'impero-mercato
cartaginese, rappresentava la degradazione delle nostre attuali istituzioni.
Venti secoli fa, Roma pose fine a questa visione. E oggi?
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La recente lettura di una vecchia biografìa del leggendario Annibale suggerisce un singolare parallelo con il presente (1).
Caos da fine di un’epoca, caduta di muri e ideologie, tecnica ed economia disumane sono realtà con cui misurarsi all’inizio di un nuovo millennio. La loro comune matrice, discesa dal calo di tensione spirituale, risiede in gran parte nell’oblio della politica.
Intendiamoci: morta questa non scompaiono i suoi rappresentanti, ma a qualificarli rimane solo la forma. La sostanza, ormai, è banale ratifica di decisioni maturate altrove, nei circoli finanziari, apolidi per loro natura. Oggi la politica è schiava dell’economia, con tutto ciò che consegue in termini di freno alla civilizzazione, squilibri demografici, disordine morale e materiale.
Questo segna il successo di una visione della vita e del mondo che nei secoli( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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